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Infermieristica clinica II Appunti scolastici Premium

Appunti completi Infermieristica clinica II 2, sede Tor Vergata, docente Aldo Faia

Contenuti
- funzioni escretorie: definizione, cenni di anatomia e fisiologia, caratteristiche fisiologiche degli escreti
- urine: diuresi e disturbi della diuresi; alterazioni delle urine. Esami delle urine: raccolta delle urine per esame chimico
fisico, colturale e raccolta urine delle 24 h., esecuzione... Vedi di più

Esame di Infermieristica II docente Prof. A. Faia

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ESTRATTO DOCUMENTO

Segnare su cartella infermieristica motivo e data cateterizzazione, tempo presunto di

permanenza, calibro e materiale; programmare data sostituzione

FISSAGGIO: “cerotto su coscia, tubo di raccordo alla sacca va sopra la coscia, evitare

inginocchiamenti del tubo” (Faia)

Urostomia: “rabboccamento all’esterno di uretra artificiale” Faia

Anastomosi ileale

LAVAGGIO VESCICALE

Si effettua solo con soluzioni sterili (anche fisiologica)

SIRINGHE A CONO

MATERIALI:

carrello a 2 piani con

• Spasetta con siringhe sterili a cono da 50 o 100 ml, oppure una siringa a 3 anelli che si

collegano alla linea di drenaggio

• Capsula sterile da 100 ml

• Flacone di fisiologica sterile tiepida

• Morsetto o pinza grampante di Kocher

• Guanti monouso

• Bacinelle reniformi

LAVAGGIO VESCICALE ESTEMPORANEO

(“diverso da quello continuo, es: per urina ematica o con coaguli di sangue”)

• Isolare il pz

• Aprire fisiologica e versare nella capsula, in asepsi

• Indossare i guanti

• Porre reniforme sotto catetere

• Chiudere il tubo con morsetto o pinza

• Disconnettere il catetere dal tubo di raccordo

• Sostituire la reniforme

• Riempire la siringa di fisiologica, aspirandola dalla capsula (sterile)

• Iniettare lentamente la soluzione in vescica

• Disconnettere la siringa ed attendere l’uscita del liquido di lavaggio dalla via di drenaggio

• Ripetere più volte fino a che il liquido in uscita sia limpido

• Ricollegare il catetere al tubo di raccordo

• Togliere il morsetto

ISTILLAZIONE VESCICALE

FARMACO INTRODOTTO IN VESCICA (“terapia medica dopo intervento chirurgico alla

vescica, si tratta di cateterismo vescicale temporaneo”)

MATERIALE

• 2 paraventi

• Carrello a 2 piani con

Occorrente per cateterismo vescicale (temporaneo)

 Occorrente per lavaggio vescicale

 Siringa sterile da 50 cc (**)

 Tappo sterile monouso per catetere

 Farmaco prescritto

 Eventuale diluente sterile

 Capsula sterile

 (**) 40 cc di acqua distillata si aggiungono a farmaco diluito in 10 cc, poiché una

parte del farmaco rimane inevitabilmente nel catetere, per cui si aumenta la

diluizione fino a 50 cc

TECNICA

Isolare il pz e scoprirlo parzialmente

 Posizione comoda

 Indossare guanti

 Introdurre il catetere

 Praticare lavaggio vescicale precedentemente alla istillazione (“per pulire la

 mucosa vescicale”)

Aspirare il farmaco (fiala da 10 cc)

 Raccordare la siringa al catetere

 Versare il farmaco in capsula (acqua distillata sterile 40cc + 10cc farmaco)

 Iniettare il farmaco lentamente in vescica, tenendo il catetere sollevato verso

 l’alto

Chiudere il catetere con il tappo e tenerlo chiuso per il tempo prescritto (da

 mezz’ora ad un’ora

Riaprirlo e lasciar defluire l’urina in reniforme

 Connettere il catetere, se a permanenza, alla sacca

 “I farmaci antitumorali istillati sono istolesivi, per cui, terminata l’istillazione, si

effettua un lavaggio con 50 cc di acqua distillata sterile, per evitare lesioni

all’uretra derivanti dalla permanenza del farmaco antitumorale oltre il tempo

necessario e prescritto”

2 video proiettati_tecnica cateterismo

7.5.2015

ELIMINAZIONE

FECI

Una alimentazione sana ed una peristalsi normale garantiscono una defecazione regolare.

Le feci o escrementi formano una massa morbida omogenea con una forma plasmata su quella

del lume intestinale

Il COLORE delle feci normalmente va dal marrone chiaro a quello scuro, ed è dovuto alla

STERCOBILINA prodotta nell’intestino dalla BILIRUBINA.

L’ODORE è dovuto alle proteine e ai loro metaboliti in decomposizione, nonché alla fermentazione

dei carboidrati.

Se l’alimentazione è ricca di carboidrati, l’odore è leggermente acido.

La quantità giornaliera varia notevolmente (valori medi 125-300 g/die)

Fattori di variabilità: alimentazione, clima, razza

VEDI ANATOMIA INTESTINO E FORMAZIONE FECI

“La peristalsi nel crasso (colon). Valvola ileo-cecale attraverso cui si ha il passaggio dall’ileo al

crasso. Nel digiuno affluisce una gran quantità di acqua, in questa fase è liquida. Nel crasso si ha

assorbimento dell’acqua e la peristalsi. La consistenza delle feci è data dalla peristalsi. Più è

veloce, più le feci sono liquide, minore è la velocità, più le feci saranno solide. Ampolla rettale…”

minuto 30

COMPOSIZIONE FECI

Acqua 75%

Scorie alimentari (e cellulosa…???) 10%

Epitelio intestinale sfaldato, sali e muco 7%

Batteri saprofiti 8%

Le feci sono leggermente ALCALINE (ph 7-8), comunque variabile in relazione all’alimentazione

LA FREQUENZA DELLA DEFECAZIONE è individuale, di norma 1-2 volte al giorno

La peristalsi è favorita dal moto e dall’attività

DISTURBI DELLA DEFECAZIONE

1. STITICHEZZA O STIPSI

Difficoltà a svuotare il grosso intestino dai residui digestivi.

Feci dure, scarse, secche, con defecazione spesso dolorosa.

Feci scarseRITENZIONE FECALE, fino al fecaloma

Ciò induce ASSUEFAZIONE AI LASSATIVI, aumento del dosaggio del farmaco, fino alla

dose massima letale (DML)

CARATTERISTICHE DELLA STIPSI:

addome teso e dolente, irritazione mucosa per tossicità delle scorie

 disappetenza ed apatia

 cefalea ed astenia

 affezioni dermatologiche

 alito cattivo, “lingua sporca, patinata, bianca” Faia

STITICHEZZA PRIMARIA

Disfunzione intestinale da

• Alimentazione non equilibrata

• Scarsa attività motoria

• Insufficiente apporto di liquidi (tipico negli anziani)

STITICHEZZA SECONDARIA

Dovuta ad affezioni intestinali (neoplasie) o a blocco della peristalsi (detto “ileo paralitico”),

dovuto a danni neurologici, è un preoccupante segno patologico (paralisi, tetraplegici)

2. DIARREA

Elevata FREQUENZA defecatoria, in genere associata a feci liquide (per aumento velocità

peristalsi).

