Interviste sulla percezione della società cinese
È un insieme di interviste a persone molto diverse tra di loro che mette in evidenza come viene recepita la società cinese al suo interno dai lettori occidentali. Infatti, la Cina è un insieme di differenze, contraddizioni, conflitti. Osservatori esterni (missionari e giornalisti) che fanno esperienza diretta sul campo, i quali hanno diversi modi di approcciare a quella società. Oggi, i media occidentali si soffermano principalmente su due questioni: la minaccia cinese e la mancanza di democrazia.
Il grande disordine cinese
Intervista a Wang Hui, intellettuale esponente della nuova sinistra cinese
Egli è un professore all'università di Pechino, scrive a partire dalla repressione di Tian'anmen, analizzando i cambiamenti economici, politici e sociali che susseguirono quella episodio. Nel 2007 in occasione del Global Meeting di Venezia, egli parlò di come sia contraddittoria la Cina: il primo paradosso è che resta un sistema a partito unico (comunista), ma che gestisce un'economia di mercato. È dunque solo una costruzione ideologica dire che lo stato è un'entità omogenea. Un altro punto focale della complessità cinese è il dibattito in corso sui diritti di proprietà, acceso dalla controversa legge sulla proprietà privata del 2007. Il problema non è scegliere tra proprietà statuale o privata, ma se si ha la capacità di immaginare nuove forme di socializzazione dei diritti di proprietà.
- Com'è diventato lo Stato oggi, ancora del tutto ancorato al Partito, e quest'ultimo com'è cambiato negli ultimi 20 anni? Che legami ha con la società?
Durante le riforme degli anni '80 lo slogan diceva "separare il partito dal governo", ma dopo l'89 esso decade. La politica moderna coincide con la politica del Partito, e il partito-stato ha recato con sé un nuovo modello politico. Oggi però c'è un rovesciamento, lo stato-partito: questa crisi di rappresentanza vissuta in Cina dove domina un solo partito, è molto simile a sistemi multipartitici occidentali, dove la democrazia è in grave difficoltà. In occidente i partiti cercano di prendere più voti per occupare i livelli centrali dello stato senza occuparsi davvero di certi interessi e valori. Al contempo assistiamo all'integrazione profonda della Pcc in Cina nella struttura dello Stato. In entrambi i casi ci sono effetti di depoliticizzazione. Il Pcc è votato da 70 milioni di persone, e tenta di diventare partito di tutto il popolo, che segue la teoria delle "tre rappresentanze: il Pcc è la capacità produttiva più progredita, la cultura più avanzata, gli interessi delle grandi masse). Ma la contraddizione sta nel fatto che esso persegue comunque i propri interessi di parte, attraverso lo stato.
- Cosa accadde davvero nell'89 all'interno del Partito? E come stanno oggi le cose?
La riforma cinese è partita come riforma dell'economia agricola. La manovra di apertura cominciò negli anni '70, durante la Rivoluzione Culturale, quando Cina e USA si riconciliarono e i rapporti con Giappone e occidente venivano pian piano ripresi o presi ex novo. Dal '78 con Deng Xiaoping tale processo ha subito un'accelerazione, ma lo sviluppo economico e l'industrializzazione sono solo una conseguenza del neoliberalismo e del periodo socialista. Un ruolo fondamentale lo ha la riforma del sistema dei prezzi degli anni '80: sistema a doppio binario che portò alla corruzione. Nell'88 il governo propose la "scappatoia dei prezzi": pochi prodotti sotto il controllo statale, mentre la maggior parte viene regolata dal mercato. I prezzi così aumentarono rapidamente, che provocò un'ondata di panico e instabilità sociale. Nell'89 l'intenzione del ceto intellettuale (compresi studenti) di democratizzare lo stato causò i movimenti sociali dell'89. Dal fallimento di tali movimenti si sono acutizzati la separazione tra ricchi e poveri, le differenze sociali, regionali, tra città e campagna, e oggi la Cina deve fronteggiare tali problemi. Il neoliberalismo diventa dominante alla fine degli anni '90, ma non è l'unico orientamento dello stato: la Cina non è di sicuro né il modello né il controesempio del neoliberalismo.
