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Istituzioni di sociologia II Appunti scolastici Premium

Seconda parte del corso "Istituzioni di Sociologia" del corso di laurea in Scienze della Comunicazione.
Concetti fondamentali della sociologia, approfondimenti sul concetto di cultura, analisi delle varie tradizioni sociologiche dominanti nel Novecento.
Riassunto e spiegazione dell'opera di Weber "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo" (1904-1905)

Esame di Istituzioni di sociologia docente Prof. M. D'Agati

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ESTRATTO DOCUMENTO

critiche:

Ricevette molte parlare di coscienza collettiva fa pensare a qualcosa di metafisico, un concetto difficile da definire.

Decide quindi di usare il termine “rappresentazione collettiva” dal 1897 nel suicidio. Questo termine fa pensare a qualcosa che viene pensato, sentito e anche

prodotto. Nella società pre­moderna la coscienza collettiva o le rappresentazioni collettive nell’ottica di Durkheim sono molto forti, estremamente vincolanti. Il singolo

in una società pre­moderna non riesce ad emergere, tutti sono uguali, non c’è spazio per l’individualità. La coscienza collettiva quindi condiziona moltissimo la vita di

ciascun individuo che si comporta secondo le indicazioni del gruppo a cui appartiene. Nella società moderna invece questa coscienza collettiva in un certo senso si

indebolisce: non viene meno, ma si indebolisce, è meno vincolante, è capace di esercitare in misura minore un controllo sociale sulla vita degli individui, orienta in

misura minore la loro vita. La coscienza collettiva nella società moderna appare orientata su valori individualistici, c’è il culto dell’individuo (box pagina 33).

Nell’ottica di Durkheim è una rappresentazione collettiva la religione, come insieme di valori, simboli ecc.

Le rappresentazioni sono collettive:

- nelle origini: sono un prodotto sociale, nascono dalla cooperazione di una collettività.

- nei contenuti: si riferiscono alla società.

Durkheim individua 4 caratteristiche della rappresentazione collettiva, ma ne facciamo solo 2 (p31):

- esteriorità: le rappresentazioni collettive sono esterne alle coscienze individuali, sono qualcosa di più di quelle individuali, hanno origine sociale, anche se sono

prodotte da singoli individui.

- obbligatorietà: le rappresentazioni sono sentite dalle persone che le adottano come qualcosa di cui non si può fare a meno, le sentono vincolanti.

In conclusione nell’ottica di Durkheim la cultura è qualcosa di separato dalla società: come il suicidio anche la rappresentazione collettiva è un fatto sociale che

presenta caratteristiche di esteriorità e obbligatorietà, imposte e sentite vincolanti.

Per Durkheim inoltre la rappresentazione collettiva è qualcosa che ha una sua esistenza, è considerata come una cosa, una cosa che posso studiare, vedere e

toccare.

La cultura è separata dalla società appunto perché ha delle caratteristiche proprie, è un oggetto separato da altri (reificazione: trattare come se fosse una cosa).

La scuola francese quindi respinge l’idea dall’antropologia di società coincide con la cultura.

Tradizione Tedesca

Non si può parlare di scuola tedesca, ma fornisce un apporto importante per quanto riguarda lo studio della cultura.

principali esponenti di questa tradizione sono:

• Max Weber

• Georg Simmel

Siamo sempre tra fine Ottocento e inizio Novecento. Nessuna delle tradizioni che abbiamo visto ha pensato alla cultura come una disciplina a parte, anche se il suo

studio è al centro di tutte e 3.

0bbiettivi dell’approccio tedesco:

 necessità di distinguere sul piano analitico cultura e società: non tutto è cultura.

 la tradizione tedesca evidenzia come la cultura sia solo un concetto con cui noi classifichiamo alcuni fenomeni, sottolineandone gli aspetti più importanti per la

loro comprensione.

E’ uno strumento che ci serve per comprendere alcuni strumenti della realtà. La cultura è quindi separata dalla società, ma non è un qualcosa che ha

un’esistenza propria.

Il contesto in cui si collocano gli studiosi della tradizione sociologica tedesca è un contesto che risente di due importanti dibattiti.

L’approccio tedesco acquista importanza a seguito di questi due dibattiti che prendono posizione in questo periodo, che hanno segnato l’impostazione tedesca nello

studio della cultura e che hanno influenzato di conseguenza anche lo studio della sociologia: il dibattito metodologico e la controversia tra idealismo e materialismo.

dibattito metodologico in Germania

Riguarda le modalità di comprensione dei fenomeni socio­culturali (culturale in senso molto ampio). Come si studiano i fenomeni sociali?

A differenza della concezione positivistica espressa nei lavori di Comte e Spencer,che sottoponevano le discipline storico­sociali ai procedimenti utilizzati per le

scienze naturali, lo storicismo tedesco, rivendicavano la specificità delle le scienze dello spirito (= scienze sociali), sostenendo che esse non potessero essere

sottoposte al metodo di indagine utilizzato nelle scienze della natura, tutte quelle scienze che arrivano alla formulazione di leggi.

Le scienze dello spirito non possono farlo: queste non possono arrivare a formulare delle leggi di tipo universale.

• metodo nomotetico (spiegazione): tipico delle scienze della natura. E’ un metodo volto alla costruzione di leggi universali, quelle del tipo “se A allora B”. E’

orientato alla descrizione di fenomeni storico sociali così come si presentano. Weber a differenza di Durkheim contrappone queste due scienze.

• metodo idiografico (comprensione): gli storicisti tedeschi contrappongono questo metodo a quello nomo tetico. Metodo orientato a descrivere i fenomeni

storici e sociali così come si presentano nella loro individualità. 4 maggio

Nella lezione precedente:

La tradizione tedesca e il dibattito metodologico a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Distinzione scienze dello spirito (insieme di discipline che secondo gli storicisti che non sarebbero potute diventare leggi, possono solo comprendere i fenomeni

sociali) le scienze naturali da esse si possono ricavare delle leggi.

Durkheim riteneva si potesse rintracciare le cause dei fenomeni storici­sociali, individuare delle vere e proprie leggi. Es. con il suicidio ne ricava una vera e propria

legge, “Il tasso di suicidio aumenta se il grado di integrazione diminuisce e vice versa” per lui questa legge è paragonabile ad una legge fisica.

In che posizione si colloca la scuola tedesca?

Weber fu influenzato molto dallo storicismo, suo pensiero si forma all’interno di questo contesto.

Per lui spiegazione e comprensione fanno parte entrambe del processo conoscitivo, fanno parte del metodo con cui indagare i fenomeni sociali.

Weber non parla di leggi, ma dice che lo scienziato sociale deve rintracciare le cause sociali dei fenomeni, ricercatore quando mette in luce alcune cause si sofferma

su quelle più importante.

Weber, al contrario di Durkheim, non pensa di poter trovare una tendenza, una regolarità statistica (una vera e propria legge). Spiegazione e comprensione vanno di

pari passo.

Tradizione tedesca Weber e Simmel furono molto influenzati dallo storicismo, ma si distaccheranno da questa posizione, poiché considereranno spiegazione e

comprensione due aspetti del processo per conoscere.

