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IL SISTEMA DEI microRNA NEURONALI

L’argomento che abbiamo lasciato in sospeso riguardava il controllo da parte dei

microRNA di meccanismi di plasticità sinaptica, quindi controllo della sintesi proteica

dei dendridi in risposta a stimoli esterni, in particolare interazione del recettore con

neurotrasmettitori o neurotrofine.

Questo è quello di cui vi parlavo l’altra volta sull’aumento dei lavori sui miR. Qui in

parallelo è riportato l’aumento delle cosiddette entry nel database dei microRNA dal

2002 al 2010, per cui ora ci sono 13000 sequenze dei microRNA in questo che è il

database più completo. In parallelo c’è un aumento pazzesco, esponenziale sulle

pubblicazioni dei microRNA in diversi organismi, diversi sistemi. Questo per dire che è

un campo estremamente caldo in cui c’è un enorme competizione, ma d’altra parte i

microRNA sono tantissimi, perché siamo forse al di sopra dei 700 nell’uomo.

Per quanto riguarda i microRNA neuronali, abbiamo detto che riguarda una fetta molto

grossa dei microRNA cellulari, e sono specifici per questo organo, per il sistema

nervoso, sono espressi solamente lì e hanno delle funzioni precise, con un pattern di

espressione particolare nelle dimensioni spazio-temporali: in siti diversi e in momenti

diversi dello sviluppo.

MiR-134

Per riprendere il discorso che abbiamo lasciato, abbiamo parlato del microRNA 134. È

forse il primo che è stato studiato in relazione al controllo della maturazione delle

spine dendritiche. Il primo lavoro che è stato pubblicato riguardava il controllo della

maturazione delle spine attraverso la regolazione del messaggero di Limk1, che

codifica per un gene che controlla il citoscheletro. Meccanismi di controllo del

citoscheletro si attivano in meccanismi di plasticità sinaptica. Abbiamo detto che è un

controllo negativo (come nella maggior parte dei casi dei microRNA): l’induzione di

Limk1 e l’effetto dell’espressione del miR determina un cambiamento morfologico

proprio della spina, che diventa più allungata.

Nn è riprodotta qui perché questa figura è orientata più sul controllo del microRNA 134

sulla dendritogenesi: sullo sviluppo del neurite e in particolare sulla formazione

dell’albero dendritico. 1

In questo lavoro, per sommarizzare, veniva indicato come il ruolo del microRNA 134

nella dendritogenesi è mediato dal controllo di PUM-2.

PUM-2 è un regolatore negativo della

dendritogenesi perché, distruggendo PUM-2 si ha

un aumento dell’arborizzazione. In questo caso,

cioè lo studio di mir-134 in relazione all’espressione

di Pum-2, l’over espressione del miR-134 riproduce

un po’ l’effetto del’interference su PUM-2, e quindi,

rispetto a un controllo che è la superespressione di

un ira (?) specifico, riproduce quest’effetto di un

aumento dell’arborizzazione.

Vi accennavo alla presenza di sequenze regolatrici a monte del cluster di cui fa parte

miR-134 che contengono il binding site per un fattore di trascrizione neuronale, che è

MEF-2.

Mef2-mediated transcription of the miR379-410 cluster regulates

activity-dependent dendritogenesis by fine-tuning Pumilio2 protein

levels.

R.Fiore… G.Schratt, The EMBO Journal (2009) 28, 697-710

In questo paper vengono fatte delle immunoprecipitazioni per identificare, a livello di

queste sequenze regolatrici sul cluster di miR-134, la presenza di siti di binding per

MEF-2. Così è: effettivamente MEF-2 si lega al promotore del cluster di miR-134,

l’attivazione sinaptica induce MEF-2 e l’effetto a cascata è l’aumento dell’espressione

del miR-134, down-regolazione di PUM-2 e quindi un effetto positivo sulla

dendritogenesi.

