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CAPITOLO 7.0.1: VOLONTA’ E VIZI DI VOLONTA’

Sommariamente, i vizi della volontà si hanno in quelle volte in cui la volontà non si forma

correttamente ma viene appunto viziata/alterata.

Ciascun soggetto, normalmente, compie attività giuridica per conto e nome proprio (cioè

spendendo il suo nome e nel suo interesse): per fare questo il soggetto deve avere capacità di agire,

essere in grado di intendere e di volere in quel momento e deve agire lui materialmente. Con questo

tipo di azione, gli effetti giuridici si producono nella sua sfera personale, cioè ne risponde il soggetto

stesso.

Se invece un soggetto è capace di intendere e di volere e ha anche la capacità naturale di agire, ma

viene viziato nella sua volontà, significa che la sua volontà è stata comunicata erroneamente, per

sistemare questo esiste un unico rimedio che è l’annullabilità dell’attività giuridica/atto (cioè se fa

una cosa “contro” la sua volontà questa si può annullare; vedi dopo per approfondire).

I vizi della volontà sono tre e contano ai fini della validità dell’attività giuridica:

• Errore, si distingue tra

Errore vizio/motivo, è quello che incide sul procedimento di formazione della

o volontà, cioè la volontà viene determinata su una serie di elementi sulla quale essa

si forma. (senza questi elementi la volontà non si sarebbe formata; volontà non

correttamente formata) (tipo penso che una penna sia d’oro invece quella è

solamente gialla, quindi errore perché una serie di elementi hanno influenzato la mia

volontà, classico errore insomma). Questo tipo di errore determina annullamento

Errore ostativo, cade sulla dichiarazione (esempio: volevo dire 10 invece ho detto

o 10), questo determina l’annullamento del contratto perché le due volontà non

corrispondono/sono contrastanti tra loro in quanto una delle due che si è

manifestata erroneamente/non ci doveva essere

Mero errore di calcolo che è quando viene sbagliata una operazione matematica: in

o questo caso non c’è annullamento del contratto ma c’è solo la rettifica di questo,

quindi diritto ad avere il conteggio corretto

L’ordinamento, per risolvere il conflitto di interessi in caso di errore, ha stabilito delle regole

precise. L’atto è annullabile solamente se l’errore è essenziale e riconoscibile. L’errore si

definisce essenziale quando:

L’errore cade sulla identità o sulla qualità dell’oggetto e determinanti del consenso, cioè

➢ l’errore è determinante nella classificazione dell’identità o della qualità della cosa, per

esempio l’ho comprata solamente per quella qualità che invece non c’è;

Altra causa di errore essenziale è quello di diritto, cioè quando ad esempio sono convinto di

➢ essere obbligato a fare una cosa e quindi la compio convinto che sussista un obbligo quando

invece ero libero di non farlo

Altro errore essenziale è quando cade sulla natura dell’obbligazione tipo ero convinto che

➢ stavo comprando una cosa e invece me la stavano dando in usufrutto) 41

Si parla di errore riconoscibile invece quando l’altra parte poteva rendersi conto dell’errore e

quindi della volontà alterata con l’ordinaria diligenza/attenzione, cioè senza particolari indagini

l’altra parte poteva rendersi conto che io ero in errore ma non me l’ha detto. Questo è un

requisito messo principalmente per tutelare i terzi. Entrambe le condizioni sono obbligatorie: se

l’errore non ha entrambe le condizioni, l’atto, anche se la volontà non corrisponde in quanto

viziata, non può essere annullato. La convalida/ratifica stabilizza gli atti che si potrebbero

annullare, cioè posso chiedere che un contratto venga convalidato pure se so che questo

potrebbe essere annullato per volontà alterata.

• Violenza

Violenza fisica, intesa come assoluta assenza di volontà, è abbastanza rara (cioè si

o parla di questo ad esempio quando qualcuno mi prende il braccio e firma con la mia

mano con la forza) e dà possibilità di annullamento perché manca totalmente la

volontà

Violenza o minaccia, più diffusa, classica minaccia che altera la volontà in quanto

o questa non si forma in modo spontaneo. Non tutte le minacce danno luogo ad

annullamento: questo è possibile solo quando la minaccia è fatta in maniera tale da

costituire minaccia seria (con serietà di intenzioni) tale da fare impressione su chi la

riceve tenuto conto delle condizioni soggettive del destinatario della minaccia (cioè

della sua età, del suo sesso e delle sue condizioni fisiche e psichiche). Il male

minacciato deve essere grave e deve riguardare il destinatario della minaccia (quindi

la persona), il suo patrimonio o le persone di cui lui ha interesse (i suoi cari ad

esempio). Se ci sono tutte queste condizioni è possibile l’annullamento del contratto.

Se queste condizioni sussistono in una minaccia fatta da terzi, è comunque possibile

annullare il contratto (cioè mi vendo la macchina per pagare un terzo che mi

minaccia, quindi posso annullare il contratto fatto con il compratore della macchina

perché non volevo veramente venderla, questo si verifica anche se il compratore non

sa della minaccia)

• Dolo o raggiro determinante, versione civilistica della classica truffa. E’ l’induzione mediante

bugie, artifizi ecc. a compiere un atto che altrimenti non si sarebbe compiuto. In questo caso,

se il raggiro è tale da ingannare/determinare la volontà di una persona che agisce

nell’ordinaria dirigenza, è possibile chiedere l’annullamento del contratto stipulato (cioè il

raggiro deve superare una soglia di credibilità tale da disorientare l’altra persona). A

differenza della violenza, se il dolo proviene dal terzo il contratto è annullabile solo se la

controparte conosce il raggiro (quindi è come una sorta di “complice” del raggirante,

ovviamente non complice in senso stretto). Si distingue da questo il dolo o raggiro incidente

che incide sulle condizioni di acquisto ma non sulla volontà di acquisto. Da diritto alla

restituzione del danno, cioè tipo dei soldi in più che ho pagato (compro una cosa perché

voglio comprarla ma o faccio a condizioni superiori/false) ma questo non annulla il contratto

Sono tre ipotesi che incidono sul procedimento di formazione della volontà che risulta alterata o

non è stata correttamente interpretata. Tutte queste ipotesi hanno come conseguenza

l’annullamento quando il soggetto agisce in prima persona. 42

CAPITOLO 7.0.2: RAPPRESENTANZA E PROCURA

Le cose si complicano invece quando c’è una sostituzione nel compimento dell’attività giuridica,

cioè quando c’è qualcuno che agisce per il titolare dell’interesse (chiedo a un altro di fare una cosa

per me e che magari non posso/voglio compiere io direttamente, classica delega). In pratica viene

delegato il potere di fare attività giuridica per conto mio a un’altra persona.

L’atto che attribuisce al rappresentante questo potere (cioè la possibilità di fare gli interessi del

rappresentato) è la procura (questa può essere speciale o generale; durante la stipula di questa è

bene specificare in essa le caratteristiche dell’azione che il rappresentante deve fare, cioè che poteri

si sta dando a lui).

La procura è uno strumento attraverso il quale un soggetto volontariamente dà il potere a un altro

di fare un atto a suo nome e a suo conto. Il rappresentante che ha avuto la procura agisce in nome

altrui e nell’interesse altrui (quando si firma va dichiarato che si sta agendo per conto di un’altra

persona, “in nome di” se il rappresentante vuole mettere il suo nome). La procura non spoglia del

potere il rappresentato (cioè questo resta sempre titolare dell’attività giuridica e volendo può fare

anche lui quell’attività).

Esistono due forme di rappresentanza:

• Diretta, è il rappresentante che agisce per nome e per conto del rappresentato. Gli effetti di

questa attività vanno comunque contro il rappresentato in caso di conseguenze negative.

Unica operazione e non necessità di trasferimenti

• Indiretta, il rappresentante agisce per conto del rappresentato ma in nome proprio, quindi

per chiudere l’atto/l’attività questa deve essere rimessa al rappresentato (cioè il

rappresentante compra una cosa con i soldi del rappresentato, una volta comprata la deve

trasferire poi al rappresentato). Finché non c’è il trasferimento dell’attività in capo al

rappresentato, tutti gli effetti restano in testa al rappresentante perché il loro rapporto è

“interno”: se questo non trasferisce l’attività al rappresentato, l’attività tra rappresentante

e terzo resta comunque valida e il rappresentante risulta inadempiente. Il terzo non ha idea

che ci sia questo accordo tra rappresentante e rappresentato e crede che stia vendendo la

cosa veramente al rappresentante

Se il rappresentante fa un atto che va oltre ai suoi poteri, l’atto non può gravare sulla testa del

rappresentato perché questo non lo ha autorizzato a fare questo, né però ricade sul rappresentante:

l’atto è cosi inefficace e il terzo ha diritto a risarcimento del danno fatto dal falso rappresentante.

Per limitare questo, il terzo ha sempre il potere di chiedere al rappresentante l’esibizione dei suoi

poteri/della procura (cioè fammi vedere cosa tizio ti ha autorizzato a fare).

La procura deve avere la stessa forma richiesta dal negozio/contratto che si vuole stipulare (tipo se

devo comprare una casa deve essere per forza in forma scritta perché il contratto di questa si fa in

forma scritta e cosi via).

La rappresentanza apparente si ha quando in base a circostanze univoche tali che un soggetto che

agisce secondo l’ordinaria diligenza non poteva percepire l’assenza del legale potere di

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rappresentanza, un soggetto appare titolare di un potere di rappresentanza che invece in realtà

non ha. In questo caso, per il terzo l’attività resta valida e l’azione deve farla il titolare contro chi ha

fatto vedere che aveva il potere.

In tutti i casi di dissociazione tra più soggetti (cioè uno ha la volontà e un altro esegue questa tramite

procura), vale il principio di pre-determinazione: per tutti gli elementi del negozio/contratto che

sono stati pre-determinati dal titolare del potere i vizi di volontà vengono rilevati su di lui e sulla sua

volontà, mentre vengono rilevati sul rappresentante per tutti gli altri elementi non determinati e

che quindi vengono fatti in seconda battuta.

La procura può essere revocata con le stesse forme con cui è stata conferita: ovviamente poi si dovrà

far sapere agli altri che la procura è stata revocata mediante i mezzi a disposizione.

CAPITOLO 8: STATI SOGGETTIVI

Gli stati soggettivi sono atteggiamenti del soggetto nel compimento di azioni. Sostanzialmente sono

due: dolo e colpa.

Questi stati soggettivi sono caratteristiche dell’azione, cioè accompagnano il compimento degli atti

ma non rientrano nei vizi della volontà. Rilevano prevalentemente in campo penale. Tutte le azioni

insomma sono accompagnate da uno di questi stati.

Si distinguono:

• Dolo semplice, differente dal doloso inteso per l’omicidio che corrisponde al fatto che io ho

intenzione di uccidere una persona e lo faccio; l’omicidio colposo invece è quando attuo una

condotta che uccide ma non ho l’intenzione

• Dolo eventuale: il soggetto sa le eventuali conseguenze della sua azione ma la fa lo stesso

anche se non ha intenzione di generare quelle conseguenze; non c’è la volontà esatta

• Dolo preter-intenzionale

• Colpa Cosciente, si viola una regola, non si rappresentano le ipotesi che possono generare

una conseguenza grave ma si assume comunque un comportamento che può generarle

(quindi si è consapevoli che si stanno infrangendo le regole ma non si sono rappresentate le

conseguenze possibili) (cioè il soggetto adotta comportamenti che sicuramente avranno

conseguenze negative pur non avendo la diretta volontà di farle succedere)

• Colpa semplice 44

CAPITOLO 8.1: ALTRI STATI SOGGETTIVI – MALAFEDE E BUONAFEDE

Malafede e buonafede sono altri due stati soggettivi.

La buonafede si distingue in due categorie:

• Soggettiva, significa che si è agito nell’ignoro totale di ledere l’altrui diritto, cioè ho fatto una

cosa senza sapere che avrei leso una terza parte

• Oggettiva, è un dovere di comportamento che grava sul soggetto e lo spinge ad agire in

modo tale da realizzare l’interesse altrui nei limiti di un proprio apprezzabile sacrificio, cioè

chi esegue l’azione primaria ha l’obbligo di chiedere informazioni all’altra persona per

verificare la compatibilità dell’azione con la volontà, se non c’è si deve trovare il

“compromesso” (ove possibile, cioè il sacrificio da fare per questo è apprezzabile; sopportare

un apprezzabile sacrificio per realizzare interesse altrui) (esempio: un venditore di mobili

deve chiedere informazioni sugli spazi ecc. al cliente prima di vendere ma non ha obbligo per

esempio di andare a casa sua a misurare ecc.)

