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L’INDEX PER L’INCLUSIONE

TESTO:

Promuovere l’apprendimento e la partecipazione nella scuola di Tony Booth e Mel Ainscow

Fabio Dovigo e Dario Ianes

Edizione italiana a cura di

L’Index per l’inclusione:

una proposta per lo sviluppo inclusivo della scuola

Fabio Dovigo Università degli Studi di Bergamo

Questo volume fu pubblicato nel 2000 ed è diventato un punto di riferimento in ambito internazionale.

è nato. Fino agli anni ’80 nel Regno Unito vigeva la netta separazione tra le

Vediamo il contesto in cui

scuole ordinarie (mainstream schools) e le scuole speciali (special schools). Con il passare del tempo

questa scelta, inizialmente apparsa come naturale, si è rivelata sempre meno giustificabile sul piano etico,

educativo e relazionale. Nel 1978, con la pubblicazione del Rapporto Warnock, si ebbe una svolta: si

introduceva la nozione di Bisogni Educativi Speciali (SEN) e si suggeriva la necessità di integrare nelle

scuole normali coloro che venivano indirizzati nelle scuole speciali. In seguito si è avuta la pubblicazione

documenti sull’argomento (1981 – –

di altri Education Act, 1988 un successivo Education Act, etc) scopo

di tali documenti era la prevenzione di qualsiasi forma di discriminazione riguardo all’ammissione a

scuola degli alunni con bisogni speciali, la promozione della loro piena partecipazione, la definizione dei

servizi di sostegno.

Quali sono le differenze tra il contesto britannico e quello italiano?

In Italia le scuole speciali furono abolite già nel 1977 con la L. 517 e nel 1978 con la Legge Basaglia si

parlava di possibile integrazione sociale in funzione del diritto ala cittadinanza.

A trent’anni da quella legge, da ‘un’integrazione a metà’

però, il panorama italiano è caratterizzato dovuta

al permanere di difficoltà rispetto alla formazione e alla disponibilità di insegnanti di sostegno da un lato,

e alla qualità stessa dell’attività di sostegno dall’altro.

Inoltre, mentre nel nostro Paese viene rafforzata l’autonomia decisionale delle scuole, la dinamica inglese

è opposta, in quanto evidenzia la necessità di aderire ad un quadro nazionale comune e di dare uniformità

e coerenza al panorama dell’integrazione scolastica.

Vi sono poi alcune differenze di linguaggio: politiche, integrazione, inclusione. Questi termini

assumono connotazioni differenti nei due contesti (inglese e italiano). Gli inglesi per politiche utilizzano

policies: linee di condotta, anziché politics: militanza politica; in Italia il termine utilizzato è politiche,

termine che ci riporta ad una realtà distane dal contesto scolastico! L’idea di

Un altro elemento importante riguarda la differenza tra integrazione e inclusione. integrazione

è relativa ‘al fare spazio’ all’alunno disabile all’interno del contesto scolastico, un fatto ‘fisico’. Esso

ad

fa riferimento all’adattamento del disabile alla struttura scolastica pensata per alunni ‘normali’, per cui la

qualità di vita scolastica del disabile viene valutata in base alla sua capacità di colmare il varco che lo

separa dagli alunni normali ed è la stessa idea di diventare il più simile possibile ad una persona normale

1

che crea il presupposto dell’esclusione! Porre la normalità come modello di riferimento significa infatti

negare le differenze in nome di un ideale di uniformità e omogeneità.

Se l’integrazione tende a identificare uno stato, una condizione, l’inclusione rappresenta un processo,

una filosofia dell’accettazione, ossia la capacità di fornire una cornice dentro cui gli alunni possono essere

ugualmente valorizzati, trattati con rispetto e forniti di uguali opportunità a scuola.

Secondo l’Index inclusione è ciò che avviene quando ‘ognuno sente di essere apprezzato e che la sua

partecipazione è gradita’. La nozione di inclusione riconosce che c’è un rischio di esclusione che occorre

1

prevenire! Attraverso i cultural studies .è possibile osservare i meccanismi di esclusione socioculturale e

come essi intervengano nella vita quotidiana dei disabili. A questo proposito è interessante la

rielaborazione del concetto di differenza sviluppato da Deleuze. Secondo la visione tradizionale la

differenza opera in base a un processo di negazione: ad esempio, si distingue un bambino da un

adolescente perché questi due termini creano un sistema che li distingue attribuendo loro un significato

che rende possibile l’esistenza

per contrapposizione; pertanto la differenza è una relazione (negativa)

stessa delle cose.

Deleuze propone, invece, una concezione positiva della differenza: la differenza non è una struttura

imposta ad una realtà indifferenziata, ma è il modo stesso di esprimersi della realtà; la vita è un processo

di continua evoluzione e differenziazione, per cui la differenza è la realtà. Guardare alla differenza in

quanto singolarità positiva consente un approccio alla diversità come condizione che emerge dall’identità

stessa della vita e delle persone. L’approccio biomedico, secondo Booth e Ainscow, tende a inquadrare la

I limiti del modello biomedico.

disabilità come una condizione riconducibile essenzialmente a fattori biologici e individuali, che hanno

un’origine specifica in una disfunzione dell’organismo. In tal modo libera le famiglie dall’attribuzione al

contesto familiare della colpa dei disturbi dell’alunno tuttavia, interpretando il deficit come categoria

strettamente individuale, tende ad etichettare l’individuo e a privilegiare uno stile rigido di formazione

basato sull’intervento sanitario. A differenza del paradigma biomedico, il modello sociale (ICF) vede il

disturbo o la disabilità come frutto di un’interazione tra il soggetto e il contesto: è la cultura a creare

di norme più o meno visibili che definiscono

quell’insieme la normalità, e così facendo, facilitano e

impediscono l’accesso a determinati gruppi di persone, trasformando la differenza in devianza. La

proposta dell’Index è molto chiara: occorre abbandonare il riferimento ai Bisogni Educativi Speciali (che

suggeriscono una visione della disabilità come problema che riguarda il singolo individuo) e sostituirlo

ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione. Disabile non è l’individuo, ma la

con quello di

situazione che, non tenendo conto della pluralità di soggetti e delle loro caratteristiche specifiche, ne

Emanuelsson afferma: ‘Il problema non è dentro il bambino’.

privilegia alcuni a scapito degli altri.

