Introduzione al calcolo di reazioni
vincolari in strutture isostatiche
1. Statica dei corpi rigidi
1.1 Forza e momento di una forza
Una struttura è normalmente soggetta all’azione di carichi (ad esempio il peso proprio, la folla, la
neve) e l’effetto visibile che possiamo percepire, anche se lieve, è il fatto che la struttura si sta
deformando. Ad esempio una trave appoggiata ai due estremi, sotto effetto di forze, nel tempo si
inflette e il punto in mezzeria subisce un abbassamento.
C’è un forte dualismo tra statica (forze) e cinematica (spostamenti e deformazioni). Possiamo vedere
la forza come la causa che produce come effetto uno spostamento. Nell’intera dispensa,
distingueremo con due colori diversi i due ambiti.
Anzitutto parliamo di forze, e per farlo occorre introdurre il concetto di vettori. Un vettore è un oggetto
dotato di una direzione, un verso e un’intensità. La forza non è altro che un vettore applicato in un
punto. La gravità è ad esempio una forza. Se chiamiamo l’asse della trave asse , le grandezze statiche
nel piano hanno tre componenti: forza orizzontale , forza verticale e momento . Ora, se una
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forza non è direttamente visibile, lo è il suo effetto sulla struttura, che è appunto quello cinematico
(vediamo ad esempio un corpo che cade a terra). Per il dualismo statica-cinematica citato, una forza
orizzontale produce uno spostamento orizzontale , una forza verticale uno spostamento verticale
e un momento una rotazione (Figura 1).
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Figura 1
Introduciamo il concetto di momento di una forza. Come detto, il momento è la grandezza statica che
produce rotazione. Definiamo il momento di una forza applicata in un punto rispetto a un polo
(Figura 2a) come il prodotto vettoriale tra
e la forza . Secondo la definizione di prodotto vettoriale
(si rimanda all’algebra lineare), l’unica componente di che ha efficacia è quella ortogonale a , ed
è definita braccio . Per semplicità, per trovare il braccio di una forza rispetto a un polo, basta tracciare
la retta d’azione della forza e la parallela a tale retta passante per il polo. Il braccio è la distanza tra
le due rette (Figura 2b) ed il momento di rispetto a è quindi , e si considera positivo se
antiorario, negativo se orario. Sempre secondo la teoria dei vettori, il momento ha direzione
ortogonale al piano, e si rappresenta come in figura 1 in basso. Nella Figura 2c, il polo appartiene
alla retta d’azione della forza, per cui essendo il braccio nullo è nullo anche il momento. A livello più
intuitivo, questo corrisponderebbe a spingere una porta sul suo cardine: l’effetto cinematico è
ovviamente che la porta non si apre. Più la forza che spinge la porta si allontana dal cardine, e quindi
più il braccio aumenta, maggiore è l’effetto cinematico prodotto.
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Figura 2
Nella Figura 3 è rappresentato un sistema di forze applicate, espresse in , e se ne vuole calcolare
il momento risultante rispetto al polo (origine del sistema cartesiano). Le distanze siano espresse
in metri.
Figura 3
3
Dal calcolo otteniamo:
= 200 0 + 100 3 + 200 3 − 300 1 − 50 6 + 500 − 300
(0)
= 500
Da notare che i due momenti 500 Kgm e – 300 Kgm devono essere sommati così come sono senza
aggiungere braccio e anche se applicati nel polo.
Oltre a definire il momento di una forza, dobbiamo introdurre il concetto di coppia di forze. In figura
4 osserviamo due forze uguali, opposte e parallele, poste a distanza .
Figura 4
Queste due forze sono definite coppia di forze, la quale equivale a un momento in questo caso orario
che ha valore − ed è indipendente dal polo. Nel calcolo dei momenti di un sistema di forze rispetto
a un polo, le coppie vanno sommate anche se applicate nel polo, come nell’esempio precedente. Ora,
facendo uso di una coppia di forze, dimostriamo che l’effetto cinematico di un momento è una
rotazione. Nella figura 5a è rappresentata una porta, e le due forze, che costituiscono una coppia,
rappresentano due persone che spingono e tirano la porta con la stessa intensità ma in due punti
diversi.
Figura 5
La persona che tira la porta verso l’alto, a massima distanza dal cardine, ovviamente ha effetto
cinematico maggiore della persona che spinge la porta, con la stessa intensità, ma a distanza minore.
L’effetto finale è che la porta ruota in senso antiorario (Figura &nb