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Intermediari finanziari

Lo scambio finanziario ha la funzione di trasferire risorse finanziarie tra le parti interessate. L’oggetto dello scambio è rappresentato dalla proprietà delle risorse finanziarie per un certo periodo di tempo. Lo strumento dello scambio è il contratto che definisce diritti e obblighi delle parti.

Lo scambio finanziario è costituito da prestazioni monetarie (almeno due) di segno opposto e distanziate nel tempo: il datore di risorse finanziarie effettua una prestazione attuale (trasferimento a titolo oneroso della proprietà di risorse finanziarie) in contropartita di una prestazione futura del prenditore (consistente nella restituzione del capitale ricevuto e del pagamento della remunerazione pattuita).

Lo scambio finanziario non può essere concepito astraendo dalla dimensione temporale (trasferimento intertemporale). L’estensione temporale dello scambio finanziario produce la conseguenza che le due prestazioni hanno intrinsecamente diverso grado di incertezza; infatti, la prestazione del datore, una volta effettuata, è certa, mentre quella del prenditore è comunque aleatoria, poiché è subordinata all’incertezza del suo comportamento e delle condizioni economico-finanziarie future, che gli consentiranno o meno di adempiere alle obbligazioni assunte.

Incertezza della prestazione differita

L’incertezza della prestazione differita non è solo “esterna”, cioè dipendente dalla condizione soggettiva o oggettiva del debitore, ma può essere in parte “interna” al contratto stesso, nell’ipotesi che questo contenga clausole che rendono variabile la prestazione del prenditore (es. titolo obbligazionario indicizzato) oppure consentono ad esso un’espressione di discrezionalità (caso del titolo azionario).

Il livello di incertezza dipende dall’informazione previsiva che il datore/investitore riesce a ottenere in merito ai profili di rischio dell’investimento. Infatti, per una decisione di investimento appropriata occorre disporre ex ante dell’informazione maggiore (completezza) e migliore (affidabilità) possibile. Completezza e affidabilità dell’informazione hanno importanza cruciale sia nella decisione dell’investimento (fase pre-scambio) sia nel controllo dell’andamento dell’investimento e del comportamento del prenditore (fase post scambio).

Perché vi è la necessità di un’intermediazione finanziaria?

Esiste una contrapposizione concettuale tra lo scambio di mercato e quello indiretto. Con il metodo diretto l’unità in surplus (datore) presta le risorse, con modalità contrattuali, direttamente all’unità in deficit (prenditore). Quello indiretto vede come tramite un intermediario finanziario di tipo creditizio (la banca).

Confronto tra scambio diretto e indiretto

La principale differenza rispetto allo scambio diretto è che lo stato patrimoniale della banca si frappone tra le unità in surplus e quelle in deficit. Tra le due unità non c’è nessun legame giuridico diretto, perché quello scambio è il frutto di due distinti rapporti giuridici; uno con il quale l’intermediario raccoglie il denaro e un altro contratto con il quale l’intermediario impiega il risparmio. La banca è la barra che spezza giuridicamente il flusso di denaro.

In quello diretto esiste un unico contratto, e se l’unità in deficit è insolvente, questa insolvenza va direttamente a rivalersi sull’unità in surplus. Nel caso dell’indiretto l’insolvenza non comporta nessun problema o comunicazione all’unità in surplus. Il rischio di insolvenza se lo assume l’intermediario.

Origine dei mercati finanziari

I primi mercati sono nati nel medioevo; le fiere erano luoghi di scambio di merci ma anche luoghi in cui si compensavano crediti e debiti. I mercati hanno origine in luoghi dove si effettuavano soprattutto cambi di tipo commerciale (prima fiere e poi città).

Nelle città si comincia a diffondere anche l’attività di tipo finanziario, con una serie di banchieri. Una delle prime è la città fiamminga di Bruges, in cui si ha un ritrovo presso la casa di un mercante importante, la famiglia Van der Burse (da cui deriva il nome borse valori). Era un luogo in cui si incontravano i mercanti più importanti della città per definire il prezzo delle merci. Data l’importanza dello scambio commerciale cominciavano ad affluire anche operatori finanziari.

