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Infermieristica clinica e riabilitativa nella cronicità

Disabilità

È una condizione che si crea in seguito ad un evento. Può essere a livello psichico o fisico, può avere vari gradi definiti in base a delle scale. Le disabilità portano a condizioni di fragilità, ma una persona fragile non significa che abbia una disabilità. Le disabilità possono modificarsi e andare incontro a un percorso evolutivo, ma l’evoluzione è molto lenta. Nella valutazione delle disabilità vengono utilizzate più scale cognitive ecc.

Cronicità

L’OMS definisce: la cronicità è un problema di salute che richiede un trattamento continuo durante un periodo di tempo che varia da anni a decenni. Le cronicità possono essere disfunzioni permanenti, causate da una alterazione patologica non reversibile e tendono a sviluppare un tasso di disabilità variabile. Le patologie croniche presenti oltre i 65 anni sono: cardiovascolari, respiratorie, tumori, IR, ictus. Le conseguenze della cronicità sono legate agli enormi costi a livello di risorse: economiche, umane, tecnologiche, gestionali.

  • Diretti: ospedalizzazione, farmaci e assistenza.
  • Indiretti: mortalità, disabilità e qualità di vita.

La cronicità riguarda principalmente persone anziane affette da più patologie con esigenze assistenziali determinate non solo dalle condizioni cliniche.

Fragilità

La fragilità è una situazione di equilibrio precario della condizione globale di vita che aumenta la vulnerabilità di una persona, esponendola al rischio di progressione sgradevole verso la disabilità. È un processo dinamico che richiede ripetute valutazioni a cui ricorrono fattori di natura biologica, medica e ambientale. La cronicità dà vita alla fragilità. Le fasce più colpite sono i bambini e gli anziani. Anche il suo impatto clinico è condizionato dall’ambiente fisico, sociale ed alle situazioni che perturbano l’equilibrio della vita quotidiana. È un processo dinamico che cambia con il passare del tempo e richiede valutazioni in più contesti.

Disabilità secondo l'ICF

Viene definita dall’ICF come il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, fattori personali e ambientali che possono limitare le proprie capacità funzionali e di partecipazione sociale: aspetti essenziali di ogni giorno. Ne consegue che ogni individuo, date le proprie condizioni di salute, può trovarsi in un ambiente con caratteristiche che possono limitare o restringere le proprie capacità funzionali e di partecipazione sociale. Con questo termine si può indicare la limitazione alle attività, restrizioni alla partecipazione, qualsiasi perdita o anomalia a carico di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche e anatomiche. L’approccio medico considera la disabilità come un problema della persona causata direttamente dalle malattie. È una condizione non una malattia, è la conseguenza di una causa.

ICF (Classificazione Internazionale delle Disabilità)

È una classificazione delle componenti di salute con un approccio bio-psicosociale che non riguarda solo le persone con disabilità, ma tutte. Elencando i fattori ambientali che interagiscono a determinare una situazione di disabilità; correlando la condizione di salute con l’ambiente promuove un metodo di misurazione della salute, delle capacità e delle difficoltà nella realizzazione di attività che permette di individuare gli ostacoli da rimuovere o gli interventi da effettuare perché l’individuo possa raggiungere il massimo della propria autorealizzazione. L’ICF fornisce una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute attraverso un linguaggio standard e unificato per rendere possibile il confronto tra dati raccolti in paesi, discipline e settori diversi.

  • Funzionamento e disabilità (funzioni e strutture corporee, attività, partecipazione)
  • Fattori contestuali (spirituali/psicologici/ambientali)

Bisogni delle cronicità

Parallelamente all’incremento delle malattie croniche e all’invecchiamento emergono i bisogni di miglioramento delle condizioni sociosanitarie e aumento della sopravvivenza. Attuare una presa in carico proattiva e empatica (con coinvolgimento diretto della persona in quanto è la prima a scegliere) in modo che l’esito sia efficace. Favorire l’autodeterminazione, l’autonomia e valorizzare le risorse del paziente (empowerment: dare capacità di far fronte alla situazione). Insegnare a coesistere con la malattia guidandola a una modifica del comportamento. Accompagnamento a una olistica dei bisogni, con l’intervento dei servizi, professionisti e cura continua. Il tutto in un’ottica del paziente stesso.

Mielolesioni

È una condizione clinica legata ad una lesione del midollo spinale che comporta una grave disabilità fisica. Le lesioni midollari (Spinal Cord Injury - SCI) rappresentano una fra le più importanti cause di mortalità e disabilità nel mondo. Cause: incidenti stradali, incidenti sportivi, traumi accidentali. I giovani con lesioni spinali hanno aspettative di vita sempre più crescenti, negli anziani invece si hanno problemi assistenziali importanti con difficoltà nella fase della continuità assistenziale sociale e sanitaria. Entrambi sono un notevole costo sociale. È considerato un PDTA. Infatti ha degli step secondo un percorso assistenziale.

