IMPIANTI INDUSTRIALI
LAUREA TRIENNALE IN INGEGNERIA GESTIONALE
C. Scimeca, R. Scimeca
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO | SCUOLA POLITECNICA
Prefazione
Il presente testo costituisce una sintesi completa del corso di Impianti Industriali, di G.
Galante, ed è diviso in tre sezioni distinte: “Layout”, “Manutenzione” e “Rumore e
insonorizzazione degli ambienti, Prevenzione incendi e Sicurezza sul lavoro”. Le fonti sono
appunti presi a lezione, slide e altro materiale didattico fornito dal professore e, dove
necessario, approfondimenti sul web.
La prima sezione della dispensa di Impianti Industriali affronta in maniera esaustiva il
problema del layout degli stabilimenti industriali, a partire dalla sua definizione e necessità
affinché un impianto operi in maniera efficace. Seguono le principali tecniche (schematiche,
grafiche, informatiche, algoritmi euristici e di ottimizzazione, etc.) per la definizione del
layout ottimale o sub-ottimale di un impianto industriale. La trattazione si occupa prima del
layout di stabilimenti organizzati per reparti e successivamente di quello di impianti in linea.
La seconda sezione affronta il problema della manutenzione degli impianti industriali. Il
primo capitolo riprende richiami di statistica dell'affidabilità necessari (funzione densità di
guasto, affidabilità, tasso di guasto, etc.) e mostra alcune applicazioni ai casi più semplici di
sistemi in serie, parallelo e stand-by. Il secondo capitolo espone tecniche affidabilistiche
come la Fault tree analysis (albero dei guasti) ed Event tree analysis (albero degli eventi) per
la determinazione delle caratteristiche affidabilistiche per sistemi più complessi. Il terzo
capitolo tratta i sistemi riparabili, dalla definizione della disponibilità degli impianti fino ai
processi markoviani. Infine il quarto capitolo spiega come effettivamente viene affrontato il
C S – R S
LAUDIO CIMECA ICCARDO CIMECA
problema della manutenzione, esponendo poi le diverse politiche manutentive (correttiva,
preventiva, minimal repair, opportunistica, etc.).
La terza e ultima sezione è, come intuibile dal titolo, suddivisa in altre tre sotto-sezioni.
Questa affronta dunque il problema della sicurezza negli impianti industriali, suddividendolo
in tre parti. La prima parte tratta l'insonorizzazione dei locali di lavoro, partendo dalle nozioni
fondamentali di acustica per poter meglio comprendere gli interventi volti a limitare
l'inquinamento acustico negli stabilimenti industriali. Successivamente vengono spiegate
tutte le principali misure utilizzate, tra cui cabine, cabinati, schermi acustici, controsoffitti,
baffles. La seconda parte si occupa della prevenzione incendi. In primis viene spiegato cos'è
un incendio, come si forma, quali sono i suoi prodotti (specificando i danni che recano
all'uomo e all'ambiente circostante) e i modi per spegnerlo. Il testo mostra come si
classificano i materiali in base alla resistenza e reazione al fuoco. Successivamente vengono
elencate le misure di prevenzione e protezione adottate all'interno degli impianti industriali,
specificandone il contesto di utilizzo e il modo di agire (varie tipologie di estintori, idranti,
impianti fissi, sistemi di allarme, etc.). La terza parte parla della sicurezza sul lavoro in
generale: quali sono i suoi principali attori e in che modo operano, le principali norme
vigenti, come viene valutato il rischio sul lavoro, importanza della prevenzione e protezione
di tutto il personale e dei beni aziendali.
Si augura una buona lettura,
I Dottori, R S – C S
ICCARDO CIMECA LAUDIO CIMECA
Università degli studi di Palermo – Corso di Laurea Triennale in
Ingegneria Gestionale
Sintesi del corso di Impianti Industriali (del Professore G.Galante)
Capitolo 1.