La malafede è una consapevolezza di ledere gli interessi altrui, cioè si agisce in malafede quando si

sa che agendo si sta danneggiando l’altro soggetto.

CAPITOLO 8.2: EFFETTI GIURIDICI

Gli effetti giuridici appartengono alla categoria dell’efficacia degli effetti, cioè l’idoneità degli atti a

produrre una data conseguenza. Questi effetti possono non verificarsi, ad esempio per la volontà

delle parti (cioè le parti decidono quando far iniziare un contratto ad esempio, prima di questo non

succede niente; oppure un effetto si verifica solamente se si verificano determinate condizioni).

Oltre alla categoria degli effetti, c’è quella della validità degli atti giuridici che attiene alla struttura

dell’atto e quindi alla conformazione dell’attività giuridica (cioè che tutti i requisiti siano stati

rispettati per produrre un determinato effetto).

Validità ed efficacia sono quindi due macro-aree separate e connesse.

Ci può essere un negozio nullo, cioè un atto dove la volontà è viziata e quindi, essendo la volontà

un elemento strutturale fondamentale, mancando questo, “manca un pezzo” (la volontà appunto)

e non si verifica nessun effetto in quando l’atto viene reputato nullo.

Gli atti invalidi sono gli atti degli incapaci, questi producono effetti finché non si chiede al giudice

l’annullamento di questi e la rimozione degli effetti prodotti.

Ci sono anche atti validi ma inefficaci, sono quelli sottoposti a termini o condizioni particolari che li

“attivano” solo se si verificano (tipo il contratto diventa valido solo se succede questo).

Sotto il profilo dell’efficacia, se c’è rappresentanza o procura, come già accennato in precedenza, in

caso di rappresentanza diretta gli effetti si verificano nella sfera giuridica del rappresentato e non

sul rappresentante (in quella indiretta invece ne risponde anche il rappresentante). 45

CAPITOLO 8.3: OGGETTO DELL’ATTIVITA’ - SIMULAZIONE

La modificazione degli effetti dell’atto può riguardare anche l’oggetto dell’attività, cioè le parti

possono creare una simulazione in cui si fa apparire una determinata attività giuridica che però non

è quella che realmente si vuole fare: si fanno due contratti, uno fittizio che viene mostrato agli altri

e uno reale che però resta solo tra le parti (contratto simulato e contratto dissimulato).

Il simulato è un contratto vero e proprio ma non è assistito dalla volontà delle parti (cioè le due parti

lo fanno per “mascherare” quello vero ma ciò che è scritto in esso non è la loro reale intenzione né

quello che realmente succede)

Il dissimulato è quello che realmente produrrà effetti e che le parti non vogliono far conoscere a

terzi (tipo voglio prestare dei soldi a tizio, non voglio farlo sapere però e quindi fingo di comprarmi

la sua macchina per far passare i soldi: faccio sia vendita macchina [che però continuerà a usare lui

da accordi] e sia il contratto di finanziamento/donazione nel quale gli passo i soldi).

Il contratto simulato non è illecito e ha comunque validità, solo che prevede condizioni studiate ad

hoc per “mascherare” l’intenzione reale espressa in quello dissimulato.

Questa simulazione crea problemi nei confronti dei terzi, specialmente nei creditori dei terzi:

questo succede, ad esempio, quando tizio cede simulatamente il suo patrimonio a caio, se sempronio

aveva un credito presso tizio vede sparire la sua garanzia in quanto questo, teoricamente, non

possiede più nulla; inoltre caio simulando di avere il patrimonio di tizio, sfrutta quello per chiedere e

ottenere dei soldi alla banca; in questo caso i problemi sono due.

Per risolvere questi ci sono varie regole: la prima riguarda il problema della prova e dell’efficacia

del contratto simulato rispetto ai terzi (cioè quanto la simulazione regge nei confronti di terzi). Il

problema della prova è che per provare che il contratto simulato non doveva fare effetti devo fare

obbligatoriamente una controdichiarazione (non ci sono altri metodi) nella quale le parti affermano

che il contratto non è realmente voluto ma simulato. La controdichiarazione viene sempre fatta

quando si fa una simulazione: questa è un documento nel quale le due parti affermano che c’è un

contratto simulato e quindi c’è simulazione.

Le parti del contratto simulato non possono far valere la simulazione nei confronti dei creditori di

uno dei due (cioè tipo una banca può aggredire un patrimonio simulatamente trasferito; esempio:

io tizio ho ottenuto dei soldi usando il patrimonio simulato ottenuto da caio, decido che non voglio

più pagare la banca che minaccia quindi di prendersi quel patrimonio, il reale proprietario del

patrimonio, caio, dice che la banca non può farlo perché in realtà quel patrimonio è suo, la banca in

questo caso può comunque attaccare quel patrimonio perché per lei non vale la simulazione).

Il simulato alienante è colui che fintamente cede un patrimonio all’altro (diciamo da tizio a caio): il

creditore del simulato alienante (tizio) può aggredire comunque il patrimonio facendo valere la

simulazione, nonostante il contratto simulato dica che il patrimonio sia di caio; per fare questo i

terzi possono provare la simulazione con qualunque strumento di prova.

Se c’è conflitto tra i creditori (creditore di tizio e creditore di caio che aveva chiesto soldi usando un

patrimonio fintamente suo), tra il diritto di credito prevale quello del simulato alienante (tizio) a

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condizione che l’obbligazione sia sorta prima dell’atto simulato in quanto se è stato cosi, questo

creditore è arrivato prima e quindi poteva fare affidamento prima dell’altro su quel patrimonio (se

è sorto dopo prevale l’altro creditore, quello di caio).

Quindi il terzo, danneggiato dalla simulazione, potrà farla valere mediante tutti gli strumenti di

prova (cioè dimostrare che era un contratto simulato e quindi che non doveva fare effetti).

La simulazione può essere relativa o assoluta:

• Relativa, se le parti hanno avuto un rapporto giuridico ma diverso da quello che è stato fatto

apparire (cioè sono stati fatti due contratti, uno simulato e uno dissimulato e la

controdichiarazione)

• Assoluta, quando non c’è nessun rapporto giuridico tra le parti, cioè si fa solo il contratto

simulato e la controdichiarazione

CAPITOLO 8.4: NEGOZIO GIURIDICO

La struttura del negozio giuridico deve avere degli elementi essenziali per essere valido

giuridicamente. Questi elementi strutturali sono:

• La volontà delle parti/della parte se è unilaterale, bi-laterale o pluri-laterale se ci sono più

di due parti coinvolte. Per parte si intente un centro di interessi, quindi non sono

necessariamente i singoli soggetti (ad esempio se sono più fratelli insieme sono comunque

una sola parte)

• La forma, cioè la modalità che la dichiarazione deve avere stabilità dalle regole di legge. Il

principio generale è quello della libertà delle forme cioè si possono fare nella forma che si

preferisce a meno che non siano previste forme precise nel caso specifico. La forma può

essere necessaria (quindi forma ab sustantiam) quindi forma prescritta ai fini della sostanza

se non è cosi l’atto è nulla, oppure può essere ad probationem tantum cioè ai soli fini della

prova (se non è fatta in quel modo non è possibile usarla come prova). La forma può anche

essere per relationem, la si ha nella procura e quindi deve essere in relazione all’atto da fare

• La causa, è la funzione che in concreto il contratto vuole realizzare, tipo in un appalto la

causa è lo scambio tra un’attività di costruzione e il corrispettivo, nella permuta è lo scambio

tra due beni

• L’oggetto, è l’insieme delle condizioni del contratto, quindi il contenuto del contratto stesso

Se manca anche solo una di queste quattro condizioni/requisiti strutturali essenziali si crea un

difetto strutturale e il negozio giuridico è nullo.

I negozi recettizi sono quelli che producono effetto solamente se la dichiarazione arriva a

conoscenza dell’altra parte, un esempio è la proposta contrattuale produce effetto solo se la

dichiarazione se il destinatario la riceve.

I negozi non recettizi invece producono effetto a prescindere dal fatto che il destinatario abbia

oppure no ricevuto il negozio. 47

CAPITOLO 9: OBBLIGAZIONI

Le obbligazioni sono lo strumento principale per la circolazione della ricchezza nel Paese, tutto si

muove con queste (non rappresentano solo meri interessi economici). Queste, sono regolate dalla

disciplina delle obbligazioni.

L’ esigenza essenziale che fa funzionare questo sistema di obbligazioni è (cioè cosa cercano di

realizzare le regole che regolano queste e come fanno per farle funzionare; cosa mi incoraggia ad

entrare in questo sistema e incoraggia ad assumere obblighi) che l’operazione che sto per fare vada

a buon fine, cioè se sto acquistando una cosa poi devo esserne il reale padrone e poter usufruire di

questa a pieno titolo (cioè pago e sono incoraggiato a farlo se sono sicuro di avere un

servizio/oggetto in cambio), e che quindi che l’interesse del creditore sia realizzato attraverso

appunto l’adempimento dell’obbligazione. Queste ovviamente favoriscono la circolazione della

ricchezza in quanto danno certezza dell’adempimento. Tutto ciò che non fa adempire l’obbligazione

non dovrebbe esistere ed è una mancata realizzazione dell’obiettivo di questa disciplina.

Le obbligazioni nascono attraverso un procedimento di fonti delle obbligazioni (art. 1971 del C.C).

Queste fonti sono:

• Contratto, è un negozio giuridico

• Fatto illecito, è regolato dall’art. 2043 del C.C il quale stabilisce che qualunque fatto doloso

o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto obbliga colui che l’ha commesso al

risarcimento del danno. La responsabilità da questo è detta extra-contrattuale, quindi che

non nasce per un accordo/rapporto pre-definito tra le due parti (come nel caso del

contratto). Gli elementi strutturali di questo sono (quando sussistono c’è una responsabilità

in testa al debitore di ripagare il danno):

Condotta del soggetto, cioè uno che ha fatto un atto o un fatto e imputabile al

o soggetto. Questa condotta deve consistere in una condotta NON conforme

all’ordinamento giuridico, cioè se faccio un danno esercitando un potere o un’azione

che l’ordinamento mi autorizza a fare NON devo risarcire il danno fatto. Questa

caratteristica è espressa da due formule che affermano che la condotta, per essere

perseguibile, deve essere contrarius (contro) l’ordinamento o non in iure (cioè non

nell’esercizio di un diritto anche se non è scritta materialmente nella legge ma il

buonsenso mi obbligherebbe a fare il contrario)

Stato soggettivo, sono dolo o colpa; sono elementi soggettivi e costituiscono il

o criterio di imputabilità soggettiva del danno, cioè bisogna capire se il danno può

essere risarcito e da chi deve essere risarcito (stabilire di chi è la colpa e quindi deve

pagare; se faccio un danno ma non sono in dolo o colpa non sono tenuto a pagare

perché manca un elemento costitutivo che è appunto la colpa/dolo). Un soggetto, per

essere chiamato a rispondere del danno è necessario che lo abbia provocato con dolo

o colpa. La colpa è il grado della diligenza che il soggetto deve avere nella propria

condotta. La diligenza è l’attenzione, lo sforzo volitivo che uno deve porre

nell’eseguire una prestazione. Ci sono tre canoni di analisi della colpa: prudenza,

perizia, diligenza in senso stretto. La perizia è la conoscenza e il rispetto delle regole

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tecniche e la loro applicazione. La prudenza ha varie manifestazioni ed è l’accortezza

del soggetto nell’assumere rischi della propria azione nei “limiti” di ciò che sa di poter

fare (sono prudente se non faccio una cosa che non so fare). La diligenza in senso

stretto invece, è proprio il livello di attenzione quindi la cautela, lo spirito di presenza

che accompagna l’esecuzione dell’azione. Se si viola anche solo una di queste si è in

colpa e quindi bisogna pagare il danno

Nesso causale, la condotta deve essere la causa del danno. E’ l’elemento oggettivo

o di collegamento tra il danno e colui che lo deve risarcire (quindi la sua condotta). Se

ho agito con dolo e colpa pago solamente la parte di danno che è riconducibile alla

mia condotta (non rispondo di altre parti e quindi di danni fatti da altri). Più sono le

persone che ne rispondono più c’è certezza di obbligazione, anche se questo numero

deve essere tenuto “sotto controllo” e viene fatto con diverse teorie/criteri: la prima

è quella del sin equa non, cioè tutti coloro che hanno partecipato alla produzione del

danno (con azioni dirette o indirette) ne rispondono in una misura scelta dal giudice;

questo è un criterio molto rigido e fa rispondere un po' tanti soggetti (non seleziona

antecedenti attuali e antecedenti remoti, cioè si può andare all’indietro all’infinito

teoricamente e, in caso di incidente d’auto per esempio, si potrebbe addirittura tirare

in ballo il meccanico che ha controllato l’auto mesi e mesi prima). Pertanto, questa

teoria, viene mitigata con diversi criteri come quello della causalità adeguata, cioè

solo quei fatti che hanno adeguatamente contribuito a innalzare la probabilità di

produzione del danno partecipano alla responsabilità (quindi non si considerano tutti

gli antecedenti causali ma solo quelli che hanno aumentato sensibilmente la

percentuale di produzione del danno). Ci sono anche altri criteri ma le linee direttive

sono queste due dette e vengono usate per assicurare un numero di rappresentati

consistente. Il nesso oltre a individuare il responsabile con questo meccanismo,

seleziona per la stessa ragione la parte di danno del quale ognuno deve rispondere

(quindi individua il danno risarcibile).

