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solo se emana da una volontà superiore, non dalla volontà di tutti o dei più. Sicché la

forma naturale di governo (quella che rispecchia il volere divino) è la monarchia, ove al

potere del monarca non si possono porre limiti di alcun tipo. In antitesi con quel che

credevano i rivoluzionari, il re può essere ucciso ma non legittimamente giudicato.

Conseguentemente, la monarchia ereditaria, finalizzata a perpetuare il potere unico e

assoluto, è la forma di governo avente la massima stabilità e il massimo vigore.

Nell’opera Sul papa, Maistre accentua esponenzialmente la dimensione teocratica del

suo pensiero, arrivando a sostenere l’urgente necessità di ripristinare il primato e la

funzione universale che il papato aveva avuto nel Medioevo, in quanto unico potere

superiore e infallibile, in grado di impedire alle monarchie stesse di degenerare in tirannidi

e di ricostruire l’unità che è bene (di contro alla divisione, che è sempre male). Allo scritto

Sul papa (pubblicato nel 1819, in pieno clima di restaurazione) arrise grande successo, a

tal punto da avere cinquanta edizioni nel corso del XIX secolo: di fronte allo spettacolo

della carneficina prodotta dalla Rivoluzione francese e, più in generale, dalla storia,

paragonata a un immenso "mattatoio" (Hegel stesso ricorre a questo paragone), quand’è

affidata alla sola ragione umana, Maistre presenta come unico salvifico rimedio il ripristino

di un’autentica autorità indivisa, al di sopra dei monarchi stessi: il papa. Senza il papa, il

cristianesimo stesso si riduce ad una credenza fra le tante, priva di potenza: il papa serve

per mantenere l’unità della cristianità, anche nelle zone più periferiche.

Luigi XVIII (1816) ha problemi con questa corrente, è un saggio monarca e

considera l’assemblea 70% come una “cambre.......” e la scioglie. Questo scioglimento del

Parlamento, portò allo studio della rivoluzione francese. Ritorna fortemente il concetto di

rappresentanza nazionale. Qui due correnti si scontrano: 1 - il liberali dottrinali che mirano

prima al re e poi la rappresentanza nazionale; 2 - i liberali indipendenti che pongono al

centro la nazione come elemento dominante della rappresentanza nazionale (Madame de

Staël). Entrambe le correnti si accordano sul punto che no tutti i cittadini possono avere

un ruolo nella rappresentazione nazionale anche se tutti i cittadini sono uguali. I ruoli

sarebbero riservati a uomini che hanno una certa proprietà privata.

Nel 1824 muore Luigi XVIII e gli succede Carlo X, legato agli ambienti più bigotti e

reazionari della Francia. Distacco definitivo tra borghesia francese e potere monarchico.

Carlo X ripropone i “re taumaturgico” per esempio, il ritorno al re divino. Ciò cozzava con

l’eredità lasciata dalla rivoluzione francese, nei borghesi il pensiero della grande identità

della nazione, si basava sui tre principi (libertà, uguaglianza, fraternità). Ciò intaccava

anche gli elettori per censo (reddito) e produce un elettorato liberale. Carlo X > un colpo di

stato > nel ’29 il re affidò il governo a Polignac, capo della fazione degli ultras (ultrarealisti

reazionari) parigini e sciolse la camera istituendo nuove elezioni. Quando queste non

ebbero il risultato sperato, davanti al crescere dell’opposizione tolse la libertà di stampa e

modificò la legge a suo piacimento rendendola ancora più restrittiva > quattro

emendamenti di cui il quarto modifica la legge elettorale alzando il livello del censo fino al

livello dei suoi più stretti fedeli.

Nei cinque anni di regno, la nazione riversa in uno stato di estrema povertà e rinasce

una capacità evocativa del simbolo numero uno della rivoluzione francese: “La

Marsigliese”, composta nel 1792 aveva la capacità di mobilitare il popolo contro la

tirannide di Carlo X con Luigi VI della rivoluzione.

Ma la borghesia liberale ha paura del ritorno della rivoluzione soprattutto nella

versione più radicale cioè quella giacobina (dittatura del proletariato). Costretta a frenare

questo popolo che un tempo aveva sostenuto, appoggia l’elezione del luogotenente Luigi

Filippo d’Orléans, figlio di (1830), eletto re per volontà del popolo francese. Giurò

fedeltà ad una costituzione appena ritoccata; era un re “borghese”, ma in realtà non dette

vita alla monarchia che il popolo voleva, poiché in effetti appoggiò l’alta borghesia

parigina. Cade la monarchia Borbonica! 6

Il Belgio fu sfavorito dal Congresso di Vienna (era ricco di materie prime, industria

sviluppata) e unito all’Olanda. Guglielmo I sfrutta il Belgio che non tollerando ciò, insorge

con un’alleanza inedita tra cattolici e liberali (laicità dello Stato); raggiunge l’indipendenza

nel 1831 e una neutralità perpetua viene sottoscritta tre Francia liberale, Inghilterra

liberale e Prussia reazionaria.

Anche la Svizzera viene raggiunta dai moti, ma qui i promotori furono gli studenti che

chiesero uno svecchiamento ai ventidue cantoni in senso liberale.

La Polonia era soggetta all Prussia, alla fine di novembre del 1830 l’esercito insorge

e proclama la repubblica nel gennaio 1831 confidando sull’appoggio francese e

sull’opinione pubblica europea la quale dimostrava la sua influenza nell’indipendenza

della Grecia. La Francia invece non intervenne e lasciò che l’esercito russo soffocasse la

rivoluzione polacca.

Negli stati tedeschi i moti insurrezionali erano guidati da élite culturali che riuscirono

ad avere una costituzione liberale dalle camere.

Ne febbraio 1831 i moti scoppiarono subito dopo in Italia.

Al centro delle nuove insurrezioni italiane si collocano i personaggi di Ciro Menotti e

del duca Francesco IV, figure che rivestirono un’importanza focale nell’origine degli

avvenimenti. Francesco IV infatti progettava la nascita di una sorta di Regno del Nord

Italia e sperava di poterne essere capo dando il proprio aiuto a Menotti, patriota

frequentatore di società segrete che sognava un’Italia unita. Una volta resosi conto della

follia del proprio progetto e della repressione che l’Austria avrebbe attuato su di esso,

Francesco preferì tradire e consegnò alle autorità il Menotti il giorno prima della data in

cui sarebbero dovuti scoppiare i moti. Ma era già troppo tardi ed il giorno dopo, 4

febbraio, ciò che non era successo a Modena accadde a Bologna e si estese

rapidamente a tutto il nord Italia grazie alla fitta rete di contatti delle società segrete,

costringendo Francesco IV alla fuga. Le varie insurrezioni cercarono quindi di coordinarsi

fra di loro, creando il governo delle Province unite con sede a Bologna, e si dettero alla

ricerca di un corpo di volontari disposto a marciare contro Roma. Purtroppo non se ne

fece nulla perché dopo poco cominciarono a sentirsi in mezzo agli insorti voci

discordanti, che impedirono una totale coesione degli intenti. Poco tempo dopo gli

austriaci, non ostacolati dalla Francia come avrebbero sperato gli insorti, discesero nei

ducati e si riappropriarono dei loro domini, raggiungendo anche il cuore degli insorti a

Rimini e sterminandoli.

Moti del 1830 > Mazzini (31) che si oppose ai carbonari e alla massoneria -

verticalizzazione nel commercio e agricoltura.

Il Inghilterra donne e bambini lavorano

La Carta del Popolo: primo suffragio universale, secondo elezioni politiche, terzo

stipendio.

La questione della libertà sociale e nazionale diventa punto di struttura ideologica. I

soggetti politici si muovono intorno a questi tre punti

Il 1848 in Francia fu dominato dalle questioni sociali, scontro tra la democrazia

politica e quella sociale. L’area tedesca era debole, aree dirigenti tendono ad un processo

di unificazione nazionale. La situazione dei domini austriaci è ancora più complessa a

causa di intrecci tra questioni di contadini, proprietari terrieri e borghesia.

