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Istituzioni di economia

Appunti di economia: curve di domanda e offerta, equilibrio, elasticità, surplus, beni pubblici e fallimento del mercato, mercati di concorrenza perfetta, costi e produzione, PIL, inflazione. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof.

Esame di Istituzioni di economia docente Prof. P. Cecati

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ESTRATTO DOCUMENTO

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EFFICIENZA E INEFFICIENZA DEI MERCATI

I CONTROLLI DEI PREZZI

Prezzi controllati sui singoli mercati di beni e servizi, domanda e offerta interagiscono

determinando prezzo e quantità di equilibrio.

Può accadere che il prezzo di mercato sia diverso da quello di equilibrio, determinando un

eccesso di offerta sulla domanda o un eccesso di domanda sull’offerta.

Il mercato attraverso il prezzo è in grado di riportarsi in

equilibrio. Il prezzo varia riequilibrando domanda e offerta. Vi sono

tuttavia situazioni in cui il mercato non è libero di agire attraverso

le variazioni di prezzo per ritornare verso l’equilibrio. È il caso dei

prezzi controllati, ossia lo stato fissa un prezzo massimo o minimo

impedendo al libero mercato di agire e tronare attraverso la

variazione dei prezzi verso il livello di equilibrio.

Prezzo massimo fissato al di sotto il

Object 80 prezzo di equilibrio, quindi lo stato fissa

per un qualche motivo un livello oltre il

quale il prezzo non può salire. In

presenza di un prezzo più basso del

prezzo di equilibrio si determina un

eccesso di domanda sull’offerta, ossia

una scarsità (la domanda del bene è

superiore alla quantità del bene offerta

Object 82

dai venditori). Quindi in caso di prezzo massimo permane una scarsità sul mercato.

Prezzo minimo fissato al di sopra il prezzo di equilibrio, quindi lo stato fissa un prezzo

minimo al di sotto del quale non può scendere il prezzo. Si crea quindi un eccesso di offerta

sulla domanda, ossia una eccedenza.

LE IMPOSTE Imposta sulla produzione sposta la curva di offerta verso l’alto di una

distanza verticale esattamente uguale all’ammontare dell’imposta.

Ipotizziamo: in corrispondenza di un prezzo

pari a 6€ il produttore offre 100 unità del

bene. Viene introdotta un’imposta pari a 1€.

Tale introduzione sposta la curva di offerta

verso l’alto, e questa viene spostata di un

ammontare di un’altezza esattamente

corrispondente a 1€ perché, se prima il

Object 84 produttore si accontentava di un prezzo pari

a 6€ per vendere 100 unità, adesso che deve

Object 86

del suo ricavo dare 1€ allo Stato, vuole un prezzo pari a 7€. In tal modo si garantisce lo stesso

ricavo, al netto dell’imposta poi versata allo Stato, che aveva in precedenza.

Come si ripartisce l’imposta sulla produzione tra consumatori e produttori supponiamo: vi è

un’imposta pari a 1€ che sposta verso l’alto la domanda di offerta, il prezzo dell’equilibrio

Istituzioni di economia - dispense

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precedente all’imposta è pari a 6€, il nuovo prezzo di mercato diventa 6,5€. Quindi il

consumatore paga 6,5€ per ogni unità acquistata, mentre al produttore ne rimane 5,5€

perché incassa 6,5€ ma ne versa 1€ all’erario. Quindi l’imposta di 1€ si è ripartita tra

consumatore e produttore.

Imposta sul consumo sposta verso il basso la curva di domanda, di una distanza verticale

esattamente pari all’ammontare dell’imposta.

Ipotizziamo: a un prezzo pari a 7€ il consumatore è disposto ad andare

al cinema 4 volte a settimana, un’imposta sul consumo pari a 1€ sposta

la curva di domanda verso il basso perché se prima il consumatore era

disposto ad andare al cinema 4 volte a settimana a un prezzo pari a 7€,

adesso è disposto ad andare al cinema 4 volte a settimana a un prezzo

pari a 6€. Come si ripartisce l’imposta sul consumo tra

consumatori e produttori ipotizziamo: il

prezzo di equilibrio è pari a 7€. Viene

Object 88 introdotta un’imposta pari a 1€. Quindi: 7,5€

è il prezzo che il consumatore paga per

acquistare il biglietto del cinema, 6,5€ è

l’incasso del cinema. Quindi l’imposta viene

ripartita tra consumatore e produttore.

Object 90 A seconda della elasticità della domanda e

dell’offerta, quindi della elasticità delle due curve, la ripartizione dell’imposta può cambiare,

quindi potrebbe ripartirsi maggiormente o totalmente sul consumatore o sul produttore.

IL SURPLUS DEL CONSUMATORE

Surplus del consumatore strettamente legato alla curva di domanda.