CAUSE

• Errori alimentari

• Insuffuciente masticazione

• Stimoli nervosi e psicogeni

• Intossicazioni alimentari (è un meccanismo di difesa, per allontanare le sostanze

pericolose, come il vomito)

• Affezioni intestinali

• Stati infiammatori (colite)

• Sindrome da malassorbimento (in caso di deficit di enzimi digestivi di alcuni

alimenti)

• Mancanza di succhi pancreatici e/o bile

SINTOMI

Malessere generalizzato

 Perdita di forza fisica (per perdita di liquidi e sali minerali)

 Borborigmi

 Disidratazione (grave nei bambini piccoli)

3. INCONTINENZA

Rilassamento dello sfintere anale, con incapacità di trattenere le feci

CAUSE

Incapacità all’uso volontario dello sfintere anale

 Paralisi, traumi

 Tumori

 Prolasso rettale

4. TENESMO

Stimolo a defecare con scarso o nullo svuotamento intestinale. Può essere frequente e

doloroso.

CAUSE

Flogosi (proctite)  infiammazione mucosa rettale

 Masse in sede rettale (fecalomi o masse neoplastiche) che stimolano di continuo la

 mucosa rettale

MODIFICAZIONE DELLE FECI

QUANTITA’ E CONSISTENZA

• piccole quantità

• Abbondanti

• Dure e secche

• Acquose

COLORE

• Argilla chiara (feci acoliche, per mancanza di stercobilina, prodotto della bilirubina,

prodotta dal fegato)

• Verdastre (diarrea grave, gastroenterite)

• Nere, feci picee (MELENA, per emorragie gastriche o duodenali, sangue digerito a

livello dello stomaco o a livello del duodeno)

• Giallo-verdastre (“a misetra di piselli”, in caso di tifo)

• Tipo “acqua di riso” (colera, che provoca disidratazione acuta)

11.5.2015

MODIFICAZIONI DELLE FECI

COMPONENTI ANORMALI NELLE FECI

• MACROSCOPICHE (visibili)

MUCO (irritazione della mucosa)

 SANGUE ROSSO VIVO (RETTORRAGIE)  sanguinamento basso (colon)

 SANGUE NERO (melena, sanguinamento alto, stomaco o duodeno)

 PUS INFEZIONE

 PARASSITI (ossiuri, ascaridi, tenia)

• MICROSCOPICHE

SANGUE OCCULTO (esame del sangue occulto)

 UOVA DI PARASSITI

 ALIMENTI NON DIGERITI

 GERMI SAPROFITI

ODORE E REAZIONE CHIMICA

DISPEPSIA FERMENTATIVA (odore acido, pungente, PH 6,5)

 DISPEPSIA PUTREFATTIVA (odore di marcio, PH 8)

Feci neonato:

meconio (prima defecazione del neonato): le prime sono scure; in seguito feci liquide, cremose,

gialle (per latte materno). Infine feci solide, marroni (latte vaccino)

ANALISI DELLE FECI

Quando si sospettano Malattie tratto gastro-intestinale e del pancreas

RACCOLTA FECI: apposita provetta munita di spatola sul tappo

Almeno 3 prelievi pro attendibilità dei risultati sono richiesti dai laboratori

Per eseguire il BILANCIO DELLE FECI DELLE 24 ORE occorre raccoglierle per un periodo

prolungato (almeno 3-6 giorni)  le feci vengono pesate ogni volta che il pz defeca, senza urina; si

fa la media delle pesate alla fine della raccolta= bilancio delle feci delle 24 ore (mah)

SVUOTAMENTO INTESTINALE

CLISTERE

“Lavaggio intestinale – enteroclisma – irrigazione intestinale – istillazione rettale” sono termini

tecnici che indicano l’introduzione nell’ultimo tratto dell’intestino di piccole o grandi quantità di

liquido, con MODALITA’ DIVERSE; sono tecniche tra loro differenti, finalità identica  svuotamento

intestinale (tranne l’ISTILLAZIONE RETTALE  che invece è effettuata per somministrazione di

farmaci SCOPI

• Svuotamento dell’ultimo tratto intestinale

Quando lo svuotamento intestinale?

Stitichezza

 Preparazione ad indagini endoscopiche, radiologiche o inteventi chirurgici

 sull’addome

• Stimolazione dell’attività intestinale in caso di ATONIA (assenza peristalsi o forte

riduzione)

• Somministrazione di mezzi di contrasto o di farmaci

• Irrigazione del tatto gastro-intestinale inferiore prima di intervento chirurgico o in

caso di intossicazioni o infiammazioni intestinali

EFFETTI

Peristalsi. L’introduzione di sostanze estranee nel lume intestinale induce peristalsi

Per stimolo meccanico della sonda e del liquido introdotto

 Per stimolo chimico ed osmotico; le soluzioni introdotte possono essere

 stimolanti per la mucosa e richiamare liquidi dagli spazi extracellulari nel

lume, attivando così uno stimolo meccanico

Per stimolo termico: la temperatura del liquido introdotto ha effetto sulla

 peristalsi; a temperatura corporea si ha un blando effetto; a temperature più

basse (35-37°) l’effetto aumenta. “Mai abbassare oltre la temperatura per

evitare shock termico. Si esegue tiepido”

CONTROINDICAZIONI ALLO SVUOTAMENTO INTESTINALE

VOMITO O DOLORI ADDOMINALI D.N.D.D.

 AFFEZIONI ADDOMINALI ACUTE

 EMORRAGIE TRATTO DIGESTIVO - MELENA (mai clistere con melena!)

 PRIME SETTIMANE DI GRAVIDANZA (utero posto tra vescica e intestino,

 forte peristalsi può determinare aborto)

MINACCIA DI ABORTO O DI PARTO PREMATURO (una forte peristalsi ha

 effetto meccanico per contatto del retto con l’utero)

CLISTERI

“Sorbiclis”: clisterino a peretta con beccuccio bianco da lubrificare, con corpo di

plastica comprimibile. Monouso

Al PTV sono da 125-250

Posizione per svuotamento intestinale: decubito laterale sinistro

Orientare il beccuccio o la sonda rettale in direzione dell’ombelico.

Il tutto per seguire le curve anatomiche dell’intestino

“APPARECCHIO DEL CATANI O ENTEROCLISMA”

C’è anche un modello da viaggio (ripiegabile)

Un tubo di raccordo termina con un rubinetto cui si raccordano le cannule, o

direttamente la sonda rettale. Il rubinetto serve per regolare il flusso di liquido

introdotto

ENTEROCLISMA: DA 125 A 500 CC

LAVAGGIO: OLTRE 500 FINO A 2000 CC

IRRIGAZIONE: OLTRE 2000 CC

PREPARAZIONE

Posizionare il pz

 Lavaggio antisettico delle mani

 Guanti non sterili

 Preparazione sonda rettale o il catani

 Usare lubrificante per cannula o sonda (anche il Luan va bene). La

 sonda si usa se le feci sono alte, è più lunga

Esplorazione rettale con dito medio lubrificato, inguantato, anche in

 posizione supina per vedere se le feci sono alte o basse. Se le feci sono

alte (non le sento al tatto), occorre usare la sonda; se basse, basta la

cannula, più corta

Introdotta la sonda, attendere prima di raccordare il Catani, così da far

 fuoriuscire i gas che altrimenti farebbero da tappo

Il catani va poi sospeso ad un albero a circa 1 metro, riempito di liquido,

 come per le flebo

1 metro  pressione media

Oltre un metro  pressione alta

Il tubo va riempito di liquido, come per le flebo, così da non introdurre

aria.

