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Invalidità degli atti processuali

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Affrontiamo la tematica relativa agli atti del processo riguardata soprattutto dal versante della loro invalidità. Non tanto la fisiologia degli atti del processo quanto della invalidità degli atti del processo e della loro incidenza nell’ambito dei vari stati e gradi del processo.
Il codice privilegia il principio della liberà delle forme: gli atti processuali,... Vedi di più

Esame di Diritto processuale civile docente Prof. F. De Santis

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Procedura civile, n. 40

Invalidità degli atti del processo

Affrontiamo la tematica relativa agli atti del processo riguardata soprattutto dal versante della loro

invalidità. Non tanto la fisiologia degli atti del processo quanto della invalidità degli atti del processo

e della loro incidenza nell’ambito dei vari stati e gradi del processo.

Il codice privilegia il principio della liberà delle forme: gli atti processuali, sia di parte che del

giudice, possono astrattamente assumere la forma più idonea al raggiungimento del loro scopo

(art. 121 cpc).

Il principio che vige, nell’ambito del processo, è quello della libertà delle forme. Naturalmente vi

sono delle ipotesi in cui è il codice stesso a dirci quale debba essere la forma rivestita dall’atto:

quando occorre decidere il merito della controversia oppure, quando occorre decidere una

questione pregiudiziale o preliminare che possa definire il processo, la forma da adoperarsi è

normalmente quella della sentenza. La sentenza è il provvedimento per antonomasia a carattere

decisorio.

Quando ci siamo occupati del ricorso straordinario per Cassazione abbiamo detto che la sentenza

non è l’unico atto del processo a carattere decisorio: vi possono essere anche altri provvedimenti,

che formalmente assumono la denominazione di ordinanza o di decreto ma che, sostanzialmente,

hanno il contenuto decisorio della sentenza. Ciò non li sottrae al rimedio, necessario, previsto

dall’articolo 111 Costituzione che è il ricorso in Cassazione per violazione di legge.

D’altro canto vi sono delle ipotesi in cui è la legge stessa che prevede che provvedimenti

normalmente decisori che dovrebbero rivestire i caratteri della sentenza assumono la forma

dell’ordinanza: per esempio il provvedimento col quale il giudice di merito si dichiara incompetente,

oppure dichiara la connessione, litispendenza, continenza, sospensione del processo per

pregiudizialità necessaria ai sensi dell’articolo 295. Sono tutti provvedimenti che assumono la

forma dell’ordinanza e, prima della riforma del 2009 assumevano la forma della sentenza, che

sono impugnabili con regolamento di competenza necessario.

D'altronde anche il provvedimento che chiude il procedimento sommario di cognizione, ai sensi

dell’articolo 702 bis e seguenti, assume la forma dell’ordinanza. Il codice dice che questa

ordinanza è appellabile davanti alla corte d’appello come se fosse una sentenza.

Non dobbiamo, quindi, convincerci che la forma astrattamente assumibile o concretamente

assunta dall’atto o dal provvedimento del giudice ne determini automaticamente il regime di

impugnabilità. O che, comunque, il rimedio debba essere escluso tutte le volte in cui il

provvedimento non assume la forma della sentenza perché, come abbiamo detto a suo tempo,

proprio il principio di libertà delle forme degli atti del processo impone di valutare sempre la

sostanza del provvedimento del giudice anche, se del caso, a dispetto della sua forma.

Il codice inserisce una serie di previsioni che riguardano il contenuto della sentenza, dell’ordinanza

e del decreto in ordine alle quali si rinvia lettura.

Stiamo parlando degli articoli 156 e seguenti, collocati sotto il capo dedicato proprio alla “nullità

degli atti”.

Bisogna agganciare il regime di invalidità degli atti processuali al discorso sulle invalidità in genere

degli atti, in particolare sulle invalidità sostanziali. Il regime delle nullità degli atti del processo è

certamente autonomo ma da un lato non esaurisce il tema delle nullità degli atti del processo e,

dall’altro lato, impone un confronto con la disciplina delle invalidità di diritto sostanziale.

Non possiamo prescindere da questo perché rischieremmo di non comprendere fino in fondo in

che cosa le invalidità processuali si distinguono da quelle sostanziali.

Il diritto privato conosce due fondamentali categorie di invalidità, nullità ed annullabilità. Questo è

un regime che fa prevalente riferimento all’invalidità contrattuali ma può estendersi a tutti gli atti del

diritto sostanziale. Ogni tanto, nell’ambito del diritto sostanziale, si parla anche di inesistenza ma,

nell’ambito del diritto privato, la categoria della nullità assorbe il profilo dell’inesistenza.


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10 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

incipit:
Affrontiamo la tematica relativa agli atti del processo riguardata soprattutto dal versante della loro invalidità. Non tanto la fisiologia degli atti del processo quanto della invalidità degli atti del processo e della loro incidenza nell’ambito dei vari stati e gradi del processo.
Il codice privilegia il principio della liberà delle forme: gli atti processuali, sia di parte che del giudice, possono astrattamente assumere la forma più idonea al raggiungimento del loro scopo (art. 121 cpc).
Il principio che vige, nell’ambito del processo, è quello della libertà delle forme. Naturalmente vi sono delle ipotesi in cui è il codice stesso a dirci quale debba essere la forma rivestita dall’atto: quando occorre decidere il merito della controversia oppure, quando occorre decidere una questione pregiudiziale o preliminare che possa definire il processo, la forma da adoperarsi è normalmente quella della sentenza. La sentenza è il provvedimento per antonomasia a carattere decisorio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucagiordano1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof De Santis Francesco.

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