Supponiamo: un consumatore decide di acquistare una lattina di

birra ed è disposto a pagare fino a 10€. Il chiosco che vende birra,

vende ogni lattina a 3€. La differenza tra 10 e 3 è uguale a 7, quini

7 è il surplus del consumatore ossia quel beneficio che il

consumatore trae dal fatto che esiste un mercato che vende birra

ad un prezzo inferiore rispetto alla mia disponibilità a pagare,

quindi 7 è il surplus del consumatore misurato come differenza tra

quello che sarei disposto a pagare e quelle che effettivamente

pago.

Object 93

Il consumatore quindi compra 4 lattine di birra, ne compra fino a quando la sua disponibilità a

pagare per un ulteriore lattina è superiore al prezzo che gli è richiesto.

Il surplus del consumatore lo posso calcolare sommando i singoli

surplus che derivano dall’acquisto delle singole lattine. Quindi il

surplus del consumatore è la differenza che sono disposto a pagare

e quello che effettivamente pago.

SC = 7 + 5 + 3 + 1 = 16

SC = 28 + 12 = 16

Object 96 Istituzioni di economia - dispense

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Quindi il surplus del consumatore è graficamente rappresentato da quell’area compresa tra la

curva di domanda e il livello del prezzo. Se il prezzo scende, il surplus aumenta.

IL SURPLUS DEL PRODUTTORE

Surplus del produttore strettamente legato alla curva di offerta

Ipotizziamo: un produttore è disposto, ad un prezzo pari a 7€, ad offrire

un’unità, ad un prezzo pari a 8€ due unità, ad un prezzo pari a 3€ tre

unità. Il prezzo di mercato di questo bene è 8,5€.

Il surplus del produttore è dato alla differenza tra quanto sarebbe

disposto ad incassare con quanto effettivamente guadagna, quindi tra

quanto lui effettivamente riceve per n. unità e quanto per lui sarebbe

stato sufficiente.

Il produttore continua a produrre finché la differenza è positiva, quindi

Object 98 finché il prezzo è superiore a quello che gli basterebbe guadagnare.

SP = 1,5 + 0,5 = 2

SP = 17 – 15 = 2

Il surplus del produttore è rappresentato graficamente dall’area

compresa tra il livello del prezzo e la curva di offerta. Se il prezzo

aumenta, aumenta il surplus del produttore.

IL SURPLUS TOTALE

Surplus totale rappresentato graficamente dall’area compresa tra la

Object 100

curva di domanda e la curva di offerta. La loro somma è il surplus totale.

Si ottiene il massimo livello di surplus totale quando il mercato è

perfettamente in equilibrio, quando cioè la quantità scambiata sul

mercato corrisponde al prezzo di equilibrio (prezzo in

corrispondenza del quale quantità domanda e quantità offerta sono

uguali).

Per qualunque quantità scambiata sul mercato diversa da quella

di equilibrio il surplus risulterebbe più basso perché:

Per una quantità più bassa rinunciamo a produrre altre quantità

Object 103

per le quali il costo per produrle è più basso della disponibilità a pagare per quelle quantità

da parte dei consumatori. (Q < Qe)

Per una quantità più alta della quantità di equilibrio produciamo quantità per le quali il

 costo della loro produzione supera la disponibilità a pagare da parte del consumatore. (Q >

Qe) Istituzioni di economia - dispense

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IL COSTO DELLA TASSAZIONE

Come i prezzi controllati portano ad una riduzione del surplus

complessivo? Supponiamo che lo stato introduca un

prezzo massimo (si verifica un eccesso

della domanda sull’offerta). In presenza

di tale prezzo il surplus del produttore

diminuisce, mentre il surplus del

Object 105 consumatore aumenta. Vi è però una

perdita di benessere complessivo.

Supponiamo che lo stato introduca un

Object 108

prezzo minimo. In presenza di tale prezzo il prezzo del consumatore diminuisce, mentre quello

produttore aumenta. Vi è però una perita di benessere complessivo.

Quindi, l’introduzione di un prezzo massimo o un prezzo minimo riduce il benessere

complessivo perché porta a produrre una quantità più bassa di quella che sarebbe la quantità

corrispondente al prezzo di equilibrio.

Come le imposte sulla produzione o sul consumo di un bene portano ad una riduzione del

benessere? Imposta sulla produzione:

Quando lo Stato introduce un’imposta si ha uno spostamento

 della curva di offerta verso l’alto per un’altezza verticale pari al

valore dell’imposta.

Si crea un cuneo tra il prezzo pagato dal consumatore e il prezzo

 incassato dal produttore.

Il surplus del produttore e del consumatore si riducono.

 Vi è un surplus della collettività dato dal gettito dato

Object 110 dall’imposta moltiplicato per la quantità scambiata dei beni,

gettito che torna alla collettività sotto forma di servizi.

Vi è una perdita secca (perdita di benessere per la collettività) determinata quindi

 dall’imposta sulla produzione.

