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3. Rapporti tra Stato e gli altri ordinamenti:

La distinzione tra sovranità come pretesa deontologica, da un lato, e sua

effettività, dall’altro consente di inquadrare la problematica dei rapporti

tra Stato e gli altri ordinamenti. Ed in particolare tra lo Stato e gli altri

ordinamenti sovrani: quali ad es. gli altri Stati, la Chiesa Cattolica o il

Diritto internazionale.

Infatti se non vi fossero esigenze di effettività un problema di rapporti

tra ordinamenti (sovrani o non) nemmeno si porrebbe. Il problema si pone

allorché due ordinamenti contenenti prescrizioni in reciproco conflitto

vogliano garantire effettività alle proprie norme, divenendo così,

concretamente incompatibili. Non è possibile, così, che godano

contemporaneamente di effettività due norme, aventi identico ambito

oggettivo e soggettivo di efficacia, ma di contenuto opposto.

Ciò vale per ogni tipo di ordinamento ma in particolare per gli ordinamenti

che rivendicano la sovranità, considerate la pretesa di assolutezza e

generalità che la caratterizza.

Lo stato può ignorare o combattere un altro ordinamento con cui viene in

contatto. E può anche tollerare che esso agisca nel proprio ambito come

qualsiasi soggetto privato concorrendo a creare Diritto nello Stato.

Quando tuttavia lo stato riconosce l’altro ordinamento è possibile che

esso si accordi per fa sì che l’azione di entrambi ed i relativi sistemi

giuridici siano in qualche misura coordinati, sul piano della produzione

normativa, per minimizzare gli eventuali conflitti.

Le forme di coordinamento tra due ordinamenti sono:

in quanto compiuto attraverso dispositivi

Coordinamento indiretto,

che mantengono una separazione tra gli ordinamenti interessati.

L’ordinamento che intende coordinarsi non si fonde con l’altro, ma

produce diritto interno in corrispondenza del prodursi e con la

finalità di coordinarsi con le norme dell’altro ordinamento.

Dispositivi a ciò predisposti possono essere il rinvio ordinario o

speciale, che ha sua volta può essere mobile o fisso, alle fonti ed alle

norme di esso. 11

• dispositivo ordinario

Si ha nel caso in cui la presenza della

norma nell’ordinamento richiamato costituisca la mera ragione

storico-politica, la concreta occasione, della produzione

giuridica dell’ordinamento richiamante, senza che risulti

formalmente l’origine estranea del contenuto normativo della

disciplina posta. Si pensi all’ipotesi di uno Stato che adotti un

proprio regolamento sostanzialmente riproduttivo del

contenuto di una legge di un altro;

• dispositivo speciale in ogni ipotesi in cui

Si ha, invece,

l’ordinamento richiamante colleghi formalmente la propria

produzione interna all’esserci o al prodursi di una norma

nell’ordinamento richiamato. In questa prospettiva si ha:

Rinvio speciale fisso

- , nel caso in cui lo Stato si limiti a

richiamare norme determinate, identificante in modo

onnicomprensivo con riferimento ad una specifica

manifestazione normativa (cioè ad una puntuale vicenda

di creazione del diritto nell’altro ordinamento) è il caso,

nel diritto Italiano, dell’ordina di esecuzione;il rinvio

fisso viene realizzato utilizzando l’arsenale di fonti

interne già esistenti;

Rinvio speciale mobile (o automatico)

- risponde

all’esigenza funzionale di assicurare un coordinamento

costante con l’altro ordinamento, non limitato ad una sola

manifestazione normativa, ma suscettibile di seguire

l’evoluzione che la disciplina subisce nell’altro

ordinamento (ad es. art. 10 della Costituzione). Il rinvio

mobile consiste nella creazione di una fonte interna

specifica avente ad oggetto della propria fattispecie il

fatto del sorgere nell’ordinamento richiamato delle

norme cui si vuol rinviare, creando così un automatismo;

in tal caso non si

Coordinamento parziale o totale integrazione,

assiste a nessun rinvio. Gli ordinamenti creano contestualmente delle

fonti in comune, le quali sono istituzionalmente e, nel caso di fonti-

atto, consapevolmente volte ad operare in entrambi gli ordinamenti.

