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Istituzioni di Diritto Pubblico

Appunti accurati sui fondamentali di diritto pubblico per tutte la facoltà di economia, ideali per il primo anno! Appunti di diritto pubblico basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Gagliardi dell’università degli Studi di Torino - Unito. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto pubblico docente Prof. B. Gagliardi

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Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

Il rapporto tra le due fonti (legge regolamento) non sono subordinati in questo

caso perché regolamentano ambiti diversi e quindi non possono entrare in

contatto.

Il criterio di risoluzione di un eventuale antinomia è dunque il criterio di

competenza. Lo stesso discorso vale per i regolamenti degli altri organi

costituzionali; quelli parlamentari sono più importanti perché sono gli unici

direttamente espressi dalla Costituzione, ma ve ne sono molti altri:

R. corte costituzionalr

 R. presidenza della repubblica

 R. presidenza del consiglio dei ministri

 Ecc.

I regolamenti sono fonti primarie ,la qualità di organo direttamente previsto e

disciplinato dalla Cost. attribuisce all’organo stesso una speciale competenza di

dotarsi autonomamente di un regolamento. Quest’autonomia regolamentare è

una garanzia dell’indipendenza reciproca. C’è un ambito di autonomia riservato

anche alla Corte Cost. seppur sia più ridotto rispetto a quello parlamentare in

quanto esistono delle leggi che regolamentano la Corte medesima.

POTERE NORMATIVO DEL GOVERNO (FONTI PRIMARIE)

La costituzione stabilisce espressamente all’art. 70 che la funzione legislativa è

effettuata collettivamente dalle due Camere secondo un sistema BICAMERALE

PERFETTO, tuttavia il governo può occasionalmente esercitarla con l’adozione

di atti aventi forza di legge. Il governo ha sia la titolarità di un potere legislativo

di adottare fonti primarie Decreti legge e Decreti Legislativi, sia fonti

secondarie: i Regolamenti legislativi. Gli atti aventi forza di legge del governo

includono decreto legislativo e decreto legge disciplinati agli artt. 76-77 Cost.

Sono accomunati dal fatto che come da un lato è vero che il governo ha potere

legislativo, ma il parlamento interviene comunque. La più significativa

differenza è che:

Nel decreto Legislativo: il Parlamento interviene in fase PREVENTIVA,

 cioè il decreto legislativo è emanato su delegazione del Parlamento per

effetto della legge di delegazione che circoscrive il potere del governo. La

legge di delegazione è una legge ordinaria con cui il parlamento

circoscrive il potere legislativo del governo, cioè stabilire principi e criteri

direttivi, oggetto e termine della delega. Qui si parla di “oggetto” termine

che circoscrive ancora di più rispetto a “materia”. Il termine massimo

delle delega è di 2 anni. Il parlamento deve anche indirizzare il governo

attraverso principi e criteri direttivi, ove per principio si intende che

contenga già una disciplina auto-applicabile, viceversa il criterio contiene

un’indicazione generica non suscettibile di applicazione immediata. Il

decreto legislativo si usa per disciplinare materie molto complesse, tutti i

codici sono decreti legislativi, poiché sono composti da così tanti articoli

che appesantirebbero all’impossibile l’attività parlamentare. Il decreto

legislativo è deliberato dal Consiglio dei ministri, emanato dal presidente

della Repubblica sotto forma di DPR. In caso di contrasto tra legge delega

e d.lgs. si tratta di un coso di incostituzionalità del d.lgs. Dal momento

che la costituzione dice che la delega deve essere esercitata nei limiti

della legge di delegazione, se dunque il D.lgs. infrange questa legge

interposta va a ledere indirettamente la Costituzione medesima. In

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questo senso la legge di delegazione di si interpone tra la Costituzione ed

il d.lgs. l’esecutivo gode di apparati amministrativi articolati (ministeri)

che lo rendono il soggetto meglio deputato alla disciplina di materie

complesse. si tratta di atti: deliberati dal governo previa delega del

parlamento ed ha valore di legge, vien emanato dal Presidente della

Repubblica con DPR. In sede di emanazione il PDR esercita la sua

funzione di controllo di legittimità Costituzionale. Al 77 comma I si dice

che il governo NON può adottare d.lgs. senza autorizzazione delle

Camere. Il Parlamento non può delegare il BIANCO, se lo fa è la legge di

delegazione stessa che viola la Costituzione. La legge di delegazione

stabilisce: Principi e criteri direttivi, il termine, l’oggetto. Sui poteri

normativi del governo è intervenuta la Legge 400 del 1988 che ha

come oggetto il potere dell’esecutivo; quella precedente era la legge 100

del 1926 (pieno regime fascista). Sino agli anni ’80 si tende

all’Iperlegificazione limitando i poteri dell’esecutivo; negli anni ’80 ci si

rende conto che ci sono dei problemi gravi di governabilità. Si tende

dunque a rafforzare il potere dell’esecutivo, superata ormai la paura della

dittatura, ciò porta all’adozione della legge 400 del 1988 che in materia

di d.lgs. ha unicamente un’EFFICACIA DI TIPO PERSUASIVO in quanto

decreti legislativi e leggi ordinarie sono sullo stesso piano di fonti

primarie e quindi non sussiste un rapporto gerarchico. La stessa legge

400 prevede una delega non superiore a 2 anni, ma non è un vincolo

tassativo, solo un’indicazione persuasiva. Non possibile attribuire una

delega sulle materie comprese dall’art. 72 comma IV per cui è prevista

l’approvazione parlamentare con procedimento ordinario e la disciplina

delle attività che costituiscono esercizio del potere di controllo delle

Camere e sull’esecutivo (in tal caso controllore e controllato

coinciderebbero), stessa cosa per quanto concerne la ratifica dei trattati

internazionali che in ultima analisi sono una forma di controllo sull’attività

del governo. La delega può essere ritirata. Normalmente viene esercitata

la delega con un decreto, ma se la materia è molto complessa come il

d.lgs. 50 del 2016 (appalti pubblici) è consentita la prassi dei decreti

correttivi per correggere il decreto precedente, servono a correggere i

difetti di funzionamento, spesso è la stessa legge di delegazione che

consente i correttivi. La revoca della delega può avvenire in due modi

diversi ESPLICITA: abrogazione espressa della legge della di delegazione

oppure in modo IMPLICITO: cioè con l’esercizio diretto del potere

delegato.

Decreto legge: prevede l’intervento SUCCESSIVO del Parlamento. Viene

 varato dal governo in casi starordinari di necessità e urgenza, il

Parlamento ha poi 60 giorni per approvare la Legge di Conversione del

decreto. L’art. 77 al comma II prevede che in casi straordinari di

necessità ed urgenza (calamità naturale) il governo possa adottare atti

provvisori aventi forza di legge. Si applica nell’immediato ed il giorno

stesso viene trasmesso alle Camere. L’atto viene adottato sotto la

responsabilità politica. La responsabilità politica è sia DIFFUSA (cioè

l’elettorato vota più quel governo) o ISTITUZIONALIZZATA (cade la fiducia

Parlamento-Governo). In caso di comportamento scorretto dell’esecutivo

il Parlamento può sfiduciare il governo. QUESTIONE DI FIDUCIA -> viene

posta dal governo che binda l’approvazione della legge dicendo al

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Parlamento che, qualora la legge non venga approvata, l’esecutivo si

dimette; MOZIONE DI FIDUCIA/SFIDUCIA -> viene posta dal Parlamento.

La mozione di fiducia viene votata al momento dell’insediamento

dell’esecutivo quando si verifica la presentazione del governo al

Parlamento, è la condizione minima per la governabilità; il Parlamento

può anche sfiduciare il governo, deliberando attraverso il voto, la caduta

del governo ex lege.il governo adotta il decreto legge ed il giorno stesso

della sua adozione viene trasformato sotto forma di disegno di legge di

conversione che hanno 60 giorni per votare, le Camere anche se sciolte

sono appositamente convocate e si riuniscono entro 5 giorni, il decreto

perde efficacia se non viene convertito entro i 60 giorni. Il decreto legge

è un atto avente forza di legge, viene deliberato dal governo, ha come

presupposto casi straordinari di necessità ed urgenza, viene adottato dal

governo di propria iniziativa e sotto la propria responsabilità; ha

un’efficacia necessariamente provvisoria, cioè produce immediatamente i

suoi effetti giuridici, ma deve essere convertito entro 60 giorni, altrimenti

ex-tunc

cade RETROATTIVAMENTE cioè “da allora” e quindi tutti gli atti e

rapporti che sono derivati da quel decreto legge sono travolti ( ex

nunc “da ora” per il futuro). 60 giorni

L1 Decreto Legge

L2 Prima della Costituzione il decreto legge era previsto dalla legge 100 del

1926 che prevedeva che il decreto legge rimanesse in vigore 2 anni,

anziché due mesi e, in caso di non conversione, l’abrogazione era ex

nunc (per il futuro) e non ex tunc (per il passato). L’ultima frase del 77

dice che le Camere in caso di non approvazione possono regolamentare

con una legge di sanatoria che regolamenti quelle situazioni sorte della

non conversione del decreto legge. Il decreto legge viene subito

pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il periodo in cui le Camere continuano

ad operare per l’ordinaria amministrazione nonostante siano state

prorogatio.

indette nuove elezioni prende il nome di Se viene approvata

la conversione il decreto legge scompare e viene completamente

sostituito dalla Legge di Conversione. In Italia c’è stato un abuso del

“disegno di legge motorizzato”

decreto legge che venne utilizzato come

per disciplinare problemi endemici. Questo comportamento oltre a violare

la Costituzione, il Parlamento ne approfitta per allegarci degli

emendamenti “RAIDERS o CHEVALIER” cioè di genere più vario

approfittando dell’approvazione rapidissima.

Gli emendamenti possono essere di tre tipi:

Innovativi: quando aggiungono qualcosa di nuovo al testo del decreto

o legge, non produce effetti giuridici retroattivamente, ma soltanto per il

futuro (ex nunc)

Soppressivi: è una modifica che cancella qualcosa che era scritto ne

o decreto legge con efficacia ex tunc per equivale ad una mancata

conversione di parte del decreto, 25

Alessio Ghidone

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Sostitutivi: sopprime una parte con efficacia ex tunc, ma ne aggiunge una

o nuova con efficacia ex nunc.

Molto spesso il governo ha fatto un ricorso abusivo al decreto legge, allo stato

attuale non esiste il ricorso diretto alla Corte Costituzionale. In generale per

invocare l’intervento della Corte è necessario che, a seguito dell’applicazione

della legge, sia nato un contenzioso per cui il giudice ritiene necessario

l’intervento della Corte Costituzionale, questo spiega il fatto che la

responsabilità del governo sia solo politica, in 60 giorni infatti è praticamente

impossibile che sorga un contenzioso e che si invochi la Corte Costituzionale e

che essa si pronunci. Tradizionalmente si considera che la legge di conversione

sani il vizio. La prassi abusiva riguarda anche la REITERAZIONE DEL DECRETO

LEGGE cioè per molti anni il governo adottava un decreto legge che poi, non

essendo convertito, ne emanava poi subito un altro con lo stesso identico

contenuto fatti salvi gli effetti del primo. Questa prassi è stata dichiarata

costituzionalmente illegittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.360

del 1996, in quanto:

Altera la natura provvisoria del provvedimento;

o Toglie valore al carattere straordinario della necessità e dell’urgenza;

o Lede il principio di certezza del diritto, creando un’aspettativa di

o consolidamento degli effetti prodotti dai decreti - legge non convertiti

La prassi della reiterazione faceva anche salvi gli effetti giuridici creatisi

durante la vigenza del decreto non convertito andando a ledere l’esclusivo

potere del Parlamento di sanare gli effetti dei decreti. Il divieto di reiterazione

era già contenuto nella legge 400 del 1988 sui decreti ma solo con effetto

persuasivo e non cogente. Non si considera reiterazione quando permane la

situazione di calamità e con decreti diversi si interviene in modo diverso con

contenuti diversi, oppure quando i contenuti permangono i medesimi, ma

cambiano i presupposti. La legge 400 del 1988 sono stati posti dei limiti al

decreto legge sempre secondo la ratio di non far coincidere controllore con

controllato:

Nelle materie coperte da riserva di legge costituzionale;

o Nelle materie riservate al procedimento ordinario di approvazione della

o legge;

No si possono conferie deleghe legislative

o Rinnovare disposizioni di decreti legge non convertiti con voto espresso

o di una Camera (reiterazione)

Regolare rappirti giuridici sorti sulla abse di un decreto legge non

o convertito (lo può fare solo la legge di sanatoria)

Non si può ripristinare l’efficacia di una norma dichiarata

o costituzionalmente illegittima

Non si possono emanare disposizioni che siano esercizion del potere di

o indirizzo e controllo del Parlamento

il decreto legge deve contenere (sempre secondo la legge 400 del 1988)

Misure immediatamente applicabili;

o Contenuto specifico, omogeneo, e corrispondente al titolo;

o Delibera di approvazione del Consiglio dei Ministri;

o Indicazione delle misure straordinarie di necessità ed urgenza che ne

o hanno legittimato l’adozione; 26

Alessio Ghidone

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Il presidente della repubblica, in atto di promulgazione, può rifiutarsi se ritiene

che ci siano degli aspetti incostituzionali. Nei 60 giorni deve intervenire anche

la promulgazione, poiché se esercitasse il potere di rinvio determinerebbe la

mancata conversione. L’unico che l’ha fatto è stato il Presidente Cossiga,

assumendosi la scelta della mancata conversione scavalcando il Parlamento.

