Introduzione alla pedagogia
Implicita la relazionalità con l’altro e con la sua fragilità che prevede la nostra responsabilità, l’incontro è sempre una provocazione a essere responsabili. Fortissima valenza pratica e teorica. Von Humboldt → innovatore delle attività pedagogiche nella Germania del tempo consentendo di approdare a risultati significativi, la professione dell’educazione è una professionalità di 2 dimensioni: primaria e secondaria. Secondaria = riguarda la materia di cui siamo esperti, molteplice. Primaria = riguarda il fatto che operiamo pedagogicamente come esseri umani che si relazionano con altri esseri umani.
Educare → dal latino ex ducere (condurre fuori), educare (deriva da edere che significa nutrire), arte della tracimazione di qualcosa che potrebbe rimanere latente ma deve venire fuori. Socrate credeva esistesse l’arte dell’educazione attraverso la quale l’essere umano può emergere. Possibilità di un nutrimento da un altro in un gioco dialogico, coltivazione che aggiunge qualcosa di ulteriore. Dinamismo creativo tra ciò che emerge dal soggetto e ciò che viene aggiunto da altri. Arte di generare con uno sguardo complesso a ciò che vi partecipa.
Il pedagogo era colui che etimologicamente accompagnava il bambino a scuola → allude all’accompagnamento. Quale scuola? In antichità si trattava di mentori mentre oggi la scuola si può intendere come un ovunque (Platone) → non si tratta di un rapporto specifico con il tutore ma soprattutto l’ovunque può educare o diseducare = se a casa impari qualcosa bene allora può essere educazione, se il maestro dice del buono è educazione, se la strada costruita è fatta bene allora è educazione = tutto educa o diseeduca → non si può non comunicare.
Quale cammino è importante considerare?
Inizialmente l’etimologia era riservata alla fase di età infantile focalizzando l’attenzione, mentre oggi usiamo termini come: long life (non esclusiva di una fase ma dura per tutta la vita), life deep (va in profondità e in altezza, ambito dei valori), life wide (ampiezza contestuale, tenere conto del contesto complesso delle cose, implica il dover spaziare).
Perché educhiamo?
La specie umana cambia per migliorare = legge del miglioramento per alludere a qualcosa che può farci progredire. L’educazione proietta in avanti in una funzione contestativa, mirata al cambiamento e allo spaziare verso territori sempre più estesi e conosciuti. Puntiamo a migliorare noi stessi per trovare la nostra realizzazione. L’utopia risulta essere il luogo che non esiste ma dovrebbe, il vero obiettivo della pedagogia, l’orizzonte a cui tendere e più grande di noi. Senza questa dimensione non si potrebbe tendere al miglioramento e non ci sarebbe alcun percorso.
Sindrome di Hikikomori
→ colui che si chiude nella sua stanza e si nega a qualsiasi apertura all’esterno reagendo a un tipo di contesto in maniera passiva e disattivandosi. Problema prevalente nel Giappone di qualche anno fa ma rischio che tutti possono correre → agorafobia = paura dell’esplorazione e dello spazio aperto. Può avvenire anche in pluralità creando dei gruppi chiusi a qualsiasi inter. Ciascuno ha uno spazio di vita, di libero movimento, che ha il diritto di crescere e nel quale sentirsi abitante, senza il rischio di venir invaso, deve infatti potervisi muovere con un senso di sicurezza. L’educazione è la prassi che ci permette di ampliare questo spazio anche in autonomia → area di sviluppo potenziale e prossimale (Vygotskij) che gli educatori dovrebbero aiutare a sbloccare per poter crescere.
Bruner → chiamava l’attività educativa scaffolding.
Piccola retrospettiva
- UNESCO → 50 anni fa cominciò a interessarsi direttamente dello stato dell’educazione nel mondo organizzando e lanciando una serie di ricerche, traendo alcune conclusioni e optando per alcune soluzioni. 1972 primo grande rapporto dell’UNESCO (di Fauré) sull’educazione: Imparare a essere, il capitale invisibile. Il problema espresso era che l’essere umano a tutti i livelli ha il diritto ad approdare al successo personale, tuttavia questo diritto è spesso contraddetto da ciò che mutila l’essere umano. Esiste un’invisibilità dell’essere umano ridotto al mutismo, molte delle sue possibilità rimangono latenti e clandestine (nascoste alla luce del giorno). All’educazione il compito trasversale di declandestinizzare il capitale umano invisibile.
