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Linguaggi politici

Capitolo 1: La legittimazione del potere

Le ideologie: il liberalismo

Introduzione

Il liberalismo è una dottrina economica, politica ed etica. Si è diffusa prima in Inghilterra all'epoca della gloriosa rivoluzione (1688-89) e poi si è diffusa negli altri paesi EU nel 19° secolo. Successivamente, alla fine della Seconda guerra mondiale, tutta l'Europa occidentale fu nuovamente invasa, grazie alla sconfitta del nazifascismo, da un liberalismo rinnovato, tanto nei suoi contenuti quanto nelle sue forme. Tutte le costituzioni degli stati occidentali, nel dopoguerra, furono improntate al rispetto dei valori liberali fondamentali.

Il liberalismo si presenta come una dottrina della limitazione del potere, tuttavia una sua definizione univoca appare problematica. Questa difficoltà è determinata non solo dalla sua storia, legata allo sviluppo della democrazia moderna, ma anche dal fatto di essere un fenomeno politico che copre un lungo arco storico: dal 17° al 21° secolo. Il termine liberale si presta a un uso eterogeneo per cui può indicare di volta in volta tanto un'ideologia politica ed economica, quanto un atteggiamento di ordine etico e morale.

Esempi

  • Francia - Il liberalismo assume un carattere radicale in relazione alle rivendicazioni e al desiderio degli strati più colti della classe borghese di partecipare ai processi decisionali, a fronte di una politica autoritaria e a tratti conservatrice, attuata da Napoleone.
  • Inghilterra - Esso si configura come una dottrina attraverso cui viene legittimata l'azione della borghesia all'interno della società: non a caso il modello inglese è sempre stato considerato come l'espressione del liberalismo per antonomasia, il cosiddetto liberalismo classico. Tale diversità è coerente con il ruolo della borghesia inglese che cercò attraverso le dottrine liberali di stimolare l'affermazione dell'economia industriale a discapito della produzione agricola.

Economia

Il liberalismo, in senso economico, si presenta come liberismo o dottrina del laissez-faire (lasciate fare), ovvero come l'affermazione del principio generale secondo cui lo stato non deve intervenire nel regolare il libero mercato: le tariffe e le transazioni devono essere libere da restrizioni di ordine politico e i governi devono evitare il più possibile di condizionare la produzione e lo scambio di merci attraverso sussidi e agevolazioni di qualsiasi natura.

La cosiddetta teoria della mano invisibile del mercato elaborata da Adam Smith, esprime una concezione del benessere economico individuale e collettivo secondo cui gli individui, agendo in funzione del loro personale interesse, perseguono inconsapevolmente anche il benessere complessivo della società all'interno della quale operano.

Il liberalismo, in campo economico, difende in generale la libertà di impresa e di commercio, ma è connotato da sostanziali divergenze tra i suoi interpreti relative al welfare state (stato sociale), al ruolo del potere politico e al rapporto tra pubblico e privato.

Il liberalismo, in senso ampio, si evolve nel corso del 20° secolo, configurando forme di gestione dell'economia dove agli stati e al potere politico viene assegnata una funzione regolativa indiretta sul libero mercato. Attraverso leggi e provvedimenti governativi tesi a migliorare la distribuzione del reddito e ad evitare la creazione di trust (monopoli finanziari e produttivi che alterano i meccanismi della libera concorrenza), gli Stati hanno il compito di reagire alle distorsioni prodotte da una totale deregolamentazione delle dinamiche economiche; ciò si ottiene senza mai intervenire direttamente nel gioco economico, ma grazie alla fissazione di regole generali (azione indiretta) in grado di limitare fortemente tali fenomeni.

Politica

Il liberalismo, in senso politico, è una dottrina che ha avuto tra i suoi obiettivi più importanti la difesa dei diritti individuali e l'affermazione della dottrina dell’equilibrio e della separazione dei poteri. Ogni ideologia liberale si basa su una rigida difesa del diritto alla vita, alla proprietà e alla libertà cui si aggiunge l’Habeas Corpus.

