CAP. 1
LA RELAZIONE TERAPEUTICA E LA DIAGNOSI PSICHIATRICA
La mente è stata identificata come il luogo metaforico in cui si decifrano ed
elaborano le percezioni, interne ed esterne, e i comportamenti. La mente è diventata
l’oggetto di molte discipline( psicologia, psichiatria,ecc..) tali discipline non possono
fare a meno l’una dell’altra.Nella relazione operatore-paziente l’operatore sanitario si
trova nella posizione d’essere utile al paziente, dando una valutazione di quanto
accade, adatta produrre dei comportamenti utili alle condizioni del suo interlocutore.
Nel processo di valutazione del comportamento del paziente da parte dell’operatore,
entrano in funzione almeno due fasi:
Il confronto che l’esperto fa con altre situazioni simili da lui conosciute.
- La conoscenza che l’operatore ha di se stesso.
-
L’obiettivo della terapia psichiatrica non dovrebbe essere il disagio sociale ma
dovrebbe essere rivolta alla risoluzione dei problemi che sono alla base della
sofferenza sociale. L’assistenza psichiatrica dovrebbe essere indirizzata ai disturbi
mentali che possono essere associati a forme di disagio sociale. Sopratutto il disturbo
mentale grave e a decorso prolungato, possono condurre a processi di
marginalizzazione dal tessuto sociale, hanno bisogno di cure psichiatriche specifiche
e un’assistenza sociale . il disagio esistenziale è una forma di sofferenza individuale
che non necessariamente si accompagna a sintomi di interesse psichiatrico. Il disagio
esistenziale è dovuto ad una scarsa integrazione del sogg. Con il contesto sociale e
relazionale in cui vive. Non necessariamente un disagio esistenziale ha bisogno di
una cura di tipo medico. La psicoterapia può fornire un contributo al soggetto per
aiutarlo ad affrontare il proprio disagio esistenziale e a trovare soluzioni per esso.
Si è osservato che di fronte a malattie mentali alcuni dottori hanno affrontato diagnosi
differenti e per questo che nacque negli Stati Uniti diversi tentativi di riformare i
sistemi di classificazione dei disturbi mentali. Nacque la terza edizione della
classificazione degli Psichiatri americani del 1980 nota come DSM-III, manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali ed è stato ispirato:
- indicare criteri operativi per l’identificazione dei pazienti da un punto di vista
diagnostico;
- non è stato impiegato il termine malattia ma disturbo.
- È stato proposto un sistema di classificazione multiassiale che consente di
identificare un insieme di caratteristiche che sono utili per definirlo in maniera
più accurata.
Uno dei meriti maggiori del DSM-III è stato quello di presentarsi come uno
strumento operativo che si offre alla verifica e alla critica da parte degli operatori.
Dopo l’edizione del 1980 sono succedute quella del 1987 e la quarta nel 1994. nel
2000 è stata proposta una revisione del testo, denominata, DSM-IV Text Revision.
Quindi i disturbi sono riportati in categorie. In ogni categoria possono esistere
sottocategorizzazioni che comprendono sottotipi del disturbo principale.
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CAP.2
IL RAPPORTO TRA SINTOMI FISICI E PSICHICI
Il rapporto tra sintomi fisici e psichici ha sempre interessato i clinici di ogni epoca. Di
fronte ad un paziente che si lamenta molto bisogna ascoltarlo evitando di etichettarlo
come rompiscatole tutto ciò per mantenere un’adeguata relazione operatore-paziente.
OMEOSTASIPSICOLOGICA E FISIOLOGICA
Il corretto funzionamento dell’organismo dipende dalla presenza di un adeguato
equilibrio omeostatico psicologico e fisiologico. Dove per omeostasi si intende il
mantenimento delle condizioni di equilibrio nell’organismo,nonostante i cambiamenti
interni o esterni che si verificano. La salute può essere considerata come l’espressione
di questo equilibrio psicofisico. Deficit delle capacità di autoregolazione
dell’omeostasi o stimoli troppi intensi producono un crollo dell’equilibrio interno,
che può manifestarsi tramite alterazioni più o meno significative delle diverse
funzioni psicologiche e corporee dell’organismo. A volte il difetto riguarda
l’omeostasi fisiologica e si ripercuote su quella psicologica, altre volte si verifica il
contrario.nel primo caso una grave malattia cronica debilitante possono indurre
diverse reazioni psicoemotive. Il paziente può lasciarsi andare, negare la malattia,
accettarla, sviluppare livelli significativi d’ansia, rabbia e depressione o infine
assumere un atteggiamento combattivo contro di essa. Nel secondo caso
modificazioni dell’equilibrio psicologico di un individuo possono ripercuotersi
direttamente o indirettamente sull’omeostasi fisiologica esprimendosi mediante
reazioni psicosomatiche, disturbi somatoformi, disturbi fittizi e simulazione di
sintomi fisici, come la perdita temporanea di appetito dopo un lutto.
