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Innovazione e crescita

L'innovazione è motivo di crescita. Secondo la funzione Cobb-Douglas, la produttività è data dalla funzione: Y=k * Lαβ - se alfa + beta = 1 abbiamo una funzione a rendimenti costanti; - se alfa + beta > 1 la funzione è a rendimenti crescenti, in questo caso la causa di crescita non ha nulla a che fare con l’innovazione e caratterizza invece le economie di scala -> riguardano da vicino la teoria delle probabilità e sfruttano, per esempio, il fatto che su produzioni di grande scala si può garantire la validità (qualità) dei prodotti con i controlli a campione (mentre invece se si producono pochi oggetti, tipo 50, i controlli devono essere fatti uno ad uno e costano, in proporzione, molto di più).

Dunque la crescita può essere dovuta o all’innovazione o ai rendimenti crescenti. I rendimenti crescenti rappresentano però un’ipotesi non accettata secondo i criteri teorici Walrasiani, quindi momentaneamente li ignoreremo a favore dell’innovazione (li recupereremo successivamente perché l’obiettivo del corso è dimostrare che la crescita è dovuta all’innovazione e un po’ ai rendimenti crescenti. È paradossale ma vedremo che è così.).

Economie esterne

Ci sono fattori esterni all’impresa ma interni al sistema economico che consentono di realizzare apparenti rendimenti crescenti. Marshall afferma che il vicino posizionamento di un apicoltore a un floricoltore è mutuamente utile in quanto produce oggettivi benefici per entrambi, le due attività hanno costi molto inferiori rispetto a quelli che avrebbero se floricoltore e apicoltore si trovassero separati. Ovviamente questo discorso ha però anche un rovescio della medaglia: prendiamo ad esempio una lavandaia che deve lavare i panni in un ruscello entro una certa ora prima che la fabbrica adiacente scarichi la fuliggine dell’acciaieria, ovviamente se la lavandaia sciacquasse i panni in quel corso d’acqua subirebbe tutto l’inquinamento della fabbrica, dovrebbe rilavarli e tutto le costerebbe molto più.

I suddetti esempi sono esempi di economie esterne che nel lungo periodo possono portare all’ottenimento di rendimenti crescenti. Le metropoli sono un ottimo esempio di luoghi di economie esterne perché presentano fattori sia positivi sia negativi (da una parte l’eccessivo tempo per raggiungere gli immobili, dall’altra tutti i servizi che può offrire una metropoli). Quando la produzione di economie esterne non prevede transazioni, come negli esempi appena fatti, si parla di “economie esterne pure”; quando vi sono transazioni si parla di “economie esterne pecuniarie”. Un’economia esterna pecuniaria consente di comprare l’input a un costo inferiore (per esempio per un risparmio sul trasporto dei fattori produttivi in quanto si è posizionati vicini al rivenditore dei fattori produttivi necessari, oppure, riprendendo l’esempio delle metropoli, un effetto negativo pecuniario è dato dal fatto che gli immobili in centro vengono a costare molto più -> prevede una transazione). Nelle economie esterne pure, sono sufficienti le interazioni; nelle economie esterne pecuniarie sono necessarie anche le transazioni.

Classificazione delle economie esterne

  • Economie esterne pure intraindustriali: settori uguali si posizionano in stessi luoghi (Marshall)
  • Economie esterne pure interindustriali: Jane Jacobs spiega la fortuna di Manhattan come risultato della presenza di industrie molto differenti (la varietà produce economie esterne sia pure, sia pecuniarie).

I rendimenti crescenti possono essere interni se si sfruttano le economie di scala o esterni se si sfruttano le economie di densità (es. Valenza per l’oro, Sassuolo per i mattoni). Ma le economie esterne non valgono solo per l’offerta, bensì anche per la domanda (è lo stesso concetto di un cliente che paga un telefono non solo per inviare ma anche per ricevere chiamate).

Innovazione: definizioni e concetti

Distinzione fra invenzione e innovazione: è un problema serio. Si tratta di mettere in discussione la natura stessa del corso. Si può pensare che l’innovazione sia un fenomeno esogeno che si produce per ragioni sconosciute alla teoria economica e che la teoria economica non ha ragione di indagare: questo è il fondamento dell’analisi Walrasiana. Né Walras né Pareto si sono mai immaginati di includere né la scienza né la tecnologia né psicologia all’interno della teoria economica. Che cosa determina i cambiamenti della funzione di utilità? Per Walras e Pareto funzione di utilità e funzione di produzione sono esogene. Nessuno ha mai preteso fino a una ventina di anni fa di scoprire come mai nel giro di 5 anni negli anni ‘60 le gonne si sono accorciate dal ginocchio al metà coscia.

