Diritto dell'Unione Europea
Gli Stati membri dell'UE sono 28, le lingue ufficiali 24. Nonostante ciò, recentemente alcuni Paesi hanno richiesto di entrare a far parte dell'Unione Europea, tra cui la Turchia e molti Stati dei Balcani. In totale, in tutta l'Unione ci sono più di 500 milioni di abitanti; i diversi Stati hanno una superficie più o meno estesa e una densità demografica più o meno alta. Gli Stati più estesi sono Francia e Spagna, quelli con densità demografica maggiore Regno Unito, Germania e Francia.
Equilibrio fra stati diversi
L'UE si basa sull'equilibrio fra Stati diversi. EUROSTAT è l'Istituto Statistico Europeo, ed il suo compito è quello di censire, sulla base di dati inviati dai singoli Paesi, la popolazione totale dell'Unione Europea e le sue caratteristiche. Anche sul piano economico, tra l'altro, non c'è omogeneità tra gli Stati: il più ricco, sulla base del reddito pro capite, è il Lussemburgo; il più povero è la Bulgaria. Il ruolo dell'Unione Europea è fondamentale ed è esteso a tutte le aree geografiche; essa, infatti, gestisce la maggior parte della rete commerciale globale. Allo stesso tempo, essa fornisce la maggior parte degli aiuti umanitari.
L'attuale Presidente dell'UE è Juncker. Il 9 maggio è il cosiddetto "Europa Day". Sebbene l'idea di unificare il continente europeo sul piano culturale e politico sia vecchia tanto quanto il continente (scrittori e filosofi avevano ipotizzato l'unificazione politica), il contesto storico in cui queste idee sono riuscite a concretizzarsi è da contestualizzare nel periodo che segue la Seconda Guerra Mondiale. Esso rappresenta un momento favorevole a tale concretizzazione in quanto, anche e soprattutto a causa dei numerosi conflitti, l'Europa si era trovata in una situazione di forte instabilità. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il territorio europeo risultava devastato e con migliaia di sfollati. Tutto ciò aveva messo i principali pensatori politici davanti alla scelta fra continuare con i conflitti oppure valutare ipotesi alternative a quelle dello Stato nazionale.
Teorie per ricostruire l'Europa
In particolare tre principali idee sono state esplorate per favorire la ricostruzione del continente europeo su una base diversa da quella esistente, cioè quella incentrata sulla politica di potenza dei singoli Stati europei (che si era rivelata non solo fallimentare, ma anche distruttiva). Le tre principali idee proposte per ricostruire il continente europeo seguivano tre correnti di pensiero molto diverse fra loro:
- Teoria confederalista: basata sulle idee di Briaud, ministro degli Affari Esteri francese e segretario generale della SDN. L'idea confederalista mirava a creare modelli cooperativi fra gli Stati del continente europeo, i quali però avrebbero mantenuto in toto la propria sovranità (il potere di disporre della popolazione e del territorio statale). Per i confederalisti, infatti, la nozione di sovranità restava assolutamente necessaria.
- Teoria federalista: risultò molto più ambiziosa e lungimirante rispetto alla prima. Precursori di tale nuova teoria furono Rossi e Spinelli, i quali sintetizzarono il contenuto e l'obiettivo nel Manifesto di Ventotene, scritto da tre italiani esiliati durante la Seconda Guerra Mondiale. Il pensiero federalista mirava alla sostituzione completa del modello statale e, dunque, dell'idea di sovranità, considerata adesso negativamente in quanto fautrice di pesanti conflitti. Dunque, per i federalisti, la soluzione per creare un'Europa senza il costante rischio di una guerra sarebbe stata quella di dare alla luce un'entità sovranazionale che si sostituisse alla sovranità dei singoli Stati.
- Teoria funzionalista: portata avanti da Schuman (ripresa da Jean Mounet), il ministro degli Esteri francesi, negli anni '50. Questo approccio era consapevole dei limiti che in quel preciso momento storico si ponevano di fronte all'approccio federalista, dato che gli Stati non avevano ancora la maturità necessaria a far sì che mettessero da parte l'idea di sovranità. Dunque, l'approccio funzionalista (che si poneva come metodo quello di procedere per passi graduali) si pone a metà fra quello confederalista e quello federalista, proponendo il superamento dell'idea di sovranità ma tramite un'integrazione graduale che prevedesse forme di collaborazione fra Stati in ambiti specifici nevralgici, da cui poi, attraverso lo spillover, si potesse procedere all'integrazione in altri ambiti, tra cui quello politico.
