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Il romanticismo tedesco

“Chiudi il tuo occhio fisico, in modo da vedere il tuo quadro prima con l’occhio spirituale. Poi porta alla luce ciò che hai visto nel buio [...] Il pittore non deve dipingere solo ciò che vede davanti a sé, ma anche quello che vede dentro di sé. Ma se non vede niente dentro di sé, allora rinunci a dipingere ciò che vede davanti a sé.”

- Caspar David Friedrich

Parole chiave

  • Die Romantik: il Romanticismo;
  • Die Zerrissenheit: dilacerazione, di quelle anime romantiche che hanno perso il loro riferimento interiore;
  • Die Sehnsucht: nostalgia, sostantivo più romantico che ci sia (sehnen=volere ardentemente qualcosa), è un desiderio del desiderio, è un desiderio verso qualcosa che non si sa cosa sia e quindi è una ricerca infinita.

Introduzione

Schiller, all’inizio degli anni Ottanta, aveva chiamato la sua epoca il “secolo imbrattacarte”. E’ una situazione che, due decenni dopo, mentre sta per entrare in scena la generazione romantica, non è cambiata; anzi: si legge e si scrive anche più di prima. L’elevazione di rango nella letteratura, la sua importanza per la vita sono ancora una volta enormemente accresciute. E il profilarsi del romanticismo è improntato da quest’epoca affamata di letture e in preda alla furia dello scrivere.

Il termine “romanticismo” può servire per indicare l’epoca di passaggio verso l’Europa moderna, quando la rivoluzione industriale e la nascita degli Stati nazionali, due fenomeni che causarono travolgenti cambiamenti politici, economici e sociali, mandarono all’aria il sogno classicistico di un sistema di valori immutabili. L’epoca del romanticismo, che la storia della letteratura tedesca colloca tra il 1790 e il 1830, è, in effetti, un periodo di grande crisi, di profonde trasformazioni dell’ordine tradizionale, accompagnate necessariamente da un vivissimo e spesso contraddittorio dibattito culturale. Il movimento del romanticismo influenzò profondamente non solo la letteratura, ma anche l’intera produzione artistica del tempo; soprattutto in campo musicale vennero prodotte in tutta Europa nel periodo romantico opere di assoluta perfezione.

Questa sfasature del romanticismo non riguardano soltanto le singole arti: il movimento romantico lasciò anche delle tracce estremamente diversificate nelle varie letterature europee. Il concetto propriamente letterario viene dall’Inghilterra, anche se la letteratura inglese attribuisce al periodo romantico un lasso di tempo molto maggiore e per di più non ha alcun problema di contrapposizione con un movimento di impronta classica, dal momento che il periodo classico della letteratura inglese è collocato nell’età elisabettiana.

In Francia, dove stava infuriando la rivoluzione, il romanticismo assunse inevitabilmente una connotazione politica e di critica sociale, che nella letteratura tedesca dell'epoca sarebbe stata considerata addirittura di indirizzo non romantico, in aperto contrasto con il programma letterario del romanticismo. In Italia, dove già si stentava a capire un culto della classicità sviluppatosi con tale ritardo, si fece fatica a comprendere questa nuova moda romantica della cultura tedesca. Ciò che nell'Europa settentrionale era vissuto come crisi e sommovimento, in Italia rientrava all'interno di una profonda continuità storica. In fin dei conti, in Italia si trovava tanto La Roma antica (sogno del classicismo) quanto la Roma cristiana (il sogno del romanticismo).

Ciò avrebbe potuto costituire di per sé un elemento di collegamento con il romanticismo tedesco, perché anche nell'area di lingua tedesca era nato nello stesso periodo il sogno della patria unica e unita, ma uno sguardo più attento coglie subito profonde e sostanziali differenze. Mentre l'unificazione italiana si svolse nel segno dell'idea francese di nazione, il romanticismo tedesco introdusse nel dibattito politico-culturale il concetto di Volk (etnia, popolo in quanto stirpe), che fuori dei confini della Germania risultava difficilmente comprensibile.

In secondo luogo, il risorgimento italiano non aveva problemi di identità nazionale: l'Italia moderna si appella (a ragione) all'eredità dell'antica Roma, il che comprende la consapevolezza di una storia millenaria e del possesso di un inestimabile patrimonio culturale. La coscienza nazionale tedesca, invece, fino alla traduzione della Bibbia di Lutero nel 1500 non aveva nemmeno una lingua letteraria (moderna) in cui potersi esprimere in maniera comprensibile per tutti. In Italia, infine, l'unificazione fu considerata principalmente come movimento di liberazione dalla dominazione straniera, mentre nell'area di lingua tedesca l'evoluzione risorgimentale avvenne in modo più complesso. I vari Stati raggiunsero certo in un primo momento l'intesa per lottare contro Napoleone, ma l'unificazione vera e propria fu imposta in realtà contro gli interessi particolari dei tanti staterelli, unicamente a vantaggio della Prussia.