Se il fenomeno è esogeno non vi sono cause economiche. Se l’argomento riguarda la teoria economica naturalmente è endogeno. Se è esogeno le conseguenze sono del tutto preterintenzionali. Si può sostenere che l’invenzione sia esogena. L’invenzione è un processo scientifico, la scienza va avanti per conto suo rispondendo forse a qualche stimolo economico, ma è veramente difficile sostenere che le invenzioni rispondano a stimoli economici. La versione dura di questa affermazione che sostiene che l’invenzione sia totalmente esogena è però anch’essa difficile da accettare: si può sostenere che l’invenzione sia un prodotto astratto e l’innovazione ne costituisca l’applicazione (eliminiamo così la distinzione).

Problemi etimologici: invenire vuol dire trovare in latino. 20 anni fa invenzione e innovazione erano viste in modo sconnesso, Es. Natta: l’invenzione di una composizione chimica ha generato l’innovazione (l’utilizzo della plastica). Nel caso di Natta non si riesce più a capire se debba esserci distinzione fra innovazione e invenzione (Natta è stato finanziato dalla Edison che aveva percepito un grande ammontare di denaro dagli USA per la nazionalizzazione coatta degli impianti elettrici e lo aveva finanziato per studi nel settore petrolchimico: Natta ha poi scoperto il propilene mobile (plastica) e questo ha generato un grande business).

Esempi di innovazione

Un altro esempio è quello di Stanford e i science parks: padre ricchissimo vuole dare il nome a un’università al suo defunto figlio, compra pezzo di terra 20x20 fa costruire università di Stanford, non permette di suddividere il terreno ma al massimo lo affitta –v. Palo Alto– a costi bassissimi.

Tipi di innovazione

  • Prodotto: l’innovazione può consistere in un prodotto nuovo.
  • Processo: un nuovo modo di produrre anche un prodotto vecchio (la storia dei telai è affascinante: dai vecchissimi telai di canapa si arriva alla produzione di telai attraverso laser).
  • Organizzazione: il professor Alfred Chandler (Harvard Business School) ha individuato le 4 classiche categorie (la figura dell’amministrazione originaria concentrata nelle mani dell’imprenditore, la divisione funzionale –finanza, marketing, produzione, logistica– e ha affidato ogni funzione a uno specialista da cui proviene l’organizzazione divisionale).
  • Mix di input: come quello dei tessuti che è fatto in modo da rendere più elastici i tessuti e non impallare i macchinari che altrimenti, se i tessuti fossero di solo cotone, con la loro scarsa elasticità, rovinerebbero i macchinari.
  • Mercati: io sono un vecchio tessitore che vede sgomento le ragazze tirare su la misura delle gonne negli anni ‘80. Cosa faccio? Cambio mercato e vendo nel settore dell’arredamento. Ho cambiato mercato, ma non ho cambiato di una virgola il mio prodotto. Nessuno compra più il mio tessuto per le sottane, mi si è dimezzata la domanda, quindi decido oculatamente di vendere in un altro settore, quello dell’arredamento: sono un innovatore Schumpeteriano.

La telefonia fissa da quando c’è internet sta riemergendo a danno del cellulare, perché sui vecchi cavi di rame non passa più tanto la linea telefonica quanto la linea internet. (Concetto molto interessante: 8% di Telecom Italia acquisito da Vivendi).

