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- NORME-SANZIONE = prevedono le sanzioni da infliggere ai trasgressori delle norme sui

comportamenti

- NORME di ORGANIZZAZIONE dei PUBBLICI POTERI = stabiliscono quali autorità e

persone abbiano il compito di giudicare le trasgressioni e di applicare le sanzioni

- NORME sulla PRODUZIONE GIURIDICA = stabiliscono quali autorità e persone possono

decidere la creazione di nuove norme o la modificazione o l’eliminazione di quelle esistenti

e con quali procedure ciò debba accadere esse regolano la conformazione e la

localizzazione dei poteri e quando riguardano il potere normativo più elevato hanno

carattere “costituzionale” ( sono importanti per la costituzione del gruppo sociale)

Le norme sulla produzione giuridica sono molto importanti perché:

- consentono di rinnovare le norme del sistema giuridico, qualora sia necessario

- forniscono un criterio sicuro per riconoscere le norme giuridiche del sistema e per

distinguerle dalle altre norme (morali, di prudenza, di cortesia…)

In una comunità organizzata e indipendente, le norme giuridiche sono poste attraverso le

apposite regole di produzione giuridica del sistema considerato le NORME SULLA

PRODUZIONE GIURIDICA valgono come criteri di riconoscimento delle norme

giuridiche appartenenti ad un determinato sistema.

5. L’ordinamento giuridico 

ORDINAMENTO GIURIDICO = insieme delle norme giuridiche di un gruppo sociale così

questo gruppo sociale appare giuridicamente organizzato

Un ordinamento giuridico contiene varie norme: norme-precetto, norme-sanzione, norme-

organizzative, norme sulla produzione di norme giuridiche ma anche norme sulla produzione (cioè

sul modo di formazione e sugli effetti) di altri atti giuridici (atti privati, pubblici, leggi,

provvedimenti e sentenze) 

Esistono diversi ordinamenti in corrispondenza della pluralità e diversità dei gruppi sociali

principio della PLURALITÀ DEGLI ORDINAMENTI GIURIDICI

Tipi di ordinamenti:

- ORDINAMENTI STATALI = ordinamenti giuridici dei gruppi sociali indipendenti (=

gruppi ai quali nessuna autorità può prescrivere regole vincolanti, se non con il loro

consenso), cioè i gruppi organizzati nella forma dello STATO ( gruppi costituiti da un

popolo e sovrani entro un determinato territorio)

- ORDINAMENTO INTERNAZIONALE = è costituito dalle regole che disciplinano i

comportamenti degli Stati stessi nei loro rapporti reciproci

- ORDINAMENTO CANONICO = complesso delle norme proprie della Chiesa cattolica

(anche la Chiesa è un gruppo sociale dotato di un proprio diritto ma non va confusa con lo

Stato Città del Vaticano il quale, essendo un vero Stato, costituisce un ordinamento

giuridico a se stante)

Molti studiosi considerano ordinamento giuridico l’ordinamento di qualunque gruppo sociale

organizzato, senza nessun ulteriore requisito (es: sindacati, mafia…) questa tesi porta al

paradosso secondo cui il giurista non assume come diritto ciò che l’esperienza comune gli insegna.

Due caratteristiche fondamentali degli ordinamenti giuridici veri e propri sono:

- il carattere pubblico (= palese e non segreto) dell’ordinamento

- l’affermazione del proprio ordinamento come ordinamento giuridico da parte dei

componenti del gruppo

Entrambe le caratteristiche mancano, ad esempio, in ordinamenti come quello mafioso che quindi

non può essere considerato un ordinamento giuridico. 

Poiché esistono più ordinamenti giuridici può accedere che l’uno prescriva ciò che l’altro vieta la

qualificazione dei comportamenti (e il loro valore come prescritti o vietati) non è mai assoluta ma

sempre relativa ad un certo ordinamento è il principio della RELATIVITÀ DEI VALORI

GIURIDICI.

Ad esempio, il comportamento di una persona, cittadina di due Stati che si trovano in guerra tra

loro, può essere ritenuto atto di fedeltà per uno e tradimento per l’altro.

Situazioni di conflitto si pongono anche tra un ordinamento giuridico e “norme” derivanti da

convinzioni politiche, morali o religiose, o da regole di deontologia professionale (quindi il

trasgredire una legge può rappresentare un fatto di massima moralità).