Aprire il rubinetto e far fluire lentamente il liquido.

Introdotto il liquido, sfilare la cannula.

Invitare il pz a trattenere il liquido più che può, così da migliorare l’effetto

della peristalsi

Posizionare la padella se il pz è allettato

LAVAGGIO INTESTINALE

Irrigazione del colon con abbondanti e ripetute quantità di liquido, per

ottenere il completo svuotamento

Quantità di liquido sufficiente ½ -2 litri

 Somministrazione lenta e continua

 Irrorazione di ogni tratto del colon, mediante rotazione del pz da un

 fianco all’altro

Previsione tempi, pianificazione

 Numero e ripartizione dei lavaggi SECONDO PRESCRIZIONE MEDICA

 (il clistere invece può essere concordato col pz e non necessita di

prescrizione medica. Faia)

MATERIALE per lavaggio intestinale

Sacche preconfezionate - involucro monouso o irrigatore per clistere con acqua e valvola di

 deflusso (min 38 vedi meglio)

(in alternativa si può usare anche il Catani che rabbocco; il Catani è già 2-2,5 litri.

 sonda intestinale

 morsetto o pinza clampante

 pomata lubrificante

 telo monouso o traversa, guanti, sacco rifiuti

 asta (albero) per appendere l’irrigatore

 padella

 PROCEDURA

preparare la soluzione occorrente (riempire il tubicino di raccordo)

 togliere residui di aria dal tubicino di collegamento facendovi scorrere del liquido (si usa la

 sonda, la cannula non basta)

lubrificare la sonda intestinale

 indossare i guanti, dopo lavaggio antisettico

 informare il pz

 sospendere l’irrigatore a circa 1 – 1,5 metri di altezza dal pz

 mettere in piano il letto e far assumere al pz decubito laterale sx, con ginocchia

 leggermente flesse o si fa piegare il ginocchio posto superiormente (allenta la muscolatura

perineale)

introdurre sonda profondamente, con delicatezza (viene introdotta completamente).

 Attenzione alla stimolazione del nervo vago; la mucosa è inoltre molto vascolarizzata. Agire

con cautela!

collegare il tubo dell’irrigatore con la sonda ed aprire la valvola o rubinetto

 far defluire il liquido secondo una delle 3 modalità:

 1. la prima metà del liquido posizionando il pz sul fianco sx e l’altra metà sul fianco dx,

aumentando la pressione mediante aumento dell’altezza, a 2 metri, così da superare la

curva fisiologica (lavaggio intestinale)

2. 1/3 sul fianco sx, 1/3 sul dx (alzare sempre l’albero, sul destro), 1/3 nuovamente sul sx

3. 1/3 sul fianco sx, 1/3 decubito supino, 1/3 fianco dx (nei passaggi, la sonda resta in

sede. Far trattenere il liquido al pz). La scelta di una delle 3 modalità spetta al medico.

Sfilare sonda con mano inguantata, far trattenere liquido. Riordinare

MICROCLISMA (TIPO DI CLISTERE, piccola peretta)

Questo tipo di clistere esercita blanda azione sulla peristalsi, ma essendo a base di

glicerina e/o soluzione salina ( la soluzione salina richiama acqua nel lume

intestinale), la reazione è rapida. La glicerina è un alcol alifatico trivalente. La glicerina

è blandamente irritante per le mucosa, per cui stimola la peristalsi.

SUPPOSTE EVACUATIVE  da somministrare al mattino, prima di alzarsi, a base di

glicerina. In aggiunta alla glicerina, possono contenere lassativi da contatto, dunque

sostanze farmacologiche. Lubrificare sempre la supposta, anche con acqua

SVUOTAMENTO MANUALE

L’infermiere non può eseguirlo in autonomia, ma solo in seguito alla rottura del

fecaloma eseguita dal CHIRURGO. Va praticato col dito inguantato e molto

delicatamente.

Fecaloma: ammasso di feci stitiche, dure, che man mano si sono addensate; effetti del

fecaloma: tenesmo, irritazione della mucosa, intossicazione. Referto del medico:

“fecaloma rotto, si può eseguire lo svuotamento”.

Se pure si dovesse eseguire un clisterino da 250, al massimo il pz riuscirà a deporre

una piccola quantità di feci liquide, e l’effetto sarebbe solo il tenesmo, a causa

dell’ulteriore aumento della pressione sulle pareti dell’intestino. Occorre dunque la

rottura del fecaloma da parte del chirurgo.

La rottura del fecaloma può essere eseguita solo dal chirurgo, poiché la diagnosi

differenziale tra fecaloma e tumore è chiaramente suo appannaggio. Se scambi un

tumore per un fecaloma e danneggi l’ammasso tumorale  emorragia acuta, poiché i

tumori in quella sede sono fortamente vascolarizzati e fragili

COME ESEGUIRE LO SVUOTAMENTO

Posizionare il pz a letto, mai sul wc (potrebbe svenire). Padella e pannolone, guanti,

introdurre dito LUBRIFICATO. Attenzione a non stimolare il nervo vago  tachicardia,

perdita di coscienza, bradicardia, fino all’arresto cardiaco. Attenzione comunque al

sanguinamento che può associarsi alla manovra, poiché la mucosa è vascolarizzata e il

fecaloma è petroso.

“olio di vaselina”  farlo assumere al pz la sera precedente, non è assobito dall’intestino,

lubrifica il fecaloma. Faia

Sono 4 i tipi di CLISTERE

1. CLISTERE EVACUATIVO (vedi sopra)

2. CLISTERE MEDICAMENTOSO O ISTILLAZIONE RETTALE

Introduzione all’interno dell’intestino di farmaci, per via rettale. Il farmaco viene

preparato nel catani già diluito, di solito a 100-200 cc.

È una via di somministrazione residuale, quando le altre non possono essere praticate.

Azione terapeutica, deve essere somministrato lentamente e trattenuto più a lungo

possibile, comunque per il tempo indicato in prescrizione medica (farmaci istillati: anti-

infiammatori, antibiotici, valium, farmaci con azione sul SNC. Valium in caso di crisi

epilettiche del bambino, mediante microclisma).

Il farmaco viene diluito nel Catani a 100 – 200 cc. Al CATANI si raccorda un deflussore

particolare, dotato di una camera di gocciolamento, in modo tale che l’istillazione goccia

a goccia non induca peristalsi ed il farmaco possa essere assorbito. Il deflussore ha

raccordo sia per il catani che per la sonda. Esistono comunque dispositivi già

preformati.

“Il farmaco si mette nel catani diluito, al catani si mette un deflussore particolare che ha

raccordo sia per il catani che per la sonda; però è un deflussore, ossia è munito di

camera di gocciolamento, dovendo l’introduzione essere fatta goccia a goccia per non

indurre peristalsi e far assorbire il farmaco dall’intestino”

3. CLISTERE CARMINATIVO

Introduzione sonda per eliminare i gas che ristagnano

4. CLISTERE PER ALIMENTAZIONE

non si usa più poiché si usa la nutrizione enterale o parenterale

IRRIGAZIONE INTESTINALE

Oltre 2500 cc, spesso con sacche fino a 5 litri, si irriga spesso fino al tenue, comunque

più in alto possibile. Scopo: lavare il colon prima di interventi chirurgici.

