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John Bowlby

Appunti di psicologia dinamica su: aver cura dei bambini, Origini della teoria, Psicoanalisi come arte e scienza, Psicoanalisi come scienza naturale, La violenza nella famiglia, Sapere di non sapere, Sviluppo della personalità, Attaccamento, Modelli operanti del sè, Processo terapeutico.

Esame di Psicologia dinamica docente Prof. F. Gazzillo

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7. Sviluppo della personalità

Come si è visto, la teoria dell’attaccamento considera la propensione a stringere relazioni emotive

intime come una componente di base della natura umana, che persiste in adolescenza e in età adulta.

Tuttavia, la teoria rifiuta il concetto di sviluppo che segue una sequenza di stadi (in ciascuno dei

quali può fissarsi o regredire), ipotizzando che lo sviluppo di un individuo possa seguire un certo

percorso pur essendoci una serie di possibili altri percorsi (alcuni compatibili con uno sviluppo

sano, altri meno). Alla nascita, quindi, il neonato ha davanti a sé una gamma di possibili percorsi, e

quello su cui procederà verrà determinato dall’ambiente che lo circonda, soprattutto dal modo in cui

i genitori lo tratteranno.

Fondamentale è quindi il ruolo dei genitori nel determinare come un bambino si svilupperà

La Ainsworth ha descritto 4 modelli di attaccamento, insieme alle condizioni familiari che li

suscitano:

Attaccamento sicuro : il bambino ha fiducia nella disponibilità, nella comprensione e nell’aiuto del

genitore, sentendosi quindi coraggioso nell’esplorare il mondo e capace di regolare i propri affetti.

Il bambino sperimenta una breve angoscia di separazione al momento dell’allontanamento del

caregiver, ma al suo ritorno è in grado di riprendere ad esplorare autonomamente l’ambiente. Tale

schema è promosso da un genitore sensibile e disponibile a rispondere ai bisogni del figlio

Attaccamento insicuro-evitante : il bambino si aspetta di essere rifiutato, cercando, quindi, di

diventare autosufficiente sul piano emotivo (narcisismo, falso sé). Nel corso dello sviluppo, quindi,

tenderà ad inibire la propria angoscia di separazione. Tale schema è il risultato di una madre che

respinge costantemente il figlio quando le si avvicina per cercare conforto o protezione

Attaccamento angoscioso-ansioso-ambivalente : il bambino non ha certezza che il genitore sia

disponibile a rispondere e a dare aiuto e, di conseguenza, è incline all’angoscia di separazione nei

suoi tentativi di esplorazione del mondo. In conseguenza del ritorno della madre, il bambino è

inconsolabile, continua a stare male e non si sente sicuro nel tornare ad esplorare l’ambiente. Tale

schema è promosso da un genitore non sempre disponibile, ma viene anche favorito dalle

separazioni e da minacce di abbandono usate come mezzo di controllo

Attaccamento disorganizzato : al momento del ritorno della madre, il bambino assume dei

comportamenti tipici di tutti e 3 i precedenti schemi comportamentali. In altre parole, non riesce ad

elaborare una strategia coerente per rispondere alla separazione e alla successiva riunione con la

madre. Questo attaccamento è favorito dalla presenza di lutti o traumi irrisolti nei genitori: se il

genitore non è riuscito ad elaborare adeguatamente i propri lutti o traumi passati, non riuscirà a

rispondere in modo sistematico e organizzato alle richieste del bambino. L’attaccamento

disorganizzato è considerato il più rischioso e può sfociare in patologie borderline

Modelli operanti del sè

La teoria ipotizza che il comportamento di attaccamento sia organizzato tramite un sistema di

controllo all’interno del sistema nervoso centrale, analogo ai sistemi di controllo fisiologici che

mantengono entro certi limiti le misure fisiologiche (pressione sanguigna, temperatura corporea).

Similmente all’omeostasi fisiologica, questo sistema di controllo mantiene la relazione di una

persona nei confronti della figura di attaccamento entro certi limiti di distanza e di accessibilità.