Di integrazione può parlarsi per i rapporti tra ordinamento

comunitario e ordinamento interno. 12

4. L’ordinamento Internazionale:

Particolarità del Diritto Internazionale è che esso consiste in un

ordinamento i cui membri sono in posizione di equiordinazione e non esiste

alcuna istituzione di governo che li sovrasti. Si tratta di una comunità

paritaria, che ha una sua organizzazione ed un suo ordinamento, ma è

priva di un potere soggettivizzato che si imponga autoritativamente. I

vincoli che gravano sui suoi membri non sono imposti da poteri

sovraordinati. Un’altra delle caratteristiche del Diritto internazionale è

quella per cui al suo interno gli individui non godono di un riconoscimento

pieno di soggettività, nel senso che le persone fisiche, non sono, prese

direttamente in considerazione. Si riscontrano comunque delle tendenze

sempre più crescenti verso il riconoscimento di una parziale soggettività

degli individui (i quali sarebbero cioè destinatari di alcuni diritti ed

obblighi), imputabili allo sviluppo del processo di codificazione delle forme

di protezione dei diritti dell’uomo ed alla predisposizione di apparati

giurisdizionali rivolti a garantirne la tutela.

Resta però fermo che i soggetti dell’ordinamento giuridico internazionale

persone giuridiche

sono . Queste collettività soggettivizzate partecipano

alla vita dell’ordinamento, potendo porre in essere atti che modificano,

estinguono o costituiscono le relative norme. Stati

I principali, ma non gli unici, tra tali soggetti sono gli .

teoria della relatività

Anche per il diritto internazionale si applica la “

delle valutazioni giuridiche” , pertanto il riconoscimento di uno Stato

quale soggetto del Diritto Internazionale è regolato autonomamente dallo

stesso ordinamento internazionale e prescinde dalla circostanza che una

collettività dal proprio punta di vista si proclami stato o che sia

riconosciuto come tale dagli altri soggetti internazionali. Il

riconoscimento che i soggetti internazionali possono operare non ha

carattere costitutivo ma , tutt’ al più può concorrere a consolidare la

posizione assunta dalla collettività affermatasi, nell’ordinamento

Internazionale, per la propria capacità di esibire indipendenza e

sovranità. 13

In ordine alla identificazione del venir in essere di un nuovo soggetto del

diritto Internazionale, sembra preferibile ritenere che esiste una norma

consuetudinaria per la quale l’attribuzione della qualità di Stato (dal punto

di vista del Diritto Internazionale) spetterebbe ad ogni ente dotato di

caratteri propri di questo (popolo,territorio,sovranità), costituito

effettivamente ed in maniera stabile.

I non sono però sono gli stati. Per

soggetti del Diritto Internazionale

circoscrivere l’area delle altre figure soggettive, si deve mantenere

ferma la premessa secondo cui la comunità internazionale è costituita da

soggetti indipendenti. Gli enti privi di tale carattere non possono essere

soggetti autonomi del Diritto internazionale e la loro capacità di

intrattenere rapporti con gli altri soggetti di quell’ ordinamento va

considerata espressione di un’abilitazione da essi attribuita dall’ente di

appartenenza. si pensi agli accordi internazionali stipulati dagli stati

Esempio:

membri della federazione, i quali malgrado il nome non sono veri e

propri stati Sovrani dotati del requisito dell’indipendenza. Il fatto

che essi possano venire autorizzati dall’ordinamento da cui

dipendono a stipulare convenzioni con Stati esteri non è segno di

una guadagnata soggettività internazionale. Piuttosto viene

riconosciuta a tali soggetti la qualifica di organi dello Stato

Federale nell’esercizio del potere estero. Cosicché nel momento in

cui tali accordi sorgano, il soggetto che, per il diritto

internazionale, si vincola e assume la responsabilità è la federazione

e non l’ente territoriale firmatario; Chiesa

Il requisito di indipendenza e di soggettività è riconosciuto alla

Cattolica

, la cui proiezione nel Diritto Internazionale si manifesta

attraverso quel particolare organo costituito della Santa Sede.