Cossiga esercitò il potere di rinvio per ben due volte.

RISERVA DI LEGGE

È una norma costituzionale, una previsione che si ritrova in cost in diverse

norme costituzionali e pone un obbligo per il legislatore di interviene. Cioè la

cost ha previsto che su quella determinata materia deve intervenire il

legislatore. Sono norme stabilite dalla costituzione e sono di diversi tipi:

Costituzionali

 Assolute

 Relative

COSTITUZIONALI: cioè secondo la cost. quella determinata materia deve essere

disciplinata con una legge costituzionale cioè con procedimento aggravato 138

Se invece è ASSOLUTA o RELATIVA significa che è affidata a leggi ordinarie in

tutto o in parte, con esclusione in tutto o in parte delle fonti secondarie.

La riserva di legge può essere anche RINFORZATA o (AGGRAVATA).

La riserva di legge è COSTITUZIONALE quando la cost. impone che una certa

materia sia disciplinata con legge costituzionale approvata con procedimento

aggravato: esempi art 137 comma I esprime con la forma “una legge

costituzionale stabilisce” che la riserva su quella materia è costituzionale; se la

stessa disciplina fosse disciplinata da una legge ordinaria sarebbe

costituzionalmente illegittima. Il titolo VI disciplina i caratteri di rigidità della

cost. e dedica solo 4 articoli alla corte costituzionale, che con legge cost. 1 del

18948 e la legge 1 del 1953 trova la maggior parte della sua disciplina. L’art.

71 comma I cost. è un altro esempio, disciplina il procedimento legislativo e

stabilisce quali sono gli organi cui è attribuita l’iniziativa legislativa, essa

afferma che se si volesse attribuire iniziativa legislativa s altri organi o enti

bisogna farlo con legge costituzionale.

La riserva di legge si dice ASSOLUTA quando la cost. stabilisce che una certa

materia debba essere disciplinata esclusivamente da una fonte primaria.

Quando la cost. pone una riserva assoluta significa che non c’è spazio per una

fonte secondaria ed il governo NON può intervenire cin un regolamento.

Esempi: in generale la riserva di legge è assoluta su tutte le libertà personali,

ciò significa che per limitare la libertà di un individuo deve intervenire una

fonte primaria, es. art 13 comma II disciplina le limitazioni della libertà

personale che non ammette restrizioni della libertà personale se non “nei casi e

modi previsti dalla legge” questa è una formula di riserva assoluta (il codice

penale è una fonte primaria). Non è deducibile dal testo dell’articolo se si tratta

di una riserva assoluta o relativa, bisogna conoscere la giurisprudenza della

corte Costituzionale che ha fatto chiarezza in materie: quando si tratta di

limitare libertà personali in genere abbiamo riserva assoluta, mentre i diritti a

contenuto patrimoniale e di iniziativa economica, ma di organizzazione

pubblica prevedono riserva relativa. Abbiamo altre riserve assolute come l’art.

15 che tutela la segretezza della corrispondenza ed in generale la

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comunicazione tra individui determinati, il secondo comma dice che la loro

limitazione può avvenire solo con le “garanzie stabilite dalla legge” (riserva

assoluta). L’art. 14 disciplina il domicilio che viene comunemente interpretata

come la libertà di non subire intromissioni nello spazio che ognuno di noi

riserva per se stesso (tutela anche la camera d’albergo) su questo in via

interpretativa è stato fondato il diritto all’abitazione (diritto sociale). L’articolo

dice che non si possono fare perquisizione e sequestri “se non nei casi e nei

modi stabiliti dalla legge” (riserva assoluta). L’art 21 disciplina la libertà di

manifestazione del pensiero (libertà di coscienza e di manifestare il proprio

pensiero), al comma III che prevede le possibilità di limitazione sia in via

preventiva (censura) che successiva (sequestro). Teatro e cinema sono

soggetti a censura con una limitazione ex ante in base alla fascia d’età. Il

comma III dice che l’unica forma di limitazione per la stampa è il sequestro che

chiede un’autorizzazione legislativa. I reati si distinguono in delitti (più gravi) e

contravvenzioni (meno gravi); la cost. dice che per limitare la stampa con il

sequestro non basta l’aver commesso una contravvenzione, ma un delitto. Il

comma IV è sul sequestro. Il VI comma dice che sono vietate le pubblicazioni a

stampa, gli spettacoli contrari al buon costume (pudore sessuale). Qui la norma

autorizza la prevenzione delle violazioni del buon costume, su questo

dispositivo si fonda tutta la disciplina in quanto a censura degli spettacoli.

L’unica fonte in grado di limitare questo genere di spettacoli è primaria (riserva

assoluta). L’art. 25 cost. è una norma in tema di responsabilità penale,

stabilisce che nessuno (comma II) può essere punito “se non in forza di una

legge” (riserva assoluta), questa norma prevede però anche qualcosa in più si

esprime il principio di legalità che viene interpretato come principio di

tassatività nella fattispecie cioè che la legge deve descrivere compiutamente

tutti gli estremi della fattispecie. C’è però un’eccezione significativa cioè il caso

in cui la legge impieghi delle disposizioni che debbano essere interpretate

secondo discrezionalità tecnica, cioè quando un ad un fatto si attribuisce un

significato non incontrovertibile, ma avvalendosi di conoscenze tecnico-

scientifiche, che comunque conduce ad un risultato non univoco o certo, in

quanto adottando altri principi si potrebbe giungere a conclusioni relativamente

differenti (riserva tecnica). Questo è attribuito alla PA perché è quella che

possiede i più affinati organi tecnici. Questo è un problema che è diventato

evidente in due casi:

Il trattamento di Bella: un cocktail di farmaci per la cura del cancro, fu

 ammesso alla sperimentazione, ma la PA no ne autorizzò la messa in

commercio a spese del SSN, il giudice riconobbe una certa fondatezza

vista la disperazione dei soggetti. Tuttavia è il giudice che in questi casi

decide, volta per volta, se somministrare o meno i farmaci

La Cura Stamina: non fu ammesso alla sperimentazione

C’è un’ipotesi in cui, in materia penale, interviene una fonte dell’esecutivo

(fonte secondaria) per definire cosa s’intende con il termine “stupefacenti”

seppur la fattispecie sia penale. Vi è un regolamento adottato in sede

ministeriale che stabilisce l’elenco degli stupefacenti, è una fonte secondaria

con contenuto esecutivo che dà fondamento alla fonte primarie indicando quali

sono le sostanze che l’ordinamento considera come stupefacenti.

RISERVA RELATIVA: si ha quando la Costituzione impone al legislatore la

determinazione dei principi e criteri direttivi della disciplina consentendo alle

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fonti secondarie la disciplina specifica e di dettaglio. Essa non attribuisce un

criterio di competenza, più precisamente se la Cost. pone una riserva di legge

relativa pone l’obbligo per la fonte PRIMARIA di disciplinare almeno i principi,

mentre la normativa esecutiva alla fonte secondaria. Se il legislatore con

esercizio della riserva di legge intende disciplinare tutta quella normativa può

tranquillamente farlo, però ha la possibilità di fermarsi alla disciplina dei

principi, ma non essendo un reparto di competenza è nell’arbitrio del

legislatore in base al livello di dettaglio che vuole stabilire. Le riserve di legge

sono relative anzitutto in materia di diritti a contenuto patrimoniale ad esempio

l’art. 41 cost. che disciplina il diritto di iniziativa economica privata definendola

come libera, ma al comma III afferma che la legge determina i programmi ed i

controlli opportuni. Tuttavia l’attività economica privata può essere limitata per

fini sociali uno di questi è la programmazione farmaceutica che persegue la

ratio di assegnare ad ogni farmacia una fetta di mercato e consentire una

capillare erogazione del servizio; evita inoltre che le zone periferiche

rimangano escluse. Questo è un classico esempio di programmazione sociale.

Fino al 2006 si prevedeva la stessa cosa per gli estetisti e parrucchieri,

eliminato poi con il decreto Bersani. L’ordinamento stabilisce che la limitazione

sia posta dalla legge, ma che possa essere attutata da una fonte secondaria.

L’art. 42 disciplina l’altro diritto a contenuto patrimoniale che è la Proprietà

Privata che è riconosciuta dalla legge che ne stabilisce la norma per l’acquisto,

il godimento, ma anche le limitazioni per scopi di tipo sociale; basti pensare al

Piano Regolatore Generale (PRG) che adotta il comune previa autorizzazione

della regione, che divide il territorio comunale in zone che hanno una precisa

disposizione urbanistica. Queste sono limitazioni della proprietà privata perché

se ho un fondo in zone residenziali non posso costruire stabilimenti industriali,

ma devo soggiacere al PRG. L’art. 32 cost. (pone una riserva di legge relativa,

seppur si completamente disciplinato da fonte primaria)tutela il diritto alla

salute stabilisce che nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario

senza la sua autorizzazione, se non nei casi stabiliti dalla legge TSO

(vaccinazioni, ricovero coatto). In questo caso c’è una riserva relativa. Il

vaccino fino al 2017 era obbligo in legge, ma non c’era penalità per l’infrazione

e quindi l’obbligo diventa facilmente ineffettivo. Nel 2017 è stato reintrodotto

l’obbligo vaccinare ed è stata prevista la sanzione, vietando alle regioni la

possibilità di fare una norma in deroga in materia di vaccini.

La riserva di legge si dice AGGRAVATA o RINFORZATA quando la Costituzione

impone che una data materia sia disciplinata dalla legge (o atto avente forza di

legge) e disciplina essa stessa parte della materia, vincolando le scelte del

legislatore o stabilisce che l’’intervento del legislatore avvenga secondo

determinate procedure. ESEMPIO: l’art. 99 Cost comma II dice che i pubblici

uffici devo essere disciplinati secondo disposizione di legge (riserva relativa),

ma la Costituzione dice anche che la fonte primaria deve perseguire criteri di

buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione. L’art. 16 comma I Cost.

stabilisce la libertà di soggiorno sul territorio nazionale salvo le limitazioni che

la legge stabilisce in via generale (riserva relativa) per motivi di sanità o di

sicurezza (riserva rinforzata) ad esempio i cordoni sanitari. Il Foglio di Via è un

provvedimento amministrativo che provvede, in caso di pericolosità di un

individuo, l’obbligo di abbandonare il comune di residenza e ritornare in quello

di provenienza senza possibilità di trasferirsi. 29

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REGOLAMENTI GOVERNATIVI

(art.17, l.n. 400 del 1988/art. 117, c. VI Cost.)

