Diritti delle persone
È Gaio ad aver distinto diritti delle persone, delle cose, delle azioni. Delle persone riguarda i singoli individui che fanno parte della famiglia. Si individuano come persone tutti gli individui qualunque condizione abbiano inclusi gli schiavi che hanno una diversa condizione. Noi oggi diversa sistemazione: noi oggi soggetto di diritto che all’epoca non c’era, oggi capacità e incapacità, giuridica e d’agire. Elaborazioni queste che i Romani non hanno fatto. Ci sono 2 correnti di studio nell’ambito della romanistica:
- Che ha accettato capacità/incapacità
- Che non ha accettato questi criteri perché traspone un criterio odierno in un contesto diverso.
Manuale di Massimo Brutti
Tra questi il Manuale di Massimo Brutti, manuale bellissimo difficile come le istituzioni di Ulpiano. Ha dato per primo in modo ampio non solo a pater e filius, ma anche a donna, aborto, temi che manuali tradizionali romanistici non hanno accettato. Ha trattato una serie di argomenti che ha reso più moderno lo studio del diritto romano. Però è un manuale difficilissimo, con un livello molto sottile di approfondimento non adatto al primo anno. Brutti non fa il minimo cenno al discorso delle capacità. Brutti dice che non si può fare questo criterio. Anche Mantello smantellato queste concezioni moderne sul diritto romano. Negli altri manuali si trovano questi concetti trasposti sul diritto romano.
Soggetto di diritto
Il soggetto di diritto è un’invenzione del diritto moderno. Il soggetto di diritto è l’essere umano che un sistema giuridico considera destinatario delle sue regole. Ci sono persone non soggetti di diritto. Esempio: negli USA gli schiavi.
Capacità giuridica e capacità d'agire
Capacità giuridica: un soggetto è idoneo ad essere titolare di diritti. Capacità d’agire: è la possibilità in concreto di usare questi diritti di cui si è titolari. È l’idoneità di compiere atti giuridici. Questa capacità nel nostro ordinamento è riconosciuta ai maggiori di 18 anni e non è riconosciuta alle persone con gravi disturbi psichici. Comunque ciò varia, sebbene in modo lieve da ordinamento a ordinamento.
Principio della disuguaglianza nel diritto romano
Il punto fondamentale del diritto romano è il principio della disuguaglianza, profondamente diverso dal diritto attuale. Ciò non c’è, con molta tranquillità non fa parte della mentalità del mondo antico: sono consapevoli di non avere l’uguaglianza, non la vogliono. Sono disuguaglianze che vanno individuate una per una.
- 1° principio di catalogazione delle persone: la differenza tra le persone libere e le persone schiave. Anche tra i liberi diversi gradi di libertà.
- Le persone libere sono quelle nate libere o diventate libere per manomissione. Le persone schiave nate schiave o diventate tali a causa dei debiti.
Certamente questa divisione contraddice quanto viene detto dalla filosofia stoica di Ulpiano: per il diritto naturale tutte le persone sono uguali e non esiste la schiavitù, poi nel diritto civile esistono situazioni che variano da popolo a popolo.
Terminologia e concetti importanti
Il termine per indicare il singolo è persona, che è una terminologia molto usata. Indica qualsiasi essere umano. Un altro termine molto usato è caput= testa: un singolo inserito in una comunità che può essere la propria città o la propria famiglia.
Quando si parla di spostamento da una famiglia all’altra (es: c’è un’adozione c’è una rogazione) si spegne un caput in una famiglia e si accende un altro caput in un’altra: c’è uno spostamento di caput. Uguale per l'esilio di una persona o pena di morte, pena capitale = un caput si cancella o viene allontanato.
Capitis deminutio
Un concetto collegato al caput è il cosiddetto cambiamento del caput = diminutio capitis che può essere di diversi tipi:
- Minima
- Media
- Massima
La diminutio maxima (perdita libertà e cittadinanza, es: lavori forzati) che ne porta alla cancellazione è quando un individuo perde la libertà e la cittadinanza, cosa che può avvenire per una condanna grave o la pena di morte. L’individuo come soggetto inserito in una comunità o in una famiglia viene cancellato, non viene nemmeno più censito, inserito nelle liste del censimento.