Autodeterminazione dei popoli > indipendenza dall’impero Asburgico > prevale

l’assolutismo regio.

Anche in Italia si verificano situazioni con complessi intrecci.

22 Febbraio 1848 in Francia: pretesto della rivolta: opposizione del governo al

festeggiamento dell “Battaglia dei Banchetti” organizzato dall’opposizione politica che

raccoglieva trasversalmente tutte le forze politiche > il regime Orleanista cade senza

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troppi sforzi da parte dell’opposizione; nasce un governo provvisorio formato da una

coalizione e per la prima volta un operaio entra a far parte di un governo legittimo. Questa

è una trasformazione significativa in forma quasi incruenta. Per la borghesia è il primo

punto d’arrivo, per i proletari la repubblica democratica è uno strumento per andare alle

radici della condizione sociale (miseria). Un uomo politico Blanc per dare un sostegno ai

poveri, promosse un progetto chiamato “atelier socieaux”. Nell’aprile del 48 si verificarono

le elezioni a suffragio universale e per l’assemblea costituente ci furono le prime sorprese:

ci fu una svolta netta da parte del paese. Poiché si espressero tutti quei francesi che fino

ad allora avevano taciuto, si ebbe un risultato elettorale conservatore perché la provincia

era moderatamente conservatrice. I risultati del suffragio, traumatizzarono i repubblicani e

i socialisti rivoluzionari e molti seggi andarono alla destra conservatrice. Di conseguenza

ci fu un riassorbimento delle concessioni fatte al popolo da parte del governo provvisorio.

Si ritornò a superare il tetto delle 10 ore lavorative al giorno, si tornò al cottimo e non si

attuarono gli atelier socieaux promessi ai proletari dal governo provvisorio.

21 giugno 1848 > chiusi gli atelier, peggiore la situazione con la convocazione alle

armi di tutti i giovani sotto i 25 anni. Si innesca così ì la seconda rivoluzione il 22 giugno

1848 questa volta con esiti drammatici (2.000 morti). La Francia resta sempre una

repubblica, la democrazia vince sul socialismo. Nel novembre del 48 > Costituzione >

Repubblica Presidenziale suffragio diretto > poteri confliggevano con il parlamento

provocando una paralisi dell’attività politica.

Nelle elezioni del dicembre del 48 nessun uomo che aveva promosso e partecipato

alla rivoluzione venne eletto. Fu eletto a capo del paese Luigi Bonaparte. Conflitti di

classe tra borghesia e proletariato.

Il primo contraccolpo della rivoluzione in Francia si verificò a Vienna ad opera di

studenti e professori > fuori Metternich per sempre > elezione del Parlamento a suffragio

universale.

A Berlino (capitale della Prussia), Federico Guglielmo IV fu costretto a convocare

l’assemblea costituente > libertà di stampa, suffragio universale maschile > ruolo guida

della borghesia. Il 5 maggio del 48 venne eletto il Parlamento che dibatterà sul problema

dell’unificazione nazionale e non sui problemi sociali: che forma dare alla Germania unita

e che rapporto con la Prussia, cosa fare dei residui feudali, che confini territoriali,

includere o escludere l’Austria? (piccola o grande Germania?). Obiettivo liberal-

costituzionale ridimensionato dalla borghesia che aveva paura di soccombere alle

questioni sociali del proletariato come era successo per la Francia. Distruggere la

feudalità significava distruggere l’aristocrazia che era la base della monarchia. Gli operai

tedeschi insorgono e la borghesia si rifugia sotto le ali di Guglielmo.

Il Parlamento di Francoforte decide di concedere la corona dell’impero tedesco,

nell’aprile ‘49 a Guglielmo IV che rifiuta sprezzamente perché il re viene incoronato da Dio

e non dal popolo. In questa occasione i rappresentanti dell’Austria si ritirarono per

protesta. Si verifica una perdita progressiva della carica rivoluzionaria della borghesia che

arriva a spegnersi completamente.

A Praga viene dichiarata l’indipendenza con un governo provvisorio. Questa città

diviene il punto di raccordo degli slavi sotto l’impero asburgico dal quale viene

bombardata.

In Ungheria, grazie alla strategia di un valente uomo politico Liam Kossuth, nasce un

governo provvisorio liberal-costituzionale e diventa subito indipendente dall’Impero

Asburgico, ma perde subito questa indipendenza conquistata quando a fianco degli

Asburgo interviene la Russia degli Zar. Nel 1848 Metternich sparisce definitivamente e

viene sostituito da Felix Von Sh , personaggio più reazionario del suo predecessore,

ben visto dall’esercito e dalla chiesa la quale aveva in questo periodo, poteri straordinari

anche in questioni pubbliche; l’esercito in stato d’assedio fino agli anni ‘50.

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L’impero Asburgico, alla fine, ha il sopravvento sui mori rivoluzionari perché ha

promesso ai contadini le terre tolte agli aristocratici che quindi avendo ottenuto ciò che

interessava loro, non sono più interessati alla rivoluzione.

I moti del ‘48 rientrano con le armi anche se non si può più tornare come prima

(tranne in Francia da monarchia si passa a repubblica solo temporaneamente come

vedremo). La restaurazione non porta più gli ordinamenti dello Stato alla situazione

precedente ai moti, di fatto non si torna più agli antichi regimi, perché i governati

temevano di tirare troppo la corda nei confronti del popolo e quindi temevano altre

rivoluzioni.

Nel 1851, la Francia rompe gli equilibri del Congresso di Vienna.

La Prussia resta costituzionale e diventa il punto di riferimento degli stati tedeschi

che lottano per l’unità nazionale.

In Francia il primo elemento fortemente costituzionale resta il suffragio universale

attraverso il plebiscito, anche Napoleone quindi non può fare a meno di tener conto del

popolo.

I Prussia l’assolutismo puro non può più esistere in una società che si sta evolvendo.

diverso è il bilancio della questione sociale: vengono aboliti i residui feudali, è una

conquista propria del ‘48, anche se concessa dal governo (questione relativa al passato).

Il futuro si colloca nelle città, proprio qui nasce la sconfitta dei moti rivoluzionari: la

borghesia guarda i proletari, vede che sono molti e ne ha paura. Tale borghesia passa dal

liberalismo a posizioni conservatrici e moderate perché proteggersi dal proletari

potenzialmente molto pericolosi.

La borghesia perde progressivamente il suo ruolo di classe politicamente

rivoluzionaria. Ma questo concetto non è da generalizzare in tutta Europa: per esempio in

Italia ciò non accade perché la borghesia ha un ruolo ancora rivoluzionario anche se

diversamente stratificato.

La rivoluzione del 48 apparentemente era fallimentare nei paesi in cui si era creata,

al contrario aveva modificato la situazione europea.

Il risorgimento è la tappa fondamentale per la nascita dello Stato Nazionale Italiano:

L’Italia diventa uno stato unito con personaggi come Mazzini, Cavour. Il termine

Risorgimento assume significato di rottura con il passato, risorgere non è rivoluzione. Il

1848 quindi è molto importante, i moti hanno due fasi: 1 > successione di eventi,

conquista dal basso della popolazione, liberazione dallo straniero; 1 > azione della

diplomazia e iniziativa règia. Il 48 ha un significato simbolico, ideale, politico, ed inoltre

con il 48 italiano la questione nazionale italiana, entra anche nella questione europea.

Con il 48 il risorgimento italiano entra nella sua fase decisiva. Significato del risorgimento:

aspettativa di unità nazionale. La periodizzazione del risorgimento ha prospettive diverse:

1 > inizia il 48 e finisce con l’unità d’Italia (1860-61) > prospettiva breve. 2 > rivoluzione

francese, Napoleone, sino alla prima guerra mondiale > prospettiva lunga. A fine 800 si

sviluppa una controinterpretazione che definisce il Risorgimento come un processo

incompiuto.

