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Infermieristica clinica in igiene mentale - Appunti

Appunti per l'esame di Infermieristica clinica in igiene mentale, i quali trattano i seguenti argomenti: la relazione terapeutica, la diagnosi psichiatrica, sintomi fisici e psichici, malattia psicosomatica, coping, somatizzazione, depressione, ansia, ipocondria.

Esame di Infermieristica clinica in igiene mentale docente Prof. P. Scienze mediche

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ESTRATTO DOCUMENTO

CAP.2

IL RAPPORTO TRA SINTOMI FISICI E PSICHICI

Il rapporto tra sintomi fisici e psichici ha sempre interessato i clinici di ogni epoca. Di

fronte ad un paziente che si lamenta molto bisogna ascoltarlo evitando di etichettarlo

come rompiscatole tutto ciò per mantenere un’adeguata relazione operatore-paziente.

OMEOSTASIPSICOLOGICA E FISIOLOGICA

Il corretto funzionamento dell’organismo dipende dalla presenza di un adeguato

equilibrio omeostatico psicologico e fisiologico. Dove per omeostasi si intende il

mantenimento delle condizioni di equilibrio nell’organismo,nonostante i cambiamenti

interni o esterni che si verificano. La salute può essere considerata come l’espressione

di questo equilibrio psicofisico. Deficit delle capacità di autoregolazione

dell’omeostasi o stimoli troppi intensi producono un crollo dell’equilibrio interno,

che può manifestarsi tramite alterazioni più o meno significative delle diverse

funzioni psicologiche e corporee dell’organismo. A volte il difetto riguarda

l’omeostasi fisiologica e si ripercuote su quella psicologica, altre volte si verifica il

contrario.nel primo caso una grave malattia cronica debilitante possono indurre

diverse reazioni psicoemotive. Il paziente può lasciarsi andare, negare la malattia,

accettarla, sviluppare livelli significativi d’ansia, rabbia e depressione o infine

assumere un atteggiamento combattivo contro di essa. Nel secondo caso

modificazioni dell’equilibrio psicologico di un individuo possono ripercuotersi

direttamente o indirettamente sull’omeostasi fisiologica esprimendosi mediante

reazioni psicosomatiche, disturbi somatoformi, disturbi fittizi e simulazione di

sintomi fisici, come la perdita temporanea di appetito dopo un lutto.

MEDICINA E MALATTIA PSICOSOMATICA

Queste espressioni sono state utilizzate a partire dall’800.

Il concetto di medicina psicosomatica ha assunto diversi significati prendendo in

considerazione l’approccio globale allo studio e al trattamento del paziente. La

medicina psicosomatica vede l’uomo nella sua totalità, l’uomo solistico. Inoltre è

considerata come una medicina correlazionista cioè una medicina che si occupa delle

patologie legate significativamente a fattori psicologici.

L’espressione malattia psicosomatica per molti anni è servita a classificare alcune

patologie,la cui genesi sarebbe esclusivamente psicogena. Possono essere considerate

malattie psicosomatiche quelle patologie nelle quali è importante un approccio

terapeutico diretto sia al versante psicologico sia a quello somatico

ELABORAZIONE

L’elaborazione è la capacità di rappresentare mentalmente i propri stati psicoemotivi

e la possibilità di riflettere su due essi e di collegarli ad altre idee o sentimenti e di

agire di conseguenza; e inoltre è il processo di valutazione conscia e inconscia a cui è

sottoposto uno stimolo interno o esterno, per stabilire la sua potenziale pericolosità

nel destabilizzare l‘omeostasi dell’organismo.

