ISTITUZIONI DI SOCIOLOGIA II 20 aprile 2015
La nascita del concetto scientifico di cultura
cultura
Il concetto di è un concetto importante nella sociologia generale. Molti autori classici si sono occupati di cultura, pur non avendo pensato ad essa come ad
una disciplina indipendente.
Ma cosa si intende per cultura in genere?
livello di senso comune,
A a livello familiare, si hanno almeno due diverse accezioni del termine cultura:
1. La cultura dei dotti La cultura del dotti è la cultura vista come affinamento interiore, crescita intellettuale. Secondo questa accezione la cultura è una
caratteristica dell'individuo.
E' un' idea di cultura che riguarda indistintamente tutti gli individui, vale per tutti> ha pretese universali.
attraverso i musei, i teatri. Tutto ciò che permette all'individuo di crescere.
2. La cultura dei popoli
Comportamenti, stili di vita, valori di specifici gruppi all'interno della società.
Non è un qualcosa di individuale ma è collettivo, gruppi di persone.
Cultura particolarista > riguarda un gruppo invece che un altro.
Genesi storico sociale del termine cultura
Questa concerne però i paesi occidentali, poiché in altre società quegli aspetti e oggetti della realtà che identifichiamo come appartenenti alla cultura possono non
essere raggruppati insieme allo stesso modo.
In altre parti del mondo la nostra parola “cultura” potrebbe incontrare delle difficoltà di traduzione, non perché non esista (in tutte le civiltà esistono danze, usi, simboli
ecc), ma poiché le forme linguistiche sono intrecciate con l’esperienza e con il modo di pensare e queste variano con “le forme di vita” di cui sono espressione.
Bisogna dunque avere in mente fin dall’inizio una convinzione metodologica di fondo, ovvero che il concetto di “cultura” è esso stesso rivelatore della storia culturale
della società occidentale.
Il concetto di cultura è uno strumento che nasce in stretta relazione con l’esperienza e il linguaggio entro un dato contesto storicosociale.
I due usi comuni attuali della nozione di cultura si collocano in tappe diverse di una medesima evoluzione storica.
La parola cultura ha un’ origine latina, deriva dal verso colere ed è stata usata, già dagli antichi romani, per indicare sia il lavoro della terra (agri culturae), la cultura
dei campi, che in senso metaforico da Cicerone e Orazio.
Cultura dei dotti concezione illuministica/classica di cultura
1. > coincide alla
Cultura dei popoli concezione antropologica/moderna di cultura
2. > coincide alla
Due diverse concezioni, che si sono affermate in periodi differenti.
Concezione illuministica/classica
Idea illuministica/classica intende cultura come somma dei saperi accumulati e trasmessi dall'umanità.
Tutto il sapere dell'uomo, la cultura (con la a finale, non le culture dei popoli). Si afferma del Settecento, entrando a far parte del vocabolario illuministico.
cultura progresso dello spirito.
Nell'ambito Illuministico la è associata all'idea di
La cultura, attraverso la ragione, permette all'individuo di scacciare l'ignoranza, ogni forma di superstizione.
Cultura = progresso dello spirito.
Concezione antropologica/moderna
La concezione antropologica della cultura si afferma compiutamente alla fine dell’Ottocento, con l’affermarsi della scienza antropologica moderna, ma l’origine di
questa concezione è rintracciabile già nel secolo precedente con le idee di alcuni pensatori tedeschi, tra i quali il più importante è Herder, che contrapposero
all’universalismo astratto dell’Illuminismo la particolarità e l’unicità dei popoli.
Herder, filosofo tedesco, è considerato il precursore della nozione odierna di cultura.
concezione particolarista e relativista della cultura.
Herder sosteneva la
Relativista significa che ogni cultura è valida in sé stessa, per comprenderla bisogna studiarla, non c'è una cultura migliore e più giusta rispetto ad un' altra.
L’antropologia è la scienza sociale che ha fatto della cultura il proprio oggetto specifico di ricerca.
Sarà proprio l'antropologia a fornire la definizione descrittiva e non più puramente normativa del termine cultura.
Edward Bernett Talor, tra i fondatori dell’antropologia come scienza autonoma, fornisce la prima definizione del concetto antropologico di cultura nella sua opera
cultura primitiva,
Primitive culture. Taylor riconosce l’esistenza di una del tutto trascurata dalla tradizione illuminista.
