Lezione 1 08/10/2018
-prima parte del corso-
INTRODUZIONE GENERALE
(Pag.3-6)
MODELLI COGNITIVO-COMPORTAMENTALI ATTUALI
(comportamentismo):
1. Mosticoni autore di formazione comportamentale, che
integra il ruolo delle variabili cognitive nella cornice teorica
comportamentale. Analisi di quello che il paziente pensa del perché sta
soffrendo e cosa dovrebbe fare per stare meglio.
(cognitivismo):
2. Lorenzini e Sassaroli autori di formazione cognitiva che
incorporano l’attenzione al metodo scientifico e il repertorio di tecniche del
comportamentismo e integrano poi la teoria di Bowlby dell’attaccamento e il
costruttivismo di Kelly.
• Per entrambi i modelli: basi teoriche e applicazione clinica ai disturbi
fobici e ossessivi.
• Analisi e utilizzo delle teorie ingenue del paziente sulla sofferenza
psicologica e sulla cura.
• Cognitivismo NON si è evoluto dal comportamentismo, ma è nato da due
autori di stampo psicoanalitico.
• Due correnti nate separate e poi incontrate.
ES.
Martina, 18 anni (attacchi di panico): “Quando stavo bene riuscivo a fare tutto
sentendomi sicura di me ed indipendente. Sono sempre stata una persona
iperattiva che fa mille cose ed è capace di andare dovunque. Io ero così. Da
quando invece ho l'ansia mi sento limitata, come bloccata nelle cose che
normalmente facevo e non mi riconosco più. Come faccio ad esempio a
prenotare una vacanza dopo gli esami o ad andare a ballare se poi mi sento
male? Non posso mica costringere gli altri ad andare via dalla
discoteca...sarebbe brutto. Ciò mi demoralizza molto e mi fa sentire una
persona debole. Come sarà il mio futuro se continuerò ad essere così?”.
Laura, 25 anni: “La mia crisi d’ansia, la prima, è come un fulmine a ciel sereno,
un dolore immenso che mi arriva improvviso come un sasso, mi butta per terra,
mi dice “non ce l’hai fatta” e mi cambia la vita per sempre. Mi è sembrato di
morire, da allora ho cominciato a pensarci, e a pensarci ininterrottamente e
non riesco a smettere, come un timore che colora tutta la mia vita e la rende
diversa da prima, oscura, timorosa, senza prospettive, con la morte che
incombe e che può arrivare da un momento all’altro”.
Fabio, 25 anni: “ho paura di ammalarmi, mi lavo in continuazione per essere
certo di non contagiarmi con qualche brutta malattia. Sono molto scrupoloso e
meticoloso nel fare le cose, e mi arrabbio quando gli altri invece si comportano
da menefreghisti. La mia scrupolosità non viene capita da nessuno e proprio a
causa di essa ogni volta che trovo un lavoro poi vengo licenziato”.
Alessandro, 45 anni (ossessivo-compulsivo): “Fino a tre anni fa facevo il
magazziniere. Sul lavoro mettevo e toglievo dagli scaffali più volte ogni cosa
che toccavo e spingendo il carrello facevo ripetutamente un metro avanti e uno
indietro. A casa, quando devo rifare il letto, lo disfo e lo rifaccio per
esattamente trenta volte, ...attacco e stacco la presa della corrente per venti
volte, ... accendo e spengo la luce per venti volte. Dopo aver visto una persona
attraverso un vetro, ho il bisogno di vedere la stessa persona direttamente,
senza vetri frapposti. Per questo motivo guido l'auto con la testa fuori dal
finestrino”.
Che cos’è L’ANSIA?
Emozione naturale, spiacevole, di per sé utile all’adattamento. Solo quando è
eccessiva può bloccare l’individuo, trasformarsi in panico e diventare
patologica.
Viene sperimentata quando gli esseri umani credono di essere esposti ad
una minaccia più o meno imminente e grave. Segnale che c’è qualcosa di
pericoloso che non siamo in grado di gestire/affrontare.
È generata non dall’evento in sé, ma dai pensieri/previsioni che facciamo su
quello che accadrà ed è mantenuta da tutto quello che accade subito dopo
averla sperimentata.
Caratterizzata da dubbio/incertezza: previsione futuro incerto, da cui
dipende il livello d’ansia che sperimentiamo.
La persona distingue com’era prima e com’è dopo essersi ammalata.
L’ansia è patologica?