Non sono le uniche fonti secondarie del nostro ordinamento, ma sono le più

importanti. L’art. 87 Cost. comma V siano al 2001 è l’unica norma

costituzionale che cita il potere regolamentare in merito al potere di

emanazione del Presidente della Repubblica e giuridicamente hanno forma di

DPR (Decreto del Presidente della Repubblica), anche se il contenuto è stato

deliberato dal governo, la forma è di DPR, perché è il presidente a emanare

quel decreto. C’è un altro punto in cost. in cui sono previsti i regolamenti

governativi che il 117 comma VI che effettua la distribuzione del potere

regolamentare stabilendo quando spetta allo Stato (competenza legislativa

esclusiva statale) e quando alla Regione. La legge 400 del 1988, già citata per

Decreto legge e decreto legislativo disciplina il potere normativo del governo; è

importantissima quanto la disciplina del potere secondario in quanto c’è un

rapporto gerarchico ed ha quindi una capacità effettiva di conformare quel

potere. Sono atti normativi deliberati dal governo sottostanti il principio di

legalità cioè devono trovare fondamento in una legge primaria. La fonte

primaria che dà fondamento al potere normativo, deve individuare l’organo

competente e circoscriverlo quanto meno individuando l’ambito materiale. I

regolamenti governativi in quanto fonti secondarie hanno un rapporto con le

fonti primarie retto da un principio di gerarchia. Il principio di legalità è un

portato dello Stato di Diritto che si afferma a partire da fine ‘700. Il principio di

legalità si declina secondo tre accezioni:

1. Principio di non contraddizione = il potere pubblico non può violare la

legge;

2. Formale = cioè la legge deve fondare l’esercizio del potere

circoscrivendolo in un modo minimo cioè la legge stabilisce

obbligatoriamente l’organo competente (autorità competente), l’oggetto

su cui si esercita il potere ed il contenuto. Di solito si richiede anche

l’individuazione del fine di interesse pubblico;

3. Sostanziale = significa che la legge no si deve limitare a fondare il

potere, ma deve anche andare a circoscrivere l’esercizio di quel potere,

indicando al legislatore come disciplinarlo. Questo avviene in presenza di

riserva di legge rafforzata.

Questo dà fondamento anche agli ordinamenti degli enti locali stabilendo una

riserva di competenza riservata all’ente stesso cioè che la legge non può

disciplinare l’organizzazione ed il funzionamento dell’ente locale, perché

sarebbe da ritenersi costituzionalmente illegittima per la violazione della

disposizione del 117 comma VI.

Il regolamento trova spazio solo in presenza di una riserva di legge relativa, in

caso di riserva assoluta non c’è spazio per la fonte secondaria fatta eccezione

per la discrezionalità tecnica; termina che implica l’assenza di discrezionalità

pura espressione di una scelta di opportunità. Il sindacato sulla discrezionalità

tecnica è molto ristretto. Il procedimento che conduce alla produzione dei

regolamenti prevede la deliberazione del Consiglio dei ministri che approva

l’articolato e lo trasmette al Consiglio di Stato che esprime un parere semi-

vincolante. Il Consiglio di Stato interviene nella sua funzione di organo ausiliario

del governo; esso da una parte è un organo giurisdizionale, dall’altro è

consultivo; talvolta infatti giudica nelle controversie contro la PA in materia di

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Alessio Ghidone

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interessi legittimi. È un organo che in entrambe le sue funzioni svolge un ruolo

di consulenza giuridica verificando la legittimità del regolamento. A seguito di

questa verifica pronunciano parere informa scritta. Se il parere evidenzia delle

criticità il Governo può o accogliere i rilievi o rinunciare all’emanazione di quel

regolamento. Il parere è reso entro 45 giorni a cui segue la deliberazione

definitiva del CDM, per poi passare al controllo della Corte dei Conti che svolge

funzione giurisdizionale in caso di danni erariali e di consulenza; verifica che se

il regolamento approva delle spese siano coperte. Se ritiene che tutto vada

bene appone il visto e ripone l’atto nell’elenco di quelle vistati, altrimenti vi

pone Riserva, che è eludibile, se infatti il governo porta avanti comunque

l’adozione di quell’atto allora viene registrato con riserva. Ne può conseguire

da quest’atto una responsabilità politica, infatti il governo è tenuto a motivare

al Parlamento la ragione che ha portato l’esecutivo a procedere all’adozione di

atti non vistati. Il rischio ultimo per l’esecutivo è la perdita della fiducia. La fase

finale il Presidente della Repubblica controlla la legittimità costituzionale del

regolamento ed, in caso di esito positivo, emana il DPR in fine viene pubblicato

vacatio legis

sulla Gazzetta Ufficiale. Come la legge ha un periodo di

solitamente di 15 giorni, ma può essere disposto diversamente dalla stessa

fonte, in modo che tutti gli organi giuridici ne prendano conoscenza.

La legge 400 del 1988 (che sostituisce la legge 100 del 1926) individua 5

tipologie di regolamenti governativi:

1. Regolamenti di esecuzione = hanno un contenuto meno innovativo,

non esprimono delle scelte politiche, intervengono rispetto ad una legge

che contiene una disciplina completa andando a prevedere delle norme

utili per consentirne l’esecuzione, senza apportare contenuto innovativo.

Contiene dunque norme di mera esecuzione.

2. Regolamenti di attuazione = intervengono rispetto ad una fonte

primaria che è incompiuta cioè che definisce solo norme di principio e

quindi tutta la normativa di applicazione e dettaglio è affidata al

regolamento che lascia spazio per una scelta politica. Tutto ciò però va

intrecciato con il principio di competenza. Se infatti interviene su materie

di competenza concorrente, spetta alle Regioni l’attuazione di

regolamenti di dettaglio e quindi l’esecutivo non può intervenire. Sono

espressione di maggiore autonomia dell’esecutivo poiché contengono

scelte politiche e di opportunità.

3. Regolamenti autorizzati o di delegificazione = essi consentono di

delegificare. Il nostro ordinamento si è caratterizzato fino agli anni ’70

dall’iperlegificazione che però non garantiva la governabilità del sistema.

La delegificazione consente di trasferire materia regolamentata da fonte

primaria, a fonte secondaria. Consiste nel disciplinare con regolamento,

previa legge di autorizzazione, una materia in precedenza disciplinata da

una fonte primaria. Però un regolamento non può abrogare una legge

primaria, infatti l’effetto abrogativo è prodotto dalla legge di

autorizzazione che è una fonte primaria, cioè dello stesso livello di quella

da abrogare. La legge è abrogata quando il regolamento entra in vigore,

altrimenti si produrrebbe una lacuna nell’ordinamento giuridico. Il

procedimento prevede che il parlamento preveda una legge di

autorizzazione che produca anche il regolamento limitando però l

contempo il potere regolamentare. la legge di autorizzazione dispone

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Istituzioni di Diritto Pubblico

l’abrogazione delle norme vigenti con effetto dall’entrata in vigore delle

norme regolamentari. Ciò ha dunque la forma di condizione; il

regolamento stesso funziona come una condizione quindi l’abrogazione

interviene solo se il regolamento stesso è approvato. L’obiettivo è quello

di consegnare la disciplina di una materia esclusivamente al governo

perché diventa fonte di livello secondario. (esempio legge 5 gennaio

1994, n.36 disposizioni in materia di risorse idriche)

4. Regolamenti indipendenti = intervengono in ambiti materiali in cui la

disciplina legislativa manchi completamente. Occorre siano materie su

cui non ci sia una riserva di legge, perché verranno coperte

completamente dal regolamento (fonte secondaria). È anche

incompatibile con la riserva relativa, in quanto manca anche una fonte

primaria che determini i principi generali. Essi si pongono in tensione con

il principio di legalità, ma in realtà sono rarissimi perché nel nostro

ordinamento vi è quasi ovunque riserva di legge.

5. Regolamenti di organizzazione = se la definizione di tutti gli altri

regolamenti si basa sul rapporto tra fonti primarie e secondarie, qui

unità organizzativa

invece si disciplina l’organizzazione cioè gli uffici (

elementare di qualunque organizzazione) pubblici, le relative

competenze, lo stato giuridico del personale della pubblica

amministrazione. Un ufficio si compone di tre elementi:

Risorse strumentali (beni mobili, immobili/ materiali, immateriali-

 brevetti/licenze)

Risorse umane (dipendenti/lavoratori autonomi)

 Competenza

I regolamenti di organizzazione disciplinano questi tre aspetti. Agli inizi degli

anni ’90 con la riforma sulla “Contrattazione del pubblico impiego” (CCNL) si è

affidata questa disciplina alla contrattazione collettiva, mentre il regolamento

il concorso.

organizzativo determina le modalità di assunzione: L’art. 97 comma

II dice che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in

modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità

dell’amministrazione; qui c’è una riserva di legge relativa, perché sarebbe

impensabile affidare completamente alla legge la regolamentazione degli uffici

e ciò provocherebbe l’ingessamento della PA stessa. Si stabiliscono due

contenuti ulteriori: buon andamento ed imparzialità, dove per buon andamento

si intende secondo la legge 241 del 1990:

Efficienza = risultati/risorse

 Efficacia = obiettivi/risultati

 Economicità = minor spesa

Mentre per imparzialità significa divieto di ingerenze indebite in sede

dell’azione amministrativa.

L’art. 97 cost. prevede riserva di legge relativa, ma ciò non ha efficacia sulla

distribuzione delle competenze e quindi non garantisce l’intervento della fonte

secondaria. La dottrina seguita dalla Corte Costituzionale ha detto che è

necessario individuare un reparto di competenza per la fonte secondaria,

garantendo il buon andamento. Si parla di RISERVA DI AMMINISTRAZIONE

che prevede la responsabilizzazione della PA che deve assicurare il buon

andamento e l’imparzialità. Quindi la legge non solo possa disciplinare i

principi, ma debba SOLO disciplinare i principi. Le norme di attuazione e

32

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

dettaglio sono riservate alla fonte secondaria. La riserva di amministrazione è

espressione di autonomia dell’amministrazione stessa.

REGOLAMENTI MINISTERIALI ED INTERMINISTERIALI

Sono subordinati ai regolamenti governativi. Sono adottati dai singoli ministri o

da due o più ministri congiuntamente. Il potere di emanare il regolamento deve

essere conferito alla legge e deve riguardare un ambito di competenza del

ministro. Sono di rango terziario, sottoposti a quello governativo. Un contrasto

tra i due, genera l’invalidità di quello ministeriale per violazione del principio di

gerarchia. Molto spesso la normativa tecnica di attuazione di una determinata

disciplina è adottata da regolamento ministeriale. Gli stessi programmi di

laurea sono definiti da un decreto del MIUR. La legge 400 del 1988 disciplina

anche questi regolamenti e, all’art.17, afferma che con DPR previa

deliberazione del Consiglio dei ministri e parere del Consiglio di Stato possono

essere emanati regolamenti per disciplinare. Si parla di regolamenti che

riguardano:

a) L’esecuzione di fonti primarie

b) Attuazione ed integrazione di leggi e decreti legislativi recanti norme di

principio, esclusi quelli rilevanti la materia regionale

c) Materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di altri atti aventi forza

di legge

d) Organizzazione e funzionamento = regolamenti di organizzazione

Comma II = Regolamenti che permettono di spostare la disciplina da una fonte

primaria ad una secondaria (regolamenti autorizzati o di delegificazione)

Comma III = regolamenti ministeriali che si occupano di ambiti propri del

ministro e necessitano dell’autorizzazione della legge. Regolamenti ministeriali

ed interministeriali on possono dettare norme in opposizione al contenuto dei

regolamenti governativi. Al comma IV si prevede che questi atti debbano

essere indicati come regolamenti. Fino all’1988 sia i DL che i DLgs, come anche

i regolamenti recavano la denominazione DPR generando non poca confusione,

poiché gli uni sono fonti primarie, i secondi sono fonti secondarie. Prendendoli

in mano non si riusciva dunque a capire se si trattava di fonti primarie o

secondarie. Si aggiunge anche il visto e la registrazione della Corte de Conti e

la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

REFERENDUM

Il referendum abrogativo è del pari una fonte del diritto che si definisce

NEGATIVA, perché no introduce nuovi contenuti nell’ordinamento, ma si limita a

determinare l’abrogazione di leggi o atti aventi forza fi legge preesistenti. Ha

una forza di tipo soltanto abrogativa. Può determinare l’abrogazione di leggi e

di atti aventi forza di legge. Non si può chiedere con un referendum l’abolizione

di un regolamento. È uno strumento di democrazia diretta, il nostro infatti è un

sistema che si basa sulla democrazia rappresentativa, con correttivi di

democrazia diretta. Il nostro ordinamento conosce diversi tipo di referendum:

Abrogativo: serve a consultare la popolazione al fine esclusivo di ottenere

 l’abrogazione di una o più norme primarie. Ha un uso solamente negativo

sulla teoria

Costituzionale: previsto dal 138 Cost. come fase eventuale del processo

 di revisione costituzionale. Ha un contenuto di tipo propositivo e serve

per dare approvazione ad un disegno di revisione costituzionale. 33

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

Relativo a modificazioni territoriali: previsto dall’art. 132 Costituzione. Per

 fondere due o più regioni esistenti o crearne una nuova la proposta oltre

ad alcune caratteristiche che deve avere, si prevede venga approvata

mediante referendum.