In questa definizione la cultura è ancora considerata come sinonimo di civiltà:
La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e
qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società.
Estrapoliamo da questa definizione 3 caratteri fondamentali della cultura:
La cultura è appresa: il concetto di cultura si oppone all’idea di natura, la cultura non viene trasmessa geneticamente, non è innata, ma è qualcosa che
viene appreso nel corso del tempo, attraverso le interazioni con gli altri per esempio.
La cultura esprime totalità di ciò che l'uomo apprende e crea insieme ai membri della propria comunità.
E' un insieme complesso, perché include ciò che gli individui pensano, le azioni compiute nella vita quotidiana, le abitudini e le azioni (es. intrattenere
relazioni, vestirci..).
Comprende ciò che gli individui producono (es. artefatti) degli oggetti, degli strumenti. Questa capacità fa anche parte della cultura.
Cultura = società per l'antropologia.
Questa definizione è omnicomprensiva (> criticata per questo dal punto di vista della sociologia) comprende tutto. Se tutto è cultura allora la cultura è
uguale alla società, ma secondo la sociologia solo alcuni aspetti della società sono cultura.
La cultura è condivisa: In antropologia si ritiene che per essere definito culturale un fenomeno debba essere condiviso da un gruppo.
La cultura non è appannaggio di alcuni gruppi piuttosto che altri, tutti gli esseri umani producono cultura, essa è caratteristica dell’uomo in quanto tale. La
cultura è uniformemente distribuita all’interno della società.
La definizione di Tylor supera qualsiasi tipo di divisione sociale, classe, reddito, accomuna tutti e distingue l’uno. La cultura va intesa nel suo ampio senso
etnografico. 21 aprile
La definizione di cultura in sociologia
ANTROPOLOGIA SOCIOLOGIA
Privilegia gli studi empirici descrittivi. Oggetti di studio sono società tribali primitive Scienza generale dei fenomeni sociali. Oggetto di studio struttura della moderna società industriale e dei
processi di trasformazione che si erano verificati in essa.
Definizione omnicomprensiva della cultura Definizione non omnicomprensiva
Ciò che emerge dalla definizione data dall’antropologia è che la cultura ha un significato molto vasto, va a coincidere con tutto ciò che è prodotto e pensato all’interno
della società; è una definizione ad ampio raggio (ampia e inclusiva). Questa definizione ha dominato incontrastata per molto tempo e ha influenzato la stessa
sociologia.
In sociologia i comportamenti e gli artefatti non li troviamo.
Richard Peterson in un saggio del 1979 ci fornisce una definizione di cultura, costituita da 4 elementi:
1. valori
2. norme
3. credenze
4. simboli
1. Valori
Nel linguaggio comune il termine “valore” può assumere diversi significati:
1) Si può riferire ad un oggetto di interesse, qualunque cosa (materiale o non) che sia ritenuta importante, che per noi ha un significato. Qualunque cosa da
questa prospettiva può diventare un valore sia sul piano sociale sul piano individuale.
2) I valori indicano gli ideali a cui gli esseri umani aspirano. E’ criterio di valutazione, ideale a cui gli individui si riferiscono quando devono formulare dei
giudizi, diventando un principio generale in base al quale approviamo o meno determinate cose, ci permette di valutare, giudicare.
Max Weber mantiene la seconda accezione tra i significati forniti dalla sociologia.
Per lui i valori sono dei principi attraverso i quali organizziamo i nostri comportamenti, le azioni e le strategie da mettere in atto. Weber dice anche un’altra cosa: i
valori rappresentano “un dover essere”, costituiscono quindi un elemento normativo: rappresentano ciò che dovremmo volere, quello che dovremmo desiderare.
I valori fanno discutere, ci possono essere persone che non desiderano una cosa che invece dovrebbero volere tutti.
A differenza delle preferenze (ciò che è desiderato), sui valori (ciò che è desiderabile) si può discutere: per esempio il tema dell’aborto, le posizioni possono essere
diverse i valori possono diventare base di coesione per una societ à, ma anche di conflitto.
Ci sono 3 dimensioni dei valori:
• Dimensione affettiva i valori coinvolgono i sentimenti e gli stati d’animo delle persone. In che modo i valori vengono resi efficaci e operanti?