Un altro importante luogo di ritrovo è la città di Anversa. Una delle più antiche borse, intesa in accezione di come la intendiamo oggi, è stata la borsa di Amsterdam, quando è stata fondata la compagnia olandese delle Indie Orientali. Siamo attorno al 1600, rivolte delle province olandesi contro Filippo di Spagna; chiusura dei porti principali di approvvigionamento per i mercanti olandesi, necessità di trovare una via alternativa.

Era una società che aveva il privilegio all’importazione delle merci (gli era stato assegnato un monopolio). Per finanziare questa campagna si è scelto il luogo di Amsterdam perché facilitava la raccolta di capitale da parte degli operatori. (Capitale per finanziare una grossa iniziativa commerciale).

La stessa cosa avviene, qualche anno più tardi al Royal Exchange a Londra. Modalità alternativa della corona per farsi finanziare le spese belliche. È stata creata la campagna inglese delle Indie Orientali. (Hanno copiato modello olandese). La corona aveva affidato anche la riscossione delle imposte. La Compagnia aveva raccolto capitale in modo diretto dal Royal Exchange e così ha finanziato la propria attività anche per effetto dei monopoli.

Scambi finanziari nei contesti anglosassone e continentale

Il contesto anglosassone ha avuto uno sviluppo trainato da scambi di tipo diretto, cioè da finanziamenti a titolo di credito o di partecipazione, acquisti presso i mercati. Nel contesto dell’Europa continentale ha assunto notevole importanza il ruolo dell’intermediario finanziario. Di fatto per molto tempo si è avuta una contrapposizione concettuale fra il modello anglosassone che attribuiva un maggiore ruolo allo scambio di tipo diretto e un modello di tipo continentale (Germania) che vedeva un maggior ruolo degli intermediari.

Teoria degli intermediari finanziari

Perché serve una teoria degli intermediari finanziari? Perché concettualmente lo scambio diretto è molto più efficiente di quello indiretto.

Esempio: due soggetti che si vogliono prestare denaro. Nel diretto l’us otterrà una remunerazione del 5% (invece che 2%) e l’ud pagherà 5% (invece che 8%). È più efficiente perché non si deve sostenere il costo dell’intermediario.

Un progetto di investimento che rendesse per esempio il 7%, se andiamo a contrapporre la sua redditività con il costo delle risorse, se questa costa 8% non lo facciamo perché il nostro progetto reale non è in grado di remunerare l’8%. Se rende il 7% e noi riusciamo a finanziare al 5% facciamo il progetto.

Se le UD sono in grado di pagare meno le risorse che otteniamo in prestito, tutta una serie di progetti che erano non convenienti in realtà lo diventano, con effetto benefico sul PIL, crescita. Gli economici del 1800, inizio 1900, hanno ritenuto lo scambio diretto l’unica forma evoluta di scambio finanziario.

Quello indiretto era una modalità destinata a scomparire. Ci si aspettava che progressivamente tutti gli scambi finanziari si sarebbero svolti su uno schema di quel tipo (diretto). Questo non si è però manifestato.

Di studi che giustificavano il ruolo assunto dagli intermediari. Ritengono che questo svolga tutta una serie di funzioni: si vuole capire quale siano queste funzioni insostituibili che giustificano la loro esistenza. Ci sono una serie di problemi che riguardano lo scambio diretto e che possono essere risolti limitati gestiti attraverso scambi di tipo indiretto.

Problemi risolti dagli intermediari

  • Costi di transazione
  • Incertezza
  • Asimmetrie informative
  • Costi di agenzia

Asimmetrie informative

Domanda: Illustrate l’effetto esercitato dall’asimmetria informativa nell’ambito dello scambio diretto di potere di acquisto tra unità in surplus e unità in deficit. Evidenziate, inoltre, come gli intermediari finanziari possono ridurre l’impatto di questo problema.

In generale: Gli scambi finanziari si caratterizzano per due prestazioni monetarie distanti nel tempo; L’estensione temporale dello scambio genera incertezza; Questa incertezza non è la stessa per datore di fondi e prenditore di fondi. L’incertezza può essere esterna, dipendente dal “comportamento” del prenditore; L’incertezza può anche essere interna al contratto, ad esempio per alcune clausole. Un ruolo fondamentale è quindi svolto dalla disponibilità di informazioni.

