Riassunto intermediari finanziari non bancari
Il rischio: aspetti definitori e tassonomici
Il rischio deriva sia dall'aleatorietà delle variabili che governano gli scambi sia dalla razionalità limitata e dal limitato set informativo di chi li realizza.
Rischi puri (assicurativi): manifestazione unidirezionale, si palesano al verificarsi di eventi che producono esclusivamente effetti negativi; la loro gestione è oggetto specifico dell'attività assicurativa, cioè l'attività di trasformazione dei rischi puri per le unità di domanda in rischi speculativi per le unità di offerta, secondo una logica di gestione in pool.
Rischi finanziari (speculativi): duplice manifestazione, essendo legati al verificarsi di eventi che producono effetti positivi o negativi di diversa intensità.
Il rischio puro è tanto più elevato quanto maggiore è la probabilità di manifestazione dell'evento sfavorevole e quanto maggiore è il danno generato dal verificarsi dell'evento aleatorio.
Rischi LFHI (low frequency, high impact): eventi tragici che pur manifestandosi raramente, possono incidere fortemente sull'equilibrio reddituale/patrimoniale dell'unità economica considerata.
Rischi HFHI (high frequency, high impact): elevata frequenza ed elevato impatto, i quali possono mettere seriamente a rischio la sopravvivenza dell'unità economica.
Rischi LI (low impact): indipendentemente dalla frequenza generano perdite relativamente limitate.
I rischi associabili a perdite contenute possono essere governati attraverso la strategia keep, sottoponendo a revisione i processi (per le imprese) e le azioni/situazioni (per le famiglie) che generano le perdite in questione.
I rischi con bassa probabilità di accadimento, ma caratterizzati da perdite potenziali assai rilevanti, devono essere governati mediante la strategia insure, sottoscrivendo contratti che consentono di trasferire il rischio alle compagnie di assicurazione.
I rischi core sono quelli che non possono essere trasferiti, se non abdicando temporaneamente alla propria mission aziendale. La gestione di questi rischi non può pertanto prescindere dall'assunzione di scelte strategiche legate all'individuazione dei mercati e dei settori in cui operare, all'adozione di politiche di delocalizzazione, di integrazione o esternalizzazione.
I rischi non core identificano una categoria di rischi cui l'impresa è esposta come conseguenza dell'attività che svolge, possono essere gestiti sia mediante soluzioni che impattano sulla strategia aziendale, sia attraverso strumenti di copertura finanziaria e trasferimento assicurativo.
Il risk pooling e il principio mutualistico: benefici e costi delle asimmetrie informative
Secondo il principio mutualistico il costo complessivo degli eventi dannosi può essere ripartito sull'insieme di soggetti esposti alla medesima tipologia di rischio.
Il principio della mutualità può realizzarsi solo quando sono contemporaneamente presenti tre circostanze:
- Esistenza di un gruppo di soggetti che potranno essere colpiti dallo stesso evento;
- Messa in comune dei rischi;
- Contribuzione pro quota alla copertura delle conseguenze negative dei rischi considerati.
Nell'ottica della compagnia di assicurazione è necessario che il valore complessivo dei risarcimenti liquidati durante l'esercizio non superi il valore complessivo dei premi incassati.
L'esistenza di asimmetrie informative determina un aumento del numero di eventi sfavorevoli con conseguente innalzamento dei premi assicurativi e formazione di un circolo vizioso che può condurre rapidamente il mercato verso il fallimento.
L'unica soluzione praticabile in un contesto di asimmetrie informative è individuare una percentuale da applicare a tutti gli assicurati. C'è però da considerare l'effetto patologico in base al quale l'assicurato peggiore manda via quello migliore.
Le tipologie di strumenti assicurativi e le finalità di impiego
I prodotti assicurativi sulla vita consentono di soddisfare un'esigenza di tipo economico al sopraggiungere di un evento attinente alla vita umana; i prodotti assicurativi contro i danni permettono all'assicurato di tutelarsi da eventuali perdite patrimoniali che possono insorgere al verificarsi di eventi particolari, in base alle condizioni previste dal contratto di assicurazione.