Percorso assistenziale fasi

  1. Fase di emergenza territoriale: il trauma osseo deve essere gestito in un certo modo; il paziente arriva in PS e viene ricoverato in un’U.O.
  2. Fase acuta ospedaliera
  3. Percorso unità spinale: è una struttura ad alta specialità riabilitativa finalizzata ad affrontare e soddisfare i bisogni clinici, terapeutici e psicologici/sociali delle persone con lesioni midollari. In Emilia Romagna c’è Montecatone. Tratta sia la parte acuta che la parte riabilitativa. È presente un team multi-professionale (medico-chirurgico, assistenziale, funzionale, psicologico, sociale). Obiettivi di questa unità: contenere la degenza in terapia intensiva, appropriatezza delle prestazioni sub-intensive (giusto tempo), prognosi funzionale corretta per individuare le risorse appropriate per ogni situazione, progetto riabilitativo individuale, follow-up per il trattamento delle complicanze, formazione per gli operatori (per avere competenze specifiche sia dal punto di vista pratico che psicologico). Vanno in questa unità sia le lesioni traumatiche che comprendono lesioni del cono (L1-L2) e della cauda (da L3 a S5) equina anche in assenza di fratture, che le lesioni non traumatiche che comprendono lesioni midollari acute o patologie vascolari, infettive, neoplasie, malattie vertebrali degenerative.
  4. Percorso continuità assistenziale territoriale sanitaria e sociale

Principali problemi clinico-assistenziali infermieristici

Vescicale, intestinale, deglutitoria e riflessia, cardiocircolatoria, polmonare, termoregolatoria, neurologica, cognitiva psico-affettiva, infezioni, complicanze muscolo-scheletriche, sessuale, fertilità e supporto gravidanza, integrità cute, spasticità, invecchiamento e cronicità. Il bisogno assistenziale della persona è complesso quindi è risolvibile. La complessità è data da fattori sociali, religiosi, personali ecc.

LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)

Sono le prestazioni e i servizi che il servizio sanitario è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di quota (ticket) con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale (tasse). Sono prestazioni che stanno all’interno dei servizi.

Indicazioni dei LEA secondo i DPCM

  • Prevenzione collettiva e sanità pubblica: sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche es. stile di vita, screening
  • Assistenza distrettuale
  • Assistenza ospedaliera

Prevenzione delle patologie croniche (si trova nei LEA)

  • Prevenzione primaria: identificare i soggetti a rischio di patologie croniche si tratta di una modalità mirata
  • Prevenzione secondaria: programmi di screening in percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (es. ECG)

Assistenza sanitaria di base (si trova nei LEA): emergenza sanitaria territoriale, assistenza farmaceutica, assistenza integrativa (es. sol et salus), assistenza specialistica, assistenza protesica, assistenza termale, assistenza socio-sanitaria domiciliare. L’ospedale: ricovero ordinario per acuti, Pronto soccorso (si trova nei LEA) tutto ciò che sta dentro day surgery, day hospital, riabilitazione, lungodegenze, post-acuti.

Continuità assistenziale tramite

  • Assistenza primaria: cure domiciliari, cure palliative
  • Specialistica ambulatoriale: demenze, nutrizioni
  • Servizi socio-sanitari: centri diurni, associazioni di volontariato

Tipologie di continuità assistenziale

  • PDTA: percorsi diagnostici terapeutici assistenziali
  • Reti multidisciplinari e percorsi dedicati: servono per ridurre il drop-out dalla rete assistenziale causa frequenti ri-ospedalizzazioni a breve termine e di outcome negativi nei pazienti con cronicità, tutto ciò viene fatto attraverso una dimissione assistita.

Nuove formule organizzative

Le iniziative di continuità ospedale-territorio prevedono:

  • Strutture intermedie
  • Gestione della fase acuta a domicilio
  • Ospedalizzazione domiciliare (s. oncologia)
  • Case della salute: strutture che offrono dei servizi (es. punto prelievi, ambulatori, servizio vaccini ecc.)
  • Centri di comunità: servono per il recupero delle disabilità
  • Strutture di ricovero territoriale: sono gli ospedali di comunità; è una struttura territoriale gestita dal medico generale e dal personale infermieristico.

PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale)

Percorsi che servono per risolvere i problemi di salute di una tipologia di paziente, sulla base delle conoscenze tecnico-scientifiche e delle risorse organizzative, professionali e tecnologiche a disposizione. Quindi sono delle azioni, attività fatte per risolvere il problema di salute del paziente, mette al centro il cittadino. Il percorso deve essere dedicato. Sono gestite dal territorio. Essi partono dal momento della diagnosi fino al momento dell’educazione terapeutica e assistenza per risolvere i problemi di salute. Inizia con la presa in carico (accertamento) e la costruzione di una relazione empatica con il paziente. Sono piani di cura strutturati e multidisciplinari (non coinvolgono solo il medico o solo l’infermiere ma tutti), utilizzati dai servizi sanitari per dettagliare gli step essenziali nell’assistenza dei pazienti con uno specifico problema clinico. Il loro obiettivo è quello di collegare le evidenze alla pratica clinica per migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’assistenza.

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Scienze mediche MED/45 Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pocha7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze infermieristiche della comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Dionisi Antonella.
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