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Storia contemporanea

Problema di definizione e periodizzazione

Contemporanea > presente
Storia > passato

Come si è giunti a queste denominazioni? La contrapposizione tra antichità e modernità era binaria. Continuum multidimensionale > convivono passato e presente. La transizione da un’epoca all’altra.

  • Storia antica 476 d.C.
  • Storia medievale 1492
  • Storia moderna 1- Storia moderna 1815
  • 2- Storia contemporanea

C. Poman > parla di partizioni cronologiche, periodizzazioni e arbitrarietà, dopo la ricerca c’è sempre l’interpretazione.

La rivoluzione francese e la rivoluzione industriale

La rivoluzione francese e la rivoluzione industriale hanno inizio nei primi del ‘700, inizia la storia contemporanea e questi sono eventi inaugurali. Da molti il progresso è considerato un evento salvifico ma non per i conservatori. L’‘800 fu un secolo cerniera tra il periodo precedente e la modernità. La possibilità di sfamare la popolazione che cresce, è il problema dell’uomo fino alla rivoluzione industriale.

Trappola malthusiana: storia preindustriale, crisi demografiche, carestie ecc. Rivoluzione industriale: grande creatività tecnologica applicata alla produzione che aumenta la crescita economica e si aggiunge il miglioramento dello sfruttamento delle risorse naturali.

Serie progressiva di sostituzioni: macchine al posto di uomini e animali, energia eolica sostituita col carbone. Si sviluppa prima il settore tessile, poi quello meccanico, siderurgico ed infine i trasporti. Nel 1733 John Key (inventore) introduce nel telaio la navetta volante, ogni operaio aumenta la sua produttività del 30% ma l’invenzione entra in produzione solo dopo 30 anni perché non c’era la materia prima, questo problema si chiama "collo di bottiglia". Nell’ultimo quindicennio del ‘700 il costo del cotone calò con l’aumento della produzione.

Aumento della produttività > tutta la società si deve adeguare. Un gruppo di geniali meccanici ha la paternità di tutte le evoluzioni soprattutto spinti dall’invenzione delle macchine a vapore. Scienziati e inventori, uniti dalla fede nel progresso, dominare e modificare la natura; questa unione è alla base del progresso scientifico. Sviluppo tecnico no uguale in tutti i paesi. Prima Inghilterra e Belgio, poi Germania alla metà dell’‘800, in Italia tra il 1896 e il 199, in Spagna non ci sarà mai una rivoluzione di questo tipo.

Non tutto il continente europeo è coinvolto, resta l’agricoltura la prima fonte di sostentamento. Anche in questo settore dal 1815 al 1847 si attuano delle innovazioni tecnologiche e modifiche della distribuzione della proprietà terriera (rivoluzione agraria). Ora la terra e l’agricoltura subiscono le leggi di mercato essendo inesistente ormai il sistema feudale che mirava solo al sostentamento e non mirava a realizzare capitali (Francia). Nel centro Europa (Germania, Russia) questo evento accade tempo dopo (1861). Ancora diversa è la situazione nell’Italia del sud e nella penisola Iberica (fine 800 superamento del sistema feudale). In Spagna la terra è ancora in mano alla chiesa, nel 1835 si ha una ridistribuzione a favore degli antichi feudatari e i grandi borghesi (involuzione rispetto alle altre nazioni); comunque c’è un incremento della produzione. Nel sud Italia tra il 1806 e il 1815 ridistribuzione ai contadini delle terre della chiesa, demaniali e feudali, si scontra con l’opposizione dei proprietari e con una borghesia emergente che vuole acquisire proprietà e status (titoli nobiliari).

Ovunque si forma una popolazione sovrabbondante (anni 30 proletari) che contribuisce alla costruzione di infrastrutture e porta nuove braccia nelle fabbriche > rivoluzione urbana. Masse di contadini che si spostano in città per le opportunità di lavoro ma anche per motivi sociali e culturali poiché ci sono esodi anche verso città non industrializzate (Napoli).

Nel periodo feudale, il contadino aveva comunque garantita la sopravvivenza potendo disporre di legna e prodotti del sottobosco. La rottura di questi usi civici, porta il contadino ad allontanarsi dalla terra. Nelle città nascono nuovi quartieri di ricchi e di poveri, non è emerso ancora un ceto intermedio (borghese), degrado sociale (1800).