Imposta sul consumo:

Un’imposta sul consumo comporta uno spostamento della curva

 di domanda verso sinistra per un ammontare di una distanza

verticale pari al valore dell’imposta.

Si crea un cuneo tra prezzo pagato dal consumatore e prezzo

 incassato dal produttore.

Vi è una diminuzione del surplus del consumatore e quello del

 produttore.

Vi è un surplus indiretto che rappresenta il gettito da versare

Object 112

all’erario. Istituzioni di economia - dispense

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Vi è una perdita secca.

 Istituzioni di economia - dispense

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RUOLO DEL SETTORE PUBBLICO NELL’ECONOMIA

FALLIMENTI DI MERCATO

Beni pubblici uno dei casi di fallimento di mercato

 Per la gran quantità di beni il mercato è in grado di garantire

l’efficienza, ossia il prezzo con le sue variazioni segnala la maggior

o minore scarsità del bene e consente sempre di portare il mercato

in equilibrio, garantendo quindi un’uguaglianza tra la domanda e

l’offerta.

Tale situazione consente di massimizzare il surplus del

consumatore e il surplus del produttore, quindi il surplus totale.

Quindi per la maggior quantità di beni il mercato, tramite le

Object 114

variazioni del prezzo, si mantiene in equilibrio, mantiene sempre l’uguaglianza tra domanda e

offerta.

Quindi il mercato è in grado di allocare efficientemente le risorse.

Vi sono casi in cui il mercato non è in grado di allocare efficacemente le risorse, si parla di

fallimento del mercato proprio per indicare un mercato che fallisce il suo ruolo di allocatore

delle risorse perché le risorse sono allocate in modo non efficacie.

Le principali cause di fallimento di mercato sono:

Potere di mercato il mercato, in presenza del potere di mercato, quale quello del

 

monopolista, non riesce ad allocare sufficientemente le risorse.

Esternalità si ha ogni volta che un soggetto economico, quindi un consumatore o

 

un’impresa, consuma o produce un bene provocando egli effetti indiretti, degli effetti

esterni nei confronti di un altro soggetto economico e tali effetti non sono accolti dal

sistema dei prezzi, quindi dal sistema di mercato. Manca quindi un meccanismo di

compensazione tra le due parti, quindi una compensazione che va da A a B se A produce

un’esternalità negativa o che va da B ad A se A produce un’esternalità positiva.

Asseconda se gli effetti dell’attività economica di A nei confronti di B sono positivi o

negativi si parla di esternalità positiva o esternalità negativa.

Se ci fosse un meccanismo di mercato tale per cui in presenza di esternalità ci fosse anche

una compensazione da A a B o in presenza di esternalità positive ci fosse una

compensazione da B ad A allora non si parla più di esternalità perché le esternalità

sarebbero internalizzate. Mancando questi meccanismi di compensazione vi è questo

effetto esterno.

Le esternalità possono essere ridotte con sistemi di tipo privato, là dove tali sistemi no

funzionassero interviene le Stato. Quindi se esiste un bene sul mercato tale per cui la

quantità prodotto è troppo alta o troppo bassa, lo Stato interviene.

La quantità di mercato è eccessiva rispetto alla quantità socialmente ottima se

o parliamo di esternalità negativa;

La quantità di mercato è troppo bassa rispetto alla quantità socialmente ottima se

o parliamo di esternalità positiva.

Beni pubblici

 Istituzioni di economia - dispense

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BENI PUBBLICI

I beni presenti in un sistema economico vengono suddivisi per due caratteristiche:

1. Escludibilità caratteristica che ha un bene che consente di escludere dall’utilizzo di tale

bene chi non paga per esso. Quindi un bene è escludibile se si può discriminare tra chi ha

pagato per il bene e chi non ha pagato, permettendo l’uso del bene solo a coloro che

hanno pagato.

2. Rivalità nel consumo caratteristica che ha un bene per cui se viene consumato da un

soggetto non può essere consumato da un altro soggetto, un bene è rivale se una volta

che viene consumato da qualcuno non può essere consumato da qualcun altro.

RIVALITÀ

BENI PRIVATI: MONOPOLI NATURALI

Pronto soccorso Vigili del fuoco

 

Istruzione Carabinieri

 

Strada a pedaggio congestionata Tv via cavo

  Strada a pedaggio non congestionata

RISORSE COLLETTIVE BENI PUBBLICI

Pesci di mare aperto Illuminazione pubblica

 

Strada non a pedaggio non congestionata Difesa nazionale

  Carabinieri

 Strada a pedaggio non congestionata

SI

NO

La non escludibilità fa emergere il problema del free-riding, comportamento del free-

ESCLUDIBILITÀ

rider, ossia colui che dichiara la sua disponibilità a non pagare per un determinato

bene perché dichiara di non utilizzarlo, contando sul fatto che verrà pagato da

NO qualcun altro.