Danno, ci deve essere un danno in senso giuridico. E’ il pregiudizio che il soggetto ha

o subito nell’ambito del proprio patrimonio. Si compone di due elementi: danno

emergente (cioè diminuzione del mio patrimonio) e lucro cessante (mancato

guadagno derivante dalla diminuzione del mio patrimonio). Questi due elementi

quantificano il danno patrimoniale che però non esaurisce l’insieme dei danni

risarcibili. Sono risarcibili infatti anche i danni non patrimoniali (tipo la sofferenza

collegata al dolore in caso di operazione sbagliata; vengono liquidati sempre in

denaro) e i danni biologici (è la diminuzione delle capacità biologiche dell’individuo;

è di difficile quantificazione o addirittura impossibile, per fare questo sono state

create delle tabelle che prevedono liquidazioni fisse in base all’età e all’invalidità

riportata, sono stabilite territorialmente quindi se investo uno a Milano pago di più

che se lo investo a Napoli). C’è anche il danno esistenziale che valuta quanto

l’esistenza futura del soggetto a 360° è stata condizionata dal fatto, viene

quantificata dal giudice in base alle condizioni pre-esistenti del soggetto ecc.

• Qualunque altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità all’ordinamento giuridico, ne

sono previsti un insieme molto ampio e praticamente infinito; queste fonti quindi non sono

uno strumento chiuso 49

Dal punto di vista strutturale l’obbligazione è un rapporto giuridico patrimoniale tra due soggetti

(è sempre cosi, uno deve fare una cosa e uno deve ricevere la prestazione), debitore e creditore,

per effetto del quale il debitore deve eseguire una prestazione patrimoniale per realizzare un

interesse, anche non patrimoniale, del creditore. L’interesse del creditore definisce l’obbligazione,

cioè in base a ciò che voglio fare il debitore, nei limiti del possibile, deve fare ciò che soddisfa il mio

interesse. L’interesse del creditore può essere anche non patrimoniale (quindi anche ludico,

culturale ecc.).

La prestazione oggetto dell’obbligazione, cioè ciò che il debitore deve fare, deve avere per forza

natura patrimoniale: questo è necessario perché cosi si può tutelare concretamente il

diritto/interesse del creditore magari vendendo coattivamente il patrimonio del debitore e cosi via

(questo viene fatto tramite l’esecuzione specifica [si da al creditore ciò che esattamente voleva] o

esecuzione generica [do dei soldi come compenso per la prestazione/oggetto che non ha avuto], le

esecuzioni sono tecniche che permettono di soddisfare l’interesse del creditore) (ecco perché

patrimoniale per forza, perché solo cosi possono avere comunque qualcosa se il debitore non onora

l’obbligazione in quanto posso far valere la giurisdizione e avere la certezza che l’obbligazione sarà

in qualche modo onorata).

Tutto il patrimonio del debitore presente e futuro è assoggettato all’adempimento

dell’obbligazione finché questa non viene estinta (questa anche da certezza al creditore; patrimonio

anche futuro perché finché non vengo pagato fino all’ultimo il debitore o i suoi eredi sono costretti

a pagarmi). CAPITOLO 9.1: MODELLI DI RESPONSABILITA’

I modelli di responsabilità sono:

• Responsabilità contrattuale

• Responsabilità extra-contrattuale

Questi due modelli sono regolati in modi diversi e presentano due grandi differenze: la prima

differenza è che nella prima (quella contrattuale), visto il rapporto pre-definito che esiste, il

risarcimento dovuto al danneggiato è limitato nella quantificazione al danno che era

ragionevolmente prevedibile nel momento in cui si è assunta quella obbligazione (tipo se prendo

l’obbligazione di accompagnare uno in aeroporto ma faccio ritardo devo solamente rimborsargli il

biglietto dell’aereo che perde ma non devo pagargli anche i danni che questo riceverà non prendendo

l’aereo [tipo perdere un contratto di lavoro] in quanto non erano prevedibili o comunque non

specificati nel momento di stipulazione del contratto), questo viene definito come limite della

prevedibilità e serve quindi a quantificare il danno in base alla sua prevedibilità.

Nella responsabilità extra-contrattuale invece questo limite non c’è in quanto l’accordo non è pre-

definito e quindi non si può sapere il limite delle conseguenze del danno provocato né la parte che

lo ha subito può definirlo, pertanto il danno viene totalmente imputato al danneggiante (prevedibile

e imprevedibile).

L’altra differenza tra queste due responsabilità è che quella extra-contrattuale si prescrive in cinque

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anni (termine breve), mentre quella contrattuale invece l’azione di risarcimento si prescrive in dieci

anni (termine ordinario di prescrizione, termine lungo). Esiste anche una terza differenza tra i due

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modelli di responsabilità riguarda l’onere della prova : in linea generale chi vanta una pretesa deve

provare i fatti costitutivi del proprio diritto (cioè dimostrare, ad esempio in caso di extra-

contrattuale, tutti e quattro elementi costitutivi), i fatti costitutivi sono tutti gli elementi che

legittimano la propria richiesta, colui che invece è chiamato in giudizio (convenuto) non deve

provare nulla, cioè se l’accusa non prova prima lui tutti gli elementi della sua richiesta il convenuto

può anche non dire nulla e venire assolto, se invece l’accusa dimostra gli elementi il convenuto deve

provare tutti i fatti impeditivi/fatti eccezioni che possono impedire la pretesa (tipo che ha già

pagato, o che la prestazione è stata fatta male, o che sono scaduti i termini ecc.).

Nella responsabilità contrattuale, l’art.1218 dice che il creditore può limitarsi a provare l’esistenza

del titolo (quindi del contratto) e allegare/dichiarare che non ha ricevuto la prestazione: può fare

questo perché il debitore nelle obbligazioni contrattuali deve adempiere esattamente la prestazione

e risponde per l’inadempimento salvo caso dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione (cioè

quando questa diventa impossibile); pertanto basta dire che non si è soddisfatti per far spostare

l’onere della prova sul debitore che dovrà dimostrare il contrario (quindi, rispetto alla linea generale,

il creditore non deve dimostrare nulla se non l’esistenza del contratto e dire che la prestazione non

è stata soddisfatta mentre a “discolparsi” è il debitore). Questo viene fatto per privilegiare le

responsabilità contrattuali, cioè si cerca di spostare il più possibile la responsabilità in ambito

contrattuale.

I due modelli di responsabilità non sono alternativi ma possono anche cumularsi, cioè uno stesso

fatto può essere fonte di responsabilità contrattuale ed extra-contrattuale.

CAPITOLO 9.1.1: REGIMI SPECIALI DI RESPONSABILITA’

Sempre per esigenze di funzionamento del sistema di responsabilità, accanto al modello base della

responsabilità definito dall’art.2043 esistono regimi speciali di responsabilità che sono costruiti per

fattispecie particolari e tendono a derogare costituendo sotto l’onere della prova una serie di

attenuazioni. Esistono due regimi speciali:

• Quello della responsabilità oggettiva, prende questo nome perché prescinde dalla prova

dell’elemento soggettivo quindi gli elementi costitutivi da dimostrare diventano da quattro

a tre. Un esempio è l’art.2051 cioè la responsabilità del custode il quale risponde sempre del

danno delle cose che ha in custodia salvo dimostrazione del caso fortuito (cioè le perde tipo

a causa di un terremoto). In pratica è irrilevante il fatto se uno è in colpa oppure no, il

custode ne risponde sempre salvo caso fortuito (esempio: un cornicione di casa mia colpisce

un passante, se non dimostro il caso il caso fortuito io ne rispondo sempre)

• Quello della responsabilità aggravata, un esempio di questa è dato dall’art.2050 in materia

di attività pericolose in cui chiunque produce un danno nello svolgimento di un’attività

pericolosa è tenuto al risarcimento se non prova di aver adottato tutte le misure idonee ad

evitarlo, quindi si deve provare di essere stati diligenti e di aver adottato tutte le misure per

evitare il danno. Chi deve provare di aver adottato le misure ovviamente è colui che ha

51

E’ la regola che stabilisce chi deve provare cosa quando c’è un conflitto

6 provocato il danno non il danneggiato che non deve provare nulla sotto questo profilo ma

semplicemente lamentare il danno (quindi il danneggiante deve provare anche l’elemento

soggettivo dolo/colpa). Quindi la responsabilità aggravata inverte l’ordine della prova e

incrementa l’ordine di diligenza

CAPITOLO 9.1.2: RESPONSABILITA’ PER FATTO ALTRUI

La responsabilità per fatto altrui comprende quei casi in cui risponde del danno un soggetto

diverso dal danneggiante (ad esempio se il minore fa un danno ne rispondono i genitori perché esso

è incapace e quindi non risponde lui del danno ma i genitori perché loro hanno la capacità di agire e

ne hanno la “proprietà”). Questa regola si estende anche ad altre figure come gli istruttori, gli

allenatori, i maestri di scuola o comunque tutti coloro che hanno minori affidati durante lo

svolgimento delle attività o che insegnano attività a qualcuno che non la sa fare oppure affido ad

esso un’attività che lui non sa fare e questo crea danno (ne risponde l’affidatario perché era lui che

gliela ha affidata limitandosi a supervisionare, ovviamente questo vale anche per soggetti adulti).

Questa responsabilità risponde a due esigenze:

• Responsabilizzare i soggetti che hanno la custodia/affidamento di soggetti incapaci di agire

(minori o soggetti con limitazioni) o che hanno affidato attività a soggetti non hanno le

competenze per fare quelle azioni (cioè far scegliere adeguatamente l’esecutore dell’azione

perché se questo sbaglia ne risponde chi lo ha scelto)

• Esigenza di allocare il danno nel soggetto che è patrimonialmente più forte e nel cui

interesse era realizzata quella attività

Diverso è il caso dell’incapace di intendere e di volere momentaneamente: in questo caso risponde

per danno prodotto da questo sempre chi era tenuto alla sua sorveglianza (anche un semplice amico

che “sorveglia” l’amico ubriaco, rapporto pratico di sorveglianza) salvo prova di aver fatto tutto il

possibile di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

CAPITOLO 9.1.3: ESIMENTI DI RESPONSABILITA’

Le esimenti di responsabilità sono quelli stati soggettivi che sollevano da dover rispondere del

danno provocato e sono tre:

• Legittima difesa, cioè se vengo aggredito e per difendermi danneggio chi mi attacca non

rispondo del danno perché l’ho fatto per difendermi

• Stato di necessità, si ha quando io produco un danno per la necessità di salvare me stesso o

altri da un danno grave alla persona e il pericolo di questo danno non è né stato provocato

da me né evitabile (tipo sto guidando, un bambino attraversa la strada all’improvviso e io

per evitarlo tampono una vettura di lusso, in questo caso sotto i profili generali sono

responsabile dell’azione compiuta ma ho fatto questa a causa di un pericolo non provocato

da me ne evitabile in quanto imprevedibile quindi, per evitare di mettere sotto il bambino, ho

52

“scelto” di tamponare un'altra macchina facendo un danno non alla persona ma ad una cosa,

salvaguardando quindi la salute di una persona e pertanto avendo fatto la cosa

giusta/meritevole non sono tenuto a rispondere del danno; colui che ha ricevuto il danno alla

macchina, potrà ricevere una equa indennità/indennizzo stabilito dal giudice a seconda delle

circostanze che deciderà chi deve pagarlo)

• Incapacità di intendere e di volere, non si risponde del danno fatto in stato di incapacità di

intendere e di volere a patto che questo non sia stato provocato da me (tipo se tampono

qualcuno causa malore improvviso); il danno in questo caso rimane in carico al soggetto

danneggiato

CAPITOLO 9.2: FONTI DELLE OBBLIGAZIONI CON RESPONSABILITA’

CONTRATTUALE

Le fonti delle obbligazioni che prevedono responsabilità contrattuale e quindi predefinita sono:

• Promesse unilaterali

• Titoli di Credito

• Gestione di affari altrui

• Pagamento dell’indebito

• Arricchimento senza giusta causa/senza giustificazione

CAPITOLO 9.2.1: PROMESSA UNILATERALE

La promessa unilaterale è il promettere di eseguire una prestazione nei confronti di un soggetto.