Conoscenza intuitiva e conoscenza causale non sono antitetiche per Weber, la comprensione è solo il primo passo del processo conoscitivo di un fenomeno sociale.

Weber “La cultura è una sezione finita dell’infinità priva di senso del divenire del mondo alla quale è attribuito senso e significato dal punto di vista dell’uomo”. Ovvero:

la realtà è infinita ed è infinitamente caotica, priva di senso, tutto va per i fatti suoi, ma in questa realtà abbiamo la possibilità di illuminarne delle porzioni, delle sezioni

finite. La cultura è quindi quella porzione di realtà che diventa significativa per il ricercatore, in questo senso è uno strumento di analisi della realtà che rimane

comunque priva di senso.

Controversia tra Materialismo e idealismo

Si sviluppa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, contrapposizione tra il materialismo di Marx e l’idealismo di Hegel.

“I fattori culturali hanno una loro autonomia? Possono influenzare la società o sono solo il riflesso della realtà sociale?”

Domanda presente all’interno di que sta controversia.

Materialismo: ritiene che la cultura sia un riflesso della società, Marx in particolare riteneva la cultura fosse il riflesso della struttura economica. La cultura non è in

grado di influenzare la società.

Tutto ciò che consideriamo cultura (valori, religione ecc) sono tutti strumenti che utilizzavano i detentori del potere per nascondere contraddizioni della società.

Idealismo: idea opposta, cultura ha una sua autonomia.

Spesso Weber è stato ricondotto erroneamente all’idealismo, si è ritenuta sua posizione molto vicina alla filosofia idealista, che risale alla filosofia di Hegel, poiché ne

L’etica protestante e lo spirito la tesi del libro è che all’origine del capitalismo moderno ci sia il protestantesimo. La cultura sembrerebbe in questo caso è causa della

società, in particolare di un modello economico.

Ma l’etica protestante una delle possibili cause del capitalismo. Cultura influenza societ à sembrerebbe. Ma in realtà lui dice che quella è una delle possibili cause,

non è l’unica! Lui stesso lo dice molto chiaramente nel suo stesso libro, sicuramente ritiene che cultura possa influenzare società, ma non la ritiene l’unica causa.

Weber sostiene l’idea per cui esista un influenza reciproca tra le cose, tra le idee e la società. Non è una tesi la sua unidirezionale e deterministica, come lui stesso

definisce questa interpretazione della sua tesi “pazzamente dottrinaria”

Anche nella tradizione tedesca nessuno autore pensò alla cultura come oggetto di una disciplina indipendente, cultura era un aspetto che ha interessato molti studiosi

ma nessuno di loro ha mai pensato di sostenere un’idea di sociologia della cultura.

Tuttavia negli anni ’20, in Germania, emerge un tentativo esplicito di dare vita ad una sociologia della cultura.

Si parla in alcuni casi di sociologia della cultura e di sociologia della conoscenza.

Sociologia della cultura ­­> Alfred Weber, fratello di Max Weber

Sociologia della conoscenza ­­> Karl Mannheim.

Queste due discipline esistono oggi, sono discipline istituzionalizzate e autonome, Mannheim fu importantissimo per la sociologia della conoscenza. Alfred Weber

invece non tanto, non realizzò in pratica questa sua idea.

Come antropologia e sociologia vedono la cultura?

Paradigma approccio, interpretazione, insieme di teorie.

Analizziamo entrambi i paradigmi attraverso questi aspetti:

1.rapporto cultura­società

2. contenuti e caratteristiche della cultura

3. Capacità o meno di cambiare

4. Modalità di trasmissione della cultura

• Paradigma sociologico

1. Scuola di Chicago Thomas sottolinea fatto che cultura è insieme di credenze, simboli ecc. che permettono allo straniero di interpretare la realtà. La

società in questa posizione è ritenuta diversa dalla cultura, anche se non è esplicitato.

Per la tradizione francese la cultura si distingue dalla società, Durkheim ritiene cultura una vera e propria disciplina, dotata di una sua esistenza

autonoma.

La scuola tedesca ritiene che la cultura si distingua dalla società perché è il ricercatore che seleziona una parte da analizzare

2. Tradizione che più di tutte ha messo in luce la differenziazione della cultura è la scuola di Chicago, analizza gruppi portatori di culture diverse (es. analisi

di Parker sui vicinati. Coniugi Lynd fanno eccezione però)

3. Cultura che cambia nel corso del tempo, è anche innovativa perché è in grado di produrre cambiamenti rilevanti. Il concetto di carisma è esso stesso

legato ad una idea di innovazione, quando Weber parla di rottura è legato al leader carismatico, leader che sa rompere con l’ordine esistente, rompe con

la tradizione. Anche quando parla di spirito del capitalismo intende un atteggiamento fortemente innovativo. Cultura cambia ed è in grado di mutare la

società.

4. Interazione. Riceviamo cultura dai nostri maestri ma possiamo selezionare cosa interiorizzare o cosa no.

Noi possiamo selezionare e interagire con chi ci trasmette cultura. Cultura non è trasmessa per condizionamento ma in modo interattivo. Attore sociale

attivo e cosciente

• Paradigma antropologico

1. Cultura=società

2. Paradigma antropologico sostiene l’ omogeneità culturale, ovvero che la cultura è omogenea al suo interno. Questo secondo punto riguarda come si

presenta una cultura al suo interno. Al suo interno è organica. 3.

3. Cultura è statica, si mantiene nel tempo, insieme di tradizioni, aspetti che vengono trasmessi da una generazione all’altra

4. Condizionamento. Secondo gli antropologi delle origini cultura si trasmetteva in modo automatico, meccanico, da una generazione all’altra. Senza che

individui se n rendano conto, secondo un processo top down (dall’alto al baso). Attore sociale passivo, non interagisce, riceve cultura.

Soprattutto la tradizione americana ha un idea della trasmissione della cultura in modo interattivo, mentre per la scuola francese la posizione di Durkheim si avvicina

molto alla posizione antropologica.

Paragrafo 1.2 pag 46­53

Concetto di cultura, pur non avendo dato vita a nessuna disciplina specialistica, fino agli anni ’50 dopo i primi studi dedicati ad essa il concetto di cultura viene un po’

abbandonato.

Analisi della cultura si concentra tra la fine dell’Ottocento e l’inizio dell’Ottocento, ci sono molti autori che si interessano ad essa o ad alcuni aspetti di essa. Dagli anni

30 agli anni 50 però l’ interesse per la cultura viene meno.

Talcott Parsons a partire degli anni ‘50 pone di nuovo al centro del suo interesse la cultura dopo anni di disinteresse.

Talcott Parsons

Sociologo struttural­funzionalista americano.

Parsons inserisce la cultura nella sua teoria generale dell’azione. Questa teoria si poneva l’obbiettivo di costruire un quadro concettuale e teorico in grado di conferire

alla sociologia il riconoscimento di scienza autentica.

La cultura partecipa dall’esterno all’azione, in quanto fornisce all’azione l’ orientamento, fornisce la motivazione all’individuo per agire.

Cultura in qualche modo giustifica l’azione dell’individuo.