Nel "Il Secondo Trattato sul Governo" di Locke (uno dei fondatori del liberalismo), si argomenta la difesa di tali diritti utilizzando giustificazioni di tipo giusnaturalistico. Il giusnaturalismo servì ai primi liberali per ancorare saldamente all'idea di natura la giustificazione dell’inviolabilità dei diritti individuali, sulla base di una loro supposta coerenza con un diritto naturale fondato sulla ragione, le cui norme sono universali, razionali e indipendenti dalle leggi positive.

Il liberalismo considera come fondamento della società e dello Stato: l'individuo con il suo corteo di diritti, tali diritti fondamentali, esaminati all'interno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (O.N.U 1948), consistono in:

  • Diritto alla vita: nessuno può essere privato della propria vita.
  • Diritto di proprietà: nessuno può essere privato dei suoi beni.
  • Diritto alla libertà: ogni individuo ha diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, credo religioso, inoltre ciascuno è libero di agire e condurre la propria esistenza come meglio crede. La collettività e il potere costituito possono intervenire limitando l'azione individuale solo per proteggere se stessi o per evitare o prevenire danni ad altri.
  • Habeas Corpus: è uno dei cardini della dottrina liberale: si intende quanto è esplicitamente affermato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’H (art. 9: Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato). Le sue origini sono inglesi e risalgono a un’epoca precedente la Magna Charta (1215) e il Bill of Rights (1689), fu richiamato in vigore nella Petition of Rights (1627). È un atto che sancisce il principio dell’inviolabilità personale - nessun individuo può essere arrestato e tradotto in carcere senza il giudizio dell'autorità giudiziaria competente che dovrà sottoporlo a un regolare processo e comunicargli chiaramente i motivi della sua eventuale detenzione.

La separazione dei poteri - Montesquieu

A questa serie di diritti si affianca la teoria e la pratica della separazione dei poteri enunciata nel 18° secolo da Montesquieu (1689-1755) nel suo trattato su "Lo Spirito delle Leggi". I tre poteri fondamentali dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario devono essere rigidamente separati e non possono essere esercitati insieme dallo stesso corpo politico o dalla stessa persona. I tre poteri:

  1. Legislativo - Il legislatore si occupa di fare le leggi ed è esercitato dal parlamento, ovvero dai rappresentanti eletti dal popolo.
  2. Esecutivo - Il governo che attua le leggi e riceve la fiducia dal parlamento, stabilisce la sicurezza.
  3. Giudiziario - La magistratura a cui si accede tramite concorso, punisce i delitti o giudica le liti dei privati.

La politica liberale si focalizza sulla concreta possibilità di edificare un ordine politico che impedisca ogni genere di abuso, dove i poteri fondamentali si bilanciano e si controllano vicendevolmente. Il liberalismo ha come sua peculiare caratteristica l’edificazione di ordinamenti politici in cui il potere non agisce mai in senso arbitrario, ma si esprime sempre attraverso regole chiave, universalmente condivise e rispettose dei diritti fondamentali.

Etica

Il grande mito liberale del contratto sociale che permette la nascita dello Stato pone a fondamento dell'ordine politico un patto originario stipulato tra uomini liberi. Questi ultimi decidono di abbandonare lo stato di natura in cui non erano soggetti a nessun potere costituito, ma solo al senso morale tipico degli esseri razionali, si associano al fine di meglio tutelare i propri interessi e i propri diritti.

Etica individualistica - Tipica del liberalismo. L'etica liberale ha come principi fondamentali la libertà individuale, la responsabilità e l'autonomia decisionale morale. La società esiste allo scopo di tutelare i suoi membri. L'individuo infatti è già allo stato di natura un soggetto razionale e autonomo, la società e il potere devono quindi essere al suo servizio.

Il liberalismo teorizza sostanzialmente l’egoismo individualistico, stimolato dalla libera concorrenza e dall'idea di responsabilità personale. In alcuni casi presuppone la necessità di una giustizia distributiva (redistribuzione del reddito, accesso alle cariche pubbliche e private) che non dipende da una concezione organistica e autoritaria del potere né giustizia commutativa (regola i rapporti tra i privati) ritenendo che lo stato non abbia il diritto di redistribuire le risorse per attuare una maggiore giustizia sociale.