Quando rappresentiamo mentalmente le nostre emozioni,i nostri desideri, sensazioni

mettiamo in atto un processo di simbolizzazione, ossia utilizziamo dei simboli che

identificano particolari esperienze interne. Questi simboli possono essere parole o

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immagini su cui noi lavoriamo in modo consapevole e che siamo in grado di

trasformare per comprendergli meglio e agire di conseguenza. L’elaborazione di

alcuni contenuti emotivi importanti non può avvenire perché questi rimangono

inconsci. Al contrario, se i meccanismi di difesa sono particolarmente adattivi e

quindi consentono alla persona di essere consapevole anche del proprio mondo

interno conflittuale,l’elaborazione avrà il suo corso e il soggetto potrà attuare

strategie efficaci per poter gestire eventuali situazioni stressanti. Queste strategie

sono definite stili o abilità di coping che tentano di far fronte agli eventi stressanti.

Il coping è un processo che si divide in due fasi, una valutativa del significato delo

stimolo e una esecutiva basata sui comportamenti adottati per adattarsi al nuovo

evento. Esistono due tipi di coping,quello centrato sul problema dove si tende a

controllare la fonte di stress attraverso modalità di problem solvine, pianificazioni di

una strategia o incremento dello sforzo.( ad esempio studente che si prepara ad un

esame cercherà il materiale, calcolerà le ore di studio, tenterà di sapere le domande

più frequenti fatte dal professore…); e quello centrato sull’emozione, dove si cerca di

modificare le emozioni che insorgono in risposta a un evento stressante. È il caso di

uno studente che dovendo preparare un esame molto stressante, farà in modo di

distrarsi per non essere schiacciato dalla tensione.esistono alcuni eventi particolari

che inducono disagio nella maggior parte delle persone, in quanto hanno

generalmente un forte impatto emotivo, per cui si dice che essi abbiano un elevato

peso sociale o peso assoluto.

Il significato sociale di un evento è il valore medio che ha quel tipo di stimolo per

ogni persona, mentre il significato individuale è il senso che il significato sociale

assume per un singolo soggetto, quindi può essere notevolmente modificato in

rapporto alle caratteristiche psicologiche di chi affronta l’evento. Se lo stimolo

stressante ha un’intensità particolarmente elevata, come una malattia grave quale un

tumore, che mette in discussione la vita di una persona, gli stili di coping attuati

possono comprendere risposte di valutazione, risposte palliative, risposte di confronto

o risposte comportamentali.

Il primo tipo di risposta implica un atteggiamento di valutazione, per cui il paziente

considera la diagnosi come una minaccia per la propria vita, o ritiene che non sia

realistica, o ancora l’accetta come una sfida.

Il secondo tipo include il senso di distacco dalla malattia, il ricorso all’umorismo, la

preghiera, il concentrarsi solo su alcuni aspetti del problema.

Infine, le risposte comportamentali rappresentano stili di adattamento nei quali il

paziente tende prevalentemente all’azione, per esempio si attacca alla routine

quotidiana, evita di parlare della diagnosi e dei sentimenti che gli procura. Queste

risposte disegnano quattro principali profili di coping verso la malattia: mancanza di

speranza e impotenza, negazione ed esitamento, spirito combattivo e accettazione.

SOMATIZZAZIONE

Questo termine è stato introdotto da Steckel per indicare la presenza di un disturbo

fisico come espressione di una nevrosi profondamente radicata. La somatizzazione

deve essere considerata come un fenomeno o comportamento di malattia mediante il

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quale un individuo esprime e comunica con sintomi fisici il proprio disagio

psicologico. Esistono tre forme di somatizzazione:

1) la somatizzazione funzionale ossia la presenza di elevati livelli di

sintomatologia in uno o più sistemi fisiologici la cui forma clinica portata

all’estremo è il disturbo di somatizzazione.

2) La somatizzazione ipocondriaca, ovvero elevati livelli di preoccupazioni

somatiche o ipocondriache non giustificabili dall’eventuale presenza di disturbi

organici.

3) La presentino somatization definita come la presentazione quasi somatica di un

disturbo psichiatrico.

I somatizers sono divisi in tre tipologie:

i “true somatizer”, gli “initial somatizers” e i “ facoltative somatizers”.