Consultivo: possono essere previsti dagli statuti di regioni, province e

 comuni. Ha un effetto politico, l’amministrazione non è tenuta ad

adeguarsi a quanto detto, tuttavia se ne deve assumere la responsabilità

politica.

La disciplina referendaria è posto all’art. 75 Cost che delinea il procedimento

referendario e ne determina i limiti, ma ve ne sono anche di ulteriori individuati

dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale che ha svolto in materia una

funzione molto creativa. È stato attuato solo negli anni ’70, infatti non contiene

una disciplina auto-applicativa, ma richiede una disciplina legislativa dottata ad

inizi anni ’70. Prima di ciò era impossibile fare un referendum. Può essere

chiesto da:

500.000 elettori

 5 Consigli regionali che deliberano a maggioranza assoluta (metà più 1

 dei componenti).

Il quesito referendario è quello che viene poi proposto a chi voto. Il quesito è

sottoposto a due criteri di giudizio:

a) giudizio di legittimità referendaria attribuito all’UFFICIO CENTRALE

PER IL REFERENDUM istituito presso la corte di Cassazione (giudice della

nomofilachia). Esso svolge un controllo di tipo essenzialmente formale,

non controlla il rispetto dei limiti costituzionali, ma che ci siano tutti

requisiti previsti per legge

b) giudizio di ammissibilità è affidato alla Corte Costituzionale, qui si va a

vedere il contenuto del requisito referendario e si controlla che siano

rispettati i limiti della disciplina referendsria. In questa sede la corte ha

elaborato i limiti ulteriori al referendum.

Il procedimento si conclude con l’INDIZIONE che viene indetto con un decreto

del Presidente della Repubblica. Anche in questa sede il presidente svolge la

sua normale funzione di controllo delle legittimità costituzionale, seppur sia

abbastanza formale poiché ha già provveduto la corte.

L’UFFICIO CENTRALE PER IL REFERENDUM verifica:

il numero e la validità delle firme;

 il corretto svolgimento del procedimento, il procedimento referendario

 prescrive che le firme siano raccolte in un periodo massimo di 3 mesi a

cavallo tra primavera ed estate

la validità delle deliberazioni regionali nel caso in cui il referendum sia

 richiesto da 5 consigli regionali

la QUALIFICAZIONE di legge o atto avente forza di legge degli atti

 normativi oggetto di richiesta referendaria

può disporre:

L’UNIFICAZIONE di più richieste referendarie che abbiano uniformità o

 analogia

L’INTERRUZIONE nel caso in cui la legge che il referendum ha come

 oggetto sia stata già abrogata nel frattempo. Tuttavia il Parlamento per

34

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

bloccare l’interruzione del procedimento referendario predisponeva

l’abrogazione della legge, per poi approvarne un’altra con lo stesso

contenuto. La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di tale

procedura, infatti nel caso si verifichi questa corcostanza, l’ufficio

centrale per il referendum sotituisce il vecchio quesito con la legge nuova

se coincidente, impedendo al Parlamento di eludere in modo surretizio la

volontà popolare

LA CORTE COSTITUZIONALE verifica:

Il rispetto dei limiti del 75 Cost.

 Il rispetto di altri limiti elaborati dalla Corte stessa (funzione creatrice

 della Corte). I delegati regionali possono presentare alla Corte le

memorie. La parola memoria viene utilizzata per indicare gli atti con cui

le parti espongono gli atti nei processi amministrativi

Si può chiedere l’abrogazione della legge intera, parziale o solo di alcune

parole.

L’art 75 Cost. prevede espressamente che non possano essere sottoposte a

referendum le leggi:

Tributarie (poiché tutti voterebbero a favore di abrogare leggi che

 prevedono tasse causando problemi di liquidità allo Stato)

Di bilancio

 Di amnistia (è una misura di estinzione del reato e della pena)

 Di indulto (è una misura di estinzione solo della pena, ma rimane traccia

 dell’illecito nel Casellario )

Di autorizzazione a ratificare trattati internazionali (la ratifica deve essere

 autorizzata con legge da parte del Parlamento cfr. art 80 Cost)

La Corte ha introdotto dei limiti ulteriori. Essa stessa con una sua sentenza ha

chiarito che il quesito deve essere UNIVOCO, CHIARO, OMOGENEO (Corte Cost.

Sent. N. 47 del 1990). La Corte però ha riconosciuto l’ammissibilità di

referendum che, intervenendo su singole parole o disposizioni, modificano il

significato complessivo della norma (referendum manipolativo). Il

REFERENDUM MANIPOLATIVO prevede di proporre all’elettorato la cancellazione

di alcune parole da una norma, cambiano il contenuto ed ottenendo una

normativa di risulta auto-applicabile cioè una nuova legge. La Corte

Costituzionale ha previsto che si possano attuare SOLO referendum

manipolativi per quanto concerne la legge elettorale, al fine di evitare un vuoto

normativo che, al momento dello scioglimento delle Camere, causi un blocco

istituzionale per assenza di legge elettorale. Quindi il referendum sulla legge

elettorale si può fare solo se la normativa di risulta è auto-applicabile. La Corte

ha affermato che non possono essere oggetto di referendum:

Norme costituzionali o altre leggi costituzionali (limite implicito)

 Leggi a contenuto costituzionalmente vincolato

 Leggi strettamente collegate a quelle vietate dall’art. 75 Cost (leggi di

 esecuzione dei trattati internazionali, leggi finanziarie)

Leggi obbligatorie o necessarie

Il referendum abrogativo deve avere due QUORUM: 35

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

Costitutivo = cioè deve partecipare al voto la metà + 1 degli aventi

 diritto

Deliberativo = cioè è favorevole all’abrogazione la metà + 1 dei voti

 validamente espressi

La previsione del quorum costitutivo è l’aspetto più significativo che distingue il

referendum abrogativo da quello costituzionale. In sede di referendum

costituzionale la ratio dell’istituto è consentire alla minoranza di arrestare il

processo di riforma costituzionale. A seguito della votazione segue la

PUBBLICAZIONE degli esiti del referendum, in caso di sito positivo si dispone

l’abrogazione della legge, che viene dichiarata con un DPR, pubblicata in

Gazzetta Ufficiale ed inserita nella Raccolta degli Atti normativi della

Repubblica italiana. L’effetto è attivo dal giorno successivo alla pubblicazione,

ma può essere anche differito per un tempo non superiore a 60 giorni. In caso

di esito negativo, no avviene l’abrogazione, ma viene comunque pubblicato il

tutto sulla Gazzetta Ufficiale. Una nuova richiesta di referendum abrogativo

della stessa legge, non può essere presentata prima di 5 anni. No c’è un

rapporto gerarchico tra democrazia diretta e rappresentativa, ma sono sullo

stesso livello.

I CRITERI DI RISOLUZIONE DEI CONFLITTI TRE FONTI

Quando si determina un conflitto tra fnti del diritto si determina un’ANTINOMIA.

L’ordinamento prevede tre principi per risolvere le antinomie

Gerarchia = la norma di grado superiore prevale su quella di grado

 inferiore, quindi in caso di contrasto la fonte di rango inferiore è invalida.

L’effetto giuridico che si produce è l’ANNULLAMENTO (cioè elimina la

fonte inferiore con effetto retroattivo) o la DISAPPLICAZIONE

tamquam non esset).

(dispone solo per il futuro – L’unico giudice che ha

potere di applicare il principio di gerarchia è la Corte Costituzionale.

erga omnes,

L’efficacia dell’annullamento è cioè nei confronti di tutti e

Il

nessuno può dare nuovamente applicazione a quella data norma.

ricorso per l’ottemperanza del giudicato obbliga l’amministrazione ad

annullare un regolamento disapplicato per evitare che rimanga in vigore

un regolamento illegittimo

Competenza o specialità = determina la prevalenza di una fonte

 rispetto all’altra sulla base del principio di competenza (es. legge

statale/legge della regione). La conseguenza giuridica è l’invalidità che

autorizza la Corte Costituzionale ad annullare quella data legge. Il

principio di specialità è parzialmente diverso e compone i rapporti tra

norme generali e norme speciali. Le norme speciali prevalgono sempre su

quelle generali

Successione delle norme nel tempo =si applica nei rapporti tra

 norme pari ordinate, ma non contemporanee. La conseguenza è

l’abrogazione. L’ABROGAZIONE non determina la cancellazione di quella

norma dall’ordinamento, ma ne limita gli effetti nel tempo, quindi la

norma abrogata continua ad essere applicata per i casi che si sono

tempus

prodotti prima della sua abrogazione. Come dice il brocardo “

regit actum”. In realtà il principio di retroattività è un principio generale

dell’ordinamento e come tale può essere derogato tranne che nell’ambito

penale sfavorevole al reo (art. 25 Cost). La norma abrogatrice in base a

quanto agisce può coincidere con l’annullamento. Le norme di

36

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

interpretazione autentica sono sempre retroattive, esse sono leggi che

indicano l’interpretazione corretta di un testo normativo già vigente. Esse

non hanno contenuto innovativo dell’ordinamento quindi di per sé ha

normalmente un effetto retroattivo.

Esistono diversi tipi di abrogazione:

1. ABROGAZIONE TACITA: si produce quando il legislatore produce una

norma nuova incompatibile con quella esistente

2. ABROGAZIONE IMPLICITA: quando tutta una determinata materia viene

disciplinata da una nuova norma che però lascia fuori alcuni aspetti. Un

esempio sono i Testi Unici che hanno lo scopo di riordinare le norme di un

determinato settore all’interno di un unico articolato. È un intervento di

codificazione. Se si adotta un testo unico in un determinato settore tutto

ciò che rimane fuori viene considerato abrogato

3. ABROGAZIONE ESPRESSA: quando il legislatore dichiara espressamente

la norma anteriore abrogata.

Le disposizioni sulla legge in generale note anche come preleggi riguardano

principi molto generali preposti al codice civile nel 1942. Questi principi non

hanno la capacità di vincolare una norma successiva poiché il legislatore può

operare in deroga e non è retroattivo come previsto dallo stesso Codice Civile.

L’abrogazione è disposta all’art. 15 delle preleggi, mentre l’art. 11 delle

preleggi disciplina l’efficacia della legge nel tempo. Le preleggi in generale

definiscono l’abrogazione.

L’INTERPRETAZIONE

Essa è un’operazione intellettuale che porta all’attribuzione di un significato a

quanto contenuto in un testo scritto. Quindi un enunciato generale ed astratto

viene trasformato in uno puntuale e concreto. C’è una significativa differenza

tra disposizione e norma:

Disposizione: enunciato scritto significante.

 Norme: sono tratte dalle disposizioni attraverso l’interpretazione, sono

 dunque il significato delle disposizioni.