Rivoluzione demografica

Rivoluzione demografica > fine 700 inizio 800, diminuzione della frequenza dei cattivi raccolti grazie alle nuove tecnologie come: il prato artificiale per l’allevamento, i sistemi di irrigazione, razze sempre più forti per selezione genetica, coltivazioni a rotazione, bonifiche, disboscamenti, stoccaggio conservazione prodotti agricoli, miglioramento dei trasporti per gli approvvigionamenti zone in crisi, tutto questo porta ad un innalzamento del tetto di soddisfacimento dei bisogni primari. Sparisce la peste, ma c’è ancora il vaiolo, scoperta del vaccino. Sesso e matrimonio tradizionale, due figli ogni 5 anni. Gran Bretagna regime demografico esplosivo. Francia stagnante. In Gran Bretagna basso tasso di mortalità grazie alla ricerca scientifica e si intreccia ad un’alta natalità, fenomeno anomalo perché questo accade nelle società più arretrate. Nel regime della proprietà terriera si tende a fare pochi figli per non diluire l’eredità. Per i contadini salariati invece, più braccia ci sono, più si guadagna, per questo si fanno più figli. Questo accade anche per la classe operaia, parliamo sempre della Gran Bretagna.

In Francia la crescita demografica tende allo zero perché è stato il paese investito dalle conseguenze dirette della rivoluzione francese, più bocche da sfamare con il rischio di perdere le terre; uso delle prime rudimentali pratiche anticoncezionali.

La società dell’‘800 si configura sempre di più come una società di classi e non di ceti e tende a polarizzarsi su due classi: la borghesia e il proletariato. L’‘800 è appunto chiamato secolo della borghesia. Gli anni ‘70 del ‘900, segnano la fine dell’era capitalistica e in questo periodo l’800 viene visto dagli storici in modo più critico, poiché si domandano se il borghese dell’epoca era veramente un imprenditore. La nuova storiografia tedesca afferma che la borghesia era legata all’aristocrazia. In Italia i borghesi hanno favorito il nazismo ecc.

Restaurazione 1815 - 1848

Per tutta la metà dell’800 la rivoluzione francese fu una vera e propria presenza in Europa e condizionò scelte e strategie da parte di chi combatteva per cancellarla e che temeva un ritorno ad essa. Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna, che avevano contrastato la rivoluzione francese, vedevano in ogni tumulto una nuova rivoluzione, temevano che si ripetesse quella forza che aveva battuto l’antico regime e che mirava al concetto di unità nazionale (appartenenza tra popolo, territorio, cultura, ecc.); i componenti del popolo erano diventati cittadini.

I valori di libertà, uguaglianza, fraternità, avevano fatto breccia su coloro che volevano avere una presenza politica e ordinamenti giuridici costituzionali. La classe borghese era quella che aveva ereditato più di tutte, le conseguenze della rivoluzione francese.

La rivoluzione ha la straordinaria capacità di esportarsi in altri paesi, un’estrema plasticità ed adattarsi ai caratteri politici e ideologici diversi da Stato in Stato.

Nel congresso di Vienna (1 novembre 1814 - 9 giugno 1815) si riunirono le potenze che avevano battuto Napoleone, con lo scopo di fare una restaurazione, cioè una pulizia dei principi che la rivoluzione francese aveva seminato.

Borboni in Francia con Luigi XVIII. La restaurazione aveva lo scopo di tentare di bloccare eventuali ripetizioni della rivoluzione francese, però le decisioni che si presero a Vienna, erano figlie della rivoluzione stessa, poiché non si poteva ignorare questo accaduto. I cittadini furono ricondotti a sudditi e si favorirono solo le grandi dinastie europee. Fu disegnata una Europa con lo scopo di ridurre le tensioni internazionali, operazione che prende il nome di “principio dell’equilibrio”.

L’Inghilterra che era già padrona dei mari, si preoccupò di consolidare tale posizione con l’acquisizione dell’isola di Malta e cercò di frenare le espansioni verso occidente della Russia. Però non poté evitare la ricostruzione della Francia come grande potenza, in egual modo per la Spagna.

La Russia tenne la Finlandia e parte della Polonia e dovette rassegnarsi ad una Prussia più forte unita alla Sassonia, Prussia che aveva l’incarico di montare la guardia alla Francia, a occidente, e alla Russia a oriente.