Infine, rappresentano soggetti del Diritto Internazionale le

Organizzazioni Internazionali , ossia le associazioni di Stati che,

limitatamente ad alcuni settori, perseguono interessi comuni. L’azione

Internazionale di tali enti rimane distinta da quella degli Stati Membri,

sicché eventuali effetti su questi dipendono non tanto dal Diritto

Internazionale, quanto dai rapporti interni tra l’organizzazione e gli stessi

stati. 14

Le si possono distinguere in tre

fonti dell’ordinamento Internazionale

figure:

La Consuetudine;

(trattato o patto)

L’accordo Internazionale; quelli cioè

Procedimenti di produzione giuridica di terzo grado,

previsti da norme patrizie sulla produzione giuridica internazionale;

Il rapporto tra Ordinamento Italiano e Ordinamento Internazionale:

Si deve sottolineare che in linea di massima si applicano al rapporto tra

Ordinamento Italiano e Ordinamento Internazionale le stesse

considerazioni fatte per quanto riguarda il rapporto con altri Ordinamenti

Sovrani ( ). Si tratta infatti di due ordinamenti Distinti, le

vedi paragrafo 3

norme dell’uno non producono, di per sé, effetti nell’altro, essendo

necessaria (anche in relazione alla natura dei destinatari delle norme) la

predisposizione di meccanismi di rinvio.

Diversità di destinatari tra Diritto Interno e Diritto Internazionale:

A differenza degli ordinamenti Statali, l’elemento soggettivo del Diritto

Internazionale è ravvisabile prevalentemente in “persone giuridiche”. La

conseguenza di ciò è che ogni qual volta l’ordinamento nazionale voglia

dare rilevanza interna a norme del Diritto Internazionale, deve:

Predisporre dispositivi che mettano in comunicazione i due

ordinamenti separati (i meccanismi di rinvio);

Realizzare una trasformazione strutturale delle norme di

quell’ordinamento. Infatti i destinatari immediati di tali norme (i

soggetti del diritto internazionale)sono diversi, anche

qualitativamente, da coloro (soggetti degli ordinamenti interni:

individui e persone giuridiche)sui quali gli obblighi internazionali si

ripercuotono in via mediata. 15

Mentre le norme del Diritto Internazionale sono concepite per regolare

rapporti tra persone giuridiche, lo scopo dell’adattamento è quello di

disciplinare, nell’ordinamento interno, relazioni anche tra persone fisiche.

Rimane una differenza strutturale tra l’obbligo internazionale (si pensi

all’impegno di uno Stato di riconoscere i diplomi conferiti dalle istituzioni

di un altro Stato)e le norme interne necessarie per consentire allo Stato

di adempiere a quell’ obbligo (ad es. quelle che identificano l’organo

amministrativo cui spetta accertare la validità del diploma o la presenza

degli altri requisiti per ottenere il riconoscimento). Ed è proprio per

rimarcare questa particolarità che in dottrina si sottolinea come a

proposito del rinvio al Diritto Internazionale non sia corretto parlare di

“ricezione” delle norme di quell’ordinamento, ma sia preferibile riferirsi

“all’adattamento” del Diritto Interno al Diritto Internazionale.

5. L’Unione Europea:

Nell’ambito dei rapporti tra lo Stato ed altri ordinamenti riveste un ruolo

particolare quello con l’Unione Europea. Con tale denominazione si fa

riferimento ad una complessa organizzazione nata nell’ambito del Diritto

Internazionale, ma trasformatasi nel corso dei decenni in qualcosa la cui

natura appare del tutto originale rispetto alle comuni organizzazioni

Internazionali.

Se si osserva l’Ordinamento comunitario si ha la sensazione di un’entità

estremamente complessa, strutturata intorno ad una serie di norme e

istituzioni alla quale risulta assai difficili assegnare una chiave di lettura

unitaria.

Quanto alla struttura, l’Unione Europea è articolata in una pluralità di

nuclei ordinamentali tra loro distinti (i c.d. pilastri), ma unificati dal fatto

che al loro interno operano gli stessi organi, seppure con competenze e

poteri differenti.

Si tratta del pilastro costituito:

Dal diritto delle Comunità Europee;

Dalle disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune

(PESC);

Dalle disposizioni sulla cooperazione di polizia Giudiziaria in materia

penale; 16

Tale complessità è dovuta da:

Ragione Storica , l’unione rappresenta il frutto di una

Una

stratificazione, per un cinquantennio, di successivi interventi

normativi eseguiti nella forma di modifiche e aggiustamenti dei

precedenti Trattati e non in quella di radicale e sistematica

riorganizzazione;

Ragione Politica

Una , consiste nel fatto che, in alcuni settori di

disciplina, gli stati sono più restii a cedere competenze e, quindi, ad

aumentare il livello di integrazione;