I primi sono pazienti con disturbi depressivi che presentano solo lamentele

somtatiche se a questi pazienti viene richiesto in ripetuti colloqui clinici la natura dei

propri sintomi, tenderanno sempre a negare una causa psicosociale del loro disagio.

I secondi presentano disturbi dell’area depressivo-ansiosa espressi solo con

manifestazioni somatiche.

I terzi riconoscono la natura psicologica della propria sintomatologia

DEPRESSIONE

Disturbo dell’affettività caratterizzato dall’abbassamento del tono dell’umore.è un

sintomo presente in varie patologie. Lo stato depressivo comprende manifestazioni

psichiche, psicomotorie e somatiche. Ne deriva una condizione di sofferenza e

dolore, che si manifesta con tristezza, pessimismo, rallentamento dell’attività motoria

e tendenza al pianto. Tra gli aspetti somatici si possono rilevare disturbi

neurovegetativi, dell’appetito, della digestione, disturbi del sonno.

ANSIA

Sentimento di penosa attesa nei confronti di una situazione pericolosa e minacciosa,

che l’individuo immagina o avverte come tale nella realtà. È organica quando

accompagna gravi patologie somatiche e può diventare patologica. L’ansia può essere

somatizzata cioè scaricata sul corpo e provocare alterazioni delle funzioni somatiche :

tachicardia,dspnea, alterazione della funzionalità dell’apparato digerente.

IPOCONDRIA

Molti pazienti ipocondriaci presentano amplificazioni delle loro percezioni corporee

che può far sentire loro anche minime variazioni della normale funzione corporea e

quindi esprimere sintomi inesistenti. La loro sensazione è accentuata dalla

convinzione di avere una grave malattia.

ALEXITHYMIA

Descrive pazienti con difficoltà a riconoscere, elaborare e descrivere le proprie

emozioni, con poche fantasie e un pensiero operativo che dà particolare rilievo ai

dettagli ambientali

OSTILITA’

L’ostilità e la rabbia sembrano giocare un ruolo importante nello sviluppo dei sintomi

somatici, anche se inferiore a quello svolto dall’ansia e dalla depressione

PAOLA BIANCHI 4

STRESS

In passato indicava tensione, pressione attualmente indica le caratteristiche di stimoli

nocivi interni ed esterni. Lo stress è uno stimolo-risposta che produce reazioni

psicologiche e fisiologiche, dovute al tentativo dell’organismo di adattarsi al

cambiamento. L ’interpretazione più completa è quella di Selye.

Lo stress studiato da vari autori:

CANNON

Studia la situazione d’allarme che si crea quando l’organismo si prepara alla reazione

di attacco e fuga. Lo stimolo crea la reazione d’allarme attivando i meccanismi di

compenso.

SELYE

Secondo Selye non importa lo stimolo ma la reazione dell’organismo. Lo stress si

realizzerebbe attraverso tre fasi: la reazione d’allarme che scatena l’attivazione

dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, la fase di resistenza che scatena modificazioni

adattative in stabili e la fase di esaurimento dove i meccanismi di adattamento

crollerebbero favorendo l’insorgere della malattia.

VON UEXKULL

Prese spunto dal lavoro di Cannon e descrisse i disturbi di allerta. Uno stimolo

potente può indurre uno stato emotivo tale da influire su tutto l’organismo portandolo

in uno stato di preparazione. Se non segue in breve tempo la reazione di attacco e

fuga lo stato di preparazione si cronicizza producendo la malattia psico-somatica.

MASON

Secondo Mason la risposta dell’organismo dipende dall’influenza dello sviluppo

emotivo individuale.

LAZARUS E HINKLE

Differenziarono lo stress psicologico da quello fisiologico ritenendo importante per la

realizzazione della reazione da stress la valutazione cognitiva dell’agente stressante.

