IMPLANTO-PROTESI
Il Professor Branemark è colui che ha codificato l’osteointegrazione, che è la
stessa pratica che eseguono gli ortopedici quando fissano le placche con le viti
in titanio. Questo Professore ha studiato l’osteointegrazione con un test di
trazione su impianti inseriti in cani beagle.
Dopo la codifica della tecnica essa ha iniziato a essere utilizzata su pazienti
edentuli con i cosiddetti Toronto bridge (protesi fisse fissate all’arcata con delle
connessioni a vite e con molto spazio per permettere ai pazienti di pulirsi.
Successivamente si è passati a combinare la chirurgia implantare con la
chirurgia rigenerativa; questa tecnica si può utilizzare non solo con pazienti
edentuli ma anche in arcate con alcuni denti. Negli anni ’80 poi è iniziato
l’utilizzo delle membrane in goretex e poi negli anni ’90 si è introdotta la GBA
(guided bone rigeneration) sui difetti angolari.
Dal 2006 sono iniziate tutta una serie di procedure per migliorare le tecniche di
osteointegrazione e per velocizzare i tempi di guarigione.
Attualmente gli impianti hanno percentuali di sopravvivenza (l’impianto rimane
in sede indipendentemente dal fatto che siano stati necessari interventi sulla
protesi, sui tessuti molli o sul tessuto osseo) e successo (l’impianto rimane in
sede senza nessuna modifica nel tempo) altamente predicibili. Secondo alcune
statistiche nei singoli elementi la sopravvivenza è del 97% questo però
dipende dalle condizioni dei pazienti dei clinical trial e dall’esperienza
dell’operatore.
La realtà degli studi privati è un successo dell’80%-85% a 5 anni perché le
condizioni di selezione del paziente e le abilità dell’operatore sono diverse; nel
caso dei clinical trial si offre il massimo della tecnologia e delle abilità
disponibili a un gruppo selezionato di pazienti.
CLASSIFICAZIONE DEI FALLIMENTI
Biologico mancata osteointegrazione ( = fallimento pre-carico) oppure
si ha un fallimento post-carico;
Meccanico fratture dell’impianto (raro), della connessione avvitata o
della protesi nelle parti estetiche (chipping) o nella struttura portante;
Iatrogeno cattiva progettazione, posizionamento nel seno mascellare,
danno al nervo mandibolare, cattiva posizione degli impianti e quindi
complicazione della parte protesica, problemi di fonazione per invasione
del freeway-space;
Mancato adattamento del paziente problemi psicologici, anche se è
raro.
FATTORI DI RISCHIO (fattore biologico, ambientale o comportamentale che se
presente aumenta direttamente la probabilità di sviluppare una patologia,
mentre se è assente o rimosso ne diminuisce la stessa. Ma una volta che la
patologia è innescata la rimozione del fattore di rischio non sempre limita la
progressione della stessa, o se lo fa i danni rimangono presenti):
SISTEMICI fumo, malattia parodontale;
LOCALI;
COMPLICANZE PROTESICHE ad esempio nel caso di protesi fissa su 5
impianti bisogna eseguire l’rx di controllo su tutti gli impianti perché se
uno solo si frattura il paziente neanche si accorge perché la protesi
rimane comunque fissa e i pazienti spesso si presentano alla nostra
attenzione quando sono già fratturati 2/3 impianti e quindi la protesi
inizia a muoversi.
Nel caso di fattori che, se presenti, aumentano il rischio di sviluppare una
particolare patologia o complicanza non sempre una volta rimossi portano alla
guarigione. A volte infatti il danno è permanente come nel caso di osso perso in
seguito a perimplantite.
Nella selezione dei pazienti dobbiamo tenere presente che la vita media si sta
allungando sempre di più e il 66% dei pazienti sopra i 65 anni ha almeno una
malattia cronica e nel 50% dei casi ne hanno due come artrosi, osteoporosi,
diabete, ipertensione, problemi cardiovascolari, bronchite cronica, disturbi
nervosi, ulcera gastrica.
SALUTE DEL PAZIENTE:
1 salute fisica del paziente;
2 presenza di malattie sistemiche leggere;
3 presenza di malattie sistemiche severe;
4 presenza di malattie sistemiche severe con costante pericolo di vita;
5 soggetti moribondi senza aspettative se non si interviene;
6 soggetti con morte cerebrale dichiarata in attesa di espianto di organi.