5.1 L’Evoluzione storico-politica del Diritto Europeo:

Per comprendere la complessità del fenomeno comunitario è utile

ripercorrere la principali fasi evolutive di tale Ordinamento. In proposito

si può procedere ad una tripartizione:

prima fase Fondazione

è identificabile nella della

1. In base ad essa la

Comunità (la comunità economica Europea, la comunità del carbone e

dell’acciaio, la comunità per l’energia atomica) e nell’originaria

elaborazione sulla natura del Diritto comunitario e sui rapporti con

gli ordinamenti degli Stati Membri. Si tratta di un arco temporale

che va dal secondo dopoguerra ai primi anni 90 del secolo scorso e

che è circoscritto, sul piano istituzionale, tra l’approvazione del

Trattato Istitutivo della CECA (1951) e l’approvazione del Trattato

di Maastricht del 1992;

seconda fase

2. La può decorrere dal Trattato di Maastricht (1992)

fino al Trattato di Nizza (2000). Un periodo questo caratterizzato

dall’estensione dell’area di competenze comunitarie

, ormai

orientate a coprire anche settori non economici di rilevanza politica

fino ad allora custoditi gelosamente dagli Stati nell’ambito della

propria Sovranità;

terza fase

3. La , tutt’ora in corso, è quella della progressiva

“Costituzionalizzazione Con tale espressione

”del Diritto Europeo.

s’intende il tentativo di utilizzare, in modo consapevole ed esplicito,

“tecniche” costituzionali (tipiche degli Stati Nazionali)

nell’organizzazione e nella disciplina del fenomeno comunitario; 17

L’avvio di tale è legato all’opposizione

processo di Costituzionalizzazione

di fondo secondo la quale l’integrazione politica a livello Europeo dovesse

essere perseguita, in via indirette, attraverso lo strumento di una

progressiva integrazione economica.

La rilevanza politica della decisione di promuovere un’integrazione

economica è dimostrata dall’obiettivo posto alla base del primo Trattato

Comunità

Comunitario: quello istitutivo della L’idea di fondare una

CECA.

del e dell’Acciaio

Economica Carbone , mettendo in comune la produzione e

la commercializzazione di tali materie prime, sorse, infatti, per

consentire un progressivo riavvicinamento tra Francia e Germania.

Sulla base del Progetto del Ministro degli Esteri francese Robert

Schuman venne così istituita la predetta organizzazione internazionale

(tra Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo).

Il trattato prevedeva:

un’alta autorità

La creazione di :

• Composta da nove membri designati dagli Stati, ma

funzionalmente vincolati al perseguimento dell’interesse

sopranazionale;

• Dotata di poteri normativi, i cui atti potevano essere adottati

a maggioranza dei componenti e per la cui efficacia non era

richiesto alcun consenso da parte degli Stati (tranne in alcuni

settori in cui si richiedeva l’assenso del Consiglio);

Consiglio

A tale organo si affiancava un composto da:

• Un rappresentante per ciascun Stato membro;

• Un’assemblea di delegati dei Parlamentari Nazionali;

• Una Corte Di Giustizia, (un organo giurisdizionale incaricato di

vigilare sulla corretta attuazione del Diritto Comunitario); 18

Il fallimento del progetto di creare una Comunità Europea di difesa a

dell’Assemblea

causa della mancata ratifica del relativo Trattato da parte

Nazionale Francese nel 1954, rappresentò la conferma dell’impossibilità di

procedere ad un’integrazione più stretta, di tipo politico, e rafforzò le

strategie “funzionaliste” basate sulla propulsione dell’integrazione

economica. Successivamente alla Conferenza di Messina 1955 ed

all’elaborazione del c.d. (dal nome del primo Ministro Belga)

Piano Spaak

si giunse così nel 1957 all’adozione dei due Trattati istitutivi della CEE

(Comunità Economica Europea) e dell’EURATOM (Comunità Europea

dell’Energia Atomica).