Esistono diversi tipi di interpretazione definiti in modo quasi esaustivo dalle

preleggi (art. 12 preleggi):

Letterale = consiste nell’interpretare la disposizione attribuendo ad esse

 il significato fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la

connessione di esse (art. 12 prel.). Si usano le regole del linguaggio

tecnico-giuridico, tenendo presente che questa è la difficoltà più

significativa delle materie giuridiche. Il linguaggio giuridico è un

linguaggio tecnico, non immediatamente percepibile come tale. Qui le

parole sembrano le stesse della lingua corrente, quindi si corre il rischio

di utilizzare delle espressioni improprie. Un esempio è l’art. 16 comma I

Costituzione. Esso è soggetto ad interpretazione letterale sia ove si

riferisce ai “cittadini”, ma anche dove si dice “in qualsiasi parte del

territorio nazionale” non è soggetta a restrizioni o ampliamenti, ma è da

considerarsi da interpretare letteralmente

Sistematica = valuta la disposizione alla luce non del solo testo, ma

 anche delle altre disposizioni dell’ordinamento, in modo da coordinare

con esse il significato e la portata. Un esempio è l’art. 33 Cost che

37

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

dichiara la scienza libera. Tuttavia per far ricerca sono necessari dei fondi

che l’art. 33 non prevede di per sé. Tuttavia l’art. 9 Cost dice che la

Repubblica promuove la cultura e lo sviluppo della tecnica e quindi le

finanzia. Pertanto l’interpretazione sistematica prevede una tutela dei

finanziamenti alla ricerca grazie all’interpretazione sistematica. Un altro

esempio è l’art. 2 Cost in cui non è chiaro cosa si intenda per diritti

inviolabili, ma attraverso l’interpretazione sistematica vengono

riconosciuti quelli previsti dall’art. 13 e succ. Cost. Il catalogo dell’art 2 si

dice aperto a nuovi diritti di libertà, tra cui quello alla riservatezza

emerso prepotentemente negli ultimi vent’anni e che chiaramente non

poteva essere presente al costituente. Si usa in realtà anche l’art. 14

sulla libertà di domicilio, in quanto questa tutela protegge il diritto ad

isolarsi (non solo la casa, ma anche ufficio e camera d’albergo). La tutela

ambientale nasce negli anni ’70 su pressione della società civile, il

giudice volendo riconoscere tutela a queste istanze interpreta l’art. 9 che

tutela il paesaggio (anche se significa configurazione estetica del

territorio), ma anche il 32 che prevede la tutela della salute, da qui ricava

il diritto all’ambiente salubre.

Estensiva = il significato della disposizione è considerato più ampio

 rispetto a quello che solo il testo potrebbe indicare. Si mette dunque in

relazione la norma con altre dell’ordinamento. In esempio è l’articolo 3

Cost. che va letto alla luce dell’Art. 2. Oppure ciò è possibile

(voluntas legis),

considerando la volontà del legislatore si parla dunque di

un’interpretazione teleologica. Essa non ricerca tanto la volontà storica

andando a consultare i lavori preparatori, ma questo metodo non è molto

qualificato poiché la legge vive di vita propria. Il codice

dell’amministrazione digitale prevede che si possano inviare istanze alla

PA attraverso PEC, id elettronici, ecc… prima della penultima riforma del

codice le norme prevedeva anche la possibilità di inviare un’istanza

allegando lo scanner del documento d’identità con l’istanza formata. Il

legislatore ha fatto una riforma che non lascia più capire con sicurezza se

questa modalità sia ancora possibile. Erano dunque possibili due

interpretazioni di questa norma. Una piccola compagnia teatrale invia

con la vecchia modalità una richiesta di fondi alla regione, che respinge

per mancato rispetto delle modalità di inoltro. Erano possibili due

interpretazioni una restrittiva ed una estensiva. La norma era di

semplificazione dei rapporti tra PA e utenza. Il criterio teleologico coglie

la ratio della norma di semplificare. Dal momento che la finalità precipua

dell’invio è verificare la paternità dell’istanza e, dal momento che il

metodo elettronico lo consente, va accettato, dando valore dunque ad

un’interpretazione estensiva. Un altro esempio è quello dell’art. 2 del T.U.

di pubblica sicurezza; il prefetto nel caso di urgenza o per grave

necessità pubblica, ha la facoltà di adottare i provvedimenti

indispensabili per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica.

Questa vicenda ha provocato l’intervento dela Corte Costituzionali. Non

era infatti chiaro cosa si intendesse per provvedimenti indispensabili.

Secondo un’interpretazione estensiva, da tale disposizione si può

desumere la norma in base alla quale il prefetto possa andare in deroga

alla legge stessa. 38

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

Restrittiva = il significato della disposizione è considerato più ristretto

 di quello che avrebbe la disposizione in sé considerata. Un esempio è la

clausola di buon costume, che la corte con un’interpretazione teleologica

restrittiva identifica con il pudore sessuale. Sempre l’art. 2 del T.U. delle

leggi di pubblica sicurezza, secondo un’interpretazione restrittiva, NON

prevede ceche i provvedimenti indispensabili del prefetto possano andare

in deroga alla legge. In questo caso la sfida interpretativa è molto

importante in quanto si tratta di circoscrivere o meno i poteri del

prefetto.

Evolutiva = consiste nell’interprete la disposizione alle nuove delle

 mutate esigenze e caratteristiche della società, in modo da ottenere dalla

stessa disposizione una norma diversa, adeguata alle nuove esigenze

della realtà sociale. Lo stesso concetto di pudore sessuale si è evoluto nel

corso degli anni; questo è possibile perché l’interpretazione è evolutiva.

Pensando all’art. 15 che tutela lla libertà e la segretezza della

corrispondenza, però poi si dice anche “di ogni altre forma di

comunicazione” in modo che l’ordinamento si adegui ai tempi. L’art. 11

Cost, stabilisce che l’Italia acconsente alle limitazioni di sovranità per

garantire la pace. Questo viene scritto per consentire l’adesione dell’Italia

all’ONU. Queste limitazioni di sovranità anche molto incisive sono rese

possibili grazie ad un’interpretazione evolutiva dello stesso articolo 11.

Adeguatrice = consiste nell’interpretare la disposizione alla luce non

 solo del mutato contesto sociale, ma anche dei mutati principi che

informano il sistema. La legge 241 del 1990 prevede il principio di

pubblicità e trasparenza della pubblica amministrazione, andando a

sostituire la vecchia norma sul segreto d’ufficio. Essa era considerata

poco democratica e quindi viene mutata alla luce di un nuovo contesto

giuridico. È paragonabile a quella evolutiva con la differenza che, mentre

la prima bada di più al contesto sociale, qui invece si guarda anche al

mutato clima giuridico. Il nostro codice penale risale al fascismo e prende

il nome di Codice Rocco. Esso non prevedeva il diritto di sciopero che

invece è previsto dall’art. 40 della costituzione. Prima il codice penale

puniva come reato lo sciopero. Queste norme davanti alla corte

costituzionale vengono interpretata dalla modalità adeguatrice. In realtà

però la corte non espunge completamente lo sciopero dal campo dei

reati, qualora essa abbia scopo eversivo. Rimane punita la serrata. Il

divieto penale si verifica quando lo sciopero possa avere scopi eversivi

verso la Repubblica o causi l’impossibilità dell’esercizio dei poteri

costituzionali.

Autentica = è un’eccezione alla nozione di interpretazione, presenta

 carattere generale ed astratto in quanto proviene da una fonte di pari

grado rispetto a quella che ha emanato la disposizione interpretata. Nel

nostro ordinamento non c’è la regola del precedente, che detiene

un’efficacia meramente persuasiva. Questo spiega le stranezze della

giurisprudenza. L’interpretazione autentica si verifica in caso di norme

sussumibili di differenti interpretazioni che generano contrasti tra giudici.

Il legislatore con una norma di pari grado rispetto a quella ambigua per

chiarire. Questa norma produce normalmente effetti retroattivi

perché non pone una nuova disciplina, ma precisa quella ricavabile dalla

disposizione interpretata. Molto spesso questa norma viene usata ad arte

39

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

per ottenere una portata retroattiva di una norma innovativa. Non è

possibile in materia penale dove vige la norma di irretroattività della

legge se sfavorevole al reo, mentre è retroattiva in caso favorevole. Essa

non vincola però il giudice che può continuare a servirsi di una sua

personale interpretazione. Un esempio è il D.lgs. 5 febbraio 1997, n.22

che fornisce una definizione di rifiuto. Con un decreto legge dell’8 luglio

2002, n. 138 il legislatore interviene con una norma di interpretazione

autentica per chiarire il significato di alcune espressioni.

Applicazione analogica = essa soccorre quando, l’interpretazione non

 basta. Il fatto che ci sia questo strumento deriva dal fatto che il giudice

non può mai opporre un diniego di giustizia, in caso di assenza di norme

“denegatio

riguardo ad un dato caso, il giudice non può invocare la

iudicii”. A fronte di una lacuna dell’ordinamento giuridico soccorre

l’interpretazione analogica regolamentata dall’art. 12 delle preleggi

(comma II). L’ordinamento conosce due tipi di analogia:

1. Analogia Legis = si vanno ad applicare norme desumibili da

disposizioni che disciplinano “Casi Simili” o “Materie Analoghe”. Ad

esempio in riferimento alla commissione di concorso non vi è

nessuna legge che preveda ad esempio che parenti del candidato

non possano sedere nella suddetta commissione. Dal momento che

la commissione dei concorsi giudica, si applicano analogicamente

le norme di funzionamento dei collegi giudicanti, che prevedono il

diritto di recusazione in caso di parentela o in presenza di un

commensale abituale.

2. Analogia Iuris = in assenza di disposizioni applicabili ad una data

materia, nonché di orme desumibili da disposizioni in materie

analoghe, l’interprete applica le norme desumibili dai “Principi

generali dell’ordinamento giuridico”. Visto che l’imparzialità è un

principio dell’ordinamento e perché si verifichi chi giudica deve

avere serenità di giudizio, il rapporto marito moglie può

pregiudicare questo aspetto. Pertanto si desume che all’interno di

una commissione non possano sedere due coniugi.

Le preleggi all’art. 14 dice che l’applicazione analogica non si può

adeguare alle leggi penali ed a quelle eccezionali. Le leggi eccezionali

consentono per un periodo limitato di derogare alla legge, proprio per

questa sua peculiarità non può avere interpretazione in via analogica che

sarebbe in contraddizione con la ratio stessa della norma. Un esempio è

l’art. 42 Cost. che riconosce e garantisce la proprietà privata, manca una

norma esplicita che tuteli gli altri diritti reali, tra i quali il più importante è

quello di proprietà, ma vi è anche il diritto di usufrutto, di uso,… . questi

diritti sono coperti dal 42 Costituzione, apparentemente no, in quanto

non cita direttamente, ma nemmeno ne prevede dei limiti. Per analogia si

conclude che la stessa disciplina per la proprietà valga anche per gli altri

diritti relativi.

L’art. 2 T.U. di pubblica sicurezza è stato interpretato dalla Corte in tal modo: il

prefetto può derogare, in casi di necessità alla legge, ma non può andare in

deroga ai diritti fondamentali.

IL PROCEDIMENTO LEGISLATIVO 40

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

Il processo di emanazione della legge è regolamentato in Costituzione dagli

articoli 70 e succ, nel Titolo I della Costituzione. L’art 70 stabilisce anzitutto

chela funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere, cioè

prevede il bicameralismo perfetto, cioè le due Camere sono coinvolte nel

procedimento legislativo allo stesso titolo ponendosi su di un piano totalmente

paritario. I titolari della funzione legislativa sono Camera dei Deputati e Senato

collettivamente. L’art. 71 stabilisce che l’iniziativa delle leggi appartiene:

1. Governo

2. Ciascun membro delle camere

3. Organi ai quali il potere sia conferito da legge cost

4. Il popolo con disegno firmato da almeno 50.000

La proposta di legge se proviene dal Governo deve essere deliberata dal

Consiglio dei Ministri, i singoli ministri non hanno potere di iniziativa legislativa.

Anche se queste leggi vengono ricordate con il nome del ministro, è il Consiglio

che delibera sulla proposta di legge. Ciascun membro delle Camere, quindi

ciascun parlamentare può proporre iniziative legislative alla Camere di

appartenenza. Gli organi o enti a cui una legge cost. conferisca il potere di

iniziativa legislativa. In realtà alcune norme a tal fine co sono direttamente in

Costituzione. Ad esempio l’art. 99 Cost. dedicato al CNEL ha iniziativa

legislativa prevista dal comma III del suddetto articolo. Hanno iniziativa

legislativa anche i consigli regionali come previsto dall’art. 121 comma II che

stabilisce che il Consiglio regionale può fare proposte di legge alle Camere.