Dunque si trattò di un tipo di integrazione progressiva, che da un determinato settore si sarebbe dovuta espandere verso altri.
Collaborazioni precedenti e il piano Schuman
Prima degli anni '50 esistevano diverse forme di collaborazione fra gli stati del continente europeo; esse avevano caratteristiche molto diverse. In particolare, esistevano organizzazioni internazionali di natura prettamente militare, come la NATO, nata nel 1948, il cui obiettivo era quello di tutelare la difesa degli stati che ne facevano parte contro il rischio di un attacco esterno. Inoltre, esistevano organizzazioni militari in ambito economico con lo scopo di favorire la ricostruzione economica e la gestione degli aiuti finanziari. Tra di queste l'OECE (Organizzazione Europea di Cooperazione Economica), nata nel 1948 per gestire gli aiuti stabiliti dal piano Marshall. Vi è inoltre l'OCSE (anni '60), l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, comprendente non solo l'UE, ma anche Canada e Giappone. Infine, esistevano organizzazioni internazionali sul piano politico come il Consiglio d'Europa del 1949, il cui obiettivo era quello di favorire e tutelare i valori comuni che costituiscono il patrimonio degli Stati europei. Il documento più importante elaborato da esso è la CEDU, Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti e delle Libertà fondamentale, adottata nel 1950.
Si è comunque cercata un'alternativa a queste organizzazioni in quanto esse erano profondamente tradizionali e, cioè, forme di collaborazione fra Stati che comunque risultavano completamente sovrani. Erano dunque forme di collaborazione blanda, che non presupponevano la cessione o la limitazione del principio di sovranità. Proprio per questo si è cercato di creare un'alternativa che limitasse il potere degli stati. Schuman propose un piano innovativo al governo francese, che mirava ad eliminare definitivamente le cause che avevano scatenato molti conflitti; una delle cause, forse la più importante, era legata alla gestione del bacino carbo-siderurgico della Ruhr, a confine tra Francia e Germania, su cui entrambe pretendevano la sovranità. Schuman propose quindi il Piano Schuman, che prevedeva, la creazione di un'entità sovranazionale che si sostituisse agli Stati e che avesse come obiettivo la gestione del mercato carbo-siderurgico. Questo piano fu formalizzato il 9 maggio 1950, giorno della presentazione della dichiarazione del piano Schuman.
Dunque, ad esempio, ai Paesi che avrebbero deciso di far parte di tale cooperazione non sarebbe stato permesso di decidere il prezzo del carbone. La mattina del 9 maggio la proposta fu inviata al cancelliere tedesco (Repubblica Federale Tedesca) Adenauer, che la accolse positivamente. Il piano Schuman si concretizzò nel 1951, con la creazione della Comunità Economica del Carbone e dell'Acciaio (CECA). La Dichiarazione del piano Schuman è il principale documento della dottrina funzionalista, per cui gli Stati devono cedere la propria autorità ad un'entità superiore, a seconda del settore. Inizialmente, come già detto, il settore trattato fu quello carbo-siderurgico. L'accordo rappresenta quindi l'espressione del "bisogno" di un metodo "aperto", per cui diverse entità avrebbero potuto partecipare al processo di integrazione.
Proprio per questo non saranno soltanto Francia e RF Tedesca a prendervi parte: si uniranno i stati già uniti nel BENELUX (Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo) e l'Italia (De Gasperi aveva riconosciuto gli aspetti positivi ed i vantaggi del piano; lo Stato Italiano aveva bisogno inoltre di trovare un punto di partenza politico per ricominciare – bisognava trovare infatti una collocazione a livello geopolitico dopo la Seconda Guerra Mondiale). Dal 1950 al 1951 iniziarono quindi i negoziati per lo sviluppo di quella che poi sarebbe diventata la già citata CECA (Trattato firmato il 18 aprile 1951, entrato in vigore il 23 luglio 1952). La discrasia temporale che si può notare non è insolita in questo genere di trattati, in quanto vi è la necessità da parte di ciascun Paese di adeguare il proprio sistema giuridico al trattato (questo prende il nome di processo di ratifica).
