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Istologia - Appunti delle Lezioni

Appunti dettagliati di istologia delle lezioni del corso di citologia e istologia della professoressa Flaminia Gay, Unisa, Scienze biologiche.
argomenti:
-Tessuto Epiteliale
-Tessuto Connettivo
-Tessuto Muscolare
-Tessuto Nervoso
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Esame di Citologia e istologia docente Prof. F. Gay

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Tessuto connettivo.

Tutti i tessuti connettivi hanno origine dal mesoderma embrionale, quindi da uno stato più avanzato dello

sviluppo e perciò originano dal mesenchima.

Si dividono in:

1. Connettivi propriamente detti. Connettivo mucoso, fibrillare lasso, fibrillare denso, tessuto reticolare,

elastico e adiposo(il tessuto adiposo non è classificabile realmente come connettivo e da qualche

tempo a questa parte viene classificato come organo adiposo).

2. Connettivi di sostegno. Cartilagine e ossa.

3. Connettivi trofici. Sangue e linfa.

Tutti i connettivi sono caratterizzati da cellule che si dividono in due categorie:

● Cellule autoctone: hanno origine nel connettivo e svolgono la loro funzione di connettivo

● Cellule non autoctone: si formano nel sangue e in determinati stadi della cellula esse migrano dal

sangue bero i vasi sanguigni attraversando le cellule endoteliali. Raggiungono i tessuti, svolgono la

loro funzione e tornano nel sangue.

I tessuti sono immersi in una matrice extracellulare che si divide in:

❖ Componente fibrosa che ha la funzione di trazione, collagene ed elastina polimerizzano e formano

dei grossi polimeri proteici (fibre proteiche) che vanno a formare una rete che permette al tessuto

connettivo di essere resistente a trazione meccanica. Ha tre tipi di fibre proteiche:

➢ Fibre di collagene(lisina e prolina). Ci sono 14 tipi diversi di fibre di collagene identificate con i

numeri romani:

■ Collagene I: presente in maniera prevalente nella matrice del tessuto osseo e nella

matrice della cartilagine ialina

■ Collagene II: presente prevalentemente nella matrice degli altri tipi di cartilagine (

fibrosa ed elastica)

È una proteina filamentosa, la cui unità strutturale e funzionale è una molecola di

tropocollagene.

Il tropocollagene è costituito da tre catene ad alfa elica avvolte tra di loro, più molecole

di tropocollagene si avvolgono tra loro, si spiralizzano, disponendosi in modo sfalsato e

formano la microfibrilla. Più microfibrille si uniscono a fsci e formano la fibra di collagene. Più

fibre di collagene si uniscono in fasci e formano la proteina fibrosa.

Se sono presenti errori nella sintesi delle fibre di collagene e quindi si ha un’alterazione della matrice

connettivale (tessuto più diffuso) si possono creare una serie di patologie come:

★ Scorbuto, che causa insufficiente idrossilazione di lisina e prolina.

★ Carenza di vitamina C che va ad alterare alcuni aminoacidi all’interno della proteina

collagene a causa di fragilità capillare

★ Deficit di accrescimento infantile

➢ Fibre reticolari. Sono formate solo da Collagene III che va a formare una rete molto fitta

➢ Fibre elastiche: poco resistenti alla trazione ma molto elastiche, ne sono un esempio il tessuto

adiposo del padiglione auricolare, la matrice ha prevalenza di fibre elastiche rispetto al

collagene.

■ Elastina. L’unità fondamentale dell’elastina è la tropoelastina, più molecole di

tropoelastina si associano in maniera sfalsata e formano la componente fibrosa

(elastina)

❖ Una sostanza fondamentale amorfa che non ha una struttura ben definita ed è costituita da una serie

di componenti:

➢ GAG, glicosaminoglicani

➢ Proteoglicani

➢ Proteine fibrose

GAG+Proteine fibrose=proteoglicani

Ha una funzione di compressione perchè queste componenti sono immerse in un ambiente ricco di acqua

che garantisce resistenza alla compressione del tessuto.

Le proteine fibrose sono:

★ Collagene

★ Elastina

★ Laminina

★ Fibronectina (caratteristica del tessuto connettivo propriamente detto)

★ Condronectina (caratteristica della cartilagine)

★ Nidogeno

★ Osteonectina (caratteristica delle ossa)

Le altre componenti sono presenti in percentuali differenti in base al tipo di tessuto connettivo.

Acqua, sali minerali, proteoglicani, glicoproteine, lipoproteine, condroitin 4 e 6-solfato, cheratansolfato (GAG)

Questa sostanza fondamentale amorfa ha

● Una fase acquosa disperdente in cui sono immersi elettroliti

● Una fase acquosa dispersa dove sono immersi GAG, proteine, proteoglicani.

Tutto ciò garantisce la resistenza alla compressione del tessuto

Glicosaminoglicani.

Sono molecole polisaccaridiche molto complesse che possono essere esterificati o non con acido solforico.

Si dividono in:

➔ GAG solforati: Condroitinsolfato A, B, C; cheratansolfato; eparina; eparansolfato

➔ GAG non solforati: acido ialuronico e condroitinico

Principali GAG del tessuto connettivo:

1. Acido ialuronico: ubiquitario: vasi sanguigni, cordone ombelicale, umor vitreo

2. Condroitinsolfato A (condroitin-4-solfato): cartilagine, osso, cornea, derma.

3. Condroitinsolfato B (dermatansolfato): derma, sclera, tendini, aorta

4. Condroitinsolfato C: cartilagine, cordone ombelicale

5. Eparina: mastociti

6. Eparansolfato: aorta, polmone

7. Cheratansolfato: cartilagine e tessuto osseo

Proteoglicani.

Sono responsabili della natura basofila della matrice extracellulare, sono sintetizzati ed escreti da cellule

derivate dal mesenchima: fibroblasti, condro-osteoblasti.

Sono formate da grosse catene proteiche su cui si legano i GAG.

I più importanti sono:

● Aggrecani

● Decorina

● Perlecano

● Biglicano

● sindecano

Gli aggrecani sono costituiti da una catena proteica con più di 300 amminoacidi sui quali si vanno ad

ancorare più di 1000 molecole di acido ialuronico

Fibronectina: è la proteina più importante della matrice extracellulare dei tessuti connettiviali propriamente

detti, interagisce con le integrine a livello degli emidesmosomi nella membrana basale.

Il tessuto connettivo propriamente detto.

Il tessuto connettivo propriamente detto è formato da cellule proprie e cellule migrate.

Le cellule proprie sono:

● Fibroblasti. Sono le cellule più abbondanti, autoctone dei tessuti p. D. indipendentemente da quale

esso sia sono i fibroplasti.

○ Funzione: sintetizzare e immettere all’esterno tutte le componenti della matrice (GAG,

glicoproteine, componenti fibrose formate in maniera autonoma). Sintetizzano queste proteine

che poi riversano nella matrice per esocitosi.

