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Istituzione e gestione dei beni culturali

Definizione e nascita del concetto di museo

È nel contesto del museo illuminista che si pongono le reali premesse di quelli che sono alcuni aspetti fondativi di quello che oggi per noi è l'istituzione museo: cosa è un museo oggi ce lo dice l'ICOM (International Council of Museum) che è un'organizzazione internazionale che ha sede presso l'UNESCO, che è stata istituita nel 1948 e che coordina le attività dei musei di tutto il mondo. È un piano di intesa comune al di là delle diverse tipologie di musei che esistono nel mondo e dei loro contenitori.

Un museo per la ICOM e per coloro che si intendono di musei è:

"È un'istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo che ha come obiettivo l'acquisizione, la conservazione, la ricerca, la comunicazione e l'esposizione per scopi di studio, di educazione e di diletto, delle testimonianze materiali dell'umanità e dell'ambiente."

È evidente che lo scopo del museo è conservare, valorizzare ma è anche offrire materia di studio e studiare. È evidente che in questa accezione il museo è uno strumento di pubblica utilità, che assolve a degli ideali che sono alti, a degli scopi universali nelle quali si riflette la società, è patrimonio dell'umanità e della società che lo rappresenta che lì si rispecchia.

Questo viene evidenziato perché deve essere fatta una sorta di pulizia di tante considerazioni che vengono proposte per le quali il museo nel quale si riuniscono nel quale si dovrebbero valorizzare i beni culturali, che nel nostro paese sono molto diffusi anche fuori dal museo (si parla di sistema museo diffuso in Italia), vengano considerati il petrolio d'Italia: come petrolio d'Italia i beni culturali devono rendere, devono essere monetizzabili. Certo ci può essere anche questo aspetto ma non è l'obiettivo primario: dobbiamo avere in mente che non avvenga una sorta di divisione tra una società e il museo, il museo deve rispecchiare la società e deve portare la società all'interno del museo, serve il museo come la scuola a formare e questi aspetti sono strettamente correlati alle linee guida del museo illuminista.

Alcuni di questi aspetti per i quali il museo deve essere qualcosa di pubblicamente utile e che comunica con il pubblico che fruisce del museo a ben vedere non sono delle acquisizioni esclusivamente riconducibili a questa stagione perché in maniera non continua, non costante alcune di queste considerazioni erano già state fatte nelle stagioni precedenti e partivano da lontano e si assiste a una stratificazione di certi convincimenti.

Non può essere stato un caso che, per esempio, già nel 1471 un pontefice "illuminato" Sisto IV della Rovere aveva fatto qualcosa di decisamente molto avanguardista: aveva donato per la zona porticata della piazza del Campidoglio (che viene allestita nel corso del 500 da Michelangelo e che rappresenta il municipio romano) i grandi bronzi antichi alla città perché li aveva ritenuti delle testimonianze fondative della città, strettamente connaturate con la storia di Roma, un patrimonio collettivo di tutti. Questi bronzi erano la "Lupa Capitolina", lo "Spinario", i frammenti del grande "Colosso di Costantino" e con questa donazione si era compiuta un'azione forte, importante perché da una dimensione privata si era passati a una pubblica, le opere d'arte utili per tutti perché rappresentavano dei valori condivisi. E questo è evidente anche semplicemente nel nuovo allestimento che si veniva ad adottare, la collocazione in uno spazio aperto e il passaggio ad un'opera come la Lupa, che non era un'opera inaccessibile ai romani, ma anzi che stava sull'alto di una colonna in una piazza (era un simbolo, perché la si vedeva da lontano) in corrispondenza della quale si applicavano le pene capitali. Il passaggio della Lupa da questa dimensione alla collezione privata di Sisto IV, alla dimensione pubblica ce la dice lunga sul diverso approccio che si viene ad avere nei confronti di una testimonianza del mondo antico: nel momento in cui la si porta in un luogo pubblico, la si mette su un basamento che ce la espone nel migliore dei modi e ce la pone ad altezza d'occhio, la si musealizza è chiaro che questo oggetto, quella scultura ha un cambiamento semantico importante: passa da essere un simbolo politico ad un'opera che ha un intrinseco valore estetico; certo è lì come testimonianza del mondo antico ma è anche lì come opera con delle precise caratteristiche stilistiche.