- In Cina con la violenza si è ottenuta la creazione della società di mercato. In Europa est e Urss il mutamento avvenne col collasso del sistema socialista. Due eventi storici apparentemente opposti ma con lo stesso risultato. Come mai?
Neoliberalismo = mercato come un ordine naturale e spontaneo. Ma in Cina come in Urss non è affatto spontaneo, ma controllato dalla politica. La sua estensione dipende sia da partiti di destra che di sinistra, e per comprendere meglio la questione bisogna indagare le divisioni sociali della Cina.
- Le sembra realistico un mercato senza capitalismo?
Neoliberalismo: "lo stato si ritiri" o "governo minimo". Però il problema non è il bisogno o no di avere uno stato, ma di che tipo di stato abbiamo bisogno. Oggi bisogna capire come limitare il capitalismo nel mercato, ostacolando i monopoli, la concentrazione dei profitti e la divisione sociale.
L'irresistibile ascesa di una nuova potenza globale
Accademico, lavora nel Centro studi di politica estera di un'università cinese e scrive per giornali stranieri analisi geopolitiche sul nuovo ruolo della Cina nel mondo. L'economia cinese è una macchina da guerra in crescita costante. 5 anni fa il suo PIL era 1/10 di quello degli USA, oggi di 1/6 e facendo delle considerazioni, tra 5 anni la Cina supererà gli USA. È da considerare la straordinaria abilità cinese e la capacità di trasformare l'ascesa economica in una notevole influenza sulla scena mondiale. Legami diversi, ma consistenti, sono assicurati dai rapporti di scambio: la Cina in questo ha superato gli USA in Corea del Sud, è il secondo partner commerciale dell'India e i suoi scambi col Giappone sono maggiori rispetto a quelli tra Giappone e USA. La Cina oggi è una fonte di lavoro a basso costo. Il professore è convinto che tra 5 anni la Cina sarà la prima superpotenza mondiale, in dimensioni economiche e di ricchezza creata. Tutti ameranno la Cina perché fonte di denaro e benefici: non importa a nessuno se è comunista, sotto dittatura, ma importa invece se sarà possibile far fare tanti profitti agli altri.
Come sfocerà tutta questa forza? La Cina si trova davanti a due strade possibili: 1) diventare invadente e aggressiva come gli USA; 2) imporre il proprio punto di vista, creare blocchi di alleanze. Sono più orientati per la seconda. Tanto per capirci: nessuno potrà attaccare militarmente i loro alleati (Corea del Nord), così ci sarà un mondo pacifico, ma ciò non sistema le cose. L'Onu non funziona perché non ha capacità autonoma di governo e solo i paesi più forti riescono a difendere i propri interessi; essa non ha mai reso giustizia alla Cina. Secondo il professore è più pericoloso un paese come la Cina che è governato da un solo partito che dal Giappone che ha più partiti ed è democratico. Alla Cina chi la fermerebbe se decidesse di attaccare qualcuno con le bombe? Nessuno. Gli fecero notare dunque che lui sta così confermando la visione americana che la Cina rappresenta una minaccia. Egli rispose che gli USA hanno un buon sistema istituzionale ed equilibrato, che però con Bush si è rovinato, ha stravolto gli equilibri mondiali, ma che ora si sono aggiustati. La Cina invece non ha un buon sistema istituzionale sano, e dunque non sa controllare e bilanciare le proprie scelte di governo. Per avere una Cina più democratica, che rassicuri il mondo, abbiamo bisogno di 20-30 anni per dare più potere al popolo, così che se vogliono protestare, non devono essere arrestati come a Tian anmen. I cinesi verso gli americani si sentono inferiori e pieni di risentimento, verso gli altri invece si credono superiori (nushi, la natura dello schiavo: obbedisci al capo, ma diventi arrogante con gli inferiori). Egli critica questo carattere cinese: essi sono anche contro i neri (Black Ghosts), le donne non vengono rispettate. Conflitto USA-Cina nel 2015? No, non ci sarà. Inoltre, la Cina tra 20 anni avrà un sistema di governo più affidabile, grazie al miglioramento dei meccanismi di controllo e bilanciamento. Così il popolo cinese sarà più protetto anche militarmente, e la Cina sarà più rispettata da Giappone e Taiwan.
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Riassunto esame Istituzioni di cultura cinese, prof. Lioi, libro consigliato La Cultura Cinese, Castorino
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