Le promesse unilaterali quindi sono delle dichiarazioni unilaterali nel quale un soggetto si impegna

ad eseguire un’azione nei confronti di un altro (tipo pagherò a tizio 100€), queste sono tipiche (cioè

tipizzato dalla legge), cioè non si possono fare con modi diversi stabiliti dalla legge, esistono due

forme generali di promesse:

• Promessa di pagamento individuale o Promessa di pagamento fatta al pubblico, consistono

in una promessa fatta nei confronti di un soggetto preciso o nei confronti di chiunque (tipo

prometto di pagare x al primo nato del 2018 o a chi fa meglio una cosa) individuato

all’interno della promessa attraverso una serie di elementi o al compimento di un’azione

precisa che deve essere fatta. Questa solleva le parti dal dover giustificare la cosa, quindi

non c’è bisogno di fare contratti ecc. Nella promessa al pubblico, al fine che questa sia valida,

deve essere apposto un termine, senza questo la promessa è valida per un anno dopodiché,

se non fatta, si estingue per il principio che non esistono obbligazioni perenni. La promessa

al pubblico può anche essere revocata prima che sia stata realizzata l’azione/evento e

perché la revoca sia valida deve essere pubblicata/diffusa nelle stesse modalità con cui è

stata diffusa la promessa. Questa è diversa dall’offerta al pubblico perché è unilaterale, cioè

nessuno la deve accettare in quanto chi si trova nella condizione della promessa e il

beneficiario di questa e stop. Se due soggetti sono nella condizione della promessa prevale

il primo che lo comunica al promettente 53

• Ricognizione di debito, il soggetto si riconosce debitore

CAPITOLO 9.2.2: TITOLI DI CREDITO

I titoli di credito sono, ad esempio, le azioni o le cambiali e si distinguono in tre categorie:

• Titoli al portatore, cioè a colui che lo porta, in questo caso il soggetto proprietario è

individuato in base al semplice possesso del documento e il titolo si trasferisce con la

consegna (cioè basta passare fisicamente il titolo) (classico biglietto del cinema, chi lo ha

entra/gode della prestazione)

• Titoli all’ordine, sono caratterizzati dall’indicazione del nome del soggetto che ha diritto alla

prestazione oggetto del titolo (come l’assegno), questi circolano con la girata che è

sostanzialmente la firma del girante e del giratario (vecchio e nuovo proprietario) posta, nel

caso dell’assegno, sul retro di esso

• Titoli nominativi, sono ad esempio le azioni e gli abbonamenti, c’è il nome del proprietario

sul documento e questo nome è registrato nel registro di chi emette il titolo quindi

legittimazione più complessa perché registrata, se si smarrisce uno di questi si può andare

all’emittente e chiedere un duplicato proprio perché registrato. Se lo voglio cedere a un altro

la cessione deve essere consentita nel regolamento e la cessione deve essere comunicata

all’ente emittente sennò il nuovo proprietario non avrà diritto alla prestazione. Esistono titoli

nominativi non trasferibili (tipo gli abbonamenti) e la non cedibilità è quasi sempre

specificata

Tutti questi titoli hanno delle caratteristiche in comune come, ad esempio, che il proprietario del

titolo ha diritto a ricevere la prestazione incorporata nel titolo. La differenza tra le tre riguarda la

modalità di individuazione del legittimo proprietario del titolo e il trasferimento di esso.

CAPITOLO 9.2.3: GESTIONE DI AFFARI ALTRUI

La gestione di affari altrui è un istituto che nasce dal principio di solidarietà e dall’esigenza del fatto

pratico di, soprattutto in caso di guerra, dover gestire affari di persone che non potevano gestirli. I

requisiti per questo sono il fatto che un soggetto assume spontaneamente, senza essere obbligato

o accordo, la gestione di un bene o di un’attività di un altro soggetto.

Non c’è l’obbligo di gestire affari altrui ma se uno lo inizia poi non la può interrompere e la deve

portare a termine obbligatoriamente: l’obbligo finisce quando il proprietario può di nuovo gestire

la sua cosa e potrebbe quindi durare anche tutta la vita. Il gestore deve sopportare ovviamente le

spese di gestione e può utilizzare i ricavi per pagare i costi, se invece anticipa i costi quando torna il

proprietario può chiedere il rimborso di quanto speso per la gestione che deve darglieli

obbligatoriamente. 54

CAPITOLO 9.2.4: PAGAMENTO DELL’INDEBITO

Il pagamento dell’indebito è il pagamento di un qualcosa che non è dovuto.

Di pagamento dell’indebito, si hanno due mozioni di indebito:

• Indebito oggettivo, cioè quando io pago qualcuno di cui mi credo debitore ma in realtà non

lo so ancora o per niente (tipo se pago due volte una bolletta, la prima ho estinto il debito la

seconda ho pagato un indebito). In questo il debito non c’è. In questo caso si può richiedere

indietro (ripetizione) ciò che si è pagato e si ha anche diritto agli interessi su ciò che è stato

pagato dal momento del pagamento se colui che lo ha ricevuto era in malafede o dal

momento della domanda se chi lo ha ricevuto era in buonafede (cioè non lo sapeva). Non

sono soggette a questa restituzione/ripetizione le cosiddette obbligazioni naturali cioè

l’adempimento di doveri morali o sociali che uno fa spontaneamente nella consapevolezza

di non avere un obbligo giuridico ma con la volontà di farlo, cioè non posso ricevere niente

indietro.

• Indebito soggettivo, si ha quando io pago un debito altrui credendomi debitore in base ad

un errore scusabile. In queste il debito c’è ma è pagato dalla persona sbagliata. In questo

caso colui che si credeva debitore deve ricevere indietro il tutto a meno che questo non si

sia spogliato/privato in buonafede delle garanzie presenti sul titolo

CAPITOLO 9.2.5: ARRICCHIMENTO SENZA CAUSA

L’arricchimento senza causa si ha in tutti quei casi in cui un soggetto si è arricchito con un

danno/pregiudizio/impoverimento di un altro senza quindi una giusta causa (un titolo o una ragione

di questo arricchimento).

Colui che si è arricchito deve pagare un indennizzo all’altro soggetto pari alla differenza tra il valore

effettivo che doveva ricevere e quello superiore che ha ricevuto o comunque un indennizzo equo.

La particolarità di questo istituto è che è una azione sussidiaria, cioè può essere fatta solo se non c’è

un’altra azione esperibile per ottenere il bene voluto o comunque compensare l’impoverimento

(cioè non ci devono stare altri meccanismi per agire, tipo contratti o qualsiasi altro titolo). A causa

quindi di questa sua natura sussidiaria, non si usa tantissimo. 55

CAPITOLO 9.3: REGOLAZIONE DELLE OBBLIGAZIONI – VALUTAZIONE

DELL’ADEMPIMENTO DI QUESTE

Uno dei problemi delle obbligazioni e capire quando queste sono state effettivamente adempite

oppure no.

Innanzitutto il creditore è il primo che può dire se il suo interesse è stato adempito oppure no, quindi

si ha una valutazione del creditore. Questa però ha un limite, in quanto questa valutazione è

soggettiva e quindi teoricamente il creditore potrebbe sempre dire di non essere soddisfatto della

prestazione e quindi sentirsi sempre in debito. Pertanto, viene considerato anche l’interesse del

debitore, cioè quello di ricevere ciò che è stabilito (soldi) per la sua prestazione (che ovviamente

deve essere fatta come stabilito) e non avere altri obblighi verso il creditore.

Quindi sono state create delle regole per regolare questo conflitto: uno che vuole essere soddisfatto

(Creditore) e uno che ha un interesse più breve, cioè fare la sua prestazione e ricevere i soldi

(debitore).

Quando il creditore dice di non essere soddisfatto, nonostante il debitore abbia dal suo punto di

vista adempiuto alla prestazione, il giudice deve stabilire quale dei due interessi ha la meglio.

Pertanto il giudice considera se il debitore ha fatto tutto ciò che era possibile fare per soddisfare il

creditore.

La prestazione ovviamente deve tener conto di tutti gli obiettivi stabiliti dal creditore: il limite

dell’adempimento non è la completa soddisfazione di tutti questi ma è che si sia fatto tutto il

possibile per poterli soddisfare, a prescindere poi se si siano realizzati o no (quindi non conta il

risultato ma che si faccia tutto quanto necessario e possibile). 56

CAPITOLO 9.3.1: REGOLAZIONE DELLE OBBLIGAZIONI – OBBLIGHI DEL DEBITORE

In una obbligazione, il debitore ha degli obblighi da rispettare nei confronti del creditore e della

obbligazione stessa. Questi obblighi sono espletati attraverso la definizione di una serie di parametri

che regolano l’adempimento dell’obbligazione e che devono essere rispettati dal debitore e che

quindi costituiscono i parametri attraverso il giudice, un domani, può decidere chi ha ragione tra

debitore e creditore (cioè se il debitore ha fatto tutto il possibile o se deve ancora fare qualcosa per

soddisfare il creditore). Questi parametri di valutazione dell’adempimento sono:

• Diligenza nell’adempimento della prestazione, cioè il debitore deve essere diligente. Questa

descrive il modo in cui il debitore deve eseguire la prestazione (non declina le singole attività

ma lo sforzo volitivo, l’attenzione con cui il debitore deve tendere a realizzare la prestazione).

Sotto questo profilo della diligenza si muove principalmente la differenza tra adempimento

e non adempimento: la legge prevede che il debitore è tenuto a fare ciò che esattamente

espresso nella obbligazione ma anche tutte quelle attività che pur non essendo previste nel

contratto ma sono necessarie per realizzare l’interesse del creditore (quindi tipo se ci sono

particolari richieste del creditore il debitore deve seguirle ecc.). Esistono due parametri di

diligenza definiti dal codice civile:

Diligenza del buon padre di famiglia, diligenza ordinaria che chiunque può mettere

o nella esecuzione di qualsiasi attività. Tende a significare che bisogna essere

sufficientemente attenti, bisogna sforzarsi di adempiere correttamente cosi come

farebbe un padre per la sua famiglia

Diligenza professionale, riguarda tutti quei soggetti che per loro natura hanno una

o particolare competenza nello svolgere una determinata attività (ad esempio il cuoco

di un ristorante deve avere una abilità superiore alla media in quanto è la loro

professione). Questi soggetti quindi devono eseguire la prestazione utilizzando

competenze tecniche superiori alla norma in quanto sono professionisti, devono

essere aggiornati sulla loro professione ecc. Il professionista quindi deve avere

prudenza (evitare di creare pericoli con la propria prestazione, magari se si è poco

esperti si può chiudere aiuto a uno più esperto e cosi via), perizia (competenze

tecniche e strumenti necessari per l’esecuzione della propria attività, attiene al senso

tecnico della prestazione) e diligenza in senso stretto (sforzo, concentrazione ecc. che

si deve avere quando si fa la prestazione)

• Il tempo di adempimento dell’obbligazione, è il momento in cui il debitore deve adempiere

all’obbligazione. La regola principale prevede che il titolo prevale su tutto, cioè se il termine

è specificato quello è il momento in cui deve essere eseguita. Se dal titolo non si desume il

tempo ci sono una serie di parametri/criteri per deciderlo:

Obbligazione deve essere eseguita immediatamente, criterio generale, salvo che la

o natura o le modalità di esecuzione della prestazione non suggeriscano un termine

diverso (questo può essere o concordato successivamente tra le parti o se queste

non si accordano viene determinato dal giudice).

Una volta fissato il termine c’è da capire a favore di chi è quel termine (cioè se va a

vantaggio del creditore o del debitore, è a vantaggio del primo quando il debitore

non può eseguire la prestazione prima del termine ma il creditore può chiedere che

57

lo faccia e viceversa). Questo fatto che il termine è a favore del debitore o del

creditore è stabilito dal principio generale che dice che se nulla è detto questo è a

favore del debitore per evitare che i creditori possano chiedere prima del termine

l’adempimento. Il termine è a favore del creditore quindi solo se espressamente

previsto. Se è a favore di entrambi invece, nessuno può chiedere la prestazione prima

della scadenza del termine. In pendenza/mentre decorre il termine l’adempimento

può diventare meno certo (tipo perché le condizioni economiche del debitore

peggiorano), in questo caso se le condizioni peggiorano a tal punto da rendere

incapace di adempiere il debitore (insolvente) o se vengono meno le garanzie che

assistevano l’obbligazione o se le garanzie non sono state date il debitore decade dal

beneficio del termine e quindi la prestazione diventa immediatamente esigibile (cioè

si può chiedere l’immediato adempimento)

• Il luogo di adempimento dell’obbligazione, riguarda il dove deve essere eseguita la

prestazione. La regola generale prevede che la prestazione deve essere eseguita nel luogo

che risulta dal titolo/fonte dell’obbligazione oppure dagli usi (cioè ciò che normalmente si

fa), o ancora dalla natura della prestazione o dalle circostanze.