Il problema del layout fa parte di una delle monofasi della realizzazione di un prodotto (progettazione del
prodotto, pianificazione lavorazioni e layout, controllo della produzione). Consiste nel determinare il numero
delle risorse produttive necessarie per la realizzazione dei cicli di lavorazione e la loro sistemazione ottimale
all’interno dell’officina. Il layout di uno stabilimento industriale è notevolmente influenzato dalla tipologia di
produzione richiesta in termini di varietà, quantità e complessità dei prodotti. La varietà è data dal numero di
prodotti diversi da realizzare e dai modelli di ciascuna tipologia. La complessità di un prodotto può essere
misurata dal numero di componenti che lo costituiscono. La complessità di un componente può essere a sua
volta misurata dal numero di lavorazioni necessarie alla sua realizzazione. Se si suppone che tutti i componenti
costituenti i prodotti siano realizzati in azienda, una misura globale del livello di attività produttiva n è dato
dalla seguente: ,
con Q quantità del prodotto j, n numero di componenti del prodotto j ed n numero di lavorazioni necessarie
j cj l,kj
per il componente k del j‐esimo prodotto. È opportuno definire alcuni parametri che saranno utilizzati nel
prosieguo per la progettazione di un sistema di lavorazione. Definiamo tempo di attraversamento TA il tempo
uscita e quello di ingresso; esso
di permanenza di un prodotto nel sistema, dato dalla differenza tra l’istante di
è la somma dei tempi di lavorazione sulle macchine, dei tempi di attesa e dei tempi di trasporto. Tale tempo
l’intervallo di tempo
può non essere costante e allora si definisce un tempo medio. Definiamo tempo di ciclo t c
tra l’uscita di due unità consecutive dal sistema (se non è costante si definisce un tempo di ciclo medio).
). Definiamo work
Definiamo produttività p il numero di pezzi che escono dal sistema nell’unità di tempo (p=1/ t c
in process WIP il numero di semilavorati presenti mediamente nel sistema in un generico istante. Definiamo
carico di lavoro di una risorsa o workload WK il tempo necessario a svolgere tutte le attività assegnate alla stessa.
Lo studio del layout può riferirsi a modifiche di un layout o trasferimenti di impianti già esistenti o alla
costruzione di un nuovo stabilimento. In figura vediamo le varie tipologie dei tre aspetti del processo
produttivo che influenzano il layout:
domanda, produzione, tecnologia di
realizzazione del prodotto. Le
principali soluzioni impiantistiche
sono: produzione a punto fisso,
produzione per reparti, produzione
per prodotto, produzione per gruppi.
Esse danno il nome al corrispondente
tipo di layout. Nel layout a punto fisso
il prodotto rimane fermo e ad esso
confluiscono uomini e attrezzature,
garantendo un movimento minimo
dei materiali e una buona
responsabilizzazione dei lavoratori;
tuttavia si ha necessità di maestranze
molto qualificate e il movimento e
posizionamento delle macchine
risulta lungo e costoso. Nel layout per
reparti o per processo (o job shop) tutte le
lavorazioni di un certo tipo e il
macchinario loro destinato sono riunite in un unico reparto. Risulta pratico per produzioni di modesta entità
non standardizzate e consente una buona flessibilità di produzione. La lavorazione di ciascuna tipologia di
prodotto è effettuata suddividendo la richiesta annua in lotti o batch, in modo da assicurare una produzione
1
abbastanza uniforme delle diverse tipologie di prodotti (pertanto gestire la produzione non è semplice). Con
questa tipologia si assistono ad alti valori del TA e del WIP, e una bassa utilizzazione delle macchine. Il layout
per prodotto è articolato secondo una struttura produttiva costituita da una successione di macchine utilizzate
(a volte progettate) per realizzare una sequenza prefissata di lavorazioni, per ottenere prodotti in grande
quantità e con varianti limitate. I principali vantaggi sono: alta utilizzazione delle risorse (macchine), tempo
di produzione breve, basso WIP, semplice pianificazione e controllo della produzione. Naturalmente non si
ha grande flessibilità, e inoltre la produzione risulta
influenzata dalla macchina più lenta e dai guasti di una di
esse. Infine l’officina con un layout per gruppi è divisa in
sezioni o gruppi di macchine diverse in modo che ogni
gruppo lavori una famiglia di pezzi simili. La famiglia è
caratterizzata dalla similitudine dei cicli di lavorazione.
Ogni sezione con il suo gruppo di macchine prende il
nome di cella di lavorazione. Questa tipologia risulta
adatta per produzioni di piccola e media serie poichè
permette di trasformare la produzione di numerose
tipologie di pezzi, ciascuna con bassa numerosità, in
quella di pochi gruppi di molti pezzi con caratteristiche
simili. Non è detto che allʹinterno della cella i singoli pezzi della famiglia seguano la stessa sequenza di visita
delle macchine, così come non è detto che le lavorazioni dei pezzi di una famiglia possano essere effettuate
per intero all’interno di una singola cella. Tuttavia lo scheduling è facilitato, si riduce il tempo di setup, il costo
di trasporto, il WIP e il tempo di attraversamento rispetto al layout per reparti. In figura sono mostrate le aree
di impiego delle tipologie di layout descritte in funzione del numero di tipologie di prodotti da realizzare e
. In basso vediamo gli schemi delle tipologie di layout sopradescritte.
del volume di produzione Layout per prodotto
Layout per reparto
Layout per gruppi
2
Capitolo 2.