6. Diritto e giustizia

Le norme giuridiche di una comunità organizzata e indipendente esistono e si riconoscono in quanto

esse sono state realizzate da autorità prestabilite e attraverso particolari procedure tuttavia esiste

la possibilità che la norma sia INGIUSTA da un punto di vista assoluto o morale.

 anche la norma ingiusta fa parte delle norme giuridiche di quel sistema (se è stata prodotta nei

modi stabiliti) il diritto è DIRITTO POSITIVO (= posto) e non diritto naturale.

Il “diritto naturale” sostiene che: diritto e giustizia coincidono tutte, e solo, le norme sono

norme giuridiche. Questa teoria può essere valida in gruppi sociali in cui non vi siano valutazioni

differenti su cosa è giusto e cosa no o in cui si pensi che le norme siano poste da un Essere

supremo; in questi casi è facile convincersi che si seguono certe norme perché esse sono giuste e

che l’opera di precisazione da parte degli organi legislativi o giuridici è soltanto la formulazione e la

traduzione dei principi di giustizia.

Tuttavia nelle società moderne sarebbe difficile una situazione del genere e ci si limiterebbe a

principi generalissimi e senza significato pratico.

Quindi è più facile intendersi sui modi della formazione (e non sui contenuti) delle singole norme,

cioè su quali autorità abbiano il potere di deciderle e sulle procedure utilizzate per deciderle. Inoltre

ciò che appare “giusto” o “ingiusto” varia nel tempo col mutare di condizioni sociali, storiche o dei

costumi. le norme giuridiche esistono e valgono non perché giuste, ma perché sono state poste

nei modi stabiliti il diritto è diritto positivo.

Tuttavia esistono dei testi normativi molto solenni che vengono accettati come “giusti” e posti a

fondamento dell’intera normazione ed organizzazione della collettività (es: Costituzione italiana).

Il carattere positivo del diritto comporta l’ancoraggio a determinate procedure di consacrazione

della norma e costituisce perciò un fattore di certezza.

Inoltre molte norme di “diritto positivo” sono la codificazione di regole elaborate dai giuristi e dai

giudici come le più adatte alla disciplina dai fenomeni cui si riferiscono, secondo criteri di analisi

razionale così è più facile credere che esse si sono imposte ai legislatori statali causando la

comunanza di regole ed istituti giuridici in ordinamenti che sono in teoria separati ed indipendenti

tra loro.

Poi, nessuna legge positiva può essere applicata se non viene prima “interpretata”, cioè se il suo

significato non viene individuato attraverso l’elaborazione dei giuristi. A sua volta, l’interpretazione

si svolge secondo criteri e principi che non derivano da una specifica legislazione ma dalla

tradizione o dall’elaborazione sistematica delle regole. Tuttavia essa non risente di valori sociali o

morali.

 Parlare di DIRITTO POSITIVO vuol dire rifarsi ad un criterio di individuazione delle regole

giuridiche stabilite e non certo manifestare una fede ingenua in un diritto posto completamente da

un astratto legislatore.

7. Diritto, consenso e forza

Essendo impossibile individuare le norme giuridiche (necessarie ad assicurare il funzionamento di

una società) secondo criteri di giustizia, risulta conveniente accordarsi sul modo di fare le norme

giuridiche; inoltre i modi di fare le norme giuridiche sono stabiliti da altre norme giuridiche ( le

norme sulla produzione giuridica).

Tuttavia non si può risalire indietro all’infinito e i criteri fondamentali, cioè le prime norme su come

debbano crearsi le norme giuridiche di una determinata comunità, non possono essere essi stessi

“giuridici” in quanto posti secondo procedure previste da altre norme anch’esse “giuridiche” per la

stessa ragione. i CRITERI FONDAMENTALI di legittimazione di certe autorità come autorità

massime esistono, semplicemente e di fatto, in quanto essi sono riconosciuti nell’ambito di quel

gruppo sociale (es: la Costituzione repubblicana è oggi accettata in Italia come supremo atto

regolatore della vita associata e questo fatto è la sua legittimazione)

I criteri secondo i quali un gruppo sociale riconosce ed accetta i principi supremi sulla produzione

delle norme giuridiche non sono criteri giuridici, ma CRITERI POLITICI. Ad esempio, nella nostra

cultura, si dà valore ai principi democratici secondo i quali le norme devono derivare dal popolo che

si esprime direttamente o indirettamente (attraverso i propri rappresentanti).