“Anche per interventi chirurgici alti, non dico fino al duodeno ma si arriva al tenue”…

mah!....

La procedura corrisponde all’irrigazione vescicale. Si utilizza una sonda rettale

collegata con un raccordo a T o a Y ad un tubo flessibile che termina in un secchio di

raccolta.

La sonda va al braccio lungo del raccordo a T, ad uno dei bracci corti va raccordato

l’erogatore, all’altro braccio corto va il tubo che termina nel secchio di raccolta della

irrigazione. 2 pinze clampanti, una sul tubo irrigatore, l’altra sul tubo di scarico. Pz in

posizione decubito laterale sx, secondo una delle tre modalità. Sonda lasciata sempre

inserita, di diametro ancora maggiore rispetto alle altre procedure. Introduco il liquido

aprendo il tubo del catani, il liquido entra mentre l’altro tubo è chiuso dalla pinza

clampante. Max 500 cc per volta, ad ogni irrigazione. Chiudo ed apro il tubo di scarico,

aspettando che il liquido di irrigazione esca, ripetendo più volte la manovra, facendo

fare rigirare il pz, così da lavare l’intero circuito intestinale, fino a che il liquido non esca

limpido.

Disegno

IRRIGAZIONE ORTOGRADA

(Oggi non più praticata) introduzione di una grande quantità di acqua tramite sonda

duodenale o gastrica, per il lavaggio completo dell’intestino da su.

Creava intossicazione da acqua ed ipertensione (per aumento volemia). Tipo di

irrigazione intestinale che si attuava con sonda gastrica introdotta nello stomaco.

Oggi è sostituita da sostanze farmacologiche che richiamano una grande quantità di

acqua nel lume intestinale, attuando un lavaggio endogeno

STOMIE INTESTINALI

SITI STOMIA INTESTINALI

Disegno

STOMIA INTESTINALE

Rabboccamento dell’intestino all’esterno. Anche detta “ano praeternaturale”. La

effettua il chirurgo; l’infermiere si occupa della sua gestione.

Siti stomie: ileostomie, ciecostomia, colonstomia trasversa, ascendente, discendente,

sigmoidostomia. Foro sulla parete addominale e rabbocco dell’intestino all’esterno

Feci diverse a seconda del tratto interessato.

ILEOSTOMIA  feci liquide, man mano più consolidate, nelle varie stomie, dalla

ileostomia (liquide) alla sfigmoidostomia (solide)

PRESIDI PER STOMIE

SACCHE con relativa PLACCA che è a contatto con la cute, per raccolta feci. C’è una

parte collosa che va a contatto con la cute, che dovrà sempre essere manutenuta.

MISURATORE PER STOMIE, per tagliare la dimensione adatta, il diametro. Ci sono

dei cerchi concentrici da tagliare

SACCHE CON PLACCA SEPARATA  la sacca viene clippata alla placca;

esistono anche sacche con placca già inserita, con sistema di svuotamento; c’è un

sistema di svuotamento per quelle a placca separata (senza sistema di svuotamento,

con 5-7 gg tempo max permanenza della placca).

CLISTERE PER STOMIE

Può rendersi necessaria l’esecuzione di un clistere a livello della stomia, qualora le feci

abbiano consistenza dura, soprattutto nelle stomie più basse. C’è un raccordo alla

sonda, a forma di cono, detto “sigillo”, da introdurre in stomia per eseguire il clistere,

così che in fase di immissione il liquido non fuoriesca dalla stomia.

C’è un sigillo per lo stroma attaccato alla sonda. Si rende a volte necessaria la

dilatazione della stomia intestinale col dito, così da far adattare il sigillo alla stomia. La

sonda per la stomia è numerata ed il chirurgo indica di quanto introdurre la sonda.

DIALISI PERITONEALE

Col pz in ANURIA, occorre un filtraggio esterno del sangue mediante EMODIALISI.

PRIMO TIPO:

EMODIALISI, TRAMITE MACCHINARIO, composto di filtri, ossia membrane

semipermeabili all’interno delle quali passa il sangue, immerse nel liquido dialitico 

corrispettivo dell’urina, a fine processo. Le sostanze di scarto passano dal sangue al

liquido dialitico. Il liquido dialitico viene raccolto in contenitori, ed è il corrispettivo

dell’urina.

Il sangue viene preso da una vena (sangue con scorie), viene esternalizzato, entra in

macchina, passa attraverso le membrane (filtri), riesce depurato, entra nuovamente nel

circolo sanguigno tramite arteria, depurato dalle scorie.

FISTOLA ARTEROVENOSA

Il liquido dialitico si carica delle sostanze di rifiuto (simil-urina); la volemia rimane

costante, vengono tolte solo le scorie, ma l’acqua rimane costante.

Il dializzato non può introdurre acqua liberamente, il dializzato ha sempre sete. La

dialisi lo lega alla macchina una volta al giorno (max 2 giorni, all’inizio), per 1-2 ore.

Qualità vita limitata.

Si deve tenere il bilancio idrico.

PROBLEMATICHE LEGATE ALLA DIALISI

- Pressione sanguigna bassa

- Nausea

- Crampi, dovuti alla perdita di potassio (la membrana lascia passare più

potassio di quanto farebbero i reni)

- Cefalea

- Fatica, astenia

- Infezioni (fistola arterovenosa)

- Sovraccarico di liquidi

SECONDO TIPO: DIALISI PERITONEALE

Il peritoneo è di fatto una membrana semipermeabile, altamente vascolarizzata da

capillari.

Il liquido dialitico viene introdotto nella cavità addominale mediante una sondina; qui

avvengono gli scambi tra i capillari del peritoneo ed il liquido dialitico, che poi esce

dalla stessa sonda dalla quale è entrato, per finire nella sacca di raccolta.

Convertitore ad Y, deflussore. Si introduce mediante un sondino con sistema di

ancoraggio. Il pz può effettuarla in autonomia.

VANTAGGI

dura di meno

può farlo il pz a casa

SVANTAGGI

Meno efficace della emodialisi

Sovraccarico di liquidi

Infezioni (peritoniti)

Dialisi insufficiente

Dislocamento del catetere (SI SFILA)

14.5.2015

eliminazione

ESPETTORATO

Secreto o muco che si forma nelle vie aeree superiori, intermedie e inferiori, rivestite da mucose

(naso, cavo orale, trachea, bronchi). La funzione del muco è quella di trattenere le impurità grazie

alla sua viscosità, che vengono espulse attraverso colpi di tosse, insieme all’espettorato. Cellule

ciliate dell’epitelio respiratorio agevolano l’espulsione del muco all’esterno.

In condizioni fisiologiche il secreto viene prodotto in quantità ridotta, raggiungendo circa 100 ml in

24 ore.

La viscosità del muco cattura le impurità. Cellule ciliate della mucosa respiratoria veicolano

l’espettorato verso l’esterno.

Studiare bene anatomia app. respiratorio

SPUTO “espettorato emesso all’esterno”.