Similmente la Costituzione disciplina al comma II dell’art. 71 la proposta di

legge che è valida se sussistono almeno 50.000 firme di elettori. Essi devono

presentare un progetto redatto in articoli, che consente di distinguere

l’iniziativa legislativa dalla petizione, garantita ad ogni cittadino e

regolamentata dall’articolo 50 Cost. tutti i cittadini possono rivolgere petizioni

alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi. La petizione è una richiesta

rivolta alle Camere con qualunque tipo di formulazione, il disegno di legge

invece deve essere redatto in articoli in modo da consentire alle Camere, in

linea teorica, di approvarlo nel testo in cui è stato presentato. Un esempio è la

proposta di legge di iniziativa popolare sul porto d’armi. La proposta può essere

inoltrata indifferentemente ala Camera o al Senato. Il procedimento di

formazione della legge consta di 4 fasi:

1. Iniziativa

2. Costitutiva = la legge deve essere discussa ed approvata prima articolo

per articolo, poi nel suo testo intero

3. Promulgazione = atto del Presidente della Repubblica con il quale egli

esercita un controllo potendo imporre un rinvio

4. Pubblicazione = determina l’inserimento della legge nelle fonti di

cognizione (gazzetta Ufficiale) fondando la presunzione di conoscenza ed

è un atto di competenza del ministro della giustizia.

L’iniziativa legislativa spetta al:

Governo

 Parlamentari

 50.000 elettori

 ciascun consiglio regionale

 CNEL nella materia economica e sociale

 Comuni = iniziativa limitata alle sole proposte di modifica delle

 circoscrizioni provinciali 41

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

Per la manovra economica finanziaria l’iniziativa legislativa spetta in via

esclusiva al Governo.

FASE COSTITUTIVA

La costituzione all’art. 72 prevede tre diverse procedure:

1. Ordinaria: la commissione (che rispecchiano la composizione del

Parlamento stesso) opera in sede referente, cioè i singoli gruppi

parlamentari designano i singoli membri delle commissioni, le quali

hanno un ruolo minore meramente istruttoria.

2. Abbreviata = è uguale a quella ordinaria, ma ha tempi dimezzati. Viene

adottata su indicazione della presidenza della Camera. La legge di

conversione del decreto legge è approvata con metodo abbreviato

3. Speciale = si ha quando cambia il ruolo delle commissioni, che non si

limitano a riferire, ma approvano sostanzialmente la legge (commissione

in sede legislativa). Quando la commissione opera in sede redigente si

pone a età tra referente e legislativa.

PROCEDURA ORDINARIA O NORMALE

Il presidente di una delle due Camere assegna il progetto di legge redatto in

articoli alla commissione competente per materia, contestualmente si sceglie il

procedimento. Il progetto viene assegnato al presidente della Commissione, la

cui composizione rispecchia quella in seno ala Camera. La commissione discute

in generale il progetto di legge (discussione preliminare) in cu si esamina la

ratio della legge. Poi segue una discussione articolo per articolo, con il voto di

eventuali emendamenti. Infine la trattazione in commissione si conclude con la

stesura di una o più relazioni. In questo caso si ottempera ad una funzione

istruttoria. La relazione è una nel caso in cui ci sia stata omogeneità di

decisione, più di una se vi sono anche delle relazioni di minoranza opposte. È

possibile che in questa sede siano coinvolte altre commissioni affinché offrano

(L’economista Arianna Mazzucato ha scritto lo “Stato Innovatore” in

un parere.

cui dimostra che l’economia più liberista ha ottenuto i suoi più grandi successi

in campo di ricerca grazie ad iniezioni di denaro pubblico) . Il ruolo deliberante è

totalmente rimesso all’Assemblea (il plenum). Sul progetto di legge riferisce il

relatore individuato dalla commissione e da lì inizia la discussione generale. Poi

si passa al voto articolo per articolo e sui singoli emendamenti. Esiste un ordine

preciso sul voto degli emendamenti, i primi che si votano sono quelli

soppressivi, solo successivamente quelli modificativi. Infine si ha la

dichiarazione di voto e la votazione finale. I singoli gruppi dichiarano come

andranno a votare e poi si procede alla votazione del progetto di legge

complessivo. Se il progetto di legge è approvato il presidente lo trasmette al

presidente dell’altra Camera.

La costituzione all’articolo 72 prevede alcune ipotesi in cui è obbligatorio usare

il procedimento ordinario che ha il vantaggio di essere più democratico, ma

anche lo svantaggio di essere molto lento. La proposta di un numero eccessivo

di emendamenti provoca ostruzionismo. Il procedimento ordinario è

obbligatorio per:

Legge costituzionale ed elettorale

 Di delegazione e legislativa

 Di autorizzazione a ratificare trattati internazionali

 Di approvazione di bilanci e consuntivi

 42

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

I regolamenti parlamentari prevedono tempi serrati per la discussione al fine di

evitare l’ostruzionismo. Nei casi di riserva di assemblea non si può utilizzare il

decreto legge o legislativo, bensì la procedura ordinaria. Inoltre i regolamenti di

Camera e Senato impongono inoltre il procedimento ordinario (non sui tempi,

ma sul ruolo della commissione) per:

La conversione di decreti legge in legge

 La riapprovazione di progetti di legge rinviati alle Camere dal Presidente

 della Repubblica

PROCEDURA ABBREVIATA

La costituzione riserva al regolamento di ciascuna Camera la disciplina dei

procedimenti legislativi abbreviati per i disegni di legge di cui è dichiarata

l’urgenza. Tutti i termini sono ridotti alla metà.

PROCEDURA SPECIALE O DECENTRATA

Tutto il procedimento inizia e finisce innanzi alla commissione, quindi la essa no

si limita a fare la relazione, ma procede all’esame, all’approvazione articolo per

articolo e alla votazione finale. Dal momento che è meno democratico è

possibile richiedere la procedura normale da:

Governo

 1/10 dei membri di una Camera

 1/5 dei membri della Commissione stessa

l’attribuzione della discussione al plenum può essere decisa dalla minoranza.

L’intervento della Commissione in sede redigente è una via di mezzo perché si

combina l’intervento dell’Assemblea con quello della commissione. La

Commissione ha un potere decisionale limitato, ma le spetta il potere di

redigere il testo della legge. Previa discussione generale in assemblea, su

richiesta all’unanimità dei capigruppo o dei 4/5 dei componenti la

commissione. Può essere conferito alla commissione competente il compito di

redigere il testo del progetto di legge. Il testo è sottoposto nuovamente

all’assemblea per la votazione finale. Il testo può solo essere approvato o

respinto in toto senza possibilità di proporre, introdurre e votare emendamenti.

Il testo se modificato viene ritrasmesso alla prima camera, si parla in questo

caso di NAVETTE finché entrambe non convergono sul medesimo testo. Non si

esamina nuovamente l’intero testo, ma solo le parti modificate. I regolamenti di

Camera e Senato prevedono procedimenti abbreviati in seconda lettura.

Perché la votazione abbia validità è necessario raggiungere il QUORUM

DELIBERATIVO. Il numero legale per la validità della seduta è la metà + 1 dei

componenti. L’assenza giustificata serve ai fini del numero legale in quanto il

giustificato equivale alla presenza. Il numero legale si dà per presunto, ma

qualsiasi parlamentare può chiedere la verifica del numero legale. La maggior

parte delle deliberazioni avviene a MAGGIORANZA SEMPLICE, cioè metà + 1 dei

presenti, soprattutto la maggioranza semplice è quella richiesta per

l’approvazione del programma di governo. Sono previsti altri QUORUM

DELIBERATIVI, ad esempio la maggioranza assoluta che prevede la metà + 1

dei componenti (esempio approvazione dei regolamenti di Camera e Senato).

Ci sono altre maggioranze qualificate come quella dei 2/3 e dei 3/5. La

costituzione prevede la maggioranza dei 2/3 ad esempio negli articoli:

79 comma I (concessione amnistia indulto)

 43

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

83 comma II (elezione PDR)

 138 comma III

PROMULGAZIONE

Il Presidente della repubblica entro un mese dall’approvazione della legge può:

promulgare la legge approvata dalle Camere, oppure può rinviarla alle Camere

con messaggio motivato per una nuova deliberazione. Le Camere possono:

1. non riapprovare la legge, quindi non viene promulgata

2. riapprovare la legge nel medesimo testo non condividendo i rilievi del

Presidente

3. riapprovano la legge apportando le modifiche richieste dal PDR e

ritrasmettono il testo al Presidente

Il Presidente è OBBLIGATO a promulgare la legge che gli viene presentata per la

seconda volta. Se le Camere non condividono i rilievi presidenziali, prevale la

volontà politica.

PUBBLICAZIONE

L’ultima fase del procedimento è la pubblicazione. Subito dopo la

promulgazione (e comunque non oltre 30 giorni da essa) il Ministro della

Giustizia appone il sigillo dello Stato alla legge e provvede alla pubblicazione

del testo integrale su: Gazzetta Ufficiale e sulla Raccolta ufficiale degli atti

normativi della Repubblica italiana.

ENTRATA IN VIGORE vacatio legis

La legge entra in vigore trascorso il termine di solitamente di 15

giorni, ma il termine può essere abbreviato o prolungato in sede di

approvazione della legge. È il termine congruo per consentire a tutti gli

operatori di essere a conoscenza di quanto approvato.

Le votazioni sono solitamente palesi attraverso la votazione elettronica in modo

da evitare i franchi tiratori. Le votazioni sulle persone avvengono invece

sempre a scrutinio segreto.

LA CORTE COSTITUZIONALE

Il modello di giustizia costituzionale adottato dal nostro ordinamento

rappresenta una combinazione del modello americano e quello europeo-

continentale adottato con la costituzione di Weimar del 1919. Il nostro

rappresenta un compromesso. Il modello americano è un modello di giustizia

costituzionale DIFFUSO, cioè il controllo della conformità costituzionale delle

leggi è affidato ad ogni giudice che ha la possibilità di pronunciarsi sulla

costituzionalità delle leggi. I giudici non annullano le leggi, ma semplicemente

ne dichiarano l’incostituzionalità disapplicandole. Modello diffuso, i giudici

disapplicano cioè agiscono come se quella legge non esistesse, l’efficacia della

decisione vale solo per quel singolo caso concreto. Negli USA la Corte Suprema

44

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

garantisce l’uniformità delle decisioni. Le Costituzioni europee del Novecento

adottano un modello ACCENTRATO con l’adozione di un organo ad hoc: la Corte

od il Consiglio costituzionale che ha potere di annullare le leggi

costituzionalmente illegittime, rimuovendole dall’ordinamento con efficacia

erga omnes. Nel modello diffuso vi è un organo giurisdizionale, viceversa nel

modello accentrato il Consiglio o corte è un ORGANO POLITICO. Il carattere

preventivo o successivo del controllo è un elemento di differenziazione tra i due

modelli. Il carattere è preventivo quando il controllo è esercitato prima che la

legge entri in vigore, viceversa successivo. Il controllo di tipo preventivo è

tipico degli organi di istituzione politica, così accade in Francia dove le

minoranze parlamentari possono chiedere al Consiglio Costituzionale di

pronunciarsi. Nel nostro modello il controllo è successivo. Prima del 2001 il

governo poteva chiedere preventivamente il controllo di costituzionalità della

legge regionale, tuttavia non valeva il contrario. Oggi il controllo di legittimità

delle leggi regionali è successivo.