SELEZIONE DEL PAZIENTE
La prima cosa da fare è l’anamnesi durante la quale bisogna indagare eventuali
controindicazioni, fattori di rischio, esigenze e aspettative.
L’età non è un fattore di rischio e gli impianti possono essere fatti dai 20 anni
circa (nelle donne) e dai 23 (negli uomini) perché si raggiunge lo sviluppo
completo e i tessuti sono stabili.
Sotto i 18 anni non si mettono impianti, se micro-viti non per ancorare
eventuali sistemi di trazione ortodontica. Non ci sono invece limiti di età verso
l’alto, se ci sono le condizioni di salute generale, importante quindi è valutare
l’età dentale e la salute del sito in cui vogliamo mettere l’impianto.
Non si dovrebbero fare impianti nei pazienti che fumano e se il paziente ha
malattia parodontale attiva prima si fa la bonifica e poi si interviene.
I pazienti che hanno smesso di fumare possono essere in lista d’attesa ma se
ricominciano a fumare nella fase di guarigione la prognosi si abbassa del 50%.
CRESCITA:
trasversale
sagittale
orizzontale
Gli impianti inseriti in età evolutiva possono condizionare e alterare lo sviluppo
dei mascellari; è necessario quindi controllare l’età scheletrica tramite un rx del
polso. Lo sviluppo termina intorno ai 15-16 nella femmina e 17-18 nel maschio.
CONTROINDICAZIONI ASSOLUTE (già di per sé mettono a rischio la
:
vita del paziente, l’intervento potrebbe esacerbare la situazione)
diabete 1 non controllato;
bronchite;
enfisema;
ipertensione non controllata (>160/90);
infezioni acute;
nefriti;
disordini mentali (paziente psichiatrico);
severi rischi di emorragia;
infarto del miocardio recente (meno di 6 mesi) o ictus è sempre buona
norma chiedere un consulto cardiologico;
disordini della coagulazione (spesso i pazienti non sanno di avere queste
problematiche) questi pazienti assumono antiaggreganti piastrinici o
anticoagulanti per fluidificare il sangue in seguito a eventi
cardiovascolari. Questi disturbi possono essere esogeni (malattie
codificate del sangue) o endogeni (paziente in terapia con cumadin o
aspirinetta nel caso di intervengono si sospendono il giorno precedente,
il giorno stesso e il giorno dopo l’intervento). Un paziente in terapia con
anticoagulanti di solito ha un INR compreso tra 2 e 4 e quindi c’è rischio
di emorragia durante l’intervento e rischio di eventi trombotici se si
sospende la terapia. In questi pazienti è importante limitare il trauma
chirurgico.
Un farmaco che possiamo utilizzare è il TRANEX (acido tranexanico 5%):
coagulante, contenuto in fiala, può essere messo su una garza per
comprimere la zona interessata, in rari casi si fa intramuscolo. Mai per via
sistemica.
pazienti immunosoppressi controllare la formula leucocitaria, globuli
bianchi, globuli rossi e piatrine;
endocardite batterica tutte le manovre odontoiatriche si eseguono
sempre sotto terapia antibiotica (per 3 gg, 2 volte al gg).
La pressione normale di un soggetto adulto è 80-150, se la minima non supera i
90 siamo in un range di tranquillità, soprattutto nel caso di pazienti adulti. E’
molto più pericoloso un paziente con bassa pressione di uno che ha un attacco
ipertensivo.
Nel caso il paziente abbia un attacco di angina (dolore al petto e a volte
irradiato alla spalla) è utile avere in studio compresse di TRINITRINA per
assunzione sublinguale.
Nel sito dell’intervento per limitare il sanguinamento si possono usare spugne
di fibrina o compresse di collagene; anche nel caso di un alveolo dopo
l’estrazione.
VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI FALLIMENTO IMPLANTARE
Bisogna controllare se possiamo andare incontro a un fallimento osseo precoce
(generalmente si vede radiograficamente ancora prima di andare a riaprire
l’impianto se facciamo un intervento in due tempi) o tardivo (riassorbimento
osseo sotto la protesi).
Spesso i fallimenti sono dovuti al surriscaldamento dell’osso durante la pratica
chirurgica (> 47°).
L’atto chirurgico, nei suoi vari step, è ormai codificato; il problema è
l’intercapedine di osso necrotico che si può venire a formare tra l’impianto e
l’osso sano dovuto al surriscaldamento durante la preparazione e alla morte
degli osteoblasti. Se avviene ciò non potrà esserci osteointegrazione perché le
cellule che dovrebbero sviluppare questo processo sono morte.