Non dipendono dalla presenza di sanzioni, o punizioni, non si rispettano i valori perché temiamo sanzioni di tipo legale per esempio. Dipendono
dal fatto che essi sono stati interiorizzati non dipendono dalle regole ma dal grado di interiorizzazione, fanno parte di noi, delle nostre
credenze. Ci può essere disapprovazione o approvazione verso le persone che non rispettano i propri valori, non ho l’autorità per punire un’altra
persona, ma posso comunque disapprovare ciò che fa.
• Dimensione cognitiva: fa riferimento al fatto che i valori hanno un senso argomentabile da parte dell’attore che li pronuncia. Ciò è possibile
grazie al fatto che spesso i valori vengono pronunciati sulla base del giusto o dello sbagliato.
• Dimensione selettiva: fa riferimento alla capacità dei valori di orientare l’azione e i comportamenti. Il valore è un ideale che orienta, che mi
spinge a fare determinate cose (e fa parte della cultura) mentre invece l’azione che ne consegue non viene considerata cultura
Parsons 4 dilemmi fondamentali della società moderna
(sociologo strutturale funzionalista americano) ha individuato (sono presentati in forma di coppia
dicotomica, rappresentano le scelte, questi dilemmi si possono sovrapporre):
• universalismo/particolarismo: fa riferimento al fatto che da una parte l’attore può scegliere se giudicare qualcuno o qualcosa in base a criteri che
valgono per tutti (universalismo), oppure giudicare qualcuno o qualcosa in base a criteri che si applicano ad un solo soggetto (particolarismo).
Contrapposizione tra scelta adottata da principi che valgono per tutti, oppure dettata da principi che valgono solo per determinati soggetti. Per esempio la
differenza tra il giudizio di un giudice e di un genitore
• prestazione/qualità: l’attore sociale giudica un oggetto o un individuo in base a quello che fa (prestazione) oppure in base a ciò che quel soggetto è
(qualità). Mi comporto guardando ciò che un individuo è capace di fare o cosa è lui in realtà? Nella prestazione contano gli status acquisiti (merito,
impegno), nel caso della qualità contano quelli ascritti (sono nata in una certa classe sociale). Il mio comportamento è legato a ciò a cui io decido di dare
importanza.
neutralità affettiva/affettività: un attore sociale può agire seguendo i propri sentimenti (affettività) oppure mettendoli da parte (neutralità). La relazione
• professorestudente deve basarsi sulla neutralità, quella tra genitori e figli sull’affettività.
specificità/diffusione: l’attore sociale può agire considerando alcuni aspetti della sua personalità (specificità), oppure può interagire con gli altri tenendo
• conto di tutti gli aspetti delle persone che gli stanno di fronte (diffusione). Un esempio del primo caso può essere il rapporto medicopaziente o commesso
cliente, nel secondo caso genitorefiglio in cui vi è un maggiore interesse per la personalità del figlio. Questa contrapposizione guarda alla distinzione di
ruoli e quindi alle aspettative di comportamento legate a questi. Per Parsons nel momento in cui vado a valutare qualcosa o qualcuno, lo faccio in
riferimento ad aspetti che riguardano o l’interezza degli aspetti di un individuo oppure solo alcuni.
I valori non sono sempre uguali, ma cambiano a seconda delle situazioni.
L’agire razionale rispetto al valore di Weber prende in considerazione comportamenti razionali alla cui base ci sono dei valori, un fine nel senso di valore sottolinea
come anche la conformità ad un valore possa essere considerata razionale, dotata di senso.
2. Norme
Le norme sono più specifiche e socialmente imperative rispetto ai valori, sono delle prescrizioni di comportamento, ci dicono come ci dobbiamo comportare, sono
vincolanti.
I valori orientano le azioni verso cosa dovremmo essere, le norme invece su come ci dobbiamo comportare, specificano un valore.
norme implicite esplicite:
Le norme non sono tutte uguali, ci sono ed esplicite quando sono formulate per iscritto oppure comunicate in modo ufficiale formale, tipo
codice penale, civile; quelle implicite sono quelle che non sono scritte e che non sono formulate in modo chiaro (in quest’ultima rientrano le norme di Goffman).
Essenza della norma non garantisce in sé che ogni membro si conformi in essa. Non è detto che gli individui rispettino le norme del codice penale.
sanzioni. sanzioni positive sanzioni negative.
