Università Politecnica delle Marche Facoltà di Economia "Giorgio Fuà"
Corso di laurea in economia e commercio
Introduzione al diritto del lavoro
Prof. Paola Catalini Paoletti Nicolò
Anno Accademico 2021/2022
Introduzione al diritto del lavoro
Il diritto del lavoro si presenta come un diritto particolare, essendo un diritto che cambia continuamente, influenzato dal contesto economico-sociale del paese. Ovviamente è un diritto che si è evoluto nel tempo, il diritto del lavoro degli anni ’60 è totalmente differente dall’attuale diritto del lavoro. Il diritto del lavoro si interessa della tutela del lavoratore subordinato.
Divisione del diritto del lavoro
Il diritto del lavoro si può dividere in:
- Diritto del lavoro in senso stretto, ovvero la regolamentazione del rapporto di lavoro subordinato.
- Diritto sindacale
- Diritto della previdenza sociale
Fonte più importante del diritto del lavoro è la contrattazione collettiva, che è un elemento fondamentale del diritto sindacale. Altro elemento caratterizzante del diritto sindacale sono i sindacati, che sono associazioni non riconosciute, regolate dal Codice civile (artt. 36-37). Quella civilistica ovviamente è una definizione restrittiva.
Artt. 39 Principio della libertà sindacale. Statuto dei lavoratori, la legge più importante nell’ambito del diritto del lavoro, emanato nel 1970. Anche il diritto allo sciopero rientra nell’ambito del diritto sindacale.
Rapporto di lavoro e contratti
Come si costituisce un rapporto di lavoro? Alla base del rapporto c’è un contratto, un contratto tipico, che si compone di elementi essenziali ed accessori. La maggiore flessibilità improntata al diritto del lavoro ha portato a utilizzare dei contratti di lavoro differenti dai co.co.co. o co.co.pro. o il tipico contratto subordinato, come i contratti a termine e i contratti part-time.
Il contratto a termine viene visto con sfavore dal legislatore negli anni ’60, perché andava a svantaggio del lavoratore, e perché il datore nella maggior parte dei casi se ne approfittava. Il part-time invece è un tipo di contratto spesso usato dalle donne, per cause ovviamente familiari. Altre forme di lavoro, diffuse soprattutto nell’ultimo periodo sono il telelavoro o lo smart-working.
Obblighi del datore di lavoro
Ovviamente il lavoratore oltre ad essere il beneficiario di numerosi diritti, è anche titolare di altrettanti obblighi, come il datore di lavoro. I più importanti obblighi del datore sono:
- Obbligo retributivo;
- Obbligo di sicurezza, ovvero tutelare la salute del lavoratore;
Sull’ultimo obbligo, era diffusa per molto tempo la monetizzazione del rischio, ovvero il datore di lavoro offriva qualcosa in più in busta paga al lavoratore per convincerlo ad operare in condizioni rischiose, e questa monetizzazione per un certo periodo fu anche accettata dai sindacati.
Lezione 28/09/2021: Antefatti del diritto del lavoro
Il diritto del lavoro dal punto di vista giuridico è una conquista relativamente recente, fine ‘800 inizio ‘900. Da un punto di vista storico e metodologico, la condizione socio-giuridica che consente la nascita del diritto del lavoro, è l’avvento dello stato sociale. Prima dello stato sociale, era diffuso lo stato liberale, in cui il potere è in mano a pochi, o addirittura ad una persona, la quale disciplina la vita sociale non attribuendo dei diritti e degli obblighi come accade oggi, ma concede a sua discrezione delle facoltà o delle prerogative che non possono essere qualificate come diritti.
Tale situazione non garantisce libertà, perché chi è sottoposto al potere si trova direttamente nelle mani di chi il potere lo detiene. Questa situazione inizia a modificarsi attraverso eventi forti e traumatici, le rivoluzioni, in particolare quella americana e francese. Queste rivoluzioni hanno il merito di porre l’attenzione all’interno di un contesto sociale sul riconoscimento dei diritti di libertà. I diritti sociali. Da tali diritti si affermerà lo stato sociale, il welfare.
