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Il romanzo storico a Napoli

Il 1827 è l’anno della grande fioritura del romanzo storico in Italia. A Napoli abbiamo una ricca produzione di novelle storiche. La loro conoscenza ci consente di ricostruire la storia del romanzo storico in Italia. Gli anni tra la fine della rivoluzione napoletana del 1799 e il 1860 vengono visti come un periodo di regressione politica, periodo di chiusura nei confronti del progresso.

Cuoco e l'importanza della cultura

Cuoco è il primo ad avere l’esigenza di sollevare la popolazione dalla condizione di miseria e di ignoranza non tanto attraverso le guerre, ma attraverso la cultura. Aveva capito che la rivoluzione napoletana era fallita perché il popolo era ignorante. Queste idee di Vincenzo Cuoco che avevano preannunciato le istanze romantiche ebbero secondo Croce una sorta di risonanza nella vita partenopea, cioè suggestionarono molto le idee di Cuoco e altri intellettuali che si riunirono in alcuni riviste principali dell’Italia meridionale, come ad esempio “Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti”.

Tanto spazio viene dato agli studi storici. Questo giornale assume molta importanza nell’Italia meridionale. Il processo di rinnovamento inizia con una serie di scritti che denunciano la situazione critica in Italia, come la denuncia della tassa sulle opere straniere. Si ha un acceso dibattito sul riconoscimento della proprietà letteraria del traduttore, pericolosa perché era il veicolo delle opere straniere. L’intento denunciatario è presente nel primo opere del progresso. Vuole essere un ponte tra la cultura partenopea e quella straniera per superare la barriera che le ideologie dominanti ponevano agli scrittori.

L'osmosi tra studi e novelle

Un altro aspetto di questo giornale è che al suo interno vi è una sorta di osmosi tra gli studi di carattere economico e sociale e le novelle; cioè questi argomenti trovano un riflesso nella produzione letteraria e in particolare in quella storica. Per esempio, un argomento molto trattato erano le condizioni in cui vivevano i prigionieri nelle prigioni, cosa che si vede anche nelle produzioni letterarie.

Gli scrittori napoletani introducono questi argomenti che sembrano più di carattere politico, sociale ed economico perché la lotta per una nuova prospettiva culturale veniva sentita come legata a tutto un processo della situazione napoletana.

Il romanticismo napoletano

Il romanticismo napoletano in un primo momento presenta un carattere prettamente lirico e moderato. Appartengono a questa prima fase Giuseppe Campagna, Saverio Baldacchini e Pietro Paolo... Abbiamo anche una seconda fase in cui ci sono posizioni più democratiche liberali e laiche. Appartengono alla seconda fase Alessandro Poerio e Antonio Ranieri.

Il dibattito sul romanzo storico

Anche il genere del romanzo storico si afferma quindi in ritardo perché è un prodotto del romanticismo. Una data che viene reputata come inizio del romanzo storico a Napoli è il 1833, anno in cui viene pubblicato il romanzo “Arrivo ad Abate” di Giuseppe Di Cesare. Attorno a questa produzione nasce un dibattito: sforzo di teorizzazione del nuovo genere letterario. Partecipano a questo dibattito Michele Baldacchini, Stanislao Gatti e Stefano Cusani. Questa polemica viene condotta principalmente sui periodici pubblicati a Napoli.

I primi interventi si hanno all’indomani della pubblicazione dell’Arrivo Ad Abate. Abbiamo l’intervento di uno scrittore anonimo sull’Omnibus nel 1833, dove critica Di Cesare per l’eccessiva fantasia a discapito della verità storica, poi nella seconda parte del suo articolo afferma che gli autori storici devono sempre garantire l’unità d’azione e la verosimiglianza. Per lui doveva avere una funzione educativa essendo un componimento grande e necessario al secolo in cui vive.

Particolarmente interessante è l’articolo che viene pubblicato sul Progresso del 1833 scritto da Baldacchini, recensione all’Arrivo ad Abbate. Si sofferma sulla sua utilità morale; secondo lui attraverso una trama accattivante bisognava introdurre il lettore all’interno di una cornice storica rigorosamente ricostruita per avvicinare il pubblico allo studio della storia e incentivare gli scrittori a scrivere di storie vere e proprie.

Quindi ci rendiamo conto che il dibattito rivela una posizione alquanto attardata: viene visto come un racconto morale che deve divulgare utili lezioni di storia nelle quali bisognava cogliere le ragioni del passato e i rimedi del futuro. Quindi per loro doveva essere solo un genere di passaggio dalla letteratura alla storia, doveva favorire l’avvicinamento dei lettori allo studio della storia. Aveva una funzione integrativa nei confronti della storia, che grazie alla fantasia doveva integrare la sua conoscenza.

La novella storica

La novella storica è un genere narrativo che anticipa la diffusione del romanzo storico. È una forma narrativa breve che in alcuni casi poteva essere in versi. Non solo a Napoli abbiamo una grande diffusione di novelle storiche, ma in genere in tutta Italia e in particolare in Calabria come Biagio Miraglia con “Il Brigante, novella calabrese”. Questa novella ha come protagonista un brigante, ambientata in una natura selvaggia.

Per quanto riguarda l’ambito partenopeo abbiamo novelle pubblicate sull’Iride, come “Il sacrificio di Pietro Micca”. Solitamente i romanzi non venivano pubblicati in un unico volume ma di volta in volta.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher criskyn di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Borrelli Clara.
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