Qualcosa di simile era stato detto anche fuori da Roma: a Firenze e questo ci riporta al caso degli Uffizi. Ripartiamo da qui perché a Firenze viene fatto qualcosa di molto rilevante: la collezione degli Uffizi nasce come una raccolta privata, è la collezione di una famiglia in cui i nuclei delle singole personalità dei Medici regnanti di turno si fondano insieme ed è per questo che si può evidenziare nelle raccolte medicee che oggi non sono esposte solo agli Uffizi: nell'800 si crea una vera e propria divisione tipologica di quelli che erano i nuclei delle collezioni medicee, per cui le sculture finiscono al Bargello, gli oggetti scientifici alla Specola e le sculture e i dipinti antichi restano agli Uffizi o a Palazzo Pitti con assetti museologici diversi.

Il museo illuminato

Il museo illuminato lo potremmo definire figlio di quelle che sono una serie di problematiche messe in campo dal Grand Tour, che è quel fenomeno che si diffonde in maniera più evidente nel corso del 700 a partire dai paesi dell'Europa Settentrionale in particolare dall'Inghilterra, che vede l'istituzionalizzazione di un momento importante della formazione della classe aristocratica, che coincideva con l'aggiornamento culturale, fatto su culture diverse dalla propria, che si veniva ad acquisire attraverso l'esperienza fatta sul campo, che finivano per destinare anni della propria formazione ad un viaggio di studio che li portava a visitare e soggiornare lungamente in alcuni paesi europei che erano:

  • La Francia, nella quale gli aristocratici inglesi perfezionavano la conoscenza della lingua francese e acquisivano dei modi più eleganti, propri dell'aristocrazia francese;
  • L'Italia, perché era necessario andare per ritrovare le radici della cultura di base condivisa in cui si riconoscevano degli alti valori fondativi, che erano i valori della cultura classica; lì si andava a studiare e vedere il contesto che aveva partorito delle opere architettoniche e scultoree nelle quali ancora si poteva respirare la passione per l'antico e che era tornato a rivitalizzarsi nel corso del Rinascimento.

Il viaggio, che accompagnava questo percorso di studi che portava nel nostro paese, prevedeva un percorso codificato:

  • Genova, dove si arrivava via mare
  • Milano
  • Firenze
  • Roma
  • Napoli
  • Sicilia
  • Nel suo percorso di risalita prevedeva un soggiorno dell'Europa centrale.

Con questo fenomeno che portava tantissimi uomini provenienti nell'Europa settentrionale nel nostro paese si innesca un fenomeno che è quello che fa sì che molti di questi uomini che disponevano di grandi mezzi, (erano la classe aristocratica), dove potevano provare a comprarsi opere archeologiche per la propria collezione, ma anche opere rinascimentali o del classicismo che si poteva trovare ancora nel 600 come manifestazione di certa produzione italiana seicentesca.

Nel 600 ci sono una serie di problematiche con l'estinzione di alcune famiglie si ha lo spostamento di massicce sezioni di segmenti di collazione (es collezione dei Farnese, dei Gonzaga) con esempi di dispersione significativa, molte opere vengono messe nel mercato e c'è qualcuno che le acquistava. È per questo, che in alcuni luoghi più avveduti come Roma, a quelle date, il pontefice era entrato in campo in prima persona con un sistema legislativo che sempre provava a vincolare al territorio, cioè lo stato pontificio, le opere archeologiche che lì si trovavano a causa di questa emorragia costante che portava le opere fuori dal paese. Nel 700, con il fenomeno del Gran Tour, questo fenomeno di emorragia continua: i collezionisti cercano sempre di più opere che tutti i giorni continuano ad affiorare dal terreno e di conseguenza da un lato si avverte l'esigenza di creare nuovi contenitori, nuovi musei per le opere che si vogliono frenare dall'esportazione.

I nuovi musei 700enteschi, quindi, nascono quindi come luogo di ricovero per le opere archeologiche che si ritrovano o che si vogliono vincolare al territorio; dall'altro lato si sviluppa più in generale un fenomeno che è legato alla trascinazione che questi viaggiatori hanno nei confronti dell'antico e di collezionismo.