L’evento più importante dell’avvento del diritto del lavoro è la rivoluzione industriale (seconda metà Ottocento), che porta all’affermazione della grande impresa. Altro evento fondamentale è la nascita dei primi movimenti sindacali, che tutelano gli interessi dei lavoratori. Oltre a ciò, anche un forte appoggio da parte della politica agli interessi dei lavoratori.
Anche la dottrina cattolica copre un ruolo importante per la formazione del diritto del lavoro, che porta la tutela della persona. Lo stato sociale non è altro quindi, che la risposta ad una situazione di incertezza. Ovviamente, vista l’influenza del clima politico sullo stato sociale, la legge ordinaria non basta più per mantenere la stabilità. A questo punto tali diritti sociali, devono essere introdotti in un dettato costituzionale, dando così una maggiore garanzia di stabilità. Con l’emanazione della costituzione si stabilizza una situazione giuridica che crea i capisaldi su cui fondare ed evolvere il diritto moderno.
In questo contesto modificato e stabile, con obblighi scritti, lo stato assume su di sé un compito, ovvero quello di attuare prestazioni sociali. Questa diventa una funzione primaria, svolta anche attraverso istituzioni. Nello stato liberale invece, questa funzione non c’era. Queste prestazioni sociali (assistenza ai malati, sussidi di disoccupazione, …) vengono effettuate attraverso una più equa redistribuzione del reddito. Attraverso questa redistribuzione si realizza l’obiettivo della sicurezza sociale.
Instabilità dello stato sociale
La sicurezza sociale è un principio che sancisce la libertà dell’individuo, ovvero la mancanza del bisogno, che porta alla dignità della persona. Questi sono i tre principi su cui si basa lo stato sociale. Questa situazione ha iniziato però ad evidenziare elementi di instabilità. Il primo elemento di instabilità è l’aumento delle pretese dell’individuo nei confronti dello stato, e questo ha portato ad un aumento smisurato della spesa pubblica.
Questo aumento è stato causato anche dall’affermazione di chi governa di principi che hanno causato questa forte instabilità, come l’affermazione del principio dell’universalità delle prestazioni dello stato. Aumentano così le prestazioni assistenziali e previdenziali. Questo presuppone che ci siano dei fondi da utilizzare per tali prestazioni, ma che con il passare del tempo questi fondi sono venuti a mancare, per scelte sbagliate dei governanti.
Altro elemento di instabilità riguarda i partiti politici, che prima erano espressione di democrazia, e ora hanno portato all’affermazione del regime partitocratico, ovvero un regime che si basa sulla raccomandazione. Anche questa è stata una distorsione dello stato sociale. Un elemento ancora di instabilità è stata la legislazione fiscale. Nel nostro paese la pressione fiscale è molto elevata e ciò determina una forte evasione fiscale da parte dei cittadini, tale fenomeno non riesce a far ottenere allo stato un sufficiente gettito fiscale. Questo ha determinato delle ingiustizie sociali.
Ulteriore elemento di instabilità, che al contrario doveva essere un elemento di forza, è l’entrata dell’Italia nell’Unione Europea, questo perché l’Europa chiedeva una stabilità finanziaria e una riduzione della spesa pubblica. Questo ha creato problemi perché un’unione non deve basarsi solo su elementi economici, ma anche e innanzitutto deve basarsi su elementi culturali, ed un’unione culturale europea non c’è mai stata.
Altro elemento di turbativa dello Stato sociale, ricade sulla pubblica amministrazione, che sulla carta dovrebbe avere il compito di soddisfare i bisogni dei cittadini, ma nella maggior parte dei casi rende difficile tale operazione. La burocratizzazione è elemento che rallenta il funzionamento dello Stato.
Nuove proposte per lo stato sociale
Si iniziò a pensare quindi, di riorganizzare lo stato sociale, su principi economicamente e socialmente più stabili. Nel 2009 si è tentato di proporre di scrivere una riorganizzazione del futuro modello sociale, il modello sociale. Questo libro si è basato su dei punti di riferimento ben precisi:
- La persona, come valore centrale;
- La famiglia;
- La comunità;
- Il territorio.
Questo libro ha analizzato il modello sociale italiano, mettendo in evidenzia la situazione fortemente squilibrata, ed ha poi ipotizzato una nuova forma di modello sociale delle opportunità e della responsabilità. Ciò significa che si creasse un modello basato sulla redistribuzione della ricchezza, e quindi sull’equità, ma anche sulla sostenibilità sociale del modello, sintetizzato nell’aumento delle nascite.
