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Introduzione all’IMPRESSIONISMO

Visivamente stiamo parlando dell’opera realizzata da Claude

Monet ”Regate ad Argenteuil” 1872 ca., opera emblematica.

Il pittore Impressionista cerca di trascrivere sulla tela l’Impressione

colorata che si stampa sulla retina del suo occhio prima di

realizzare effettivamente cosa rappresentano le macchie colorate.

Elementi caratteristici:

Parliamo di rapidità della pennellata istintiva

• Assenza di disegno di base

• Ombre colorate con colori puri (colori che non vengono sporcati con nero o bianco).

Abbiamo queste caratteristiche con:

- Claude Monet,

- Pierre-Auguste Renoir “L’altalena” 1876

Differenza con Alfred Sisley che è più definito nei dettagli e vi è meno

impressioni, si da il tempo di riconoscere la struttura del reale, sviluppando più in

profondità.

Nell’opera di Monet invece le cose vanno a spiattellarsi sul piano, abbiamo meno

profondità, abbiamo semplici macchie, senza la razionalizzazione di Sisley come

nell’opera “Isola della Grande Jatte” 1873.

In Camille Pissarro “La gelata bianca” 1873 non si può negare che manca la

freschezza di pennellata impressionista, è però chiaro che va oltre a Monet,

l’Impressione viene curvata verso un’interpretazione personale.

La pennellata di Paul Cézanne è la stessa di Monet, Renoir e Sisley, è ciò che

suggerisce e non descrive, un’impressione di vegetazione, ma sta anche suggerendo una

profondità.

Con Edgar Degas un po’ cambia la pennellata, è meno definita la decorazione dell’abito della

donna protagonista in “L’assenzio” 1876, ma la componente disegnata diviene più importante,

inoltre la scelta d’inquadratura non è casuale.

Con Gustave Caillebotte nell’opera “Strada di Parigi in un giorno di pioggia”

1877 la pennellata non c’è, non vi è immediatezza, vi sono i riflessi, ma abbiamo

un’altra modalità.

Ma quindi in che senso l’autore è Impressionista?

L’Impressionismo inizialmente non si pone solo con una questione di tecnica, è più una

questione di temi, almeno inizialmente.

Vi sono temi non da pittori accademici, vi è anche un programma di fedeltà reale.

L’Impressionismo per punti:

Ufficialmente, l’Impressionismo nasce a Parigi il 15 aprile 1874, quando viene inaugurata –

• presso lo studio del fotografo Nadar – la prima mostra della Société Anonyme des artistes,

peintres, sculpteurs, graveurs, di cui fanno parte molti degli artisti che oggi definiamo

“Impressionisti” (Monet, Renoir, Degas, Sisley, Pissarro, Guillaumin e Morisot, nonché il

futuro “postimpressionista” Cézanne);

La Société Anonyme è un’entità estremamente eterogenea, i cui membri sono tuttavia

• accomunati dalla ferma volontà di opporsi al potere dell’Accademia e dei Salons ufficiali;

Il termine “Impressionismo” non viene ideato dagli artisti espositori (che anzi inizialmente lo

• rifiutano), ma dal critico Louis Leroy, che lo deriva dal titolo di un dipinto di Monet esposto

alla mostra del 1874 (“Impression, soleil levant”) e lo utilizza per definire in maniera ironica –

se non addirittura derisoria – il particolare modo di dipingere di tali artisti;

• L’esperienza “di gruppo” degli Impressionisti si sviluppa lungo un arco di soli 12 anni

(1874-1886), nel corso dei quali vengono allestite 8 importanti mostre collettive a Parigi (1874,

1876, 1877, 1879, 1880, 1881, 1882, 1886) e alcune rassegne collettive all’estero (nel 1883 a

Berlino, Rotterdam e Boston, nel 1886 a New York); tuttavia, i rapporti tra i membri del gruppo (e

la loro comunanza di interessi) cominciano a “scricchiolare” almeno dal 1879, al punto che da

quel momento ogni nuova mostra registra significative defezioni tra i membri “storici” del

gruppo;

• Posto questo, va tuttavia precisato che la gestazione della pittura impressionista (e dei rapporti

di collaborazione ed amicizia tra gli artisti che ne saranno i principali interpreti) è in realtà già in

atto all’incirca dal 1860-1863, e che di fatto l’Impressionismo prosegue la sua storia – nell’opera

di singoli artisti, tra cui soprattutto Monet – anche dopo il 1886.

TRATTI SPECIFICI dell’Impressionismo:

• Netta avversione per l’Arte Accademica e “Pompier” dei Salons ufficiali, rispetto alla quale

l’Impressionismo si pone quale opzione radicalmente alternativa;

• Orientamento esplicitamente “realista”, soprattutto nel senso di una generale attenzione

(“baudelairiana” e “manetiana”) per tutto ciò che accade nella “Vita Moderna”;

• Dal punto di vista TECNICO: rifiuto delle consuetudini di Atelier (nel disporre ed illuminare i

soggetti, nell’iniziare con il disegno a tratto per poi passare al chiaroscuro e al colore), e loro

tendenziale sostituzione con una pittura condotta en plein air, fondata sullo studio e l’utilizzo

delle ombre colorate e dei colori complementari non mescolati;

• IDEA: Volontà di fissare sulla tela l’istantanea “impressione” colorata che si stampa sulla

retina del pittore prima che quest’ultimo abbia il tempo – razionalizzando i dati provenienti

dall’occhio – di riconoscere in essa le “cose”.