Subito dopo l'entrata in vigore della CECA, i sei paesi fondatori decideranno di allargare il processo di integrazione e collaborazione ad altri settori, non più a livello strettamente economico. La Francia propose di collaborare anche nell'ambito della Difesa, attraverso la creazione della Comunità Europea di Difesa (CED); tale proposta però non diede i risultati attesi, in quanto la stessa Assemblea Francese bocciò la proposta del governo. Da qui ci si rese conto della necessità di un lento e graduale processo di integrazione: dopo una crisi, sarà il ministro degli Esterni italiano Gaetano Martino a convocare, nel 1955, due conferenze a Messina e Taormina, dove verrà presa la decisione di abbandonare per il momento il progetto politico a favore dello sviluppo di quello economico, con la proposta di creare due nuove comunità sovranazionali in tale settore: il 25 marzo 1957 sarà quindi firmato il Trattato di Roma, che istituirà la Comunità Economica Europea (CEE) – riguardante tutti i settori dell'economia) e la Comunità Europea per l'Energia Atomica (EURATOM); sarà l'1 gennaio 1958 che si concluderà il processo di ratifica ed entrerà in vigore il trattato.
Processo di sviluppo dell'Unione Europea
Il processo di sviluppo dell'Unione Europea da qui si dirigerà verso obiettivi più maturi, seguendo precisamente due binari: quello dell'allargamento geografico (che segue il pensiero esposto da Schuman: dans une organisation ouverte à la participation des autres pays d'Europe) e quello dell'approfondimento giuridico (che permetterà di portare avanti il processo di integrazione e maturazione del progetto iniziale, assegnando alle comunità europee nuove competenze in materie che, piano piano, si sposteranno anche al livello più tipicamente politico).
Il processo di integrazione europea diventerà un esempio per tutto il mondo di una politica internazionale ben diversa da quella conosciuta fino ad allora: il modello della Comunità Europea sarà ben distinto dalle organizzazioni già presenti in Europa, in quanto basato sul cosiddetto "metodo comunitario":
| Metodo tradizionale | Metodo comunitario |
|---|---|
| Prevalenza di organi di Stati (che lavorano secondo gli interessi dei singoli Stati) | Prevalenza di organi di individui (composti da tecnici dei vari Paesi che operano a favore della comunità) |
| Prevalenza del principio di unanimità (deliberazioni adottate all'unanimità; ciascuno può opporsi e bloccarla) | Prevalenza del principio maggioritario (il consenso di tutti non è indispensabile) |
| Assenza di atti vincolanti (si tratta prevalentemente di raccomandazioni) | Possibilità di adottare atti vincolanti (tali atti possono essere messi in pratica; in caso possono essere sottoposti a controlli di legittimità innanzi alle istanze giurisdizionali) |
| Soggetti dell'ordinamento giuridico sono solo gli Stati membri | Soggetti dell'ordinamento sono anche i cittadini degli Stati membri (visti come soggetti giuridici della comunità; il Diritto UE, infatti, è riferito direttamente ai cittadini) |
La Corte di Giustizia, nel 1963, in seguito al caso "Van Gend En Loos":
- Sottolinea il carattere di specialità delle Comunità Europee.
- Sottolinea che la Comunità possiede sovranità su Stati e cittadini ("con il processo di integrazione europea nasce un ordinamento giuridico di nuovo genere"; gli Stati membri cedono le proprie sovranità in vari settori a favore di un governo sovranazionale).
Il processo di allargamento si basa sui trattati originari: inizialmente il trattato CEE prevedeva una sola clausola perché uno Stato entrasse nella Comunità (l'appartenere al continente europeo; art. 237 T. CEE). Tale processo si è svolto in diversi momenti:
- Paesi fondatori (Francia, Repubblica Federale Tedesca, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Italia).
- Allargamento verso nord, 1973 (Danimarca, Irlanda, Regno Unito – quest'ultimo per lungo tempo non fu ammesso in quanto De Gaulle a lungo temette che tale entrata scalfisse il ruolo della Francia nella comunità; l'UK aveva per questo istituito l'EFTA, European Free Trade Association, con buona parte dei paesi scandinavi).
- Allargamento verso sud (1981 Grecia; 1986 Spagna e Portogallo; si trattava di ex dittature, che vennero ammesse per il timore di eventuali ricadute).