Gramsci > concezione secondo cui l’Italia non è mai riuscita a raggiungere la

democrazia a causa delle fasi del risorgimento. Per Gramsci, il Risorgimento è una

rivoluzione sociale mancata, in quanto non c’è stata una rivoluzione globale, tutto ciò ha

portato al predominio della destra storica, cioè la classe dei moderati e questo potere ha

limitato l’evoluzione piena delle istituzioni democratiche in Italia. Questo epilogo ha

portato al regime fascista. Proprio questo tema di Gramsci, e quello di matrice liberale, si

confrontano alla fine della guerra.

Interpretazione Gramsciana: di matrice marxista, rivoluzione sociale mancata

(rappresentante Emilio Sereni > scarso sviluppo economico e malessere).

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Interpretazione di matrice liberale: la rivoluzione è stata una rivoluzione borghese

(rappresentante Rosario Romeno > le classi moderate della destra liberale non avrebbero

potuto fare scelte migliori per permettere lo sviluppo delle disponibilità finanziarie).

Presupposti ideologici-politici del moto rivoluzionario:

Fino agli anni 30 ci sono solo istanze rivoluzionarie, non c’è un progetto politico di

fate un’Italia unita. Dopo gli anni 3i0 la situazione cambia grazie a Giuseppe Mazzini. Lui

per primo pone il problema dell’unità. Nel 1831 sorge la Giovine Italia a Marsiglia, che

serve a Mazzini per realizzare il suo progetto politico. Con Mazzini si passa ad una

politica autonoma. Questa strategia si basa: 1. sulla consequenzialità tra pensiero e

azione, cioè ogni processo politico deve contenere in sè la realizzazione politica del

progetto; per Mazzini la teoria politica deve avere una conseguenza sul piano proprio. 2.

Quindi ci deve essere la capacità di collegare mezzi e fini. 3. Poi ci deve essere la

propaganda politica. 4. poi ci deve essere l’insurrezione.

Per Mazzini, la religione è una forza etica che fa muovere gli uomini verso il concetto

di bene.

Programma di Mazzini:

a) Unità (per la prima volta).

b) Indipendenza.

c) Repubblica.

La Giovine Italia ha una organizzazione nazionale.

Politica mazziniana

Mazzini fu costretto all’esilio in Francia, Svizzera, Inghilterra andando incontro

fallimenti e delusioni. I moti erano falliti, decine di morti giovanissimi tra i patrioti

mazziniani. Molti giustiziati tra l’indifferenza della popolazione nella quale Mazzini aveva

riposto le speranze. Il fallimento per eccellenza sta nell’impresa dei fratelli Bandiera

(1844) che furono scambiati dalla popolazione per briganti e trucidati.

Il Liberalismo Moderato prese la sua forza da tutti questi morti e si propose in

sostituzione dei mezzi violenti di Mazzini con delle riforme portate avanti dai prìncipi

d’Italia; ricerca di soluzione compatibili con l’esistenza degli stati regionali e con le

monarchie lì radicate. Non solo politica ma anche motivi economici.

Lega doganale anche in Italia come aveva fatto la Prussia nel 18 . Grande

strumento per lo sviluppo economico: eliminare tutte le barriere per il libero commercio, è

nel 1847 che iniziano le trattative preliminari negli stati italiani per creare la Lega

Doganale.

Vincenzo Gioberti nel 1843 pubblicò la sua più importante opera "Del Primato

morale e civile degli italiani" nella quale, partendo dalla considerazione che presso altri

popoli la fede religiosa era stato l'elemento di fusione e non ostacolo all'unificazione

nazionale (ad esempio in Grecia nel corso della lotta contro i Turchi), egli si domandava

perché la stessa cosa non dovesse accadere anche in Italia, culla della cattolicità e, come

tale, maestra di civiltà al mondo. Chiesa unità spirituale della nazione e compito di

assicurare l’indipendenza e l’unità della nazione, che Gioberti non considera come unità

statale poiché la considera utopica.

Cesare Baldo, moderato, pensa ad una confederazione di stati.

Neoguelfo di Gioberti per il ruolo primario attribuito al Papa e ripiega sulla sulla

proposta del Papa di farsi promotore di una lega di stati italiani accettata anche dalla

monarchia perché garantiva una indipendenza dei prìncipi di ogni stato e dai democratici,

così si aveva un’unità politica.

Confederazione: non ha sovranità sui cittadini dei vari stati, è più stabile (forma

compatibile con i prìncipi italiani).

Federazione: ha sovranità sui cittadini ed è una forma di governo più stabile.

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Nel 1846 si realizzò con Pio IX, successore di Gregorio XVI (reazionario e chiusa

alle problematiche sociali), avendo un carattere aperto, istintivo, oppositore dell’Austria...

Appena eletto fece una amnistia politica. Fu detto “Papa Liberale”. In tutta Italia si diffuse

un’aria di entusiasmo nei confronti di Pio IX che lo costrinse a continuare ad operare in

senso liberale: libertà di stampa, istituisce le guardia civica e una consulta di Stato anche

con rappresentanti laici.

Metternich dice che a un papa liberale non aveva mai pensato!

Nel 1847 l’esercito austriaco occupa Ferrara come monito verso il Papa Liberale e

con Carlo Alberto (Piemonte) che offre al Papa il suo appoggio militare.

A contrasto c’erano i ghibellini (Ghibellini, Ranieri) che erano anticlericali e si

domandarono che funzione aveva la monarchia Sabauda.

Corrente democratico - liberalista - > Carlo Cattaneo cosmopolitismo di

respiro europeo, esaltazione delle intelligenze, nemmeno lui pensa ad una unificazione

italiana. Rifiuto del progetto di Gioberti, insiste sulla confederazione che rispetti il

pluralismo. Primo obiettivo = libertà come base della democrazia, solo se il popolo

partecipa alla vita dello Stato, autonomie solo su piccole unità amministrative.

Inconciliabile co i Re e co la chiesa. Non gli faciliterà i rapporti con quelli che credono

nella monarchia piemontese come guida.

Biennio delle riforme prima del 1848 (1846-47).

Nel Piemonte di Carlo Alberto, essendo egli legato a Metternich, sale al trono con

promesse di non concessioni al popolo. Ma cambia atteggiamento e comincia a

concedere la libertà di stampa spinto dalla rottura dei rapporti commerciali con l’Austria,

dal fallimento di Mazzini, da Gioberti e il suo federalismo. Il suo era un progetto di politica

di potenza per allargare la stato Sabaudo.

Il 12 gennaio del 1848 a Palermo scoppia la scintilla con Pigo e Crispi entrambi

mazziniani e Crispi sarà primo ministro dal 1887 al 1897 coniando così l’età crispina e nel

corso del risorgimento si avvicinerà ai piemontesi (Società Nazionale). In Sicilia e in tutto il

meridione, Ferdinando II si è chiuso e non vuole nemmeno partecipare alla Lega

doganale che in quei giorni è in discussione dai Prìncipi italiani. Palermo insorge, si crea

una costituzione spagnola e tutto ciò accade senza che l’Austria possa intervenire (alleata

dei Borboni), perché fermata da Pio IX. Alla fine di gennaio Ferdinando II concede la

costituzione. Tutti gli altri sovrani italiani sono costretti a concedere la costituzione. Il

fattore scatenante delle insurrezione del Lombardo Veneto sono i moti di Vienna e la

cacciata di Metternich. Il 13 marzo Venezia si solleva e si nomina Repubblica di San

Marco con Manin a capo di un governo provvisorio.

Il 18 marzo a Milano si compiono le 5 giornate con la cacciata dei tedeschi, è una

rivolta popolare (cosa che covava da tempo) con la complicità del patriziato Milanese che

contava su Torino. Cattaneo era su posizioni opposte rispetto al patriziato perché temeva

l’Austria e non voleva mettersi in mano del Piemonte ma nonostante questo non si tira

indietro e fonda un consiglio di guerra a fianco ai rivoluzionari dimostrando una perfetta

capacità strategica. Ma al governo provvisorio ci sono i rappresentanti della vecchia

guardia (moderati) ai quali si uniscono i rappresentanti delle città lombarde e tutti

temevano Cattaneo e le iniziative popolari-repubblicane.

