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del committente è il facere dell’appaltatore, e non la prestazione di dare tipica della vendita.

La giurisprudenza prevalente ha elaborato il discrimine sulla finalità che le parti hanno impresso al

contratto e non sul raffronto fra il valore del lavoro e quello della materia: classico è l’esempio della

vendita di prodotti di serie che resta vendita anche se devono essere ancora fabbricati; se invece il

prodotto ordinato esce dalla produzione seriale del fornitore si ha appalto.

In sede internazionale, l’art. 3 Conv. Vienna considera vendite i contratti di fornitura dei beni da

fabbricare o produrre, a meno che il committente non si impegni a fornire una parte sostanziale dei

materiali necessari per la produzione.

Rischio dell’affare:

L’appalto è un contratto di durata in quanto la prestazione dell’appaltatore è destinata a prolungarsi

nel tempo e il tempo diventa un fattore del rischio contrattuale. Per arginare tale rischio

l’ordinamento ha introdotto la regola dell’art. 1467 in tema di eccessiva onerosità.

L’appaltatore, se per ragioni sopravvenute ritenga utile apportare variazioni al progetto deve

ottenere l’autorizzazione del committente in forma scritta. Tale autorizzazione non dà diritto al

compenso per le variazioni all’appaltatore. In ipotesi di disaccordo decide il giudice.

Quando le variazioni sono di notevole entità, è riconosciuto al committente il diritto di recesso, il

quale è obbligato a corrispondere un indennizzo alla controparte. Se la variazione dipende da una

scelta discrezionale (es. estetica) del committente, il committente è legittimato a pretendere la

variazione del programma purchè non importino una spesa superiore a 1/6 del prezzo c

complessivo. (l’appaltatore ha comunque diritto al compenso per maggiori lavori eventualmente

eseguiti).

Le variazioni del rapporto di scambio inferiori al decimo costituiscono un fattore rientrante nel

perimetro del normale rischio contrattuale. Le alterazioni oltrepassanti la soglia del decimo

fuoriescono dalla distribuzione del rischio. Ove si verifichi uno squilibrio di tale entità, entra in

azione il rimedio della revisione dei patti. Il rischio della “sorpresa geologica” (evento naturale,

idrico…) aggrava l’appaltatore, a meno che, per far fronte ad esso, sia costretto a predisporre

accorgimenti comportanti spese superiori.

Verifica e accettazione dell’opera:

Il committente possiede un autotutela: la procedura di controllo, tesa a verificare che l’esecuzione

dell’opera avvenga in conformità al progetto e alle regole dell’arte.

IL CONTRATTO D’OPERA INTELLETTUALE

L’elemento che caratterizza il contratto avente ad oggetto la prestazione di un opera intellettuale è

rappresentato dalla tipologia della prestazione, a prescindere dal fatto che essa sia esercitata in

modo continuativo o saltuario. L’oggetto della prestazione è l’attività intellettuale. L’intellettualità del

fare implica che il prestatore d’opera svolga un servizio consistente nel prodotto delle energie

cerebrali spese in vista dell’interesse del cliente. Il professionista gode di ampia discrezionalità

nella scelta dei mezzi più adatti al conseguimento del risultato utile. Egli è tenuto a disattendere le

direttiva impartite dal cliente qualora risultino in contrasto con le regole dell’arte esercitata.

Quindi si tratta di un “fare” in cui materialità e manualità assumano un ruolo accessorio rispetto al

lavoro intellettuale.

Il rapporto tra professionista e cliente è personale, nel senso che le capacità del prestatore d’opera

sono infungibili. Le qualità dell’obbligato determinano il consenso del cliente stesso. Il

professionista può ricorrere ad ausiliari, a condizione che questi svolgano le loro funzioni sotto il

diretto controllo del padrone, dall’altro che il loro impiego non svilisca la fiducia alla base del

rapporto professionista/cliente.

La legge determina le professioni intellettuali “protette”, l’esercizio delle quali è interdetto a chi non

abbia superato l’esame di abilitazione, il cui fine è quello di verificare, nell’interesse della

collettività, che il candidato possieda le conoscenze teoriche e sostanziali indispensabili per la

pratica professionale.

Compenso: Se non è convenuto dalle parti e non si basa su tariffe professionali o degli usi, è

stabilito dal giudice, dopo aver sentito il parere dell’associazione professionale competente. E’

vietato concordare il compenso il proporzione al risultato ottenuto.

Obbligazione di mezzi e di risultato:

La responsabilità per in attuazione totale o parziale o tardiva del programma obbligatorio è

disancorata dalla situazione di difficoltà soggettiva in cui si trova il debitore ma non è assoluta.

L’impegno imposto al debitore non ne consente la liberazione solo nell’ipotesi in cui la prestazione

risulti naturalisticamente impossibile.

L’obbligato sarà sanzionato in base alla responsabilità contrattuale quando nell’attuare il rapporto

si sia verificato un accidente imprevisto che rendeva disagevole l’attività.

Il prestatore d’opera intellettuale non risponde a causa del mancato raggiungimento del risultato

programmato, a patto che siano state osservate le regole della diligente prestazione. Assumono

rilevanza quindi i mezzi: il professionista risponde se l’esito negativo della prestazione sia causato

da un esercizio negligente dell’attività preparatoria o accessoria alla prestazione principale (es.

strumenti chirurgici non sterilizzati).

MANDATO

Il mandato è il contratto con il quale il mandatario si obbliga a compiere uno o più atti giuridici in

nome proprio e per conto del mandante. Gli atti oggetto dell’incarico possono avere natura

materiale (effettuare un atto esecutivo di un precedente contratto) o negoziale (concludere una

locazione in nome proprio e nell’interesse di un altro).

Il contratto di mandato obbliga, nel senso che il mandatario si impegna a svolgere l’attività oggetto

dell’incarico di gestione o di cura dell’interesse altrui. La funzione gestoria caratterizza la causa del

contratto in esame.

Il mandato può essere generale o speciale.

-Generale: definito dal legislatore residuale; legittima il mandatario a compiere tutti gli atti che non

eccedano l’ordinaria amministrazione qualora non siano stati indicati espressamente. (es. a meno

che non sia stato espressamente autorizzato) l’incarico quindi implica una gestione conservativa

salvo clausola contraria.