ENGEL E SCHMALE

Hanno studiato la reazione da stress alla perdita oggettuale, concludendo che la

malattia esordisce o si aggrava in rapporto alla capacità del soggetto di far fronte alla

perdita.

HESS

Studiò l’attivazione del sistema trofotropico in opposizione del sistema ergotrofico

localizzati a livello dell’ipotalamo. La risposta ergotrofica consiste in una

stimolazione del simpatico, aumento del tono muscolare, incremento degli ormoni

catabolici in circolo, intensificazione della vigilanza e della reattività emotiva. Al

contrario la risposta trofotropica si esplica con attivazione del parasimpatico,

riduzione del tono muscolare, incremento della secrezione di ormoni anabolizzanti e

diminuzione della vigilanza.

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CAP.4

FARMACO-TOSSICODIPENDENZE, ALCOLISMO E DISTURBI DA USO DI

SOSTANZE

TIPOLOGIE DI TRATTAMENTO E PRINCIPI DI RIABILITAZIONE

riduzione del consumo della sostanza: il sogg. deve diminuire i comportamenti

- a rischio limitando l’abuso.

- Trattamento del craving: una volta divezzato il sogg deve accedere ad un

programma terapeutico integrato.

- Riduzione del grado di dipendenza: alcuni farmaci permettono di modulare il

grado di dipendenza fisica.

Divezzamento, disassefuazione: remissione da un condizione di dipendenza

- cioè una disassefuazione che può essere realizzata con tecniche lente, rapide o

ultra-rapide.

- Disintossicazione: prevenendo le recidive

- Ecc..

Nei SERT per i tossicodipendenti si usa il Metadone al posto dell’eroina perché è

legale, perché se ne conosce la dose, perché si conosce il sogg. e si può instaurare un

programma terapeutico. Viene assunto per os ed ha un emivita lunga.

La disasefuazione può avvenire sia in ospedale che in ambulatorio. Esistono anche

trattamenti avversativi mirati a indurre nel sogg un condizionamento negativo a

seguito della somministrazione di un farmaco che provoca reazioni dolorose se viene

assunto sopra la sostanza d’abuso. I trattamenti antagonisti sono mirati a prevenire

l’assunzione della sostanza d’abuso a seguito della somministrazione continuativa, di

un farmaco che ne blocca del tutto gli effetti. Entrambi i metodi vengono effettuati

attraverso programmi terapeutici.

Le terapie comportamentali sono le più effettuate per la riabilitazione, perché

migliorano l’aspetto sociale del soggetto e le ricadute.

Le terapie familiari o di coppia sono importanti nell’alcolismo.

I principali gruppi di autosostegno cioè autogestiti in Italia sono Alcolisti anonimi

(AA) e Narcotici Anonimi(NA). Composti da ex bevitori e tossicodipendenti.

Le comunità terapeutiche sono comunità residenziali che implicano la permanenza

dell’utente a tempo pieno non inferiore a 6 mesi. Il programma è : accoglienza,

residenza comunitaria, rientro.

PREVENZIONE

Sono state attuate campagne di educazione alla salute e di prevenzione

dell’alcolismo, del tabagismo e dell’abuso di sostanze stupefacenti. La prevenzione

può essere fatta da insegnanti, scuole, famiglie ecc

CAP.5

INTERPRETAZIONE E GESTIONE DELLE CRISI DI INTERESSE

PSICHIATRICO.

Per crisi si intende un cambiamento nel comportamento del paziente nelle sue

funzioni, o nel suo sistema di riferimento che determina la rottura di un equilibrio

psicologico. La crisi è acuta e si risolve tempestivamente. In genere si divide in tre

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AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BRACCIANO, CASSINO, CIVITAVECCHIA, COLLEFERRO, FROSINONE, GAETA, ISERNIA, LATINA, NETTUNO, POMEZIA, POZZILLI, RIETI, ROMA, TERRACINA, VITERBO)
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica clinica in igiene mentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze mediche Prof.

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