Questa sostenibilità si sviluppa assegnando allo Stato solo compiti di regia e non compiti di erogazione dei servizi, che devono essere effettuati dalle istituzioni decentrate, creando così i corpi intermedi, ovvero corpi che si inseriscono tra stato e cittadino.
Caratteristiche del nuovo modello sociale
Questo modello deve avere tre caratteristiche:
- Universale
- Selettivo
- Personalizzato
Caratteristiche che sembrano opposte tra di loro, ma ogni persona ha diritto di accedere alle prestazioni sociali (universalità), lo stato però deve essere selettivo nell’erogare le prestazioni (selettività), che devono essere erogate alle persone che ne hanno realmente bisogno (personalizzato). Questo modello funziona con la collaborazione dei diversi enti.
Il nuovo modello sociale basato si sulle caratteristiche della persona e della famiglia, si basa soprattutto sulla sostenibilità sociale, ottenuta da un universalismo selettivo.
Genesi del diritto del lavoro
Il così detto “genitore” del diritto del lavoro, è la legislazione sociale. Questo periodo antecedente il diritto del lavoro può essere diviso in due fasi:
- Periodo preunitario, che si caratterizza per la nascita di una struttura che prende il nome di società di mutuo soccorso. Queste società venivano organizzate in base ad una comunanza professionale (in base all’attività lavorativa svolta), ed erano una sorta di casse mutue finanziate, create attraverso versamenti su base volontaria dei membri, che decurtavano una parte del loro salario. Questo permetteva ai lavoratori che temporaneamente non potevano lavorare di continuare a percepire il salario. Lo stato nei confronti di queste società all’inizio ha un atteggiamento di indifferenza, perché queste società in qualche modo arginavano il malcontento sociale. Col tempo però le cose cambiano perché si viene a formare la coscienza di classe, e allora le società di mutuo soccorso vengono avvertite come pericolose, perché di fatto diventano centri di aggregazione dei lavoratori e dei loro interessi, e quindi hanno incominciano ad avere una fisionomia parasindacale. Tanto che nel 1866 viene emanata dallo stato una legge che sottoponeva queste società a rigorosi controlli statali questo per garantire che non avessero finalità aggressive rispetto allo stato. Anche dopo che esauriscono la loro funzione le società hanno un merito, quello di avere evidenziato la necessità di tutela collettiva attraverso degli strumenti previdenziali.
- Periodo postunitario, è un periodo in cui lo stato incomincia a riconoscere l’utilità di strumenti previdenziali alimentati con il contributo della collettività. Lo stato allora da vita a tutta una serie di atti normativi di legislazione sociale (1881 istituzione della cassa di previdenza per i dipendenti dello stato, 1898 istituita l’assicurazione obbligatoria per gli infortuni sul lavoro, destinata a coprire anche gli infortuni fortuiti). Si sono create a questo punto le condizioni sociali affinché si possa incominciare a parlare di vero e proprio diritto del lavoro.
Il diritto del lavoro: definizione e ambiti
Per diritto del lavoro si intende la tutela del lavoro, il lavoro umano può essere analizzato e regolamentato sotto due aspetti, un aspetto di tipo economico e uno di tipo giuridico. Il lavoro dal punto di vista economico riguarda una qualsiasi attività psicofisica che comporta una spendita di energia e che sia idonea a soddisfare un bisogno individuale o collettivo e sia indirizzata alla produzione o allo scambio di beni e servizi.
Dal punto di vista giuridico riguarda il rapporto tra il lavoratore e il datore di lavoro. Il lavoratore che presta la propria attività, e il datore di lavoro si avvantaggia di questa attività. Ciascuno dei due soddisfa i propri interessi, il lavoratore da questa attività trae sostentamento economico, ma anche il datore di lavoro attraverso l’attività del lavoratore ottiene un interesse dal punto di vista economico. Il lavoro, di cui si occupa il diritto del lavoro, in questa duplice accezione, riguarda il lavoro subordinato ma anche il lavoro autonomo anche se disciplinato dal diritto commerciale e non quello del lavoro.
Il diritto del lavoro è l’insieme di norme che regolano il rapporto giuridico tra il datore di lavoro e il lavoratore, ed è un diritto che è portante nello stato sociale, e nei concetti di sicurezza sociale.