SI Tale problema è il problema per cui i beni pubblici devono per forza essere forniti

dallo Stato, nessun privato potrebbe fornire beni pubblici, poiché non avrebbero la

possibilità di garantirsi un ricavo.

Per le risorse collettive sorge un conflitto tra interesse individuale e interesse della società,

tra l’incentivo individuale e l’incentivo della collettività.

L’intervento dello Stato è auspicabile per limitare l’uso del bene.

 Istituzioni di economia - dispense

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PRODUZIONE E COSTI

Come le imprese compiono le proprie scelte di allocazione delle risorse scarse?

Ricavo totale è il totale delle entrate che derivano, all’imprenditore, dal ricavo della vendita

dei suoi prodotti. RT = Q X P

Costo totale totale dei costi sostenuti dall’imprenditore per realizzare la sua produzione, in

altre parole è il valore del totale dei fattori produttivi utilizzati per realizzare la produzione.

Il profitto è ottenuto dalla differenza tra ricavo totale e costo totale: PR = RT – CT

Costo totale somma di tutti i costi opportunità sostenuti dall’imprenditore, siano essi costi

impliciti o espliciti.

Costi espliciti: costi che si traducono in un effettivo esborso di denaro

o Costi impliciti: costi che non si traducono in un esborso di denaro, ossia il

o costo-opportunità del lavoro dell’imprenditore (quindi quello a cui

l’imprenditore rinuncia lavorando nell’impresa, in termini di salario) e il costo-

opportunità del capitale proprio che l’imprenditore investe nell’impresa

(quindi gli interessi a cui rinuncia, che potrebbe ottenere investendo il denaro

in banca facendo quindi maturare un interesse).

FUNZIONE DI PRODUZIONE

Funzione di produzione mette in relazione la quantità di input utilizzata nel processo

produttivo con la quantità di output, quindi con la quantità di prodotti realizzati.

La funzione di produzione tipica ha

un’inclinazione positiva, però decrescente, ossia

tende ad appiattirsi.

Sottesa a tale inclinazione vi è la legge della

produttività marginale decrescente, ossia la

legge che dice che man mano che aggiungiamo

unità del fattore lavoro otteniamo incrementi

produttivi, che però sono via via sempre più

piccoli, quindi la quantità prodotta aumenta

Object 117

meno che proporzionalmente rispetto all’aumento della dotazione di lavoratori, quindi di

fattore lavoro. FUNZIONE DI COSTO TOTALE

Funzione di costo totale costo totale è il totale dei costi

sostenuti dall’impresa per realizzare la produzione.

Parte da un punto sull’asse verticale, quindi ha un intercetta

che corrisponde a quel costo che l’impresa sostiene anche

quando produce zero. Istituzioni di economia - dispense

Object 120 23

Strettamente legata alla funzione di produzione, e riflette la legge

della produttività marginale decrescente, perché ma mano che si

aggiunge un lavoratore ottengo un incremento di produzione che è

via via sempre più piccolo, sarà anche vero che per mantenere

incrementi di produzione costanti dovrò aggiungere una quantità di

fattori lavoro via via crescenti, quindi con un costo anch’esso via via

crescente.

Se la funzione di produzione avesse una forma lineare, quindi con

produttività marginale costante, anche la funzione di costo totale

avrebbe forma lineare, sempre partendo dall’intercetta.

Object 124

122

COSTI Costo totale totale dei costi sostenuti dall’impresa. Può

essere scomposto in due componenti di costo: costo fisso e

costo variabile. CT = CF + CV

Costo fisso costo che non dipende dalla quantità prodotta

ed è costante al variare della quantità.

Costo variabile costo strettamente legato alla quantità

prodotta, è un costo funzionale di Q.

Object 127 Costo medio dice quando costa in media ogni unità

prodotta CT CF+CV

=

cme= Q Q

OPPURE

CF CV

+

cme= Q Q

Object 130 Object 136

Costo marginale dice di quanto aumenta il costo totale, quando la produzione aumenta di 1

Δ CT

cma= ΔQ Istituzioni di economia - dispense

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CONCORRENZA PERFETTA

Un mercato di concorrenza perfetta è caratterizzato da:

1. Presenza di un elevatissimo numero di imprese e di consumatori di piccole dimensioni.

2. Beni indifferenziati, quindi perfetti sostituti tra loro.

3. Assenza di barriere all’entrata e all’uscita sul mercato per le imprese.

price-taker,

Beni ed elevato numero di imprese e consumatori determinano il ossia imprese

e consumatori prendono il prezzo così come si forma sul mercato e non hanno alcuna

possibilità di influenzarlo, quindi non possono influire con le proprie decisioni sul prezzo.

Ne consegue che il ricavo totale è proporzionale alla quantità,

quindi per ogni unità in più che l’impresa produce e vende, il suo

ricavo totale aumenta esattamente di un valore uguale al

prezzo.

Quindi il ricavo marginale coincide con il prezzo.