Pur attribuendo importanza alla cultura a questo non segue un’analisi dettagliata della cultura da parte sua.

La sua analisi non è dettagliata. ribadisce il fatto che la cultura è qualcosa di diverso dalla società,

Anche lui, come avevano fatto gli autori della trad. tedesca, francese e Chicago, restringe il

campo semantico del concetto di cultura. carattere

La cultura secondo Parsons coincide con un qualcosa che ci spinge a comportarci in un certo modo, cultura è separata rispetto alla società: ha un

normativo, è l’insieme dei modelli di comportamento che la comunità sociale ritiene validi, su cui c’è consenso sociale e condivisione, e che i membri della società

sono tenuti a rispettare e a trasmettere alla generazione successiva.

deve fondarsi su un insieme di valori,

Ma la cultura per avere questa funzione che vengono però trasmese trasmesse per condizionamento. Vicino alla sociologia

per la concezione di cultura diversa dalla società, ma vicino all’antropologia perché secondo lui apprende cultura in maniera meccanica, senza rendersene conto.

Cultura ricevuta meccanicamente viene attivata nella quotidianità attraverso l’inconscio, cultura presenta ma non si vede che ci porta ad agire senza

rendercene conto. Ricevette molte critiche. 5 Maggio

Capitolo 4 ­ differenziazione culturale nelle società moderne.

Il pluralismo culturale

Differenziazione o pluralismo individuano due tratti distintivi della società moderna.

Caratteristiche del pluralismo culturale nella società moderna:

molteplicità di modelli culturali scarsamente correlati l’uno all’altro,

1) Presenza di una talvolta persino contraddittori. Esistono culture diverse, modelli culturali

diversi che sono difficili da mettere a confronto. Infatti è complesso mettere a confronto i valori della cultura occidentale con i valori della cultura islamica.

Weber a proposito della molteplicità culturale parlava di politeismo dei valori, mette l’accento sul fatto che in uno stesso territorio possono coesistere valori diversi.

Evidenzia gli aspetti conflittuale generati dalla pluralità di valori.

scelta tra modelli culturali diversi, aspetto importante e irrinunciabile della propria libertà

2) convinzione che la in alcuni casi contraddittori, sia un e della

libertà altrui. Ciascun individuo è libero di scegliere, con una libertà impensabile in epoche precedenti.

Il pluralismo culturale esisteva anche nelle società pre­moderne?

Anche in queste società presentavano un certo grado di pluralismo culturale, seppur ridotta. Vi sono però delle differenze.

• Società pre­moderne ­­> pluralismo culturale orizzontale

• Società moderna ­­> pluralismo culturale verticale/trasversale

Le società pre­moderne avevano una differenziazione culturale orizzontale (idea in contrapposizione con l’idea di Durkheim) La differenziazione culturale era legata al

fatto che ci fossero gruppi di tribù diverse, pluralismo segue la divisione in gruppi. Nelle società pre­moderne netta divisione di stato, di casta, di gruppi diversi. La

diversità non era messa in discussione poiché appariva come qualcosa di naturale e inevitabile.

Nelle società moderne la cultura è differenziata in modo verticale e trasversale (attraversa i gruppi).

Per Simmel individuo moderno appartiene a gruppi diversi, questi possono essere scarsamente correlati gli uni agli altri (es. i molteplici status dell’individuo. Ad ogni

gruppo si associano aspettative diverse) Ciascuno aderisce ad un certo modello culturale perché aderisce ad un certo gruppo.

Ogni gruppo è portatore di un modello culturale e gli individui ne sono attraversati e deve fare delle scelte tra diversi gruppi e modelli culturali (es. studente che deve

scegliere tra stare con gli amici o studiare).

Mobilità sociale

Ovvero passare dalla posizione occupazionale all’altra o da una classe sociale all’altra (nelle società pre­moderne il cambiamento di classe non avveniva così

facilmente).

La mobilità sociale varia da Paese a Paese, non è uguale ovunque.

La differenziazione culturale va distina dal multiculturalismo. Erroneamente questi due termini sono considerati sinonimi.

Con multiculturalismo si intende il dibattito sul tema del trattamento della diversità culturale, i modi di conciliare le esigenze democratiche con il riconoscimento

pubblico delle varie culture.

Pluralismo fa riferimento ad una caratteristica della società moderna, il multiculturalismo è un dibattito che si è sviluppato negli ultimi decenni.

Concetto di subcultura

Indica una cultura subordinata rispetto alla cultura dominante. Per molto tempo il prefisso “sub” era inteso come qualcosa di negativo, marginale. I primi studi sulla

subcultura erano su culture deviate, marginali. Oltre al fatto di essere subordinata, la subcultura si basa su differenze di classe, etnia, età o differenze geografiche.

Le subculture presenta tratti di coesione che la avvicinano al concetto di comunità, ma non sono la stessa cosa: la comunità fa riferimento ad una rete di relazioni

stabili (es. i vicinati, gruppi stabili nel tempo), mentre la subcultura non è un gruppo stabile, è meno durevole nel tempo.

Due grandi tradizioni di ricerche hanno preso in esame le subculture:

1. scuola di Chicago (subordinazione in negativo)

2. scuola di Birmingham (subordinazione non in negativo)

Queste due tradizioni di ricerca sono opposte, propongono due visioni diametralmente opposte di subcultura.

Scuola di Chicago interpreta in termini negativo la subcultura, tra gli anni ’20 e la fine degli anni ’60 del Novecento. Concentrano i loro studi sulle bande urbane

giovanili, bande devianti delle città, in particolare di Chicago.

A loro non interessano gli altri gruppi di giovani, a loro interessano i gruppi che hanno un’ azione deviante e portano a comportamenti delinquenti. “Ragazzi

delinquenti” (1955) di Cohen

Cohen individua 5 caratteristiche delle subculture delinquenti:

1. gratuita Cohen non individua alcuna motivazione razionale per le attività delinquenziali compiute, se non la ricerca dell’approvazione da parte degli altri

membri della subcultura

2. maligna ragazzi provavano soddisfazione nel provocare e causare disagio alle persone

3. distruttiva tentano di oltraggiare valori delle classi medie, come il valore del merito. I giovani si scagliano contro i valori mettendo in discussione e

oltraggiando i valori delle classi medie

4. versatile la banda non si specializza in un'unica attività criminale, come le bande degli adulti, i giovani mettevano in atto diverse forme di delinquenza

(non solo furti, per es. anche atti di teppismo)

5. orientata all’edonismo immediato atti orientati al godimento immediato, azioni fini a sé stesse, non ci sono progetti a lungo termine.

Scuola di Birmingham

Studi della partono dal 1950 in avanti.

Focus sui giovani. Sulle bande giovanili non delinquenti, chiamate “le bande spettacolari”.

Bande spettacolari perché sono subculture che costruiscono la propria identità attraverso uno stile distintivo (cioè avendo un proprio look, usare oggetti particolari,

prediligere un certo tipo di musica, avere un certo stile).

Tra le aggregazioni giovanili studiate da questa scuola ci sono i Punks, i Mods.