Le teorie democratiche

Introduzione

Il termine democrazia fu introdotto in Grecia nel V secolo a.C. per indicare una specifica forma di governo e di organizzazione della polis. Dopo il 19° secolo, questa parola tende a designare un ordine politico percepito come giusto e legittimo. Infatti dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi quasi tutti gli Stati tendono a dichiararsi democratici fino ad assumere connotati di tipo etico e morale.

Le principali teorie democratiche (dopo le classiche trattazioni di Platone 427-347 a.C. e Aristotele 384-322 a.C. e in epoca medievale di Tommaso d'Aquino 1221-1274 e Marsilio da Padova 1275-1343) erano: la democrazia degli antichi era una forma di governo che poteva anche prescindere da una concezione della legittimazione del potere fondata sul concetto di popolo sovrano; quando nelle trattazioni politiche dell'antichità si fa riferimento al popolo come detentore del potere ciò non implica necessariamente che vi corrisponda una forma di governo di tipo democratico.

Demo moderna

La democrazia moderna si costituisce su una dottrina politica che individua nel popolo l'unico legittimo detentore del potere e nella democrazia rappresentativa la forma di governo più adatta a tale concezione della sovranità popolare.

La democrazia rappresentativa

Nella democrazia rappresentativa moderna il potere deriva dal popolo cui spetta la sovranità politica. È legittimo solo quel potere che si costituisce sulla base della volontà popolare. Quindi, nella democrazia moderna il popolo esercita il potere a maggioranza in forma diretta o indiretta:

  • Demo diretta: si ha la forma referendaria per cui le leggi o le azioni di governo possono essere sottoposte al giudizio del corpo politico sovrano ovvero il popolo che decide su di esse a maggioranza. La democrazia in Grecia è diversa da quella attuale rappresentativa perché era diretta e vigeva l’assegnazione a tutti i cittadini il diritto di deliberare intorno a tutti i casi.
  • Demo rappresentativa: si ha un potere costituito che rappresenta il potere costituente del popolo, per cui rappresentanti del corpo politico sovrano governano e amministrano la giustizia. Tutti gli Stati moderni che adottano la democrazia come forma di governo e di legittimazione del potere combinano la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta.

Questo permette al popolo di esprimersi attraverso i propri rappresentanti regolarmente eletti, con la possibilità di interrogare direttamente la volontà popolare attraverso un referendum. Nel corso della storia europea, i sistemi politici come il socialismo reale, il fascismo o il nazionalsocialismo (molto diversi dalle forme di democrazia rappresentativa di tipo liberale), ammettevano la rappresentanza e presupponevano che chi deteneva il potere lo avesse comunque ottenuto direttamente dal popolo.

La democrazia moderna è un insieme di valori e credenze che permette di derivare il potere politico dal popolo considerato sovrano. Tuttavia, non necessariamente scaturiscono da queste forme di governo democratiche come quelle praticate attualmente dai paesi occidentali, ma possono anche nascere sistemi dittatoriali o totalitari come ha sostenuto Talmon (del '900).

La democrazia liberale o sistema liberal-democratico

Il liberalismo si fonde col concetto stesso di democrazia e dà luogo al sistema liberal-democratico su cui si innesta il liberalismo. In tutti i paesi occidentali, le democrazie si sono evolute in senso liberale, andando a presupporre un sistema politico che esprime una sintesi tra il principio della sovranità popolare e il rispetto dei diritti umani, dove si garantisce la separazione dei tre poteri dello Stato, la libertà di impresa e libero commercio. Tutti i sistemi liberal-democratici si reggono su tre postulati:

  1. Il potere appartiene al popolo in senso desacralizzato.
  2. L'unica forma possibile di governo è la democrazia di tipo rappresentativo che ammette, a volte, il ricorso a forme di democrazia diretta come il referendum.
  3. Tale potere ha dei limiti espressi dai diritti individuali fondamentali, dalla dottrina della separazione dei poteri e dalla libertà economica.