Può contenere cellule di sfaldamento dell’epitelio respiratorio (alto tournover), sangue (per rottura

capillari dei bronchioli ed alveoli, soprattutto quando l’espettorazione avviene con sforzo), pus (per

infezioni), batteri

Espettorato – quantità: 100 cc al giorno, in condizioni fisiologiche

CONSISTENZA ESPETTORATO

1. LIQUIDO (“sieroso”)

rosso chiaro (tracce di sangue); schiumoso, per mescolamento dell’aria con l’escreto

liquido. edema polmonare se c’è ristagno di sangue nei polmoni

2. MUCOSO: trasparente e filamentoso  catarro nelle vie respiratorie superiori

3. VITREO: viscoso e denso  in caso di asma e bronchite

ASPETTO

Dipende dalla presenza di muco, pus, siero, sangue

Lasciato sedimentare in recipiente trasparente, si osservano 3 strati

Strato inferiore  pus

Strato intermedio  liquido

Strato superiore  schiuma

STRATIFICATO  in caso di BRONCHIECTASIE (“fusione di più alveoli polmonari”, con riduzione

della superficie respiratoria);

ODORE

Generalmente inodore.

Se stagnante, odore insipido-dolciastro (decomposizione batterica)

Maleodorante (fetido) per decomposizione di tessuto polmonare (ascesso polmonare, gangrene

polmonari, infarti polmonari che portano alla necrosi del tessuto polmonare, bronchiectasie)

ELEMENTI MICROSCOPICI

Leucociti neutrofili  malattie infettive

Leucociti eosinofili  asma bronchiale

Eritrociti

Cellule (epitelio cilindrico, fibre elastiche etc)

Tolta slide, “non li chiedo”

MISURE PER AGEVOLARE LA RESPIRAZIONE

POSIZIONI RESPIRATORIE IN PZ DISPNOICO

• DECUBITO LATERALE DESTRO CON SOSTEGNO DI CUSCINO DIETRO LA SCHIENA

(dx per agevolare la contrazione del ventricolo sx in un pz che è già in dispnea)

• DECUBITO LATERALE DX CON UN BRACCIO SOLLEVATO SULLA TESTA  aumenta

l’espansione della cintura scapolare e gli spazi intercostali, con conseguente aumento

dell’espansione dei polmoni

• POSIZIONE DI SGRAVIO seduto, con i gomiti appoggiati su di un tavolino o cuscino,

posizione incurvata che aumenta gli spazi intercostali

• POSIZIONE INCLINATA DI QUINCKEN O VOMICA, per agevolare l’espettorato. Testa che

sporge dal letto. La testa è su un piano inferiore rispetto al dorso, con reniforme che

raccoglie l’espettorato, agevolato anche dalla forza di gravità e quindi l’espettorato.

• DECLIVE (TRENDELEMBURG), testa più bassa piedi, supina. Per vincere la forza di

gravità, drenaggio più lento ma costante dell’espettorato

GINNASTICA RESPIRATORIA

OBIETTIVI

• Correzione degli errori respiratori

In genere si tende ad usare meno il diaframma e di più l’espansione della parte alta del

torace, ed è un “errore respiratorio”

• Fluidificazione ed espulsione del secreto

• Apprendimento della corretta tecnica di respirazione (anche appannaggio del fisioterapista)

Mettere il pz seduto in ispirazione

Rimetterlo sdraiato in espirazione

Alzargli le gambe in ispirazione

Stenderle in espirazione

Esercitare una lieve pressione sull’addome per tonificare il diaframma…

… tolta slide, “non essenziale”

FLUIDIFICAZIONE DELL’ESPETTORATO

Quando è denso, per agevolare l’espettorazione:

• FRIZIONI

Massaggio leggero sul torace o sulla schiena

“provocare una lieve irritazione locale che richiama sangue e calore che fluidifica il muco”

• PERCUSSIONI

Sulla schiena (non sul torace), con pugno chiuso, mano a taglio o mano a coppa

“l’onda d’urto stacca l’espettorato”.

Mai percussioni su pz con problemi alla colonna vertebrale o su cardiopatici.

Si invita il pz a tossire

• FARMACI

Ultima ratio

MISURE ESPETTORANTI

ESPETTORAZIONE

Dopo avere eseguito una delle misure di cui sopra e favorito dunque la fluidificazione, si invita il pz

a tossire.

Posizione seduta, profonda respirazione diaframmatica, espettorazione breve ma forte.

Se vi è ferita post-operatoria, poggiarvi sopra una mano (anche un cuscino) ed esercitare una lieve

pressione sulla ferita quando il pz tossisce, per evitargli dolore. Questa misura può essere

eseguita dallo stesso pz. Se non tossisce, rischio polmonite.

ASPIRAZIONE

Aspirazione del secreto mediante apposita POMPA A VUOTO collegata ad un sondino tracheale. 2

tipi

Pompa a vuoto: aspiratore portatile o a parete (vacuum – vuoto centralizzato)

Es: paziente in coma

3 VIE DI ASPIRAZIONE

1. VIA ENDOTRACHEALE

via orale  faringea  tracheale

2. VIA CIECA O ENDONASALE

Via nasale  faringea  tracheale

3. VIA TRACHESTOMIA

“Per introdurre il sondino, più modalità: TUBO DI MAYO, che serve per le persone in coma o prive

di sensi per trattenere la lingua e dà accesso al sondino; cannule nasali introdotte nel naso,

cannule tracheostomiche, di Guedel.

Vie aeree orofaringee  tubi endotracheali, “per intubazione vera e propria” (vedi sonde sul Kozier)

Broncoaspiratore portatile o a parete, il suo bicchiere va riempito fino al segno con disinfettante

prima di iniziare l’aspirazione, poiché l’aspirato potrebbe essere infetto. Il vuoto viene creato nel

bicchiere e il tubo si collega al sondino”. Valvola per regolare la potenza di aspirazione.

Cannula tracheostomica

TIPI DI CATETERE (o “sondino”) PER ASPIRAZIONE ENDOTRACHEALE

Parte prossimale

1. A PUNTA APERTA (O TRONCA), ha un bordo arrotondato, atraumatica. Non

danneggia i bronchi. Fori laterali che non concentrano tutta la forza di aspirazione

solo sulla punta

(disegno)

2. A PUNTA A BECCO DI FLAUTO

(disegno)

Parte distale

A CONO SEMPLICE, provvista di “valvola di controllo” che è posta tra il sondino e il

raccordo all’aspiratore; è un raccordino a T (al ptv è quella a V, Nico) che regola la forza

di aspirazione. Quando è introdotto il sondino, la punta del sondino non è ancora in

aspirazione, poiché il foro è aperto. Arrivato in sede, il foro può essere tappato col dito,

così che il sondino possa aspirare.

Se il sondino è sprovvisto di VALVOLA DI CONTROLLO (tra catetere e sondino),

possiamo piegare il raccordo.

MISURE ESPETTORANTI

ASPIRAZIONE

MATERIALE

• Aspiratore

• Sondino o catetere monouso

• Raccordo con apertura laterale (sistema di controllo)

• Guanti STERILI

• Sacco rifiuti

• Acqua distillata per lubrificare e lavare il sondino ogni tanto. “Kozier dice lubrificante

idrosolubile” Faia

PREPARATIVI

• Riempire di soluzione disinfettante la bottiglia per il secreto

• Spina in presa corrente

• Predisporre il manometro del vuoto su 1-2 (potenza di aspirazione, lievemente

aumentabile)

TECNICA DI ASPIRAZIONE video min 0-14 traccia 2

• Informare il pz

• Disinfettare le mani

• Aprire la bottiglia di acqua distillata

• Aprire la confezione del catetere

• Indossare guanto dx

• Unire con la sx il raccordo al catetere

• Accendere con la sx l’apparecchio

• Indossare guanto sx

• Bagnare il catetere nell’acqua distillata

• NB: Lubrificare il catetere con soluzione fisiologica

• Aspirare. Se bocca e naso, iniziare dalla bocca

• Introdurre dolcemente il catetere bloccato

• MAI EFFETTUARE L’ASPIRAZIONE DURANTE L’INSERIMENTO

• Creare risucchio e sfilare il catetere con movimento rotatorio

• Sciacquare

• Ripetere l’operazione fino a liberare le vie respiratorie

• Max 10 secondi per evitare ipossia

• Arrotolare il catetere e sfilare il guanto

• Sciacquare la sonda aspiratrice e il raccordo

• Controllare saturazione di ossigeno

• Riordinare

risentire tracce dei 2 video, non si sente!