Se dal titolo non risulta determinato il luogo di esecuzione, interviene la legge stabilendo

alcuni criteri/parametri sussidiari (che intervengono quindi solo quando le parti non lo hanno

stabilito) che sono:

Obbligazioni che hanno come oggetto la consegna di una cosa certa e determinata,

o prestazione seguita nel luogo dove è sorta l’obbligazione

Obbligazioni che riguardano pagamenti o comunque somme di denaro, deve essere

o eseguita presso il domicilio del creditore alla scadenza dell’obbligazione (il debitore

deve prendere i soldi e andare a casa del creditore). Se il domicilio alla scadenza è

cambiato e rende gravoso il pagamento al creditore, in questo caso il creditore non

deve andare presso il nuovo domicilio ma la prestazione va eseguita presso la casa

del debitore

Tutti gli altri casi diversi dai suddetti due, l’adempimento deve avvenire presso il

o domicilio del debitore

• I soggetti cioè debitore e creditore, perché l’adempimento sia tale è necessario che i soggetti

siano quelli giusti, cioè sia resa effettivamente al destinatario della prestazione (reale

creditore) e sia resa effettivamente dal debitore di quella prestazione. La prestazione deve

essere quindi resa direttamente al creditore o al soggetto da questo indicato.

Se non può essere resa nei confronti del creditore, questa deve essere resa nei confronti del

suo rappresentante designato. Oppure ancora a seconda dei casi deve essere resa ai soggetti

indicati per legge (tipo un tutore o, come nel caso della corrispondenza, chi si trova

nell’abitazione ovviamente in grado di poterla ricevere) o dal giudice.

Se bisogna adempire una prestazione ad un creditore incapace, si ha un problema in quanto

l’incapace non è in grado di valutare se la prestazione è stata eseguita oppure no nei suoi

confronti (vale anche nel caso uno sia incapace perché magari ubriaco o drogato): in questo

caso, il problema viene risolto affidando la valutazione dell’adempimento al debitore stesso

che quindi si può liberare adempimento dicendo di aver adempiuto correttamente

l’obbligazione e dimostrando che la prestazione ha dato concreto vantaggio al creditore

(oltre ovviamente a dimostrare che ha eseguito l’obbligazione correttamente; prova che

quindi grava sul debitore che deve eseguirla e dimostrare il concreto vantaggio al creditore

incapace).

Se l’incapace invece è il debitore il problema è diverso perché è lui che deve saldare il debito

anche se la capacità di agire e di intendere del debitore è irrilevante: in questo caso infatti,

l’atto è stato già stabilito e quindi l’obbligazione è solamente un atto esecutivo (cioè è

58

importante avere la capacità solamente quando si stipula l’obbligazione, quando la si esegue

si può essere anche incapaci). Ovviamente il creditore non si può avvantaggiare

dell’incapacità del debitore, se questo si verifica il debitore incapace ha diritto a riavere ciò

che ha dato in più. Per la stessa ragione una obbligazione può essere adempiuta anche da

un terzo, ad esempio un familiare di un debitore: in questo caso il creditore non può rifiutare

la prestazione del terzo a meno che la prestazione non debba essere per forza eseguita dal

creditore per essere soddisfacente (carattere infungibile, quindi non sostituibile; tutte quelle

fungibili devono essere per forza accettate e sono tipo una consegna di un bene). Se il

debitore chiede al creditore espressamente di rifiutare la prestazione, è il creditore che ha

la libertà di decidere cosa fare (accettare o rifiutare)

• L’oggetto della obbligazione, cioè la prestazione o il bene che deve essere consegnato al

creditore. La regola generale è che l’oggetto deve essere esattamente quello dedotto in

obbligazione, cioè descritto nel rapporto obbligatorio. Pertanto di base non ci si può liberare

di una obbligazione offrendo beni diversi di uguale o maggior valore di quello specificato

(ovviamente il creditore può anche accettare un’offerta simile ma teoricamente il debitore

non si libera dell’obbligazione in questo modo, ovviamente essendo accordi tra privati si può

sempre ridefinire tutto). Il creditore non è tenuto ad accettare queste offerte anche se

l’offerta è di valore superiore a quella prevista. Questo vale sia con riferimento all’offerta di

un bene o di una attività o di una prestazione diversa offerta in sostituzione

dell’adempimento originario (prestazione in luogo di adempimento). Se il creditore accetta

l’obbligazione si estingue quando si esegue la nuova prestazione offerta in sostituzione.

Lo stesso principio sulla esattezza dell’oggetto della prestazione dice che il creditore non è

tenuto ad accettare prestazioni parziali anche se questa è divisibile (tipo se devo ricevere

1000€ non sono obbligato ad accettare pagamento in più rate). Non è un problema del

creditore verificare se il debitore ha adempiuto con cose di cui non poteva legalmente

disporre.

Se ci sono più rapporti tra debitore e creditore c’è il problema di definire quale prestazione

è adempiuta in un dato momento: in questo caso la regola principale dice che il debito

estinto è quello indicato dal debitore (cioè dice cosa sta pagando), se però il debitore non

dice nulla allora ci sono dei criteri che permettono di stabilirlo:

Imputazione del pagamento, se non è stabilito a quale obbligazione è imputata la

o prestazione, si imputa per legge prima a quella scaduta. Se tutte le obbligazioni sono

già scadute o più obbligazioni sono scadute, il pagamento si imputa a quella meno

garantita per tutelare l’interesse del creditore. Se tutte le obbligazioni sono scadute

e ugualmente garantite, si imputa a quella più onerosa per il debitore. Se sono tutte

scadute, garantite allo stesso modo e ugualmente onerose, allora il pagamento si

imputa a quella più antica nel tempo. Se tutte le obbligazioni, oltre ad avere tutte le

stesse caratteristiche dette prima, sono anche tutte risalenti allo stesso momento

temporale, allora il pagamento si divide in proporzione tra tutti i rispettivi debiti

Il giudice quindi, in caso di controversie, deve guardare a tutti e cinque questi aspetti della

prestazione/obbligazione. Se viene meno anche solo uno di questi criteri c’è l’inadempimento

(quindi non c’è via di mezzo, o la prestazione soddisfa tutti e cinque o si è in inadempimento).

Il debitore inadempiente deve risarcire il danno causato al creditore con la sua inadempienza. 59

CAPITOLO 9.3.2: REGOLAZIONE DELLE OBBLIGAZIONI – OBBLIGHI DEL CREDITORE

Per adempire ad una obbligazione, anche il creditore deve cooperare nel suo ruolo di creditore per

l’adempimento di questa.

Il creditore quindi possiede degli obblighi di correttezza che riguardano:

• Il fare tutto ciò che è necessario per riceverla senza gravare sul debitore, tipo se deve

ricevere dei soldi e il debitore va a pagarlo lui deve essere in casa o delegare qualcuno ecc.

• L’obbligo di rilasciare quietanza (cioè rilasciare al debitore una dichiarazione scritta che

attesta il ricevimento della prestazione) una volta ottenuta la prestazione

• L’obbligo di liberare le garanzie reali o personali fornite dal debitore che assistevano

l’obbligazione una volta ottenuta questa

CAPITOLO 9.4: INADEMPIMENTO DELL’OBBLIGAZIONE – IMPOSSIBILITA’

SOPRAVVENUTA

Stando sempre nell’inadempimento il debitore può restare inadempiente (cioè non eseguire

materialmente la prestazione) e sollevarsi dalla responsabilità contrattuale senza dover pagare il

danno se prova che non ha potuto adempiere per impossibilità sopravvenuta a lui non imputabile

(quindi a causa che prescinde da lui, da ciò che poteva prevedere ragionevolmente, da ciò che

poteva fare per evitare conseguenze ecc., sostanzialmente deve essere un fatto terzo imprevedibile

e irresistibile cioè senza rimedio; classica causa di forze maggiore come un terremoto).

E’ necessario anche che l’impossibilità sia assoluta e totale, cioè che deve avere carattere

permanente (assoluta) (cioè l’evento che impedisce la prestazione deve avere un carattere tale da

impedirne l’esecuzione per un arco di tempo lungo e non temporaneo; questo carattere temporale

viene definito in base all’interesse del creditore, cioè si valuta se il creditore ha interesse nel ricevere

la prestazione anche dopo più tempo; l’opposto è temporanea); se è totale si estingue perché

l’oggetto dell’obbligazione non c’è più.

Se l’impossibilità invece è parziale e quindi non totale, se si ritiene che il creditore ha comunque

interesse a ricevere la prestazione residua, l’obbligazione si estingue parzialmente (cioè si estingue

solo la parte che è impossibile fare e mantiene il diritto a ricevere l’altra parte). In questa fattispecie

(quindi impossibilità parziale o anche temporanea) la valutazione di avere o non avere interesse non

è rimessa al creditore, cioè non può decidere se l’obbligazione si è estinta oppure no ma lo valuta il

giudice in quanto si deve anche tutelare il debitore e la parte di obbligazione che esso può fare o ha

fatto; il creditore può solamente in positivo salvaguardare l’obbligazione (cioè tipo il giudice decide

che è estinta perché può essere soddisfatta solo in minima parte ma il creditore decide che vuole lo

stesso la prestazione).

Se il fatto è invece imputabile al debitore che rende per sua colpa impossibile la prestazione, il

debitore non viene liberato dell’obbligazione nonostante l’impossibilità sopravvenuta ed è costretto

a risarcire il danno. 60

CAPITOLO 9.4.1: INADEMPIMENTO DELL’OBBLIGAZIONE – COSTITUZIONE IN

MORA DEL DEBITORE

Se il termine per l’adempimento dell’obbligazione è scaduto e questa ancora deve essere

adempiuta, si è in una condizione di inadempimento e non è detto che il creditore non abbia ancora

interesse a ricevere la prestazione anche fuori dal termine: pertanto, se il creditore ha ancora

interesse può fare un’azione nei confronti del debitore per ottenere comunque l’esecuzione della

prestazione che si chiama costituzione in mora del debitore.

Questa costituzione in mora si può fare per:

• Intimazione, cioè via comunicazione scritta con il quale il creditore comunica al debitore il

termine nuovo (minimo 15 giorni) che gli concede per eseguire l’obbligazione; se non viene

eseguita neanche dopo questo allora si può chiedere il pagamento dei danni

• Mora costituita ex rae, cioè non bisogna fare nulla perché la mora si costituisce da

sola/automaticamente e quindi non si deve fare intimazione. Questa mora si costituisce in

tre casi:

Quando l’obbligazione deriva da fatto illecito

o Quando il debitore ha dichiarato espressamente di non voler/poter adempiere

o Quando l’obbligazione ha come oggetto una prestazione che deve essere eseguita

o presso il domicilio del creditore ed è scaduto il termine

Gli effetti della costituzione in mora sono tre e sono:

1. Dal momento della mora decorrono gli interessi moratori, cioè interessi extra a quelli legali;

si hanno sostanzialmente nelle obbligazioni che prevedono pagamento di denaro

2. Il debitore è tenuto a tenere indenne il creditore da tutti i danni conseguenti al suo ritardo,

cioè deve pagare i danni al creditore

3. Grava sul debitore il rischio della impossibilità sopravvenuta non imputabile, cioè questa

non vale perché è fuori dai termini. Questo succede perché se il debitore avesse rispettato i

termini non sarebbe stato reso impossibilitato perché il fattore impedente è avvenuto dopo

e quindi a termini scaduti (cioè se adempiva nei termini poteva farlo, una volta scaduti i

termini pure se succede qualcosa che rende impossibile l’adempimento questo non lo libera

dall’obbligazione perché lui è in ritardo/difetto). Questo vale anche se si è nei 15 giorni

concessi dalla mora perché sempre fuori dai termini.