- 1996/97 → Delors coordina un check up della situazione con un rapporto: Nell’educazione un tesoro. Si sottolinea che la crisi prima di essere economica è una crisi dell’educazione (scarto fra ciò che è e ciò che dovrebbe essere). Va in profondità nell’analisi per trovare 4 vie fondamentali per recuperare: attraverso l’educazione bisogna imparare a conoscere, a essere, a fare e a vivere insieme. In questi anni stavano emergendo sempre più prorompenti la sfida della convivenza con culture diverse in simili contesti = imparare a vivere assieme.
- Anni dopo cominciò ad entrare in gioco un nuovo termine: emergenza pedagogica, in cui confluivano tutti i temi dell’educazione. Divenne pressante la necessità di agire in un certo modo dal punto di vista pedagogico.
- Negli anni recenti le parole d’ordine sono diventate: educazione alla cittadinanza globale = uomo planetario, cittadino attivo e globale. La situazione di emergenza è oggi tradotta in catastrofe, ci si rende conto che ormai l’educazione non può più accontentarsi di scenari già visti ma deve immaginarsi qualcosa di realmente nuovo e sovversivo. Parlando di cittadinanza globale attiva essa potrebbe non essere soddisfacente o un esempio quando manca solidarietà e responsabilità.
Pedagogia
PEDAGOGIA = studio, riflessione, teoria e dottrine dell’educazione → tutto ciò che riguarda il mondo teorico e la sua critica. PEDAGOGISTA = colui che si occupa di ciò che riguarda l’educazione e la sua riflessione. EDUCAZIONE = pratica e attività, esperienza concreta.
- Pedagogia sull’educazione → riflessione fatta su quello che storicamente è avvenuto, teorie messe in atto, quadri educativi realizzati nel tempo.
- Pedagogia per l’educazione → ciò che si può fare oggi riguardo all’educazione, una ricerca con compito di progettare l’educazione per provocare cambiamenti attraverso di essa.
- Pedagogia dell’educazione → riguarda l’educazione stessa, quali elementi sono fondamentali per definire un’attività educazione, individuare i pilastri fondamentali per riconoscerla e distinguerla.
Metafora di Hegel sulla civetta e sulla talpa
La civetta si muove al tramonto, vede le cose nella notte, rimugina al buio (interpreta in maniera vigile e cosciente ciò che è successo alla luce del giorno, i cambiamenti d’epoca) costruisce così il suo sapere (similmente alla “pensosità”). Si potrebbe quindi dire che la civetta SA E NON FA. La talpa, cieca, scava le sue gallerie sotto terra, trasforma le cose dalle fondamenta, ma non ci vede, non ha lo sguardo che si spinge lontano, sembra lavorare/scavare senza sapere dove e perché, ...traccia percorsi senza sapere quale sia la loro via d’uscita. Si può quindi dire che la talpa FA E NON SA. Si tratta di due immagini complementari: la riflessione pedagogica dovrebbe integrare la “pensosità” e “l’operatività”.
Quando parliamo di educazione, riflettendo sui fatti educativi, alludiamo a un percorso trasformativo. Dobbiamo tener conto di un punto di partenza, uno di arrivo e il vero percorso → l’educazione ha a che fare con la realtà di partenza, il contesto da cui si parte, l’orizzonte verso cui ci si spinge e l’itinerario. Dal punto di vista pedagogico riguarda la riflessione su: realtà che ci sfida, traguardi/utopia e percorso da svolgere.
Ambiti di riflessione necessari in pedagogia
- Realtà che ci sfida = antropologia pedagogica → osservazione e intuizione = spinta alla profondità e alla comprensione della realtà.
- Riflessione sull’utopia/finalità = teleologia pedagogica → intenzione = tendere verso qualcosa.
- Percorso = metodologia pedagogica → attuazione = come e cosa fare, come muoversi in maniera pertinente per avvicinarsi ai traguardi. 3 FOCUS del corso
Pedagogia dell’indignazione
→ Freire
Pedagogia di comunità / interculturale → Milan
Pedagogia del dialogo → Buber
Tutto parte da una sorta di insoddisfazione nei confronti del punto di partenza in cui ci troviamo. Lion Feuchtwanger “Odisseo e i maiali” → rilegge un episodio dell’Odissea vedendo in Ulisse un punto di partenza, una meta e un’intenzionalità nel percorso. Episodio dei fiori di loto = non dimenticare il punto di partenza. I compagni di Ulisse trasformati in maiali vengono reinterpretati da Feuchtwanger → l’uomo che non si pone domande e rimane a sguazzare nel fango senza preoccupazioni.