-Speciale: ha ad oggetto singoli atti (negoziali o materiali) individuati dal mandante. Esigenza di

raggiungere un risultato utile e vantaggioso spiega la regola secondo cui il mandatario è legittimato

a porre in essere tutti gli atti che sebbene non contemplati nel mandato si rivelino necessari in vista

dell’esecuzione di quelli nominati.

Corrispettivo: l’onerosità è un elemento qualificante il mandato. Il mandato può essere stipulato

anche a titolo gratuito. Ma se non è stabilità diversamente esso si presume oneroso. Il compenso è

definito dalle parti oppure sulla base di tariffe professionali o degli usi oppure dal giudice.

Pluralità di mandatari e sub mandato:

Il mandante può conferire a più mandatari l’incarico di compiere la medesima attività gestoria. In

questa ipotesi i mandatari sono autorizzati ad agire disgiuntamente. Il mandante dovrà comunicare

la conclusione dell’affare agli altri mandatari, altrimenti risponderà dei danni derivanti

dall’omissione o dal ritardo. Il mandatario può ricorrere all’opera di un sostituto (= sub mandatario).

In questo caso il mandatario risponderà dell’operato del sostituto.

MANDATO CON PROCURA

Quando al contratto di mandato si affianca la procura viene a crearsi una situazione in cui il titolare

del potere rappresentativo è anche, nel medesimo istante, obbligato a eseguire l’incarico gestorio.

Azioni contrattuali:

Nel mandato senza procura tra mandante e mandatario non viene a imbastirsi alcun rapporto

contrattuale. Il mandante è comunque legittimato ad agire in nome proprio contro i terzi in vista

della tutela dei diritti di credito scaturenti dall’esecuzione dell’obbligazione gestoria.

Diligenza del mandatario:

Il mandatario nell’esecuzione dell’incarico è tenuto ad osservare la diligenza del buon padre di

famiglia. Il mandato conferito al professionista fa nascere in capo a quest’ultimo l’obbligazione di

agire con diligenza. Deve curare quindi l’interesse del mandante (compiere tutte le prestazioni

strumentali alla cura dell’interesse del mandante e non deve oltrepassare i limiti dell’incarico

gestorio).

Il mandatario non è solo tenuto ad osservare le istruzioni ricevute ma anche obbligato a rendere al

mandante le circostanze sopravvenute (sopravvenienzee) le quali possano indurre quest’ultimo a

revocare il mandato o a modificare il contenuto.

Può capitare che il mandatario non riesca a comunicare l’esistenza di ostacoli immediatamente al

mandante; in questo caso egli dovrà o prestare fede alle direttive iniziali con il rischio di violare

l’obbligo di salvaguardare l’interesse del mandante a causa della differenza tra la situazione

programmata e quella sopravvenute, oppure non eseguire l’incarico con lo stesso rischio.

Soluzione: Egli ha il dovere di discostarsi dalle istruzioni quando, a causa del fatto sopravvenuto

che non può essere comunicato tempestivamente al mandante, la loro osservanza

pregiudicherebbe gli interessi di quest’ultimo.

Estinzione del mandato:

Il mandato si estingue con la scadenza del termine o per il compimento dell’affare, per la revoca da

parte del mandante, per la rinuncia del mandatario o per la morte, l’interdizione o l’inabilitazione di

una delle parti.

La revoca è l’atto con il quale il mandante fa venir meno la legittimazione del mandatario ad agire

nel suo interesse. L’assenza di una giusta causa di revoca obbliga il revocante a risarcire i danni

quando il mandato sia stato conferito a tempo determinato o con un termine. La revoca può essere

tacita se il mandante ha eseguito direttamente l’affare oggetto del contratto gestorio, oppure se egli

abbia nominato un nuovo mandatario per il compimento dell’affare. L’effetto estintivo si verificherà

solo all’istante in cui tali atti negoziali siano stati comunicati al mandatario.

Se il mandato è a tempo indeterminato la revoca obbliga il mandante al risarcimento del danno nel

caso in cui non sia stato dato un adeguato preavviso, e che sussista una giusta causa.

La rinuncia del mandatario può essere fonte di responsabilità: il gestore è tenuto a risarcire i danni

patiti dal mandante quando la rinuncia all’incarico non risulti fondata su giusta causa, oppure dove

la rinuncia al mandato non sia stata comunicata all’altra parte con un congruo preavviso.

Mandato post mortem: è nullo il mandato a causa di morte, nel quale il mandatario riceve l’incarico

dal mandante di disporre dopo l’apertura della successione di quest’ultimo dei beni facenti parte

dell’asse ereditario. E’ invece valido il mandato post mortem se esso ha ad oggetto il

perfezionamento di atti di disposizione su beni o diritti acquistati da vivo dal mandatario, i quali

dovranno essere eseguiti dopo la morte del mandante.

LOCAZIONE

La locazione è il contratto con il quale una parte (di regola il proprietario) concede in godimento

all’altra una cosa mobile o immobile per un determinato periodo ottenendo in cambio un

corrispettivo. Nasce a favore del locatario il diritto personale di godimento. Il contratto è in forma

libera, ad accezione della locazione immobiliare ultraventennale. Il locatore, quando è proprietario,

conserva il valore di scambio del bene, mentre quello “d’uso” è sfruttato indirettamente e cioè

tramite la percezione del canone.

Scambio di utilità: utilità del godimento diretto: spetta al locatario, giustificato dall’obbligazione del

dante causa.

Beneficio del godimento: fruito dal locatore per mezzo della conversione in moneta del valore

d’uso.

La locazione non produce né il distacco definitivo del valore di scambio da quello dell’uso, né la

modifica strutturale del diritto di proprietà.

Oggetto: La locazione può avere a oggetto beni mobili o immobili. L’obbligazione vincolante il

locatario di restituire il bene concesso in godimento presuppone che il bene stesso non sia

consumabile: lo sfruttamento potrà generare il naturale degrado ma non l’estinzione dell’oggetto.