Il debitore può nuovamente liberarsi dall’obbligo di risarcimento del danno derivante

dall’impossibilità sopravvenuta se prova che il bene sarebbe comunque perito/andato

distrutto presso il creditore cioè che se pure lui avesse adempiuto nei termini, il bene

sarebbe stato comunque distrutto e quindi può liberarsi)

Se il debitore messo in mora non ha adempiuto neanche dopo la mora, deve pagare i danni e

l’obbligazione si estingue (questo perché non esistono obbligazioni permanenti). 61

CAPITOLO 9.4.2: INADEMPIMENTO DELL’OBBLIGAZIONE – COSTITUZIONE IN

MORA DEL CREDITORE

Se il debitore non è riuscito ad adempiere nei termini perché il creditore non ha collaborato (cioè

non ha fatto la sua parte necessaria perché il debitore potesse adempiere), in questo caso è il

debitore che può costituire in mora il creditore. Gli effetti di questa sono gli stessi della messa in

mora del debitore ma ovviamente gravano sul creditore: l’unico effetto che cambia è che non ci

sono gli interessi moratori a favore del debitore e parallelamente non maturano quelli a favore del

creditore.

La costituzione in mora del creditore si fa attraverso una procedura formale chiamata offerta

formale/reale che prevede l’offerta dei beni che devono essere consegnati o dei soldi che devono

essere consegnati (azione che si deve fare insomma) al creditore attraverso un pubblico ufficiale

(cioè il debitore prepara tutto ciò che deve consegnare al creditore per adempire e fa l’offerta

accompagnato dal pubblico ufficiale che attesta l’esattezza di questa, che questa è stata fatta presso

il domicilio del creditore, quest’ultimo quindi o accetta l’offerta liberando il debitore, o la rifiuta/non

riceve e in questo caso il debitore deve fare il deposito, cioè viene indicato dal giudice un luogo dove

il debitore deve depositare tutto ciò che ha offerto/tutto ciò che era oggetto dell’obbligazione e con

questo si libera dell’obbligazione stessa).

Se l’obbligazione ha come oggetto prestazioni che non sono suscettibili di consegna (cioè non

depositabili), la mora del creditore si fa con intimazione scritta. 62

CAPITOLO 9.5: IPOTESI SPECIALI/MODI DI ESTINZIONE DELL’OBBLIGAZIONE

Accanto ad adempimento ed inadempimento, ci sono altre ipotesi speciali/modi di estinzione

dell’obbligazione diversi.

Le ipotesi particolari sono cinque e in queste l’obbligazione si estingue attraverso una procedura

diversa da quelle viste in precedenza (adempimento o inadempimento appunto). Queste ipotesi

speciali sono:

• Novazione, cioè rinnovare/modificare, consiste nella sostituzione di una obbligazione con

una nuova obbligazione. Può riguardare il soggetto o l’oggetto. Se riguarda i soggetti è una

novazione soggettiva e si parla di circolazione dell’obbligazione (cioè il rapporto

obbligatorio resta ma cambia il creditore o il debitore). La novazione oggettiva invece è

quella che ha come oggetto il tipo di obbligazione in sé. Non tutte le modificazioni oggettive

danno vita a novazione (tipo se modifico una garanzia non la sto novando), si ha novazione

e quindi estinzione dell’obbligazione “vecchia” quando le parti intendono sostituire la

precedente obbligazione con una nuova (tipo se devo ricevere soldi ma al posto di questi

chiedo un altro tipo di lavoro al posto dei soldi). E’ necessario che la volontà di sostituire

l’obbligazione vecchia risulti in modo chiaro/espresso

• Compensazione, si ha compensazione quando le parti sono reciprocamente debitore e

creditore (io devo 10€ a te e tu ne devi 5€ a me) e quindi si fa un “accordo”. Esistono tre

forme di compensazione:

Legale, opera automaticamente quando ne sussistono i presupposti legali e quindi

o affonda nella legge. Per essere applicata richiede obbligatoriamente che i reciproci

crediti siano certi (cioè non contestabili o incerti; accertati giudiziariamente o da

entrambe le parti), omogenei (devono essere beni appartenenti allo stesso bene, cioè

i debiti devono essere entrambi di soldi, oggetti materiali ecc.), liquidi (cioè

esattamente determinati nell’ammontare, quindi somma precisa del debito) ed

esigibili (cioè quando è scaduto il termine e quindi la posso pretendere, o quando è

possibile esigere quel debito in quanto è accaduta la condizione che la vincolava)

Giudiziaria, la fa il giudice e differisce da quella legale solo sotto il profilo della

o liquidità, cioè gli altri requisiti sono uguali ma il giudice può dichiarare, con sentenza,

la compensazione quando i debiti reciproci sono di facile e pronta liquidazione (cioè

il giudice quantifica lui i debiti e quindi autorizza la compensazione)

Volontaria, la stabiliscono volontariamente le parti e non ha requisiti richiesti se non

o la volontà delle parti che quindi possono compensare tutto ciò che vogliono e con

qualunque tipologia di bene. Ci vuole una dichiarazione delle parti che dichiarano di

voler estinguere le loro reciproche obbligazioni con compensazione

• Confusione, si ha quando la posizione di debitore e creditore si riassume in uno stesso

soggetto. Avviene in tanti casi, ad esempio se si è eredi del proprio creditore (quindi si

diventa creditore di sé stessi e quindi l’obbligazione si estingue)

• Remissione del debito, è una dichiarazione unilaterale del creditore il quale decide di

liberare il debitore. Questa volontà deve risultare in modo inequivoco, quindi o espressa con

dichiarazione o con un comportamento concludente (tipo consegno il titolo del debito al

debitore). Il debitore può opporsi a questo, rifiutando la remissione del debito (perché

magari vuole dimostrare che è in grado di onorare il suo debito) e tenendo viva l’obbligazione

63

• Impossibilità sopravvenuta [VEDI CAPITOLO 9.4]

CAPITOLO 9.6: CIRCOLAZIONE DELL’OBBLIGAZIONE

Nell’ambito delle sue vicende, il rapporto obbligatorio/obbligazione come visto, può circolare tra i

soggetti. La circolazione può avvenire sia nel lato attivo (cioè tra creditori, si modifica il creditore)

o nel lato passivo (tra debitori, cioè si modifica il debitore).

Nel lato attivo, come accennato, c’è la modifica del creditore che si modifica attraverso due forme

particolari:

• Surrogazione (sostituzione), può essere per volontà del creditore, del debitore o legale. In

generale, questa avviene perché un altro soggetto paga il creditore originale e gli si

sostituisce dichiarandolo apertamente/espressamente (per volontà del creditore). Oppure,

come detto, può avvenire per volontà del debitore quando questo, ad esempio, per pagare

un creditore decide di fare un mutuo e quindi non paga più creditore ma la banca (cambia il

creditore insomma, in questo caso il debitore deve specificare che prende dai soldi dalla

banca per pagare il primo creditore). Avviene per legge invece in tutta una serie di casi

espressamente previsti, tra cui il caso nel quale ci sono più debitori e uno di questi estingue

l’obbligazione per tutti e quindi, saranno poi gli altri debitori a dovergli dare dei soldi e quindi

diventa lui creditore; oppure quando tra più creditori di uno stesso debitore, un creditore

paga un altro creditore che gli è preferito nella gerarchia dell’adempimento dell’obbligazione

• Cessione del credito, è un contratto che ha ad oggetto la vendita di un credito. Lo si può fare

per vari motivi tra i quali citiamo: perché magari non si vuole aspettare il tempo previsto, non

si vogliono svolgere tutte le azioni previste per ottenere il credito ecc.

Si fa quindi un contratto tra cedente e cessionario in cui il cedente trasferisce il proprio

credito al cessionario (colui che riceve il credito), il debitore (quindi l’oggetto che viene

ceduto/trasferito) invece, prende il nome di ceduto. Il ceduto non è parte del contratto

perché il contratto di cessione e solo tra cedente e cessionario.

La cessione perché produca effetto nei confronti del ceduto deve essere

comunicata/notificata al ceduto stesso in modo che lui sappia a chi deve adempiere dopo

questo accordo (tizio cede credito a caio, ceduto che deve essere informato che deve

adempiere a caio e non più a tizio). Se non gli viene notificato il debitore pagherà al creditore

originale e si libererà comunque dell’obbligazione; se gli viene comunicato e paga comunque

il creditore originale (cedente) dovrà ripagare anche il cessionario perché l’obbligazione non

scade.

Quando si cede un credito si cede con esso anche il rischio che questo non venga adempiuto:

si può pertanto come cedente, garantire al cessionario che il pagamento sarà adempiuto dal

ceduto, si garantisce ovviamente nei limiti di ciò che si è ricevuto dal cessionario per la

vendita del credito (cessione pro-solvendo). Si può anche non garantire nulla.

Questo meccanismo di cessione dei crediti avviene molto spesso tra le società 64

Nel lato passivo invece, la sostituzione riguarda il debitore e può avvenire per:

• Delegazione, presente nello strumento dell’assegno che è sostanzialmente una delega di

pagamento. Può essere:

Rapporto di provvista: il debitore assegna al creditore un nuovo debitore il quale è

o obbligato a eseguire la prestazione verso il creditore; rapporto tra debitore e terzo

delegato

Rapporto di valuta, rapporto tra terzo delegato e creditore

o

In questo caso, il debitore originale non è liberato dall’obbligazione finché il terzo non

adempie all’obbligo verso il creditore, salvo che le parti convergano espressamente che per

effetto della delegazione, il debitore originale sia liberato dall’obbligazione.

La delegazione è revocabile finché non c’è stata liberazione del debitore originale o finché

non c’è stato l’adempimento

• Espromissione, il terzo (nuovo debitore) si accorda direttamente con il creditore assumendo

il debito del debitore originario (classico esempio: padre che assume i debiti del figlio). Il

debitore originale può ovviamente rifiutare l’accordo. Il debitore originale non è liberato se

non risulta chiaramente l’espromissione

• Accollo, in questo debitore e terzo si accordano affinché il terzo si accolli il debito del

debitore originario nei confronti del creditore originario. Anche in questo caso, se non c’è

patto espresso, l’accollo non libera non libera il debitore originario. In questo, il creditore

originario può partecipare all’accordo, se lo fa rende irrevocabile l’assunzione

dell’obbligazione da parte del terzo

Essendo un rapporto tra tre parti, non tutti i rapporti tra due parti sono trasmissibili alla terza. 65

CAPITOLO 9.7: PARTICOLARI TIPOLOGIE DI OBBLIGAZIONI

• Obbligazioni pecuniarie, hanno ad oggetto somme di denaro. Le loro caratteristiche sono

che: maturano interessi, il luogo dell’adempimento è il domicilio del creditore e che la legge

stabilisce che queste devono essere fatte con valuta corrente nello Stato del pagamento.

L’anadocismo riguarda la gestione degli interessi, è nello specifico gli interessi passivi che

vengono calcolati sul passivo totale (capitale da dare + interessi maturati nel periodo

precedente) (interessi sugli interessi): questo è possibile solo se espressamente previsto per

interessi scaduti da almeno 6 mesi e pattuito dopo la scadenza degli interessi.

Gli interessi usurari sono convenzionali (quindi non sono né quelli legali né quelli moratori)

e quindi pattuiti tra le parti, al fine di evitare speculazioni eccessive è fissato un tetto

massimo a questo (tetto soglia), se si supera questo tetto si ha diritto allo storno di ciò che

si è pagato in più

• Obbligazioni plurisoggettive, cioè si hanno più soggetti nel lato attivo o nel lato passivo.

Queste possono essere

Solidali, in queste ciascuno dei condebitori è tenuto al pagamento o all’esecuzione

o dell’intera prestazione nei confronti del creditore; lato creditore è previsto che

ciascuno dei concreditori può pretendere tutto.

In queste basta che un solo condebitore possa adempire a tutta l’obbligazione per

far si che il creditore venga pagato completamente proprio perché può chiedere

tutto anche a uno solo

Parziarie, in queste ciascuno dei condebitori è tenuto al pagamento o all’esecuzione

o della prestazione solo in misura della sua parte; lato creditore prevede che ciascuno

dei concreditori può chiedere solamente la sua parte.

In queste nel lato passivo il lato dell’insolvenza grava sul creditore (cioè non potendo

chiedere a ciascuno più di una quota, se uno dei condebitori non paga perdo quella

parte).

La pluri-soggettività passiva fa presumere che questa obbligazione sia solidale per

tutelare il creditore che per essere pagato totalmente basta che un solo debitore abbia

tutta la somma. Il condebitore che ha pagato l’intero ha diritto di regresso nei confronti

degli altri condebitori, cioè ha diritto a ricevere da questi ciò che ha pagato: se uno di

questi condebitori non paga, la quota non corrisposta da questo viene spalmata su quelle

degli altri condebitori. Per queste obbligazioni c’è una regola generale: “tutti gli effetti

positivi si estendono anche agli altri condebitori, gli effetti negativi non si estendono”.