No, di per sé non è un fenomeno patologico ma, anzi, un meccanismo
fisiologico utile e naturale che si è sviluppato ai fini della sopravvivenza nel
corso dell’evoluzione e corrisponde alla reazione attacco/fuga (previsione
possibilità/impossibilità di far fronte al pericolo). L’evitamento NON sempre
sbagliato/patologico.
Cambiamenti fisiologici che si accompagnano a uno stato d’ansia
Il respiro si fa più frequente e le narici e i polmoni si espandono
Il ritmo cardiaco e la pressione del sangue aumentano
Il sangue viene dirottato ai muscoli, per cui si “sbianca”
Aumenta la sudorazione
La digestione si ferma per cui possiamo provare nausea, la bocca diventa
secca
Il sistema immunitario rallenta
Il sangue aumenta la capacità di coagulare
La mente si concentra sul pensiero “qual è il pericolo e come posso
evitarlo?”
In cosa differiscono ansia e paura?
L’ansia e la paura sono due emozioni simili nella loro manifestazione
fisiologica, entrambe sono la reazione ad una minaccia:
PAURA: reazione emotiva ad un pericolo reale presente e certo.
o ANSIA: reazione emotiva ad un pericolo che potrebbe verificarsi in
o futuro, incerto.
Quando l’ansia diventa molto intensa e/o viene sperimentata per
lunghi periodi di tempo perde il suo valore adattivo e diventa
patologica, e quindi siamo di fronte a un disturbo d’ansia.
Quando l’ansia diventa un problema?
Quando si manifesta al di fuori di un evento realistico di minaccia o di
pericolo. Ci sono persone che passano la giornata preoccupandosi e
rimuginando (Disturbo d’ansia generalizzato) o che hanno fobie più o meno
limitanti (es. fobia di stare da soli, di guidare, di prendere l’aereo,
dell’ascensore)
ES. situazione: parlare in pubblico
Pensieri patologici: Pensieri sani:
Potrei fare una figuraccia e sarebbe Potrei fare una figuraccia e sarebbe
terribile spiacevole
Tutti mi derideranno Qualcuno potrebbe deridermi
Nessuno mi stimerà più Qualcuno potrebbe non stimarmi più
Verrò lasciata sola ma altri, quelli che tengono a me
La mia vita diventerà orribile potrebbero consolarmi e non
cambiare l’opinione che hanno di me
Potrei parlare bene ed essere fiera di
me
Comunque imparerò qualcosa per
Emozione: affrontare sempre meglio queste
Ansia elevata situazioni.
Comportamento: Emozione:
Evito di parlare in pubblico Ansia modesta
Non sperimento questa situazione,
continuerò a temerla e ad evitarla Comportamento:
Parlo in pubblico, conosco meglio
questa situazione.
In futuro la affronterò meglio
PSICOTERAPIE
Secondo Frank (1961) le psicoterapie di diversi indirizzi condividono 4
caratteristiche:
relazione interpersonale
1. relazione paziente-terapeuta da altre relazioni
che ha il paziente (alleanza paziente-terapeuta a beneficio del paziente);
setting
2. luogo specifico all’interno del quale si svolge la terapia (sicuro,
confidenziale, distinto da altre relazioni);
nuove prospettive
3. offerta da parte del terapeuta di paziente acquisisce
modi di vedere/punti di vista diversi da quelli che ha in quel momento, per
stare meglio;
insieme di procedure o tecniche che specificano il modo di operare del
4. terapeuta.
Differenze
Molti modelli diversi di psicoterapia, ognuno dei quali si basa su:
• diversi assunti teorici
• diverse impostazioni del setting e obiettivi concordati col paziente
• diverso sistema diagnostico
• diverso utilizzo della relazione terapeutica (in base alle terapie)
• diversa teoria della cura (tecniche di terapia diverse che derivano dalla
diversa concettualizzazione della teoria della cura)
Psicoterapia:
intervento per affrontare e risolvere una situazione acuta di crisi in un
momento di emergenza psicologica
fonte di sostegno e aiuto nell’affrontare le difficoltà in situazioni nelle quali
la persona si sente temporaneamente incapace di cavarsela da sola
modo per alleviare direttamente alcuni sintomi psicopatologici
veicolo di promozione della crescita individuale
Scopo condiviso delle psicoterapie
Nonostante le differenze tra le diverse tipologie di intervento, tutte le
psicoterapie si propongono come obiettivo il cambiamento del modo
di funzionare/agire/pensare del paziente (incrementarne la qualità della
vita, aiutandolo nella risoluzione dei problemi).
NASCITA DELL’APPROCCIO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE
(anni ’50) Terapia del comportamento: psicologi e psichiatri iniziarono
a interessarsi degli studi scientifici del comportamento umano e ad
applicare queste conoscenze alla terapia.