La galleria degli Uffizi

Non si può parlare di un museo che abbia caratteristiche che pertengono all'Illuminismo, senza ripartire per cronologia e per problematiche affrontate dagli Uffizi. Gli Uffizi sono la collezione di una famiglia ducale o granducale, commissionato da Cosimo de Medici e costruito per lui da Giorgio Vasari, pittore, architetto e storiografo aretino, di formazione tosco-romana e che raggiunge la sua fama, si anche lavorando anche a Roma e lavorando per i Medici in una sorta di circuito di tante città italiane, ma di fatto la sua reale fama la raggiunge a Firenze lavorando prima per Alessandro dei Medici e poi per Cosimo dei Medici e certamente gli Uffizi hanno dato un grande contributo alla sua fama.

Gli Uffizi prendono il nome dalla destinazione primaria di questo grande museo, perché di fatto erano la sede degli uffici pubblici, delle 13 magistrature cittadine che in maniera estremante lucida, Cosimo de Medici, che diventa duca di questo regno, piega alle sue logiche. La Firenze di Cosimo si appresta a diventare sempre più assolutista e costringe le magistrature cittadine a finanziare quella che è un'impresa che poi avrebbe dato a lui personalmente lustro: le costringe a finanziare, a mettere in campo i denari per costruire questa struttura perché li obbliga a pagare ognuno i propri spazi e questi spazi avrebbero occupato il piano terreno di questa grande U.

Vasari che è un uomo molto lucido e abile e inventa ricorrendo alle consuetudini architettoniche cittadine 400entesche già messe in campo con Brunelleschi che voleva lo sviluppo di un'edilizia fondata su alcuni colori topici, su alcuni materiali particolari (bianco intonaco e grigio della pietra serena) che erano gli stessi elementi che avevano caratterizzato San Lorenzo o Santo Spirito. Si inventa un sistema modulare dissimulato che internamente, secondo un sistema modulare che viene reiterato a seconda delle esigenze dei singoli uffici, crea ambienti più o meno grandi.

Cosimo fa pagare le magistrature, avvalendosi, però, di una parte dei questo edificio per le sue funzioni. E questo è più evidente a partire dal figlio Francesco (che porta a compimento questo progetto), che allestisce all'ultimo piano di questa struttura parte della sua collezione che viene collocata all'interno della galleria che fa da coronamento e che noi oggi vediamo chiusa da un sistema di finestre vetrate. Dal lato dell'Arno notiamo gli Uffizi in cui vediamo la testata del doppio corridoio con questo sistema traforato in cui abbiamo al pian terreno l'area porticata, al piano superiore il sistema delle 3 finestre più la loggia di coronamento.

Gli Uffizi sono utilissimi per il fatto che ci pongono una questione particolare fatta propria dal museo illuminista e cioè quella del rapporto che si pone tra il museo, la collezione e il pubblico: il museo illuminista, infatti, è un museo che si pone in maniera nuova ed inedita il punto di vista del pubblico perché è un messo pubblico.

Fino ad ora abbiamo visto musei privati, di un singolo o di più singoli, in questo caso è un museo che apre le sue porte all'inizio ad un gruppo più ristretto di persone e poi progressivamente a tutti. Così come a Roma le raccolte pontificie erano accessibili a chi lo chiedeva (es. studio e rilevamenti sulle sculture antiche fatte da Escher) e lo stesso vale per Firenze e la prima guida fatta della città da Bocchi ci ricorda come nel 1584 chi lo chiedeva, facendo un'apposita richiesta al duca, poteva andare a vedere le sue collezioni. Alcuni aspetti si possono, così, rintracciare che in relazione a delle ere che sono più lontane a noi rispetto al 700.

Gli Uffizi mettono in campo da un punto di vista della storia del museo alcune tipologie di allestimento, in relazione agli spazi che diventeranno dei luoghi comuni, costantemente ripresi, come l'uso di una galleria. Qui abbiamo il corridoio di levante della galleria dove vediamo in un allestimento che non è più quello di oggi, in cui vediamo allestimento di opere che sono pittoriche e scultoree. Qui vediamo anche degli arazzi che oggi non ritroviamo più perché gli arazzi realizzati in filo, sono degli oggetti fragilissimi e che per motivi di conservazione, visto che subiscono dei danni se esposti a lungo alla luce, si possono vedere periodicamente quando sono oggetto di mostre. La galleria è qui ben riconoscibile e gli Uffizi mettono in campo anche un altro elemento, che sarà recuperato dal museo illuminista e poi a seguire dal museo nell'accezione che caratterizza il museo ai nostri giorni, cioè la stanza a pianta centrale, che si ritrova a Roma e nei musei di tutto il mondo. Qui richiamiamo il caso della tribuna in cui si specchia quel gusto collezionistico di Francesco dei Medici che allestisce, nel corso degli anni 80 grazie alla committenza di Francesco e al servizio che gli viene fornito dal Buontalenti, in un modo estremamente scenografico il meglio della collezione medicea del momento e che rispecchia i gusti del principe, e che costituisce un momento nuovo e diverso del collezionismo di quel principe rispetto a quello che era stato lo studiolo di Palazzo Vecchio.