Una volta sviluppato, ogni schema di attaccamento persiste nel tempo, principalmente per 2 motivi:

- Il modo in cui i genitori trattano il figlio, in bene o in male, tende a continuare immutato

- Ogni schema tende ad autoperpetuarsi

Per spiegare la persistenza degli schemi di attaccamento e la loro tendenza a diventare sempre più

proprietà del bambino (interiorizzazione), la teoria si basa sui modelli operanti del sé e dei genitori.

Lo sviluppo del comportamento di attaccamento come sistema organizzato richiede che il bambino

abbia sviluppato la capacità cognitiva di ricordare la madre quando lei è assente.

Già nel secondo semestre di vita, quando l’infante sviluppa la capacità di rappresentazione, inizia

quindi a essere disponibile il suo modello operante della madre. Contemporaneamente, il bimbo

sviluppa un modello operante di sé in interazione con la madre, e la stessa cosa avverrà per il padre.

Una volta costruiti, tali modelli tendono a persistere fino a operare in modo automatico, a livello

inconscio, risultando difficili da modificare. I modelli operanti del sé e della figura di

attaccamento, mentalmente costruiti nell’infanzia, sono considerati aspetti centrali del

funzionamento della personalità durante tutto l’arco di vita.

Inoltre, la forma che questi modelli prenderanno dipende dall’esperienza di vita reale di un bambino

nelle interazioni quotidiane con i genitori. Il modello di sé di un bambino, infatti, è profondamente

influenzato da come lo vede e come lo tratta sua madre, ma anche dalle cose che gli dice.

La differenza tra un modello operante adattivo e disadattivo dipende in primo luogo dalle profonde

differenze della libertà di comunicazione tra madre e figlio. In diverse ricerche si evince che

l’elevato grado di libertà in questa comunicazione è correlato allo sviluppo di uno schema di

attaccamento sicuro.

Mentre le coppie sicure tendono ad impegnarsi in conversazioni fluenti, includendo sentimenti e

argomenti personali, nella coppia insicura la conversazione è limitata, gli argomenti impersonali e i

riferimenti ai sentimenti assenti. È caratteristico di un bambino con attaccamento sicuro il possedere

un modello accurato del sé e della madre, costantemente aggiornato mediante una conversazione

libera. Di contro, se una madre risponde con favore solo a certe comunicazioni emotive del figlio e

rimane cieca nei confronti di altre comunicazioni o le scoraggia (pianto), viene a formarsi uno

schema in cui il bambino fonda la sua identità sulla base delle risposte favorevoli e disconosce gli

altri aspetti di sé. Lo sviluppo di una personalità sana piuttosto che incline all’angoscia o al

narcisismo dipende quindi, in larga parte, dall’efficacia del processo comunicativo nella diade

madre-bambino.

8. Processo terapeutico

Il ruolo del terapeuta cha applica la teoria dell’attaccamento può essere classificato sotto 5

categorie:

- Fornire al paziente una “base sicura” per esplorare gli aspetti infelici e dolorosi della sua vita

Il ruolo del terapeuta è analogo a quello di una madre che fornisce al figlio una base sicura da cui

esplorare il mondo. Al terapeuta è richiesto quindi un ascolto empatico: per essere efficace, la

terapia richiede che il paziente non parli solo di ricordi, ma esprima anche sentimenti ed emozioni

- Assistere il paziente nelle sue esplorazioni incoraggiandolo a prendere in esame il modo con cui

intreccia relazioni con persone significative della sua vita attuale

- Incoraggiare il paziente a esaminare la relazione tra lui stesso e l’analista (relazione transferale)

- Aiutare il paziente a riflettere su quanto le sue attuali percezioni, aspettative e sentimenti siano un

prodotto degli eventi incontrati nell’infanzia o nell’adolescenza, specialmente con i genitori

- Rendere il paziente capace di riconoscere che le sue immagini di sé e degli altri possono essere

più o meno appropriate nel suo presente e futuro (modelli operativi)

Grazie a questi mezzi il terapeuta spera che il paziente smetta di essere schiavo di vecchi stereotipi

inconsci e diventi in grado di sentire, pensare ed agire in modo nuovo.