Quando hanno terminato il loro ciclo vitale smettono di sintetizzare le componenti della matrice e si

trasformano in fibrociti

● Cellule adipose, endoteliali, mesoteliali

● Periciti

● Mastociti. Sono cellule molto grandi, con grande nucleo che si spinge verso un polo della cellula.

Sono ricchi di granuli citoplasmatici che al loro interno contengono una serie di sostanze

fondamentali:

○ Eparina: funzione anticoagulante

○ Istamina: vasodilatatore che aumenta la pressione intracapillare e tale produzione aumenta

durante un processo infiammatorio

○ Fattore chemiotattico: per i granulociti eosinofili

Le cellule migrate sono:

● Macrofagi. Nell’adulto sono prodotte dal midollo osseo mediante processo di emopoiesi. Quando

nascono si chiamano monociti.

○ Monociti. Vivono nel sangue per 3-4 giorni, poi abbandonano il circolo ematico, attraversano i

vasi endoteliali vanno nei connettivi e si trasformano in macrofagi.

Vivono nel tessuto connettivo solido dai 3-4 mesi

○ Esempi di macrofagi:

■ Cellule di langerhans. Macrofagi dell’epidermide.

■ Cellule di kupfler. Macrofagi del fegato

■ Cellule microglia. Macrofagi del sistema nervoso centrale

■ Osteoblasti. Macrofagi del tessuto osseo

■ Condroblasti. Macrofagi del tessuto cartilagineo

○ Funzione:

■ Elevata attività fagocitaria di materiale estraneo presente nel connettivo

■ Partecipazione ai fenomeni immunitari, influenzano la risposta immunitaria, sono le

cellule fisse del tessuto connettivo solido e quindi richiamano aiuto dalle cellule

sanguigne

■ Resistenza alle infezione di batteri, virus e protozoi

■ Resistenza ai tumori

■ Distruzione di eritrociti invecchiati

■ Partecipazione al metabolismo del ferro e dei grassi

■ Secrezione di enzimi litici per attivare alcuni tipi di cellule o degradare altre componenti

■ Produzione di Citochine, per richiamare in aiuto le cellule del sangue.

● Plasmacellule. Secernono immunoglobine e anticorpi, Derivano dai Linfociti B attivi. I linfociti sono

cellule principali del sistema immunitario, i linfociti B in particolare producono gli anticorpi. I linfociti B

vanno in mitosi e producono:

○ Plasmacellule. Ha un RER molto esteso e sviluppato

■ Funzione: produrre anticorpi, gammaglobuline, glicoproteine che vanno a distruggere

l’antigene

○ Linfocita B memoria. Hanno in memoria la malattia in modo da poterla contrastare attivando le

IgG, anticorpi specifici.

■ IgM, sono i primi anticorpi che si producono durante la malattia e sono presenti

durante la malattia

■ IgG sono gli anticorpi che rimangono in circolo

Il loro numero aumenta in seguito ad un’infiammazione e alla penetrazione di batteri.

● Granulociti

● Linfociti

● Cellule linfoidi, granulociti neutrofili ed

eosinofili

-Connettivo fibrillare.

Il tessuto fibrillare può essere di due tipi:

1. Lasso. E’ il più diffuso dell’organismo, è flessibile ed elastico, si trova nello spazio interstiziale nella

componente amorfa ed è molto resistente alla trazione.

a. Funzione: sostegno, protezione, riparazione.

2. Denso o compatto. E’ più ricco di cellule rispetto al primo, è ricco di Fibrociti. La sostanza

fondamentale è ridotta, al suo interno è presente un elevato numero di fasci di fibre di collagene con

orientamento caratteristico, questa componente fibrillare conferisce una notevole resistenza

meccanica.

-Connettivo Elastico.

Le fibre hanno una forma spiralata

-Tessuto adiposo.

Funzione:

- Trofica

- Coibente o di riempimento, va a mettersi negli spazi vuoti tra i diversi organi

- Meccanica

Si divide in:

1. Tessuto adiposo di copertura (50%)

2. Tessuto adiposo interno(45%)

3. Grasso di infiltrazione del tessuto muscolare (5%)

Il tessuto adiposo di deposito induce il sovrappeso

Il tessuto adiposo di sostegno

Il tessuto adiposo unioculare bianco

Il tessuto adiposo multioculare bruno

Non sempre un’immagine mostra il tessuto bianco o bruno in quanto quest’ultimo può anche essere bianco

poiché nel passaggio della fissazione chimica in alcol il grasso si scioglie e l’immagine poi mostra assenza di

grasso.

Il colore che si vede dipende dal tipo di fissazione:

- bianco=chimica

- Giallo-beige=fisica

Nel tessuto unioculare bianco: il nucleo è schiacciato ad un polo, i trigliceridi sono ammassati nella cellula

tanto da formarne uno più grande.

Nel tessuto multioculare bruno: è più facile distinguere gli organelli e il nucleo in quanto i trigliceridi sono più

sparpagliati.

Tessuto connettivo trofico

Sangue.

E’ un connettivo specializzato con funzione trofica.

È un tessuto liquido, la matrice extracellulare corrisponde al plasma, la componente cellulare corrisponde

agli elementi figurati o elementi corpuscolare (eritrociti, leucociti etc) perchè gli elementi figurati non sono

tutte cellule.

➔ Funzione:

◆ Trasporto nutrienti

◆ Trasporto ossigeno e co2 nella respirazione polmonare

◆ Trasporto di ormoni nella segnalazione endocrina

◆ Trasporto di fattori di crescita fattori proteici

◆ Regola il ph corporeo e cellulare

◆ Regola la pressione osmotica contenuta in elettroliti

◆ Regola la pressione colloido-osmotica o oncotica (pressione arteriosa)

Generalmente il pH del sangue è 7.3

Centrifugando il sangue in una provetta si possono separare le due porzioni principali del sangue ottenendo

l’ematocrito, ovvero la percentuale di elementi figurati presenti in totale nel sangue, e il plasma.

❖ Ematocrito: negli uomini è il 45%, nelle donne è il 40-42%. Si divide in due parti:

➢ Eritrociti: parte con maggiore densità e una piccola parte di piastrine

➢ Leucociti: contiene leucociti e la rimanente parte di piastrine che non precipita.

❖ Plasma. La composizione chimica è:

➢ Acqua: 90%

➢ Proteine (albumina, globulina alfa beta gamma, fibrinogeno): 7%

➢ Residui glicoproteici, urea, glucosio, grassi e micronutrienti: 3%

Dalla centrifugazione possiamo ottenere il plasma o il siero.

Il siero è il plasma privato di fibrinogeno.

Se viene aggiunto un anticoagulante, come Eparina, citrato di sodio o EDTA, sul fondo della provetta questo

impedisce al fibrinogeno di precipitare e perciò si ottiene il plasma.

Gli elementi figurati del sangue si formano tramite un processo chiamato Emopoiesi. A livello embrionale

avviene nel midollo osseo, timo, milza, fegato, sacco vitellino, mentre nella fase post natale avviene solo nel

midollo osseo.