COMPOSIZIONE

Si combinano elementi di tipo politico ed altri di tipo giurisdizionale. I requisiti

di accesso sono di avere esperienza in campo giurisdizionale, ma gli organi che

li nominano sono anche politici. I membri della Corte sono 15 e vengono

nominati:

per 1/3 dal Presidente della Repubblica

 per 1/3 da Parlamento in seduta comune a scrutinio segreto a

 maggioranza dei 2/3; 3/5 dopo il terzo scrutinio. Si va in ordine con i

gruppi politici (scade un giudice nominato dalla destra, spetta alla destra

proporre)

per 1/3 dalle Supreme Magistrature ordinaria ed amministrativa: 3 dalla

 Corte di cassazione, 1 dal consiglio di Stato, 1 dalla Corte dei Conti

Ovviamente il Parlamento in seduta comune attua scelte politiche, benché

prevalga la componente giurisdizionale. Le maggioranze richieste sono molto

elevate, quindi i nomi devo essere molto condivisi. La Corte si compone di 15

membri, ma funziona con 11. La corte Costituzionale integrata si occupa di

processare il Presidente della Repubblica, qualora venga messo in Stato

d’accusa dal Parlamento in seduta comune (svolge la funzione di pubblico

ministero) per Alto tradimento o Attentato alla Costituzione. Essa è la

versione italiana del impeachment. La Corte quando giudica il Presidente

cambia la sua composizione, in questo caso il collegio è integrato da 16

membri estratti a sorte da una lista di 45 cittadini che il Parlamento redige ogni

9 anni, i membri devono avere come unico requisito quello di essere eleggibili a

senatori (40 anni) e di godere di diritti civili e politici. Con l’integrazione di 16

membri si vuole che sia preponderante l’elemento politico. L’elenco è

compilato ogni 9 anni dal Parlamento in seduta comune e quindi i cittadini sono

espressione di tutte le forze politiche, ma il fatto che vengano estratti a sorte

non dà indicazioni a priori su quale fazione politica prevarrà nel gruppo dei 16. I

giudici della Corte Costituzionale hanno criteri di eleggibilità molto severi:

Magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori

 Professori ordinari universitari in materie giuridiche

 Avvocati con almeno 20 anni di esercizio

 45

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

L’ordinamento prevede una serie di incompatibilità con l’esercizio della

professione di giudice della Corte Costituzionale. Zagrebeschi, ex giudice

Corte Costituzionale, scrisse un libretto in cui descriveva la dimensione rituale

di collegialità della Corte Costituzionale; c’è moltissima attenzione a non creare

conflitti interni. Sono requisiti di incompatibilità:

Essere membro del Parlamento

 Essere membro di un Consiglio regionale

 Esercitare la professione di avvocato

 Ricoprire altre cariche o uffici indicati dalla legge (l.n. 87 del 1953)

L’incarico dura 9 anni ed è l’incarico più lungo del nostro ordinamento anche

più del PDR (7 anni). La stabilità di durata consente un esercizio maggiormente

indipendente della Corte. I nove anni decorrono dal giuramento deposto nelle

mani del PDR alla presenza dei presidenti delle Camere. NON SONO

RIELEGGIBILI. Questo per evitare che la loro azione di giudizio sia condizionata

dalla volontà di essere rieletti. Tra i membri della corte è eletto un presidente. Il

presidente della Corte Costituzionale dura in carica 3 anni, se esso è eletto un

anno prima della fine del mandato dura in carica solo un anno; il fatto di essere

eletti presidenti non può prolungare l’incarico. L’elezione a presidente è

solitamente lasciata ai più anziani in scadenza come segno d’onore. Esso ha

poteri notevoli, in caso di parità di voti infatti prevale le scelte votata dal

presidente che vota per ultimo. Per primi votano i più giovani di carica, poi i più

anziani e per ultimo il Presidente. Questa dimensione di collegialità si vede

anche nella ricerca per quanto possibile di attuare le decisioni all’unanimità.

L’elezione del Presidente avviene a maggioranza assoluta. In caso di parità dei

voti si va a ballottaggio, in caso di ulteriore parità si elegge il più anziano di

carica. Il presidente è rieleggibile e cessa comunque dalla carica quando

prorogatio

termina il suo mandato di Giudice della Corte. Non esiste perché la

Corte ha poteri straordinari e si vuole garantire un esercizio imparziale di tali

poteri.

La Costituzione non specifica se il Presidente della Repubblica sia rieleggibile o

meno, ma la dottrina riteneva che non fosse eleggibile, di fatto è stata

sconfessata nella pratica con la rielezione di Giorgio Napolitano. La possibilità

di rielezione può determinare un’influenza concreta in virtù della rielezione.

Il Presidente della Corte Costituzionale:

Rappresenta la Corte Costituzionale all’esterno

 La convoca e ne presiede le sedute definendo l’ordine del giorno e

 disciplina i lavori. È lui che disciplina gli interventi dando la parola

Regola le discussioni e può determinare i punti più importanti su cui esse

 devono svolgersi

Può ridurre sino alla metà i termini dei procedimenti

 Può disporre lo svolgimento delle udienze a porte chiuse

 Vota per ultimo e in caso di parità il suo voto è decisivo

 relatore estensore

Nomina il giudice della controversia e quello

Giudice Relatore: riferisce alla corte sulla controversia

Giudice Estensore: scrive la sentenza 46

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

Nella maggior parte dei casi giudice relatore ed estensore è la stessa persona.

Di solito non c’è coincidenza quando la corte non accoglie la soluzione proposta

dal giudice relatore. Questo è importante perché è l’unico modo che si ha per

verificare la presenza di opinioni dissenzienti all’interno della corte. il nostro

ordinamento non è data evidenza dei voti dati sulla singola sentenza e non

esiste l’istituto dell’opinione dissenziente. Esso è un istituto di derivazione

anglosassone usato dalla CEDU. Serve, ove previsto, a dare la possibilità di

mettere in risalto il fatto che un giudice abbia votato contro motivando. Sempre

revirement

per favorire i della giurisprudenza, cioè i cambiamenti dalla

giurisprudenza, servono dunque a facilitare l’evoluzione giurisprudenziale. Nel

nostro ordinamento si protegge la dimensione della collegialità e pertanto non

viene reso pubblico chi ha votato contrariamente. I giudice della Corte

Costituzionale godono di una serie di garanzie che ne assicurano

l’indipendenza e l’imparzialità:

Inamovibilità cioè possono essere rimossi o sospesi dall’ufficio solo:

 Per decisione della stessa Corte a maggioranza dei 2/3 e può essere

 assunta per sopravvenuta incapacità fisica o giuridica oppure per gravi

mancanze nell’esercizio delle sue funzioni

Insindacabilità: i giudici non possono essere perseguiti per le opinioni

 espresse ed i voti dati nell’esercizio delle funzioni. Finché durano in carica

godono della stessa immunità accordata ai parlamentari ex art. 68,

comma II Cost. L’autorizzazione è data dalla stessa Corte Costituzionale.

(Non possono essere sottoposti a limitazioni di libertà a meno di una

sentenza penale).

Autonomo accertamento dei requisiti: è la stessa Corte che giudica

 sul possesso dei requisiti richiesti e di eventuali incompatibilità dei suoi

membri

Retribuzione: dispongono di una retribuzione no inferiore a quella del

 più alto magistrato della giurisdizione ordinaria.

LE FUNZIONI DELLA CORTE COSTITUZIONALE (art 134 Cost.)

Si pronuncia in riguardo a:

LEGITTIMITÀ DELLE LEGGI E DEGLI ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE (dello

 Stato e delle regioni) riguarda esclusivamente le leggi quindi fonti

primarie. Il giudizio può essere sollevato in via principale o incidentale.

Oggetto del giudizio è la legge. La Corte ha ammesso che il giudizio sia

sollevato sulle leggi Costituzionali e di Revisione Costituzionale per

verificare che non infrangano i limiti. I vizi di legittimità costituzionale

possono essere:

a) Formali: violazione di regole del procedimento di formazione

dell’atto (es. art. 72 Cost)

b) Sostanziali: quando l’atto in giudizio contrasta con una o più norme

costituzionali o la contraddittorietà rispetto ai principi e valori

costituzionali

La Corte Costituzionale può essere investita del controllo di legittimità

attraverso due canali:

a) In via INCIDENTALE o d’ECCEZIONE: quando sia in corso un giudizio

ed il giudice si trova ad applicare una norma di cui sospetta

l’illegittimità costituzionale, oppure è anche possibile che siano le

parti a sollecitare il giudice. C’è un elemento di concretezza che

47

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

richiama il modello diffuso, occorre il filtro di un giudice. Da un lato

ci sono caratteri prevalenti di un modello accentrato, dall’altra però

c’è un forte potere di filtro esercitato dal singolo giudice. Si chiama

in via incidentale in quanto è un incidente che si solleva durante il

processo. L’ordinamento non richiede un livello di convinzione, è

sufficiente che abbia un dubbio. Questo spiega molte cose, in

entrambi i casi è il giudice che pronuncia un’ordinanza con cui

investe la Corte e chiede la sua pronuncia. Non tutte le leggi

determinano delle controversie, ci sono delle norme di carattere

organizzativo che è raro che diano adito a conflitti con la

Costituzione. Sia che il dubbio sia sollevato d’ufficio, sia che derivi

da una sollecitazione di parte, è in entrambi i casi è il giudice a

sollevare l’opportunità della pronuncia della Corte Costituzionale. In

altri ordinamenti esiste la possibilità di adire direttamente la corte;

RECURSO DE AMPARO

è il caso del in Spagna. Occorre che ci sia un

giudizio in corso innanzi a qualsiasi AUTORITÀ GIURISDIZIONALE, la

stessa Corte può sollevare una questione di legittimità davanti a se

stessa (si auto-investe del potere di decisione). Il giudice che

solleva la questione si definisce come giudice “A QUO” (=dal

quale). C’è un elemento fortissimo di concretezza, cioè deve essere

una legge che trova necessariamente applicazione nel corso di quel

giudizio. Il giudice (che può emettere ordinanze, decreti e sentenze,

tutti e tre con obbligo di motivazione) A QUO emette un’ordinanza

di remissione che deve avere 4 caratteri fondamentali: 1)

disposizione su cui c’è il dubbio di legittimità norma

; 2)

costituzionale violata rilevanza

(parametro) 3) cioè la questione

ha un grado di concretezza, cioè deve dimostrare che non può

non manifesta

andare a decisione se non scioglie il dubbio 4)

infondatezza cioè è sufficiente a garantire la remissione anche in

presenza di un solo dubbio di incostituzionalità, cioè che non è

evidente che la questione sia pretestuosa. Non si chiede di

motivare sulla fondatezza per due motivo: solo alla Corte spetta

decidere se la questione è fondata o meno, il giudice ha solo una

funzione di minimo filtro e non può sostituirsi alla Corte, dall’altra

per non introdurre un filtro troppo stretto, il giudice si troverebbe

infatti a motivare in modo troppo severo e renderebbe difficile la

remissione alla Corte stessa. Se gli ultimi due parametri non sono

motivati, la Corte entra nel merito in modo succinto con

un’ordinanza motivata di inammissibilità o di manifesta

infondatezza . L’ordinanza del giudice a quo ha effetto di

sospendere immediatamente il giudizio, essa è trasmessa alla

Corte Costituzionale con tutti gli atti di causa. L’ordinanza viene

inoltre pubblicata in Gazzetta Ufficiale in modo che se ci sono altri

giudici che si stanno occupando di un caso simile, possono

decidere di sospendere i rispettivi processi per attendere la

sentenza della Corte Costituzionale. L’ordinanza è notificata alle

parti entro 20 giorni, in modo che possano partecipare al giudizio di

costituzionalità. Ci sono dei casi in cui il parametro non è

rappresentato direttamente da una norma costituzionale, ma da

una norma di legge la cui violazione determina indirettamente la

48

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

violazione di norme costituzionali, è il caso della norma interposta.

Se il decreto legislativo viola la legge di delega allora viola

indirettamente l’art. 76 Cost. questo modello in realtà viene

utilizzato in un’altra ipotesi, cioè riguardo al sindacato sul diritto di

uguaglianza di cui l’art. 3 Cost. Il sistema più semplice di usare

l’art. 3 Cost è dato dalla comparazione di due leggi. In realtà

nell’evoluzione giurisprudenziale ha assunto un’efficacia particolare

in quanto lo si usa per sindacare sulla ragionevolezza della legge

tertium comparationis.

anche in assenza di un

b) In via PRINCIPALE o di AZIONE (art. 127 Cost.): viene esperito dal

Governo rispetto alle leggi regionali o le Regioni rispetto allo Stato

e le altre Regioni. Si chiama d’azione perché sono le singole parti a

chiedere l’intervento della Corte stessa. Serve a verificare la

legittimità delle leggi statali nel caso invadano l’ambito di quelle

regionali e viceversa. Mentre il giudizio in via incidentale serve a

verificare la validità costituzionale rispetto a tutte le leggi, il

procedimento in via principale riguarda il riparto di competenza.