Il problema del layout può essere affrontato mediante metodi differenti:
Modelli schematici: il problema è descritto attraverso dei modelli grafici come diagrammi di flusso,
diagrammi di sequenza delle operazioni, disegni, etc.
Modelli logico‐matematici: descrizione del problema per mezzo di relazioni logico‐matematiche tra le
variabili che lo definiscono; a loro volta tali modelli possono essere deteministici o probabilistici e statici o
dinamici (le variabili variano nel tempo o meno).
Modelli di simulazione: il problema è descritto attraverso un modello logico‐informatico che riproduce il
funzionamento del sistema reale.
Una seconda classificazione riguarda le tecniche di risoluzione utilizzate. Le tecniche schematiche tradizionali
fanno uso di modelli schematici per la valutazione delle possibili alternative e sono adottabili in casi molto
semplici o come primo approccio a problemi complessi. Le tecniche grafiche si prefiggono di ottimizzare il flusso
di materiale tra i reparti usando strumenti di analisi grafica come diagrammi di flusso, diagrammi di sequenza,
etc. Abbiamo inoltre gli algoritmi di ottimizzazione e euristici che si basano sulla risoluzione di modelli logico‐
matematici: il modello è costituito da una funzione obiettivo da ottimizzare e da un insieme di vincoli da
rispettare (presentano problematiche relative all’aderenza alla realtà). Vi sono anche tecniche basate sulla teoria
dei grafi, che mirano alla risoluzione di modelli matematici basati sullʹimpiego dei grafi relazionali. Tali
tecniche, anche se efficienti, forniscono soltanto indicazioni preliminari per la costruzione del layout a blocchi.
Una delle tecniche schematiche tradizionali chiamata metodo della sequenza richiesta, la cui principale ipotesi è
che i centri di produzione si susseguono lungo una linea retta (il flusso della produzione deve seguire, nel
passaggio da una macchina allʹaltra, una linea senza incroci), si basa sull’assegnazione della postazione alla
macchina che la richiede. Il costo del trasporto interno del materiale è un costo che non aggiunge valore al
prodotto e pertanto minimizzare gli spostamenti dei pezzi in lavorazione è senzʹaltro un obiettivo da
perseguire. Questo è l’obiettivo del metodo della tabella di trasferimento, che prova a raggiungere un layout in
cui ogni reparto è adiacente a tutti quelli con cui scambia materiale. Se in un reparto le macchine devono essere
disposte in linea, in seguito a vincoli imposti dallʹedificio che le ospita, allora si parla di reparti in linea; se
inoltre queste producono prodotti di uguale volume di produzione, si assume che lʹefficacia del layout sia
misurata dalla distanza coperta dal materiale nei suoi spostamenti e che uno spostamento allʹindietro comporti
una penalità espressa da un coefficiente di maggiorazione pari a 2 (assumiamo inoltre che i reparti abbiano
tutti la stessa area). Allora l’obiettivo sarà minimizzare la somma dei momenti, intendendo per momento il
prodotto del numero di trasferimenti da una macchina allʹaltra per la sua distanza dalla diagonale principale.
Se supponiamo unicamente che i reparti abbiano la stessa area si parlerà di reparti non in linea, e la misura
dellʹefficienza del layout è espressa dalla funzione:
con a numero di carichi/anno spostati dal reparto i al reparto j e
ij
b distanza tra i reparti i e j. Vediamo un esempio relativo alla
ij
sistemazione di 9 reparti che devono lavorare 9 tipi di pezzi. In
tabella vediamo i principali dati raccolti per il problema.