Gaio assimila a questo tipo anche una condizione particolare che è quella in cui l’individuo che viene preso prigioniero. Gaio assimila questa condizione a quella della figlia libera però sottoposta al pater che si unisce con uno schiavo può incorrere nella diminutio maxima se si avverano le seguenti condizioni:
- Pater familias consenziente: accettato che la figlia si unisca ad uno schiavo = contubernium = unione di fatto
- Padrone dello schiavo non è consenziente e questo fa un’intimazione alla figlia perché smetta questa convivenza → la figlia diventa schiava
- Se la figlia si unisce allo schiavo senza consenso del pater questa cosa non scatta perché il pater ha la potestà su di lei e vince la potestà.
Queste regole sono state decise con senato consultu claudiano emanate dall’imperatore Claudio e rappresentava situazioni realistiche.
Capitis deminutio media e minima
La caputis deminutio media: si perde la cittadinanza ma si mantiene la libertà. Accade quando un individuo è toccato da pene non permanenti. Esempio: l’esilio si impedisce di entrare nei confini, ma intorno può. La relegazione: isola molto lontana. “Aque et ignis interdictio” = esilio
Capitis diminutio minima non ha conseguenze gravi. Adozione, arrogazione, emancipazione. Rappresentano situazioni in cui rimane inalterata la situazione di cittadino e di libertà, ma c’è un cambiamento di status nell’individuo, di condizione dell’individuo rispetto alla famiglia. La maxima e la media sono rispetto alla comunità e alla famiglia. Rispetto alla familia, per esempio, la maxima fa cessare la patria potestas. L’arrogato da pater diventa filius, l’adottato da filius di una persona diventa filius di un'altra persona. Ciascuno dei 7 cambiamenti dell’emancipazione minima. Un’altra minima è la coeptio, uno dei tipi di matrimoni visti. Minima della donna che passa dal potere paterno alla manus maritale o della famiglia del marito.
Individuazione giuridica e nascita
Un essere umano si individua dal punto di vista giuridico nel momento della nascita. Qui concezione tipica dei Romani: finché non nato non individuo, il feto non è essere umano. Questo individuo deve nascere e avere sembianze umane, questo aspetto che collega la deformità col non essere un individuo. La persona deforme, fortemente disabile non è essere umano. Gli spartani uccidevano i bambini non normali. I Romani non lo consideravano nemmeno come vivo.
Interpretazioni sulla nascita
In età severiana ci sono 2 posizioni interpretative differenti:
- Giurista Paolo. Paolo afferma che bisogna ricercare la forma del corpo per individuare l’essere vivente.
- Giurista Ulpiano. Allarga questa sfera interpretativa dicendo che anche se deforme, ma manifesta in qualche modo uno spirito può essere vivente. Spirito = respira, piange…manifesta in questo modo di essere vivo. D’altra parte Ulpiano è un giurista un po’ particolare, un po’ filosofo.
Il concepimento deve essere avvenuto almeno 7 mesi prima del parto. Questo è importante per la paternità, specie per esempio in caso di divorzio, sempre più frequente nell’età del principato. Il momento della nascita è molto importante anche per individuare la concezione del filius, il filius nato da iuptis nuptiis (giuste nozze) e riconosciuto dal padre (attraverso il sollevamento simbolico del figlio) è figlio legittimo, in caso contrario figlio naturale. Il figlio che non è nato da giuste nozze segue la condizione della madre.
Matrimoni misti
Matrimoni misti: romano e peregrino. Figli? Nato da peregrino che si unisce ad 1 romana = figlio peregrino. Se romano unito a 1 peregrina = cittadino romano. Se uno dei due ha il cosiddetto conubium (capacità matrimoniale, capacità di sposarsi rispetto ad alcuni elementi, rispetto a determinati tipi di peregrini). Esempio: i latini sono peregrini particolari. Essere latini significa avere il conubium, solo loro ce l’hanno. Se hanno il conubium no problem è come fosse tra Romani. Se marito peregrino ma col conubium il figlio è con cittadinanza romana.
Regole per materia successoria
Serie di regole per materia successoria per il nascituro porta conseguenze sul sistema successorio: si sospende eredità finché non si sa se nasce o meno il figlio = è la speranza. Se si avvererà il figlio avrà l’eredità paterna, se non ci sarà nascita (aborto, gravidanza non reale) ciò non succederà. Ciò accadrà sia per l’eredità testamentaria sia per l’eredità intestata. Collegato a questo c’è la creazione di un “curator ventris” (curatore del ventre = gravidanza): quando muore il pater però c’è la speranza di un figlio futuro, si nomina un curatore che sorvegli questa gravidanza, che possa verificare che siano passati 7 mesi… Lo stesso curatore viene nominato in caso di divorzio. Di nuovo si nomina un curatore del ventre che accompagna la donna fino al momento del parto per garantire la paternità e garantire che non venga abortito. Il curator ventris è lo specchio dell’attenzione romana all’interesse del marito: il figlio appartiene al marito che ha la patria potestas, e figlio come continuità del pater vivo o morto che sia. No interesse per la salute della donna.