Le fonti dell’Impressionismo: Romanticismo, Scuola di Barbizon, Courbet, Boudin

Il ROMANTICISMO per 2 elementi molto importanti:

I

• l Romanticismo si libera dalla necessità di raffigurare qualcosa di bello e importante,

come “Studi di teste decapitate “, 1818, di Géricault;

L

• a tendenza della pittura romantica a lavorare per macchie, come in “Paesaggio

costiero vicino Napoli”, 1828, di J.M.W. Turner.

Jean-Baptiste-Camille Corot fa parte della Scuola di Barbizon, aveva l’abitudine

a realizzare delle opere per sé e delle opere impressioniste da presentare ai Salon.

Vediamo ciò nel “Il ponte di Narni”, 1826, gli alberi sono a macchie, sono

impressioni.

Eugène Boudin fu un caso particolare, pittore non molto noto, primo maestro di

Monet. Realizza il dipinto “Spiaggia a Trouville”, 1866, sembra un dipinto grande,

la tela era invece molto piccola, il tutto fatto con pittura di macchia.

“Questi studi mirabili così rapidamente e fedelmente schizzati secondo quanto di più incostante,

o inafferrabile è nella forma e nel colore, onde e nubi, recano sempre, segnati a margine, la data,

l’ora e il vento, per esempio: 8 ottobre, mezzogiorno, vento da nord-ovest. Se le è occorso

qualche volta di conoscere simili bellezze meteorologiche, potrebbe controllare con la sua

memoria l’esattezza delle osservazioni di Boudin. Non esagero affatto, perché ho visto.”

(Charles Baudelaire, lettera al Direttore de «La Revue Française», 1859)

Le fonti dell’Impressionismo: le STAMPE GIAPPONESI

Fonte importantissima, come vediamo l’ispirazione in Monet con il dipinto “Camille in

abiti giapponesi”, 1876, una delle opere più rifinite della sua vita (che poi in futuro egli

stesso definirà robaccia).

Le stampe giapponesi sono importanti per l’Impressionismo, non tanto nella

scelta dei soggetti, ma hanno influito nel modo di comporre le immagini.

Mettiamo a confronto “La grande onda di Kanagawa”, 1831, di Hokusai con

“L’onda verde”, 1866, di Monet.

“Ciò che maggiormente abbiamo apprezzato in Occidente degli artisti giapponesi è l’audace

modo di scorciare i soggetti; non c’è dubbio che questa gente ci ha insegnato a comporre le

immagini in modo molto diverso.” (Claude Monet)

Altra tipicità delle Stampe Giapponesi è quella di scorciare i soggetti in diagonale e dall’alto in

basso, come in “Acquazzone sul ponte Shin-Onashi ad Atake”, 1856, di Hiroshige sono punti di

riferimento (lo saranno per tutti gli impressionisti e postimpressionisti) per Vincent Van Gogh in

“Acquazzone da Hiroshige”, 1887, una copia di sana pianta, in modo da

metabolizzarle ed acquisire le modalità orientali.

Altro confronto tra “Festa al chiaro di luna”, 1800 ca., di Utamaro e “Il

Saizado del tempo di Gohyaku-rakanji”, 1834 ca., di Hokusai e “Terrazza a

Sainte-Adresse”, 1866-67, di Monet, con una linea di orizzonte molto alta,

non si era mai vista nell’Arte Occidentale, rarissimo.

“Bisognava proprio che arrivassero i giapponesi perché qualcuno osasse […] mettere insieme su

una tela un tetto di un rosso brillante, un muro bianco, un pioppo verde, una strada gialla e

l’acqua azzurra. Prima sarebbe stato impossibile. Il pittore mentiva sempre.

Era accecato dalla natura e dai suoi colori violenti; sulle tele si vedevano solo colori tenui,

immersi in una tonalità sfumata.” (Théodore Duret, 1878)

Le fonti dell’Impressionismo:

La questione della fotografia, l’ottica e i colori industriali

LA FOTOGRAFIA:

Nel 1839 a poche settimane di distanza vengono presentate 2 tecniche di fare fotografia, ciò

cambiò il mondo dell’immagine per sempre, è un sistema meccanico e chimico che è in grado

di replicare la realtà esattamente rispetto all’occhio di chi la guarda.

Prima di questa data i pittori avevano il monopolio dell’immagine/ritratto/raffigurazioni.

La fotografia è più precisa, più veloce e costa molto meno, fattori molto negativi per il pittore.

Ovviamente in termini di sopravvivenza professionale i pittori dei Salon subiscono meno la

nascita della fotografia. Sono i pittori di mestiere a subirne la nascita, difatti moltissimi dei primi

fotografi sono pittori.

La nascita della fotografia tende a portare i pittori verso un percorso più espressivo, stimola ad

andare oltre la rappresentazione mimetica del reale.

U

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher meli.tulipano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di belle arti Santagiulia o del prof Sacchini Paolo.
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