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Testimonianze dei contemporanei

Virgilio diventa subito un classico

Properzio, nel suo II libro, successivo al 25, dopo aver parlato di Bucoliche e Georgiche, annuncia l’Eneide, per cui Ovidio, Homerum non è più Ennio, ma Virgilio, che scrive un testo di epica nazionale. 1,1 fa il verso al proemio dell’Eneide, Amores anche fonicamente: si presenta come poeta pronto a cantare l’epica, ma Cupido ruba un piede dell’esametro e gli fa comporre distici elegiaci.

Mi preparavo a narrare in un metro solenne le armi e le guerre violente, argomento adatto al ritmo; il verso di sotto era uguale al primo, ma si dice che Amore rise e gli tolse un piede. "Chi ti ha dato diritti sui versi, ragazzo insolente?

Arma gravi numero violentaque bella parabam edere, materia conveniente modis. Par erat inferior versus; risisse Cupido dicitur atque unum surripuisse pedem. "Quis tibi, saeve puer, dedit hoc in carmina iuris?

1, 15 fa l’elenco degli autori tra i Amores, quali vorrebbe essere inserito e dice che le opere di Virgilio verranno sempre lette. 2 fa, rivolgendosi ad Augusto, l’apologia della sua Tristia, Ars amatoria e osserva la storia letteraria, notando che le opere d’amore non hanno mai giustificato la relegatio, anche perché, lui dice, il libro più letto dell’Eneide era il IV. Usa l’incipit dell’Eneide in senso letterale: Enea ha portato le armi (anche intese come genitali maschili) nel talamo di Didone e la sua virilità è venuta meno.

Virgilio (70-19 a.C.)

Bucoliche 42-39; Georgiche 38-29 (presuppone il triplice trionfo di Augusto del 29); Eneide 29-19 tutte in esametri.

Proemio Egloga VI, Bucoliche

Prima Syracosio dignata est ludere versu nostra, neque erubuit silvas habitare, Thalia. Cum canerem reges et proelia, Cynthius aurem vellt, et admonuit: "Pastorem, Tityre, pinguis pascere oportet ovis, deductum dicere carmen." Nunc ego (namque super tibi erunt, qui dicere laudes, Vare, tuas cupiant, et tristia condere bella) agrestem tenui meditabor harundine musam.

Da principio la mia Musa si degnò di scherzare col verso teocriteo né arrossì di abitare le selve. Volendo cantare i re e le battaglie, Apollo (mi) tirò un orecchio e (mi) ammonì: "O Titiro, bisogna che il pastore pasca pecore pingui, (e) componga un carme dimesso". O Varo, ora io andrò modulando una poesia bucolica con la tenue canna (e infatti coloro che desiderano fare le tue lodi e descrivere le tristi guerre ti saranno d'avanzo).

Egloga VI: canto di Sileno nelle Bucoliche è detto pathetic fallacy, la natura compartecipano del canto, in cui si uniscono miti di cosmogonia, amore e metamorfosi; è l’Ars neoterica, vd. la citazione dell’epillio di poetica Calvo è un “proemio al mezzo” secondo l’attenzione strutturale tipica alessandrina, cioè un secondo proemio che si trova verso la metà dell’opera in cui il poeta fa affermazioni programmatiche.

Qui Virgilio si presenta come il Teocrito latino, cioè come poeta di poesia bucolica, e ne rivendica il primato: il primus ego tipico dei poeti che trasportano per primi un genere greco in letteratura latina (cfr. rapporto Orazio-Alceo; Ennio che si afferma successore di Omero di contro al predecessore Nevio); ciò è anche sintomo della profonda coscienza dei Latini del loro ritardo rispetto ai Greci.

Ludere: la poesia è leggera, disimpegnata. Deductum: da deducere, accompagnare, prendere da una matassa un filo sottile (vd. Orazio deducta tenui filo) apostrofe a Varo (Alfeno Varo, console nel 39) con recusatio (cfr. elegiaci), che omaggia con la poesia tenue perché Apollo gli ha vietato l’epica (reges et proelia).

Titiro è l’alter ego di Virgilio. Tenuis = sottile, pinguis = in contesto pastorale: dichiarazioni programmatiche di stampo callimacheo. vd. prologo degli, poesia elegiaca in 4 libri:

  • Telchini: detrattori di Callimaco
  • Il bersaglio critico di Callimaco sono i grandi poemi del ciclo, non direttamente Omero, perché preferisce una poesia breve ma raffinata
  • Interpretato dai Latini come un rifiuto dell’epica

Critica di A. Cameron: Callimaco si riferiva a tutta la poesia lunga, quindi anche elegiaca e non solo epica. La letteratura latina delle origini (teatro ed epica) è estesa e si rivolge ad un ampio pubblico: Ennio il sogno come investitura poetica (nella “reincarnazione” di Omero).

Essa nasce prende da Callimaco quando i filologi alessandrini stanno sistemando la letteratura greca, ma l’adesione ai principi callimachei degli antichi non è totale come quella dei neoteroi, (cfr. Virgilio e Orazio con le Odi civili). Investitura poetica di Apollo Licio, uguale in Virgilio, ma con variatio. Callimaco è un poeta che scrive, non canta. Metafora della via, originale in Callimaco, è frequente in letteratura latina.

Proemio Libro III, Georgiche

Virgilio parla di un’opera successiva, di un progetto epico-storico di tipo enniano, invece l’Eneide sarà epico-mitologica. All’interno delle Georgiche, il libro III tratta dell’allevamento dei bovini, poema epico-didascalico. Euristeo è il re che aveva imposto le fatiche a Ercole; Ila è il fanciullo amato da Ercole (il mito è ricordato nella egloga VI).

Virgilio riprende il principio callimacheo superandolo col suo poema, perché Callimaco rifiutava il genere epico. L’Eneide si configura come un poema epico nazionale (un “tempio” in onore di Ottaviano), un nuovo poema omerico che sostituisca quello di Ennio (vd. allusione all’epitaffio di Ennio) e che soddisfi anche i principi callimachei, dando gloria alla patria (schema ricorrente nei poeti latini).

Boschi di Molorco: ripresi in Stazio, allude ai giochi nemei, il cui furono istituiti da Ercole in occasione dell’uccisione del leone nemeo + Callimaco racconta della battaglia di Ercole coi topi nella capanna di Molorco (attenzione per gli aspetti minori del mito).

Motivo encomiastico: augura che Ottaviano conquisti i Britanni e le rive del Gange; il riferimento al Nilo rimanda alla vittoria di Azio, insieme ai rostri delle navi di Antonio e Cleopatra fusi + annuncio della celebrazione della stirpe troiana L’invidia per Virgilio e Ottaviano sarà confinata nel Tartaro. Mecenate è quasi una divinità ispiratrice. In chiusura appare l’ultimo riferimento al poema guerresco, celebrativo e mitologico.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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