Come le bande delinquenti anche queste bande hanno una precisa appartenenza ad una classe sociale.

I membri di questi gruppi sono perlopiù appartenenti alla classe operaia. L’opposizione nei confronti della classe media rimane fine a sé stessa, c’è una certa

opposizione ma non si traduce in una opposizione politica.

Perché la scuola di B. decide di studiare questi gruppi?

Gli studiosi si oppongono ad una serie di visioni generalista della categoria dei giovani a quel tempo. Molti consideravano la categoria dei giovani non omogenea, non

differenziata al suo interno.

Uno degli autori più importanti di questa scuola è Hebdige.

Una ricerca degli anni ’60 aveva interessato gli studiosi della scuola di Birmingham.

Questa ricerca aveva messo in luce che Elvis non piaceva a tutti gli adolescenti, ma solo ai giovani della classe operaia. A tutti gli altri giovani piaceva Pat Boone.

Ancora oggi si tende a pensare che alcuni generi musicali piacciano a tutti. Questa ricerca mostra come tra gli adolescenti non ci fosse uniformità.

Culture e classi sociali

Carl Marx

Non ha mai fornito una vera e propria definizione precisa di classe sociale, anche se è centrale nella sua opera.

Per Marx l’origine delle classi nasce a seguito dell’esistenza dei rapporti di produzione.

Classe ha un fondamento economico. Le due principali classi più importanti del sistema capitalistico sono

La borghesia e il proletariato.

Borghesia detiene i mezzi di produzione, il proletariato dispone solo della forza lavoro e la vende per poter sopravvivere.

L’esistenza classi legata al fatto che esistono gruppi che possiedono mezzi di produzione.

La disuguaglianza ha una base economica, legata al fatto che alcuni possiedono i mezzi di produzione.

Plusvalore

Il valore prodotto dal lavoratore nel corso della giornata, è sempre maggiore rispetto al salario che riceve a fine giornata. Salario inferiore rispetto al lavoro che ha

prodotto.

Differenza tra quanto il lavoratore produce e salario effettivo che riceve in cambio è detta plusvalore.

L’obbiettivo principale di Marz è mostrare, mettere in luce il ruolo delle classi sociali nel produrre un cambiamento nella società. Marx non vuole solo denunciare lo

sfruttamento della classe operaia.

Classe in sé e classe per sé

Classe in sé indica la collocazione oggettiva delle persone all’interno di una classe.

Classe per sé fa riferimento alla dimensione soggettiva, fa quindi riferimento alla consapevolezza degli individui di appartenere ad una comunità, in cui ci sono

individui che come lui condividono gli stessi interessi, la stessa concezione del mondo. Classe che acquisisce la coscienza di classe.

Quando si passa dalla classe in sé alla classe per sé, quando avviene la presa di consapevolezza da parte degli individui, si creano le condizioni per poter

trasformare la società, che nell’ottica Marxista significa l’ instaurazione di una società senza classi, cambiare l’ordine vigente della società.

Finché però si è nel livello di classe in sé la trasformazione, secondo Marx, non può avvenire.

In che modo un gruppo diventa consapevole di far parte di una classe? In che modo acquista consapevolezza di essere una classe per sé?

Discorso di Marx non è chiaro, ma evidenzia che questo passaggio dovrebbe avvenire attraverso la pratica lavorativa, sul posto di lavoro, interagendo con persone.

Max Weber

Ha una posizione diversa rispetto a quella Marxista, Weber smorza accento sulla dimensione economica presente nel pensiero di Marx.

La disuguaglianza, per Weber, va ricercata anche in altri ambiti, non solo nella sfera economica. La sfera culturale e la politica contribuiscono alla disuguaglianza.

Discorso più articolato rispetto a quello di Marx, parlandoci di ceti e di partiti.

La classe sociale nasce all’interno della sfera economica, tuttavia se per Marx il criterio di base era la proprietà o meno dei mezzi di produzione, il criterio che

definisce una classe è la situazione di mercato. Enfasi sulla distribuzione piuttosto che sulla produzione.

Weber distingue 3 situazioni di mercato:

• il mercato del lavoro su questo mercato troviamo la classe operaia e gli imprenditori (proprietari e non proprietari)

• il mercato del credito troviamo i creditori e i debitori

• il mercato delle merci disuguaglianza riguarda i venditori e i compratori

In questi 3 mercati gli individui si collocano in posizioni diseguali. Classi sociali legate a queste tre situazioni di mercato.

Concetto di ceto per Weber

I ceti si ritrovano nella sfera della cultura. Sono comunità di individui con uno stesso stile di vita e un forte senso di appartenenza. Ceto è un insieme di persone che

condivide una serie di aspetti comuni.

Weber dice che il ceto presenta delle caratteristiche. La sua caratteristica principale è la tendenza alla chiusura sociale, del ceto non può far parte chiunque. Accesso

limitato. Ceto conferisce prestigio sociale alle persone che include.

Più persone appartenenti a classe diverse possono costituire un ceto, ma una classe non da’ automaticamente vita ad un ceto. Le classi sono molto più eterogenee

dei ceti, i ceti sono più omogenei al loro interno rispetto alle classi.

Se una classe sociale vuole acquisire una posizione di potere, (Weber sottolinea più volte che è un potere non solo in termini economici) deve organizzarsi come

ceto, questo si può realizzare attraverso la cultura, attraverso l’assunzione di regole, norme, modi di pensare e di comportarsi.

Relazione tra ceto e classe per questo motivo è molto stretto.

Cultura e generazioni

Concetto di generazione di Karl Mannheim, sociologo Ungherese (1893­1947).

E’ egemone ancora oggi, ha avuto un impatto talmente forte che ancora oggi in sociologia ci si affida alla sua definizione di generazione.

“Il problema delle generazioni” saggio del 1928, importante perché M. da una definizione di generazione molto interessante.

Mannheim inizia il saggio con una critica a due diversi modi di affrontare il problema delle generazioni: quello positivista e quello romantico­storicista. Critica positivisti

perché vedono generazioni come fatto solo biologico, criica storicisti perché vedono le generazioni come qualcosa di spirituale e misteriosa.

la differenza tra coorte di nascita e generazione.

Prima di definire cos’è una generazione, analizza Coorte di nascita individua tutti coloro che sono nati nello

stesso arco temporale (nello stesso anno). Individui che attraversano una analogo percorso, fanno esperienze simili poiché hanno la stessa età. La coorte di nascita

si differenzia dalla generazione perché l’età è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per far sì che esita una generazione, età serve ma non basta per

parlare di generazione.

Generazione per M. è un concetto molto più ampio. Comprende, oltre a coloro che sono nati in un certo arco temporale, hanno la stessa collocazione nello spazio

storico­sociale e sono esposti alle medesime influenze culturali ed eventi. Insieme di individui che hanno avuto esperienze culturali comuni, hanno avuto le stesse

esperienze significative.

Legame di generazione ­­­­> unità di generazione

La definizione di M. di generazione corrisponde a ciò che lui chiama collocazione di generazione.

• Collocazione di generazione (generazione). livello più basso, livello di base. Non possiamo parlare di collocazione di generazione anche alle altre

popolazioni extra europee, non riguarda tutte le Nazioni.