Questo concetto di solidarietà e parzialità attiene solamente ai soggetti dell’obbligazione

e non all’oggetto

• Obbligazioni alternative, tipo di obbligazione in cui si hanno due prestazioni dedotte in

obbligazione ma il venditore si libera seguendo solo una delle due (cioè fa solo una delle due

prestazioni e si considera adempiuta). La particolarità di questa è che essendoci una pluralità

di prestazioni, se una di queste diventa impossibile l’obbligazione non si estingue perché c’è

ancora l’altra: l’obbligazione diventa singola in quanto viene scelta la prestazione

effettivamente dovuta in modo consensuale oppure può sceglierla il debitore o un terzo o

un giudice. Fatta la scelta avviene la cosiddetta concentrazione delle prestazioni, se la

prestazione diventa impossibile l’obbligazione si estingue e non si può tornare indietro 66

• Obbligazioni facoltative, in questa la prestazione è una ma il debitore può liberarsi

eseguendo una prestazione diversa

CAPITOLO 10: CONTRATTO

Il contratto è una fonte delle obbligazioni, è un negozio giuridico (il suo effetto corrisponde alla

volontà delle parti altrimenti sarebbe illecito e quindi si dovrebbe risarcire il danno) bilaterale o

plurilaterale. Visto che è un negozio giuridico, si applicano ad essi tutti gli elementi del classico

negozio giuridico (forma, volontà, causa e oggetto).

Il contratto, per essere stipulato, necessità di accordo tra le parti stipulanti, cioè che le volontà delle

parti siano corrispondenti altrimenti non ci può essere contratto. Ovviamente le parti devono avere

capacità di agire prima dell’accordo e dopo questo capacità di intendere e di volere pena

annullamento.

L’Art. 1321 del codice civile, fornisce la nozione di contratto che è: “accordo tra due o più parti per

modificare, costituire o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale”

Il contratto, come detto, richiede conformità tra le volontà manifestate tra le parti (due o più). Per

parte non si intende il soggetto (cioè non intende il singolo individuo) ma si intende il centro di

interessi comune che unisce/individua una o più persone in un lato del contratto.

E’ un contratto plurilaterale quando ci sono più di due parti, un esempio è un contratto di leasing,

(quindi quando sono coinvolte tre o più parti distinte ognuna con le sue obbligazioni).

L’accordo può avere ad oggetto la costituzione del contratto, la modificazione di questo (tipo come

avviene nella novazione) o l’estinzione di questo.

La relatività del contratto significa che il contratto non può produrre effetto se non tra le parti che

lo costituiscono.

Per rapporto giuridico patrimoniale si intende che: un contratto per essere valido deve avere per

forza come oggetto prestazioni suscettibili di valutazione economica o comunque di natura

patrimoniale.

All’interno del contenuto del contratto, ferma la sua natura patrimoniale, le parti sono libere di

stipulare qualsiasi tipo di accordo (anche quelli regolati da leggi speciali o quelli non disciplinati nel

codice civile come la vendita, il deposito ecc. contratti tipici/tipizzati dalla legge) anche non previsti

dalla legge purché meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico (art. 1322 autonomia

privata, cioè i privati possono fare qualsiasi tipo di contratto). Per meritevole si intende che

l’interesse perseguito non deve essere in contrasto con l’ordinamento giuridico, cioè contro legge.

I regolamenti sportivi sono forme di contratto in quanto la federazione e gli affiliati accettano che

la prestazione sportiva venga svolta secondo il regolamento sportivo.

Dal contratto derivano una serie di obblighi per le parti (alla fine questa è la sua funzione, stabilire

obblighi), l’intensità del vincolo obbligatorio che deriva da questo ha la stessa forza vincolante della

67

legge (cioè come devo rispettare la legge, devo rispettare anche il contratto altrimenti se ne pagano

le conseguenze). CAPITOLO 10.1: DISCIPLINA GENERALE DEI CONTRATTI

E’ la disciplina comune a tutti i tipi di contratti. E’ una disciplina comune come detto e anche

residuale comune a tutti i tipi di contratti, comune e residuale (cioè se la disciplina speciale per un

tipo di contratto prevede delle condizioni particolari queste valgono sulla disciplina generale per la

materia individuata).

CAPITOLO 10.2: REGOLE GENERALI IN MANIERA DI CONTRATTO

Un contratto per essere valido, deve avere i seguenti elementi essenziali:

• Accordo [VEDI CAPITOLO SUCCESSIVO]

Causa, la funzione economico-individuale del contratto e che questo realizza (tipo lo scambio

• di diritto sulla cosa acquistata e denaro), è la mera funzione che il contratto realizza. Può

essere illecita e quindi il contratto è nullo.

E’ nullo anche il contratto in frode alla legge, cioè con tanti contratti leciti si realizza un

risultato complessivo illecito alla legge, quindi la funzione/causa che si sta realizzando nel

complesso è illecita e quindi contratto nullo

• Oggetto, è il contenuto del contratto, quindi contiene anche le eventuali clausole del

contratto. L’oggetto deve essere lecito, possibile (cioè suscettibile di attuazione, cioè

realistico e possibile materialmente oltre che possibile giuridicamente), determinato (cioè

esattamente individuato) o determinabile (cioè sono indicati nel contratto tutti gli elementi

che ne consentiranno la determinazione futura e consente di fare contratti su cose al

momento inesistenti come una casa da costruire ancora). La determinazione dell’oggetto

può anche essere rimessa a un terzo (come nel caso di acquisto delle azioni a un valore futuro

che sarà determinato dal mercato) ma questo deve essere indicato nel contratto pena

annullamento per indeterminabilità.

• Forma, quando previsto dalla legge a pena di nullità, altrimenti c’è libertà di forma se la legge

stessa non dice chiaramente che quel tipo di contratto va fatto in una determinata forma

(tipo i contratti per i diritti reali che devono essere scritti a pena di nullità). Forma scritta ecc.

I requisiti essenziali del contratto sono tali perché attengono alla struttura di questo, se viene meno

anche uno solo viene meno la natura dell’operazione e quindi il contratto non sussiste/è nullo. 68

CAPITOLO 10.2.1: ACCORDO E TRATTATIVA

L’accordo è la convergenza delle volontà contrattuali, cioè quando le volontà esprimono la stessa

volontà (io voglio comprare e tu vuoi vendere a un costo accettato da entrambi).

Si arriva all’accordo attraverso una fase chiamata trattative che risulta essere la fase precedente al

sorgere del vincolo contrattuale e durante la quale le parti arrivano a determinare la propria volontà.

Durante la fase di trattativa, che è anche detta fase pre-negoziale, si prevede l’instaurazione di un

dialogo tra le parti (quindi ci sono dichiarazioni tra le parti ma non conformi).

La trattativa si apre quando c’è una manifestazione seria tra le parti di voler acquistare una cosa o

voglia di acquisire le informazioni necessarie per chiudere l’accordo (tipo se una delle due dice una

dichiarazione “non seria” la trattativa non si apre). Ovviamente per aprire la trattativa l’altra parte

deve essere disposta a trattare. Il contratto sorge nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha

conoscenza della accettazione altrui (cioè l’accettazione deve essere espressa chiaramente).

Durante la trattativa si instaura un rapporto tra le parti che è pre-contrattuale: questo è rilevante

giuridicamente (cioè costituisce obblighi) ma non è ancora contrattuale.

Durante la fase di trattativa, le parti hanno l’onere di comportarsi secondo buona fede, cioè

ciascuna delle parti deve manifestare e chiedere tutti gli interessi che sono funzionali alla stipula del

contratto, quindi scambio di informazione fatto in buona fede e con correttezza quindi informazioni

vere, corrette e se non si è seriamente interessati ad acquistare si deve comunicare al fine di non

far perdere tempo. Sempre nell’ambito del dovere di correttezza, ciascuna delle parti deve

comunicare all’altra eventuali cause di nullità di cui fosse a conoscenza (cioè se una delle sue parti

sa di qualche causa che può far annullare il contratto e rendere nulla la trattativa deve dirlo all’altra).

L’interruzione ingiustificata delle trattative determina responsabilità, cioè se le trattative hanno

già raggiunto un livello “alto” (cioè se sono molto complesse, sono durate tanto e magari hanno

coinvolto anche professionisti) e che fanno capire a una delle due parti che il contratto si stipulerà,

se queste vengono interrotte di punto e in bianco, la parte che le ha interrotte senza motivo ha delle

responsabilità.

La violazione dei doveri di buona fede in generale dei contratti implica responsabilità pre-

contrattuali. La natura specifica di questa responsabilità, prevede l’applicazione dell’illecito extra-

contrattuale, sotto il profilo del danno risarcibile il risarcimento è limitato al cosiddetto interesse

negativo (cioè si può chiedere solo il danno emergente, tipo i soldi spesi per fare gli studi durante la

trattativa, ma non si può chiedere il mancato guadagno ad esempio).

CAPITOLO 10.2.1.1: PROPOSTA E ACCETTAZIONE

Le trattative finiscono con il sorgere del contratto, cioè quando ciascuna parte formula la

dichiarazione che viene definita proposta che è diversa in quanto manifesta la volontà di acquistare.

La proposta è completa di tutti gli elementi del contratto (ad esempio deve indicare chiaramente il

bene e le sue condizioni di acquisto), e non necessità di dover dire tutti i punti del regolamento

contrattuale ma gli elementi essenziali devono essere espressi.

La proposta ha un particolare effetto giuridico vero e proprio, cioè costituisce in capo al destinatario

di questa, che prende il nome di oblato, il potere di poterla accettare e solo lui può accettarla in

modo valido ed efficace giuridicamente (la vetrina del negozio invece è un’offerta al pubblico e

quindi la proposta può essere accettata da tutti). Chi fa la proposta di chiama proponente. 69

Sia proposta che accettazione della proposta sono unilaterali (perché fatte da una sola parte) e

recettizie (cioè che produce effetto solo se portata a conoscenza dell’altra parte) pre-negoziali.

Quando l’accettazione della proposta da parte dell’oblato, giunge a conoscenza del proponente,

sorge il contratto. Questo è importante soprattutto nelle contrattazioni da assenti in quanto incide

sui tempi di revoca o accettazione della proposta ed è più complicato perché non si può dimostrare

la messa a conoscenza dell’accettazione al proponente (tipo quando si stipula un contratto a

distanza/via posta ecc.). Questo problema si risolve attraverso una presunzione di legge, cioè si

presume la conoscenza della dichiarazione quando questa arriva all’indirizzo dell’altra parte (ad

esempio il postino attesta che la dichiarazione è arrivata veramente a quell’indirizzo), a questo punto

si considera accettata e a prescindere se il proponente l’ha ricevuta veramente o no (magari l’ha

smarrita). E’ una presunzione di legge relativa e pertanto può essere superata con la prova contraria

(se fosse stata assoluta non potrebbe essere superata da nessuna prova contraria). Una prova

contraria è che il proponente non ha potuto accettarsi della dichiarazione a causa di un fatto/causa

non imputabile a lui (tipo perché magari era all’estero o in ospedale), ovviamente deve avere le

prove di questi fatti.

L’accettazione non conforme alla proposta (cioè tipo accetto ma solo a questi miei nuovi termini) ha

valore giuridico di contro-proposta e quindi inverte i ruoli di proponente e oblato.

Proposta e accettazione sono revocabili fino al momento in cui non è sorto il contratto che mette

fine al periodo di revoca salvo leggi speciali. I tempi di revoca di proposta e accettazione sono diversi

in quanto la proposta non prevede ancora il contratto, per revocare l’accettazione invece c’è solo il

tempo entro il quale il proponente non la riceve. La revoca ha lo scopo di rendere inefficace una di

queste due cose, deve essere fatta nella stessa forma della proposta o dell’accettazione e deve

giungere al destinatario prima della stipula del contratto.

La revoca quindi impedisce il sorgere del contratto. I contratti tipici tipizzati dalla legge stabiliscono

dei limiti da rispettare durante la stipula di questi. Se si esce dal contratto si parla di recesso (non

revoca) che può essere con varie condizioni.

Sempre nell’ambito dell’autonomia privata, le parti possono anche stabilire che la proposta è

irrevocabile, cioè io proponente al fine di rendere la proposta più appetibile o per varie ragioni mi

impegno a non revocare la proposta per un dato periodo di tempo (si scrive proposta valida per 10

giorni dalla data di ricevimento ecc.), pertanto anche in caso di revoca in quell’intervallo la proposta

resta valida ed efficace e quindi può essere accettata dall’oblato. Per essere irrevocabile è

necessario che il termine ultimo sia indicato (se non c’è per quanto tempo è irrevocabile questa

resta revocabile). La proposta irrevocabile è unilaterale e non determina né contratto né

responsabilità verso l’altro soggetto.