Paulo Freire e la pedagogia dell'indignazione
- Nasce il 23 gennaio 1921 a Recife in Brasile, da genitori appartenenti a confessioni religiose diverse, dall’infanzia impara la “lezione del dialogo”. Negli anni dell’adolescenza vive l’esperienza della povertà/fame con la crisi del ‘29. Studi e laurea in giurisprudenza nonostante non fosse non era la sua vera vocazione e nel 1944 si sposa con Elza Maria Oliveira (insegnante).
- Si dedica sistematicamente ai problemi pedagogici, nel 1946 è professore all'univ. di Recife e nel 1956 ottiene il Dottorato in educazione degli adulti. 1962-64 Programma di alfabetizzazione in tutto il Brasile con metodo Freire. Con il colpo di Stato militare del 1964 viene imprigionato per 75 giorni, poi costretto a partire per l’esilio (in Cile e poi in altri Paesi).
- Fra 1964-69 è invitato all'Università di Harvard per dieci mesi. Nel decennio 1970-80 è "Consulente dell'Ufficio dell'Educazione" nel Consiglio mondiale delle Chiese a Ginevra. Nel 1980 torna in Brasile e fra 1989-91 è Segretario di Stato dell'Educazione a San Paulo.
- Negli anni 80-90 riceve Laurea Honoris Causa in 35 Atenei (tra cui l’Univ. di Bologna nel 1989). Muore il 2-5-1997 in Brasile a San Paolo.
La disumanizzazione si verifica in coloro che si vedono rubare la loro umanità, ma anche in quelli che la rubano. Il grande compito umanista e storico degli oppressi consiste quindi nel: liberare se stessi e i loro oppressori. Solo il potere che nascerà dalla debolezza degli oppressi sarà sufficientemente forte per liberare gli uni e gli altri. Solo nella misura in cui scopriranno di ospitare in sé l’oppressore potranno contribuire alla creazione comune della pedagogia che li libera. Finché vivranno il dualismo in cui essere è apparire e apparire è somigliare all’oppressore è impossibile farlo.
«Gli oppressi, che introiettano l’ombra degli oppressori e seguono i loro criteri, hanno paura della libertà, perché essa, comportando l’espulsione di quest’ombra, esigerebbe che il vuoto da lei lasciato fosse riempito con un altro ‘contenuto’, quello della loro autonomia, o della loro responsabilità, senza la quale non sarebbero liberi. La libertà, che è una conquista e non un’elargizione, esige una ricerca permanente [...], si lotta per la libertà perché non la si possiede [...]. »
Per Freire l’educazione implica indignarsi = Pedagogia dell’indignazione: Indignarsi di fronte a noi stessi – quando ospitiamo in noi l’oppressore - e di fronte alla realtà disumanizzante: è la tappa iniziale/essenziale di un processo che tuttavia, nell’ottica pedagogica, libera dalla tentazione dell’odio come pure dalla pratica della violenza, deve rivestirsi di speranza e assumere decisamente il compito di invertire la tendenza e di promuovere l’umanizzazione. È la via dell’educazione autentica. «Gli uomini sono tenuti, attraverso l’educazione concreta, a superare la ‘schizofrenia storica’ , che li vuole assenti dal mondo, e ad essere veramente ‘bagnati di realtà». Per Freire è impossibile stare al mondo senza fare qualcosa e senza pensare o accorgersi di quello che ci accade intorno.
Capitolo 2
Critica all’educazione depositaria poiché pone in contrapposizione l’educatore e l’allievo. La coscienza non può essere depositaria di contenuti ma deve essere problematizzante → l’educatore è intenzionalità e comunicazione attiva. Critica a molte modalità della comunicazione passiva in cui l’uomo non è coinvolto. La coscienza è sempre coscienza di...; esiste sempre l’altro e il mondo ma anche il dialogo con sé. Questa relazionalità deve venire da chi è protagonista. Critica alla solitudine del self-made man, l’uomo egocentrico che sembra non aver bisogno di nessun altro.
