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Il personaggio di Chōmei ci mostra una contraddizione: lui vive in questo eremo

poverissimo ma prova attaccamento per questa capanna. Ogni forma di

attaccamento nei confronti di cose o persone è visto come una cosa sbagliata.

Bisognava essere liberi dai beni terreni. Provare piacere per quello stile di vita era

sbagliato. Si respira in tutto il testo un'atmosfera molto pesante e lugubre.

L'autore non ci dà nessun tipo di speranza per il futuro.

Kenkō Hōshi (o Yoshida Kenkō) nacque nel 1283 e si presume essere morto o nel

1352 o 1362.

La sua opera più importante fu lo Tsurezuregusa, uno zibaldone scritto tra il

1324-31.

Si tratta di una raccolta di appunti dell'autore. Sono testi che vanno da poche

parole a molte pagine. Vengono affrontati più temi, si esalta l'asimmetria, i fiori di

ciliegio. Vengono raccontati episodi fini a se stessi.

Tra gli argomenti più importanti c'è la visione del mondo di Kenkō , incentrata sul

taoismo e buddhismo. Mujōkan di Kenkō è diverso: lui è convinto che tutto sia

Il

illusione e che la vita sia effimera. Ma in questo modo egli trova il piacere di

vivere. Noi apprezziamo l'esistenza proprio perché è precaria. Nella seconda parte

egli si riferisce ad una poesia del Kokinshū quella del fiume Asuka, un toponimo

,

con due caratteristiche: una legata al nome perché Asu è la seconda lettura di

Ashita (domani), che indica in modo esplicito il senso del tempo che trascorre, e

poi fiume (Nara), il quale poteva essere sia secco che pieno. Quindi il fiume è la

metafora della vita che non è mai la stessa, tutto è destinato a cambiare. La vita

non è solo molto breve, ma c'è anche l'idea che il momento della morte è

imprevedibile. Vi è un grande senso di precarietà.

"L'imprevedibilità della morte": ci sono molti richiami alla morte nell'opera, ma

non ci sono sfumature pessimiste. L'autore è innamorato della vita, la vive con

pienezza. E' convinto che tutto cambi e quindi vede la morte come un qualcosa

che lo farebbe lasciare lo spettacolo del cambiamento della vita e della natura.

Questo concetto del mutare di ogni elemento della natura è il cardine della

filosofia taoista. Sono molti i passi nell'opera dove l'autore richiama la filosofia

taoista. Egli cita "Yijing" ovvero il libro dei mutamenti dove viene esplicitata l'idea

che tutto si trasforma nel tutto e ciò accade costantemente. E' un movimento

pendolare.

"Tutto cambia": il concetto viene ripreso in più punti. Il richiamo costante alla

filosofia taoista si fa esplicito in un brano (forse 38) in cui si citano i due grandi

pensatori continentali che sono considerati i padri della filosofia taoista, ossia

Laozi e Zhuangzi, figure semi leggendarie. Egli richiama il concetto del Wei wu

wei, il non agire, agire senza agire. E' un concetto fondamentale della filosofia

taoista. Bisogna prendere coscienza che il tao è in continua trasformazione, non

bisogna opporsi a questa trasformazione. Il saggio è colui che si adatta e non

modifica le trasformazioni o cerca di bloccarle.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, lettere e culture comparate
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kumaneko93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura giapponese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Giordano Giuseppe.

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