Gli stati tedeschi furono uniti in confederazione dove sia i danesi che gli inglesi che gli olandesi avevano dei possedimenti lì, e nella dieta c’erano anche loro rappresentanti e quindi c’era una grave mancanza di coesione. I confini erano fluttuanti, privi di identità e ciò lasciava spazio ai paesi più forti. Alla chiusura del congresso di Vienna ci furono delle prime tensioni con l’Austria (presidenza politica austriaca nell’area tedesca) e la Prussia nel 1818 dava vita ad una lega doganale (Zollverein) che fu la molla la quale portò ad un enorme sviluppo economico. Iniziò un processo di integrazione tra la Prussia orientale con l’area occidentale per formare la Germania moderna.

Francesco I di Borbone nel regno delle due Sicilie nel 1816 dato dall’unione della Sicilia e del regno di Napoli con capitale Napoli. La Sicilia aveva perso tutto, la sua capitale, la sua autonomia amministrativa e iniziarono dei tentativi secessionisti.

  • Ferdinando III di Asburgo-Lorena > Toscana
  • Savoia > Sardegna e Repubblica di Genova
  • Dominio austriaco > Lombardia
  • Chiesa > come era

Austria manteneva in Italia importantissimi teste di ponti cioè ducati al di là del Po. L’Italia con la sua frammentazione poteva essere meglio controllata nel così detto “equilibrio dell’impotenza”. La borghesia lavorava nel settore amministrativo. I Piemontesi erano i più scontenti per la forte presenza degli Austriaci, forte ostacolo per l’espansione dei Savoia. Ma anche Venezia e Genova per la loro tradizione repubblicana.

La rivoluzione francese aveva eliminato il principio di legittimità fondato sul diritto divino del Re, principio ripristinato con il congresso di Vienna, potere inalienabile del Re. Secondo la rivoluzione francese invece il potere doveva nascere invece dai cittadini. Fu difficile ridare credibilità a questo antico regime. La rivoluzione francese doveva essere rinnegata ma non cancellata dai congressisti. Talleyrand non voleva far smembrare la Francia anche se sconfitta. Metternich convinse il sovrano francese a concedere una costituzione che non era fatta dal popolo ma come tale faceva da “contentino”.

Alessandro I di Russia fu il promotore della Santa Alleanza basata sul principio dell’unione tra i popoli e proprio per questo Metternich la fece passare in sordina (non parlava di alleanza tra sovrani). Non aderì a questa alleanza la Gran Bretagna poiché la giudicò inconsistente e incompatibili col proprio regime costituzionale.

In alternativa promosse la Quadruplice Alleanza con Russia, Prussia e Austria che prevedeva anche interventi militari dove era necessario.

Restaurazione = commistione tra rigidità di principio e convenienza politica, oppure, inestricabile compromesso tra passato e modernità. Anche nel regno delle Due Sicilie, i Borbone riprendono quello che c’era di meglio nella macchina amministrativa Marattiana, tutto ciò esteso anche alla Sicilia che non aveva fatto quella esperienza francese. I Codici, le amministrazioni erano eredità della rivoluzione francese.

Durante in Congresso di Vienna ci fu Waterloo, nel 1815, i congressisti proposero a Napoleone di far rientrare i confini della Francia come nel 17??, ma lui rifiutò e fu ancora guerra. Il clericalismo, centro di aggregazione delle forze del passato; in Francia fino al 1825, chi bestemmiava in pubblico, veniva condannato a morte.

Il Congresso di Vienna ha portato 100 anni di pace? Non tutti gli storici pensano così, miseria e continui tumulti erano sempre presenti. La restaurazione non doveva più combattere la Francia, ma le sue conseguenze in Europa, cioè sommosse in altri luoghi.

Moti liberali e costituzionali del 1820-21

Tentativi di insurrezione organizzati dalle società segrete di matrice liberal-costituzionale in Spagna e in alcuni stati italiani. In Spagna, la dissidenza liberale poteva contare, in pratica, sui soli ambienti militari, dove le sette avevano ampie ramificazioni.

La Carboneria passò per la prima volta dalle parole ai fatti nel 1820 a Napoli organizzando delle rivolte di carattere antiassolutistico e liberal-costituzionale che prendeva spunto da quelle effettuata a Cadice l'1 gennaio dello stesso anno: i due ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Silvati (che avevano avuto l'adesione di generali ex-murattiani, come Guglielmo Pepe) l'1 luglio marciarono da Nola verso il capoluogo campano alla testa dei loro reggimenti della cavalleria.

