Storia della medicina – Ippocrate, storia ed etimologia delle parole più importanti della
medicina
L’idea che Ippocrate ha della medicina, e soprattutto quella che ha della terapia, è quella di
una disciplina capace di ottenere un equilibrio, che è quello dei quattro umori fondamentali, i
quali devono essere tenuti insieme in uno stato di armonia che codifica per la salute; se
manca lo stato di equilibrio c’è una “crisi”, una “rottura”. La malattia è un concetto in
movimento, un qualcosa che non è sempre uguale a se stesso. Il termine metastasi, che
oggi indica lo spostamento fisico di una malattia dal suo luogo originario a una serie di sedi
periferiche, nell’antichità indicava la trasformazione della malattia, “da quale” e “verso quale”
(in Ippocrate il termine accomuna tutte le malattie).
Il concetto di dinamicità della malattia non è legato solamente alla medicina ippocratica, ma
richiama un concetto precedente, che nel mondo occidentale identificava la malattia con un
qualcosa che poteva essere curato da un dio, ad esempio Apollo o Asclepio. Ci si ricollega
così a tutte quelle culture, come quelle sciamaniche, in cui si pensa che la malattia sia la
conseguenza di un’azione scorretta e che quindi debba essere gestita non tanto da medici,
quanto da categorie sacerdotali o comunque da categorie protette che abbiano un modo
preferenziale per parlare con la dimensione degli dèi. In questi due momenti differenti, cioè
nell’antichità pre-ippocratica e nel periodo odierno con le culture sciamaniche, il concetto
essa è vista come un
dominante di malattia è detto concetto ontologico di malattia:
qualcosa dotato di vita propria. Richiamo a Claude Bernard, che nel 1800 diceva
che la malattia è un’alterazione dello stato funzionale, non crea alcunché, non
esiste se non come altra faccia della medaglia dello stato fisiologico a cui
corrisponde; il concetto ontologico di malattia è esattamente il contrario: la
malattia esiste al di fuori del corpo dell’uomo, e nella sua esistenza interagisce
con l’uomo, che fa qualcosa di sbagliato, e quindi riceve la malattia che si
trasforma in uno stato patologico. La malattia può essere un oggetto inanimato:
ad esempio all’inizio dell’Iliade i Greci vengono colpiti da una pestilenza che
Omero spiega essere una punizione perché hanno avuto un comportamento
sbagliato, hanno insultato la figlia di Crise, sacerdote di Apollo, e quindi
quest’ultimo, indignato per il trattamento riservato al suo sacerdote, invia le
invisibili frecce divine che colpiscono l’accampamento acheo generando una
malattia epidemica → la malattia può essere una freccia: concetto che persiste
anche in epoca medievale e moderna. Un altro esempio è una delle accuse
principali che, fino a epoche molto avanzate, venne rivolta dal tribunale
dell’Inquisizione alle streghe, che nel novanta percento dei casi erano ostetriche:
venivano accusate di aver generato delle malattie lanciando dei sassi alle
persone: il sasso colpisce una persona e dopo qualche giorno questa si ammala
→ concetto ontologico di malattia: la malattia è il sasso. La malattia può anche
essere un demone: idea dell’anima buona o angelo caduto che diventa un’anima
cattiva e si impossessa di un corpo, scatenando fenomeni di tipo patologico.
Un’altra visione è quella della malattia come un animale di qualche tipo,
generalmente piccolo, ad esempio il serpente, che incarna la metafora del male.
Ippocrate ingloba nel concetto ontologico di malattia una neoplasia (cancro e
carcinoma sono termini scientificamente sbagliati), malattia che si genera per un
errore nel meccanismo riproduttivo di una cellula, che smette di fare apoptosi e
comincia a riprodursi incessantemente. “Cancro” è la traslitterazione di una
parola che Ippocrate usa: καρκίνος (carchinos o carchinoma) che significa
animale dotato di chele (granchio, scorpione); lui chiama così la malattia perché
caratterizzata dal movimento all’interno del corpo: questa ha l’aspetto del
granchio (è una grossa tumefazione che assomiglia al corpo di un animale) dal
quale si dipartono delle zampe (vasi nodali molto ingrossati e infiammati tipici di
un carcinoma molto avanzato, che noi oggi non vediamo più), e si muove, pur
essendo saldamente attaccata alla parte del corpo da cui si genera (l’intervento
chirurgico non è possibile perché il malato muore dissanguato, e non è utile
perché dal momento in cui viene eliminata dalla sede primaria, la malattia migra
in un’altra parte del corpo, dove si rigenera). L’idea del movimento è collegata
all’origine linguistica della parola carchinoma (carchinos + noma, da nemomai,
che indica l’attività di mangiare e camminare) → il cancro mangia il corpo, che
deperisce, e si sposta generando se stesso in parti del corpo lontane da quella
primaria. Ippocrate deduce ciò dall’osservazione della malattia, e la parola da lui
utilizzata giunge con la stessa accezione fino a noi; il compito del medico è
quello di fermare lo spostamento della malattia. L’idea dello svolgimento della
malattia che non è statica si riconduce anche alla parola sintomo (da σύ&n
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