Superamento della contraddizione educatore-educando, non si tratta del rapporto di un soggetto con un quid. L’educazione autentica è sempre una mediazione, un dialogo in cui i 2 soggetti sono in stretta relazione fra di loro e con l’oggetto della conoscenza.
- Educatore dell’educando / educando dell’educatore = schema asimmetrico, senza possibilità di scambio
- Educatore/educando con educando/educatore = schema fluido senza ruoli fissi ma che consente uno scambio attivo!! Questo sistema deve prevalere in quanto permette di imparare in maniera attiva e reciproca, senza annullare le varie possibilità di scambio e potendo crescere assieme.
La conoscenza a livello di doxa (opinione prevalente, ciò che si sa passivamente) non deve prevalere sulla conoscenza come logos (senso profondo del significato). La pratica depositaria inibisce il potere creatore degli educandi coprendolo, mentre l’educazione problematizzante cerca di far emergere le coscienze rivelandole.
L'uomo è un essere in divenire, incompleto e inconcluso per questo l’educazione problematizzante non è cristallizzata ma una probabilità rivoluzionaria di futuro, una speranza. L’uomo non potrà mai realizzarsi da solo ma riuscirà nel suo intento solo unendosi con altri uomini e mettendosi alla prova nel mondo.
La riflessione pedagogica e la pratica educativa possono così fungere proprio da svegliatore: agire per la coscientizzazione della persona, la presa di consapevolezza rispetto alla propria condizione individuale e collettiva, sollecitando ciascuno ad essere di più, risvegliando domande fondamentali che mettono in moto meccanismi esistenziali, culturali, politici creativi e alternativi.
Capitolo 3
Azione e Riflessione sono due dimensioni strettamente interconnesse → la PAROLA senza azione azzera l’agire e si trasforma in verbosità = bla-bla-bla (parola inautentica e sterile). La PAROLA senza riflessione azzera il pensiero e si trasforma in attivismo = agire per agire (azione inautentica, sterile). L’esistenza non può essere muta, silenziosa, ma nemmeno può nutrirsi di parole false; bensì solo di parole vere, con cui gli uomini trasformano il mondo. Esistere umanamente è dare un nome al mondo, è modificarlo. Il dialogo è questo incontro di uomini, attraverso la mediazione del mondo, per dargli un nome, e quindi non si esaurisce nel rapporto Io/Tu.
I presupposti del dialogo secondo Freire
- Amore profondo per il mondo e per gli uomini: è il fondamento del dialogo, è un atto di coraggio, impegno dialogico. Contro la patologia dell’amore: sadismo in chi domina, masochismo in chi è dominato.
- Umiltà: come posso dialogare se alieno l’ignoranza, mi pongo come uomo differente, mi sento chiuso in un’élite di uomini scelti, se mi chiudo al contributo degli altri? L’autosufficienza è incompatibile con il dialogo. Se qualcuno non è capace di sentirsi e di sapersi uomo come gli altri, deve camminare ancora molto.
- Fede negli uomini: nel loro potere di fare e rifare. Di creare e ricreare. Nella vocazione a ‘essere di più’.
- Fiducia: Più che un presupposto è conseguenza del dialogo. Comporta la testimonianza, non può esistere se la parola non coincide con gli atti.
- Speranza: di inconclusione, ricerca permanente nella comunione. Non significa però incrociare le braccia e aspettare; mi muovo nella speranza, nella misura in cui lotto.
- Pensiero critico (pensiero vero): pensiero che percepisce la realtà come processo, ‘si bagna’ costantemente nella temporalità: l’importante è la trasformazione permanente della realtà.
A tu per tu con il mondo - Giuseppe Milan
Atto I: Vedo una belva!
Scena 1.1 Palcoscenico vuoto
Il protagonista della scena si trova chiuso nella sua dimora, un palcoscenico vuoto, in solitudine esistenziale priva di domande. Prova una specie di anestetizzazione, una ricezione passiva degli eventi → il dumbing down che impedisce un’interpretazione critica e oggettiva della vita, del mondo e degli avvenimenti. Come succede nell’episodio di Feuchtwanger dell’Odissea quando Ulisse ritrasforma i suoi compagni, dopo che Circe li aveva resi maiali, l’uomo moderno preferisce annegare il suo sguardo e rotolarsi nella melma disperdendo ogni curiosità o necessità di pensare, dubitare o prendere decisioni.
Modernità arida → L’anestetizzazione e l’addormentamento dell’essere umano sono oggi facilitati da...
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