- Allargamento EFTA, 1995 (Austria, Finlandia e Svezia – ora la Germania è unita; la pausa è dovuta al fatto che erano ora stati inclusi buona parte degli Stati dell'Europa occidentale, mentre l'URSS nel frattempo inglobava quelli ad est).
- Allargamento verso est (2004 Ungheria, Polonia, Lettonia, Estonia, Lituania, Slovacchia, Repubblica Ceca, Malta, Cipro; 2007 Bulgaria e Romania; 2013 Croazia).
Il principio dell'unanimità si trova nel caso dell'ammissione di uno Stato. Dal 2000 sempre più stati hanno richiesto di entrare nell'UE: proprio per questo nel 2004 saranno ben in 10 ad entrarvi, con il particolare caso di Cipro, per metà europea (sud) e metà turca (nord). Tra i paesi tuttora candidati vi sono quelli della zona balcanica (Serbia: deve risolvere la questione col Kosovo – minoranza albanese da riconoscere; Repubblica di Macedonia: questioni sul nome con la Grecia – timore che la sua regione richieda sovranità), la Turchia (non si sa se e quando entrerà…), l'Albania, l'Islanda (ritirata dopo la crisi), Israele e Marocco (non europee), Norvegia (il governo avrebbe voluto per due volte, ma il popolo ha votato per il "no" nei referendum). Oggi, perché uno Stato venga ammesso nell'Unione Europea, deve seguire: criterio geografico, criterio politico (diritti fondamentali), criterio economico (libera concorrenza), criterio giuridico (rispettare tutti gli atti).
Il Diritto dell'Unione Europea si applica su ogni porzione di territorio posto alla sovranità degli Stati membri. Per questo motivo, all'inizio degli anni '50, anche l'Algeria (annessa alla Francia) fino alla sua indipendenza ebbe un ruolo nel Diritto UE. Vi sono tuttora dei territori esterni all'Unione Europea in cui il suo Diritto si applica, come per esempio i Dipartimenti e Territori d'Oltremare francesi. In questi territori il Diritto UE si applica secondo alcuni apporti (come la possibilità di utilizzare l'Euro come moneta ufficiale) determinati dallo stesso Trattato. Bisogna inoltre considerare poi altri territori, considerati dallo stesso Trattato, che prendono il nome di regioni ultra-periferiche, come in passato la Groenlandia (sotto la sovranità della Danimarca – poi distaccatasi attraverso un referendum), dove il Diritto UE si applica integralmente.
Integrazione europea e aggiornamenti giuridici
In seguito alla nascita delle tre comunità, il processo che portò alla sempre crescente integrazione sfociata nella nascita di quella che noi conosciamo come Unione Europea è quello di approfondimento giuridico dell'integrazione europea. Si tratta principalmente delle modifiche di natura sostanziale che nel corso degli anni sono state apportate ai trattati originari (espansione delle competenze giuridiche delle tre comunità). Esso segue tre obiettivi fondamentali:
- Dare alle tre comunità originarie nuove competenze.
- Aggiornamento dell'architettura istituzionale per far fronte ai nuovi Stati.
- Trainare il processo di integrazione europea verso nuovi settori (anche politici).
Il primo caso di aggiornamento dell'architettura istituzionale si verifica negli anni '60, con il cosiddetto Trattato di Bruxelles (1965), con il quale vengono unificati gli esecutivi delle comunità europee. Si tratta quindi del Trattato di Fusione degli Esecutivi, fondamentale in quanto riunisce le tre comunità sotto la stessa architettura istituzionale (stessa commissione e stesso consiglio).
Il primo momento di revisione generale dei Trattati Istitutivi si verificherà negli anni '80, in particolare con l'adozione dell'Atto Unico Europeo (firmato nel 1986, in vigore dal 1987). Un trattato di revisione è un documento dove si opera una revisione dei trattati originali. Tra gli obiettivi dell'Atto Unico c'era quello di instituire, entro il 1992, il mercato interno, completando in tal modo l'integrazione economica (per poi procedere dal punto di vista politico). Il mercato interno viene inteso "uno spazio senza frontiere interne in cui è assicurata la libera circolazione". L'Atto Unico, al fine di instaurare un mercato interno, prevede come pilastro fondamentale la libera circolazione di merci, servizi, lavoratori e capitali.
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