La matrice coloniale e la cultura del New England
Uno dei motivi per cui bisogna insistere tanto sulle questioni che riguardano la vita coloniale puritana è che queste questioni hanno un enorme influsso e riverberano per buona parte della cultura dei secoli successivi, in particolare riemergono nell’Ottocento. Cioè, la matrice coloniale, la matrice ideologica e religiosa del New England è una matrice omogenea perché per quanto ci siano eresie, conflitti interni e così via, sono tutti di fede calvinista e tutti animati da idee e valori obiettivi molto simili complessivamente.
Inoltre, tutti vedono nell’operosità materiale e, quindi, nella ricchezza materiale, un segno di favore divino, tutti credono nella predestinazione, tutti sono, o quasi tutti, ispirati da un’idea teocratica di governo e quindi anche dall’idea che si debba imporre il rispetto della legge di Dio a tutti i cittadini indiscriminatamente. Tutti sempre più si sentono una comunità eletta circondata dall’opera del demonio (e quindi costantemente in difensiva o in guerra con le forze dell’oscurità avverse) e questa matrice che è una matrice molto forte e culturalmente parlando, si trasmette a tutta la cultura del New England.
Siccome la cultura del New England resta a lungo la culla della letteratura americana, tutti i motivi che stiamo vedendo e che sembrano legati ad un mondo molto lontano dal nostro, si trasmettono in realtà alla cultura successiva e diventano in qualche modo una matrice culturale egemonica molto spesso dominante perché danno luogo alle mitologie nazionali che poi si conservano e si tramandano.
Il conflitto tra individuo e conformismo
Questo vale per la crisi antinomiana che stabilisce per la prima volta un conflitto che poi sarà rideclinato 1000 volte in 1000 maniere lungo la cultura nazionale: il conflitto tra l’individuo e la conformità esteriore, cioè il conflitto tra l’individuo e una società che viene percepita o rappresentata come conformista e repressiva. Quindi si stabilisce un modello che poi appunto frutterà nuovamente nel cuore dell’Ottocento americano e avrà enormi ricadute culturali ancora fino ai nostri giorni.
Si stabilisce un modello in base al quale, pur in presenza di una società strettamente organizzata e pur in presenza delle leggi di questa società, il singolo individuo forte della sua luce interiore e della sua convinzione personale, forte della sua convinzione di essere nel giusto perché la voce della grazia parla dentro di lui, è in grado di opporsi alle leggi e alla società e al conformismo. Quindi il valore della visione spirituale dell’individuo contrapposto alla conformità e alla struttura sociale.
Laddove le leggi divergono da quella che l’individuo percepisce dentro di sé come la volontà di Dio, in quel momento l’individuo è chiamato e legittimato ad opporsi anche se fosse l’unico che si oppone. Questa è una cosa la cui matrice si ritrova nella crisi antinomiana, e quindi la figura di Anne Hutchinson è una figura che rimane fruttuosa nella cultura successiva tant’è che la ritroviamo in The Scarlet Letter dove vediamo inoltre che la protagonista è un personaggio isolato che si oppone, una peccatrice ma per certi versi esce molto meglio lei da tutta la vicenda di quanto non sia invece per la società dell’epoca da cui è stata respinta.
Cambiamenti demografici e sociologici
Esempi di continuità culturale li troviamo anche in due eventi di cui andremo a parlare, fenomeni che si collocano verso la fine dell’epoca puritana. Già lungo la seconda metà del Seicento, la situazione interna delle colonie cominciato a cambiare proprio sul piano demografico e sociologico.
La società si andava diversificando perché le generazioni successive, appunto, erano meno zelanti rispetto ai genitori, si andava diversificando perché arrivavano nuovi immigrati che non erano nemmeno tutti dall’Inghilterra e non tutti arrivavano per motivi religiosi come originariamente erano state le prime ondate di colonizzazione. Iniziano ad arrivare anche persone che vanno lì semplicemente per cercare di solcare i mari.
Il fenomeno della diversificazione etnica
Si diversifica la società anche dal punto di vista dell’etnia dei suoi componenti perché ci sono costantemente guerre con gli indiani ma alcuni indiani vengono anche progressivamente fatti schiavi, assimilati dentro le comunità dei coloni culturalmente, cristianizzati e talvolta succede che questi servi indiani che vengono assimilati si sposino con dei coloni magari di bassa estrazione ma di ascendenza inglese. Arrivano anche schiavi afroamericani, ovvero originariamente importati dall’Africa per via delle colonie (perché bisogna ricordare che queste sono colonie di mercanti, di gente che viaggia in molti casi e che commercia).
Per cui in questa società sempre più variegata, dove ci sono sempre più spinte espansive (in quanto man mano che aumenta la popolazione c’è il bisogno di occupare nuovi territori tutto intorno, di coltivare terre anche al di là del nucleo originale della colonia, c’era bisogno di allontanarsi da Boston e dirigersi verso la frontiera e quindi verso la Wilderness).
Quindi si allontanano progressivamente dal centro, coltivano nuove terre, vanno a cacciare e a cercare di commerciare pelli con gli indiani sempre più lontana dalla colonia originaria. E quindi di conseguenza la Wilderness diventa sempre più importante e diventa, quindi, sempre più difficile mantenere la conformità religiosa di comunità che si vanno allontanando dal controllo centrale.
L'indian captivity narrative
Da questo crescente coinvolgimento delle colonie puritane con la Wilderness che le circonda, con la foresta selvaggia che le circonda, nasce negli anni '80 del Seicento un genere particolare, un genere letterario che in un certo senso è la matrice e l’antecedente di quella che poi sarà tutta la mitologia letteraria e cinematografica del western. Questo genere si chiama l’indian captivity narrative, cioè narrazione di prigionia presso gli indiani.
Questo genere è la declinazione locale tipicamente americana di un tipo di narrazione che in realtà esisteva anche in Europa, perché anche l’Europa all’epoca di cui stiamo parlando non era un posto tranquillissimo, si poteva per esempio essere fatti prigionieri facilmente quando si era marinai o si navigava per mare. C’erano i pirati saraceni, c’erano i mori e quindi era perfettamente possibile essere fatti prigionieri da persone che facevano parte di una diversa cultura e etnia anche in Europa.
Infatti esistevano le Captivities come narrazioni in versione europea ed erano principalmente racconti di marinai e mercanti che erano, appunto, fatti prigionieri dei berberi, dei pirati saraceni, degli scafi che facevano la tratta degli schiavi dall’Africa.
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