MEDICINA E MALATTIA PSICOSOMATICA
Queste espressioni sono state utilizzate a partire dall’800.
Il concetto di medicina psicosomatica ha assunto diversi significati prendendo in
considerazione l’approccio globale allo studio e al trattamento del paziente. La
medicina psicosomatica vede l’uomo nella sua totalità, l’uomo solistico. Inoltre è
considerata come una medicina correlazionista cioè una medicina che si occupa delle
patologie legate significativamente a fattori psicologici.
L’espressione malattia psicosomatica per molti anni è servita a classificare alcune
patologie,la cui genesi sarebbe esclusivamente psicogena. Possono essere considerate
malattie psicosomatiche quelle patologie nelle quali è importante un approccio
terapeutico diretto sia al versante psicologico sia a quello somatico
ELABORAZIONE
L’elaborazione è la capacità di rappresentare mentalmente i propri stati psicoemotivi
e la possibilità di riflettere su due essi e di collegarli ad altre idee o sentimenti e di
agire di conseguenza; e inoltre è il processo di valutazione conscia e inconscia a cui è
sottoposto uno stimolo interno o esterno, per stabilire la sua potenziale pericolosità
nel destabilizzare l‘omeostasi dell’organismo.
Quando rappresentiamo mentalmente le nostre emozioni,i nostri desideri, sensazioni
mettiamo in atto un processo di simbolizzazione, ossia utilizziamo dei simboli che
identificano particolari esperienze interne. Questi simboli possono essere parole o
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immagini su cui noi lavoriamo in modo consapevole e che siamo in grado di
trasformare per comprendergli meglio e agire di conseguenza. L’elaborazione di
alcuni contenuti emotivi importanti non può avvenire perché questi rimangono
inconsci. Al contrario, se i meccanismi di difesa sono particolarmente adattivi e
quindi consentono alla persona di essere consapevole anche del proprio mondo
interno conflittuale,l’elaborazione avrà il suo corso e il soggetto potrà attuare
strategie efficaci per poter gestire eventuali situazioni stressanti. Queste strategie
sono definite stili o abilità di coping che tentano di far fronte agli eventi stressanti.
Il coping è un processo che si divide in due fasi, una valutativa del significato delo
stimolo e una esecutiva basata sui comportamenti adottati per adattarsi al nuovo
evento. Esistono due tipi di coping,quello centrato sul problema dove si tende a
controllare la fonte di stress attraverso modalità di problem solvine, pianificazioni di
una strategia o incremento dello sforzo.( ad esempio studente che si prepara ad un
esame cercherà il materiale, calcolerà le ore di studio, tenterà di sapere le domande
più frequenti fatte dal professore…); e quello centrato sull’emozione, dove si cerca di
modificare le emozioni che insorgono in risposta a un evento stressante. È il caso di
uno studente che dovendo preparare un esame molto stressante, farà in modo di
distrarsi per non essere schiacciato dalla tensione.esistono alcuni eventi particolari
che inducono disagio nella maggior parte delle persone, in quanto hanno
generalmente un forte impatto emotivo, per cui si dice che essi abbiano un elevato
peso sociale o peso assoluto.
Il significato sociale di un evento è il valore medio che ha quel tipo di stimolo per
ogni persona, mentre il significato individuale è il senso che il significato sociale
assume per un singolo soggetto, quindi può essere notevolmente modificato in
rapporto alle caratteristiche psicologiche di chi affronta l’evento. Se lo stimolo
stressante ha un’intensità particolarmente elevata, come una malattia grave quale un
tumore, che mette in discussione la vita di una persona, gli stili di coping attuati
possono comprendere risposte di valutazione, risposte palliative, risposte di confronto
o risposte comportamentali.
Il primo tipo di risposta implica un atteggiamento di valutazione, per cui il paziente
considera la diagnosi come una minaccia per la propria vita, o ritiene che non sia
realistica, o ancora l’accetta come una sfida.
Il secondo tipo include il senso di distacco dalla malattia, il ricorso all’umorismo, la
preghiera, il concentrarsi solo su alcuni aspetti del problema.
Infine, le risposte comportamentali rappresentano stili di adattamento nei quali il
paziente tende prevalentemente all’azione, p
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