Distingue altri due livelli:

• Legame di generazione sottogruppo che comprende tutte le persone che hanno la stessa età, esperienze ecc., ma in più si tratta di persone che

entrano in relazione con un particolare evento, persone che seppur in modo diverso reagiscono in maniera diretta agli eventi culturali a cui sono esposti.

Partecipazione a delle proteste, manifestazioni. Riguarda solo una parte di giovani, chi non ha partecipato attivamente non ha costituito un legame di

generazione. Affinché ci sia un legame di generazione è necessario che ci sia una partecipazione attiva.

• Unità di generazione. Si costituisce dentro il legame di generazione. Individui che reagiscono agli eventi culturali in maniera unitaria, in modo

organizzato, comune. Proponendo soluzioni e modelli culturali comuni. Esempio hippies (reagiscono agli ideali contemporanei proposti dalla classe

dominante proponendo un modello proprio, proposta di nuovi valori in opposizione alle classe dominanti).

Stile di vita secondo Pierre Bourdieu

“La distinzione critica e sociale del gusto” del 1979. Definisce lo stile di vita partendo da una riflessione più ampia sul rapporto tra classi sociali e cultura.

Non definisce le classi facendo riferimento ai rapporti di produzione. Definizione multi dimensionale di classe sociale, secondo B. le classi sono generate dalla

distribuzione di 3 tipi di capitale.

• Capitale economico riguarda il livello di risorse materiali di un individuo. Viene rilevato dal reddito e il patrimonio.

• Capitale culturale fa riferimento al grado di istruzione e conoscenze di un individuo. Al suo interno comprende il capitale scolastico e il capitale ereditato

(capitale culturale acquisito attraverso la famiglia d’origine) famiglie degli anni ’60 capofamiglia era il padre, e chi aveva titolo di studio più elevato era

quello del padre, quindi B. prende il capitale ereditato paterno, fa riferimento al titolo di studio del padre. (al giorno d’oggi si fa una mediazione tra titoli di

studio dei genitori)

• Capitale sociale quello che paradossalmente è meno approfondito rispetto agli altri. Fa riferimento alle reti di relazioni sociali in cui sono inseriti gli

individui. Il grado di associazionismo è un indicatore di capitale sociale. ???? 11 Maggio

Bourdieu sia nel capitolo 4 che nel capitolo 6

Definisce il concetto di classe sociale in termini multidimensionali. 3 tipi di capitale: economico, sociale e culturale. Le varie combinazioni dei tipi di capitale danno vita

alle classi sociali.

Borghesia, piccola borghesia e classe operaia ­­> classi sociali che individua B. Al loro interno sono molto diversificate, frazionate.

La borghesia possiede tutte e tre le forme di capitale, mentre la piccola borghesia non possiede un sufficiente capitale economico.

Concetto di habitus ­­> Concetto di gusto ­­> Concetto di stile di vita

L’habitus, per B., è l’insieme di attitudini, inclinazioni a percepire, pensare e fare in una certa maniera, interiorizzate in modo non cosciente dagli individui a partire dal

contesto sociale in cui vivono. L’habitus è una certa visione delle cose, del mondo, attitudine e un modo di fare le cose, è qualcosa che l’individuo ha dentro di sé in

modo inconsapevole, non ne è cosciente.

L’habitus è espressione di una certa classe, ogni classe ha il suo habitus.

L’habitus delle classi superiori (grande borghesia) ha un habitus fondato sul concetto di distinzione, voler sottolineare la propria differenza rispetto agli altri. La classe

operaia ha invece un habitus segnato da un senso di necessità, sul fatto di fare ciò che è necessario, acquistare beni strettamente necessari per esempio.

L’habitus si manifesta attraverso il gusto. L’habitus da vita ai gusti.

Gusto

Ogni classe sociale esprime uno stile di vita, ne ha uno proprio.

Il gusto B. lo definisce come una preferenza di consumo. L’habitus della borghesia, per esempio, si esprime attraverso la scelta di beni superflui e raffinati, scelta di

ristoranti di elite ecc. L’habitus delle classi operaie invece si esprime attraverso scelte molto semplici, cibi economici per esempio, beni non di lusso.

L’habitus non è solo ciò che contraddistingue una classe ma è anche un principio generatore di pratiche di consumo, qualcosa che si concretizza attraverso scelte di

consumo.

E’ un principio unificatore, è un qualcosa che permette alle pratiche di consumo di stare insieme.

Stile di vita E’ una configurazione omogenea che comprende tutte le preferenze di consumo che corrispondono ad un determinato habitus.

Cultura di massa (p. 101)

Dibattito sulla cultura di massa inizia negli anni Venti, con la nascita della radio, del cinema, e con l’instaurarsi del fascismo, per esplodere poi negli anni Cinquanta,

quando si afferma una vera e propria industria della cultura, volta al consumo di massa.

Nella società premoderna alla cultura alta, identificata soprattutto nell’arte (che era patrimonio di una élite), si affiancava una cultura dei costumi e delle tradizioni

locali, il passaggio alla sociatà industriale produrrebbe effetti negativi sulla cultura popolare.

La cultura di massa è la cultura popolare che è prodotta dalle tecniche industriali di produzione su larga scala e che è venduta al fine di ottenere un profitto.

Questa espressione è fortemente connotata in termini soprattutto negativi, quando si parla di cultura popolare, soprattutto in alcune scuole sociologiche, questa

espressione è accompagnata da un giudizio di valore negativo.

Rapporto tra cultura e identità (p. 134)

Concetto di identità è un concetto importante in sociologia. Identità corrisponde alla capacità dell’individuo di porsi la domanda “chi sono io?” e di dare una risposta.

Nella tradizione delle scienze sociali l’identità è vista come qualcosa di personale, è localizzata in ogni individuo. Ma l’identità è anche sociale, perché l’ identità di

ognuno si costruisce nell’ interazione con gli altri, in modo sociale.

L’identità avviene attraverso due processi dell’identità importanti:

• processo di identificazione (o riconoscimento) sottolinea l’uguaglianza con gli altri, è la capacità dell’individuo di mostrare quegli aspetti che lo rendono

uguale agli altri. Alla domanda “ci sono io?” risponderò con “sono una cittadina italiana” sottolineando così il fatto che sono simile agli altri

• processo di individuazione (detto anche di auto­identificazione o di auto­riconoscimento) sottolinea la distinzione dagli altri, fa riferimento alla capacità

dell’individuo di distinguersi dagli altri.

Questi due processi sono importantissimi nella formazione dell’identità dell’individuo.

Il primo processo coglie l’aspetto sociale dell’identità, cioè la capacità dell’individuo di sapere chi è, ciò avviene mediante il rapporto con gli altri. Il secondo processo

corrisponde all’identità personale.

Strategie identitarie

Quando viene attribuito all’individuo un’ identità che non è la sua, lui si percepisce in un certo modo ma la società gli da un’etichetta.

Fa riferimento alle strategie per eliminare l’eventuale dissonanza tra immagine che individuo proietta all’esterno non coincide con l’etichetta che la società da’

all’individuo.