La funzione di locazione porta infatti ad escludere le cose che si estinguono a seguito dell’atto di

utilizzo. Se il bene ha locazione produttiva, l’affittuario avrà l’obbligo di rispettare la destinazione

economica della cosa e quindi di gestirla in modo da non disperdere la sua capacità produttiva, a

fronte dei diritti di far propri i frutti. Le parti sono libere di delimitare l’oggetto della locazione. Salvo

patto contrario, la locazione della cosa principale legittimerà il conduttore a beneficiare delle sua

pertinenze e accessori.

Decodificazione: La locazione deve essere armonizzata con la legislazione speciale che favorisce

il processo di decodificazione del tipo contrattuale (allontanamento dal codice dello statuto).

Durata: il contratto di locazione non può eccedere la durata dei trent’anni. Tuttavia, la locazione di

una casa per abitazione può essere convenuta per tutta la durata della vita dell’inquilino + 2 anni

successivi alla morte.

Obblighi del locatore:

Il locatore ha l’obbligazione di dover consegnare al conduttore la cosa in buono stato di

manutenzione e di garantire il pacifico godimento durante la locazione. La cosa è valutata in base

alla destinazione concordata, e nulla impedisce di locare un bene in cattivo stato di manutenzione

se ciò corrisponde alle volontà delle parti. Ne deriva il concetto di auto responsabilità: qualora il

conduttore conoscendo il difetto, assuma il connesso rischio economico, non potrà rifiutarsi di

pagare il canone. Il conduttore che ignori i difetti a causa del loro carattere occulto ha diritto a

invocare dei rimedi (risoluzione del contratto o riduzione del corrispettivo o risarcimento danni).

Il locatore è inoltre tenuto a eseguire le riparazioni necessarie ad assicurare l’efficiente godimento

del bene secondo quanto pattuito dalle parti (ad eccezione di quelle di piccola manutenzione).

Obblighi del conduttore:

-tenuto a restituire la cosa alla scadenza del rapporto

-godere della cosa con diligenza del buon padre di famiglia

-deve pagare il corrispettivo convenuto

-non mutarne la destinazione concordata

MUTUO

Il mutuo è un contratto reale. Il suo perfezionamento dipende dalla consegna del denaro o di altre

cose fungibili, da cui deriva l’obbligo gravante il mutuario di restituire altrattante cose della stesse

specie e qualità.

Mutuo di scopo: tramite il mutuo di scopo il mutuatario si obbliga a destinare la somma concessa

dal mutuante per il conseguimento dell’obiettivo liberamente pattuito o imposto dalla legge.

L’elemento che distingue il mutuo di scopo dal tradizionale contratto di mutuo è rappresentato

dall’obbligo di rispettare il vincolo di destinazione.

Termine: Il contratto di mutuo consiste in una prestazione di durata avente ad oggetto la

disponibilità per un determinato periodo della somma di denaro o di altre cose fungibili da parte del

mutuatario. Il termine finale è un elemento essenziale della fattispecie. Se non è stato concordato il

termine finale per la restituzione, esso è determinato dal giudice avuto riguardo alle circostanze.

COMODATO D’USO

Il contratto di comodato si perfeziona per mezzo della consegna del bene. Il comodatario, cui

spetta il diritto di godere della cosa mobile o immobile oggetto del contratto reale, è obbligato a

restituire la cosa stessa ricevuta dal comodante anziché l’equivalente.

A differenza del mutuo, l’oggetto del rapporto giuridico è rappresentato da beni infungibili e

inconsumabili.

Gratuità:

Il contratto è essenzialmente gratuito dato che la attuazione di una contro-prestazione a carico del

comodatario trasformerebbe il rapporto in locazione. La naturale gratuità del contratto non è

compromessa dall’imposizione al comodatario di un onere la cui funzione non sia quella di

dissimulare la prestazione corrispettiva dovuta a titolo di godimento della cosa.

Es. obbligo per il comodatario di pagare le imposte gravanti l’immobile oggetto del contratto -> non

converte il rapporto gratuito in oneroso.

Termine: Il termine è l’elemento essenziale della fattispecie in quanto il comodatario deve disporre

in un periodo minimo di tempo utile a soddisfare l’interesse pratico costituente la ragione

giustificata del rapporto negoziale. Il comodatario è obbligato a restituire la cosa solo alla scadenza

del termine finale, o in mancanza del termine, quando si è esaurita la programmata funzione di

godimento. In caso di morte del comodatario, il comodante può esigere l’immediata restituzione

della cosa considerata la natura strettamente personale del rapporto. La morte del comodante non

è causa di estinzione del vincolo.

Si definisce comodato (da non confondere con il prestito) il contratto mediante il quale una parte

(comodante) consegna ad un'altra (comodataria) una cosa mobile o un immobile affinché se ne

serva per un tempo o per un uso determinato con l'obbligo di restituire la medesima cosa ricevuta.

In Italia, il comodato è regolato dal Codice civile, libro quarto, titolo terzo, sezione terza, al capo

XIV rubricato "Del comodato", che è un capo composto dagli articoli numerati da 1803 a 1812,

nonché da altre norme sparse, fra cui norme tributarie che ne impongono la registrazione, a pena

di nullità.

Esempio: Sempronio permette al suo amico Mevio di utilizzare per qualche mese un

appartamento, senza fargli pagare alcuna pigione. In tal caso, Sempronio è il comodante, Mevio il

comodatario.

Il "comodato è essenzialmente gratuito" (testuale nell'art. 1803 c.c., rubricato "definizione"), in

quanto, se vi fosse un pagamento in denaro, ci troveremmo di fronte ad un altro tipo di contratto e

cioè alla locazione (ciò che, nel linguaggio comune, viene sempre chiamato affitto, mentre tale

nome spetta solo alla locazione di beni produttivi; art. 1615 c.c.). Dunque è pleonastico ed errato

parlare di comodato gratuito: il comodato è sempre gratuito o non è un comodato.

Esiste tuttavia il comodato oneroso, che si verifica allorquando chi riceve in comodato il bene si

obbliga ad adempiere ad una prestazione che, tuttavia, non assurge a corrispettivo del godimento.

Es: la concessione in comodato della propria villa per il periodo estivo, in cambio della semina

dell'erba in giardino, e della cura delle siepi.