In base alla cellula che andrà a formare il processo emopoietico darà origine a diverse linee:

● Linea eritroide o emopoiesi di eritrociti

● Linea mieloide o emopoiesi di granulociti e monociti

● Linea linfoide o emopoiesi di linfociti

● Linea piastrinica o tromboidi, o emopoiesi di piastrine

Globuli rossi. 3

Chiamati anche eritrociti o emazie, sono presenti in un individuo adulto maschio in 4.5-5 mln/mm di sangue

3

e in un individuo adulto donna 4-4.5mln/mm di sangue

Il diametro medio è di 6.5-7.5 μm, che varia in caso di patologie.

Hanno una forma biconcava discoidale con periferia stretta e centro sottile con concavità.

Nei mammiferi sono anucleati e privi di organelli.

Hanno una vita media di 120 giorni, nascono nel midollo osseo e muoiono nella milza dove vengono

mangiati dai macrofagi.

Funzione:

★ Trasporto O e CO , quindi lo scambio di O e CO a livello degli alveoli polmonari, trasportano queste

2 2 2 2

due molecole tramite l’emoglobina, in una donna sana il valore dell’emoglobina è tra 12 e 16

○ Emoglobina o Hb: proteina tetramerica, costituito da quattro catene polipeptidiche a due e due

uguali, dette alfa e beta globine, ogni catena globinica presenta un gruppo funzionale

chiamato gruppo eme o gruppo prostetico.

■ Il gruppo eme è formato da 4 anelli uniti tra di loro mediante 4 atomi di azoto uniti al

2+ 3+

centro da un atomo di ferro Fe e quando lega l’O o la CO diventa stato ferrico Fe .

2 2

Esiste un gruppo eme per ogni catena globinica, essendo l’emoglobina formata da

quattro catene due alfa e due beta, esistono 4 gruppi eme per ogni molecola di

emoglobina

Ogni individuo ha due tipi di emoglobina HbA e HbA , la prima presente al 90-95%, la

2

seconda al 5% e sono le emoglobine adulte.

A livello fetale invece abbiamo l’emoglobina HbF che viene convertita in HbA , al momento

2

della nascita il 95% delle HbA viene convertita in HbA

2

Una patologia riguardante i globuli rossi è l’Anemia falciforme. I globuli rossi hanno una forma di falce,

dimensioni inferiori. Questa malattia è dovuta alla mutazione di un singolo aminoacido: al posto dell’acido

glutamminico o glutammato verrà sostituito dalla valina nelle catene beta.

I globuli rossi circolano all’interno dei vasi sanguigni che sono elastici deformabili ( arterie, vene, arteriole,

venule, capillari) cambia il diametro del vaso ma quello dei globuli rossi è lo stesso.

Hanno una membrana plasmatica estremamente elastica quindi cambiano forma a seconda del tipo di vaso

che attraversano

Ciò è dovuto a delle proteine di membrana che interagiscono con le proteine del citoscheletro permettendogli

di cambiare forma senza rompersi.

Le proteine sono:

1. Proteine transmembrana: glicoforina A, proteina banda 3. Le proteine transmembrana si legano con

le proteine citosoliche e tramite esse interagiscono con le proteine citoscheletriche.

2. Proteine citosoliche: anchirina. Fanno da ponte tra le proteine transmembrana e le proteine

citoscheletriche. L’anchirina si lega alla proteina della banda 3 che a sua volta si lega all’alfa e beta

spectrina. Si lega all’actina che è legata alla proteina banda 4.1

3. Proteine citoscheletriche

Ancoraggio di membrana-citosol-citoscheletro

Glicoforina A-banda 3- tramite l’anchirina e alfa-beta spectrina si legano all’actina che è legata alla banda 4.1

Tutto questo processo permette alla cellula di cambiare forma

L’ultimo step della formazione dei globuli rossi, prima che questi vengano immessi nel sangue, si chiama

Reticolocita che al suo interno ha ancora un residuo di RER, avere un numero basso di Reticolociti è dovuto

ad un errore emopoietico, avere un numero alto è dovuto ad una patologia.

Altri tipi di globuli rossi anomali sono quelli che sono immersi nel circolo ematico e che contengono nel loro

citoplasma residui di acidi nucleici. Ne sono un esempio i corpi di howell-jolly dove i residui di cromatina

appaiono come delle macchie di inchiostro, gli anelli di cabot in cui i residui di cromatina hanno una forma

circolare che delimita la membrana plasmatica del globulo rosso.

Globuli bianchi. 3 3

I globuli bianchi o leucociti sono presenti nei maschi 5-7 mila/mm e nelle femmine circa 2.5/5 mila/mm .

Si possono classificare in base alla morfologia in

● Elementi granulari o polimorfonucleati o plurilobati

○ Granulociti neutrofili 50-70%. Hanno un unico nucleo diviso in più lobi (3-5) uniti tra loro

mediante sottili filamenti di cromatina. I granuli presenti al loro interno sono:

■ Granuli primari azzurrofili: lisosomi (seconde cellule a funzione fagocitaria)

■ Granuli secondari specifici: lisozima e lattoferrina

■ Granuli terziari: contengono sostanze in grado di degradare la lamina basale

dell’endotelio dei vasi creando un varco senza danneggiarli passando così dal vaso al

connettivo

L'emivita dei granulociti neutrofili è di 15 giorni. In tutte le cellule del corpo si può vedere se è

presente il corpo di barr ma è più facile osservarlo in un granulocita neutrofilo perché la

morfologia e determinate colorazioni lo evidenziano maggiormente

Il corpo di barr appare come cromatina ma non è collegato al resto del nucleo.

Funzione: combattere le infezioni mediante fagocitosi.

○ Granulociti eosinofili 2-4%. Generalmente hanno un nucleo bilobato, sono acidofili perciò si

colorano con coloranti basici. Il citoplasma è rosso-arancio e il nucleo è violaceo. L’azione

fagocitaria è presente ma è minore rispetto ai neutrofili, se la percentuale di eosinofili è

maggiore rispetto alla formula leucocitaria vuol dire che c’è una reazione allergica in corso.

○ Granulociti basofili 0.5-1%. Hanno un nucleo plurilobato, sono presenti così tanti granuli che

mascherano la visione del nucleo sottostante. Producono:

■ Eparina

■ Istamina

■ PAF, fattore attivante delle piastrine

Quando c’è un danno il primo che si attiva per far avvenire la coagulazione sarà il basofilo che

richiama le piastrine in aiuto. Hanno uno scarso potere fagocitario, se il loro valore è superiore

alla percentuale della formula leucocitaria c’è in atto uno shock anafilattico.

Vengono chiamati granulociti perchè hanno un citoplasma ricco di granuli citoplasmatici

● Elementi a granulati o mononucleati

○ Monociti 3-8%. Sono grandi cellule, la loro emivita è di 3-4 giorni, passano nei connettivi solidi

e si trasformano in macrofagi (3-4 mesi). Hanno una forma particolare: reniforme o a ferro di

cavallo. Non è plurilobato, ma è presente un unico grosso nucleo immerso in globuli rossi.