Innovazione e diffusione

Introduciamo una nuova distinzione fra innovazione e diffusione. Contrariamente a quanto si può pensare, è opportuno stabilire una netta distinzione tra il momento in cui l’innovazione è stata introdotta e il momento in cui una ragionevole percentuale di potenziali adottatori l’abbia effettivamente adottata. Ci sono parecchi problemi. Questo concetto è condizionato dall’approccio epidemico che ne ha forgiato termini e contenuti. Così come per l’AIDS, sappiamo che c’è una fortunata percentuale di persone che è immune (in Europa circa il 20%, in Giappone il 40% - andando verso Est aumenta la percentuale di immuni -). C’è gente che il telefonino non lo compra nemmeno se lo obbligate. Chi sono gli immuni? Quanti sono gli immuni? Il telefonino c’è dall’inizio del XX secolo. L’idea che le telefonate girino in mobilità è più vecchia (v. i poliziotti che comunicano a distanza già nei film degli anni ’30, con una scatola che pesa molto, quindi le macchine c’erano ma erano molto pesanti). La vera novità quindi non è di parlare in mobilità ma il fatto che un tempo pesavano molto più, ora pesano sempre meno. Alla fine degli anni ’80 progressivamente la tecnologia fa sì che le dimensioni e il peso si minimizzino: ma viene pensata come un prodotto per banchieri, grandi manager, avvocati di grido ecc (circa 10 mila persone in Italia), in realtà non è un bene di lusso ma si diffonde per i lavori più umili (corrieri, idraulici, che hanno usufruito dei cellulari per agevolare l’arrivo alla destinazione per esempio). Chi sono gli immuni rimane un mistero. Oggi ci sono circa 90 mln di numeri su una popolazione di 60 (basti pensare ai numeri aziendali ecc.). Questo processo di diffusione è però durato una 30ina d’anni. Il grafico di diffusione segue una curva ad S. Ora siamo giunti a un grado di quasi saturazione del mercato.

Teoria economica e innovazione

Cosa interessa all’economista di più fra innovazione e diffusione? Per la diffusione è necessaria l’adozione. Ci sono due grandi scuole di pensiero: la spiegazione epidemica si basa sull’idea delle asimmetrie informative: secondo questa idea chi adotta prima è più/meglio informato. A questa spiegazione si contrappone una storia diversa e sofisticata che ha a che vedere con i prezzi relativi. Cosa vuol dire? Chi non adotta non lo fa per ignoranza o mancanza di informazioni, ma ha saggiamente aspettato che il prezzo e le specifiche del prodotto si adattassero alle sue esigenze (spiegazione supply side). Esempio: Il telefonino di 30 anni fa costava di più e aveva meno funzionalità e chi non lo ha adottato all’epoca aveva esigenze maggiori. Adozione/innovazione: c’è tutta questa differenza? Ci vuole una grande capacità innovativa per adottare la vera innovazione (tutti i giorni ci vengono proposte novità, ma è adottare quella giusta che è la vera innovazione).

La più grande innovazione di questo secolo sono i semi modificati (il riso ogm aumenta di 50 volte la produttività). La riluttanza del contadino deriva dal fatto che prima i semi li ottenevano gratis mentre ora li dovrebbero pagare molto perché sono modificati. Noi siamo fissati con le 57 innovazioni che hanno cambiato il mondo, ma per ognuna di quelle ce ne sono 10000 che hanno rischiato di rovinarlo il mondo: ci vuole molta competenza. Quindi se un giorno dovremo occuparci di adottare un’innovazione, dovremo stare attenti. Questo è vero al punto che ci si interroga su quale sia la vera capacità di innovazione (chi inventa + chi la adotta intelligentemente). Diffusione dal lato della domanda o diffusione dal lato dell’offerta? Nell’esempio di prima di corrieri e idraulici è diffusione dal lato della domanda, per quanto riguarda il lato dell’offerta è per esempio la Fiat che produce la Multipla, un prodotto nuovo (innovazione), utile anche ai tassinari (-> processo).

La distinzione prodotto e processo è del tutto inconsistente in quanto si può riorganizzare il concetto e dire che l’innovazione del prodotto di chi vende un macchinario, nel momento in cui viene adottato, per definizione è un’innovazione di processo da parte dell’utilizzatore, quindi la stessa cosa non ha natura merceologica perché la nuova automobile al tassinaro consentirà di offrire dei servizi che prima non poteva offrire. Questa definizione diventa un po’ soggettiva. È necessario introdurre un contorno. Fra diffusione dal lato dell’offerta e lato domanda può esserci relazione causa-effetto. Per esempio, produco qualcosa di nuovo, gli altri mi copiano, aumenta la quantità prodotta, il prezzo scende, aumenta la quantità domandata.

Innovazione e costi

L’innovazione dal lato dell’offerta ha effetti positivi in termini di riduzione dei costi. Questa relazione può essere usata anche nella definizione di innovazione: l’innovazione è identificata dalla riduzione dei costi. Se sosteniamo l’innovazione in termini di processo, questo è sicuramente vero, ma se sosteniamo quest’innovazione di prodotto viene esclusa dalla definizione. Quindi questa definizione è incompleta.