Benhabib “La rivendicazione dell’identità culturale” analizza la questione del velo

Rapporto tra cultura e società

Il capitolo 5 (p 145) si sofferma sul rapporto tra società e cultura.

Al giorno d’oggi si ritiene che tra società e cultura ci sia un rapporto di tipo bidirezionale, si influenzano reciprocamente.

Questo capitolo analizza le teorie che hanno privilegiato la prima direzione del rapporto (società ­­> cultura), mentre nel capitolo 6 viene analizzato le teorie che

prendono in esame la seconda direzione (cultura ­­> società).

Dire che la società influenza la cultura vuol dire considerare la società come variabile indipendente, mentre la variabile dipendente è la cultura.

[Utilizzando il linguaggio della metodologia della ricerca nelle scienze sociali, quando si parla di variabile dipendente, si fa riferimento ad un concetto che appunto

dipende da qualcos’altro e lo devo spiegare. La variabile indipendente non dipende da niente, autonoma, non deve essere spiegata.].

Si possono individuare almeno 4 diversi modelli che spiegano come la società incida sulla cultura:

• Modello strumentale

• Modello funzionalista

• Modello causalista

• Modello interazionista

Modello interazionista Modello strumentale

Attore sociale: attivo Attore sociale: attivo

Modalità: associazione Modalità: composizione

Modello funzionalista Causalista

Attore sociale: passivo Attore sociale: passivo

Modalità: associazione Modalità: composizione

Per arrivare all’individuazione del 4 modelli, vengono usate due diverse dimensioni:

1. ruolo dell’attore sociale riguarda il ruolo dell’attore sociale, che può essere attivo o passivo.

Il soggetto attivo conferisce significato alle proprie azioni, agisce intenzionalmente (la visione di weber). Il soggetto passivo è dominato da

forze che sfuggono al suo controllo, attore sociale che si comporta in un modo senza neanche capire il perché. Le ragioni dell’attore sociale

passivo non vengono prese in considerazione.

2. modalità di nascita della cultura. La seconda dimensione riguarda come nasce la cultura: per associazione o per composizione.

L’associazione fa riferimento alle azioni di gruppi che interagiscono e cooperano tra di loro, mentre la composizione c’è un effetto additivo

senza alcun tipo di coordinamento. (Effetto di composizione riguardare negli appunti della parte I).

Modello strumentale

Postula una concezione di individuo attivo, un attore sociale che agisce intenzionalmente, da significato alla propria azione, persegue razionalmente il proprio

interesse attore cerca proprio vantaggio.

Idea di cultura che nasce a seguito di un puro effetto additivo, non c’è coordinamento tra individuo ma azione dei singoli genera cultura senza che ci sia una vera e

propria associazione.

Perché strumentale? Perché il modello strumentale da’ priorità al calcolo strumentale costo­benifici, al fatto che io cerco di commisurare i mezzi ai fini, l’agire allo

scopo di Weber. Il soggetto persegue un fine attraverso i mezzi che ritiene migliore, attraverso un calcolo dei costi­benefici.

La cultura in questo modello emerge dal calcolo, valori e norme nascono perché c’è un calcolo costi­benefici dietro. Individuo adotta determinati valori e norme perché

è vantaggioso e mi permette di seguire il mio interesse.

Esempio: la pratica di fasciatura dei piedi delle bambine cinesi, o esempio della mutilazione genitale diffusa in Africa.

E’ stata fornita una spiegazione di questa pratica in termini strumentali: gli uomini ricchi nelle società poligamiche vogliono controllare le proprie numerose mogli, in

questa situazione la pratica della mutilazione genitale era un modo usato dagli uomini per controllare, senza alcun costo monetario, le proprie mogli. (pag 155)

12 Maggio

Modello funzionalista

Modello che è risultato egemone nella sociologia a partire dagli anni ’50.

King Merton

­Robert

­Emile Durkheim

Funzionalismo è un termine che nasce all’interno dell’antropologia, negli anni Trenta e si diffonde all’interno delle scienze sociali arrivando alla sociologia.

Le spiegazioni funzionaliste vanno a guardare le funzioni svolte da un determinato fenomeno.

In questo corso ci interessa vedere le funzioni della cultura.

Mette l’accento sugli aspetti consensuali rispetto agli aspetti di conflitto.

Approccio funzio nalista postula un attore sociali passivo, agisce sulla base di forze che non controlla, attore sociale all’opposto rispetto a quello dell’approccio

strumentale.

Il modello funzionalista sostiene un’idea di cultura che emerge per associazione, non è una somma additiva di azione dei singoli attori sociali. Cultura concepita

come un insieme consensuale, cultura nasce perché fornisce dei benefici a chi adotta la cultura. Attore sociale si conforma passivamente alla cultura, l’ha talmente

interiorizzata al suo interno che la da’ per scontata “individuo imbevuto di cultura/drogato di cultura”. I benefici sono il fatto che la società è in ordine, resiste. Cultura è

inglobata dall’individuo per condizionamento.

Esempi di approccio funzionalista:

1. Spiegazione della religione secondo Durkheim.

Secondo lui la religione ha una funzione integrativa, permette ai legami sociali di rafforzarsi. “Le forme elementari della vita religiosa” testo fondamentale che

analizza questo aspetto, presenta uno studio delle religioni nelle loro forme più semplici, lui fa riferimento alle religioni totemiche, analizza le religioni delle

popolazioni primitive australiane. Scelta di tipo metodologico, pensava che studiare le religioni primitive fosse più semplice di quelle moderne. A lui non

interessava descrivere le religioni primitive, si serve dei dati degli antropologi (non va sul posto) per fare le sue riflessioni.

Cos’è la religione per Durkheim?

La religione è per D. un sistema solidale di credenze e pratiche relative alle cose sacre, cioè separate e interdette, le quali uniscono in un’unica comunità

morale chiamata “Chiesa” tutti quelli che vi aderiscono. In questa definizione non c’è un riferimento ad una entità ultraterrena, presente nelle religioni. Il

fenomeno religioso viene spiegato facendo riferimento ad un concetto importane, il concetto di sacro. Il sacro è un qualcosa che non è ordinario (=separate o

interdette), cose extra ordinarie, non hanno niente a che vedere con la quotidianità. Per es. l’animale sacro non viene mangiato, attorno a questo animale c’è un

divieto.

D. parla di comunità: per il sociologo l’esperienza del sacro è inseparabile dalla comunità e dall’esperienza di un insieme di persone che condividono

determinati valori. Per questo motivo la religione non può essere vissuta da soli, è un qualcosa che ci lega agli altri, che va vissuta all’interno di una comunità.

La religione rende coesi gli individui.

In questo senso D. distingue la religione dalla magia, la magia non genera una comunità.

Uno dei limiti di questa definizione è quella di essere troppo vasta, allora qualsiasi cosa che genera coesione diventa religione nell’ottica di Durkheim (i

totalitarismi, il nazionalismo per esempio).

Un pregio di questa definizione è il fatto che non è etnocentrica (utilizzare la propria cultura come modello migliore e superiore per definire tutte le altre culture).