○ Linfociti 20-40%. Si possono classificare morfologicamente:

■ Piccoli linfociti: hanno un grande nucleo, citoplasma quasi inesistente

■ Linfociti medi: aumenta il citoplasma e si riduce il nucleo

■ Linfociti grandi: aumenta ulteriormente il citoplasma e si riduce il nucleo

Si possono inoltre classificare funzionalmente:

■ Linfociti B. Si formano nel midollo osseo dove maturano e vengono immessi nel circolo

ematico. Arriva l’antigene, il linfocita B va in mitosi e forma B memoria e plasmacellula.

Il linfocita B appartiene al sistema di difesa immunitario di tipo cellula umorale.

■ Linfocita T. si forma e matura nel midollo osseo, vengono immessi nel circolo

sanguigno sotto forma immatura, disattivata, non funzionante al 100% e mediante il

circolo linfatico raggiungono gli organi linfoidi secondari (milza e linfonodi), i linfonodi

rappresentano dei depositi dove i linfociti T restano in attesa che arrivi un’infezione.

Quando è attivato un solo linfonodo, perciò si ha un linfonodo reattivo si ha

un’infiammazione, quando sono reattivi più linfonodi c’è il rischio di metastasi. Il

linfocita T appartiene al sistema di difesa immunitario di tipo cellula mediata.

Si possono classificare in base all’origine emopoietica:

● Linea Mieloide:

○ Neutrofili

○ Eosinofili

○ Basofili

○ Monociti

● Linea linfoide:

○ linfociti

Piastrine. 3

200-300 mila/mm . Non sono cellule, sono elementi figuranti, sono frammenti cellulari integri e sani, nel

midollo osseo si formano delle grandi cellule chiamate megacariociti che prima di essere immessi nel circolo

ematico vengono frammentati in tante piastrine, ognuna con una membrana plasmatica e un citoplasma

ricco di granuli.

Funzione: ● Emostasi del sangue

Durante un’emorragia interna ad ogni sistole e diastole le piastrine si rompono e chiedono aiuto al

fibrinogeno e si attiva il processo di emostasi del sangue

Esistono due vie dell’emostasi del sangue:

1. Via intrinseca III-VII

2. Via estrinseca I-II-IV-V-VI-VII-VIII-IX

L’attuazione dell’emostasi avviene attraverso una serie di fattori dell’emostasi (proteine) che si chiamano con

i numeri romani. Le piastrine mandano un segnale di aiuto per chiamare il fibrinogeno attivando, mediante un

evento a catena, tutti i fattori dell’emostasi utilizzando le due vie simultaneamente.

Le due vie arrivano ad un punto comune, il fattore X e si riuniscono. Insieme arrivano al fattore XI e al fattore

XII , quest’ultimo in presenza di calcio va ad attivare la protrombina trasformandola in trombina.

La trombina raggiunge il fibrinogeno, lo attiva e attivandosi il fibrinogeno si trasforma in fibrina che va a

creare una rete sotto il tappo di piastrina che così resiste alla pressione arteriosa. Il primo tampone è

chiamato coagulo bianco e il secondo tampone è chiamato coagulo rosso.

Tessuto connettivo di sostegno

La cartilagine.

È presente uno scheletro cartilagineo in tutti i vertebrati a livello embrionale e fetale, quasi tutti eccetto una

classe di pesci, passa poi ad uno scheletro osseo.

Dalla vita post natale in poi un individuo ha un sistema scheletrico tranne in determinate regioni del corpo

che rimangono cartilaginee dando la possibilità di movimento.

In individui adulti la cartilagine permane sotto forma di 3 tipi, che si differenziano tra loro per la

concentrazione di gruppi isogeni e dal quantitativo di matrice:

● Ialina. Sono assenti i vasi

sanguigni, ma è circondato da un tessuto connettivo p.d., la guaina di connettivo indifferenziato che

avvolge la cartilagine si chiama pericondrio. Il pericondrio ha due funzioni:

○ Funzione trofica

○ Funzione di accrescimento. Esistono due tipi di accrescimento:

■ Accrescimento per apposizione. Si appone sopra un altro strato e la cartilagine cresce

in spessore, nuovi gruppi di cellule mesenchimali si staccano dal pericondrio, si

differenziano in condroblasti e si vanno ad apporre sullo strato sottostante, si

trasformano in condrociti e vanno a creare uno strato su strato

■ Accrescimento interstiziale. Legato ai condrociti aumentano di numero per mitosi

all’interno delle stesse lacune. I condrociti mantengono la capacità di andare incontro a

mitosi. un gruppo esogeno di condrociti va in mitosi e si formano due gruppi.

Sono distinguibili diversi tipi di cartilagine ialina:

○ Cartilagine metafisaria, accrescimento in lunghezza delle ossa. Si trova tra epifisi e diafisi, è

un sottile disco con capacità proliferativa a livello del quale si ha l’allungamento delle ossa

durante l’accrescimento.

○ Cartilagini articolari, presente tra due segmenti ossei e permette il movimento ed è priva di

pericondrio.

○ Cartilagini intercostali, presente nella gabbia toracica, le coste attraverso di essa permettono

la comunicazione tra lo sterno e le vertebre

○ Cartilagine nasale, nel setto nasale c’è una porzione ossea e una porzione cartilaginea

○ Anelli tracheali

○ Cartilagine bronchiale

○ Cartilagine laringea, tutti gli anelli laringei sono di tipo ialina, eccetto l’epiglottide.

A fresco ha un colore traslucido bianco azzurrognolo.

La componente cellulare è formata da :

★ Cellule mesenchimali che poi ritirano i loro prolungamenti diventando rotondeggianti e

diventano

★ Condroblasti, questi hanno funzione secernente e producono componenti della matrice

cartilaginea come:

- GAG

- Proteoglicani

- Fibre di collagene II

Più condroblasti all’interno delle lacune cartilaginee sono chiamati gruppi isogeni.

Una volta che i condroblasti si allontanano tra di loro si trasformano in

★ Condrociti, non hanno più capacità secernente e sono imprigionati nella matrice all’interno di

lacune scavate ed incapsulate nella matrice stessa. Queste lacune determinano i posti fissi di

condrociti e condroblasti e vengono anche chiamate lacune cartilaginee.

★ Condroclasti che sono i macrofagi della cartilagine, mangiano ciò che è dannoso presente nel

tessuto

Muovendosi dall’esterno all’interno abbiamo:

Pericondrio-singole cellule cartilaginee-piccoli gruppi-gruppi isogeni all’interno di lacune cartilaginee.

La matrice extracellulare è formata da:

★ Sostanza fondamentale amorfa

○ Fibre di collagene di tipo II

○ Collagene IX X XI

○ Proteine come Condronectina che regola l’adesione tra la matrice stessa e i condrociti

i quali presentano specifici recettori, della famiglia delle integrine, per questa proteina.