Aborto
Aborto: Non si pongono il problema della legalità e dell’illegalità dell’aborto. L’aborto non diventa mai un reato. Bisogna distinguere 2 piani: 1) quello del diritto 2) quello teorico-biologico-filosofico-religioso. Da quest’ultimo punto di vista due correnti che non approvano l’aborto e lo criminalizzano e sono la filosofia stoica (es: Seneca: ritiene l’uccisione di un essere vivente) e il cristianesimo (Tertulliano e Sant’Agostino equiparano l’aborto ad un omicidio). Queste 2 posizioni non hanno inciso il diritto. Nelle 12 Tavole possibilità di ripudio della donna per sottrazione di chiavi, adulterio e aborto. Plutarco parla di ripudio, Dionigi di Alicarnasso parla di possibilità di uccidere la donna in queste situazioni. Il primo passo che ricorda qualcosa sull’aborto è un passo di Cicerone che fa riferimento ad una situazione molto particolare che ricorda una situazione che è avvenuta in provincia, a Mileto di una donna peregrina che ha abortito senza sentire il marito che era romano: corrotta per fare che non nascesse questo bambino. È stata condannata all’esilio, neanche tanto gravemente nemmeno a morte. Cicerone dice: bella sentenza perché aborto con padre non consenziente è contro l’interesse del padre.
In tutti questi secoli solo questo testo di Cicerone e altri testi, rescritti imperiali che risalgono all’età dei severi. L’aborto in linea di massima era tollerato, perché gravidanze frequentissime e le condizioni di vita e igieniche potevano portare più facilmente ad aborti. Il non aver collegato il feto ad essere vivente ciò non provocava una reazione contro. Con l’età dei Severi iniziano a venir fuori alcune disposizioni: 1) rescritto (risposta ad un quesito giuridico) di Septimio Severo e di Caracalla: siamo agli inizi del 3° secolo. Il rescritto prevede che sia dato esilio temporaneo alla donna che ha abortito senza consenso del marito. prima sanzione definita attraverso una fonte del diritto. I giuristi, Paolo e Ulpiano riportano questo rescritto e uno di loro dice che l’aborto senza consenso del marito lede gli interessi del pater. È visto in funzione degli interessi del pater. Sempre di questo periodo c’è un altro rescritto che stabilisce delle regole per punire coloro che hanno provocato aborti sia facendo morire le donne sia provocando delle conseguenze anche se non hanno portato alla morte. Si uniscono a questa regolamentazione si parla di medicamenti, di rimedi di tipo erboristico che portano all’aborto oppure rimedi a scopi amatori, persone che hanno somministrato medicine a scopo afrodisiaco possono essere condannati alla pena capitale se hanno provocato la morte delle persone cui sono stati somministrati questi rimedi oppure se non hanno provocato la morte vengono esiliati. Questa potrebbe essere una tutela della salute delle donne, anche quando passiamo al periodo del dominato, dell’impero assoluto, quando il cristianesimo si è affermato come religione di stato non troviamo criminalizzazione dell’aborto nella legislazione imperiale. I teorici del cristianesimo hanno fatto di tutto per rendere criminalizzata questa attività. Tuttavia nella legislazione di Giustiniano troviamo elencato l’aborto nell’elenco degli atti ritenuti offensivi nei confronti del marito in caso di divorzio. In caso di divorzio non consensuale il fatto che la moglie possa aver abortito senza il consenso del marito.
Tria nomina
Prenomen = come il nostro nome. Nomen = nome della gens, gentilizio. Cognomen = riprende una caratteristica della famiglia o di qualche personaggio della famiglia. Lo storico Fabio Pittore suo antenato pittore. Le donne hanno usualmente solo 2 nomi e non 3. Le donne portano il nome gentilizio del padre, il cognome del padre trasformato al femminile. Gli schiavi portano il loro nome (1 nome soltanto) spesso solo il nome di origine greco. Quando vengono liberati il gentilizio del signore. Anche i nomi riflettono le varie disuguaglianze.