Dopo la riforma del 2001 la maggioranza del lavoro della Corte

riguarda il contenzioso Stato-regione. Il giudizio in via principale

può essere adito dallo Stato o dalle regioni. La questione di

legittimità promossa dal governo è sollevata quando ritiene invase

le sue competenze dalla regione. Lo Stato in realtà può impugnare

una legge regionale non solo perché viola il 117 Cost, ma anche se

viola qualunque altro articolo della Costituzione. Si riconosce allo

Stato una legittimazione più ampia ad adire la corte stessa. Lo

Stato può provocare l’intervento della Corte per la violazione di

qualunque norma cost. la questione di legittimità è sollevata dal

presidente del Consiglio previa deliberazione del CDM, la parte

tecnica è portata avanti dall’avvocatura di Stato. Si può impugnare

una legge entro 60 giorni dalla sua pubblicazione in gazzetta

ufficiale. La legittimazione regionale è speculare, quando essa

ritiene che lo Stato o un’altra regione violi il suo riparto di

competenza può adire la corte. Le regioni però possono impugnare

una legge SOLO per violazione del 117 Cost. il procedimento è

speculare c’è una deliberazione della giunta regionale che investe il

Presidente della giunta del potere di impugnare la legge davanti

alla Corte, sempre entro 60giorni dalla pubblicazione della legge

SUI CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE TRA: 1) POTERI DELLO STATO 2) STATO E

 REGIONI 3) REGIONI: i conflitti si dicono interorganici (dissenting) se

riguardano conflitti tra i poteri dello Stato, intersoggettivi (opinion) se

riguardano conflitti tra Stato e regioni. Può essere sollevato nei confronti

di ogni atto che NON sia una legge. Lo scopo generale è quello di

dirimere un contrasto sull’attribuzione di un potere attribuito dalla

Costituzione. La cost. attribuisce agli organi ed agli enti dei poteri definiti,

ove ci sia contrasto al Corte Costituzionale può essere investita del

giudizio. Qui l’oggetto del sindacato non è mai una legge, ma un atto

amministrativo. Ad esempio molti sono i conflitti riguardo le grandi opere

strategiche che devono essere decise dal governo e non dagli enti

territoriali. Qualunque altro atto politico, amministrativo, giurisdizionale o

comportamento non formalizzato, anche omissivo, è idoneo a far

49

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

insorgere un conflitto di attribuzione. Il PDR Ciampi, che in virtù del suo

ruolo ha potere di grazia, voleva graziare Sofri e Bompressi (due terroristi

di sinistra degli anni ‘70) in pessime condizioni di salute e da vent’anni in

carcere. Tuttavia l’istruzione del caso deve essere fatta dal ministro della

giustizia. Il ministro dell’epoca Castelli non era in accordo e non

controfirmava. Nasce quindi un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte

Costituzionale, l’omissione del ministro impediva la presidente di

esercitare la sua funzione. La Corte diede ragione al PDR. Si deve trattare

di atti o comportamenti che ledano in qualunque modo le competenze di

un determinato organo. Il presupposto è che ci sia un atto non legislativo

che violi un potere definito dalla Costituzione. Il giudizio spetta ad

accertare a quale potere spetti l’attribuzione contesa e ne caso sia stato

emanato un atto la Corte ha potere di annullamento. I presupposti sono

che: il conflitto deve sorgere fra organi appartenenti a poteri diversi (in

caso di conflitto tra ministri entrambi appartenenti al potere esecutivo,

deve pronunciarsi il CDM; in caso di conflitto tra giudici, interviene la

Corte di Cassazione). I poteri che possono sollevare il conflitto sono

quelli competenti a dichiarare definitivamente la volontà del

potere cui appartengono (l.n. 87 del 1953, art. 37) . Cioè il conflitto

deve essere sollevato dalla massima carica che presiede l’organo che

ritiene sia stata lesa una competenza (in un ministero non può sollevare

la questione di illegittimità il Direttore Generale, ma il ministro). Il

secondo presupposto è che quell’attribuzione sia definita dalla

Costituzione. Quindi un comune non può sollevare un conflitto di

attribuzione perché il suo potere è definito dalla legge e non dalla

Costituzione. Il conflitto di attribuzione per quanto concerne la

magistratura viene sollevato NON dal CSM (consiglio superiore della

magistratura, organo elettivo) che ha un potere DIFFUSO (cioè non

gerarchico) e si occupa di: Carriere (nomine, trasferimenti), Potere

il

disciplinare comminato dal CSM, ma promosso dal Ministro. Pertanto

conflitto di attribuzione, per quanto concerna la magistratura,

viene sollevato da ogni SINGOLO GIUDICE. Inoltre è necessario che

ci sia un interesse specifico, concreto ed attuale alla risoluzione del

conflitto. Il conflitto di attribuzione INTERSOGGETTIVO viene sollevato:

a) Per lo Stato: dal Presidente del Consiglio dei ministri previa

deliberazione del Consiglio dei Ministri

b) Per la regione: dal presidente della giunta regionale, previa

deliberazione della giunta regionale

La corte costituzionale conclude con sentenza che accerta a quale potere

o ente spetta l’attribuzione contesa determinando anche le modalità di

esercizio dei relativi poteri. Se risulta invasa una competenza altrui

provvede con l’annullamento dell’atto illegittimo.

SULLE ACCUSE MOSSE AL PDR (Alto tradimento, Attentato alla

 Costituzione) Il Presidente della Repubblica è IRRESPONSABLE per gli atti

. Non ha alcuna

compiuti durante l’esercizio delle sue funzioni

responsabilità né di tipo giuridico (civile, penale,

amministrativa), né di tipo politico, salvo che commetta un reato

presidenziale. I reati presidenziali sono all’art. 90 Cost. La

responsabilità è fatta salva dal ministro competente per materia che è

anche quello controfirmante. Del pari è irresponsabile in sede politica,

50

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

non può essere infatti sfiduciato e quindi non può essere revocato dal suo

incarico. Può solo essere criticato. Per gli atti compiuti al di fuori delle sue

è improcedibile

funzioni, egli ne risponde al pari di ogni cittadino, però

fino alla fine del mandato. Qualora il presidente si renda responsabile

di reati presidenziali, allora esso viene messo in stato d’accusa dal

Parlamento in seduta Comune che delibera a maggioranza assoluta per i

due reati previsti dalla Cost cioè: Alto tradimento ed attentato alla

Costituzione. In realtà la Costituzione non specifica in cosa coinsistano

questi reati, per questo il loro significato si recupera dal codice militare e

quindi si ha che per alto tradimento s’intende cospirazione con potenze

straniere per limitare la Sovranità del nostro Paese, mentre per attentato

alla Costituzione s’intende qualora assuma comportamenti atti a

sovvertire l’ordine costituito. Il Parlamento vota a maggioranza assoluta

ed a scrutinio segreto. Il Parlamento in seduta comune elegge uno o più

commissari per sostenere l’accusa. La corte Costituzionale opera in

composizione “allargata” con la presenza dei membri non togati. In

questo caso il collegio della Corte Cost deve essere di almeno 21, mentre

i membri non togati devono sempre essere in maggioranza. la decisione

avviene con una sentenza irrevocabile; l’unico strumento possibile è la

REVISIONE che consente una nuova pronuncia dello stesso giudice

qualora emergano fatti nuovi o elementi di prova idonei a scagionare il

condannato. In caso di parità i voti prevale la soluzione più favorevole al

favor

presidente della repubblica e pertanto per effetto del principio del

rei diventa ininfluente il voto del presidente della Corte (normalmente

prorogatio,

decisivo in caso di parità). Questo è anche l’unico caso di i

giudici infatti devono giungere alla fine del processo anche se il loro

mandato è finito. La sentenza viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale. La

Costituzione non prevede espressamente la pena, quindi l’illecito non è

solo descritto, ma non è nemmeno descritta la pena comminabile. I

giudici devono procedere in analogia al codice penale quindi al

presidente possono essere anche comminate le pene più incisive

AMMISSIBILITÀ DEL REFERENSUM ABROGATIVO (art. 75 Cost.) la corte si

 esprime dopo la Corte di Cassazione e ne verifica l’ammissibilità. Non è

considerato un procedimento contenzioso, tuttavia i promotori della

richiesta (delegati dei Consigli regionali, elettori, il Governo) possono

memorie.

presentare delle Normalmente le memorie del Governo sono a

difesa della legge contro l’ammissibilità del referendum. La sentenza ha

un’efficacia limitata a quel referendum. I limiti sono quelli del 75 cost. a

cui si aggiungono quelli creati dalla Corte.

DECISIONI DELLA CORTE

Accoglimento: la corte dichiara la questione fondata in tutto o in parte,

 viene accolta. La norma si dichiara illegittima e dl giorno successivo la

erga omnes,

norma cessa di avere efficacia. La sentenza ha effetto tutti

devono prendere contezza della norma ed adeguarsi. La sentenza è

anche retroattiva, perché il suo effetto è l’ANNULLAMENTO. Sono travolti

tutti i rapporti tranne quelli definitivi, cioè quelli su cui non può più essere

provocato un controllo giurisdizionale. Restano anche salve le sentenze

passate in giudicato ad eccezione della materia penale (principio del

favor rei ); vengono travolte quelle sfavorevoli al reo. La decisone è

51

Alessio Ghidone

Istituzioni di Diritto Pubblico

pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e comunicata alle Camere ed ai

Consiglio regionali interessati. L’art. 136 dice che la disposizione

dichiarata incostituzionale cessa di avere efficacia dal giorno successivo,

tuttavia sembra escludere la retroattività della disposizione stessa. Ma in

realtà è implicita la retroattività in quanto, se non lo fosse, non si

applicherebbe nemmeno al fatto oggetto del giudizio a quo, in quanto

precedente alla pronuncia della Corte stessa… ciò sarebbe incompatibile

con il sistema di impugnazione che presuppone un interesse radicato in

un caso concreto.

Rigetto: la Corte dichiara la questione infondata; la Corte non dichiara

 MAI che una norma è Costituzionale, perché si precluderebbe la

possibilità di cambiare idea un domani, fornendo quindi una sorta di

“patente di costituzionalità”. La decisone ha un’efficacia solo inter

partes. La Corte si pronuncia nei limiti di ciò che le è stato proposto. Le

parti non possono più sollevare quella questione, ma può essere sollevata

da un altro giudice. Spesso viene risollevata esattamente identica

tentando di modificare una convinzione della corte e talvolta ci si riesce,

ma spesso la Corte emette un’ordinanza di manifesta infondatezza, come

può anche darsi che a Corte muti proprio orientamento

Manipolative: sono sentenze si accoglimento di 4 tipologie

 differenti:

Ablative: la corte riduce, cioè rimuove una parte della disposizione.

o Cioè dichiara che la disposizione è illegittima solo in una parte che

provvede a cancellare. Non la dichiara costituzionalmente

illegittima nella sua interezza, ma solo in una parte in cui prevede

una cosa che non dovrebbe, la norma rimane in piedi, seppur

mutila della parte costituzionalmente illegittima

Sostitutive: quando dichiara che una norma è costituzionalmente

o illegittima quando prevede qualcosa al posto di qualcos’altro.

Quindi la corte cancella una parte per poi riscriverla. L’effetto è

erga omnes

come una sentenza di accoglimento e quindi efficacia e

retroattive

Additive: la norma dichiara che una disposizione è

o costituzionalmente illegittima nella parte in cui prevede qualcosa

che non dovrebbe prevedere

Additive di principio: è una sorta di compromesso. L’additiva pone

o dei problemi rispetto al legislatore, in quanto la Corte ne invade la

funzione. Per usto motivo è stata elaborata questa figura

intermedia. La Corte indica un principio che deve ispirare

l’interpretazione della data disposizione. Quindi si rivolge al giudice

indicandone la corretta interpretazione per il suo caso, ma è anche

un’indicazione data al legislatore di procedere alla luce del principio

indicato dalla Corte. Anziché aggiungere la parte si stabilisce un

principio o un criterio per garantire la conformità alla Costituzione.

Interpretative di accoglimento o rigetto: intervengono

 sull’interpretazione di una determinata legge. Non vanno a manipolare il

testo, ma agiscono sull’interpretazione. La disposizione viene lasciata

intatta dall’intervento della corte, ma si va ad investire la norma che si

ricava dall’interpretazione della disposizione. Per disposizione s’intende

l’enunciato linguistico (oggetto di sentenze manipolative), viceversa la

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in management dell'informazione e della comunicazione aziendale (Facoltà di Economia, di Giurisprudenza, di Lettere e Filosofia, di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e di Scienze Politiche )
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alexios.g di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Gagliardi Barbara.

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