La Cassazione ha qualificato come oneroso un comodato che prevedeva, da parte del

comodatario, il pagamento di una somma periodica idonea al solo rimborso delle spese (Cass.

2001, n. 3021).In alcuni casi è possibile che il contratto di comodato preveda un risarcimento per le

spese vive della cosa: caso frequente è che il condominio negli immobili sia a totale carico del

comodatario (colui che ha ricevuto la cosa).

La conseguenza giuridica del contratto di comodato è quella di fare nascere diritti e obblighi, senza

produrre effetti reali o traslativi. Infatti, non si ha come effetto il trasferimento della proprietà del

bene ovvero il trasferimento di un diritto reale sul bene stesso, del quale il comodatario acquisisce

il solo diritto personale di godimento.

COMODATO PRECARIO

Quando la durata del contratto non è stata determinata, il comodatario è tenuto a restituire la cosa

non appena il comodante la richiede (= precario).

Quando l’oggetto del precario è un immobile la giurisprudenza tende ad attenuare il rigore della

regola. (si tiene conto di età, salute, condizioni economiche del comodatario, e le difficoltà a

trovare una sistemazione alternativa). Il giudice può permettere al comodatario di abitare

l’immobile anche per più di 12 mesi.

Responsabilità del comodatario: Il comodatario è responsabile del perimento fortuito della cosa se

abbia avuto la possibilità di evitare l’evento sostituendola con la cosa propria o se potendo salvare

una delle due cose abbia preferito la propria, oppure quando impieghi la cosa per un uso diverso o

per un tempo più lungo di quello a lui consentito.

Se la cosa si deteriora per solo effetto dell’uso conforme al contratto, il comodatario non risponde

dell’alterazione.

Se sono beni mobili al fine di sottrarsi alla responsabilità di perdita o di danneggiamento, il

comodatario deve provare che l’evento non è a lui imputabile. Dovrà dimostrare che la causa del

danno fuoriesce dalla sua sfera di controllo.

Nel comodato c.d. precario, ovvero in mancanza di determinazione della sua durata, il comodatario

è tenuto a restituire la cosa non appena il comodante gliela richieda, ai sensi dell'art. 1810 cod. civ.

Tale norma tuttavia, configurando un'ipotesi specifica della regola generale prevista nella prima

parte del primo comma dell'art. 1183 cod. civ., non esclude l'applicazione della disposizione di cui

alla seconda parte del citato primo comma dell'art. 1183, con la conseguenza che il giudice, in

mancanza di accordo delle parti, possa stabilire il termine (per la restituzione della cosa oggetto di

comodato) quando sia necessario per la natura della prestazione, ovvero per il modo o il luogo

dell'esecuzione e, segnatamente quando, trattandosi di comodato di immobile ad uso di

abitazione, il comodatario necessiti di una congrua dilazione per rilasciare vuoto l'immobile e per

trovare altra sistemazione abitativa.

CONTRATTO DI ASSICURAZIONE

L’assicurazione è il contratto con in quale l’assicuratore, verso pagamento di un premio, si obbliga

a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a

pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.

L’assicurazione può essere:

a) assicurazione contro i danni: soddisfa gli interessi dell’assicurato a trasferire al’impresa

assicurativa il rischio derivante dalla perdita o danneggiamento di beni o diritti di cui egli ha

interesse a conservare l’integrità

b)assicurazione sulla vita: ruota attorno all’obbligazione dell’assicurazione di pagare a favore del

beneficiario un capitale o una rendita in caso di morte dell’assicurato o, in ipotesi di

sopravvenienza dell’assicurato stesso, decorso un certo tempo.

Sono due tipi con diversa finalità di assicurazione. Mentre l’assicurazione contro i danni ha una

funzione indennitaria, quella sulla vita umana risponde ad esigenze di natura eminentemente

previdenziale.

Al fine di permettere all’assicuratore di disporre di un arco di tempo sufficiente a valutare

l’opportunità di stipulare o no il contratto tenuto conto dell’entità del rischio da prendere su di sé.

Tale disposizione rende vincolante la proposta dell’assicurando per 15 giorni.

Il contratto di assicurazione soggiace alla forma scritta: l’eventuale accordo orale tra assicuratore e

assicurato è valido ma non potrà essere provato in giudizio attraverso testimoni o presunzioni. La

copertura assicurativa entra in azione dalle ore 24 del giorno dell’accordo alle ore 24 dell’ultimo

giorni della durata stabilita nel contratto.

Colui che stipula il contratto in nome altrui senza averne il potere, anziché essere responsabile dei

danni patiti dal terzo contraente per aver confidato senza colpa nella validità del vincolo negoziale,

è obbligato personalmente a pagare il premio e ad osservare gli altri impegni. In questo caso

l’assicuratore supporta pienamente il rischio ed è quindi un contratto valido. (Assicurazione in

nome altrui).

L’oggetto dell’assicurazione è l’assunzione da parte dell’assicuratore del rischio dedotto nel

contratto; il rischio è l’elemento essenziale della fattispecie. La sua inesistenza è causa di nullità

del rapporto.

Il principio indennitario introduce limiti all’autonomia privata e qualifica l’insieme delle regole la cui

ragion d’essere va ricercata nell’esigenza di evitare la degenerazione funzionale del contratto, che

si verrebbe a determinare se fosse concesso all’assicurato l’occasione di trarre indebiti profitti dalla

copertura assicurativa o qualora egli avesse l’incentivo a favorire l’accadimento.

Il principio indennitario serve a preservare l’interesse del soggetto esposto al pericolo di danno alla

conservazione del bene garantino.

Il contratto è nullo se nel momento in cui produce i propri effetti, manchi l’interesse dell’assicurato

al risarcimento del danno.

L’assicuratore è tenuto a risarcire il danno sofferto dall’assicurato in conseguenza del sinistro, nei

limiti e nei modi pattuiti. Oggetto dell’indennizzo è di norma il danno emergente o del profitto

sperato. L’indennizzo non può superare il valore della cosa assicurata al tempo del sinistro.

Assicurazione della responsabilità civile:

Si caratterizza per il fatto che l’assicuratore si obbliga a tenere indenne l’assicurato dalle pretese

risarcitorie invocate dai terzi a titolo di responsabilità contrattuale. L’oggetto della copertura è

quindi il patrimonio dell’assicurato.

Assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore:

I veicoli a motore senza guida di rotaie devono essere coperti da posti in circolazione su strade di

uso pubblico. L’assicurazione comprende la responsabilità per i danni alla persona causati ai

trasportati.

Rendita perpetua:

Con il contratto di rendita perpetua una parte (obbligato) conferisce all’altra (beneficiario) il diritto di

esigere in perpetuo la prestazione periodica di una somma di denaro o di una certa quantità di

altre cose fungibili, come corrispettivo dell’alienazione di un immobile o della cessione di un

capitale.

Il contratto di rendita da luogo ad un rapporto di durata:

-rendita perpetua: illimitato, si trasmette fino all’ultimo figlio

-rendita vitalizia: termine certo o incerto

Rendita vitalizia:

E’ fonte di un vincolo obbligatorio destinato a estinguersi alla scadenza di un termine certo ma

incerto il quando, dato che è correlato dalla morte di una determinata persona. L’imprevedibilità

dell’evento morte si riflette sull’equilibrio dello scambio: si può al più elaborare un pronostico sulle

chance di poter ottenere un tornaconto dalla prestazione da egli eseguita. Solo al momento

dell’estinzione del vincolo si potrà stabilire il nesso tra sacrifici e vantaggi patrimoniali.

La rendita vitalizia si può costituire mediante alienazione di un bene oppure attraverso il

pagamento di una somma di denaro o la cessione di un diritto di credito.

L’oggetto della prestazione dovuta è rappresentato da una somma periodica di denaro o di una

certa quantità di altre cose fungibili. (anche far fronte a bisogni alimentari, vitto o alloggio,

assistenza morale e materiale).

FIDEIUSSIONE

Sorge di regola da un contratto attraverso cui un terzo si obbliga personalmente con il creditore

garantendo l'adempimento dell'obbligazione da parte del debitore.

Con il contratto di fideiussione un terzo aggiunge la sua responsabilità a quella del debitore

garantendo l'adempimento della obbligazione; in tal modo la posizione del creditore si rafforza

perché avrà, in pratica, due debitori al posto di uno.

Da questo punto di vista la fideiussione è molto simile all'accollo, ma se ne differenzia per la

diversa struttura, perché nell'accollo l'accordo intercorre tra debitore e terzo che si accolla il debito,

mentre nella fideiussione si ha accordo tra terzo che intende garantire il credito e creditore.Anche

dal punto di vista funzionale la fideiussione si differenzia dall'accollo; in questo caso accade che la

garanzia è di regola costituita contemporaneamente al debito proprio per spingere il creditore a far

nascere un rapporto obbligatorio con il debitore, mentre l'accollo di solito si costituisce dopo la

nascita dell'obbligazione la fideiussione è valida solo se è valida l'obbligazione garantita (art.

la fideiussione non può eccedere quanto è dovuto dal debitore

onerose (art. 1941 c.c.)

il fideiussore è obbligato in solido con il debitore, salvo che si pattuisca i

(art. 1944 c.c.)

il fideiussore può opporre al creditore tutte le eccezioni che poteva oppo

(art. 1945 c.c.)

disciplina un fideiussore può a sua volta farsi garantire da un altro fideiussore, (fid

ma il creditore potrà agire contro di lui solo se sono insolventi il debitore

principali (art. 1948 c.c.)

la fideiussione può essere assunta anche da più persone; in tal caso tutt

in solido, salvo che si pattuisca il beneficio della divisione; in tal caso og

parte che gli spetta (artt. 1946, 1947 c.c.)

il fideiussore cha ha pagato ha azione di regresso nei confronti del debit

confronti di eventuali altri fideiussori per la parte rimanente ( artt.

La fideiussione importa la nascita di un obbligazione di garanzia personale a favore del creditore.

La fideiussione non ha per oggetto un determinato bene, ma tutto il patrimonio dei fideiussore, il

quale assume su di sé l’impegno di garantire l’obbligazione principale, mentre il terzo datore di

pegno o ipoteca è responsabile senza debito in considerazione della realtà della garanzia della

titolarità del diritto dominicale.

La volontà di prestare fideiussione deve essere espressa ma non soggiace a particolari oneri

formali anche se l’obbligazione principale derivi da un contratto a forma vincolata.

si tratta di una garanzia che un terzo si assume nei confronti di una banca con la

fideiussioni quale si impegna a garantire tutte le obbligazioni anche future che il debitore

omnibus assumerà nei confronti dell'istituto di credito

La figura della fideiussione omnibus ha sollevato molte discussioni in dottrina e giurisprudenza

circa la sua validità a causa della indeterminatezza dell' impegno assunto dal garante; la legge

154\92, però, modificando l'art. 1938 c.c. e l'art. 1956 c.c. ha indirettamente sancito la validità di

questo tipo di obbligazione, a condizione che per le obbligazioni future sia previsto l'importo

massimo garantito.

Di conseguenza, essendo ora ammissibili fideiussioni per debiti non ancora sorti, è venuto meno

quel requisito della inderminatezza che poteva rendere nulle le fideiussioni omnibus; è anche vero,

che tali garanzie sono valide solo se è previsto l'importo massimo garantito, e ciò a tutela del

garante-fideiussore;

resta da vedere, però, se questo importo massimo garantito sia in realtà di tale entità da risultare

nei fatti non obbiettivamente raggiungibile dal fideiussore nel momento in cui ha assunto la

garanzia.

Se la legge ha preteso un importo massimo garantito, evidentemente è stato per porre un limite

alla validità di dette garanzie per debiti futuri, e stabilire un limite massimo garantito altissimo,

significa nei fatti porre nel nulla la limitazione legislativa. Di conseguenza anche in questo caso si

potrebbe ritenere nulla la fideiussione per violazione dell'art. 1938, come se il limite non fosse stato

posto.

Principio di accessorietà:

Collega la garanzia personale all’obbligazione principale. La sua invalidità si riflette su quella del

fideiussore. Il principio di accessorietà importa che il fideiussore possa opporre al creditore tutte le

accezioni che avrebbe potuto opporre a questi l’obbligato principale, salva l’eccezione di

incapacità.