Catalogazione degli individui
L’altra catalogazione che si può fare. Per l’individuo rilevano 3 aspetti:
- Status familiae
- Status libertatis
- Status civitatis
È importante la posizione dell’individuo rispetto alla famiglia. È pater o è sottoposto? Lo stato di libertà o di schiavitù. Lo stato di cittadinanza o di non cittadinanza. È chiaro che l’unica persona, nell’ambito dei vari individui che compongono le famiglie, che ha la piena capacità d’agire di diritto privato e giuridica oltre alla capacità di diritto pubblico (fare carriera pubblica) solo MASCHI, LIBERI, CITTADINI E DI PROPRIO DIRITTO (= non hanno nessuno vivo che abbia la potestà su di loro, è la condizione dei “sui iuris”). Non basta essere sui iuris (= di proprio diritto) altrimenti non piena capacità giuridica e piena capacità d’agire.
Condizioni all'interno della famiglia
Gli individui che sono in questa condizione (in sostanza i pater familias) sono uguali, tutti gli altri sono disuguali in vario modo. A questo punto siamo in grado di giudicare diverse condizioni delle persone all’interno della famiglia. È chiaro che Gaio quando parla della famiglia fa la collocazione delle persone che sono “sui iuris” e di quelle che sono “alieni iuris”. Le persone sui iuris sono i pater familias (1 in ogni famiglia) e tutti gli altri sono alieni iuris.
Gli alieni iuris sono di diversi tipi di diversa tipologia, ci sono i figli e le figlie e le mogli sposate con la manus, gli schiavi e un’altra categoria di persone che hanno la condizione di essere “in mancipio”. Figli, figlie, schiavi e persone in mancipio.
Sui iuris e alieni iuris
Sui iuris:
- Pater familias
- Impuberi sui iuris (orfani prima di 12 e 14 anni)
- Le donne che non sono sposate in un matrimonio con la mano senza padre vivente
Solo che come detto i 2 e i 3 non hanno piena capacità giuridica e d’agire.
Alieni iuris:
- Figli maschi
- Figlie femmine
- Mogli
Schiavi e poteri del pater familias
Il pater familias esercita la patria potestà sui figli e la manus su sua moglie e sulle mogli dei figli sposate con la manus. I figli possono essere di sangue, nati da giuste nozze e possono essere adottati o arrogati. Inoltre il pater esercita il diritto di vita e di morte. (vitae necisque) Questo diritto di vita e di morte si esprime in diversi modi, innanzitutto alla nascita quando si può esporre i figli: figli maschi possono essere esposti solo se deformi e le figlie femmine primogenite non possono essere esposte. Contrariamente a questo uso, c’è l’uso di sollevare il figlio per accoglierlo (ius tollendi). I bambini che non venivano accolti venivano esposti, Costantino aveva cercato di limitare quest’uso di esporre i figli che non si potevano allevare dicendo che il padre che espone i neonati perde la patria potestas. Ciò però presuppone che la prassi di esporre i figli continua. Una misura che protegge i bambini esposti. Questa la ratio della norma.
Punizioni e vendite
L’altro aspetto è la condizione dei sottoposti: verso le mogli (si è già visto) ma anche verso i figli: il padre si metteva al posto dello Stato nella punizione di comportamenti: figli che causavano qualcosa di grave in battaglia. Figli che invece di essere puniti dallo stato venivano puniti dal pater. Si sancisce che il padre che uccide il figlio è equiparato all’omicidio ad un uomo libero. In alcuni casi di maltrattamenti, si costringe il padre ad emancipare il figlio che ricorre al principe il quale sancisce che il padre lo deve emancipare. È un atto di disposizione strettamente volontaristico.
C’è un altro episodio del padre che aveva ucciso il figlio colto in flagrante adulterio. La legge Iulia aveva stabilito che il padre poteva uccidere gli adulteri: sia la figlia sia la persona che si è unita con lei, sia in casa della figlia sia in caso del genero. Non è contemplato il caso del figlio maschio colto in adulterio. In questo caso dell’imperatore Adriano: il figlio che si unisce sessualmente con la seconda moglie del padre matrigna del figlio: uccide il figlio, forse anche la matrigna. Il principe decide che uccisione illegittima. Con il principato viene posto un argine.
La vendita dei figli è regolata nel limite delle 3 volte. Si tende a disapprovarla. Di fatto se ne hanno poche notizie: tuttavia nel principato nei momenti di crisi riemergono queste attitudini, questi usi di vendere i figli.
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Istituzioni di diritto romano
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