● Fibrosa.

○ Anello fibroso dei dischi intervertebrali

○ Sinfesi pubica

● Elastica.

I gruppi esogeni sono minori numericamente della ialina e sono disposti in serie.

○ Padiglione auricolare

○ Epiglottide nella laringe

Tessuto osseo.

È costituito da segmenti ossei (ossa scheletro)

Si può classificare in base alla forma lunghezza:

● Ossa lunghe: arti, sono istologicamente attraversate per tutta la loro lunghezza da un canale

midollare (midollo in cui avviene l’emopoiesi) è formata da:

○ Diafisi: lunghezza dove si trova il canale del midollo osseo

○ Epifisi: le due estremità

● Ossa brevi/corte: tutte le altre

● Ossa piatte: scatola cranica, bacino

Funzioni: 2+ 2+

➔ Regola l’omeostasi del Ca : capacità di assumere e assorbire il Ca

➔ Rimodellamento osseo: processi che modificano in maniera costante e continua la struttura

microscopica delle ossa

➔ Rimaneggiamento: riduzione del tessuto osseo a causa di invecchiamento o di danni

Classificazione tessuto osseo

● Tessuto osseo acellulare. Tipico scheletro dei pesci, formato dalla dentina, un tipo di connettivo

calcificato privo di cellulare

● Tessuto osseo cellulare. Che si divide in due:

○ Lamellare. Se taglio trasversalmente questo tessuto le lamelle risultano concentriche rispetto

al canale di Havers, se lo taglio longitudinalmente invece le lamelle risultano parallele.

Insieme di cellule e sostanza intercellulare, cioè porzione di tessuto osseo, con forma di

tavoletta, che racchiude, scavate al suo interno, le lacune ossee contenenti a loro volta

osteociti e fibre collagene disposte parallelamente tra loro. Ogni lamella è costituita da una

matrice mineralizzata al cui interno sono presenti osteoblasti e osteociti a diretto contatto tra

loro mediante giunzioni serrate . Sono quindi disposte in modo parallelo le une sulle altre nelle

ossa piatte e in cerchi concentrici nelle ossa lunghe. Questo tessuto può essere:

■ Compatto. Ne è un esempio la diafisi, le lamelle sono disposte parallelamente e

compresse una sulle altre e al centro è presente il midollo osseo. Qui è presente l’unità

strutturale del tessuto osseo lamellare compatto:

● L’osteone. Si trova nella porzione centrale del tessuto

osseo, nella porzione tra il periostio e l’endostio. Vicino

a questi due tessuti non è presente il canale di havers.

È formato dalle lamelle concentriche e dal canale di

havers. Il canale di havers taglia l’osso

longitudinalmente rispetto all’asse principale dell’osso

lungo. Sono presenti anche canali trasversali, detti

canali di volkmann, che sono trasversali rispetto

all’asse principale dell’osso lungo. I due canali non

sono vasi sanguigni ma vasi che

trasportano sangue e nutrienti e fibre nervose. Tutti i

canali di volkmann si immettono nei canali di havers e

questi ultimi attraversano centralmente l’osteone.

L’osteone è formato da più lamelle e ogni lamella è

formata da matrice e cellule ossee, collegate tra loro

mediante gap. Ogni osteocita e osteoblasto è collegato

tramite gap ad un osteocita o osteoblasto della lamella

adiacente. ■ Spugnoso. L’epifisi, che ha un

sottile strato di osso compatto esternamente e la

composizione all’interno è di tipo alveolare. È formato

da lamelle trabecolari ovvero nei buchi tra una lamella e

l’altra ci sono tante piccole cavità che sono occupate dal midollo osseo. Nelle ossa

piatte invece è presente al centro il tessuto spugnoso di tipo Diploe e all’estremità è

presente tessuto compatto. Nelle ossa corte lo strato compatto esterno è molto sottile

e sottile è anche lo strato di osso spugnoso interno, la quantità di midollo osseo è

minima.

○ Alamellare. È formato da:

■ Fasci paralleli. Scheletro transitorio nella prima parte della vita dei mammiferi

■ Fasci intrecciati. Osso corto primario dei mammiferi e suture e inserzione di tendini e

legamenti dei mammiferi adulti.

Il tessuto osseo è un tessuto duro, si può studiare la componente cellullare o la componente della matrice,

mineralizzata o entrambe. Questo avviene mediante diversi processi:

❖ Demineralizzazione o decalcificazione. L’osso viene immerso in acidi che rimuovono la porzione di

minerale duro e permette di studiare la componente cellulare

❖ Macerizzazione. Distruzione della componente cellulare mediante immersione in salamoia (elevata

concentrazione di acqua e sali). Si studia così la componente minerale o matrice

❖ Erosione e usura. Seghetto o carta vetrata per assottigliare il più possibile l’osso. Per studiare l’osso

nella sua interezza.

Il tessuto osseo è avvolto da due guaine connettive propriamente dette.

➢ All’interno: Endostio. Tra canale midollare e lasso

➢ All’esterno: periostio. Costituito da uno strato esterno fibroso e da uno interno cellulare.

La guaina del periostio e la guaina dell’endostio rilasciano delle cellule che vanno in mitosi che producono

nuovi osteoblasti e nuovi osteociti, queste cellule originano da una porzione cellulare chiamata:

- Fibre di sharpey che hanno la funzione di controllare le lamelle periferiche.

Tessuto osseo cellulare. È formato da:

❏ una componente organica, principalmente fibre di collagene I

❏ una componente amorfa, glicoproteine: osteonectina, osteopentina; proteoglicani: biglicano, decorina

❏ Una componente minerale (70%) formata da fosfato di calcio, carbonato di calcio che si assemblano

formando cristalli di idrossiapatite. Essi rendono l’osso duro. Se le ossa sono esposte all’aria i cristalli

vengono danneggiati e si disgregano nelle singole componente, si perde il dna mitocondriale.

Gli ormoni che sono direttamente collegati alle ossa sono:

➔ Calcitonina e paratormone. Prodotti dalle cellule della tiroide, le cellule C o parafollicolari della

paratiroide. Sono ormoni antagonisti: uno regola l’assunzione di calcio e fosforo sotto forma di

carbonato di calcio e solfato di calcio permettendo il rimodellamento del tessuto osseo, mentre il

paratormone inibisce il rimodellamento. Questi due ormoni vengono attivati soprattutto quando, in

caso di rottura o infezione, bisogna rigenerare la matrice mineralizzata.

Le cellule all’interno del tessuto osseo sono:

● Mesenchimali pluripotenti

● Preosteoblasti. Cellule progenitrici, derivano dalle cellule mesenchimali e sono localizzate nel

periostio (strato osteogenico di ollier) e nell’endostio.

● Osteoblasti. Sintetizzano e depositano la matrice organica del tessuto osseo e provvedono alla sua

mineralizzazione(producono la matrice). Sono cellule tondeggianti con dei prolungamenti imprigionati

nelle lacune ossee.