Questo può accadere se si supera il torque (forza di progressione
corrispondente al taglio e alla densità dell’osso) della fresa, se si sforza la
preparazione, se la capacità di taglio della fresa è ridotta perché utilizzata
troppe volte, se non si usa il raffreddamento con acqua questo provoca la
coagulazione delle proteine, necrosi cellulare e la formazione di tessuto fibroso
tra l’impianto e l’osso sano. All’inizio sembrerà che l’impianto resta in sede ma
nel momento in cui si carica inizierà a essere mobile.
Per prevedere tutto questo è sempre necessario eseguire un rx endorale di
controllo nel caso di necrosi si osserva una radiotrasparenza che circonda
tutto o buona parte dell’impianto.
Quando si svita la vita di tappo e si avvita la vite di guarigione si sente che
l’impianto gira e si svita a sua volta quindi non è assolutamente avvenuta
l’osteointegrazione.
Ci sono poi delle metodiche di risonanza magnetica che servono a valutare la
stabilità dell’impianto rima che questo venga caricato e allora in quel caso si
vede che i valori di questi impianti sono molto bassi rispetto allo standard di
una buona integrazione.
L’altra complicanza biologica è la perimplantite che è un’infezione batterica
che provoca la progressiva perdita di osso, la diagnosi viene eseguita tramite
sonda parodontale e rx.
Per motivi si stabilità il danno che troviamo in un ponte nella maggior parte dei
casi è maggiore di quello che troviamo in un singolo impianto.
CONTROINDICAZIONI RELATIVE (possono modificare la fase
chirurgica e la prognosi ma se il paziente tiene la patologia sotto controllo
:
possiamo procedere all’intervento)
pazienti trapiantati;
HIV;
sindrome di Sjogren (malattia infiammatoria che colpisce le ghiandole
esocrine);
sclerodermia patologia che colpisce i tessuti fibrosi;
Parkinson;
Lichen planus;
displasia ectodermica;
MALATTIA PARODONTALE NON TRATTATA;
osteoporosi le conseguenze sono dovute al rimodellamento osseo,
inizialmente fisiologico e poi patologico;
trattamento con bifosfonati nei primi 3 mesi il rischio è quasi nullo, nei
orimi 3 anni è basso e dopo 3 anni è alto perché aumentano il rischio di
necrosi mandibolare. CTX = marker del riassorbimento osseo per stimare
il rischio di necrosi. Le eventuali zone di osso necrotico esposto devono
essere asportate chirurgicamente perché sono fonte di infezione, di
dolore e di cattivo odore;
pazienti trattati con radioterapia si ha una riduzione della quantità di
osso e spesso questi pazienti perdono alcuni elementi dentari, una volta
terminata la terapia generalmente la quantità di osso rimane costante. E’
importante anche la posizione dell’impianto per il fascio di radiazione che
potrebbe essere deviato oppure deve essere cambiata l’angolazione;
pazienti trattati con chemioterapia fattore di rischio per
l’osteointegrazione e mette a rischio la sopravvivenza dell’impianto;
morbo di Crohn;
diabete e patologie associate come neuropatia, nefropatia, retinopatia,
disturbi micro e macrovascolari. In Italia il 50% della popolazione ha il
diabete mellito.
FUMO altera i processi di guarigione dei tessuti e limita l’attività dei
macrofagi e dei neutrofili. E’ stato dimostrato che i pazienti fumatori
vanno più spesso incontro a malattia parodontale e perimplantite. Non è
però esattamente stimata la differenza di prognosi tra fumatori e non
fumatori perché è una percentuale molto variabile da soggetto a
soggetto.
Caso clinico: in questo caso clinico il 45 ha già subito un
trattamento endodontico, che però va rivisto. Dovremmo fare una
ricostruzione sugli elementi anteriori dopo ritrattamento
endodontico e poi mettere dei provvisori prelimatura dal 13 al 23 e
sul 45. Quindi fare una prima parte di bonifica per poi passare al
trattamento implanto-protesico. Verranno fatte delle preparazioni
con delle mascherine diagnostiche, una pianificazione per
l’inserimento dei fixture, con tecnica guidata dal Computer. Le
mascherine ci permettono di capire dove posizionare gli impianti
preventivamente. Si procede con l’inserimento degli impianti,
allungamento di corona clinica dal 13 al 23, condizionamento dei
tessuti tramite i provvisori, impronta, registrazione dei rapporti
occlusali e finalizzazione protesica.