L'efficacia di una norma può dipendere dal fatto che ci siano delle Le sanzioni possono essere di diverso tipo: e Le
sanzioni negative sono quelle che comprendono la punizione del trasgressore di una determinata norma. Le sanzioni positive sono l'esatto contrario, viene premiato
l'attore sociale che agisce in maniera conforme ad una determinata norma (es. individuo che raggiunge determinati obbiettivi aziendali e viene promosso).
norme costruttive norme regolative.
Viene fatta una distinzione anche tra e Le norme costruttive sono quelle che pongono in essere una pratica, che generano
una pratica (es. regole dei giochi, se muovo una pedina in modo sbagliato mi pongo al di fuori del gioco. Il gioco non esiste se non ci sono regole.)
Le norme regolative regolano pratiche che già esistono (es. regola di etichetta di togliersi il guanto quando si stringe la mano a qualcuno). 22 aprile
3. Le credenze
Indicano convinzioni espresse da individui e gruppi, basate su dati di fatto o atti di fede.
Se le norme stabiliscono che cosa dobbiamo fare, le credenze stabiliscono che cos’è la realtà intorno a noi, stabiliscono quello che la realtà è.
Sono per esempio i modi di classificare i rapporti di parentela, il fatto di dire “cognato, zia, padre, madre”.
Ma rientrano nelle credenze anche alcune proposizioni come “la Terra è rotonda!” che ci dice come sia la realtà.
Ci sono ovviamente credenze diverse, con pesi diversi tra il “la Terra è rotonda!” e “il 13 porta sfortuna!”
Le credenze ci aiutano ad organizzare e suddividere il mondo.
Tra culture diverse vi è anche una diversa organizzazione del mondo. Non è raro il caso di trovare lingue diverse che organizzano il mondo in maniera diversa, ad
esempio quando si legge una lingua straniera e non si trova una parola corrispondente italiana precisa.
Esempi:
Nel tedesco ci sono due termini distinti per tradurre il nostro “cibarsi”, c’è il cibarsi degli esseri umani e il cibarsi di animali. Nella lingua tedesca, mangiare umani è
“Essen” (cibarsi dell'uomo) mentre il cibarsi degli animali diventa “Pressen”.
Iinglese ci sono due termini per esprimere il gioco:
Si usa Play per dire “giocare” ma anche per dire “recitare”
Si usa anche però “Game” mentre nella lingua italiana esiste solo “gioco”
Play infatti è usato per il gioco spontaneo, senza regole mentre Game è per il gioco organizzato con regole precise.
Culture diverse organizzano diversamente la realtà a tal punto che esistono termini che noi non ritroviamo in altre lingue come il tedesco per il mangiare umani o per
l'inglese nel gioco.
Le Credenze non hanno tutte lo stesso significato, a volte hanno significato univoco in altre molto diverso.
• Credenze fattuali: identificano una proposizione sola, il loro significato è univoco. Le credenze fattuali sono sottoposte alla logica e al principio di non
contraddizione. Esempio “credo che piova” sarebbe in contraddizione con “credo che non piova”
• Credenze rappresentazionali: significato non univoco, cioè non identificano un solo significato ma possono ricevere tante interpretazioni, tante quante sono i
modi di precisarne il contenuto. Qui si può inserire la credenza, ad esempio, in Babbo Natale, perché quando noi diciamo che crediamo in Babbo Natale ne
abbiamo un'idea molto vaga. Ad esempio alcuni dicono che abbia la slitta mentre altri pensano che arrivi dalla finestra, queste sono tutte immagini. Anche
perché noi possiamo precisare quelle credenze in vari modi.
Perchè la Credenza della Terra rotonda sarebbe diversa da “Credo in Babbo Natale!” ? Perchè la prima fa riferimento ad opere scientifiche mentre in Babbo
Natale credo perché me l’hanno comunicato gli amici o i genitori ecc...sono credenze diverse.
Qui si possono anche inserire altre credenze come quelle religiose o quelle superstiziose.
I superstiziosi ad esempio portano delle prove per dar valore alla cosa, ad esempio se vincono qualcosa con un braccialetto fortunato, esaltano le doti di
quell’oggetto che ha portato alla vittoria.
La crede
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