● Osteociti. Derivano dagli osteoblasti, imprigionati nelle lacune ossee presentano prolungamenti che

prendono contatto con quelli di osteociti adiacenti muovendosi all’interno di canalicoli. Tra

prolungamenti di osteociti adiacenti sono presenti gap junctions o serrate.

● Osteoclasti (linea macrofago/monocita). Derivano da una particolare linea di monociti(preosteoclasti)

derivanti dal midollo osseo. Degradano la matrice ossea, determinano la formazione di cavità di

erosione dette lacune di howship, sono i macrofagi del tessuto osseo. I macrofagi sono cellule con

espansioni citoplasmatiche. Sotto forma di monociti arrivano dal sangue nel tessuto connettivo solido

si trasformano in macrofagi e restano sul tessuto connettivo solido dai 3 ai 4 mesi. Possono essere

inattivi o essere attivati per combattere insieme al sistema immunitario contro un antigene esterno.

Quando sono a riposo si ancorano al substrato mediante i loro prolungamenti citoplasmatici, chiamati

podosomi. Quando è presente un’infiammazione essi si spostano camminando sul connettivo. Si

disancorano dalla matrice e iniziano a camminare. I podosomi rilasciano una serie di sostanze

erosive e attraverso gli enzimi lisosomiali inglobano la matrice danneggiata. Il punto in cui c’era il

tessuto danneggiato si chiama lacuna di howship ed è una zona di impronta. Solo dopo che

‘osteoclasto ha mangiato la parte danneggiata si vanno ad attivare gli ormoni per ricostruire la matrice

mineralizzata. Gli osteoclasti derivano da una particolare linea di monociti, i quali si fondono tra loro a

formare una grossa cellula polinucleata.

Nel tessuto osseo, a differenza del cartilagineo, non esistono gruppi di osteoblasti, ogni osteoblasto o

osteocita è inglobato in una lacuna ossea. Le lacune sono collegate tra loro tramite canali che si scavano

nella matrice che permettono la comunicazione, sono i Canaletti ossei. Questi canaletti, questi gap, giunzioni

serrate, servono per lo scambio di nutrienti.

Ossificazione

Può essere:

● Diretta o intramembrane: es. Osso dermico

● Indiretta o per sostituzione: è di due tipi che avvengono simultaneamente. È tipica delle ossa lunghe

e avviene con tre modalità diverse:

○ Allungamento

○ Endocondrale. L’apposizione avviene dal centro verso l’esterno

○ Pericondrale. L’apposizione avviene dall’esterno verso l’interno

Il processo di ossificazione inizia al centro della diafisi, il tessuto osseo sostituisce quello cartilagineo

e si porta verso le epifisi, man mano che l’ossificazione parte dal centro verso l’esterno l’osso si

allunga. A fine accrescimento la cartilagine metafisaria è terminata in un individuo adulto la cartilagine

metafisaria si trova al confine tra la diafisi ossificata e l’epifisi. L’osso si accresce in lunghezza e

spessore, per un accrescimento per apposizione. Gli osteociti sono incapaci di mitosi perciò non può

avvenire un accrescimento interstiziale

● Mantellare: tipica della mandibola

Lo sviluppo sessuale è legato alla crescita delle ossa e dei muscoli, finché la gestazione non è terminata lo

scheletro è di 90% cartilagineo.

Tessuto muscolare.

La miglior resa contrattile in ogni organismo è data dalle cellule del tessuto muscolare. Al contrario di quanto

accade nelle altre cellule (ma anche in organismi unicellulari come le amebe), nelle cellule muscolari i sistemi

actomiosinici non vengono ricostruiti di volta in volta quando servono, ma restano costanti e organizzati

rendendo ottimale il loro sinergismo. Inizialmente, furono identificati solamente un tessuto muscolare liscio e

un tessuto muscolare striato, così detto per via della bandatura che lo contraddistingue. Solo in seguito è

stato possibile distinguere un tessuto muscolare striato scheletrico e un tessuto muscolare striato cardiaco,

la cui differenza è dovuta alle loro cellule, che formano sincizi veri nel primo caso e sincizi funzionali nel

secondo. Tutti questi tessuti sono strettamente collegati al tessuto nervoso, tramite giunzioni comunicanti

grazie alle quali le fibrocellule possono o non possono venire informate circa il comando a contrarsi. Nel

miocardio solo in cellule pacemaker la contrazione insorge autonomamente, e le altre vengono informate

dalla propagazione dell’onda ionica (quindi, in ambito cardiaco, l’innervazione ha la sola funzione di dettare il

ritmo). Nel muscolo liscio il comando viene impartito dal sistema nervoso involontario solo a poche cellule

che, a loro volta, lo trasmetteranno alle altre. Il muscolo striato scheletrico è innervato dal sistema nervoso

volontario ed ogni cellula, priva di giunzioni comunicanti, è informata direttamente.

Tessuto muscolare striato scheletrico

Costituisce i muscoli scheletrici di tutto l’organismo, ma si trova anche nella lingua, nel palato molle, nella

faringe, nel segmento craniale dell’esofago, nella porzione terminale del retto, nella laringe, in alcuni tratti

degli apparati genitali, nel pavimento pelvico, nel diaframma, e, inoltre, costituisce i muscoli mimici, i muscoli

estrinseci dell’occhio e alcuni muscoli dell’orecchio medio (tensore del timpano e stapedio). E’ composto da

fibre muscolari striate, cioè sincizi polinucleati derivanti dai mioblasti. Ogni fibra ha forma cilindrica, può

essere lunga da 10 a 100 μm e contiene elementi fibrillari longitudinali di piccole dimensioni, responsabili

della bandatura, le miofibrille. Si organizzano parallelamente e tenute insieme da sepimenti di connettivo di

cui l’epimisio è quello che circonda il muscolo, il perimisio circonda insiemi di fibre cellulari e l’endomisio le

circonda singolarmente e ne costituisce la membrana basale. L’endomisio è costituito da una trama di fibre

reticolari, capillari sanguigni e qualche cellula connettivale. Possono essere presenti fibre elastiche in

quantità differenti a seconda della localizzazione, e la componente connettivale si modifica con l’età. E’ un

tessuto vascolarizzato, e nel perimisio transitano i vasi linfatici. Le terminazioni nervose costituiscono con le

fibre muscolari formazioni sinaptiche, dette placca motrice, o possono innervare la porzione contrattile dei

fusi neuromuscolari. I rivestimenti connettivali danno vita, a seconda della forma del ventre, a tendini (ventri

muscolari cilindrici) o aponeurosi (ventri muscolari piatti a estesa superficie di inserzione), riunendosi

all’estremità del ventre stesso.