Questo ambiente rappresenta l'eccellenza del collezionismo di Francesco che non è più il principe dello studiolo, codificato da Berti, ovvero un uomo bizzarro, curioso delle scienze, non troppo vicino agli interessi dello stato ma piuttosto volto a perseguire i propri interessi privati, enciclopedico, ma l'uomo di stato che punta a dare le immagini delle proprie ricchezze, della propria importanza e dei propri gusti. Qui, infatti, veniva allestita l'eccellenza fiorentina (es. lavorazione delle pietre dure che vediamo nel pavimento, il gusto per i bronzi perché c'erano dei piccoli bronzetti ecc..)

Qui erano allestiti i dipinti delle eccellenze presenti all'interno delle collezioni di famiglia che erano Andrea del Sarto, Raffaello ecc.. e poi l'antico che non era quello di oggi come "L'arrotino", "I pugilatori", "il Fauno" che sono sculture che entrano più avanti a far parte del collezionismo mediceo rispetto alle date di Francesco nel corso del 600; lui aveva messo in campo all'interno di questo ambiente, già a partire dalla sua nascita, anche testimonianze di opere archeologiche meno importanti di quelle di oggi.

Il fatto che lì oggi grazie all'apporto che si era venuto stratificando in questo ambiente da parte di altri membri della famiglia medicea avesse continuato a prevedere l'eccellenze fiorentine straniere ma presenti all'interno delle collezioni di famiglia e l'antico ci fa capire che all'interno del circuito degli Uffizi la tribuna resta la vetrina delle eccellenze.

Il museo illuminista è un museo che mette in campo un'esposizione e collezione organizzata, accessibile, comprensibile che deve educare ed istruire deve trasmettere un sapere chiaro, coerente, organico.

Non ci sarebbero gli Uffizi nell'accezione che noi oggi conosciamo se non ricordassimo il documento che da un punto di vista amministrativo ha reso possibile la conservazione di questa raccolta medicea, cioè il famoso Patto di famiglia, che è un famosissimo documento firmato nel 1737 dall'ultima rappresentante Medici che si trova a regnare sul Grand Ducato di Toscana, Anna Maria Luisa dei Medici, figlia di Cosimo III; una donna che ha a cuore le sorti della sua famiglia e della sua terra, con la quale ci sarebbe stato un passaggio di consegna e di proprietà dai Medici ai Lorena, quindi di fatto una famiglia che non era più italiana, stipulò un patto, una sorta di testamento, nel quale lascia i beni ai Lorena ma obbligandoli a tenere questi beni nel territorio Toscano e questo ha fatto sì che non ci sia stata una sorta di emorragia delle opere che avevano collezionato durante gli anni.

È molto consapevole questa donna di quello che sta facendo perché quando stipula questo patto fa questa dichiarazione e la mette per iscritto:

"Lascia questi beni ai Lorena purché li tengano in Toscana, per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico, per attivare la curiosità dei forestieri"

Lei si rende conto che di fatto questi beni sono intrepidamente legati alla storia della terra in cui ha vissuto, sono un patrimonio della Toscana e possono avere una ricaduta positiva perfino sull'economia della Toscana, in cui anticipa il concetto del turismo.

D'altro canto, non sarebbe onesto non rammentare la straordinaria importanza per la definizione di quello che sono oggi gli Uffizi se non ripartissimo anche dalla figura e dai passi promossi da Pietro Leopoldo I di Lorena che è il signore il quale nel 1769 fa una cosa importantissima per gli Uffizi e decide di chiudere un capitolo della collezione dei Medici che avevano reso la collezione principesca privata, e di aprirne uno nuovo rappresentato cioè dall'inaugurazione degli Uffizi come luogo aperto al pubblico.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valentina9527 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzione e gestione dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Siena o del prof Giannotti Alessandra.
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