Datore e prenditore di fondi (scambisti potenziali) dispongono di informazione limitata o incompleta; In particolare, ne è colpito il datore di risorse: difficile e costoso ottenere informazioni; la principale fonte delle informazioni è il prenditore; gli interessi sono contrapposti. Il prenditore ha maggiori e migliori informazioni del datore.

Il prenditore può inoltre utilizzare a proprio favore le migliori informazioni (moral hazard); Il rapporto è quindi caratterizzato da una situazione di asimmetria informativa ex ante. In certe situazioni è quindi preferibile per il datore di risorse astenersi dallo scambio. Vi è inoltre un problema ex post, dopo la stipulazione del contratto; Il prenditore mantiene infatti una condizione di superiorità informativa sull’evoluzione della situazione; Il creditore possiede strumenti per “agire”, ma sono condizionati alla conoscenza di ciò che accade; Anche questa si presenta come un rischio in grado di ridurre il ricorso allo scambio.

Risoluzione del problema

Perché l’esistenza di questi “problemi” giustifica la presenza di intermediari? Con riguardo all’Asimmetria Informativa: L’intermediario produce informazione sia come input (per sé) che come output (verso terzi). L’intermediario infatti identifica, raccoglie, elabora e “giudica” le informazioni disponibili. L’intermediario creditizio: acquisisce in proprietà e gestisce le attività finanziarie; ne assume i rischi; produce passività con un livello di rischio inferiore. In tal modo l’intermediario “facendosi” garante, riduce l’esigenza informativa del datore di fondi.

Per spiegare spiegarle si utilizza il modello dei bidoni di akerlof, applicato agli scambi finanziari. Si parla di asimmetria ex ante o ex post, precontrattuale e post contrattuale. C’è una parte dello scambio che si trova naturalmente in una posizione si superiorità informativa (es il venditore delle auto).

La pozione di superiorità informativa è quella del prenditore di fondi; essa fa riferimento al corretto comportamento del prenditore di fondi durante l’attività di prestito. Per situazioni contingenti il prenditore, durante la vita del contratto, può decidere di utilizzare i fondi ricevuti in modo diverso da quanto inizialmente pattuito. Tema legato a un monitoraggio del corretto comportamento del prenditore. Il monitoraggio costa, ma ci permette di seguire il comportamento del prenditore dopo la stipulazione del contratto. Il prenditore si trova in una situazione di superiorità informativa rispetto al datore perché una volta ricevuto il prestito può decidere di utilizzare quel denaro per investire in azioni più rischiose rispetto a quelle inizialmente prepattuite.

Vedremo come le banche possono in qualche misura, controllare il comportamento del prenditore dei fondi durante la vita del contratto, hanno degli strumenti per farlo, verificando l’evoluzione dei pagamenti fatti sul conto corrente (uno degli strumenti più semplici). Questi strumenti non sono a disposizione delle US in uno scambio diretto. Le banche hanno modo per ridurre l’impatto delle asimmetrie informative. Il corretto monitoraggio consente di eliminare una parte dell’asimmetria.

L’asimmetria può essere di due tipi:

  • Precontrattuale —> adverse selection
  • Post contrattuale —> moral hazard —> asimmetria legata al problema del monitoraggio del corretto comportamento dell’UD; US deve verificare che UD mantenga i propri impegni e ciò comporta l’impiego di tempo (quindi è un costo).

Gli intermediari finanziari hanno modo di ridurre l’impatto dell’asimmetria. Non si elimina il problema, ma si attenua.

Adverse selection

Il datore di fondi non è in grado di discriminare, capire, qual è la qualità del soggetto che gli sta davanti. Da cosa deriva questa incapacità?

  • Un datore molto TIMOROSO SI ASTIENE, non presta, perché teme di perdere il risparmio faticosamente aggregato. Quindi non ci sono scambi finanziari, e non rende possibili investimenti di altri soggetti.
  • Il datore non è in grado di discriminare, di capire, chi è scalfibile o meno. Li considera tutti potenzialmente molto rischiosi e quindi applica un tasso di interesse indifferenziato molto alto. Con quel tasso di interesse ha la speranza di recuperare le perdite che subirà per non aver scelto bene.