Come un’impresa in un mercato di concorrenza perfetta

massimizza il profitto?

L’impresa percepisce una curva di domanda dei suoi beni

Object 141

perfettamente elastica, quini una curva orizzontale. L’impresa ha poi la sua curva di costo

marginale.

L’impresa per produrre Q1 potrebbe produrre un’unità in più perché il ricavo marginale che

deriva dalla vendita di quella quantità in più è maggiore del costo marginale, ossia di quello

che gli costa produrre quell’ulteriore unità.

Invece non gli conviene produrre Q2 perché gli costa di più di quello che è il ricavo marginale

che deriva da quella unità, quindi conviene ridurre la produzione.

Qmax è la quantità ottima, ossia la quantità che gli consente di massimizzare il profitto. In

corrispondenza di tale quantità il costo marginale dell’ultima unità prodotta è esattamente

uguale al ricavo marginale.

Quindi ne deriva che:

1. Quindi in presenza di un costo marginale più basso del ricavo marginale all’impresa

conviene aumentare la produzione.

2. In presenza di un costo marginale più alto rispetto al ricavo marginale all’impresa conviene

ridurre la produzione.

3. La quantità ottima, ossia la quantità che consente di massimizzare il profitto è la quantità

in corrispondenza della quale vi è perfetta uguaglianza tra costo marginale e ricavo

marginale

CURVA DI OFFERTA

Dato un livello di prezzo, l’impresa sceglierà come livello produttivo la quantità in

corrispondenza della quale il ricavo marginale uguaglia il suo costo marginale di produzione.

Istituzioni di economia - dispense

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Per ogni livello di prezzo la quantità prodotta che gli consente di

massimizzare il profitto è ottenuta verificando l’esistenza di

questa uguaglianza tra costo marginale e il ricavo marginale.

Quindi la curva del costo marginale ci permette dato ogni

livello di prezzo di individuare i livelli di quantità che l’impresa

produce, i livelli di quantità corrispondenti.

Questi fa sì che la curva di costo marginale di fatto

rappresenti la curva di offerta, perché ci dice dato ogni livello di

prezzo qual è la quantità che l’impresa produce. Ma solo una

Object 143

parte della curva di costo marginale coincide con la curva di offerta.

DECISIONE DELLA SOSPENSIONE DELLA PRODUZIONE

Decisione della sospensione della produzione è una decisione di breve periodo. L’impresa

per fattori contingenti può decidere momentaneamente di sospendere la produzione.

Questo accade quando i ricavi totale dell’impresa non sono in grado di coprire i costi

variabili. Quindi l’impresa decide di sospendere momentaneamente

la produzione quando il ricavo totale è inferiore al costo

variabile. RT CV

RT < CV < P <

Q Q

CMEV

La curva di offerta dell’impresa coincide con il tratto della

curva del costo marginale superiore al costo medio variabile.

Per livelli di prezzo superiori al livello minimo del costo medio

Object 145

variabile l’impresa offre le quantità individuate dall’intersezione con la curva del costo

marginale, per livelli di prezzo più bassi l’impresa offre zero.

DECISIONE DI USCITA DAL MERCATO

Decisione di uscita dal mercato è una decisione di lungo periodo, ossia l’impresa decide di

uscire dal mercato, quindi disinvestire.

L’imprenditore decide di uscire dal mercato quando con i ricavi totale non riuscirà più a

coprire i costi totali. Quindi quando il ricavo totale è inferiore al costo totale.

RT CT

RT < CT < RME < CME

Q Q

Quindi nel lungo periodo l’imprenditore decide di uscire dal

mercato quando il ricavo medio è inferiore al costo medio.

Nel lungo periodo la curva di offerta dell’impresa coincide

con il tratto della curva del costo marginale che sta al di sopra

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Object 152 26

del costo medio. Per livelli di prezzo che scendono al di sotto del costo medio minimo

l’impresa esce dal mercato. PROFITTO DELL’IMPRESA

PR = RT – CT

( )

RTQ CTQ

PR = Q

PR = (P – CME) Q

Object 158 Nel lungo periodo i profitti delle imprese di un mercato di

concorrenza perfetta vengono portati a zero.

Object 163 Object 165 Object 167

L’esistenza di tali profitti attira nuove imprese sul mercato, questo determina lo

spostamento della curva di offerta verso destra, determinando a sua volta una riduzione del

prezzo di equilibrio. Quindi il prezzo si abbassa, cambia la quantità ottima per l’impresa e si

riduce il profitto per l’impresa. Man mano che entrano nuove imprese il profitto continua a

scendere finché non diviene pari a zero.

Si parla di equilibrio di lungo periodo di un mercato perfettamente concorrenziale.

 Istituzioni di economia - dispense

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MERCATI IMPERFETTI Istituzioni di economia - dispense

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PRODOTTO INTERNO LORDO

CLASSIFICAZIONE DEI BENI ECONOMICI

NB: La distinzione tra beni di consumo e beni strumentali non è netta, poiché dipende dal

soggetto che acquista il bene e dall’utilizzo che ne fa.