– Tentativo: costruire terapia basata su ricerche scientifiche (metodo
sperimentale)
(anni ‘60/’70) Terapia cognitiva: due clinici di formazione psicoanalitica
Aaron Beck e Albert Ellis, nello stesso periodo e indipendentemente,
mettono a punto un metodo clinico che poi diventerà, su una definizione
coniata da Beck, la terapia cognitiva.
– Nasce direttamente dalla clinica come metodo di cura (di depressione e
ansia)
(oggi) Terapia cognitivo-comportamentale: la terapia cognitiva incontra
il comportamentismo
TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE (C-C)
Approccio generale cognitivo-comportamentale combina:
terapia cognitiva cambiamento del modo di pensare del paziente
terapia comportamentale cambiamento del comportamento del paziente
- si fonda sui risultati della ricerca di base;
- valuta la sua efficacia mediante ricerche sperimentali.
Attualmente, quando si parla di terapia cognitivo- comportamentale si fa
riferimento ad un metodo terapeutico non omogeneo, all’interno del quale si
distinguono molti approcci diversi.
Molti approcci diversi accumunati da:
riconoscimento della variabile cognitiva come predominante nella
spiegazione dei fenomeni clinici;
manipolazione della variabile cognitiva come strumento principe di
cambiamento.
Aspetti teorici condivisi dalle terapie C-C:
1. l’attività cognitiva influenza il comportamento (se riusciamo o meno ad
adattarci);
2. l’attività cognitiva può essere monitorata e modificata;
3. il cambiamento desiderato del comportamento può essere facilitato dal
cambiamento cognitivo ( terapia comportamentale classica:
rinforzi/punizioni)
Solo nei casi in cui può essere dimostrata la mediazione cognitiva è possibile
utilizzare la definizione “cognitivo-comportamentale”.
Punti in comune tra le terapie C-C non centrali sul piano teorico:
Durata limitata nel tempo idea di realizzare rapidamente cambiamento
paziente, sfruttare al massimo il tempo assieme anche per motivare >
l’impegno da parte del paziente
Focalizzazione su disturbi specifici individuare disturbi e trattarli con
strumenti adeguati
Raccolta di dati di efficacia terapeuti selezionano tecniche più efficaci per
il problema specifico
Convinzione che i pazienti siano responsabili della loro sofferenza e quindi
del loro cambiamento
Natura educativa obiettivo implicito: pazienti imparano alcune cose sul
procedimento terapeutico, in modo da acquisire un metodo per affrontare
problemi futuri
NON ESISTE UN SINGOLO APPROCCIO C-C
Nonostante i punti in comune facciano apparire la distinzione tra i vari approcci
C-C più illusoria che reale, in realtà non esiste un singolo approccio c-c come
non esiste una terapia psicoanalitica unica e monolitica.
NASCITA DELLA TERAPIA DEL COMPORTAMENTO
(Pag.7-13)
Psicologia clinica, psicopatologia e psicoterapia: scienze applicate, cioè dirette
emanazioni della psicologia di base alla quale esse si collegano senza soluzione
di continuità (si basa su ciò che è osservabile, INTROSPEZIONE)
TERAPIA DEL COMPORTAMENTO
“Applicazione delle scoperte della psicologia sperimentale e delle scienze
connesse al problema di aiutare le persone a modificare gli aspetti del proprio
comportamento e della propria esperienza che procurino loro disagio ” (British
Association for Behavioural Psychotherapy)
Assunzioni Watson (1913, 1919)
Enunciati di base per un manifesto per una rivoluzione di psicologia
– scienza empirica, obiettiva e sperimentale al pari delle altre scienze naturali;
– oggetto della psicologia è il comportamento degli individui;
– scopo della psicologia è la previsione del comportamento degli individui;
– si basa su dati obiettivi e osservabili, pertanto l’introspezione non può
essere uno strumento di lavoro.
Psicologia strutturata come qualsiasi scienza e con gli stessi obiettivi
Relazioni organismo-ambiente
Origini della Behavior Therapy
Dagli anni ‘50 la BT è un sistema clinico definito, fondato sui risultati della
ricerca di base.
Skinner e Lindsey (1954): primi ad usare il termine "Behavior Therapy",
impiegata per riferirsi ad un approccio terapeutico sistematico ed alternativo
alla psicoanalisi (Eysenck, 1959)
Primi lavori:
– esposizione delle differenti tecniche obiettivo: produrre tecniche varie
e misurare l’efficacia indipendentemente dalla tecnica e dal paziente
– studio delle differenti classi di disturbi dell'inibizione reciproca.