Video Pz con tracheostomia

Video Pz con ventilazione polmonare (tramite tubo endotracheale; max 10 sec. per evitare

ipossia; ossigeno al 100%). “La mano dominante l’ha mantenuta sterile avvolgendo il catetere”

Faia RACCOLTA DI UN CAMPIONE DI ESPETTORATO

1. ESAME COLTURALE E (o?) ANTIBIOGRAMMA, utili per definire la quantità e

sensibilità dei microrganismi alle terapie farmacologiche.

2. ESAME CITOLOGICO  Serve per identificare cellule tumorali. L’espettorato va raccolto

al mattino per 3 volte e come materiale fresco. “sputo fresco” Faia

MATERIALE PER RACCOLTA ESPETTORATO

• contenitore sterile con etichetta

• guanti monouso

• disinfettante e tamponi

• modulistica di richiesta esame

PIANIFICAZIONE

Valutare la capacità del pz di collaborare

Valutare gli elementi base della respirazione (parametri)

TECNICA “esame colturale”

• spiegare al pz e illustrargli, se collabora, la procedura

• lavarsi le mani e indossare guanti monuso

• far assumere al pz la posizione seduta

• chiedere al pz di tenere il contenitore dalla parte esterna

• chiedere al pz di tossire ed espettorare

• chiudere immediatamente il contenitore, onde evitare contaminazioni

ESCRETO E TAMPONE FARINGEO

Per l’esame della mucosa oro-faringea e delle tonsille, si usano tamponi sterili

Il campione viene analizzato per evidenziare la presenza di microrganismi patogeni

<<I tamponi possono essere “a secco” o con terreno di mantenimento, a seconda se hanno

o meno del gel in fondo alla provetta>>

PRELEVARE UN CAMPIONE NASALE E FARINGEO

MATERIALE

• guanti monouso

• 2 provette con campioni colturali

• Lampadina tascabile

• Abbassalingua

• Speculum (“per divaricare”)

• Etichette

PIANIFICAZIONE

• Pz in posizione seduta

• Aprire le provette e riporle su un telino sterile

TECNICA

• Lavare mani e indossare guanti

1. PER TAMPONE FARINGEO

• Chiedere al pz di inclinare all’indietro la testa, di aprire la bocca e di estendere la lingua

• Usare la torcia per illuminare la faringe ed abbassare la lingua con la spatola

• Inserire il tampone in gola, senza toccare le pareti della bocca

• Appoggiare il tampone sulle tonsille e ritirarlo subito

• Schiacciare il tampone nella provetta contenente il terreno di mantenimento

2. PER TAMPONE NASALE

• Chiedere al pz di soffiare il naso

• Inserire delicatamente lo speculum (divaricatore nasale) nelle narici

• Inserire il tampone attraverso lo speculum

• Toccare le mucose interne con il tampone

• Inserire il tampone nella provetta con terreno di coltura (o mantenimento)

• Ripetere la procedura per l’altra narice

• 2 provette etichettate; in etichetta, narice dx e sx separate

Si usa un tampone differente per ogni narice

ELIMINAZIONE ATTRAVERSO IL SISTEMA TEGUMENTARIO

DIAFORESI O SUDORAZIONE

SUDORE: secrezione liquida delle ghiandole sudoripare, poste all’interno del derma.

COMPOSIZIONE SUDORE

90% acqua

cloruro di sodio

Urea

Acidi grassi volatili

Colesterolo

PESO SPECIFICO

Tra 1002-1003

4,2<PH<7,5 dipende dalle zone corporee

L’acidità è una barriera di difesa contro microrganismi

Normalmente inodore, assume caratteristiche maleodoranti derivanti dalla decomposizione di

sostanze secrete dalle ghiandole sudoripare da parte di batteri, in specie in zone corporee male

areate (regione genitale e ascellare).

Le ghiandole sudoripare sono controllate dal SNC tramite il simpatico.

La secrezione di sudore è continua, anche se non avvertita; contribuisce a mantenere l’omeostasi

dei fluidi e degli elettroliti e a mantenere costante la temperatura corporea.

La sudorazione è il risultato di stimoli termici, attività muscolare, stress emotivi o mentali.

È aumentata dall’ingestione di abbondanti liquidi e dal vestiario.

Con la sudorazione viene eliminata acqua e calore (termodispersione, evaporazione).

L’evaporazione avviene se l’umidità ambientale è bassa; se è elevata, l’evaporazione viene

ostacolata, riducendo la dispersione di calore.

SUDORAZIONE ALGIDA  in caso di stress o shock cardio-circolatorio.

L’attivazione della sudorazione in condizioni di stress o di shock cardio-circolatorio provoca pelle

fredda e umida.

La sudorazione profusa provoca perdita importante di SODIO, che si manifesta con debolezza

fisica e psichica  ASTENIA

ALTERAZIONI DELLA SUDORAZIONE

Aumento generalizzato della normale sudorazione (per ipertermia, debolezza, alterazioni del

SNC).

I centri della termoregolazione sono situati a livello cerebrale ed affidati al sistema simpatico

IPERIDROSI

Aumento generalizzato o locale della sudorazione (mani, piedi, ascelle), sintomo di disturbi

funzionali vegetativi (simpatico), ansia, paura, eccitazione, obesità.

L’eccesso di sudorazione può provocare gravi squilibri idroelettrolitici che possono essere corretti

tramite somministrazione di acqua e cloruro di sodio.

IPOIDROSI

Sudorazione ridotta, scarsa. Può essere costituzionale per quantità o dimensioni limitate delle

ghiandole sudoripare. Fisiologicamente si verifica in condizioni di caldo-umido (alto tasso di

umidità)

ANIDROSI

Assenza di sudorazione, in caso di lesioni di fibre del sistema simpatico (es: tumori) e in soggetti

che hanno ghiandole sudoripare in quantità minima e di grandezza limitata.

SUDORE ALGIDO (PERLATO)

Sudore freddo e perlato su fronte e torace (perle di sudore). Può essere segno di incipiente

collasso cardio-circolatorio (lipotimia/sincope) o, se associato a tremito e astenia (debolezza), è

indice di crisi ipoglicemica (fanno iniezione di insulina e poi non mangiano).