Esempio: uno pneumatico

bene di consumo

è un se è acquistato da un consumatore finale per la propria auto

o bene intermedio

è un se è acquistato da FIAT per montarlo su vetture prodotte e destinate

o alla vendita

bene di investimento

è un se è acquistato da FIAT per le proprie auto di servizio oppure da

o un rappresentante di commercio per l’auto con cui raggiunge i clienti

DEFINIZIONE DI PRODOTTO INTERNO LORDO

Il PIL è la grandezza aggregata macroeconomica che esprime il valore monetario di tutti i beni

e servizi finali prodotti in un certo intervallo di tempo all'interno di un Paese.

Analizziamo la definizione

… valore monetario …

Se in un sistema economico si producesse un solo bene, il PIL si potrebbe misurare

semplicemente con la quantità prodotta del bene (es: 10.500 quintali di riso prodotti nell’anno

n rispetto ai 10.000 prodotti nell’anno n-1 vuol dire che l’economia è cresciuta in un anno del

5%).

Tuttavia, i beni prodotti in un paese sono decine di migliaia e l'unico modo di sommare

quantità eterogenee di beni/servizi (esprimendo il PIL con un unico numero) consiste nel

moltiplicare le quantità prodotte per i rispettivi prezzi e poi addizionarle.

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Ma questo crea un problema di valutazione, dal momento che così facendo non solo le

quantità ma anche i prezzi (e la loro variazione) incidono sul valore del PIL. Quindi, in

presenza di inflazione, questa determinerebbe comunque, pur ipotizzando costanti le quantità

prodotte, una crescita del PIL (tornando all’esempio del riso, se all’anno n la quantità fosse

rimasta 10.000 ma il prezzo fosse passato da 1 a 1,2 euro, il PIL, misurato come valore della

produzione passerebbe da 10.000 a 12.000, con un PIL in aumento del 20% pur non essendo

variata la quantità).

… tutti …

Sono inclusi tutti i beni/servizi che passano attraverso il mercato, ad eccezione quindi di quelli

prodotti e venduti illegalmente e di quelli prodotti e consumati all’interno delle famiglie.

… beni/servizi finali …

Si computano solo i beni/servizi destinati al consumo finale e non quelli intermedi, altrimenti li

conterei 2 o più volte, poiché il loro valore è già incorporato nel prezzo del bene/servizio finale

(es. valore pneumatici montati su un’auto è incluso nel valore dell’auto, valore della farina

utilizzata per produrre pane è incluso nel valore del pane).

… prodotti …

Quindi non è registrata nel PIL la compravendita di beni usati, ma solo quella di beni di nuova

produzione. I beni usati hanno contribuito alla determinazione del PIL nell’anno in cui sono

stati prodotti.

… in un certo intervallo di tempo …

variabile flusso,

Il PIL è una cioè osservata su un certo arco temporale (anno, quadrimestre,

trimestre).

… all’interno di un Paese.

Ciò che rileva è che i beni/servizi siano prodotti all’interno dei confini del paese, chiunque sia

a produrli, anche imprese straniere.

PIL E PNL

Come detto, per il PIL ciò che rileva è che i beni/servizi siano prodotti all’interno del paese,

non importa se a produrli siano imprese straniere o nazionali.

Prodotto Nazionale Lordo

Si parla invece di (PNL) per indicare i beni/servizi prodotti da

imprese nazionali ovunque nel mondo.

Quindi, un bene prodotto in Italia da un’impresa tedesca fa parte del PIL italiano e del PNL

tedesco, mentre un bene prodotto in Francia da un’impresa italiana fa parte del PIL francese e

del PNL italiano.

PIL E PIN Lordo Netto

Il Prodotto Interno si distingue dal Prodotto Interno perché quest’ultimo esprime il

valore della produzione al netto degli ammortamenti, cioè al netto di quella quota di PIL che,

per non ridurre lo stock di capitale fisico a disposizione del sistema e necessario a realizzare la

produzione, deve essere destinata a ripristinare tale stock, compensandone il naturale

deprezzamento subito nel periodo. Istituzioni di economia - dispense

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Il PIN, quindi, si ottiene sottraendo gli ammortamenti dal PIL.

PIL NOMINALE E PIL REALE

Si è detto che ricorrere al prezzo dei beni per esprimere il PIL con un unico numero porta con

se un problema: il valore del PIL, e quindi le sue variazioni, sono influenzate anche dai prezzi

dei beni oltre che dalle quantità prodotte.