Characterization of Small RNAs in Aplysia Reveals a Role for miR-124

in Constraining Synaptic Plasticity through CREB. Priyamvada

Rajasethupathy, …, Thomas Tuschl and Eric Kandel. Neuron 63 803-

817, Sept 24, 2009 2

Abbiamo accennato a questo lavoro molto recente del 2009, in cui si studia il ruolo di

un altro dei miR neuronali per eccellenza, il miR che è più espresso nel sistema

nervoso, che è miR-124: il ruolo del mir-124 in meccanismi di plasticità dell’Aplysia. Le

slides che ho introdotto riguardano i meccanismi di plasticità a lungo termine che

vengono studiati con il modello dell’Aplysia, che è un modello particolarmente duttile,

particolarmente semplice che permette di ricostruire fenomeni di plasticità a lungo

termine, quindi meccanismi che richiedono la sintesi proteica, anche in un sistema

cellulare di co-coltura di neuroni sensoriali e motoneuroni.

Questo perché: si sa, anche in maniera definitiva e approfondita, che in Aplysia stimoli

sensoriali da parte di un neurone sensoriale, passando attraverso una conduzione

serotoninergica, determinano l’attivazione del motoneurone e quindi una serie di

eventi a cascata, che passano attraverso l’attivazione di fattori di trascrizione neuro-

specifici, quali CREB1 e CREB2 e poi altri fattori, altre proteine binding protein per le

sequenze regolatrici. L’effetto finale di questa attivazione sul motoneurone è un

aumento dell’eccitabilità, crescita assonica e quindi crescita sinaptica.

Nel caso particolare, quella di cui parleremo ora è una plasticità che in Aplysia è

Qui semplicemente è riportato uno

l’abitudine. schema dell’abitudine, anche questo un

modello di plasticità a lungo termine,

dipendente dalla sintesi proteica, e questo

schema ci serve a visualizzare quali sono i

giocatori di questa rete. Rete che viene

attivata quando, ad esempio, si stimola il

sifone dell’Aplysia, che è un organo

contenuto nell’addome della lumaca: la

stimolazione tattile determina

un’attivazione del neurone sensoriale, che

conduce attraverso l’assone questo

segnale per portarlo al motoneurone.

Questa è una conduzione legata alla

serotonina e determina, quindi, per

attivazione del motoneurone, la

contrazione della branchia dell’Aplysia.

3

Tutta questa interazione è modulata da

interneuroni che hanno attività sia

eccitatoria che inibitoria. Questa è una

È un modello di LTF che sta per Long-Term Facilitation. Però in questo lavoro si parla di

un modello un po’ più complesso che è quello della sensibilizzazione, ossia

l’associazione di due stimoli (e questo ci serve anche per richiamare il lavoro di cui

abbiamo parlato, di Drosophila) in parallelo: in questo caso uno stimolo meccanico sul

sifone e uno stimolo elettrico sulla coda. Per cui si ha la stimolazione del sifone che

porta all’attivazione di un primo neurone sensoriale e quindi del motoneurone che sta

a valle; ma lo stimolo negativo, in questo caso lo stimolo elettrico, porta all’attivazione

di un secondo neurone sensoriale, che percepisce l’informazione a livello della coda,

che attiva un interneurone (questa è una sinapsi eccitatoria sul primo neurone

sensoriale) quindi l’interneurone aumenta proprio la trasmissione a livello della

terminazione assonica del neurone sensoriale numero uno. Alla fine l’effetto è che lo

stimolo tattile sul sifone è amplificato dallo shock elettrico, per cui si ottiene una

contrazione maggiore della branchia.

Questo è il modello, trasferito in coltura cellulare, utilizzato per studiare il ruolo del

miR-124. Come in questo lavoro si arriva al miR-124 ne

abbiamo parlato l’altra volta. In Aplysia, come

nei mammiferi, il miR-124 è il miRNA più

espresso e, in questo lavoro, viene espresso

nei neuroni sensoriali, ma nn nei

motoneuroni. Tutto il lavoro è stato un

sistema di co-coltura, in cui si può ricreare un

meccanismo di plasticità sinaptica dando 5-

HT (5-idrossitirosina), quindi

serotonina, e si può ricreare LTF se si danno dei pulse, dei trattamenti ripetuti di 5-HT. 4

Una sola stimolazione nn porta quei processi di cui abbiamo parlato, che

 implicano quindi sintesi proteica, in condizioni normali (STF).

Per avere un modello di memoria a lungo ter

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludide di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neurobiologia molecolare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Presutti Carlo.
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