Tuttavia, in altri casi, l’accettazione da parte dei soggetti si fonda su altri valori oppure è ottenuta

mediante l’uso o la minaccia della forza, da parte di alcuni gruppi. tali sistemi possono essere

criticati sia dal punto di vista politico che da quello della giustizia, ma essi sono pur sempre sistemi

“giuridici” (= sistemi in cui si producono norme giuridiche destinate a regolare i comportamenti

sociali).

Il diritto fondato sul consenso e quello sulla forza sono due ipotesi estreme. Tuttavia nessun sistema

giuridico, per quanto democratico, può rinunciare ad imporsi con la forza a coloro i quali non lo

accettino; infine, nessun sistema giuridico, per quanto tirannico, può esistere senza il consenso di

alcuni, almeno di quelli che dispongono della forza.

CAPITOLO 2 - LE NORME E LA LORO APPLICAZIONE

1. Norme scritte e norme non scritte

Esistono NORME SCRITTE (come quelle contenute in leggi e regolamenti) e anche NORME NON

SCRITTE (come quelle di origine consuetudinaria che si formano quando, attraverso successive

ripetizioni dello stesso comportamento, quel comportamento finisce per essere avvertito come

giuridicamente doveroso).

Le norme scritte si presentano come un messaggio linguistico, composto di parole e frasi, che

costituiscono il TESTO NORMATIVO quest’ultimo è l’essenziale perché è da quelle

determinate parole o frasi che può e deve ricavarsi il significato della norma.

 le parole che usiamo per descrivere o chiarire la prescrizione possono essere giuste o sbagliate,

ma il testo normativo è il necessario punto di partenza il testo normativo è ciò che ci vincola nei

nostri tentativi di spiegazione ed è ciò dal quale non possiamo prescindere esso è il DATO da

interpretare.

DISPOSIZIONE = la prescrizione considerata nel suo testo normativo (cioè nelle determinate

parole e frasi dalle quali è espressa)

NORMA = la prescrizione considerata nel suo significato, cioè in ciò che il legislatore ha voluto

dire attraverso la disposizione

Questa differenziazione serve perché:

 spesso, anche se le formulazioni normative (= disposizioni) non sono mutate, sono mutati i

significati (= norme) che ad esse si attribuiscono

 è l’opera interpretativa (sollecitata dalle esigenze concrete e giustificata dalla continua

evoluzione dell’ordinamento), che porta a “scoprire” nelle parole della disposizione, intenti e

significati magari del tutto insospettati da coloro che materialmente scrissero il testo.

Può darsi anche che una disposizione possa intendersi in diversi modi da una disposizione

possono ricavarsi, in astratto, diverse norme e bisogna determinare quale di esse corrisponde

all’intenzione del legislatore

 anche quando la disposizione da applicare è “scritta”, essa non può essere applicata senza un

processo di INTERPRETAZIONE, che porta a determinare il significato in astratto e nel caso

concreto.

Le disposizioni normative sono state scritte, per comodità di formulazione e di lettura,

raggruppandole in ARTICOLI, numerati progressivamente.

Se una legge (o regolamento…) è ampia gli articoli sono raggruppati in unità maggiori (es: Codice

 Capi SezioniArticoli).

Civile: diviso in Libri Titoli

A volte gli articoli sono individuati, oltre che dal numero, da un titoletto (=RUBRICA) che ne

sintetizza il contenuto la rubrica non contiene disposizioni normative, ma chiarisce l’intento del

legislatore.

Quando non sono numerati, i commi si distinguono per segni grafici: si ha un nuovo comma ogni

volta che, dopo un punto fermo, la scrittura ricomincia con un “a capo”.

Ogni COMMA è formato da un’unica frase nei casi in cui sia formato da due o più frasi aventi

contenuto normativo omogeneo si fa riferimento al singolo periodo.

2. L’entrata in vigore

Quando si deve applicare una determinata disciplina normativa bisogna innanzitutto accertarsi che

si tratti di norme esistenti e già entrate in vigore le norme non solo devono essere state deliberate

nei modi prescritti ma anche pubblicate: 

- nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana se si tratta di atti statali

- nel Bollettino Ufficiale della Regione se si tratta di atti regionali

- mediante affissione all’albo se si tratta di norme comunali

PUBBLICAZIONE consente la conoscenza della norme a tutti coloro che dovranno rispettarle o

applicarle

Perciò è previsto che le norme entrino in vigore solo dopo il decorso di un certo tempo dalla

pubblicazione, che normalmente è di 15 giorni questo periodo, in cui le norme non sono ancora

in vigore, è detto VACATIO LEGIS.