Un modo per evitare questo inconveniente è quello di utilizzare per calcolare il PIL di una serie

di anni i prezzi di un anno scelto come base. Nell’esempio fatto in precedenza (riso), ponendo

l’anno n-1 come anno base, il PIL dell’anno n resterebbe immutato a 10.000 e il confronto tra i

due anni non risentirebbe dell’inflazione. PIL nominale

Il PIL calcolato ai prezzi correnti dell’anno è detto (o, appunto, a prezzi correnti),

PIL reale

mentre il PIL calcolato ai prezzi di un anno base è detto (o a prezzi costanti).

Rapportando i due PIL otteniamo il deflatore implicito del PIL, che consente di "depurare" la

crescita del PIL dall'aumento dei prezzi.

Riassumendo:

il PIL nominale riflette sia la variazione di Q sia quella di P

o il PIL reale riflette solo la variazione di Q

o il deflatore implicito riflette solo la variazione di P

o indici di

Per misurare le variazioni dei due PIL in un dato intervallo di tempo, si calcolano gli

crescita 1 . Ad esempio, se vogliamo misurare come sono cambiati PIL e PIL nel corso

N R

dell’anno n, utilizzo le seguenti formule:

variazione dei prezzi del PIL

Mentre per calcolare la posso seguire due strade:

1. come rapporto tra gli indici di crescita dei due PIL

2. Usando il deflatore come indice dei prezzi

1 Da cui, sottraendo 1 e moltiplicando per 100, si ottengono i tassi di crescita.

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Esempio:

Supponiamo che in un’economia si producano solo tre beni: bene A, bene B e bene C. In

tabella sono riportati, per il triennio 2010-2012, le quantità prodotte dei tre beni e i relativi

prezzi a cui sono scambiati. A B C

ann

o Q P Q P Q P

201 10 1 15

0 0 7 2 1 0 8

201 10 7, 1 1, 16 8,

1 5 2 3 1 0 1

201 11 7, 1 1, 15 8,

2 0 3 6 3 5 1 2

Assumendo il 2010 come anno base, calcoliamo i due PIL e il deflatore . I risultati sono

riportati in tabella. PIL

R

ann (2010

o PIL =1) d

N

201

0 1.912 1.912 1

201 2.066 1,01

1 ,3 2.028 89

201 2.079 1,02

2 ,3 2.026 63

Ad esempio, per il 2011, i due PIL e il deflatore si calcolano facendo:

N2011

PIL = (105x7,2)+(13x1,1)+(160x8,1) = 2.066,3

R2011 2011

PIL = (105x7)+(13x1)+(160x8) = 2.028 deflatore = 2.066,3/2.028 = 1,0189 Calcoliamo

adesso la variazione di PIL e prezzi nel 2011:

N(2011) R(2011)

I crescita PIL = 2.066,3/1.912 = 1,0807 I crescita PIL = 2.028/1.912 = 1,0607

metodo 1: 1,0807/1,0607 = 1,0189

(2011)

I crescita prezzi PIL =

2 Nell’anno base, ovviamente, i due PIL hanno lo stesso valore, quindi il deflatore vale 1.

Istituzioni di economia - dispense

34

metodo 2: 1,0189/1 = 1,0189

Quindi possiamo dire:

il valore della produzione è aumentato dell’8,07%

o la produzione al netto dell’inflazione è aumentata del 6,07%

o i prezzi dei beni prodotti sono aumentati dell’1,89%

o

Ripetiamo i calcoli per il 2012:

N(2012) R(2012)

I crescita PIL = 2.079,3/2.066,3 = 1,0063 I crescita PIL = 2.026/2.028 = 0,9990

metodo 1: 1,0063/0,9990 = 1,0073

metodo 2:

(2012)

I crescita prezzi PIL = 1,0263/1,0189 = 1,0073

il valore della produzione è aumentato dello 0,63%

o la produzione al netto dell’inflazione è diminuita dello 0,10%

o i prezzi dei beni prodotti sono aumentati dello 0,73%

o

Ma avremmo potuto calcolare le stesse variazioni anche su 2 anni anziché su uno, cioè dal

2010 al 2012 (o anche, disponendo dei dati, su n anni):

N(2010-2012) R(2010-2012)

I crescita PIL = 2.079,3/1.912 = 1,0875 I crescita PIL = 2.026/1.912 = 1,0596

metodo 1: 1,0875/1,0596 = 1,0263

metodo 2:

(2010-2012)

I crescita prezzi PIL = 1,0263/1 = 1,0263

il valore della produzione è aumentato dell’8,75%

o la produzione al netto dell’inflazione è aumentata del 5,96%

o i prezzi dei beni prodotti sono aumentati del 2,63%

o

METODI DI CALCOLO DEL PIL

Ci sono tre modi di calcolare il PIL, che forniscono lo stesso risultato:

1. METODO DEL VALORE AGGIUNTO

Il PIL è calcolato dal lato della produzione, cioè sommando, per tutte le imprese presenti nel

sistema economico, il valore aggiunto, cioè il valore della produzione al netto del valore dei

beni intermedi utilizzati. I beni intermedi, come visto in precedenza, non sono computati in

quanto il loro valore è già incorporato nel prezzo del bene/servizio finale che concorrono a

realizzare.