Fideiussione di secondo grado, pluralità di fideiussioni e la confideiussione:

E’ ammissibile la stipulazione di una fideiussione di secondo grado: parti del contratto sono il

fideiussore del fideiussore e il creditore.

Il fideiussore del fideiussore si obbliga a pagare al creditore la somma garantita quando tanto il

debitore principale quanto il primo fideiussore non abbiano adempiuto.

Oggetto della fideiussione di secondo grado non è il debito principale ma l’obbligazione

fideiussoria del primo fideiussore.

E’ possibile pattuire una pluralità di fideiussioni, tra loro non collegate, a garanzia

dell’adempimento della stessa prestazione; in questo caso i singoli fideiussori rispondono l’uno

disgiuntamente dall’altro.

Se tra creditore e fideiussori è stato pattuito il beneficio di divisione, ogni fideiussore che sia

convenuto per il pagamento dell’intero debito può esigere che il creditore riduca l’azione alla parte

da lui dovuta.

Fideiussione per obbligazioni future:

art. 1956 Tutela l’interesse del fideiussore a scansare il rischio dell’escussione abusiva suscettibile

di essere perpetrata quando il creditore di propria iniziativa abbia concesso al debitore principare

un credito pur conoscendo che le condizioni patrimoniali di questo erano tali da rendere

notevolmente più difficile il soddisfacimento del credito.

Mutamento condizioni economiche-> aumento del rischio di insolvenza dell’obbligato principale.

Nell’ambito della fideiussione per obbligazioni future un posto a sé fa riservato alla fideiussione

normalmente stipulata a favore delle banche, con la quale il garante assicura l’adempimento di

tutte le obbligazioni presenti e a venire assunte dal debitore principale nei confronti del beneficiario

entro un determinato periodo.

Contratto autonomo di garanzia:

I bisogni del commercio hanno spinto la creazione di una fideiussione mirata a rendere

l’obbligazione di garanzia il più possibile autonoma da quella principale, ad evidente vantaggio del

creditore, il quale può confidare di ottenere la prestazione emancipandola dalle vicende del

rapporto con il debitore originario.

Il contratto autonomo di garanzia si caratterizza per il fatto che il garante è tenuto a pagare a prima

richiesta, rinunciando ad opporre al garantito le eccezioni derivanti dal contratto principale.

Mandato di credito:

Il mandato di credito svolge una funzione preparatoria al perfezionamento di un contratto di

finanziamento. Il soggetto il quale abbia conferito ad un altro l’incarico di fare credito al terzo, in

nome e per conto proprio, risponde all’incaricato come fideiussore di un debito futuro. L’incaricato

non può rinunciare all’impegno assunto. Ma se dopo l’accettazione dell’incarico le condizioni

patrimoniali dell’incaricante o del terzo beneficiario sono divenute tali da rendere difficile il

soddisfacimento del credito, colui che ha accettato l’impegno non è costretto ad eseguirlo.

LA TRANSAZIONE

La transazione è il contratto con il quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine

ad una linee già incominciata o prevengono una lite che potrebbe sorgere tra loro.

Lo scopo della transazione è quello di evitare l'intervento del giudice per dirimere la diatriba insorta

tra le parti.

Il contratto esercita una funzione sostitutiva dell'accertamento giudiziale, perchè attraverso lo

scambio di concessioni si pone fine al contrasto senza turbare l'interesse pubblico alla

salvaguardia della pace socale.

La definizione amichevole della disputa costituisce il primo elemento qualificante il contratto di

transazione. Il secondo elemento è dato dallo scambio di concessioni: prestazioni corrispettive.

La transazione è speciale quando verte su una controversia particolare; è generale quando mira a

estinguere ogni disputa tra le medesime parti.

Il contratto di transazione dev'essere redatto per iscritto a pena di nullità.

L'atto documentante la trascrizione deve esprimere la causa di pacificazione e da esso dovranno

risultare le ragioni di contesa e le concessioni.

La transazione novativa:

La transazione, anzichè correggere, può determinare la novazione del vincolo obbligatorio tra le

parti (inter pares). In questo caso si avrà una nuova regola di condotta che dispone per l'avvenire

innovando rispetto al passato.

La risoluzione della transazione per inadempimento non può essere richiesta se il rapporto

preesistente è stato estinto per novazione.

La transazione è valida solo se i diritti coinvolti nell'atto di autoamministrazione del contrast di

pretese sono liberamente disponibili per opera dell'autonomia privata: non sono suscettibili le

controversie vertenti gli status e i diritti della personalità.

E' vietata la rinuncia ai diritti inerenti all'uomo nel suo essere e nel suo manifestarsi, ma sono pero

compromettibili i diritti patrimoniali.

E' indisponibile il diritto alla salute, ma è possibile definire con transazione la lite tra paziente e

medico derivanti dal malaccorto intervento chirurgico.

Invalidità della transazione:

La transazione autorizza la parte in buona fede a chiederne l'annullamento. La regola vuole

sanzionare la mala fede dello stipulante il quale transige pur essendo consapevole

dell'infondatezza della domanda, da cui trae origine il litigio. La cognizione del torto diventa causa

invalidante il negozio.

E' nulla anche la transazione sul contratto illecito, ossia generata da opposte interpretazioni circa

l'esecuzione del contratto.

L'annullamento della transazione può chiedersi solo dalla parte che ignorava la causa di nullità del

rapporto. Ove ambedue le parti conoscano l'invalidità del rapporto si verifica una novazione

automatica che elimina il vizio.

E' annullabile anche la transazione fatta su documenti che in seguito sono stati riconosciuti falsi

dall'autorità giudiziaria.

LA PERSONA FISICA

Ogni persona vivente è soggetto di diritto: la soggettività è un valore intangibile e immutabile. La

nascita è il fatto giuridico del distacco del feto dal grembo materno con l'inizio della respirazione

polmonare. La morte consiste invece nella cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo.

La soggettività non va confusa con la capacità giuridica che della prima è conseguenza e descrive

semplicemente l'attitudine della persona vivente ad assumere la titolarità delle situazioni

soggettive.