1 al centro dei propri interessi l’analisi dei processi culturali attraverso cui la marginalità e la devianza

Area di studio che pone

vengono socialmente costruite e riprodotte. 2

Questo cambiamento di prospettiva evidenzia che la disabilità è soprattutto il frutto del contesto culturale

l’inclusione non riguarda solo gli alunni disabili.

o microculturale nel caso della scuola; in altri termini

Vista con gli occhi dell’Index, una classe non è più un insieme di alunni ‘normali’ in cui è presente

qualche alunno ‘speciale’. Al contrario gli alunni ‘particolari’ – con qualsiasi problema- sono la larga

Non bisogna pensare per ‘casi’ ma per ‘differenze’ per comprendere pienamente la

maggioranza. A tal proposito l’Index propone di allargare la nozione di

complessità degli alunni e dei loro bisogni.

‘ogni attività che accresce la capacità da parte della scuola di

sostegno, invitando a vederla come

rispondere alla diversità degli alunni’. Ogni alunno va seguito e supportato nel suo percorso di

in un’ottica di

apprendimento e gli alunni sono una risorsa fondamentale per fare comunità e, proprio

collaborazione, è necessario attivare strategie diffuse di peer education.

Quali sono i presupposti epistemologici su cui si basa la proposta dell’Index L’Index

sul piano operativo?

lavora su parametri sia di tipo quantitativo che qualitativo; la sua struttura di lavoro è rigorosa e al tempo

stesso flessibile, orientata verso un’ottica di azione situata. Scopo dell’Index non è semplicemente

produrre una descrizione, a realizzare un effettivo cambiamento; le sue domande costituiscono il punto di

partenza per avviare un’estesa raccolta di dati dentro e fuori la scuola, esso mira, attraverso le sue

domande, a dotarsi di strumenti per ‘vedere di nuovo’, rompere la routine e far emergere gli elementi

inattesi della vita scolastica, emergenti da un’attenzione più precisa alle persone e alle risorse nascoste.

Lo scopo, dunque, è promuovere la piena partecipazione degli alunni alla vita della scuola: la

stesso dell’attività. L’Index prevede la creazione di un gruppo

partecipazione è il fine ma anche il mezzo

di coordinamento che diventi il motore della diffusione della progettazione inclusiva, che formuli

proposte e contemporaneamente stimoli tutti i soggetti a partecipare con un loro contributo di indicazioni

e analisi critiche.

La struttura portante del volume è costituita da elenchi di domande relativa alle diverse aree interessate

dalla progettazione inclusiva. Si parte da 3 dimensioni fondamentali che sono interessate dal

cambiamento inclusivo nella scuola: le politiche, le pratiche e le culture. Per ognuna di tali dimensioni

vengono individuate 2 sezioni. Le 3 dimensioni e le 6 sezioni ad esse collegate costituiscono il quadro di

riferimento generale del lavoro di progettazione inclusiva. A sua volta ogni sezione viene poi declinata in

diversi indicatori (da 5 a 11). A differenza delle dimensioni e delle sezioni, che fanno riferimento a un

piano più astratto, gli indicatori rappresentano il livello direttamente osservabile e misurabile che

l’accoglienza). In altre parole gli

consente di mettere a fuoco un determinato aspetto (ad esempio,

per descrivere l’effettiva realizzazione dei processi

indicatori aiutano a identificare tutti gli elementi utili

per mostrarne l’efficacia e l’impatto,ecc.

di inclusione,

Per ogni indicatore, poi, nel volume vengono formulate una serie di domande, che permettono agli

operatori di renderne più preciso e accurato il significato e di adeguarlo a ciascun contesto scolastico.

conclusiva l’Index propone una serie di schede e questionari che possono

Nella parte essere utilizzati per

3

avviare il lavoro progettuale, attraverso una prima raccolta dei punti di vista degli alunni e delle famiglie

rispetto alla scuola.

L’Index per l’inclusione:

dai Bisogni Educativi Speciali ai Livelli Essenziali di Qualità

Dario Ianes Università di Bolzano nel caso dell’integrazione

Secondo Dario Ianes si può parlare di evoluzione da integrazione a inclusione:

caso invece dell’inclusione i soggetti

sono inclusi soltanto gli alunni con disabilità, nel

dell’individualizzazione sono tutti gli alunni con Bisogni Educativi Speciali, che, come noto, sono di più

delle percentuali di quelli con disabilità certificate. Dunque l’inclusione è un gran passo avanti,

un’offerta L’Index

garantendo formativa individualizzata a tutti gli alunni con Bisogni Educativi Speciali.

per l’inclusione porta anche un buon contributo al dibattito sul concetto di Bisogno Educativo Speciale.

Come scrive Dovigo nel suo saggio introduttivo all’Index, gli autori (Booth e Ainscow) sostengono la

necessità di un graduale superamento di questo concetto, perché lo ritengon

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche sociali per l'inserimento del disabile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Manno Daniela.
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