Tali Trattati allargavano ad ogni settore della vita economica gli obiettivi

dell’integrazione, perseguendo la creazione, mediante il passaggio

attraverso un periodo transitorio, di:

Mercato Comune

Un “ ”, fondato sull’eliminazione delle barriere

economiche interstatuali;

Tariffe doganali comuni verso gli Stati terzi;

Libertà Fondamentali”di circolazione

Quattro “ :

• Dei lavoratori;

• Delle Imprese;

• Dei Servizi;

• Dei beni; politiche comuni

Inoltre i trattati prevedevano la creazioni di “ ” per

la disciplina di alcuni settori (agricoltura,trasporti,concorrenza ecc…)

Sul piano istituzionale, veniva ripreso e parzialmente modificato il modello

della CECA, con la creazione di un organo a carattere “sovranazionale”, la

commissione, un consiglio dei ministri, un’assemblea parlamentare, una

corte di Giustizia ed un Comitato economico e sociale, il fulcro decisionale

veniva collocato nell’ambito dell’organo interrogativo (il consiglio),

all’interno del quale il potere deliberativo veniva disegualmente

distribuito tra i rappresentanti statuali, secondo il principio del voto

ponderato. 19

Proprio la resistenza degli stati, ed in particolare della Francia, ad

accettare il passaggio al voto a maggioranza qualificata, alla fine del

periodo transitorio, causò, tra il Giugno 1965 ed il Gennaio 1966, la crisi

politica della sedia vuota

”, consistente nella scelta della

dovuta alla c.d. “

Francia del generale De Grulle di boicottare sistematicamente le riunioni

del Consiglio in cui il nuovo sistema di decisione a maggioranza avrebbe

dovuto trovare applicazione.

La crisi venne risolta attraverso il c.d. Compromesso di Lussemburgo, il

quale riconosceva il Diritto di ogni Stato di opporsi alle decisioni a

maggioranza quando fossero in gioco “importanti interessi nazionali”.

Tra il 1966 ed il 1986, una serie di eventi contribuirono a propiziare lo

sblocco della situazione nell’integrazione:

Nel 1973 l’ingresso di Irlanda, Danimarca e Regno Unito nella

Comunità;

Nel 1974 la Costituzione del Consiglio Europeo, organo composto dai

capi di Stato e di Governo, finalizzato a coordinare lo sviluppo

politico della comunità;

Nel 1979 l’introduzione di un sistema di elezione diretta del

parlamento Europeo;

Infine tra il 1981 ed il 1982 l’ingresso di Grecia, Spagna e Portogallo

nelle Comunità.

Mentre il periodo successivo all’accordo di Lussemburgo e fino agli anni

’80 può essere definito come una fase di stagnazione nell’integrazione

politica al livello comunitario, notevoli progressi si imposero nella

definizione dei rapporti tra il livello sovranazionale e quello degli

ordinamenti degli Stati Membri. Due sono i processi da segnalare:

estensione delle competenze

Il primo è quello della progressiva

comunitarie

. L’espansione dei confini dell’intervento Europeo è

stata favorita dalla circostanza che molte competenze comunitarie

sono definite in termini teleologici, cioè con la mera indicazione

degli obiettivi da raggiungere e non con l’attribuzione di ambiti

oggettivi; 20

Corte

In questa evoluzione un ruolo centrale è stato giocato dalla

di Giustizia, la quale- ed è questo il secondo punto- ha sviluppato

una giurisprudenza volta a fornire la base teorica per giustificare la

particolare efficacia del Diritto Comunitario. Distaccandosi dalla

dogmatica del Diritto Internazionale, la Corte ha riconosciuto

all’ordinamento Europeo uno statuto particolare rispetto a quello

proprio delle altre organizzazioni Internazionali. Ne ha affermato

la capacità di imporsi agli ordinamenti degli Stati membri, regolando

direttamente le situazioni soggettive al loro interno (teoria

dell’effetto diretto), senza necessità di atti di adattamento o

trasformazione da parte degli ordinamenti nazionali (giudici e

pubblica amministrazione) il potere di disapplicare d’ufficio le

norme Nazionali incompatibili con quelle Europee.

A metà degli anni ’80 il processo di integrazione riprese nuovamente

slancio a seguito della definizione degli obiettivi per il completamento del

mercato interno attraverso l’eliminazione delle barriere interstatuali,

L’Atto

dopo la battuta di arresto legata alla crisi della metà degli anni ’60.