Il 28 marzo Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria. Si preoccupa che i repubblicani

possano prendere il sopravvento si sente in pericolo (disegni espansionistici). Carlo

Alberto entra in una città già in mano dei moderati. Grande entusiasmo in Italia, Leopoldo

II, Ferdinando II, Pio IX, iniziano ad appoggiare militarmente i piemontesi e volontari

raggiungono il teatro di guerra.

Ma l’esercito piemontese aveva dei limiti: lento, tatticamente sbagliato perché Carlo

Alberto è inorgoglito da alcune scaramucce militari vinte contro gli austriaci (Pastrengo).

Fece anche di peggio. Sul piano politico - diplomatico si inimicò gli alleati esponendo a

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Milano i registri su cui il popolo poteva votare sull’annessione Piemonte/Lombardia,

ancora prima della fine della guerra.

Quando fu chiara l’intenzione espansionistica di Carlo Alberto, Pio IX ritirò le truppe

e fu seguito in questa iniziativa da Leopoldo II di Toscana e Ferdinando II di Borbone. Ma

il progetto di Carlo Alberto non parve compromesso, la città del nord votarono

l’annessione al Piemonte. La repubblica svaniva... Ma le sorti della guerra si ribaltarono a

luglio del 48 a Custoza; Radeski, che nel frattempo si era ritirato nel quadrilatero, riceveva

rinforzi. Ad agosto ci fu l’armistizio e il Piemonte dovette rientrare nei suoi confini. Così

termina la prima guerra d’indipendenza.

ci fu in seguito un’alternanza tra democratici contro moderati. Ritornò l’iniziativa

mazziniana. Scoppiò una scintilla nello Stato Pontificio: il ministro Pellegrino Rossi, che

per la sua ambiguità era malvisto da entrambi gli schieramenti, fu ucciso, e il Papa fu

costretto a fuggire a Gaeta. Lo Stato Pontificio fu trasformato in Repubblica Romana e

governato da un triunvirato composto da: Mazzini - Saffi - Ermellini con Garibaldi a capo

dell’esercito. Anche Leopoldo II di Toscana fu costretto a raggiungere il Papa a Gaeta e il

suo stato si proclamò repubblica, un’entità stato repubblicana.

Mazzini tentò di unire le due repubbliche ma i toscani si rifiutarono. In Piemonte i

moderati tentarono una soluzione diplomatica che fallì (chiesero l’intercessione della

Francia e dell’Inghilterra (?)). Così cadde il governo e salì Gioberti e cadde anche questo

perché egli voleva allearsi al Papa e a Leopoldo II e intervenire militarmente contro le

nuove repubbliche. Salì al governo una sinistra progressista.

Se le nuove repubbliche (romana e toscana) si uniscono, diventano una vera

minaccia per il Piemonte e così Carlo Alberto decide per l’intervento militare.

Comincia la controrivoluzione > la restaurazione > gli Austriaci riportando al trono

Leopoldo II, mettono sotto assedio Venezia che cade eroicamente e per questo motivo,

caso raro, gli Austriaci concedono l’onore delle armi al popolo veneziano. Luigi Bonaparte

(II republ. francese) interviene a favore di Pio IX, poiché, avendo già in mente un suo

rafforzamento, per attuarlo ha bisogno del Papa che nel frattempo era diventato un altro:

non era più il “Papa Liberale”.

Da questo momento in poi, c’è un alternarsi tra il Partito d’Azione (democratici) e il

Partito dell’Ordine (moderati) che pensano al processo di unificazione.

Prima guerra d’indipendenza chiusa male, politicamente è più importante il fatto

riguardo la decisione di Vittoria Emanuele II di confermare il regime costituzionale. Gli altri

stati riprendono la politica repressiva; la libertà di stampa e di opinione che lo Statuto

Albertino concedeva attira tutti i patrioti in Piemonte perché nei loro stati erano

perseguitati. Il Piemonte poteva assurgere a Stato guida per l’unificazione e rare all’Italia

un regime parlamentare liberale. Mazzini riprende un programma massiccio di

riorganizzazione: Comitato Nazionale Italiano per organizzare i gruppi mazziniani.

Restano i punti fermi di prima, ma il suo pensiero è una polemica anti-socialista a

carattere interclassista. Entra in polemica con la corrente socialista.

Nel 1850 G. Ferrari pubblica due opere in polemica con Mazzini: dice di fare unità

con la questione sociale e fare un collegamento e cercare un appoggio con la Francia che

è una repubblica. Socialista - radicale > carlo Pisacane lo accusa di fare riferimento

esclusivamente alla classe borghese, insiste sulla debolezza della borghesia.

Il Sud è considerato una polveriera pronta ad esplodere a causa dello sfruttamento

delle masse contadine e della debolezza dei Borboni, si pensa di far partire da qui la

rivoluzione. Fallimento di Pisacane a Sapri > colpo di grazia alla predicazione mazziniana.

Dal 1853 tutti i mazziniani cominciano a defluire dal Partito d’Azione e si avvicinano alla

“Società Nazionale” (1857) fondata da Manin e Giuseppe Garibaldi con i seguenti

obiettivi: raggiungere l’unità con i liberal moderati e stimolare il ruolo guida del regno

Sabaudo; questo moderalismo politico comincia a strutturarsi intorno al Piemonte. Già

sotto Massimo D'Azelio conservatore si impegna all’osservanza dello statuto albertino,

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anticlericale, modernizzazione dell’agricoltura, dell’esercito, leggi Siccardi (1850) >

volontà della maggioranza piemontese di ridimensionare il potere ecclesiastico in linea

con gli altri stati italiani. Il Piemonte è il presidio della libertà costituzionale anche sotto il

governo di D’Azelio, sotto Cavour tutto questo si rafforza. Nel 1852 Cavour assume

l’incarico di fare il nuovo governo. Connubio Cavouriano > moderati e progressisti di

destra. Cavour vuole isolare le aree estreme di sinistra e di destra per avere un’ampia

maggioranza intorno al suo programma che lo schematizziamo in cinque punti

fondamentali:

1. libero scambio

2. centralità del Parlamento eletto a suffragio ristretto (controllo del Parlamento sul

Governo)

3. difesa delle libertà fondamentali: stampa, opinione, associazione (anche se

esistono i codici di sicurezza che frenano il tutto).

4. innovazioni economiche come incentivi, convenzioni rispetto ai salari,

miglioramento dei processi produttivi.

5. lotta per l’indipendenza italiana ma non unificazione; Cavour pensa ad una

espansione del Piemonte.

Rinsalda il potere del governo, del regime parlamentare innalzandolo presso

l’opinione pubblica liberale. Cavour riesce anche a relegare i mazziniani nel ruolo

scomodo di partito antisistema.

Può finalmente iniziare a svolgere un’intensa attività diplomatica. A questo punto

attua un’impresa rilevante: tra il 1854-56, il Piemonte partecipa alla guerra di Crimea.

Inglesi, francesi e piemontesi contro la Russia che vuole estendersi verso oriente. Come

mai il Piemonte si trova coinvolto in questa guerra? Sono i francesi e gli inglesi che fanno

pressioni in questo senso. Prima lo avevano chiesto all’Austria che aveva rifiutato per non

mettersi contro la Russia essendo questa uno dei componenti della Santa Alleanza e con

il pretesto di aver paura del Piemonte. Ma Cavour ha dei seri dubbi perché non vuole

rischiare da combattere affianco dell’Austria, nemica d’Italia. All’ultimo momento l’Austria

decide di non combattere e così il Piemonte può partecipare. Da questa guerra

l’Inghilterra ricava un innalzamento del suo prestigio e la Russia viene ridimensionata.