Il popolo è un insieme di uomini concretamente esistenti. Storicamente si sono alternate due diverse concezioni di popolo riassumibili:

  • Nell’idea romantico-idealista di Volk (popolo in tedesco), il popolo inteso come condivisione di una stessa lingua, cultura e identità etnica cui possono aggiungersi anche elementi di ordine razziale.
  • In quella pragmatica e liberale derivata da un vincolo giuridico, si tratta di una concezione più debole in cui accanto al riconoscimento di una lingua prevalente in un determinato territorio, ci si riferisce a un patto di cittadinanza che individua i valori di cui membri sono tra loro uniti da un vincolo giuridico indipendente dalla loro appartenenza etnica.

Gli esiti tipici dell'ideologia liberal-democratica possono essere sintetizzati:

  1. Le uniche forme legittime di governo sono relative alla democrazia rappresentativa, limitata dai diritti dell'uomo, e rivolte, rivoluzioni o ribellioni di sorta risultano sempre contraddittorie e illegittime. Il popolo, o sua parte, ribellandosi o contestando un qualsiasi governo o l’ordine politico generale di un sistema liberal-democratico, si trova nella scomoda situazione di doversi ribellare contro se stesso o di ribellarsi ingiustamente. Se fosse la maggioranza a innescare una rivolta o una rivoluzione, allora si troverebbe nella situazione contraddittoria e insensata di dover ricorrere a un’azione violenta, nonostante il meccanismo elettorale dia comunque la possibilità ai cittadini di cambiare i propri governanti. Se, al contrario, fosse una minoranza, essa si troverebbe in una situazione di ingiustizia poiché sarebbe costretta a imporre con la forza le proprie idee a una maggioranza che si esprime in maniera contraria, all'interno di un contesto dove a tutti è concessa la libertà di opinione e di pensiero e di conseguenza la possibilità di convincere gli altri senza dover ricorrere all'uso della violenza.
  2. La liberal-democrazia, dove il potere appartiene al popolo ed è difesa e protetta la dignità di ogni essere umano, è uno dei migliori regimi possibili.
  3. Tale ordine politico è sostenuto da un’ideologia del progresso. Attraverso la libera partecipazione personale alla vita politica e sociale della collettività, il popolo può orientarsi a esprimere il massimo delle proprie possibilità, contribuendo dappertutto (politica, economia, tecnologia, scienza, cultura) allo sviluppo della società.

Quindi, dove la liberal-democrazia si afferma come regime, è possibile notare come essa presupponga al suo interno una collettività matura e consapevole di buoni cittadini che hanno a cuore il desiderio di partecipare alla gestione della cosa pubblica come corpo politico sovrano e una costante preoccupazione per la salvaguardia della libertà individuale.

La libertà umana secondo lo schema di John Stuart Mill (1806-1873)

  1. L'individuo è considerato arbitro di se stesso in senso fisico e morale, ha diritto alla libertà di pensiero e di opinione; la sua libertà può essere limitata solo nel caso in cui le sue azioni nuocciano ad altri.
  2. Ciascuno ha il diritto di scegliere liberamente la propria condotta di vita e la propria attività lavorativa.
  3. Deve sempre essere garantita la libertà di associazione per perseguire scopi socialmente inoffensivi.

Le tradizioni socialiste e il comunismo

Introduzione

Il socialismo si afferma dall'Ottocento ed è parallelo all'affermazione del capitalismo e di ciò che lo ha reso possibile: la rivoluzione industriale e il costituirsi della borghesia come classe egemone, detentrice del potere e arbitra del mercato. Si determinò così un ordine sociale fondato sulla razionalizzazione della produzione e sulla massimizzazione dei profitti che esclude qualsiasi considerazione politica, etica o sociale che non abbia come scopo e fine la riproduzione del capitale in un quadro teorico in cui le leggi dell'economia sono giudicate immutabili e naturali.

Il lavoratore

In questo contesto, il lavoratore non solo non è più proprietario degli strumenti con cui lavora, ma anche il prodotto dell'attività lavorativa viene alienato al possessore dei mezzi di produzione, in cambio di denaro (salario). L'effetto è un salario limitato, lavoratore in condizioni minime di sussistenza, a vantaggio del profitto determinato dal capitale e dalla sua accumulazione. Il lavoratore non aveva possibilità di migliorare le proprie condizioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silviacarini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Bellini Paolo.
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