Prezzi edonici

Concetto frutto di un dibattito nell’ambito della produttività totale dei fattori. La sua definizione simbolica è il . ES: Negli ultimi vent’anni abbiamo sperimentato un’enorme riduzione del prezzo delle telefonate, il prezzo monetario al netto della variazione dei prezzi (ovvero il prezzo reale) non basta a definire la riduzione di costo, non basta dire che il prezzo di una telefonata è passata da 3 dollari al minuto a 1 cent, bisogna anche quantificare il risparmio di tempo (per es. un giornalista al telefono un tempo doveva tenere anche conto della copia stenografica ecc., oggi basta mandare una email o una chiamata su skype e si spende molto meno sia in termini monetari sia in termini di tempo, quindi la qualità aumenta) P = P / Qualità MI prezzi monetari ignorano completamente la qualità del prodotto. Nell’ambito automobilistico per esempio il consumo di carburante per 1km è cambiato, ma è cambiato anche il comfort dell’abitacolo, la sicurezza ecc. Ora, se la qualità è riducibile a una cosa come la velocità (vedi il caso del giornalista) è facile calcolare il prezzo edonico; se, invece, dobbiamo parlare della qualità dell’automobile, nel computo della qualità entrano in gioco più variabili (consumi, sicurezza, abitabilità) legate da una relazione di che tipo? Additiva, produttiva? Supponiamo che sia additiva.

L’innovazione porta inevitabilmente a un aumento del denominatore Q e quindi a una forte riduzione del prezzo edonico. Solo gli Stati Uniti calcolano il prezzo edonico per una voce nella contabilità: i microprocessori. Per due motivi: 1) nella catena del processo produttivo (analisi input-output) si trovano in cima, in quanto tutte le trasformazioni richiedono i microprocessori (così come anche per es. la benzina) 2) Le RAM hanno una potenza oggettivamente determinata e quindi è facile stabilire il livello di qualità (aumento di qualità) che finirà a denominatore. Il PIL italiano è diminuito in termini reali, ma se considerassimo i prezzi edonici sarebbe molto aumentato. Come si tiene conto dei prezzi reali nel calcolo del PIL (al netto dell’inflazione) si dovrebbero calcolare considerando anche l’aumento di qualità (prezzi edonici).

L'innovazione di processo e l'equilibrio economico

L’innovazione di processo sposta in basso a destra la curva dei costi e quindi aumenta l’offerta ma aumenta anche la domanda che si sposterà enormemente verso destra perché il prodotto costerà meno. Come si fa a spiegare la crescita nell’apparato dell’equilibrio perfetto di Marshall e di Walras? Nel loro apparato la crescita non esiste. Non è possibile. Al massimo si può concepire che il sistema sia in disequilibrio, ma piano piano si pone rimedio fino a tornare nuovamente all’equilibrio perfetto. L’equilibrio perfetto impedisce concettualmente la crescita (al massimo è risultato di un processo che pone rimedio al disequilibrio e all’inefficienza, ma una volta raggiunto l’equilibrio la crescita non è concepita, perché non manca nulla). Allora scattano le ipotesi esogene: se trovo il petrolio è come se la curva di offerta di un input intermedio si spostasse verso destra (ma questo non riguarda me, è esogeno, riguarda il geologo che ha trovato il petrolio, è un evento determinato al di là del perimetro dell’analisi economica). Se aumenta la popolazione, aumenta l’offerta di lavoro, diminuiscono i salari, diminuisce il costo di un fattore produttivo e aumenta l’offerta, anche questo è un fatto esogeno.

Definizioni e cambiamenti nel tempo

Questa disciplina 30 anni fa si chiamava economia del cambiamento tecnologico. Tra una decina d’anni si chiamerà economia della conoscenza. Cosa vuol dire? Vuol dire che ci sono processi di stratificazione, all’inizio ci si occupava del cambiamento tecnologico. Cambiamento tecnologico: L’unico modo per rappresentare il cambiamento tecnologico è prendere l’isoquanto 100 e a seguito di un evento esogeno del quale non so nulla succede che l’intera mappa degli isoquanti si sposta verso l’origine. Questa è la rappresentazione del cambiamento tecnologico.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher massimodragotto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Innovazione e crescita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Antonelli Cristiano.
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