Una Cina moderna?
Dopo anni d'isolamento, la popolazione cinese ha gran voglia di misurarsi con il mondo esterno. Buona parte di essa vede nell'apprendimento dell'inglese il solo modo per progredire ed accedere al mondo occidentale. Nel 1910 si pensava che la Cina fosse viva, ottimista, aperta al mondo esterno in cui aveva un ruolo; ma nel giro di un solo anno crollò l'ultima dinastia Qing che mise fine a 2mila anni di impero, sostituita da una repubblica che dopo 40 anni crollò per dare posto a una repubblica popolare, che mutò nei decenni nel tentativo di definire cosa fosse la Cina moderna.
È il paese più popoloso al mondo, la sua economia è cresciuta del 10% l'anno, cerca un ruolo sia regionale sia globale (intervenendo politicamente ed economicamente in Africa, Sud America, Medioriente). Le Olimpiadi 2008 segnano il culmine di quella "ascesa pacifica", che il paese iniziò a metà anni 90. Oggi essa ha un ruolo da protagonista nei mercati mondiali. Ma è il paese che sta affrontando uno dei problemi più delicati: è il paese con maggior crescita al mondo, ma diventerà una delle società con maggior ineguaglianze (es. i poveri se non hanno abbastanza soldi non possono accedere alla sanità).
Inoltre la Cina ha una crisi di risorse e di ambiente, fatica a trovare energia e risorse minerarie. Degrado ambientale, essa ha il record mondiale per emissione di CO2; vige ancora la dittatura del partito unico e ogni opposizione è duramente repressa; esiste molta corruzione. Differenze Cina tra 20 e 21 secolo: prima era un paese debole, vittima dell'imperialismo occidentale e nipponico; oggi nonostante ancora fragile, è più solida. Analogie: instabilità politica, crisi economica e sociale, necessità di avere un ruolo in un mondo nominato.
Tre punti di vista sull'immagine della Cina oggi
- Punto di vista cinese: Società sempre aperta a influenze esterne: non è isolata ma parte del mondo che la trasforma.
- Non c'è Cina tradizionale e Cina moderna, ma è una mescolanza d'influenze sociali e costumi autoctoni e d'influenze esterne, spesso occidentali: non è cambiata all'improvviso dopo la caduta dell'imperatore.
- Per capire lo sviluppo della Cina, bisogna osservare le continuità e i mutamenti attraverso i quali i cinesi sono approdati alla modernità, e l'impatto del cambiamento sulla cultura e sulla società.
Cosa significa essere cinesi?
Per "Cina" si intende RPC, stato fondato nel 1949, dopo la vittoria del PCC guidato dal presidente Mao Zedong. L'idea di essere "cinesi", inteso come identità etnica e nazionale, è un prodotto del 19 secolo. Ma esiste un senso condiviso, la "cinesità", che sopravvisse all'ascesa e alla caduta delle diverse dinastie. E come si formò tale identità? Molti s'identificavano con la dinastia al potere (Ming, Qing...). Ma come si definisce un uomo dei Ming?
Sono varie le caratteristiche che hanno riunito nei secoli le comunità a noi note come "i cinesi". In tempi remoti, la civiltà cinese era sedentaria e agricola; l'entità della popolazione cinese è sempre stata tale da oscurare i vicini, moltiplicandosi demograficamente ed estendendosi geograficamente. Da quella quantità di popoli, dal 221 a.C. a predominare furono gli Han.
Gli assunti sociali e politici hanno la loro origine nel pensiero di Confucio: adottando quelle norme, gli individui hanno potuto diventare "popolo della dinastia" e quindi cinesi. Il confucianesimo è più di una religione, è un sistema etico, basato sull'idea della reciprocità degli obblighi, sul rispetto delle gerarchie, sulla fiducia nel cambiamento, nell'istruzione, nel perfezionamento personale, in una società ordinata; rifiuta la violenza e disprezza il profitto. L'aspirazione suprema era quella di diventare sapienti per acquisire la condizione di saggi.
Ma Confucio e Mencio non furono gli unici pensatori dell'antica Cina: loro pensavano che l'uomo era essenzialmente buono; Xunzi al contrario che fosse malvagio; e Han Feizi pensava che l'unico modo per impedire altro male era un sistema di leggi severe con dure punizioni. In epoca Yuan e Qing, il paese fu governato da due etnie non cinesi (mongola e mancese), ma il governo cinese fece di tutto per farli adeguare alle norme cinesi, ma l'assimilazione non fu totale.
I cinesi premoderni erano consapevoli che esistevano altri gruppi etnici: l'impero si chiamava Tianxia (tutto sotto il cielo), ma questo non significa che ignoravano l'esistenza degli altri gruppi. Ma nel 19 secolo la percezione di sé dei cinesi mutò radicalmente: la comparsa dell'imperialismo occidentale obbligò la Cina a pensarci come parte di un sistema internazionale.
Non tutta la RPC racchiude tutto il mondo cinese: Taiwan e Hong Kong sono una visione alternativa, vivace e democratica di ciò che è cinese. Poi esistono i "cinesi di oltremare" che creano società in altri continenti, come Singapore. La Cina è più un continente, è un insieme di identità, è un nome plurale.
Che cos'è moderno?
La storia dell'ultimo secolo. Ci sono due modi in cui non si deve pensare alla Cina moderna poiché troppo generiche:
- Con Mao al potere, l'idea di una Cina feudale, tradizionale, piena di miseria fosse stata spazzata da una Cina più giusta, egualitaria e industriale.
- La Cina non è cambiata: Mao e Deng Xiaoping erano "imperatori" sotto mentite spoglie; quella cinese rimane una società gerarchica confuciana con su un'etichetta comunista.
Sono 2 interpretazioni sbagliate: la Cina è una società del tutto moderna, ma come si è manifestata tale modernità è di sicuro condizionato dal suo passato. La Cina manifestò sempre numerosi aspetti che condividevano presupposti di modernità e ciò molto tempo prima che l'Occidente la influenzasse significativamente: un esempio è il fatto che in Cina nel 10 secolo le colture erano ora destinate alla vendita e non si predilesse più l'agricoltura di sussistenza (in Europa ciò avvenne tempo dopo).
Coloro che tentarono nel 20 secolo di decidere sul futuro della Cina erano fazioni moderne, perché rifiutavano o adattavano antiche pratiche...
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