Per la Pubblica amministrazione il valore aggiunto consiste nel valore dei servizi finali (quindi

sempre al netto del valore dei beni intermedi) forniti a imprese e famiglie, ivi compresi gli

stipendi pagati ai dipendenti pubblici.

2. METODO DEL REDDITO

Il PIL è calcolato come somma delle remunerazioni di tutti i fattori produttivi impiegati

all’interno del sistema economico (salari, stipendi, interessi, profitti, rendite). All’interno di un

sistema produttivo, infatti, il valore della produzione (ricavo) è distribuito tra i fattori produttivi

che hanno concorso alla sua realizzazione e che sono detenuti dalle famiglie.

Per la Pubblica amministrazione il reddito si considera uguale al “valore aggiunto” prodotto.

3. METODO DELLA SPESA Istituzioni di economia - dispense

35

Il PIL è la somma della spesa nazionale e rappresenta l’impiego del reddito.

Esempio: in un sistema economico ci sono 5 aziende:

AZIENDA MINERARIA MUGNAIO

acquista macchinari per 20 dall’azienda acquista macchinari per 30 dall’azienda

o o

meccanica meccanica

vende acciaio per 40 all’azienda acquista frumento per 100 dalla

o o

meccanica azienda agricola

paga stipendi per 30 vende farina per 150 al forno e per 50

o o

ottiene profitti per 10 alle famiglie

o paga stipendi per 50

o paga rendite (affitto mulino) per 20

o ottiene profitti per 30

o

FORNO

acquista macchinari per 30 dall’azienda

o meccanica

acquista farina per 150 dal mugnaio

o vende pane per 250 alle famiglie

o paga stipendi per 60

o paga rendite (affitto locali) per 10

o ottiene profitti per 30

o

AZIENDA AGRICOLA

acquista macchinari per 20 dall’azienda

o meccanica

vende frumento per 100 al mugnaio

o paga stipendi per 90

o ottiene profitti per 10

o spesa/ricavo

remunerazione fattori produttivi Istituzioni di economia - dispense

36

1. metodo del valore aggiunto:

PIL = (40) + (100-40) + (100) + (200-100) + (250-150) = 400

PIL = (V.A. az. Mineraria) + (V.A. az. Meccanica) + (V.A. az. Agricola) + (V.A. mugnaio) + (V.A. fornaio)

2. metodo del reddito:

PIL = (30+40+90+50+60) + (10+20+10) + (10+10+10+30+30) = 400

PIL = (stipendi) + (rendite) + (profitti)

3. metodo della spesa:

PIL = (50+250) + (20+20+30+30) = 400

PIL = (consumi) + (investimenti)

VEDIAMO MEGLIO IL PIL CALCOLATO DAL LATO DELLA SPESA

Il PIL si compone di quattro elementi:

Consumi (C)

rappresenta la parte di PIL acquistata delle famiglie in qualità di consumatori finali

(beni/servizi durevoli o ad uso immediato).

Investimenti (I)

investimento fisso: acquisti da parte delle imprese di beni che forniscono servizi lungo un

investimento in

certo periodo di tempo, come impianti, macchinari, attrezzature, software, …;

scorte: scorte

variazione delle di magazzino detenute dalle imprese (differenza tra beni

investimento immobiliare:

prodotti e beni venduti); immobili di nuova costruzione acquistati

dalle famiglie.

Spesa pubblica (G)

sono sia gli “investimenti del settore pubblico”, cioè i beni durevoli acquistati dalla PA (es:

un’ambulanza), sia il “consumo pubblico”, cioè la spesa per beni e servizi che si esauriscono

durante l'anno (es: materiali di cancelleria, benzina per i mezzi pubblici, stipendi dei

dipendenti pubblici); sono esclusi i trasferimenti (assistenza sanitaria e sociale) e gli interessi

sul debito pubblico.

Esportazioni nette (NX)

cioè le esportazioni (X) di beni/servizi al netto delle importazioni (M); il valore dei beni/servizi

prodotti in Italia (e quindi componenti del PIL) ma venduti all’estero non è registrato nelle voci

C, I o G, quindi, dobbiamo “recuperarlo” nella voce esportazioni; per contro, il valore dei

beni/servizi importati (che non fanno parte del PIL italiano ma di quello dei paesi in cui sono

prodotti) è registrato in C, I o G, quindi dobbiamo sottrarlo attraverso la voce M.

Esempio:

Vediamo, per ciascuno degli eventi riportati, quali componenti del PIL si modificano e la

variazione finale del PIL in Italia e Francia. Istituzioni di economia - dispense


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in management dell'informazione e della comunicazione aziendale (Facoltà di Economia, di Giurisprudenza, di Lettere e Filosofia, di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e di Scienze Politiche )
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martina.mastronardi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cecati Pierluigi.

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