Cavour a Parigi può illustrare la situazione drammatica dell’Italia e vede subito in

Napoleone III l’uomo che può dare un assetto definitivo all’Europa. Il 20 luglio si

incontrano segretamente a Plombier dove stipulano un’alleanza militare che prevedeva

l’intervento della Francia in aiuto del Piemonte solo se questo fosse attaccato dall’Austria,

e poi una risistemazione dell’Italia a vantaggio dei piemontesi e dei francesi a danno

naturalmente dell’Austria: il Regno settentrionale sotto la stato Sabaudo, al centro un

sovrano parente dell’imperatore cioè Gerolamo Bonaparte, non si poteva toccare lo Stato

Pontificio per non compromettere questo appoggio a Napoleone III. Nel Su d’Italia per ora

i Borboni.

(Attentato fallito di Felice Orsini a Napoleone III che manda una lettera all’imperatore

chiedendo perdono e di aiutare l’Italia)

Cavour nel 1859 permise a Garibaldi di organizzare militarmente un gruppo di

volontari e di portarli a presidiare i confini con l’Austria. Questa si preoccupò, e inviò al

Piemonte un ultimatum per lo scioglimento di questo gruppo di volontari. Il sovrano

respinse l’ultimatum, l’Austria attaccò e scattarono gli accordi di Plombier diventando

operativi. L’Austria fu sconfitta in poco tempo dall’esercito franco - piemontese.

Napoleone III però, a un certo punto e unilateralmente, decise di interrompere la guerra

(era stata solo conquistata la Lombardia) . Intanto il Gran Ducato di Toscana, Emilia,

Romagna insorgono con governi provvisori di impronta liberale, ma a Villafranca

Napoleone III firma l’armistizio (fine II guerra d’indipendenza). Egli è preoccupato per un

eventuale ingrandimento e rafforzamento del Piemonte, la Prussia minaccia di allearsi con

13

l’Austria attaccando la Francia da nord. La Lombardia tramite la Francia viene annessa al

Piemonte. Cavour si sente tradito e si dimette.

La spinta democratica ancora una volta spinge gli eventi (l’armistizio prevedeva la

restaurazione delle monarchie nei ducati), nei ducati c’è malcontento che invece volevano

annettersi al Piemonte. Cavour torna e convince sulla legittimità dei ducati di volersi

annettere con plebiscito.

L’Inghilterra ritiene che un Piemonte vasto possa ridimensionare Napoleone III e gli

Asburgo in Italia e diplomaticamente intercede.

Nel 1860 Toscana, Stato Pontificio, Emilia, Romagna voto annessione al Piemonte.

Ritorna l’attenzione dei democratici alla Sicilia dove vi era in atto una lotta contro i

Borboni comandata dall’élite. Da lì Crispi prepara il terreno con il tacito consenso di

Vittorio Emanuele II. Cavour era contrario, ma da Quarto partirono i Mille di Garibaldi e

arrivati a Marsala, con l’aiuto dei guerriglieri siciliani , cacciarono i Borboni. Allora

Garibaldi, sicura dell’appoggio inglese, puntò verso Roma. In pochissimi mesi il progetto

dei democratici sembrò sul punto di realizzarsi; il radicalismo di Ferrari e Pisacane si

smussa per potersi avvicinare alla società siciliana dove il disagio si fa più sentire.

Garibaldi sarà un dittatore in Sicilia, ma abolirà la tassa sul macinato e distribuirà le terre

ai contadini.

Francesco II di Borbone, per cercare di salvare la corona, a Napoli concede la

costituzione ai liberali, ma le voci che arrivano dalla Sicilia fanno traballare questo

governo. Quindi Garibaldi a Napoli trova terreno facile e a settembre del 1860, Mazzini e

Cattaneo (federalisti repubblicani) arrivano affianco di Garibaldi a Napoli. Questo Cavour

e il re piemontese non possono accettarlo e convincono Napoleone III a scherarsi contro

Garibaldi per evitare che l’Italia da Roma in giù diventi repubblica. Quindi Napoleone III

consente il passaggio delle truppe piemontesi nello Stato Pontificio, Cavour occupa le

Marche e chiede l’annessione del regno delle due Sicilie al Piemonte con plebiscito. Così

trionfa la soluzione moderata e se Garibaldi, Mazzini e Cattaneo si fossero opposti,

sarebbero diventati per tutti oppositori dell’unità d’Italia. Il 26 ottobre del 1860 a Teano

avviene l’incontro storico tra Garibaldi e il re dove lo stesso eroe gli consegna

simbolicamente la corona d’Italia. (Garibaldi non aveva nessuna intenzione di opporsi al

progetto piemontese).

Da qui tutto passa al parlamento piemontese che il 17 marzo 1861 proclama la

costituzione del regno d’Italia. Questa è uno stato agricolo dove sono inesistenti le vie di

comunicazione; l’isolamento geografico e l’arretratezza avevano portato l’agricoltura verso

l’autoconsumo, poco andava sui mercati.

Solo la Pianura Padana era pre-capitalistica (macchinari, salari); al centro la

mezzadria, al sud il latifondo di proprietà nobiliare e piccolissima proprietà (stoppelli 2-3

aree). Italia nazione = problemi economici subito. È un’unificazione politica per intreccio di

fattori politico-militari e non culturali o di popolo. Proclamazione dell’unità non vuol dire

“unità”.

1. problema sul nuovo ordine costituzionale rappresentativo e la costruzione di una

intelaiatura amministrativa.

2. realizzare integrazione culturale, geografica, economica dello Stato

a. integrazione economica > miriade di mercati economici che ruotano intorno a

gruppi d’interesse (olio e vino pugliese > Inghilterra) che tra loro non comunicano protetti

da barriere doganali.

b. non esiste una rete stradale o ferroviaria

c. integrazione di tipo culturale > l’ analfabetismo in alcune zone raggiunge il 100%.

(Tullio De mauro ha fatto studi in cui dice che il solo il 2,5% della popolazione parlava una

lingua vicina all’italiano colto),

3. bisognava ricollocare la nuova entità statale a livello internazionale perché l’Italia

era considerata totalmente subordinata alla Francia.

14

Il gruppo dei liberali moderati che aveva sostenuto Cavour più altri componenti

liberali dell’Emilia, della Toscana, formano la “Destra Storica” che non è un partito e non

va associato al fascismo; è sempre uno schieramento liberale, le ali estreme sono

extraparlamentari. È un gruppo di notabili che si aggregano attorno ad una matrice

ideologica fondamentalmente conservatrice, e spesso si verificano rivalità personali. Le

differenze stanno nel loro retroterra economico.

La componente maggioritaria era composta da proprietari terrieri, poi c’erano i

rappresentanti della finanza, e una minoranza di industriali.

Il modello di gestione del potere si basa su una rappresentanza stretta e ha diritto al

voto solo il 2% della popolazione (50.000 elettori su 20 milioni di abitanti). Per votare

bisogna essere un maschio adulto, saper leggere e scrivere, pagare 40 lire di imposte

dirette (si applicano su un

È un governo che ha grande stabilità (chi va al parlamento è l’espressione di una

determinata classe sociale), forte e moderato liberale, autoritario, che non mise mai in

discussione l’assetto costituzionale. Lo Statuto Albertino fu esteso su tutta la nazione per

essendo arcaico, il Parlamento riesce a controllare il Governo e produce forte controllo sul

suo operato.

Marco Meriggi parla di una discreta sintonia tra stato italiano.... (la periferia riuscì a

farsi sentire a livello centrale).

Raffaele Romanelli > II metà 800 in tutta Europa l’unità e considerata il presupposto

per l’avanzamento economico e civile, processi però un po’ artificiosi perché si scontrano

con le diversità reali della nazione e forme di opposizione che impongono scelte di forza.

Lo stato deve intervenire imponendo dei valori condivisi (scuola ecc). Per questo, questa

unificazione parve agli italiani una conquista da parte del Piemonte, di annessione al

Piemonte stesso. Da allora le forze politiche fino ad oggi discutono nel decentramento

amministrativo per paura che maggiore autonomia potesse portare a processi di

disgregazione statale.