In Germania l'unificazione fu fatta dall'alto, dal militarismo prussiano, il cui ordinamento oppressivo e di un conservatorismo reazionario non meritava certo il nome di costituzione.

Alcune caratteristiche del romanticismo

Oltre alle varie caratteristiche di questo movimento elencate in seguito, si possono individuare anche queste altre, importanti aspetti del romanticismo:

  • Il romanticismo è un “fatto dello spirito”, è polivalente, vuol dire tante cose, è indefinibile, ineffabile, è quel “non so che”, una suggestione, è un mistero e quindi inviolabile. Solo attraverso la lettura di un testo romantico si può cogliere quel “non so che”, ma comunque non lo si può spiegare verbalmente.
  • Il romantico si basa sulla coincidenza degli opposti. In qualche modo c’è un’identificazione fra ciò che è vicino e ciò che è lontano, la materia deve essere spiritualizzata, c’è quindi l’unione degli opposti. Già il fatto che i romantici desiderino l’ignoto è contraddittorio di per sé.
  • L’obiettivo dei romantici era quello di creare una letteratura cosmopolita, che attingesse dalle caratteristiche delle letterature di varie culture, unendole insieme.
  • Il romanzo del Wilhelm Meisters di Goethe è il primo romanzo in prosa (che racconta di un giovane che lascia la casa paterna e la borghesia, per partire con una combriccola teatrale). Si tratta del prototipo di Künstlerroman (romanzo d’artista). Qui Goethe inserisce la poesia e questa mescolanza, questo connubio di prosa (più scarna e realistica) e poesia (più surreale) farà parte integrante del romanticismo e questa fusione corrisponde in realtà alla fusione di arte e vita tipica dei romantici. In realtà, però, Goethe odiava il romanticismo, infatti in una lettera ad Eckermann scrive che il classicismo è sano, mentre il romanticismo è malato. Ad ogni modo, Goethe scrive “gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister” dopo il viaggio in Italia e il protagonista, Wilhelm, rappresenta un po’ il suo alter-ego. Egli è un eroe borghese che parte in una sorta di “Wanderung” per cercare la sua arte. Inoltre in questo romanzo appare anche una figura molto significativa, quella di Mignon.
  • Mignon è un personaggio strano e misterioso. Si tratta di una bimba, come capiamo dalla descrizione che ce ne fa Goethe, e quindi già qui vediamo comparire il mito dell’eterno fanciullo. Non siamo né difronte a una Schoneseele, tipica del pietismo, né dinanzi ad una figura plastica e statuaria (come l’Elena del Faust). È invece un personaggio misterioso, interessante e singolare. Addirittura a volte Goethe descrive questo personaggio come un bambino, altre come una bambina. Non sappiamo quanti anni abbia e poi scopriamo che ha origini italiane. E sono proprio le caratteristiche di Mignon (particolare, interessante) a definire i canoni di romanticismo, questo perché la Germania, essendo divisa in tanti staterelli, è frammentaria, perciò ci troviamo difronte a tante possibilità di essere bello ed emergere, quindi tutto ha in sé una scintilla artistica. Inoltre il romanticismo è un bambino, poiché che non ha la maturità dei poeti realisti e vive nel sogno.
  • Nel romanticismo il romanzo diventa un genere aperto in cui si inseriscono degli elementi poetici per realizzare questa fusione che Novalis definirà “idealismo magico”, ossia idealizzare la realtà attraverso questa “magia” interiore del poeta; in questo modo la realtà diventa poesia.

Romanticismo e sogno

Come leggiamo nel libro di Albert Béguin, “L’anima romantica e il sogno”, il sogno è un filo rosso che ritroviamo nella poetica romantica (come in Novalis con il “fiore azzurro”) ed esso rappresenta l’arte stessa e la magia in Novalis, l’incubo in Hoffmann oppure è legato all’inconscio in Kleist. Nel sogno si vivono cose non reali, ma ci sono anche “presentimenti”, cioè cose che non si ricordano e che nel sogno riaffiorano oppure cose che devono ancora avvenire (come in Novalis). In qualche modo il sogno è anche in grado di unire passato e futuro. Ci sono poi i sogni profetici.