CAUSE MEDICHE DI DIAFORESI

• Infarto miocardio

• Collasso da calore

• Ipoglicemia

• Stress/ansia

• Empiema, ascesso polmonare e polmoniti

• Insufficienza cardiaca

• Tireotossicosi

• Morbo di Hodgkin

• Sindrome di astinenza da alcool e farmaci

• Avvelenamento

• Malaria

ASSISTENZA AL PZ DIAFORETICO

• Evitare complicanze da raffreddamento (controllo microclima)

• Ridurre il senso di malessere

• Chiudere finestre e porte per evitare correnti d’aria

• Coprire il pz se la diaforesi è algida o se il pz presenta brivido

• Frizionarlo

• Cambio frequente biancheria personale e effetti letterecci

• Controllare parametri vitali

• Somministrare liquidi tiepidi

19.5.2015

VOMITO

È un riflesso di difesa del nostro organismo.

È determinato da una anti-peristalsi gastrica a livello di stomaco ed esofago.

Il meccanismo è cooordinato dal SNC: nel bulbo è posto il centro del vomito. Le tossine batteriche

possono stimolare il bulbo, oppure stimoli possono venire dalla periferia.

Il vomito è in genere preceduto e accompagnato da nausea, scialorrea (abbondante salivazione),

respiro prima rallentato e poi respirazione scoordinata al momento del conato.

In base alla stimoazione del CENTRO BULBARE, abbiamo 3 tipi di vomito:

1. VOMITO CEREBRALE

La stimolazione avviene direttamente a livello del centro del vomito, come in caso di

aumento della pressione cerebrale, ad esempio in caso di trauma cranico (versamento di

sangue e conseguente emorragia, oppure in caso di edema dovuto a processo

infiammatorio. In entrambi i casi si ha compressione del cervello, con aumento della

pressione intracranica che coinvolge il centro bulbare del vomito.

È un tipo di vomito esplosivo, improvviso e a getto. Si può avere anche in caso di tumore

(stessa causa di compressione ed aumento pressione intracranica).

Il bulbo è collegato anche ai centri superiori, sia alla materia bianca che grigia.

IL DOLORE MOLTO INTENSO può indurre vomito.

 LE IRRITAZIONI TOSSICHE, INTOSSICAZIONE O INFEZIONE. Le sostanze

 tossiche superano la barriera emato-encefalica (membrane) e stimolano recettori

che mettono in campo il meccanismo di difesa.

IRRITAZIONE ORGANI SENSORIALI A CAUSA DI MAL D’AUTO O MARE, dato

 dall’arrivo a livello cerebrale di 2 stimoli da 2 organi sensoriali che non collimano,

contraddittori (occhi che ricevono un impulso di immobilità, mentre l’organo

dell’equilibrio percepisce il movimento della macchina. Cio provoca stimolazione

centro bulbare del vomito

FORTI EMOZIONI

 Centro bulbare collegato alla materia grigia, ossia ai centri superiori

DISTURBI DEL LABIRINTO

 Sito nell’orecchio interno, posto vicino alla chiocciola. Le fibre nervose provenienti dal

labirinto si uniscono a quelle della chiocciola e formano il nervo uditivo e il nervo

dell’equilibrio. Sindrome di Menière dove il labirinto non funziona correttamente: il soggetto

perde l’equilibrio e vomita anche per giorni (nausea). Labirintite.

Vedi su testi (ricordo otoliti…)

2. VOMITO PERIFERICO

Quando lo stimolo al vomito parte dalla periferia

Lo stimolo viene dallo stomaco;

INDIGESTIONE, eccesso di cibo; le pareti dello stomaco hanno recettori che avvertono

 l’eccessiva dilatazione della parete stessa, il che determina lo stimolo, per eccessivo

riempimento; spesso accade quando si esagera con l’acqua gassata. Aumento della

pressione gastrica  recettori parete stomaco

IRRITAZIONE CHIMICA: GASTRITE O ULCERA

 Gastrite: lo stomaco è protetto dalla mucosa che secerne muco che impedisce all’acido

cloridrico di digerire lo stomaco stesso. Lo stress provoca una riduzione di produzione di

muco, e il succo gastrico provoca l’irritazione (gastrite) che può indurre lo stimolo ai

recettori dello stomaco che lo inviano al centro bulbare. L’ulcera è una perforazione della

mucosa, quando cessa la produzione di muco. L’alcool è un irritante della mucosa.

3. VOMITO PSICHICO

VOMITO DA GRAVIDANZA  in gravidanza aumenta la quantità di alcuni ormoni,

 che esaurita la loro funzione diventano scarti metabolici che non vengono eliminati

prontamente dai reni, accumulandosi nel sangue, provocando così uno stato tossico

 vomito

STATI ANSIOSI E STRESS

COME SI VOMITA?

Il centro del vomito è collegato, attraverso vie nervose, ai muscoli respiratori, i muscoli

addominali. Il vomito inizia con una profonda inspirazione a glottide chiusa, la trachea si

dilata, il CARDIAS si rilassa (valvola, sfintere)

Lo stomaco, il diaframma e i muscoli addominali si contraggono (muscolatura liscia), si

attiva l’antiperistalsi. La loro azione simultanea ha per effetto l’espulsione del contenuto

gastrico dalla bocca”.

L’induzione del vomito con le dita è stimolo di tipo periferico.

OSSERVAZIONE

cosa osservare

MOMENTO E FREQUENZA

 Se c’è relazione tra pasto e vomito.

Quantità rimessa in rapporto al cibo ingerito

Rapporto tra tipo di alimenti e vomito

Se accompagnato da diarrea  indice di “TOSSINFEZIONE ALIMENTARE”

QUANTITA’ ED ODORE

 La quantità va stimata (misurata), specialmente se il vomito è esplosivo o

improvviso (VOMITO CEREBRALE)

POSSIBILI COMPONENTI

 • Saliva e muco  per gastrite o vomito psicogeno

• Se c’è Bile  quando vomita da tempo e lo stomaco è vuoto

• Resti alimentari non digeriti o alterati

• VOMITO FECALE: quando c’è blocco intestinale, il bolo non procede e torna

indietro

• Sangue  ulcera gastro-duodenale o varici esofagee

• Sangue digerito: “Vomito a fondi di caffè”, anche detto VOMITO CAFFEANO.

Indice di emorragia alta, ossia gastrica o duodenale. “Il sangue con i succhi

gastrici forma piccoli coaguli”

• EMATEMÈSI (vomito con sangue rosso vivo), in caso di varici esofagee

RIPERCUSSIONI POSSIBILI

 Se protratto nel tempo o frequente, si può avere

• disidratazione

• squilibri elettrolitici

• astenia psico-fisica

A richio i bambini piccoli

VOMITO - ASSISTENZA

In funzione delle cause, tipo e frequenza, effetti collaterali, tenere conto di:

1. POSIZIONAMENTO: se il pz non è cosciente, posizione laterale di sicurezza: capo

reclinato su di un lato, per evitare soffocamento o polmonite ab ingestis

2. fornire RECIPIENTE DI RACCOLTA per osservare il vomito

3. ANTI-EMETICI: evitare somministrazione via os, scegliere altre forme di

somministrazione

DOPO IL VOMITO

Far rinfrescare il pz, far sciacquare la bocca. Dieta appropriata (tazza di the). Fargli

soffiare il naso, fargli sciacquare la bocca. Non somministrare acqua dopo vomito,

poiché può indurre nausea. Il the invece funge da tonificante muscolare, teina

(somministrarlo a piccoli sorsi).