Un buon prenditore di fondi che si vede applicare un tasso oneroso che reputa ingiusto, non starà allo scambio. I migliori prenditori di fondi si astengono perché hanno un tasso di interesse di ritorno basso che non è in grado di far fronte al tasso alto. Quindi sul mercato rimangono i peggiori (i prenditori più rischiosi). I datori possono solo chiedere tassi alti che scoraggeranno altri prenditori. Il risultato finale è il FALLIMENTO del mercato di scambio. Gli scambi vengono resi difficili, le persone tesaurizzano, non si fanno investimenti.

Moral Hazard

Lo scambio è avvenuto: o il datore si è fatto coraggio o il prenditore ha accettato il tasso. Posto che il datore non sa discriminare, per lui è difficile anche monitorare il corretto comportamento del prenditore. Il problema del monitoraggio è che durante la vita del contratto il prenditore può deviare da quanto inizialmente promesso e utilizzare il denaro in modo diverso da quanto concordato. Alla luce di questo problema il datore può decidere di astenersi dallo scambio. Quindi fallimento del mercato.

Come vengono limitati questi problemi dagli intermediari?

Perché l’esistenza di questo problema giustifica la presenza di intermediari? L’intermediario (operatore professionale) produce informazione sia come input (per sé), sia come output (per i terzi). L’intermediario identifica, raccoglie, elabora e giudica le informazioni disponibili.

L’intermediario che svolge funzione creditizia:

  • Acquisisce e gestisce le risorse finanziarie;
  • Assume i rischi dell’attività di prestito;
  • Produce passività con un livello di rischio inferiore rispetto ai prestiti concessi alle unità in deficit. In tal modo l’intermediario “facendosi” garante, riduce l’esigenza informativa del datore di fondi.

L’intermediario quando si trova davanti al prenditore di fondi farà delle ricerche sul soggetto (ad esempio se è stato un cattivo pagatore), attraverso delle banche dati; quindi produce, raccoglie, elabora informazioni. Ogni concessione di credito è sempre preceduta da un’istruttoria, cioè una raccolta di informazioni di diversa natura, che consentono alla banca di farsi un’idea del merito creditizio.

Il vero patrimonio della banca è rappresentato dalle informazioni. Le banche hanno più centri di raccolta di informazioni. Molto spesso, per le persone fisiche, l’istruttoria è svolta in modo molto automatizzato e con una logica del tipo SI o NO. Il sistema di raccolta delle informazioni vuole identificare i soggetti potenzialmente solvibili e quali no. Non calibra livelli di rischio, ha una logica dicotomica.

Per le imprese viene prodotto un merito creditizio graduato, che rappresenta un RATING interno. Graduato su una serie di giudizi (non su logica dicotomica). In questo modo si possono applicare tassi diversi al diverso livello di rischio tassi differenziati. Dobbiamo distinguere rating interni ed esterni. Una banca giunge ad un giudizio che utilizza come strumento per decidere l’erogazione del prestito.

  • Rating interno —> custodito all’interno della banca e non viene comunicato all’esterno.
  • Rating esterni —> quando parleremo di titoli —> sono divulgati sul mercato (esterno) e non sono prodotti dalle banche. Imprese con giudizi peggiori otterranno il prestito a tassi inferiori (e imprese con giudizio migliori otterranno prestito a tassi inferiori), da ciò definiamo i buoni/cattivi prenditori di fondi. La produzione di informazioni da parte delle banche è molto importante.

Soluzioni per moral hazard

La possibile soluzione sono i covenant per sorvegliare il corretto comportamento.

Definizione: In finanza con il termine covenant si indica un accordo che intercorre tra un'impresa e i suoi finanziatori, che mira a tutelare questi ultimi dai possibili danni derivanti da una gestione eccessivamente rischiosa dei finanziamenti concessi. L'accordo prevede clausole vincolanti per l'impresa, pena il ritiro dei finanziamenti o la loro rinegoziazione a condizioni meno favorevoli.

Dal punto di vista del finanziatore, il covenant serve a ridurre il proprio rischio di credito, cioè ridurre l'esposizione patrimoniale all'insolvenza del prenditore di fondi.

Incertezza/divergenza delle preferenze

Lo scambio è certamente condizionato dalle preferenze degli attori che intervengono; Le preferenze di questi pos...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valerietta196 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Chiesi Gian Marco.
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