Le polizze di capitalizzazione hanno natura esclusivamente finanziaria, non esistendo alcuna relazione con eventi attinenti alla vita umana: rientrano in tale classe le polizze rivalutabili, le unit e le index-linked. Sono prodotti finanziari veri e propri, possono essere utilizzati dalle unità dei diversi settori istituzionali con finalità di investimento.
Regolamentazione e struttura del settore assicurativo italiano
L'evoluzione dei riferimenti normativi per il settore assicurativo
Prima direttiva: 73/239 danni e 79/267 vita. Disciplina le condizioni di accesso all'attività assicurativa e introduce il margine di solvibilità. Ha fissato il principio della separatezza tra le imprese vita e danni e ha previsto l'obbligo di autorizzazione preventiva per le tariffe e le condizioni di polizza dei prodotti vita.
Seconda direttiva: 88/357 e 90/619. Disciplina le prime modalità di prestazione di servizi entro il territorio comunitario senza obbligo di stabilimento.
Terza direttiva: 92/49 e 92/96. Ha attuato il mercato unico introducendo il principio del mutuo riconoscimento e dell'autorizzazione unica per tutto il territorio comunitario. Con il recepimento di questa direttiva si è definitivamente abbandonato l'approccio regolamentare di tipo amministrativo optando per quello di tipo prudenziale: ciò ha comportato l'abbandono dell'approvazione preventiva della tariffa nei comparti più vigilati.
Parallelamente all'armonizzazione dell'attività assicurativa, si è avuta l'armonizzazione della disciplina del bilancio delle imprese di assicurazione attraverso l'adozione del cosiddetto bilancio comunitario IAS.
L'intero corpus normativo sulle assicurazioni è poi stato raggruppato nel Codice delle assicurazioni che nel testo vigente è ancora alla base della disciplina settoriale, a esclusione del diritto dei contratti che è prevalentemente contenuto nel Codice Civile.
Solvency II: ha lo scopo di rafforzare l'attività di vigilanza sulle assicurazioni in due direzioni: accentuazione della vigilanza sui gruppi rispetto a quella individuale con la creazione di un'autorità europea; messa a punto di un modello di vigilanza prudenziale più articolato, comparabile con quello delle banche. La prima tappa saliente è stata l'introduzione della vigilanza supplementare sui gruppi assicurativi e successivamente della vigilanza supplementare sui conglomerati finanziari.
La seconda tappa è stata l'istituzione, nell'ambito del cosiddetto processo di comitology del CEIPOS che ha assunto il ruolo di Autorità europea di coordinamento sul settore assicurativo e della previdenza.
La regolamentazione delle imprese di assicurazione in Italia
La vigilanza ha per scopo la sana e prudente gestione delle imprese di assicurazione e di riassicurazione e la trasparenza e la correttezza dei comportamenti delle imprese, degli intermediari e degli altri operatori del settore assicurativo, avendo riguardo alla stabilità, all'efficienza e al buon funzionamento del sistema assicurativo, alla tutela degli assicurati e degli altri aventi diritto a prestazioni assicurative, all'informazione e alla protezione dei consumatori.
Funzioni di vigilanza: regolamentare; informativa; ispettiva; sanzionatoria.
Accesso all'attività assicurativa
L'esercizio di attività assicurativa da parte di soggetti non autorizzati è un reato penalmente perseguibile. Poiché in ambito comunitario vige il principio della separatezza tra imprese di assicurazione vita e imprese di assicurazione danni, l'autorizzazione va richiesta all'IVASS per il singolo comparto.
Esercizio dell'attività assicurativa
Le imprese devono rispettare determinati standard in termini di requisiti prudenziali e assetto organizzativo. Tre elementi principali:
- Determinazione dell'esposizione delle compagnie sul fronte del passivo, individuazione dei rischi impliciti nei contratti di assicurazione stipulati e nel loro apprezzamento (determinazione delle riserve tecniche);
- La disciplina per l'investimento degli attivi a copertura delle riserve tecniche, che serve a limitare l'assunzione di rischi sul fronte dell'attivo;
- Margine di solvibilità, determinazione della dotazione patrimoniale minima (il cosiddetto margine richiesto), che va confrontata con il patrimonio di vigilanza (margine disponibile). In particolare il margine di solvibilità vuole rappresentare sia la componente di rischio insita nell'attivo delle compagnie sia quella insita nel passivo.