Adesso vediamo come si può procedere: Viene preparato il gruppo
frontale e una volta preparato vengono messi dei provvisori in modo
tale da poter ridare una linea del sorriso nell’arcata superiore
armonica, con i margini incisali più regolari. Fatto questo gruppo
anteriore e messo i provvisori, la volta successiva si fa un
allungamento di corona clinica, con resezione della struttura ossea.
A questo punto si procede con la chirurgia guidata. Si comincia con
delle frese che asportano circolarmente una piccola quantità di
tessuto gengivale dalla cresta. Una volta asportato abbiamo il punto
in cui poter penetrare con le frese e poi sempre guidati, andremo a
posizionare i fixture all’interno dell’osso. Successivamente se
decidiamo di lasciare esposte le viti di guarigione, le inseriamo e
congediamo il paziente.
Il grosso vantaggio che abbiamo nell’utilizzare questa chirurgia
guidata è legato alla Fase post-chirurgica. Una volta che i tessuti
sono guariti, avremo delle “coppe” di tessuto gengivale intorno
all’impianto, che ci danno la possibilità di far crescere l emergenza
delle corone definitive come se fossero dei denti che nascono
spontaneamente dalle proprie radici.
Molto spesso quando abbiamo spessori molto significativi di osso e
non vengono commessi errori in fase chirurgica, la preservazione
dell’osso è eccezionale. L’igiene del paziente naturalmente è
fondamentale per il successo del nostro piano di trattamento
(Compliance del paziente).
Le condizioni ideali sono quando abbiamo qualità e quantità di osso
sufficienti per poter mettere degli impianti e laddove dobbiamo fare
delle chirurgie semplici.
Una volta valutati i fattori di rischio legati al paziente, bisogna
valutare lo stato di salute generale del cavo orale e la
predisposizione anatomica del sito che dovrà ricevere l’impianto.
Come si determina il sito? Il sito di determina attraverso una
ceratura diagnostica fatta sui modelli in articolatore per vedere
dove dobbiamo mettere l’impianto. È fondamentale che il chirurgo
segua una ceratura.
Ovviamente la terapia implantare deve essere presa in
considerazione, solo quando tutte le eventuali patologie del cavo
orale siano state risolte e i fattori di ritenzione di placca rimossi.
NON SI DEVE MAI METTERE UN IMPIANTO AD UN PAZIENTE CON
UNA CATTIVA IGIENE ORALE. Soprattutto pazienti portatori di
Toronto è consigliabile suggerire un igiene più accurata, perché
sono soggetti che possono sviluppare perimplantiti con maggiore
rischio, a causa dell’accumulo maggiore di placca tra gengiva ed
elementi piu apicali di Pontic. Ricordiamoci che le perimplantiti non
avvengono quasi mai su piccoli elementi, ma avvengono
prevalentemente su grandi ricostruzioni.
FATTORI DI RISCHIO DEL CAVO ORALE:
Lichen planus
Anatomia locale
Caratteristiche dell’osso
Stabilità primaria delle fixture
Presenza di eventuali siti infetti
Valutazione dei tessuti molli
Valutazione degli spazi
Bisogna valutare questi aspetti uno ad uno, perché questi ci faranno
decidere se procedere con l’inserimento dell’impianto o meno.
LICHEN PLANUS
Il lichen planus è una malattia autoimmune mediata principalmente
dai Linfociti T, che colpisce prevalentemente le parti squamose
dell’epitelio orale. In questi casi l’epitelio orale, ha una minore
capacità di adesione al titanio e per questo motivo il lichen planus
potrebbe essere considerata una controindicazione alla terapia
implantare. È una forma di lesione precancerosa, ma molto
raramente evolve in lesione cancerosa se viene tenuta sotto
controllo. Le lesioni sono facilmente visibili, molto spesso si trovano
all’interno delle guance, nella zona retromolare, a volte anche nel
settore anteriore.
In conclusione, possiamo dire che il lichen planus NON è
attualmente considerata una controindicazione alla terapia
implantare.
Si tratta di una flogosi delle mucose interne della bocca, che si
manifesta con macchie dal colore bianco o rossastro, ferite aperte
(talvolta sanguinolente) e gonfiore tissutale. Nella maggior parte dei
casi, le lesioni del lichen planus orale provocano bruciore, dolore o,
più raramente, prurito. È doveroso puntualizzare che il lichen planus
orale non è contagioso, ma il più delle volte cronicizza e si espande
anche in altre sedi corporee. Il
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