Fibra muscolare striata scheletrica: ogni fibra è delimitata da una membrana plasmatica comune, detta

sarcolemma, che circonda il sarcoplasma, nel quale sono immerse le miofibrille. Il sarcolemma, molto

elastico, resistente e aderente alla fibra, è protetto all’esterno da una lamina basale e da una rete di fibre

reticolari, e all’interno dalla distrofina, una proteina che connette il citoscheletro della fibra con il materiale

extracellulare oltre la membrana basale. La mancanza della distrofina determina la rottura del sarcolemma e

la conseguente distruzione della fibra che sarà sostituita da tessuto connettivo cicatriziale. Ogni fibra può

avere fino a diverse centinaia di nuclei situati perifericamente, che sono in permanente stato postmitotico.

Solo nel tessuto scheletrico striato si trovano le cellule satellite, addossate alle fibre muscolari, che sono

considerate mioblasti quiescenti. Nel sarcoplasma si trovano centrioli, mitocondri (detti anche sarcosomi),

gocce lipidiche, granuli di glicogeno, la mioglobina (simile all’emoglobina, a riserva di ossigeno) e un esteso

REL, detto reticolo sarcoplasmatico. Questo reticolo si sviluppano attorno ad ogni miofibrilla, apparendo

costituito da una serie di tubuli a fondo cieco longitudinali rispetto all’asse. All’altezza della banda H le

anastomosi sono più marcate e disposte in tutte le direzioni e formano la cosiddetta cisterna fenestrata. Nel

punto di contatto tra la banda A e la banda I (nei mammiferi), invece, si forma la cosiddetta cisterna

terminale, che entra in contatto con un elemento trasversale detto, appunto, tubulo trasverso (T), che non è

parte del reticolo sarcoplasmatico e comunica con lo spazio extracellulare. La struttura costruita dal tubulo T

associato alle due cisterne terminali forma la triade sarcoplasmatica (detta anche reticolo giunzionale), che

svolge ruoli fondamentali nella contrazione, grazie alla presenza nella membrana delle cisterne di pompe per

il calcio verso l’interno. A muscolo decontratto, le calsequestrine sequestrano gli ioni calcio all’interno del

lume. I tubuli T trasportano, invece, l’impulso nervoso che induce il rilascio degli ioni calcio rappresentando,

quindi, il primo evento della contrazione. Si trovano nel sarcoplasma, inoltre, le miofibrille. Queste (1-3 μm di

diametro, superano i cento milioni per centimetro quadrato), sono allineate in registro e mostrano una

successione di bande scure (bande A, anisotrope) e chiare (bande I, isotrope). Le bande I sono divise in due

parti da una stria Z molto sottile, mentre le bande A mostrano, centralmente, una banda chiara H divisa, a

sua volta, da una linea scura M. Il tratto di miofibrilla che va da una stria Z alla successiva viene definito

sarcomero. Costituenti delle miofibrille sono i miofilamenti, costituiti da tropomiosina e troponina e distinti in

spessi (costituiti da miosina II) e in sottili (costituiti da f-actina). I miofilamenti spessi (10-12 nm di larghezza e

1,5 μm di lunghezza) si dispongono parallelamente a una distanza di 45 nm e costituiscono la banda A.

Presentano a distanza regolare ponti laterali a collegarli con i miofilamenti sottili. Inoltre, sono più spessi

nella parte centrale e al centro della banda H sono collegati da espansioni sottili formando la linea M. I

miofilamenti sottili (5-7 nm di larghezza e 1 μm di lunghezza) partono dalla banda I e arrivano fino al formarsi

della banda H, senza penetrarvi. Trasversalmente sono disposti in esagoni molto regolari in modo che ogni

filamento di miosina risulti circondato da sei filamenti di actina. Si ancorano tra loro a livello della linea Z,

dove si trovano anche altre proteine come la α-actinina (unisce i filamenti di actina tra loro) e la desmina (fa

parte del citoscheletro intermedio). Sia i filamenti sottili che i filamenti spessi sono formazioni bipolari, e la

struttura del sarcomero è mantenuta ordinata grazie all’ausilio di altre proteine accessorie come la titina

(aiuta il sarcomero a tornare alla lunghezza di riposo) e la nebulina. Le fibre muscolari possono essere

ultrastrutturalmente distinti in:

● fibra muscolare striata rossa, di colore rosso per la maggior presenza di mioglobine, ha

un’alta presenza anche di mitocondri e di gocce lipidiche vicino al nucleo. Mostra anche molti

capillari. Le strie Z sono più spesse, lo scorrimento è più lento e resistono meglio alla fatica

muscolare, per cui si trovano spesso nei muscoli che mantengono la postura;

● fibra muscolare striata bianca, ha un colore pallido, diametro maggiore di tutte le altre fibre, la

sua contrazione è rapida e meno resistente alla fatica;

● fibra muscolare striata intermedia, che presenta caratteristiche intermedie alle due tipologie

bianca e rossa.

Contrazione muscolare: il sarcomero è il risultato di una sovrapposizione di miofilamenti sottili e spessi che si

accorcia morfologicamente durante la contrazione, perdendo il 20% della sua lunghezza originale e

passando, quindi, da 2,5 μm a 2 μm. Questo fenomeno è spiegato dalla teoria dello scivolamento (sliding)

che prevede lo scivolamento di due set di miofilamenti sottili verso il centro del sarcomero, avvicinando tra

loro le linee Z e provocando la riduzione delle bande H e I, lasciando inalterata la banda A. Lo scivolamento

è dovuto dall’interazione ATPasica tra le teste della miosina II che si attaccano alla f-actina e le spostano di 5

nm. Quest’interazione è dovuta ad una cascata di eventi che partono dal reticolo sarcoplasmatico (dove, dal

bottone sinaptico, viene liberata l’acetilcolina - un mediatore chimico - che provoca il rilascio di Na+ che, a

sua volta, prova il rilascio di Ca2+ nel sarcolemma, che si andrà ad espandere nelle fibre tramite le triadi)

terminando a livello dei miofilamenti (dove il Ca2+ si lega alla troponina, che cambia conformazione e varia il

legame con la tropomiosina, la quale, cambiando conformazione a sua volta, libera il sito di attacco

sull’actina).

Struttura e funzione delle principali proteine contrattili: le proteine implicate nella contrazione sono quattro e

sono:

● miosina II, un esamero in struttura quaternaria costituito da due catene pesanti (le cui metà

carbossiterminali spiralizzano a formare la coda della molecola, mentre, a formare le teste della

miosina, si trovano avvolte separatamente e globularmente le metà aminoterminali) e due coppie di

catene leggere (che si associano alle teste e di cui la coppia più vicina al tratto lineare è responsabile

delle loro attività ATPasica), che polimerizzano con altre miosine formando i miofilamenti spessi

(costituiti da una zona nuda centrale, nella quale si concentrano le estremità carbossiterminali, e da

due estremità aminoterminali dove si trovano le coppie di teste della miosina), che sono, quindi,

bipolari;

● f-actina, è data dalla polimerizzazione delle g-actine (globulari) in due filamenti spiralizzati, la cui

barbed end si aggancia alle linee Z (che ne limita la crescita grazie alla proteina capZ), mentre la

pointed end si direziona verso il centro;

● tropomiosina, è un dimero lineare spiralizzato lungo circa 40 nm che si organizza testa-coda attorno

alla f-actina;

● troponina, è formata da tre subunità, dette C (centrale), A e T (entrambe periferiche, si legano

rispettivamente all’actina e alla tropomiosina), ognuna in grado di legare quattro ioni calcio, e, quando

questo accade alla C, la tropomiosina si sposta, lasciando libero il sito di legame presente sull’actina

in favore della miosina (sistema di regolazione del filamento sottile).