Per quanto riguarda la relazione transferale, valgono le seguenti considerazioni:

- Se prevalgono l’angoscia, la sfiducia e la collera, l’obiettivo della terapia è aiutare il paziente a

comprendere che gran parte del suo risentimento attuale nasce da maltrattamenti passati subiti

- Se prevalgono gratitudine, ammirazione e affetto, tale idealizzazione del terapeuta può essere

ricondotta a speranze e aspettative irrealistiche, oppure a un’infanzia in cui criticare i genitori era

proibito e la compiacenza veniva rafforzata tramite minacce di abbandono. Con questo tipo di

esperienza infantile, l’assunto inconscio del paziente è che il terapeuta si aspetti lo stesso grado di

obbedienza atteso dai genitori. In tali casi, obiettivo della terapia diviene quello di incoraggiare il

paziente a esaminare come e perché il genitore in discussione possa essersi comportato così

È quindi possibile che il paziente si formi un’errata costruzione dell’immagine del terapeuta.

Bowlby prende in esame alcune delle forme più comuni che questa può assumere:

- Se un paziente sperimenta un’acuta apprensione temendo che il proprio terapeuta lo rifiuti o lo

critichi può pensare abbia vissuto la stessa esperienza nell’infanzia, da parte dei suoi genitori

- Se il paziente insiste a rappresentare un quadro favorevole della propria infanzia, quando invece

tutti i dati disponibili segnalano il contrario, è possibile che un genitore possa aver insistito a dire

di essere un genitore ammirevole, facendo ricadere la colpa di ogni attrito sul figlio

Talvolta il paziente sembra persino inconsapevole di tali sentimenti, nonostante il suo atteggiamento

nei confronti del terapeuta sia sospettoso e diffidente. Questi pazienti, descritti come narcisisti o

aventi un falso sé, evitano la terapia e, qualora la intraprendano, tengono il terapeuta alla dovuta

distanza emotiva (alcuni parleranno incessantemente di cose superflue, altri non avranno niente di

cui parlare). La paura di questi pazienti è che il terapeuta li possa intrappolare in una relazione che

mira a servire solo gli interessi del terapeuta. L’origine di tale paura è data da un’infanzia in cui un

genitore ha cercato di fare del figlio la propria figura di attaccamento, invertendo la relazione (di

solito la madre).

Per quanto riguarda la validità dei racconti dei pazienti, Bowlby sostiene che i racconti dei pazienti

siano sufficientemente degni di fede perché un terapeuta possa accettarli come approssimazioni

ragionevoli della verità (pur senza fidarsi di generalizzazioni ed estremismi).

9. Altro

Bowlby interessato a relazioni reali, relazioni che si svolgono all'interno della famiglia

La base della patologia e della salute psichica viene gettata nei primi anni di vita, per crescere sani è

necessaria una figua di riferimento stabile che dia conforto e faccia sentire sicuri.

I bambini ospedalizzati non potevano stare con genitori ma venivano accuditi da personale in

rotazione quind non fisso (genitori interferiscono con attività reparto e cure)

Bambini disadattati con tendenze antisociali => necessità di figura di riferimento stabile

deprivazione di cure materne impatta su capacità relazionali dei soggetti.

Lo studio dei quarantaquattro ladri minorenni: scoprire se hanno avuto numero di separazioni

maggiori a grupp di controllo => si (ipotesi un po vaga) Mai separare bambini da famiglie

Report organizzazione mondiale della sanità "cura mentale e salute mentale"

- Conseguenza patogene delle separazioni e delle perdite precoci

- 700.000 bamb sfollati o orfani allontanati da Londra durante la seconda guerra mondiale:

esperimento naturale sulla separazione (asili di guerra di Anna Freud)

- Problemi dei bamb evacuati + comportamento bamb negli asili di guerra + reazioni bamb a

ricoveri in assenza di genitori + sindrome opitalismo di Spitz

Jamese Robertson (collaboratore di Anna Freud asili di guerra e di Bowlby) individua le tre fasi di

elaborazione del lutto che caratterizzano la reazione di bambini separati da figure di attaccamento in

ospedale (protesta – disperazione – distacco) "a 2 years old goes to the hospital"


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3 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e processi sociali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AliceDP97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gazzillo Francesco.

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