Un altro aspetto positivo è che una religione può declinare nelle sua forme tradizionali ma non nella sua funzione. Se la funzione della religione è quella di

integrare è sufficiente trovare un altro rito che ha la medesima funzione. Sono gli individui che con riti mostrano di appartenere ad una credenza.

Durkheim non è stato l’unico che ha dato una spiegazione della religione con approccio funzionalista:

­Weber

­Malinowski

2. Weber ( ­­­> NON è funzionalista).

Analizza la religione nell’opera “Sociologia della religione” del 1920.

Spiega la religione mettendo in luce le funzioni della religione. La religione è una giustificazione in termini razionali della diversa distribuzione della ricchezza e dei

beni tra gli uomini. Secondo Weber religione è un modo attraverso cui si spiega perché la società sia profondamente diseguale, perché ci siano ricchi e poveri.

Spiegazione in termini razionali.

Problema dell’incongruenza tra destino e merito, il merito non riguarda sempre coloro che si comportano bene, ma riguarda spesso chi non si comporta bene.

Teodicea soluzione fornita dalle religioni all’incongruenza tra destino e merito.

Un esempio di teodicea è la dottrina della predestinazione, presente nella religione protestante.

L’umanità è distinta in due gruppi: da una parte coloro che sono destinati alla salvezza e dall’altra chi è predestinato alla dannazione eterna. Secondo questa dottrina

non c’è alcun modo per ovviare a questa predestinazione, è decisa da Dio, non è possibile salvarsi.

In questa visione il protestante può cercare di dedurre nella vita quotidiana alcuni segni della propria elezione: per esempio ottenere successo potrebbe essere

interpretato come segno di elezione.

Dottrina del Karman. Interpreta incongruenza tra destino e merito spiegandolo con una teodicea, che guarda al tipo di nascita.

3. Malinowski vede la religione come un modo per arginare l’incertezza. Malinowsky parlava di magia, non di religione, ma alcuni aspetti della magia li

rintracciamo in alcuni aspetti della religione.

La differenza tra magia e religione non è sempre molto chiara, ciò che per alcuni è magia per altri è considerata religione.

Studia la religione delle popolazione primitive delle isole Trobriant (?) Compiere dei rituali magici permetteva all’individuo di svolgere azioni quotidiane senza

farsi prendere dall’ansia. Religione come modalità per gestire le reazioni emotive. Questi popoli facevano la pesca in alto mare, che era molto pericolosa, e per

questo esorcizzavano la paura della morte con riti religiosi. La tesi di Malinowski fu molto criticata, gli studiosi hanno messo in luce il fatto che in altre

popolazioni si svolgono delle attività pericolose, ma non sempre si fanno dei riti per arginare la paura dell’incertezze. Per esempio anche gli eschimesi

affrontato delle prove pericolose, ma non per questo fanno dei riti magici. Questa analisi non può essere estesa a tutte le religioni, ma è importante perché

evidenzia il legame tra compito rischioso e un certo tipo di rito nelle società (es. amuleti). Confine tra cosa è magia e cosa è religione è molto labile. 13 Maggio

Modello Causalista

condivide con il modello funzionalista l’idea di un attore sociale passivo.

Diversamente dal modello funzionalista però, questo modello ritiene che la cultura emerga per composizione, quindi non c’è alcun tipo di progettualità, i valori e

norme nascono perché sono prodotto delle azioni individuali, prive di coordinamento.

Esempi di spiegazioni causaliste della cultura:

A. Spiegazione dell’ideologia come falsa coscienza di Marx ­­> fa riferimento a cause di tipo sociale

B. Ideologia come razionalizzazione di Pareto ­­> fa riferimento a cause psichiche

ideologia

Prima analizziamo il concetto di (sul libro da pag 160 in avanti)

L’ideologia è un sistema culturale. Anche l’ideologia, come la religione, è un insieme di elementi valoriali, normativi, simbolici e cognitivi.

Sistema culturale significa che fa riferimento alla cultura?

Il termine ideologia è un termine che presenta delle ambiguità semantiche

1)L’ideologia è una visione del mondo con un alto grado di coerenza interna, 2) prodotta da gruppi intellettuali, ma diffusa ad ampi strati sociali, 3)con la funzione di

legittimare i rapporti di potere esistenti, 4) richiamandosi all’autorità scientifica.

1) una visione del mondo con un alto grado di coerenza interna si presenta come un insieme di idee e pensieri relativi ad una visione del mondo, riguarda

un certo modo di vedere la realtà, ma non è un insieme etergeneo, bensì è un insieme di idee fortemente integrate e coerenti tra loro.

2) prodotta da gruppi intellettuali, ma diffusa ad ampi strati sociali l’ideologia è prodotta dagli intellettuali, da individui appartenenti a classi elevati, ma poi

si diffonde alla massa.

3) con la funzione di legittimare i rapporti di potere esistenti Questi pensieri servono a giustificare le relazioni di potere di una certa societ à, all’interno di

una comunità. Per es. giustificano il perché ci siano individui al potere e altri subordinati. Legittimo il fatto che voglio imporre un nuovo ordine

4) richiamandosi all’autorità scientifica ­­> l’ideologia pretende di essere scienza. Ma questa è una falsa convinzione, spesso è pseudo scienza. Es. certe

idee del Nazionalsocialismo richiamavano alla scienza, anche se era una convinzione sbagliata e non coerente.

A. Spiegazione dell’ideologia come falsa coscienza di Marx

Marx dedica uno scritto all’ideologia, intitolato “L’ideologia tedesca” del 1845.

In quest’opera Marx critica Hegel (idealista), critica duramente la sua impostazione e la sua idea secondo cui la storia è il risultato dei cambiamenti delle idee,

secondo Hegel storia è frutto del cambiamento delle idee e della filosofia nel tempo.

Per Marx invece la cultura, le idee e i valori non hanno uno sviluppo autonomo.

La cultura deriva dai rapporti sociali esistenti in un certo periodo, cultura strettamente legata nei rapporti di produzione nello specifico.

Cultura è riflesso dell’economia, dei rapporti di produzione.

In Marx il termine ideologia coincide con la cultura. L’ideologia è una falsa coscienza, ovvero una falsificazione della realtà, perché distorcono la realtà, poiché tende a

rappresentare gli interessi della classe dominante come gli interessi di tutti.

L’ideologia non mostra le cose, non fa vedere che la classe dominante sfrutta quella operaia.

Per Marx l’ideologia fa vedere le disuguaglianze come un fenomeno naturale, non presenta la disuguaglianza come prodotta dalla classe al potere. Le classi

dominate non hanno consapevolezza della falsità della classe dominante. Nel suo pensiero riteneva che prima o poi la classe operaia avrebbe raggiunto una

coscienza di classe (passando dalla classe in sé alla classe per sé) e si sarebbe ribellata, portando alla nascita di una società senza classi.

Idea di causa sociale che opera alle spalle del proletariato, le persone dominate agiscono senza sapere perché, mossi da cause che non conoscono, e le cause

sociali sono i rapporti di produzione, fortemente diseguali e ingiusti.

Rapporti di produzione genera la sovrastruttura della cultura.