Unico Europeo (Trattato firmato nel 1986) predispose una riforma delle

istituzioni e dei procedimenti comunitari previsti negli originari Trattati

volta a consentire la realizzazione, entro il 31 Dicembre 1992, del

mercato interno, inteso come spazio senza frontiere interne, nel quale è

assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei sevizi e dei

capitali. Oltre al riconoscimento formale del Consiglio Europeo ed alla

Corte di Prima Istanza

creazione di una (il tribunale di primo grado), fu

per la prima volta, introdotta una procedura rivolta ad un significativo

coinvolgimento del Parlamento Europeo nell’attività decisionale in

procedura di cooperazione

importanti settori (la ) e si riconobbe il potere

del consiglio di delegare la commissione all’esercizio di potestà normative

a carattere esecutivo. A ciò è da aggiungere l’estensione a numerosi

settori del regime di voto a maggioranza qualificata: specialmente l fine

di favorire l’armonizzazione delle legislazioni nazionali per la realizzazione

del mercato interno. Nella stessa occasione furono estese le competenze

comunitarie ad ulteriori ambiti di particolare rilevanza (politica economica

e monetaria, politiche sociali, coesione economica e sociale, ricerca,

ambiente). 21

L’avvio della cooperazione in materia di politica monetaria condusse,

Trattato di Maastricht il quale fissava

qualche anno dopo, alla stipula del Unione Economica e Monetaria

in tre fasi il processo di creazione di una

UEM). Tale atto istituì anche L’Unione Europea, un’organizzazione

(

composta delle comunità, cui furono affiancati altri due pilastri

dell’integrazione:

La politica estera e di sicurezza comune;

La giustizia e affari interni;

Si trattava infatti di tenere le diverse modalità di realizzazione delle

varie politiche comunitarie e dei vari gradi di integrazione. Mentre, cioè,

il pilastro comunitario (costituito dalle tre comunità originarie) continuava

metodo comunitario

a funzionare secondo il c.d. “ ”, attraverso

l’applicazione delle categorie e degli strumenti elaborati nei decenni

precedenti, il secondo e il terzo pilastro venivano organizzati sulla base di

dispositivi ed attraverso strumenti di azione molto più vicini a quelli

caratteristici delle relazioni intergovernative proprie del Diritto

Internazionale. Accanto all’obiettivo del mercato interno, centrato su di

un’integrazione di tipo prevalentemente negativa (abolizione di ostacoli e

barriere) le finalità dell’unione si sono connotate anche per una maggiore

rilevanza politica. Agli obiettivi di regolazione più strettamente

economici, se ne sono aggiunti altri di politica sociale (la tutela della

salute, la cultura e l’istruzione) ed è stata istituita persino una

cittadinanza dell’Unione. A ciò è da aggiungere l’esplicita enunciazione di

alcuni principi tipici dello stato costituzionale, come la tutela dei Diritti

Fondamento Democratico

Fondamentali ed il riconoscimento del dei

Sistemi di governo degli Stati membri, sino allo sviluppo di settori legati

politica monetaria

al cuore della Sovranità statuale: la creazione di una

unitaria e di una moneta unica, la difesa e la sicurezza comune, la giustizia

e l’ordine pubblico. 22

Anche per contenere il rischio di un’espansione indiscriminata delle

competenze europee, una volta che si introducevano così significative

novità qualitative, fu sancito espressamente il “Principio di Sussidiarità”

si stabilì infatti che “nei settori che non sono di sua esclusiva competenza

la Comunità interviene , secondo il principio della sussidiarità, soltanto se

e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere

sufficientemente realizzati dagli stati membri e possono dunque, a motivo

delle dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati

meglio a livello comunitario”. cambiamenti

Sul piano istituzionale il trattato ha prodotto ha notevoli , in

particolare nell’ambito del “pilastro comunitario”. Vanno ricordate:

L’istituzione del Comitato delle Regioni;

L’istituzione del Sistema Europeo delle banche centrali e della Banca

Centrale Europea;

L’introduzione per la prima volta di una procedura decisionale, nella

quale al Parlamento Europeo è stato attribuito un potere di “Co-

decisione” con il Consiglio;

L’adozione del (Trattato Unione Europea)non ha prodotto però solo

TUE Inconvenienti

fatti positivi, ma ha causato anche un serie di . Si pensi:

proliferazione di procedure decisionali

Alla ;

perdita di coerenza

La dovuta alla netta cesura tra funzionamento

del primo e degli altri due pilastri;

rischio che il patrimonio di categorie concettuali

Il , norme e pratiche

fosse messo a rischio

particolari dell’ordinamento comunitario , nella

sua unitarietà sistematica, dall’esistenza di troppe eccezioni e regimi

speciali necessari a soddisfare i singoli stati membri che non avevano

voluto accettare tutte le innovazioni del trattato ;

riaffiorare del c.d. metodo intergovernativo,

Il consistente

relativamente ai settori non comunitarizzati (secondo e terzo

pilastro). 23

Il realtà il ha aperto una nuova fase

Trattato Dell’Unione Europea

nell’integrazione Europea. Per la realizzazione della quale si sono resi

sinora necessari altri due Trattati:

Trattato di Amsterdam, nel 1997;

Trattato di Nizza, nel 2000;

senza però che tali interventi siano andati molto al di là di qualche

aggiustamento e consolidamento della precedente disciplina.