Se dopo il vomito sopraggiunge fame, alimentare il pz con alimenti digeribili (fette

biscottate) LAVANDA GASTRICA O GASTROLUSI

ELIMINAZIONE –

Lavaggio dello stomaco praticato mediante grossa sonda (sonda di LEVIN), lunga 1,20

m, introdotta dalla bocca o dal naso e va direttamente nello stomaco. È una pratica da

PS In caso di avvelenamento alimentare

 Somministrazione erronea di farmaci o suicidi con ingestione di farmaci o altro

 Stenosi del piloro (valvola tra stomaco e duodeno è ostruita). La digestione dura 3

 ore, ma lo stomaco si svuota nel giro di mezz’ora, ¾ d’ora.

Prima di alcuni interventi chirurgici allo stomaco

 MATERIALI LAVANDA GASTRICA

• Sonda gastrica, una volta si usava un imbuto grande con tubo e raccordo (si

usa attualmete una siringa da 100)

• Morsetto (non più) bacinella, fazzoletti di carta

• Bicchieri con acqua, teli protettivi per introdurre la sonda

• Brocche con liquido a temperatura corporea

• Secchio di raccolta, meglio un calice graduato

• Se intossicato, provetta per campione

• sostanza neutralizzante

• strumenti per intubazione

• apribocca

VIDEO: INTRODUZIONE SONDINO NASO-GASTRICO… Per svuotamento

gastrico????

Posizione FOWLER ORTOPNOICA, cuscino dietro a testa, telino monouso

steso sul torace del pz.

Naso-lobo orecchio-fino a processo xifoideo dello sterno (METODO NOX) per

misurare la lunghezza del sondino, da segnare con un cerottino o pennarello

Lubrificante idrosolubile (NO LUAN!!!) ove intingere il sondino.

Verificare quale narice sia più libera

Durante l’introduzione del sondino, far bere il pz da un bicchiere con cannuccia

(la deglutizione fa chiudere la glottide, in tal modo si è certi che la sonda sia

introdotta nell’esofago e non in trachea).

PER VERIFICARE L’INTRODUZIONE NELLO STOMACO:

con siringa a cono e fonendoscopio posto al processo xifoideo, mandare 10-20

cc di aria o acqua; si udirà un gorgoglio.

Altra tecnica: Cartina al tornasole, aspirare con siringa. Se la cartina dà PH 1 o

2, essendo acida, siamo di sicuro nello stomaco.

Fissare il sondino al naso con cerottino

Collegare il sondino all’aspiratore (il video era per l’aspirazione, ma si può fare

anche la lavanda gastrica)

21.5.2015

FARMACI

Sostanze terapeutiche con cui si possono influenzare alcuni disturbi dell’organismo

DOSE MASSIMA LETALE

3 classi di farmaci

1. SINTOMATICI  agiscono sulle manifestazioni o sintomi (es: analgesici)

2. CAUSALI  agiscono sulla causa (es: antibiotici)

3. SOSTITUTIVI  agiscono per sostituzione di componenti organici, ormoni, vitamine (es:

soluzione fisiologica è un farmaco sostitutivo)

L’infermiere può solo CONSIGLIARE, non prescrivere farmaci da banco.

CONSERVAZIONE DEI FARMACI

Per conservare le proprietà

ARMADIO FARMACEUTICO A VETRO, con chiusura ermetica, con chiave, ben visibile e

pulito

STUPEFACENTI  in armadietto-cassaforte chiuso a chiave, con tenuta meticolosa di

REGISTRO STUPEFACENTI

FRIGORIFERO

Per farmaci con indicazione di mantenimento di temperatura controllata di 4-6° C

Sieri e vaccini, albumina e tutti gli emo-derivati, ormoni e frazioni plasmatiche, alcuni antibiotici,

supposte, sciroppi e sostanze zuccherine (gli zuccheri possono fermentare ad alte

temperature)

RECIPIENTI OSCURATI O RIVESTITI per sostanze sensibili alla luce (es: lasix in fiala

oscurata)

SOSTANZE INFIAMMABILI non più stoccabili in reparto né più usato l’alcool - d.lgs 81

STUPEFACENTI

Tutte le sostanze farmacologiche che possono indurre

DIPENDENZA (l’uso della sostanza crea necessità di consumo continuato e crisi di astinenza

ed ASSUEFAZIONE (necessità di assumere dosi sempre maggiori per ottenere l’effetto)

CLASSI DI STUPEFACENTI

NARCO-ANALGESICI inducono sonnolenza e tolgono il dolore

 PREPARATI SINTETICI A BASE DI MORFINA

 OPPIACEI

REGISTRO STUPEFACENTI

Responsabile della tenuta del registro legale di carico/scarico è il coordinatore infermieristico o

infermiere in sua vece. Pagine numerate con impossibilità di eseguire cancellature, si può solo

barrare con riga singola in modo che lo scritto sia leggibile.

Il primario (medico) decide quali sostanze stupefacenti e in quale quantità devono essere tenuti in

reparto,

CONSISTENZA DI TURNO: è una parte della consistenza totale che è stoccata sotto

responsabilità del coordinatore infermieristico e che è tenuta in reparto, in cassaforte

REGISTRO O QUADERNO DI CONSEGNA: nelle “consegne” deve essere riportata la

consistenza che è verificata alla conta, dall’infermiere che monta in turno e rileva il collega

PRESCRIZIONE STUPEFACENTI: medico su APPOSITA MODULISTICA IN TRIPLICE COPIA,

conservata in modo idoneo:

3 copie della modulistica speciale per stupefacenti, conservate in

• 1 in registro degli stupefacenti

• 1 in cartella clinica

• 1 in farmacia

REGISTRAZIONE STUPEFACENTI

Carico e scarico sul registro stupefacenti (no cancellature), conservato in modo idoneo

Indicazioni:

• nome paziente

• quantità e tempo di somministrazione

• nome del medico che prescrive


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ricy945

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti completi Infermieristica clinica II 2, sede Tor Vergata, docente Aldo Faia

Contenuti
- funzioni escretorie: definizione, cenni di anatomia e fisiologia, caratteristiche fisiologiche degli escreti
- urine: diuresi e disturbi della diuresi; alterazioni delle urine. Esami delle urine: raccolta delle urine per esame chimico
fisico, colturale e raccolta urine delle 24 h., esecuzione di test rapidi con reattivi
- cateterismo vescicale temporaneo e permanente, lavaggio vescicale, istillazioni vescicali
- feci: disturbi della defecazione, analisi delle feci, clistere, svuotamento rettale. Esami semplici delle feci: tampone rettale,
coprocoltura, ricerca del sangue occulto
- espettorato: caratteristiche, consistenza, aspetto, odore, elementi microscopici. Posizionamento per drenaggio posturale.
Tecniche che favoriscono l’eliminazione dell’espettorato
- sudore: caratteristiche, quantificazione della sudorazione, assistenza al paziente diaforetico
- vomito: fisiopatologia, patogenesi, osservazione del vomito, assistenza al paziente che vomita
- principali disinfettanti ed antisettici e loro uso
- farmaci e farmaci stupefacenti: tipi di farmaci, preparazioni farmacologiche e modalità di assorbimento, responsabilità
dell’infermiere nella preparazione, somministrazione e valutazione della terapia farmacologia. Vie di somministrazione:
endovenosa, intramuscolare, intradermica, sottocutanea, orale, sublinguale, topica, anale, vaginale, mucose in genere
- responsabilità infermieristiche nella conservazione e controllo dei farmaci


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (MARINO, ROMA, SORA, TIVOLI)
SSD:
Docente: Faia Aldo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ricy945 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Faia Aldo.

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