Tessuto muscolare striato cardiaco

E’ il tessuto che costituisce il miocardio, il muscolo responsabile della contrazione del cuore. E’ considerato

un sincizio funzionale, poiché costituito da cardiociti uniti tra loro da dischi intercalari e anastomatizzati a

formare una rete. Il battito cardiaco è regolato dal sistema nervoso vegetativo che lo innerva e viene prodotto

da cellule altamente specializzate dalle quali si propaga tramite il sistema di conduzione specifico.

Cardiociti: contengono miofilamenti esattamente come nel tessuto muscolare scheletrico e la sostanza

contrattile forma una massa estesa ma discontinua per la presenza di sarcoplasma e di organuli, tra cui

numerosi e voluminosi mitocondri disposti in fila tra i miofilamenti. Si osservano, inoltre, elementi cilindrici

con interdigitazioni all’estremità che s’incastrano come valle e monti con le estremità delle cellule adiacenti,

tramite giunzioni dette dischi intercalari. Nell’insieme sembrano scalini e vengono chiamati strie scalariformi. I

cardiociti sono allungati, di circa 100 μm di lunghezza e 10-15 μm di spessore. I cardiociti atriali hanno un

diametro minore rispetto ai ventricolari. Al centro della cellula si trova il nucleo, unico, provvisto di uno o due

nucleoli, di forma ovoidale, con vicino un piccolo apparato di Golgi, che svolge un ruolo fondamentale nella

biogenesi del reticolo sarcoplasmatico, e accumuli di glicogeno, gocce lipidiche e granuli di un pigmento

lipofuscinico, che aumenta con l’avanzare dell’età. Il cardiocito è circondato da sarcolemma di circa 8 nm. Il

reticolo sarcoplasmatico forma una rete di piccoli sarcotubuli che si uniscono con i tubuli T (di maggiori

dimensioni rispetto al muscolare scheletrico), all’altezza della stria Z, in punti di contatto detti diadi. Esistono

diversi tipi di cardiociti che differiscono poco tra loro, tranne nelle cellule mioendocrine presenti nelle auricole

che posseggono granuli di ormone natriuretico atriale la cui funzione si traduce in un aumento della diuresi e

nell’escrezione di sodio a livello renale, in vasodilatazione e ipotensione arteriosa.

Dischi intercalari: sono tratti trasversali (o zone di giunzione specializzate) che uniscono i cardiociti grazie a

sistemi di giunzione quali desmosomi (ripartiscono le forze di tensione al momento della contrazione e si

dispongono lungo la porzione orizzontale e longitudinale delle strie scalariformi dove si riscontrano

tonofilamenti), fasce aderenti (a decorso trasversale a livello delle strie Z, unendo i miofilamenti di due

cardiociti adiacenti) e giunzioni comunicanti (la cui funzione è di diffondere l’impulso cardiaco e si

dispongono trasversalmente).

Sistemi di conduzione specifico: è l’insieme delle strutture miocardiche destinate all’autoeccitabilità ritmica e

alla conduzione dello stimolo alla restante muscolatura comune, strutture composte da cellule specializzate

come le cellule chiare (o cellule P), le cellule di transizione e le cellule o fibre di Purkinje. I primi due tipi

cellulari sono detti anche fibre nodali, e si trovano nel nodo senoatriale, nel nodo atrioventricolare e nella

prima porzione del fascio di His. Le fibre di Purkinje formano la maggior parte del fascio di His e sono

caratterizzate dalla mancanza di un sistema T e dalla presenza di uno scarso reticolo sarcoplasmatico.

L’impulso originato dalle cellule P passa alle cellule di transizione e poi a quelle di Purkinje, dalle quali si

diffonde alla muscolatura atriale tramite le fibre di Purkinje e quelle motrici dei tratti internodali e raggiunge il

nodo atrioventricolare dove utilizza le cellule di transizione, con un lieve ritardo nella sua conduzione che

permette ai ventricoli di riempirsi completamente di sangue.

Innervazione del cuore: il cuore è innervato dalle due sezioni del sistema nervoso vegetativo: simpatica e

vagale (o parasimpatica). I rami cardiaci del vago e del simpatico si anastomizzano formando due plessi

cardiaci e si riscontrano numerosi assoni nervosi e cellule gangliari. Le terminazioni nervose provenienti dal

vago rallentano il ritmo cardiaco, quelle provenienti dal simpatico lo aumentano.

Tessuto muscolare liscio

E’ costituito di elementi allungati detti fibrocellule muscolari lisce costituiti da elementi contrattili disposti

secondo l’asse maggiore della cellula, e rigonfi al centro per via del nucleo ovoidale. E’ innervato dal sistema

nervoso vegetativo e la contrazione avviene, quindi, involontariamente.

Fibrocellule muscolari lisce: presentano una striatura longitudinale per la presenza degli elementi contrattili,

ma sono prive di striature trasversali. Sono generalmente di forma fusata e di una lunghezza variabile dai 20

ai 200 μm, ma in alcuni casi (come nell’utero durante la gravidanza) possono arrivare raggiungere 500 μm di

lunghezza, salvo poi tornare alle dimensioni primitive. Possono trovarsi isolate, riunirsi in piccoli gruppi in

seno ai tessuti connettivi (muscoli erettori del pelo), o affiancarsi in fascetti (circolarmente, longitudinalmente

o entrambe, ma spiralmente rispetto all’asse maggiore dell’organo) a formare le tonache muscolari degli

organi cavi, i dotti escretori di numerose ghiandole e, inoltre, la parete delle arterie, delle vene e dei linfatici,

oltre che in alcuni tratti della cute e nei muscoli dell’iride e del corpo ciliare. Due fibrocellule possono

associarsi a formare l’anello muscolare dei precapillari ponendo in stretto contatto la parte rigonfia di una con

quella assottigliata di un’altra. Si nota sempre un connettivo lasso a dividere le varie lamine di muscolatura

liscia. In alcuni tipi ghiandolari si trovano cellule mioepiteliali alle quali si attribuiscono funzioni contrattili,

come anche ai periciti. Il sarcolemma di queste cellule forma invaginazioni dette caveole, e gli organuli si

dispongono ai poli del nucleo allungato, i mitocondri si allungano e formano gruppi compatti e si trovano,


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41

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13.69 MB

AUTORE

fecke

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze biologiche (FISCIANO)
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fecke di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Citologia e istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Gay Flaminia.

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