La capacità giuridica è l'attitudine di un soggetto ad essere titolare di diritti e doveri o più in

generale disituazioni giuridiche soggettive.Essa è governata dal principio di uguaglianza in senso

formale, nel senso che se esistano ragioni di protezione di altri interessi di rango costituzionale,

essa può essere in determinati casi limitata.

Stato civile: lo status indica la posizione della persona in una collettività di individui, in particolare

nella famiglia e nella comunità politica.

Parentela: la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite.

Dimora: è il luogo dove la persona si trova a soggiornare in un certo momento purchè non si tratti

di una sosta fuggevole o brevissima.

Residenza: quando la dimora assume il carattere di abitualità si parla di residenza.

Domicilio: indica la località dove la persona ha effettivamente la sede principale dei suoi interessi

personali, familiari, sociali e patrimoniali.

Scomparsa e assenza:

Quando una persona scompare dal suo ultimo domicilio o dalla sua residenza e non se ne

abbiamo più notizie, si pone il problema di tutelarne il patrimonio. Chiunque può chiedere che

venga fissato un curatore speciale per conservare il patrimonio. Se esiste un rappresentante legale

questo non è necessario.Il curatore può essere autorizzato a compiere atti di straordinaria

amministrazione per tutelare il patrimonio dello scomparso e rimane in carica fino a quando non

viene revocato o sostituito o i successori dello scomparso siano stati immessi temporaneamente

nel possesso dei beni di lui.

Se sono passati due anni dalla scomparsa i successori e chiunque ha diritto sui beni dello

scomparso possono domandare al tribunale di dichiararne l'assenza.

Non possono pero alienarne, ipotecarne o sottoporre a pegno i beni se non siano stati autorizzato

dal tribunale che ne riconosco la necessità.

Se lo scomparso ritorna o se ne prova l'esistenza di vita, gli effetti dell'assenza cessano

automaticamente e i possessori temporanei dovranno restituire i beni. Se è provata invece la

morte dell'assente i possessori temporanei devono consegnare i beni si successori di coloro che al

momento della morte erano suoi eredi.

Morte presunta: quando non si può procedere con gli accertamenti per compilare l’atto di morte, il

pubblico ministero può chiedere al tribunale che venga dichiarata la morte presunta della persona

scomparsa da cui non si

hanno notizie da almeno dieci anni. La sentenza determina la data della morte presunta nel giorno

a cui risale l’ultima notizia. Se se ne prova l’esistenza in vita o faccia ritorno alla sua residenza o

domicilio lo scomparso dichiarato presuntivamente morto recupera i beni nello stato in cui si

trovavano e gli spetta il prezzo di quello che siano stato alienati o investiti.

Commorienza: quando un effetto giuridico dipende dalla sopravvivenza di una persona all’altra si

considerano morte contemporaneamente e si parla di commorienza.

CAPACITA’ DI AGIRE, LA POTESTA’ GENITORIALE E LA TUTELA

La capacità di agire o capacità di atto esprime l’attitudine di una persona a compiere atti giuridici

validi.

La capacità di agire, che è l'idoneità del soggetto a porre in essere atti giuridici validi, esercitando

in questo modo i suoi diritti e adempiendo ai suoi doveri.Essa viene riconosciuta in maniera

automatica a tutti coloro che abbiano compiuto 18 anni. (per la conclusione di un contratto di

lavoro essa si acquista già con i 15 anni).

Gli atti giuridici del minore sono comunque annullabili anche se egli fosse perfettamente lucido e in

grado di intendere e volere, sempre che non abbia occultato con raggiri la sua vera età.

L’interdizione è pronunciata con sentenza del tribunale su proposta di un parente o di un pubblico

ministero.

La domanda di interdizione viene accolta quando:- la persona si trova in condizione di infermità di

mente, - ciò la rende incapace di provvedere ai suoi interessi, -l’interdizione è necessaria per

assicurare un adeguate protezione.

Il tutore è il legale rappresentante dell’interdetto e lo sostituisce nel compimento di ogni atto

negoziale e risponde degli illeciti da lui compiuti.

Emancipazione e inabilitazione: è emancipato il minore che avendo compiuto 16 anni, sia stato

autorizzato dal tribunale per i minorenni a contrarre matrimonio. Egli gode di una capacità di agire

parziale e può compiere gli atti di ordinaria amministrazione. Quelli di straordinaria

amministrazione per il suo patrimonio devono essere autorizzati dal curatore (un genitore o il

partner se maggiorenne) o dal giudice tutelare.

L’emancipazione è un istituto ormai di applicazione rarissima.

Può essere inalienato il maggiorennne –infermo di mente, -esponga lui o la sua famiglia a

pregiudizi economici, -il sordo o il cieco alla nascita che non abbia ricevuto un adeguata

educazione.

L’interdizione legale:

si trovano sottoposti a interdizione legale i soggetti condannati all’ergastolo o alla reclusione per un

periodo di tempo non inferiore a 5 anni e sempre che la condanna dipenda da un delitto non

colposo. Il condannato si trova estromesso dalla vita giuridica.

Potestà dei genitori: la potestà indica una situazione giuridica in cui la doverosità dell’agire è

indirizzata alla realizzazione di un interesse che un destinatario condivide necessariamente con la

collettività. Per provvedere all’obbligo costituzionale di mantenere, istruire e educare i figli, i

genitori vengono muniti del potere di assumere le determinazioni inerenti alla cura e alla vigilanza

dei figli minori e la gestione del loro patrimonio. La potestà viene riconosciuta ai genitori fino al

raggiungimento della maggiore età del figlio.

Il genitore che violi o trascuri i doveri inerenti alla potestà o abusi dei relativi poteri può essere

dichiarato decaduto dalla potestà con una decisione del tribunale dei minorenni. In linea generale,

le decisioni riguardanti il minore devono essere concordate da entrambi i genitori; in caso contrario

ciascuno di essi può ricorrere al tribunale. In caso di incapacità dei genitori la legge provvede che

siano assolti i loro compiti; in questo caso si deve aprire la tutela dei figli minori presso un

tribunale. Il tutore deve prestare giuramento davanti un giudice tutelare e assume la tutela del

minore, ne amministra i beni e lo rappresenta legalmente in tutti gli atti civili.