Al si deve:

Trattato di Amsterdam cooperazione rafforzata

L’introduzione della procedura di , la quale,

prevede la possibilità che gli Stati Membri, disposti ad una maggiore

integrazione delle proprie politiche in alcuni settori, possono

“accelerare ” la propria andatura, pur rimanendo nel quadro del

sistema Comunitario;

Il passaggio di alcuni oggetti del terzo pilastro dell’Unione Europea al

comunitarizzazione

primo. Tale “ ” ha riguardato il settore “dei visti,

asilo e immigrazione”ed è consistita nella previsione di alcune

disposizioni volte ad “istituire progressivamente uno spazio di

libertà, sicurezza e giustizia”e nell’adozione di un protocollo rivolto

ad integrare nell’ordinamento europeo il corpus normativo formatosi

a seguito dell’approvazione del Trattato di Schengen nel 1985 (in

tema di progressiva abolizione dei controlli doganali alla frontiere

degli stati firmatari);

La scelta di rafforzare l’esplicita indicazione di alcuni principi tipici

della tradizione del Costituzionalismo. Si è disposto:

• Che l’Unione Europea si fonda:

- sui principi di libertà;

- democrazia;

- rispetto dei diritti dell’uomo;

- rispetto delle libertà fondamentali e dello Stato di

Diritto;

• Si è fissata una specifica procedura di reazione da parte

esista un evidente rischio di

dell’unione nel caso in cui “

violazione grave da parte di uno Stato membro di uno o più

principi”; 24

La logica degli aggiustamenti progressivi (di cui il Trattato di Nizza del

2000 rappresenta la più paradigmatica espressione)cominciava però a

mostrare una delusione, soprattutto in considerazione dell’impatto che,

sull’assetto dell’Unione, avrebbe avuto l’ingresso di ben 10 nuovi Stati a

partire dal 1 Maggio 2004.

Proprio tale sentimento di delusione ha condotto al tentativo di

riorganizzare l’edificio Europeo attraverso una sua più spiccata

“costituzionalizzazione”.

Questa prospettiva si è realizzata attraverso :

Carta dei Diritti Fondamentali ”

La decisione di elaborare una “

dell’Unione Europea (2000); Trattato-Costituzione

L’approvazione di un progetto di “ ” per

l’Europa (2004), che in vigore abrogherebbe i Trattati vigenti.

La

Questo documento è il frutto della creazione di un organo,

Convenzione Europea , costituto dai rappresentanti dei Parlamenti e

Governi Nazionali, del parlamento Europeo e della commissione.

La scelta di adottare “Tecniche” tipiche del Diritto costituzionale anche a

livello comunitario si è manifestata attraverso:

l’opzione di una disciplina dettagliata dei Diritti Fondamentali;

la razionalizzazione del sistema delle Fonti;

il perfezionamento di istituti volti ad accrescere la vita democratica

dell’Unione;

Il processo di “Costituzionalizzazione” ha riguardato anche i metodi

decisionali. Infatti, pur senza alterare le procedure di adozione formale

dei Trattati sia per l’adozione della Carta Dei Diritti Fondamentali di

Nizza sia per la predisposizione del progetto di Trattoto-Costituzione per

L’Europa, si è proceduto alla preventiva convocazione dei rappresentanti

dei governi ma, anche dei rappresentanti dei Parlamenti Nazionali ed

Europeo e della Commissione Europea. 25


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Istituzioni di diritto pubblico sullo Stato per l'esame del professor Codini. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le varie tipologie di ordinamento: lo Stato, l'ordinamento internazionale, l'Unione Europea, la Chiesa cattolica; i tre elementi costitutivi dello Stato: il popolo, il territorio, la sovranità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze delle relazioni internazionali e dell'integrazione europea
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Codini Ennio.

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