1865 > Legge Rattazzi > 59 province > (circondari > sottoprefetture) prefetture

(prefetti di nomina regia, potere enorme) > sindaci nomina regia.

Normativa Giuridica allargata a tutta l’Italia e Codice Civile (1866).

Pemontesizzazione a tutta l’Italia > figure piemontesi a capo di ogni regione italiana.

1863 > trattato commerciale favorevole alla Francia ricambio per l’aiuto dato alla

Francia, favorito il vino, il sapone. Apertura ai mercati internazionali. ma subordinati alla

Francia. Abbassamento dei tassi doganali provoca difficoltà all’agricoltura del sud e alle

prime industrie del nord. Favorì solo l’agricoltura avanzata. destra storica favorevole alla

libertà, banche e ferrovie ???? per un’accellerazione dell’economia. Banche fondamentali

per combattere l’usura e per rivitalizzare l’attività economica. Senza ferrovie non c’è

scambio e lo scambio è fondamentale per il mercato; su questi punti non era liberista. Non

lo stato garante dell’economia ma rimozione degli ostacoli per lo sviluppo economico,

esempio: migliora la ferrovia perché serve a collegare il territorio: Romanelli > lo Stato nn

specula su questa costruzione. Lo Stato deve finanziare il progetto e trovare le risorse,

dove? Lo Stato è in deficit. Cavour ha annesso al piemonte anche i debiti pubblici di ogni

stato per trovare in queste popolazioni il consenso. La destra storica inasprì le imposte

dirette (gravano sul prodotto e sull’utile e sugli immobili) e anche indirette (che si pagano

all’acquisto). Emerse la natura del blocco dominante colpiti i redditi dal commercio e

industria e tasse contadine + povere (tassa macinato gravava sui consumi, pane,

prelevate dal mugnaio all’atto della macine - diretta - si ritoccò il prezzo del prodotto e

aumentò il pane = fame per i poveri), reazioni violentissime in Emilia e Romagna, istituito

lo stato di assedio.

Intervento diretto dello Stato nella vita sociale - autoritaria che portò a tre distorsioni:

1) libertà dei cittadini (brigantaggio)

2) economia (aumento pressione fiscale)

15

3) istituzioni e politica (localismi generati dal centralismo amministrativo.

Nel meridione la situazione nn era pacifica, già dal 1860 si era sviluppata una

violenta guerriglia in Irpinia, Basilicata, Casertano, Puglia > grande brigantaggio

meridionale. Già reazioni filoborboniche a Garibaldi sentimento legittimista (fiducia alla

monarchia che sta crollando), il contadino avverte sempre l’autorità del signore, i

cambiamenti improvvisi nn sono graditi (autunno 1860 - legittimismo + disagio morale fino

al 1865). 350 bande, molte con + di 100 uomini ciascuna, (qualche decine di migliaia di

filoborbonici), forte seguito popolare (Marco Meriggi - studioso). Brigantaggio > riflessi a

livello internazionale perché stimolò la controrivoluzione borbonica a livello europeo;

appoggiati da Spagna e Stato Pontificio, i Borboni stavano al Vaticano e volevano

riprendersi il regno. Diffuso disagio morale e reazioni alla delusione delle promesse

mancate da parte dello Stato: riforma fondiaria mancata, profondo distacco tra

popolazione a Stato che stava intaccando una realtà meridionale > usi civici > terreno di

scontro poiché qui le comunità avevano fondato un’economia, tutte possibilità di integrare

un’economia povera e contadina (la legge nn faceva + tagliare gli alberi, o pascolare

liberamente su terreno demaniale ecc.). 160.000 soldati (1863 legge Pica > competenza

per reati di brigantaggio a tribunali militari), stato d’assedio, guerra civile. In 5 anni (61-65)

controguerriglie governative violente, incendi di interi villaggi, ecc.

In Sicilia ci furono problemi: 1866 > Comitato Partito Regionista che si opponeva alla

legge dell’unificazione amministrativa represso col sangue dal governo.

La “questione romana” prettamente politica > regioni ancora da annettere. Senato >

Roma capitale d’Italia che era ancora in mano al Papa. Il Partito d’Azione Mazziniano e

tutti gli ambienti si agitavano per aver subìto Roma capitale (i liberali erano gli avversari

politici). Stato pontificio protetto da Inghilterra, Francia e ciò metteva in difficoltà il governo

nel settore politica estera. La questione romana diventa cavallo di battaglia dei

democratici per riavere visibilità nel mondo politico. Chiesa rinuncia al potere temporale,

lo Stato di impegna a considerarla religione di fondamento (?)

Bettino Ricàsoli > cattolico, tenta di convincere Pio IX ad una mediazione sulla

questione romana. Tenta anche di ammorbidire l’intransigenza di Napoleone III. Fu

rigettato da Pio IX e fu trattato duramente da Napoleone III il quale minacciò che ogni

tentativo sulla questione romana da parte dell’Italia lo avrebbe considerato un atto di

guerra > dimissioni Ricàsoli.

Urbani Rattazzi (sinistra) > crede di poter trarre vantaggio dall’azione dal basso di

Garibaldi per conquistare militarmente Roma, con volontari senza compromettere il

governo (in Veneto).

Clima europeo mutato e la Francia fa la voce grossa tanto da ordinare a Garibaldi di

sciogliere i volontari. Ci riprovò partendo dalla Sicilia nell’autunno 62, ma fu fermato

sull’Aspromonte dall’esercito italiano. Cade il governo Rattazzi nel dicembre 1862. Falliti

due governi, sia moderati che democratici. Destra storica + cauta, i governi quasi

opportunisti sembrano sfruttare Bismark che, diventato cancelliere di Prussia, si vuole

allargare, e ciò sembra giovare alla politica italiana.

M. Minghetti, più moderato, si muove con l’obiettivo di rassicurare le grandi potenze,

in particolare la Francia, e con le “Convenzioni di Settembre”, risolve la questione romana

difendendo i confini dello Stato Pontificio e facendo Firenze capitale. Napoleone III si ritira

con le sue truppe dal Lazio ( per far tacere i democratici). A Torino il 21 settembre 1868 la

città insorge, Minghetti rassegna le dimissioni.

Gen. Lamarmora, destra moderato, uomo di polso.

Pio IX legge nelle “Convenzioni” un sinistro presagio. Nel dicembre 64 con la sua

enciclica attacca violentemente i principi liberali condannati nel “Sillabo”, vede male

l’uscita delle truppe francesi del suo stato. Reazione dell Stato a catena - Luglio 1866 -

legge che scioglie le congreghe e gli ordini religiosi, incameramento dei beni della chiesa

(palazzi, opere d’arte, libri) più terre dell’asse ecclesiastica dal 1867 all’asta accaparrate

16

dall’aristocrazia e dalla borghesia forte, non servì ai contadini. Per conquistare Venezia,

alleanza Italia - Bismark (Prussia) segreta, intervento Italia in caso di guerra Austro-

Prussiana in cambio di Venezia. Giugno 1866: prussia contro Austria + Italia (III Guerra di

Indipendenza), fallimento. A Custoza, Lamarmora fu un pessimo stratega, la più

disonorevole sconfitta. rivalità tra il gen. Cialdini e Lamarmora, il primo nn portò giuste

notizie. Luglio 1866, sconfitta a Lissa della marina e l’Italia perde credito agli occhi di

Bismark.

Invece Garibaldi vinceva aprendosi la strada nel Trentino. Bismark decide la pace

con l’Austria contro gli accordi che non prevedevano armistizi unilaterali. L’Austria

nonostante sconfitta, dettò legge con l’Italia, Garibaldi ritirò le truppe. Alla pace di Praga,

l’Italia non fu invitata: no trento, no Trieste, si Venezia ma sempre attraverso Napoleone

III. Ricàsoli dimissioni, Rattazzi sale. Garibaldi di sua iniziativa marcia su Roma.

Napoleone III attacca a Mentana e sconfigge Garibaldi con fucili con retrocarica.