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

L’amministrazione di sostegno è stata introdotta nel 2004 per assicurare protezione alle persone che

per effetto di un infermità o di una menomazione fisica o psichica si trovino nell’impossibilità anche

parziale o temporanea di provvedere ai propri interessi.

L’amministratore di sostegno viene nominato con decreto del giudice tutelare su ricorso di quest’ultimo,

di coloro che richiedono l’interdizione o l’inabilitazione, dei servizi sanitari o sociali.

L’amministrato può comunque continuare a compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della

sua vita quotidiana e mantiene la capacità di agire per gli atti che non richiedono l’assistenza

dell’amministratore.

L’amministratore non può (senza consenso del giudice) acquistare beni, riscuotere capitali, consentire

alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni, accettare o rinunciare eredità, donazioni,…

La cessazione si verifica alla morte del beneficiario(amministrato) o dell’amministratore o con la

scadenza del termine se è una nomina a tempo determinato, oppure con un decreto motivato.

TUTELA CIVILE DELLA PERSONA

Ogni persona ha delle caratteristiche che la rendono unica e irripetibile: molte di queste sono ritenute

meritevoli di essere tutelate dalle aggressioni dai terzi. Il diritto civile si è storicamente sviluppato per

proteggere interessi di tipo patrimoniale collegato al diritto soggettivo. Si sono allora costruiti i diritti

soggettivi della personalità, forgiandoli sul calco del diritto di proprietà. La titolarità di questi diritti

soggettivi non può essere trasmessa né per atto tra vivi né a causa di morte e non può essere

dismessa tramite rinuncia o abbandono.

La vita della persona non può che essere tutelata in maniera assoluta contro qualunque aggressione di

terzi.

(esempi di diritti alla personalità: vita, salute, nome, immagine,riservatezza, dati sensibili)

La salute è un diritto fondamentale dell’individuo ed è vietata la vendita di parti del proprio corpo se

provoca una diminuzione dell’integrità fisica. Per quanto riguarda particolari trattamenti medici, si

prevede che un intervento nel campo della salute possa essere effettuato solo dopo che la persona

interessata abbia dato il suo consenso libero e informato ma può comunque in qualsiasi momento

revocare liberamente il proprio consenso.

Integrità morale (onore, reputazione e decoro)

L’onere e la reputazione indicano rispettivamente la considerazione di sé che ogni persona ha e quella

di cui gode nel consorzio sociale; il decoro è invece una manifestazione esteriore della dignità che si

apprezza nell’aspetto o nel comportamento.

L’art. 10 vieta l’esposizione e la pubblicazione dell’immagine di una persona quando rechino pregiudizio

al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei genitori, del coniuge, dei figli di questa.

L’onere e la reputazione della persona possono essere compromesse dalla libera manifestazione del

pensiero e della libertà di stampa e della libera professione delle arti.

DONAZIONI

La donazione è il contratto con il quale una parte (donante) per spirito di liberalità arricchisce l’altra

(donatario), disponendo a favore di questa un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione.

Lo spirito di liberalità implica l’inesistenza di qualsiasi vincolo giuridico o naturale. L’arricchimento può

essere realizzato mediante il trasferimento delle proprietà o di un altro diritto reale, oppure con la

cessione di un diritto di credito, assunzione di un obbligazione. Il contratto di donazione deve essere

redatto a pena di nullità mediante atto pubblico con la presenza di due testimoni. Se la donazione ha

per oggetto cose mobili, essa non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore

nell’atto.

Si tratta quindi di un contratto senza causa (inizialmente si pensava fosse sostituita dalla presenza di

testimoni); la causa però esiste ed è rappresentata dalla sua funzione di arricchimento non

contrappesato dalla prestazione

corrispettiva.

Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro

dichiarazione di accettazione.

Non possono donare coloro che non hanno la piena capacità di disporre dei propri beni (minori,

interdetti e inabilitati). Sono tuttavia consentite, con le forme abilitative richieste, le donazioni in

occasione di nozze a favore dei discendenti dell’interdetto o dell’inabilitato. E’ nullo il mandato con cui si

attribuisce ad altri la facoltà di designare la persona del donatario o di determinare l’oggetto della

donazione.

L’amministrazione dei beni donati spetta al donante medesimo oppure ai suoi eredi.

La donazione può avere ad oggetto il trasferimento di un diritto o di un obbligo anche di fare. E’ vietata

la donazione di beni futuri,salvo che si tratti di frutti non ancora separati. Se si tratta di un universalità di

cose si considerano comprese nella donazione anche le cose che vi si aggiungono successivamente, a

meno che non affiori una diversa volontà. La donazione può avere anche ad oggetto prestazioni

periodiche che si estinguono alla morte del donante.

Affiorano dall’art. 770 tre specie di donazione rimuneratoria rispetto alle quali il motivo incide sulla

finalità dell’atto: -la donazione fatta per riconoscenza, ossia per gratitudine, -la donazione fatta per

meriti del donatario(es. sport, scienza), -donazione fatta spontaneamente a titolo di rimunerazione di un

servizio ricevuto o promesso.

Donazione sub nuziale: è fatta a riguardo di un determinato futuro matrimonio, sia dagli sposi, sia di un

futuro nascituro. L’annullamento del matrimonio importa la nullità della donazione.

Il donante, in caso di inadempimento o di ritardo nell’eseguire la donazione, è responsabile

esclusivamente per dolo o per colpa grave. Il donante è tenuto a corrispondere il valore della cosa

evitta. SI ha dolo quando il donante abbia taciuto deliberatamente i vizi della cosa.

La donazione può essere revocata per ingratitudine o per sopravvenienza dei figli. Le cause di

ingratitudine sono enumerate nell’art. 801.

Le donazioni indirette esistono quando si ammette la rilevanza della causa concreta del contratto, in

contrapposizione dell’atto di volontà. La donazione (ma anche il negozio) indiretto è voluto dalle parti.

SUCCESSIONI A CAUSA DI MORTE

La successione per causa di morte consiste in una vicenda per effetto della quale il patrimonio del


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sab2393

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'amministrazione e consulenza del lavoro (CUNEO - TORINO)
SSD:
Docente: Riva Ilaria
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sab2393 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Riva Ilaria.

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