Diverso dalla proposta irrevocabile è l’opzione che è un contratto con cui una parte si obbliga,

gratuitamente o a pagamento, a tenere ferma una proposta con tutte le sue condizioni per un certo

periodo di tempo. Nel caso di opzione, se si revoca la proposta si è inadempienti e si applica tutta

la disciplina contrattuale. 70

CAPITOLO 10.3: SCHEMI PER LA FORMAZIONE DEL CONTRATTO

Proposta e accettazione è lo schema più diffuso per la formazione del contratto, ma esistono anche

altri schemi di formazione/nascita/stipula di contratto: un esempio è quello che prevede la stipula

del contratto tramite comportamenti concludenti cioè comportamenti che manifestano

chiaramente le due volontà congruenti, oppure stipula tacita.

In generale gli altri schemi per la formazione del contratto sono (la proposta è sempre presente in

tutti gli schemi, cambia solo il resto):

• Proposta e l’accettazione mediante l’inizio dell’esecuzione della prestazione, avviene ad

esempio quando si fanno degli ordini dove può non esserci accettazione espressa ma si

considera accettato in quanto l’ordine viene eseguito materialmente. In questo caso l’ordine

sorge quando l’oblato inizia l’esecuzione della prestazione in oggetto.

Il problema di questo schema è che il proponente (cioè chi fa l’ordine) non sa se il contratto

è sorto o meno. Si risolve con l’oblato che ha l’onere di comunicare la stipula del contratto

(cioè che ha iniziato l’esecuzione della prestazione), se non lo fa il contratto è comunque

valido ma lui risponde degli eventuali danni arrecati al proponente per il fatto di non averlo

informato

• Proposta/Contratto con obbligazioni a carico del solo proponente, art.1333; in questo caso

il contratto nasce per effetto del silenzio/mancato rifiuto da parte dell’oblato alla proposta.

La particolarità di questa è che il contratto sorge senza la dichiarazione di volontà di una

delle parti e che quindi non può ricevere degli obblighi. Si applica solamente a quei contratti

che hanno obbligazioni a carico del solo proponente e solo effetti positivi (la legge dice che

questi sono desiderati o comunque ben voluti) per l’oblato (non obbligazioni).

Se l’oblato non vuole questo contratto e i suoi benefici deve comunicarlo

CAPITOLO 10.4: ELEMENTI ACCIDENTALI DEL CONTRATTO

Gli elementi accidentali sono cose che ci possono essere o no nel contratto e non incidono sulla

struttura di questo (quindi non determinano nullità) ma incidono sulla sua efficacia (cioè sarà

efficace oppure no in funzione dell'elemento accidentale).

Questi elementi accidentali sono:

Condizione, è una particolare clausola contrattuale i cui effetti del contratto sono

• condizionati al verificarsi o meno di un evento futuro ed incerto (cioè il contratto diventa

valido solamente se succede una cosa specifica l’evento non deve avere certezza di

accadimento).

Le condizioni sospensive sono quelle che sospendono gli effetti del contratto fino al

verificarsi dell’evento precisato quindi si è in una condizione di aspettativa e pertanto si

possono fare azioni di natura conservativa volti a preservare questo diritto futuro.

Se è invece una condizione risolutiva invece il contratto e i suoi effetti cessano appena si

verifica la condizione (quindi contratto immediatamente efficace che si interrompe se si

verifica l’evento).

Si può fissare un tempo entro il quale deve avvenire la condizione, se non è fissato nel

71

contratto lo decide il giudice. L’evento della condizione, purché questa sia valida, deve

essere possibile (anche se di difficile accadimento); se la condizione è impossibile nel

momento della stipula del contratto si hanno due effetti diversi:

la condizione impossibile è sospensiva significa che gli effetti del contratto non si

Se

o verificheranno mai e quindi il contratto è nullo in quanto manca la volontà di

impegnarsi, cioè non è un contratto serio in quanto si impone una condizione

impossibile per farlo avvenire (quindi manca serietà e quindi manca l’accordo)

Se la condizione impossibile è risolutiva, il contratto produce normalmente il suo

o effetto; quindi questa condizione si ha solamente per non-apposta (cioè non

specificata)

Una condizione può essere:

Un fatto esterno alla volontà delle parti/casuale, tipo “se domani piove”

o Potestativa, cioè dipendere dalla volontà delle parti (tipo “se mi trasferirò a Milano”);

o se questa ha natura sospensiva ed è meramente potestativa (cioè dipende

esclusivamente dalla volontà di una delle parti, cioè dalla volontà di colui che deve

7

eseguire la prestazione principale /il debitore) il contratto è nullo in quanto incide di

nuovo sulla serietà del contratto e dell’accordo

Mista, cioè dipendere sia dalla volontà delle parti sia da fatti esterni (un misto tra le

o due di sopra)

Termine, è sempre futuro ma certo e quindi differisce dalla condizione per questo.

• Può essere determinato (cioè una data precisa) o indeterminato (un qualcosa che accadrà

certamente, tipo la morte di tizio che non si sa quando accadrà ma sicuro accadrà).

Può essere un termine iniziale o un termine finale del contratto. Deve essere anch’esso

possibile e questo può essere a favore di una o dell’altra parte o di entrambe (anche la

condizione è cosi).

Modo/onere, si trova solo negli atti a titolo gratuito/atti di liberalità (come le donazioni) e si

• caratterizza perché pone un onere, cioè un dovere di comportamento, a carico del

beneficiario del atto di liberalità/a titolo gratuito.

La differenza tra questo e la contro-prestazione è che questo non è un obbligo che l’altra

parte deve eseguire per forza.

L’atto di liberalità è immediatamente valido e produce effetti e crea l’onere sul beneficiario

che deve comportarsi o fare una determinata cosa: se non lo fa, chi gli ha dato l’onere, se

non se lo è riservato non ha il diritto di risolvere il contratto ma è di pretendere

l’adempimento dell’attività/comportamento previsto

La clausola è cosa ben diversa dalla condizione è più riferirsi a ogni aspetto del contratto.

Cioè in una compravendita di una casa, il debitore è colui che vende la casa non chi la sta acquistando, nonostante

7

anche chi vende sia debitore dei soldi del compratore; è lui perché l’azione principale/caratterizzante del contratto è

72

appunto la vendita/consegna dell’immobile

CAPITOLO 10.5: IPOTESI DI SOSTITUZIONE DEL SOGGETTO IN UN CONTRATTO

• Contratto per persona da nominare: è il contratto in cui una delle due parti si riserva la

facoltà di nominare e sostituire a sé un altro soggetto. La nomina deve essere fatta entro tre

giorni o nel tempo espressamente previsto nel contratto. Nel momento in cui viene fatta la

nomina e questa viene accettata dal terzo, il contratto si costituisce direttamente tra

contraente originale e nominato, quindi direttamente fatto tra le nuove parti (non c’è quindi

una circolazione del contratto) e per questo la nomina deve essere fatta e accettata dal terzo

prima dell’effettivo inizio del contratto stesso.

• Contratto in favore/a beneficio di terzo: produce obbligazioni solo tra le parti ma una delle

due si impegna a effettuare la prestazione nei confronti del terzo, quindi in campo a

quest’ultimo ci possono essere solo effetti favorevoli e non obbligatori

CAPITOLO 10.6: STABILIRE GLI EFFETTI DEL CONTRATTO – INTERPRETAZIONE DEL

CONTRATTO

Un altro problema è definire gli effetti del contratto che si definiscono attraverso l’interpretazione

di questo che viene fatta dal giudice, cioè quest’ultimo interpreta la volontà delle parti.

L’interpretazione, così come quella della legge, non è totalmente libera ma deve seguire alcuni

criteri stabiliti dalla legge come: leggersi il testo del contratto secondo il significato e l’ordine delle

parole (criterio letterale e sistematico), guardare al comportamento delle parti sia prima che dopo

la stipula del contratto. Ci sono anche altre regole che guidano l’interpretazione come quella che

prevede più significati possibili del contratto (tipo una lo rende nullo e una lo rende valido), pertanto

in questo caso, il giudice lo deve interpretare nel modo in cui il contratto produca effetto (quindi

l’interpretazione che lo rende valido).

Attraverso l’interpretazione del contratto, può avvenire la conversione di un contratto nullo, cioè

di un contratto che non può essere sanato ma, attraverso questa procedura, il giudice può rivelare

una diversa volontà, pertanto lo reinterpreta e lo converte in un contratto valido (succede ad

esempio in caso di contratto scritto in maniera tecnica errata)

Un’altra regola particolare sull’interpretazione del contratto è quella in cui nei contratti stipulati

con moduli prestampati e quindi con condizioni non modificabili e predisposti unilateralmente

(classici moduli per i contratti di fornitura elettrica, telefonica ecc., non c’è una vera fase di

trattativa), chi accetta quel contratto e ne subisce la predisposizione di questo è definito come

soggetto “debole” e quindi viene protetto da alcune clausole che devono essere interpretate, nel

dubbio, contro chi le ha predisposte e quindi a favore del soggetto debole.

L’interpretazione del contratto ha poi un’altra funzione, cioè quella di consentire la qualificazione

del contratto, cioè l’individuazione della tipologia di contratto stipulato dalle parti e quindi della

conseguente disciplina che si applica ad esso. La definizione della tipologia contrattuale si fa

attraverso l’interpretazione che appunto qualifica il contratto (tipo dice questo è un contratto di

compra-vendita) e una volta fatta questa, se le parti non hanno espressamente scritto chi deve fare

73

cosa, si applica la disciplina di quel tipo di contratto per deciderlo. Si possono anche avere più

tipologie di contratto in un unico rapporto: pertanto, ogni fase/tipologia del contratto, varrà

l’apposita disciplina che consentirà in caso di difetto/problema in una fase, di stabilire se c’è

inadempimento del contratto oppure no.

Durante la fase di esecuzione del contratto, rimane sempre efficace il principio di buona fede, cioè

oltre a ciò che espressamente previsto nel contratto, il debitore deve eseguire anche tutte le

prestazioni accessorie che, pur non essendo espressamente previste, sono necessarie per soddisfare

la richiesta del creditore.

CAPITOLO 10.7: PATOLOGIA CONTRATTUALE – RESCISSIONE DEL CONTRATTO

Rescissione del contratto, alcuni collocano questa all’interno dell’invalidità contrattuale altri nella

patologia. Le ipotesi di rescissione contrattuale sono due:

• Contratto concluso in stato di pericolo, in questo una parte si avvantaggia in danno dell’altra

approfittando dello stato di pericolo in cui quella si trova, per la necessità di salvare se o altri

da un pericolo grave, cioè si approfitta della necessità dell’altra parte causa pericolo. In

questo caso il contratto si può rescindere entro un anno dalla stipula segnalando proprio il

raggiro (ovviamente anche dopo goduto del contratto). Il giudice quindi può sciogliere il

contratto e stabilire anche un eventuale compenso per la parte che ha comunque eseguito

la prestazione

• Azione generale di rescissione, riguarda tutti quei casi in cui, a prescindere da uno stato di

pericolo, una parte si è avvantaggiata di una situazione di bisogno dell’altra parte (tipo

contratto di lavoro con bassissima retribuzione in quanto quello ha bisogno di lavorare/soldi).

Oltre allo stato di bisogno, è necessario che la lesione/approfittamento abbia una quantità

minima, cioè le due prestazioni non devono avere equilibrio in quanto una è almeno il doppio

dell’altro (tipo hai bisogno di soldi, vuoi venderti una cosa che vale 100mila euro e io te ne

offro 49mila, in questo caso si può chiedere questa rescissione, se te ne offro 51mila no in

quanto non è almeno il doppio).

Entrambe le azioni di rescissione, possono essere bloccate da colui che fa la prestazione se questo

autonomamente dichiara di riportare/ricondurre il contratto ad equità: se succede questo, la

rescissione si blocca e il contratto continua i suoi effetti, con le dovute modifiche fatte per riportarlo

ad equità.

Alcuni, come detto in apertura di capitolo, collocano la rescissione come problema che sorge nel

momento in cui sorge il contratto (problema quindi di volontà che rientra nell’invalidità contrattuale

in quanto problema genetico), altri invece pensano che faccia parte al contenuto del contratto e

quindi alla sua esecuzione non la volontà (quindi appartiene alle patologie contrattuali). 74


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Appunti di Istituzioni di Diritto Privato per l'esame del prof. "Nuzzo"

Argomenti contenuti nel file:
Leggi ordinarie, gerarchia delle fonti, conflitto di interessi, diritto soggettivo, diritti della personalità, diritti reali, tutela dei diritti reali, oggetto dei diritti, capacità giuridica, persone giuridiche, organizzazioni non profit, organizzazioni profit, attività giuridica, stati soggettivi, negozio giuridico, obbligazioni, contratto


Il file contiene tutte le informazioni apprese durante il corso e rielaborate personalmente.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MimmoScogna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Nuzzo Matteo.

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