B. Ideologia come razionalizazione ex post di Pareto

Sociologo ed economista italiano, considera l’uomo un essere che produce ideologia, “un animale ideologico”. Ideologia è una vernice logica che gli individui

applicano a motivazioni ed impulsi sottostanti, senza averne coscienza.

Idea di Pareto è che gli individui tendono a presentare i propri impulsi, anche quelli inconfessabili, sotto forma di frasi e argomentazioni logiche, razionali. Anche

qualcosa di irrazionale gli individui lo presentano come razionale. L’impulso affettivo, per esempio, che è illogico, viene presentato come qualcosa di logico. Per

esempio la sete di potere. Razionalizzazione ex post (= a posteriori).

L’attore sociale fa questo perché vuole ottenere approvazione.

Anche qui c’è idea che le ideologia mascherino le cose, nel caso di Pareto c’è più enfasi sull’impulso, sugli istinti.

Modello interazionista

­Studio del senso comune

­Goffman

­(Gafinkel)

­Schultz

Come in modello funzionalista ritiene che la cultura nasca per associazione, attraverso coordinamento degli individui.

Modello interazionista da priorità all’interazione comunicativa tra individui, è interattivo, quando interagisco comunico, posso comunicare anche senza parlare.

Approccio interazionista ha idea che la cultura emerga dalla ripetizione di soluzioni a problemi ricorrenti di cui si è fatta esperienza in passato.

La cultura in questa ottica è un fondo di conoscenze (es. le parole della lingua, modelli culturali, gli schemi) in gran parte dato per scontato, che è ovvio, non viene

discusso. E’ intersoggettivo (condiviso).

Il modello interazionista è utilizzato per analizzare il senso comune.

Il senso comune è un insieme di quadri di pensiero, di rappresentazioni, di schemi di conoscenza e di percezione indagati a livello implicito (sapere pre­cosciente, non

è tematizzato).

Anche lo stereotipo fa parte del senso comune.

Goffman lo possiamo collocare nel modello interazionista; Quando studia i micro rituali dell’interazione, le piccole cerimonie della vita quotidiana, le tendiamo a

considerare banali, ma in realtà non lo sono. Sulle micro regole dell’interazione si basa l’ordine.

Anche Garfinkel lo possiamo collocare in questo modello, ma è più radicale con i suoi esperimenti di rottura.

Quali teorie hanno preso in esame il senso comune?

Teoria della scuola francese di sociologia (teoria che NON è interazionista). 18 Maggio

[Ripassino:

Approccio interazionista un esempio di sistema culturale analizzato attraverso questo approccio è l’analisi del senso comune, ma il senso comune è stato analizzato

ANCHE da alti tradizioni di ricerca, come per esempio la scuola sociologica francese.]

Schultz fondatore della sociologia fenomenologica, un tipo di analisi della società che è particolare focalizzata sugli aspetti della società dati per scontati ( senso

comune). Interesse per ciò che è ovvio.

La sua opera ha molto influenzato lo studio di Berger e Lickmann.

Alfred Schutz, figura importante e che ha influenzato molto l’approccio interazionista,

ha individuato 5 caratteristiche del senso comune:

• oggettività Il senso comune è oggettivo. Nella vita quotidiana le persone percepiscono la vita come organizzata, oggettivata, perfettamente ordinata. Il

linguaggio costituisce l’elemento in cui è maggiormente riscontrabile il senso comune nell’individuo. Linguaggio è pronto per l’uso,è ordinato e dato per

scontato.

• intersoggettività e interscambiabilità (intersoggettivo = condiviso) Realtà è condivisa, c’è accordo tra gli individui per indicare un certo oggetto.

Interscambiabile fa riferimento al fatto che i significati che gli individui usano sono interscambiabili

• auto evidenza Si riferisce al fatto che il senso comune è dato per scontato, non ci interroghiamo sulle cose. C’è sospensione del dubbio: è talmente

ovvio che si da completamente per scontato.

• Tipizzazione Scorciatoie interpretative dell’azione, ricette pronte per l’uso che regolano la nostra azione. Nozioni che abbiamo interiorizzato ci

permettono di prevedere le mosse degli altri.

• fondo di conoscenza comune Fa riferimento al fatto che il senso comune è costituito da parole, simboli, vocaboli, che sono stati rispettivamente

ritenute valide. Base di conoscenze considerate valide dagli individui.

Concetti di genere e specie

Durkheim dice che hanno un’origine sociale, non sono innati.

Sono delle rappresentazioni collettive delle forme di classificazioni provengono dall’ interazione.

Forme di classificazione dipendono da come i gruppi sociali sono organizzati.

Durkheim non fa ricerca sul campo, usa i dati che prende dagli antropologi.

Utilizza dati relativi agli aborigeni australiani.

Le tribù degli aborigeni presentano un costituzione interessante: le tribù si dividono in due sezioni, chiamate Fratrie.

Tutti gli individui vengono classificati in queste due sezioni, certi animali, oggetti, attrezzi appartengono ad una fratria piuttosto che ad un’altra.

Oggetti sono opposti tra due gruppi, ciò che appartiene alla fratria 1 non appartiene alla fratria 2.

Ogni fratria comprende un certo numero di clan.

Concetto di genere si è affermato perché riproduce il modo di costituzione sociale delle tribù aborigene.

Genere ??? Implica una opposizione

Specie Suddivisione di ogni fratria in clan. Implica una similitudine

La religione come sistema culturale

Dal punto di vista delle sue funzioni è stata molto studiata.

Perché la religione è cultura?

Religione caso evidente in cui componenti della cultura hanno termini diversi. La definizione diffusa di religione è quella che la considera come insieme di credenze,

valori, simboli che collegano uno o più individui con uno o più esseri sovraumani riferimento all’entit à che c’è, ma non come nella definizione di Durkheim.

Parlare di religione in quanto sistema culturale significa identificare i suoi tratti distintivi:

1) presenza di una struttura di significati espressi in dottrine, precetti, norme morali e simboli

2) inserisce l’individuo e la realtà in un ordine cosmico e sacro

3) ha un carattere pubblico acquisiti attraverso processi sociali di apprendimento

1) Dottrine corrispondono alle credenze

Precetti norme

Norme morali valori

Le dottrine sono proposizioni teoriche elaborate in maniera esplicita. Spesso le dottrine vengono espresse come verità assolute, indiscutibili (dogmi).

Precetti sono norme che ordinano alcuni atti (es. confessione) oppure astinenze di tipo rituale (es. Ramadam).

I simboli sono segni che rappresentano eventi e oggetti dell’universo religioso

2) inserisce l’uomo in una realtà che trascende l’individuo stesso dalla realtà ordinaria

3) religione rappresentata da simboli presenti nella realtà, che vengono interiorizzati attraverso processi di apprendimento (es. catechismo).

Analisi di Weber sulle grandi religioni universali

Sociologia della religione 1920 di Weber, qui W. Analizza un insieme di religioni che chiama “grandi religioni universali”, perché non hanno un ambito locale ma

riguardano territori vastissimi e si estendono ad una molteplicità di popolazioni.

Quali sono le religioni di cui parla?


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaCarletta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof D'Agati Marina.

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