Dopo la vacatio legis le norme entrano in vigore, divenendo efficaci e perciò vincolanti.

 esse entrano in vigore per tutti, compresi coloro che non ne abbiano in realtà avuto nessuna

conoscenza le norme vigenti devono essere rispettate e la mancata conoscenza di esse non

costituisce una scusante per il mancato rispetto ( art. 5 del codice penale: “nessuno può invocare a

propria scusa l’ignoranza della legge penale”).

Oltre che essere già entrate i vigore, le norme da applicare non devono essere state successivamente

abrogate ( tuttavia le norme abrogate vanno ancora applicate quando si tratta di fatti accaduti

quando esse erano ancora in vigore). Può darsi però che una legge disponga la propria retroattività:

in questo caso le sue norme si applicheranno anche ai fatti già accaduti, sino ad un punto del tempo

stabilito dalla legge stessa.

 tuttavia nessuna norma, pur essendo retroattiva, può mutare in nulla ciò che è accaduto nel

passato; ma una volta venuta in essere la norma retroattiva, quei fatti già accaduti verranno valutati

(ad effetti pratici futuri) come se le nuove norme fossero state già vigenti nel passato.

La retroattività può essere sia un vantaggio ( aumenta retroattivamente gli stipendi) sia

un’ingiustizia per i destinatari ( divieto retroattivo di fumare) per questo la Costituzione

dispone che “nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima

del fatto commesso” la norma incriminante deve già esistere al momento in cui l’azione

incriminata viene compiuta ( irretroattività delle sanzioni penali).

3. La norma e la fattispecie 

Concretamente le norme vengono considerate per risolvere dei casi in questi casi ci si chiede:

“quali sono le norme da applicare e cosa significano?”

 le norme prescrivono i comportamenti, nel senso che stabiliscono quali conseguenze debbano

derivare dai comportamenti in concreto posti in essere. 

La struttura della norma segue lo schema: “se accade A deve accadere B” se taluno commette il

furto, deve essere punito; se taluno causa illecitamente danni ad altri, deve risarcirli.

La norma giuridica collega a certi accadimenti certe conseguenze per fare ciò essa “schizza” con

le parole, i tratti essenziali dell’accadimento al quale vuole collegare delle conseguenze questo

“schizzo” o “immagine” di un accadimento o di un fatto, compiuto dalla norma, è detto

FATTISPECIE.

La fattispecie si divide in:

- fattispecie ASTRATTA = immagine del fatto disegnata dalle parole della disposizione

- fattispecie CONCRETA = il fatto nella sua reale esistenza

Quando si deve applicare una norma, bisogna sempre verificare che ci siano concretamente

realizzate le circostanze previste dalla norma quali “causa” di certe conseguenze giuridiche

bisogna cioè che la “fattispecie concreta” (=i fatti reali) realizzi i tratti essenziali specificati dalla

norma (=”fattispecie astratta”).

Qualche volta i dubbi posti da una normativa sono chiariti da qualche altra disposizione, ma altre

volte ciò non accade e, per poter applicare la norma, bisogna chiarire il suo significato a volte i

dubbi possono sorgere dall’emergere di nuovi fenomeni o abitudini, che debbono inquadrarsi nelle

 

norme esistenti (es: pattinatori = pedoni vanno su marciapiedi oppure = ciclisti vanno sulle

strade oppure non devono proprio circolare??).

4. L’interpretazione 

Applicare una norma significa verificare il suo significato in relazione al caso concreto significa

interpretarla.

INTERPRETAZIONE = operazione intellettuale mediante la quale si perviene a chiarire quale

significato debba attribuirsi alle frasi e parole con le quali la norma è espressa (cioè alla

disposizione) nella prospettiva della sua applicazione in concreto. 

Interpretando, si chiarisce il significato delle norme scritte l’elemento letterale è

importantissimo. Tuttavia, proprio dalle parole e dalle frasi usate, sorgono i dubbi allora bisogna

presupporre che la norma persegua un intento razionale e un risultato logico (es: divieto di

circolazione si prefigge di garantire la sicurezza dei pedoni…).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Docente: Olivi Marco
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Olivi Marco.

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