Nellʹultima colonna della tabella più in alto sono riportati il
ottenuti
numero di spostamenti/anno per ciascun prodotto,
moltiplicando i corrispondenti carichi/anno per gli spostamenti
(numero di reparti visitati meno uno). Sulla base dei dati delle
due tabelle è possibile costruire la tabella di trasferimento che
evidenzia il volume dei trasferimenti tra i vari reparti. Ad
esempio il numero di carichi/anno trasferiti dal reparto a al b è
dato dalla somma dei carichi/anno di quei prodotti che nel loro
ciclo di lavorazione presentano la sequenza a‐b. Sulla base dei
dati è possibile trovare soluzioni che migliorano lʹefficienza del layout mettendo in posizione centrale un
3
reparto che ha il maggior numero di scambi con altri, rendendo
contigui i reparti a maggiore scambio. È opportuno inoltre far sì
che il reparto ricezione (a) e quello imballaggio (i) siano disposti
sui lati esterni del layout per consentire un facile accesso da parte
degli autocarri e dei sollevatori
provenienti dallʹesterno. Seguendo
queste direttive proponiamo la soluzione in figura, con la quale otteniamo un
valore della funzione di cui sopra pari a 2456. Otteniamo così un’efficienza pari a
2102/2456=0.858, ovvero del 85,8%. Potrebbero probabilmente trovarsi soluzioni
ancora migliori ma in questo caso ci si accontenta di unʹefficienza dell’85,8% e si
ritiene tale soluzione definitiva.
Facendo sempre riferimento al layout per reparti, si propose un nuovo approccio per la definizione delle fasi
in cui si articola lo studio del layout, chiamato Systematic layout planning:
Fase 0: Dati. Raccolta ed analisi dei dati riguardanti prodotti, macchine, spazi disponibili, etc…
Fase 1: Analisi dei flussi. Un’analisi quantitativa dei flussi tra i reparti può essere riassunta con l’impiego
della tabella di trasferimento, nelle cui righe e colonne sono elencati i reparti ed in corrispondenza di
ciascuna coppia di reparti è riportato il numero di carichi scambiati.
Fase 2: Considerazioni qualitative. Alcune esigenze di vicinanza o di lontananza tra i reparti non sono
immediatamente esprimibili numericamente, ma sono di tipo qualitativo. Un esempio è quello dei reparti
di ricevimento merce e spedizione che si vorrebbero vicini. In questi casi è utile l’impiego della tabella di
relazione, nella quale ad una lettera corrisponde una richiesta più o meno forte di vicinanza o lontananza.
Fase 3: Grafo di relazione. Il grafo fornisce una prima sistemazione relativa
dei reparti, supposti di area uguale. Può essere costruito manualmente,
eventualmente con l’ausilio di un software grafico, evidenziando con linee
di diverso tipo le diverse richieste di prossimità tra i reparti.
L’obiettivo è quello di posizionare vicini i reparti che hanno
maggiori richieste di prossimità. Per la sua costruzione s’inizia
con i legami di tipo A e si procede con i livelli gerarchicamente
inferiori, come vediamo in figura.
Fase 4: Richieste di spazio. Per determinare l’area di ciascun reparto è necessario conoscere il numero di
macchine e operai che contiene, la dimensione di eventuali magazzini operazionali e altri elementi di
dettaglio; lʹarea del reparto si ottiene come somma delle aree dei vari centri di produzione che lo
compongono: per ciascun centro bisogna considerare lo spazio occupato dalla macchina, armadi, spazio
operativo e per la manutenzione. Il numero di macchine di tipo j può determinarsi con la seguente :
1
∑ ∏ 1 60 8
Fase 5: Disponibilità di spazio. Nel caso di stabilimento preesistente, l’area disponibile costituisce un
vincolo del problema, mentre se lo stabilimento è nuovo il progettista deve cercare di minimizzare gli
spazi affinchè la pianta dell’officina sia congruente con gli standard dei capannoni.
Fase 6: Grafo di relazione tra le aree. Si disegna il grafo di relazione tra i reparti rappresentandoli con le
loro effettive aree.
Fase 7: Sviluppo di alternative.
Fase 8: Valutazione e scelta. Bisognerebbe, per ogni alternativa, allegare dati di costo e attribuire punteggi
ai vari aspetti di rilievo, per rendere le stesse più confrontabili e scegliere il layout definitivo.
4
1 Q quantità di pezzi di tipo richiesti nell’arco dell’anno e da lavorare sulla macchina di tipo t tempo di lavorazione del pezzo di
i j,
ij ij
numero di lotti di produzione per la realizzazione dei pezzi di tipo ta tempo di attrezzaggio
tipo sulla macchina di tipo in minuti, nl i,
i j i ij
difettosità della lavorazione sul pezzo nt numero di turni di
della macchina di tipo per la lavorazione del pezzo in minuti, d j i,
j i ij
lavoro, ng numero di giorni lavorativi in un anno, A disponibilità della macchina relativa al periodo di potenziale operatività,
j
coefficiente che considera la mancata utilizzabilità della risorsa per indisponibilità dell’operatore e per problemi di gestione della
produzione.
I principali problemi del layout riguardano
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