Impaurito dalla protesta, il re Ferdinando I accettò di concedere una nuova carta costituzionale e l'adozione di un parlamento. La vittoria, seppur parziale, illusoria ed apparente, causò molte speranze nella penisola e a Torino i carbonari locali, guidati da Santorre di Santarosa, marciarono verso la capitale del Regno di Sardegna ed il 12 marzo 1821 ottennero la costituzione democratica.

Tuttavia la Santa Alleanza non tollerò tali comportamenti e a partire dal febbraio del 1821 spedirono un esercito nel sud che sconfisse gli insorti, numericamente inferiori e male equipaggiati. Anche in Piemonte il re Carlo Alberto di Sardegna, indeciso sul da farsi, cedette alle pressioni del fratello Carlo Felice di Sardegna e chiese all'Austria di intervenire militarmente: l'8 aprile l'esercito asburgico sconfisse i rivoltosi ed i moti del 1820-1821, scatenati quasi totalmente dalla Carboneria, potevano dirsi chiusi in maniera fallimentare.

Tra i principali capi della Carboneria, Morelli e Silvani furono condannati a morte; Pepe andò in esilio; Confalonieri, Pellico e Maroncelli furono incarcerati.

Liberalismo > movimento etico-politico che vuole il riconoscimento dell’eguaglianza giuridica dei cittadini di fronte alla legge.
1 gennaio 1820 > esplode la rivoluzione > obiettivo: la Costituzione che era stata varata da uomini liberali. Costituzione detta “Spagnola” su modello di quella francese.

  • Sovranità popolare
  • Parlamento monocamerale
  • Limitazione del potere regio

1 luglio 1820 > nel napoletano scoppia la prima rivolta.

Marzo 1821 > insorgono i militari Piemontesi. Spagna > l’esperienza del Triennio Costituzionale fu stroncata dalla Francia. La resistenza fu scarsa.

Austria > compito di sedare le rivolte nel Regno di Napoli. Ciò era difficile. Piemonte > il fronte rivoluzionario si spacca. Tratti comuni nei moti del 20-21: sette segrete Massoneria, Carboneria, costituzione spagnola 1815. 1820 > Duca di Berlisa assassinato di liberali radicali. Gridarono al complotto giacobino; non si poteva predisporre un governo liberale. Ministro Villele, forte reazionario, tolse persino le libertà di stampa.

Moti del 1830

Detti “spartiacque” perché da questi cambiano molte cose. Rispetto a quello del 20-21, non vi sono più l’élite militari e le minoranze progressiste carbonare a guidare questi moti, ma le masse urbane, ceti medi e proletari, guidati da una borghesia con una coscienza politica, dal ceto più basso della società, proletariato urbano > “poveri che lavorano”. Area medio atlantica > forma politica dominante che si fonda sul liberalismo e combatte il radicalismo che viene dal nascente proletariato che emerge. Sul piano delle relazioni internazionali, i meccanismi di Metternich e la Santa Alleanza, non hanno più senso, perché messi in atto con un eventuale atto di repressione, porterebbero gli Stati da reprimere, all’altezza di rispondere con una guerra vera e propria.

La Francia dei Borboni ha una duplice realtà:

  • Regime statale - liberalismo costituzionale (proiezione futura).
  • Clima ideologico - culturale dominato dal pensiero reazionario (orientato al passato).

1 + 2 = miscela esplosiva (Reazionario = contrapposto a rivoluzionario)

I reazionari, con lo scopo di non legittimare la rivoluzione francese, cercavano di rimuoverla evitando anche la produzione di scritti relativi ad essa. De Maistre, massimo teorico della restaurazione, parla di rispondere alla rivoluzione con la verità di cui la Chiesa ne è la depositaria, quindi, ritorno al modello della società cristiana del Medioevo: le ingiustizie sociali facevano parte di una realtà che imponeva al cristiano il superamento di questi mali che poi il bene lo avrebbe raggiunto nella vita ultraterrena, quindi questi non erano mali della società.

La convinzione di fondo che percorre l’intera riflessione di Maistre è infatti che gli uomini non siano padroni delle proprie vicende e dei propri accadimenti: ciò pare del resto incontrovertibilmente provato dal fatto che, quando la Rivoluzione raggiunse l’apice della tirannide, ci volle poco per rovesciarla; il XVIII secolo si è presentato come rivolta contro Dio, il quale ha punito questo efferato delitto ritirandosi dalla storia, lasciando fare agli uomini. Proprio in virtù di ciò "il mondo andò in frantumi", dice Maistre. L’uomo è... [il testo originale si interrompe qui]

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Romano Michele.
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