3 gruppi di lavoro
Wolpe, Lazarus e Rachman in Sud-Africa
Desensibilizzazione Sistematica, basata sul principio dell’inibizione
reciproca:
la risposta d'ansia ad un determinato stimolo può essere inibita associando
a quest'ultimo (presentato in modo graduale) una risposta antagonista
(rilassamento), a livello fisiologico e comportamentale, dell'ansia.
Eysenck in Inghilterra
Visione sistematica teoria del comportamento
- Manifesto che evidenzia i punti di fondamentale disaccordo tra la
Behavior Therapy e l'approccio psicodinamico
- Ricerche valutative sull'efficacia della terapia psicanalitica (1952):
dimostra che NON ci sono risultati migliori rispetto alla remissione
spontanea dei gruppi di controllo.
Skinner negli Stati Uniti
Proposta di una seconda forma di condizionamento: condizionamento
operante, sintetizzabile nella formula R-S (rispsta-stimolo), esattamente
invertita rispetto al condizionamento classico.
Aspetti caratterizzanti della terapia del comportamento
Storici: nasce in contrapposizione alla psicoanalisi
Concettuali: “primato delle tecniche” tecniche efficaci a prescindere da
terapeuta e paziente
Metodologici: basata sull’elaborazione di teorie e pratiche cliniche in cui
vengono incluse solamente le variabili che possono essere definite in modo
operazionale, al fine di poterle misurare e manipolare.
DA RICORDARE
Prospettive comportamentali
APPRENDIMENTO: riferimento costante per la teoria del comportamento
Comportamento: in grande misura risultato di apprendimento, la sua
funzione è quella di modificare l’ambiente in base alla situazione che si sta
vivendo “Processo con cui si origina o si modifica un’attività
Apprendimento:
reagendo ad una situazione incontrata, ammesso che le caratteristiche del
cambiamento dell’attività non possano essere spiegate sulla base di
tendenze a rispondere innate, di maturazione o di stati temporanei
dell’‟organismo”. (Hilgard e Bower, 1966)
NEVROSI APPRESE
Comportamentismo: c’è continuità tra comportamento normale e patologico ed
entrambi sono frutto di apprendimento; QUINDI nevrosi e disturbi del
comportamento possono essere studiati in laboratorio, secondo i metodi e le
leggi della psicologia sperimentale.
Comportamento nevrotico = comportamento appreso per via
associativa (es. caso del piccolo Albert/Peter) o per via operante. I
comportamenti sono considerate sia le azioni motorie che azioni verbali, che
emozioni.
Esempi utili per capire come la nevrosi può essere appresa e guarita
1. Nevrosi indotta in laboratorio
Watson e Rayner (1920): il caso di Albert (11 mesi)
• emotivamente stabile, unica paura i rumori forti,
• presentazione di un ratto bianco (SN) e di un rumore forte (SI)
• dopo 7 prove Albert mostra paura del ratto
• generalizzazione della paura a stimoli simili (bianchi e pelosi)
Conclusione: molte delle fobie studiate in psicopatologia sono delle vere e
proprie risposte emozionali condizionate.
2. Nevrosi guarita in laboratorio
Jones (1924): il caso di Peter (2 anni e 10 mesi)
• Paura di cose bianche e pelose
• Procedura di decondizionamento con un coniglio bianco:
- Avvicinamento del coniglio in gabbia
- Coniglio libero nella stanza
- Cibo preferito di Peter e vicinanza del coniglio
- Gioco con altri bambini e vicinanza del coniglio
Risultato: Peter gioca con il coniglio e si lascia annusare le dita
!Però: molte forme di apprendimento degli organismi non possono
essere spiegate con il modello Stimolo-Risposta (S-R)!
CONDIZIONAMENTO CLASSICO (Pavlov): modello che non includeva il ruolo
attivo dell’essere vivente sull’ambiente circostante.
CONDIZIONAMENTO OPERANTE (Skinner)
La probabilità di emissione di un comportamento aumenta o diminuisce in virtù
dei suoi conseguenti.
Risposte che operano sull’ambiente (carattere interattivo soprattutto per le
conseguenze che poi operano sull’individuo).
Comportamenti da rinforzare deve far parte del repertorio comportamentale
dell’individuo.
Probabilità di emissione di un comportamento maggiore/minore in virtù dei
conseguenti.
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Introduzione alla psicoterapia cognitivo comportamentale - Parte 2
-
Chimica farmaceutica - introduzione
-
Fisica 1 - Introduzione
-
Biologia - Introduzione
- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
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