Dicembre 1869 sale Giuseppe Lanza che chiama Quintino Sella imprenditore. svolta.

1870 > legge sul pareggio del bilancio, vero risanamento, opera meritoria. Bismark guerra

contro la Francia che aveva smobilitato i contingenti in Italia > vinta, Napoleone

prigioniero, Italia invade lo Stato Pontificio senza trovare difficoltà. Breccia di Porta Pia, il

Papa scomunica il re.

27 Gennaio 1871 Roma capitale! Cade l’ultimo brandello del potere temporale del

Papa. Marzo 1871 viene varata la legge delle Quarentige: libertà di culto, sovranità sui

palazzi, congruo sostentamento. Il Papa riconferma la sua intransigenza e nel 1874

ordina tassativamente a tutti i cattolici (non expedit) di fare politica.

Età dell’imperialismo (1870 - 1914)

Le grandi potenze si dividono i territori che nn sono stati ancora colonizzati.

Fenomeno di portata eccezionale determinato da 3 fattori:

1) 1873 - 1896 grande lunga depressione > calo prezzi agricoli > crisi agraria >

conseguenza di una sorta di globalizzazione > ingresso grani americani a prezzi bassi (x

esempio) > i capitali prendono la via dell’industria a scapito dell’agricoltura >sviluppo

industria pesante > militare.

2) Sviluppo militarismo legato agli organi strutturati > stati maggiori legati agli eserciti

permanenti degli stati.

3) Diffondersi delle teorie positivistiche e socialdarwiniste > valori società occidentale

in quanto maggioritari e giusti > da esportare anche con la guerra e col sangue, sempre

brutale oppressione sulle popolazioni indigene.

L’impero porta impegni economici che gravano sulla popolazione, ma nn ci sono in

questo caso proteste strutturate; solo il movimento operaio geneticamente oppositore alle

politiche di potenza in quanto pacifista. Forse per il conseguente sviluppo economico

portato dall’imperialismo è la causa delle mancate opposizioni del popolo.

Fase necessaria e suprema per il capitalismo.

Colonialismo commerciale quello precedente x motivi economici.

Colonialismo imperialista x togliere territori ad altre potenze.

Dal 1870 in poi l’imperialismo formale è sostituito dal nuovo imperialismo >

annessione diretta giuridico-formale di vari territori > le colonie diventano propaggini delle

nazioni colonizzate.

A) 1870 - 1885 - 1ª Fase dell’imperialismo.

B) 1885 - fine secolo - 2ª Fase

C) Fine secolo - 1ª guerra mondiale - 3ª Fase

A) > Inizio depressione, crisi agraria, le potenze iniziano a parlare di espansione,

rafforzamento potere coloniale dell’Inghilterra. Altre potenze potenze fanno la stessa

cosa, altre ancora procedono all’inizio delle conquiste coloniali = tensioni nelle relazioni

internazionali che si collocano in Africa dove più nazioni vogliono lo stesso territorio.

17

Bismark fa un congresso a Berlino (1884 - 1885) nel quale si stabiliscono criteri precisi

per la spartizione dell’Africa.

B) > Stabilite le regole, si verifica un’accellerazione della politica imperialista.

C) > È la fase più delicata perché nn c’è più niente da dividere, ma ci sono delle

potenze che sono arrivate per ultime (Germania - Italia) e cominciano attriti tra Germania,

Francia, Inghilterra (crisi marocchina), Italia in Libia. Si affacciano altre due potenze

nuove: USA e Giappone.

Prime forme di democratizzazione (suffragio, sindacati) determinate da forti contrasti

sociali. Blocchi diplomatico - militari contrapposti, fatti da nazioni alleate che vogliono

emergere, culto del prestigio e della potenza militare. Governi più conservatori devono

fare i conti con il nuovo sistema capitalistico e nuovi soggetti politici (operai).

La Germania è considerata da tutti un’accozzaglia di stati retti da un re insignificante,

idea che svanisce dopo Bismark. Gli storici hanno coniato una categoria “Sonderweg” via

per lo sviluppo della Germania, un intreccio tra protezionismo, militarismo e alleanze tra

potere industriale e agrario.

Guglielmo I e Bismark governano su una Germania che cresce economicamente per

la produzione del carbone, diffusione dell’istruzione elementare e tecnica >

specializzazione della classe operaia tedesca per l’alto tasso di scolarizzazione;

modernizzazione dell’agricoltura nonostante la crisi agraria europea = stabilità della

gerarchia sociale poiché nn tocca gli Junker; disponibilità di capitali, adozione di tariffe

protezionistiche: si innalzano i dazi d’entrata per preservare tutti i settori dell’economia >

capitalismo organizzato. Tutto questo scardina gli equilibri dell’economia europea, porta a

mutamenti interni che creano alcune difficoltà a Bismark. Egli appena giunse al potere,

cercò di tenere a bada gli stati meridionali che erano cattolici contro la Prussia che era

protestante. Non esitò a fare battaglia contro il partito cattolico il “zentrum” (cultur kanf (?))

guerra fra culture.

1878 - 1879 > Leggi antisocialiste > alleato con i cattolici e con i conservatori. I suo

obiettivo è evitare la liberalizzazione delle istituzioni politiche. 1883 - 1889 Introduce

l’assicurazione obbligatoria per i lavoratori dipendenti > primo passo verso l’affermazione

dello stato sociale. Richiamo ai miti per nazionalizzare le masse. La politica estera di

Bismark ha lo scopo di isolare la Francia militarmente e politicamente. Voleva essere

mediatore tra Austria e Russia per la questione dei Balcani.

1876 Patto dei “Tre Imperatori” tra Germania, Austria, Russia.

1877 Guerra Russia/Turchia vinta dalla Russia con condizioni tremende. Inghilterra

e Austria si preoccupano della Russia troppo potente.

1878 A Berlino, durante un congresso, si riesce a ridimensionare tale potere.

L’obiettivo di Bismark era quello di intervenire per nn perdere il suo controllo politico

in Europa e poi il progetto di espansione nei Balcani. Evitare la guerra su due fronti:

francese e russo.

1879 Alleanza militare con l’Austria (duplice alleanza) + Italia (triplice alleanza 1882).

La Francia si allarma perché si sente bloccata dalla Triplice Alleanza e si militarizza.

La Russia non si oppone a tale alleanza per interessi suoi, anzi rinnova il patto dei “Tre

Imperatori” ma nel 1887 lo abbandona perché non ha ottenuto nulla e si avvicina alla

Francia soprattutto quando va via Bismark nel 1891 (duplice intesa).

L’Inghilterra si avvicina all’intesa cordiale nel 1906 (triplice intesa) quando vede

crescere la potenza germanica. Bismark nn si voleva impegnare in una politica coloniale

(1884) ma, messo sotto pressione da tutti, va in Africa fare conquiste.

1888 sale al trono Guglielmo II, giovane e ambizioso, i settori della società spingono

per l’aggressione e trovano in lui il giusto re. Bismark sotto pressione nel 1890 dà le

dimissioni quando il partito ............................. ha la maggioranza. Radici per l’assalto al

mondo. 18

Unificazione germanica, politica di potenza, esercito, diplomazia, aristocrazia

terriera, governo Prussiano, più centrali rispetto al caso italiano.