Sotto il profilo dell'assetto organizzativo sono richieste alle imprese di assicurazione un'idonea organizzazione amministrativa e contabile e un adeguato sistema di controllo interno; inoltre, per le imprese che esercitano i rami vita o l'assicurazione obbligatoria RC auto e natanti, è previsto l'obbligo di incaricare un attuario indipendente, che è preposto principalmente alla validazione delle tariffe.
Sempre in ambito organizzativo è previsto che i soggetti che svolgono funzioni di direzione, amministrazione e controllo debbano possedere adeguati requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza.
Assetti proprietari
Dal punto di vista della vigilanza prudenziale è attribuito all'IVASS il compito di autorizzare l'assunzione di partecipazioni nelle imprese di assicurazione qualora si configurino come di controllo, ovvero consentano un'influenza notevole o comunque superino complessivamente il 10%; devono poi essere autorizzate anche le eventuali acquisizioni successive che superino il 20,30 e 50%.
Gruppo assicurativo e vigilanza supplementare
La configurazione di gruppo assicurativo prevista dal Codice delle assicurazioni prevede due possibili configurazioni:
- Impresa di assicurazione o di riassicurazione (capogruppo) che controlla altre imprese assicurative, riassicurative e strumentali;
- Impresa finanziaria di partecipazione che controlla imprese di assicurazione, riassicurazione e strumentali.
Con l'emanazione della Direttiva sui conglomerati finanziari, la disciplina dei gruppi si è ulteriormente ampliata andando sostanzialmente a prevedere che, nel caso dei conglomerati, vi sia un'attribuzione della vigilanza in modo congiunto alle Autorità di settore, con l'identificazione di un coordinatore individuato sulla base del criterio della prevalenza.
La gestione tecnica e patrimoniale delle imprese di assicurazione
Il processo assicurativo
L'attività assicurativa si sostanzia nella trasformazione dei rischi: l'assicuratore è in grado di trasformare in certezza per se stesso ciò che è incerto per il singolo. L'evento temuto, incognito se valutato individualmente, può essere trasformato in evento certo per gruppi sufficientemente ampi e omogenei di rischi assicurati.
Il contratto assicurativo nella sua definizione generale prevede che l'assicurato, a fronte del pagamento di un premio, ottenga una promessa di indennizzo condizionato al verificarsi di un certo evento sinistroso e prestabilito nelle condizioni di polizza.
Il premio è per sua stessa natura ricavo dell'attività svolta, e parimenti i costi connessi a detta attività sono in prima battuta i risarcimenti, cui ovviamente devono aggiungersi i costi di organizzazione e gestione del pool di rischi, inclusi gli oneri di natura amministrativa. I premi raccolti integrano la voce di ricavo tipico della compagnia.
Con il termine produzione diretta si identifica quella parte di polizze emesse direttamente dalla compagnia a cui corrispondono i premi del lavoro diretto. La produzione indiretta invece identifica quella parte di contratti assunti a seguito di operazioni di riassicurazione attiva, cui corrispondono i premi del lavoro indiretto acquisiti indirettamente tramite accettazione di quote di rischio di altri operatori.
Ciclo produttivo: precedenza dei ricavi rispetto ai costi. I premi costituiscono i ricavi del processo e maturano prima dei corrispondenti risarcimenti.
Gestione tecnica: parte del processo di amministrazione che riguarda gli aspetti eminentemente tecnico-attuariali del processo produttivo e cioè assunzione dei rischi, incasso dei premi, organizzazione e amministrazione del portafoglio polizze, liquidazione e pagamento dei risarcimenti.
Caricamento di sicurezza: eccedenza rispetto al premio puro destinata ad ammortizzare le eventuali differenze che si vengono nella realtà concreta dei fatti a creare tra le frequenze stimante, utilizzate come proxy della probabilità, e le frequenze effettive.
Un processo valutativo non può essere mai meramente deterministico, l'attività assicurativa è intrinsecamente rischiosa, nel senso che esiste un margine di errore tra la valutazione ex ante di grandezze probabilistiche e l'osservazione ex post di quelle medesime variabili; quel sovrappiù di incertezza, o meglio di rischio, conduce l'assicuratore ad assumere su di sé parte delle alee, per le quali offre una copertura, e a lucrare un profitto, identificabile nella differenza, auspicabilmente positiva, che si viene a creare complessivamente tra i ricavi e i costi della trasformazione assicurativa.