Lezione 04/10/2021: Evoluzione del diritto del lavoro
La nascita del diritto del lavoro si può ricondurre nel periodo della seconda rivoluzione industriale con la diffusione della grande impresa. In un primo momento però questo non garantisce una stabilità economica, anzi le condizioni dei lavoratori sono pessime. Solo con Giolitti si iniziò a parlare di vero e proprio diritto del lavoro e di tutela del lavoratore.
Il lavoro è stato sempre oggetto di regolamentazione, ancor prima che nascesse il diritto del lavoro vero e proprio il lavoro era un fenomeno rilevante che aveva già una sua regolamentazione. Ad esempio, nel mondo romano, dove era diffusa la schiavitù che giuridicamente veniva catalogata come locatio omnis (affitto dell’uomo). Quest’ultimo era un contratto. In questo caso però il lavoro umano veniva considerato come un oggetto. Per quanto riguardava le persone libere il contratto era differente, e si parlava di locatio operarum, che era l’affitto delle opere. Anche il lavoro autonomo veniva regolamentato attraverso la locatio operis, sempre un contratto.
Nel medioevo erano diffuse le corporazioni che erano delle associazioni professionali che avevano la particolarità di accogliere al loro interno sia lavoratori che datori di lavoro. Ovviamente queste erano diffuse nel settore artigiano e delle piccole imprese. Le corporazioni sancivano degli statuti che regolavano l’attività lavorativa all’interno della bottega artigiana. Dal medioevo si passa alla rivoluzione industriale che determina però una sorta di pauperismo diffuso, perché l’uomo che lascia la campagna per andare in fabbrica non riesce ad arricchirsi, e soprattutto lavorava in condizioni davvero pessime, perché ancora non c’era una disciplina per il lavoro.
Una prima regolamentazione la troviamo nel Codice civile del 1885 anche se con un’unica regola, che permetteva al lavoratore di lavorare per un tempo limitato. Per potersi tutelare i lavoratori cominciarono a sentire il bisogno di associarsi, ed è qui che nacquero i primi movimenti sindacali. Queste prime associazioni non venivano viste di buon occhio dallo stato che le trovava causa di disequilibri sociali. Bisogna aspettare i primi del ‘900 per veder lo Stato agire nei confronti della tutela dei lavoratori.
Il diritto del lavoro è un insieme di norme che disciplinano il rapporto di lavoro, e che tutelano non solo l’interesse economico, ma anche la libertà, la dignità e la personalità del lavoratore. L’obiettivo del diritto del lavoro è quello di tutelare la parte debole del rapporto, ovvero il lavoratore. All’interno del diritto del lavoro confluiscono norme di diversa natura, come norme privatistiche, norme di natura pubblicistica che sono quelle norme che impongono degli obblighi legali alle parti, e le norme fattizie che derivano da un fatto, quello del contratto collettivo, che nell’ambito del diritto del lavoro assume la funzione di legge, e diventa una delle fonti del diritto del lavoro.
Quindi il lavoratore, attraverso gli interventi predisposti dal legislatore cerca di recuperare una posizione di parità, attraverso una serie di norme di natura differente. Questa posizione di debolezza verrà attenuata attraverso alle norme del diritto del lavoro e attraverso il movimento sindacale. Si cerca quindi di ottenere una situazione di uguaglianza, che più considerarla un principio, viene considerata uno status o una prescrizione dal punto di vista giuridico.
La posizione tipica del contraente nel diritto privato, la posizione di autonomia privata, non si ritrova nel diritto del lavoro, perché essa ha una serie di limitazioni causate dalla diseguaglianza.
Modifiche del diritto del lavoro
Il diritto del lavoro ha subito delle numerose modifiche. La prima è quelle del codice del 1885. Si dovrà aspettare molto tempo prima di ottenere una vera e propria regolamentazione. Una prima svolta si ha nel 1924, con una legge che dispone una regolamentazione del lavoro degli impiegati. Nel codice del 1942 si apre una fase moderna del diritto del lavoro, la fase dell’incorporazione. Incorporazione significa che il diritto del lavoro viene incorporato all’interno del Codice civile, però dentro al codice c’è una regolamentazione del diritto privato e del diritto civile.
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