Federico Guglielmo IV Prussiano. In tutta l’area tedesca. Hannover e Assia due stati

dell’area tedesca. Caduta del Parlamento di Francoforte, il governo prussiano aveva

tentato di fondare un’unione indipendente dagli altri stati tedeschi, uno stato unico con

Hannover e Assia per continuità territoriale, elemento fondamentale per l’epoca. Si pose

la questione di una confederazione, a questa proposta si oppose l’Assia che richiese

l’intervento dell’Austria. Il governo prussiano aveva l’esercito sulle grandi vie di

comunicazione e quello austriaco si mobilitò e si fronteggiarono su queste arterie ma nn si

arrivò mai al conflitto > settembre 1850. Da qui nacque la necessità di formalizzare

l’abbandono prussiano con il trattato di Olmuz (1850), che cancellò l’idea prussiana di fare

una confederazione nella confederazione. Ebbe “ragione” l’Austria, predomino politico. I

prussiani si sentirono oltraggiati sul piano politico ed economico: Austria predominio

politico, però la Prussia nella lega doganale di Zollverein aveva il predominio e rifiutò

l’ingrasso all’Austria nella lega. Quindi la politica dell’Austria, potenziamento, Prussia più

Germania > Zollverein > sviluppo economico grandissimo con irrobustimento dei rapporti

economici, condividere il destino comune, economia come collante e facilita quello che

sarà il processo di unificazione. I gruppi liberali e radicali nel decennio successivo al 1848,

si rassegnarono all’inattività, perdita dello slancio rivoluzionario, soprattutto in Prussia,

braccati dal potere assoluto. 1858 - 59 - 60 tra l’unificazione dell’Italia e il processo di

unificazione tedesco ci sono molti legami, più di quanto possa sembrare. L’opinione

pubblica tedesca si rimette in moto grazie agli eventi italiani coinvolgendo l’Austria e la

Francia (ns II Guerra d’Indipendenza). L’opinione pubblica si divide tra simpatizzanti per

l’Italia, altri temono la Francia, nemica storica, rafforzamento del suo potere in Italia a

scapito dell’Austria e chiede l’alleanza con essa con una soluzione “Grande Tedesca”. La

sconfitta dell’Austria con la Francia, la screditò molto tra gli stati tedeschi rafforzando il

ruolo di stato leader della Prussia.

Settembre 1859 “Movimento dell’unione nazionale tedesca” ( Prussia leader), si

sviluppò tra gli stati settentrionali più convinti della soluzione “piccola tedesca” La “società

delle riforme” si batteva per l’applicazione della costituzione concessa a mai applicata, per

una limitazione degli Junker, aristocrazia potentissima, conservatrice, timorosa della

Prussia, avrebbe voluto un governo austriaco.

Modello Politico Prussiano

1) Rigido autoritarismo, 2) sostanziale marginalità delle istituzioni politiche

(parlamento e borghesia) 3) predominio di un blocco sociale sbilanciato verso la grande

proprietà terriera conservatrice. 1 + 2 + 3 = alla conseguenza di dover difendere uno stato

diviso in due con doppi confini (geopolitico); dal punto di vista sociale la presenza degli

Junker, classe fedele alla corona, che ha ricambiato con le più alte cariche

(magistrature...).

Dopo barlumi di liberalismo nel 48 si ripiombò in un semi-assolutismo, anche se

c’era una costituzione, Bicamerale: senato di nomina regia in teoria, in pratica è ereditaria

e vitalizia (Junker); Camera (Lantag) sistema di voto basato sulla ricchezza (un voto di un

ricco voleva per esempio quanto cento poveri) sempre Junker presenza assoluta .

1862 ottobre nominato Bismark cancelliere, figlio di proprietari terrieri Junker anche

lui, odiava il liberalismo e la democrazia. Non puntò mai all’unificazione della Germania,

ma puntava all’espansione prussiana nell’area tedesca. Uso della forza. Prioritaria

l’autorità dello stato per non avere un regime arbitrario > real politic vs la politica

dell’utopia (48). Eredita una situazione complessa perché è venuto meno il rapporto tra

corona e parlamento. Lo stato maggiore prussiano voleva un incremento dell’organico

dell’esercito ma dal 1857 le forze liberali iniziano a compiere tentativi per sottoporre a

regime parlamentare le forze militari. Dal 1861 il partito progressista ha una forte

19

rappresentanza nel Lantag perché sta diventando più ricca e con più possibilità di

accedere alla Camera. Nel 1862 si sciolgono le camere per attenuare questa opposizione

liberale contro l’esercito nn approvando il bilancio per finanziare i militari.

Guglielmo I conosce bene Bismark e lo chiama al governo e fa passare la manovra

finanziaria per il rafforzamento dell’esercito. Bismark è l’unico uomo forte, meno

compromesso dal liberalismo. Non considera proprio la camera e si avvale dell’appoggio

della Corona, dei militari, ecc. nn considerando la borghesia che nn ha ancora identità

politica: 1ª tappa > unificazione; 2ª tappa > diplomazia internazionale = accattivarsi la

benevolenza dello zar di Russia, sfrutta una rivoluzione in Polonia che Alessandro I nn

riesce a domare e Bismark soffoca la rivoluzione al posto suo con truppe fresche.

Alessandro I sempre grato a Bismark. Con la Francia gioca con le ambizioni di Napoleone

III facendogli credere che appoggia le sue espansioni; 3ª tappa > vs la Danimarca 1864,

due ducati sotto la Danimarca in lingua tedesca, nn tolleravano, ricusano la successione

di Cristiano IX in linea femminile e si ribellano difesi dall’esercito prussiano che passano

sotto l’amministrazione Austria-Prussia. Uno dei due ducati, sul mare del Nord, molto

lontano, molto lontano dall’Austria, Bismark vuole far passare la sua politica per

disinteressata e screditare l’Austria che invece vuole espandersi nell’area tedesca.

L’olstain vuole sottrarsi all’Austria con cui non c’è contiguità territoriale (Mare del Nord) è

uno stato tedesco. Guerra Prussia/Austria, vince in Boemia e termina la guerra

imponendo all’Austria alcune clausole sulla confederazione, per nn calcare la mano, per

nn spaventare ancor di più quegli stati tedeschi meridionali che già temevano la Prussia e

si sarebbero alleati con la Francia e la Russia; e lì Bismark nn ce l’avrebbe fatta e infatti si

fermò. Bismark aveva già rapporti con Napoleone III soprattutto di neutralità; guarda agli

stati tedeschi del sud con spinte autonomiste appoggiati dalla Francia. Bismark vuole lo

scontro con Napoleone III: 1870 casus belli: Isabella II di Castiglia perde il trono e viene

proposto dagli spagnoli a un cugino del re di Prussia; questo per Napoleone III significa

accerchiamento. In realtà il principe rifiuterà. Napoleone III va da Guglielmo I chiedendo

rassicurazioni su trono di Spagna, no ai prussiani. Bismark fece circolare un dispaccio in

cui diceva che il diplomatico francese era stato cacciato a calci, notizia falsa ma in Francia

l’orgoglio nazionale portò a dichiarare la guerra alla Prussia.

Esercito francese viene sconfitto e Napoleone III abdica e i piccoli stati tedeschi del

sud, facendo prevalere un nazionalismo tedesco, non si affiancano più alla Francia ma

confluiscono a fianco di Bismark.

Pace di Francoforte 1871 > Alsazia e Lorena a Germania, debito di guerra enorme e

nascita del II Raich (?) - II Impero tedesco. Restavano nella forma confederale 25 stati

che davano potere assoluto a Guglielmo I (re prussiano). Cancelliere Bismark (prussiano),

indipendente dalla fiducia delle Camere, solo sotto l’imperatore. Parlamento formato da

due Camere, 58 rappresentanti, 25 Stati, 17 alla Prussia (maggioranza relativa). Altra

Camera a suffragio universale maschile. Affinità dei processi unitari Italia/Prussia;

prodotte entrambe dall’alto (Prussia/Piemonte); Piemonte liberale, Prussia assolutismo;

Piemonte rapporti con i liberali degli Stati italiani, Prussia accordi presi solo con i sovrani

di ogni stato.

Analisi della sinistra storica: Italia dell 800, degli anni 70; dopo la comune di Parigi >

agitazione classe dirigente (liberali) che diventa consapevole delle questioni sociali. Per la

prima volta si manifesta la questione meridionale. Ci furono inchieste igienico - sanitarie

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A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Romano Michele.

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Riassunto esame Semiotica, prof. Caputo, libro consigliato: La competenza semiotica, Paolo Fabbri e Dario Mangano
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Riassunto esame filosofia, libro consigliato Percorsi del riconoscimento, Paul Ricoeur
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Auguste Comte
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