Rischio operativo
Serie composita di circostanze che attengono alla capacità inferenziale dell'assicuratore, alla corrispondenza tra il campione di riferimento e il sub set di rischi assicurati, alla modalità di quantificazione dei premi e all'entità delle risorse accantonate per fronteggiare, nel loro complesso, i rischi assunti.
Il rischio operativo cui sono esposte le imprese di assicurazione è quindi riconducibile in termini generali, all'eventuale discrasia che si crea tra le risorse disponibili e quelle necessarie per l'assolvimento delle obbligazioni scaturenti dalla fornitura delle coperture assicurative.
L'inversione del ciclo produttivo
La vendita di un prodotto che prevede un'obbligazione di pagamento futuro genera in realtà in capo all'assicuratore l'insorgenza di un debito stato-contingente nei confronti del singolo acquirente. È un debito statisticamente certo nei confronti del pool dal momento che il grado di attendibilità delle somme a pagarsi dipende direttamente dalla qualità delle stime probabilistiche. L'insorgenza di questo debito, tecnicamente allocato nelle riserve tecniche poste al passivo dello stato patrimoniale, determina che gli attivi corrispondenti debbano essere in grado di sostenere i valori di quelle passività. L'equilibrio patrimoniale e la solvibilità dell'impresa, infatti, non sono garantiti dall'apposizione di un valore di riserva elevato, poiché quell'importo altro non testimonia che l'entità del debito assunto nei confronti del pool di assicurati, ma sono garantiti dalla sostenibilità di quell'ammontare grazie a investimenti che siano in grado di corrispondere quel controvalore agli assicurati allorquando ve ne sia necessità.
Nelle gestioni assicurative, si osserva un ribaltamento delle logiche rispetto alle gestioni tipiche: la produzione si estrinseca nell'emissione di polizze, le quali determinano l'insorgenza di debiti stato-contingenti rispetto al singolo assicurato ma certi, in senso attuariale, nei confronti del pool di assicurati. La produzione si manifesta mediante l'insorgenza di passività e forza l'assicuratore a effettuare investimenti che siano atti a garantire l'adempimento delle obbligazioni assunte.
Esiste poi un ulteriore margine di modificabilità della struttura del passivo ex post, collegata alla possibilità di rinegoziare parte dei rischi assunti in precedenza mediante operazioni di riassicurazione passiva e di ristrutturare il portafoglio mediante la riassicurazione attiva, nonché di ricorrere a operazioni di gestione alternativa dei rischi attraverso operazioni che sono di fatto operazioni di securitization dei rischi assicurativi.
Le conseguenze rischiose dell'inversione del ciclo
Rischio tecnico-attuariale. Nel caso delle assicurazioni sulla vita, attiene alla definizione di una probabilità di accadimento di un certo evento su un orizzonte temporale individuato, di modo che, nell'ipotesi di coperture temporanee, l'incertezza si sostanzia propriamente nell'eventualità di accadimento, mentre, nell'ipotesi di contratti a vita intera, essa concerne la sola puntualità di accadimento.
Non sussiste un problema concreto di individuazione dell'entità di risarcimento.
Nei rami elementari, tale problema attiene non solo all'accadimento degli eventi, ma anche alla loro ricorrenza temporale e all'entità dei danni, potendo i contratti essere sinistrati più volte e per somme diverse. Nel primo caso, quindi, l'aleatorietà si riduce nella maggior parte delle ipotesi alla definizione di una probabilità di accadimento di un certo evento su di un orizzonte temporale individuato; nel secondo caso bisogna individuare sia la frequenza dei sinistri sia l'intensità media dei danni.
Nella determinazione del premio è necessario esprimere anche la componente finanziaria connessa al diverso valore temporale della moneta. Per il principio fondamentale di equità del contratto, il premio deve essere equivalente all'obbligazione stato-contingente assunta dall'assicuratore.
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Economia degli intermediari finanziari
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Intermediari finanziari
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Intermediari finanziari
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