Non ci sono confini fra l’io e il non io nel sogno, poiché qui tutti diventiamo bambini, non domina la razionalità, bensì lo spirito. Il sogno corrisponde a un’età mitica, prima della storia. Quindi, nel suo libro, Béguin non fa altro che analizzare il romanticismo sullo spirito di quella che sarà la psicoanalisi del ‘900. E’ il mistero, è il segreto della vita che i romantici vogliono cercare attraverso il sogno, perché la nostra apparente lucidità attuale è una profonda notte, e la vera chiarità non ci è più accessibile se non negli aspetti notturni della nostra esistenza.

Tutto lo sforzo dei romantici tende a cogliere l’unità profonda, a ritrovare in noi tutto ciò che ancora può sopravvivere delle nostre facoltà precedenti la separazione. Se, per loro, la poesia o la matematica, l’immaginazione creatrice o il “senso interno” hanno valore privilegiato, è perché essi vi vedono i vari mezzi che abbiamo di ristabilire la nostra iniziale comunicazione con l'universo divino, o anche le manifestazioni d’una ragione, in noi, “più profonda di noi stessi”, dove questa comunicazione sussiste malgrado la caduta.

Per i filosofi della Natura l’uomo-microcosmo ha cominciato con l’essere un perfetto organismo, dotato d’un solo mezzo di percezione, detto senso interno o senso universale. L’uomo, quando ancora era simile all’armoniosa natura, doveva solo immergersi nella contemplazione di se stesso per attingere la realtà di cui era un puro riflesso. E anche lo stato attuale delle cose, tale senso sussiste in noi, sbiadito e frammentato, certo, ma noi dobbiamo discendere fino ad esso, se vogliamo pervenire a vera conoscenza. Esso è analogo alla forza dinamica che – il magnetismo ce ne dà la prova – governa la natura: si manifesta in tutti gli stati di ipnosi, di magnetismo, di sonnambulismo, di esaltazione poetica, insomma di tutti quegli abbandoni al ritmo stesso della natura che possono definirsi estasi.

L’ek-stasis, secondo l’etimologia della parola, ci porta fuori del nostro stato abituale per restituirci momentaneamente a un’esistenza diversa. Il poeta è considerato un veggente (Baader, Passavant ecc.), la poesia è profezia, visione statica del passato, dell’avvenire, della totalità. Il concetto di inconscio non è ignoto nel momento in cui i romantici vengono a dagli tale importanza. L’inconscio dei romantici è la radice stessa dell’essere umano, il suo punto d’inserzione nel vasto processo della natura. E «il genio esiste nei momenti in cui l’onnipotenza della natura inconscia, e le profondità notturne e inaccessibili dell’esistenza, sono svelate e rivelate allo stato di veglia» (Steffens).

Per lo spirito romantico, la nostra vita organica e fisica è uno degli aspetti di quell’Inconscio che è assimilato alla vita universale e da cui emanano altresì le realtà spirituali. Conscio e Inconscio sono perciò un aspetto della grande polarità che regola tutto il cammino della vita secondo le tendenze alla separazione e alla riunione.

Per i romantici, non si tratta di abbandonarsi senza resistere all’Inconscio creatore, giacché non possiamo più parteciparvi che imperfettamente; ma, al contrario, di impadronirsene, di elevarlo alla coscienza per quanto ci è possibile, fino al giorno in cui una superiore magia opererà la riconciliazione finale. Il sonno è visto dai romantici come una prefigurazione della morte, poiché la morte non può essere altro che la dissoluzione finale dell’individualità, il compimento della nostra aspirazione a rientrare nel Tutto, e il sogno ne è un primo assaggio.

Nel sonno o nella morte della percezione sensibile, nello svanire della ragione, possiamo accostarci alla sola conoscenza importante: quella di Dio, del cosmo. Il sogno è rivelatore, ma poeticamente, giacché il sentimento particolare, l’euforia che vi proviamo ci persuade, perché per convinzione spontanea pensiamo che quel mondo intravisto nel sogno esista e costituisca una forma essenziale e profonda della nostra più vera esistenza. Noi siamo il nostro sogno quanto la nostra veglia.

Eraclito domandava: non sono i nostri sogni un dominio individuale, incomunicabile, e la nostra veglia un dominio comune, su cui siamo d’accordo? A questa domanda, i romantici rispondono che il mondo detto “oggettivo” è una pura convenzione su cui ci intendiamo, che “poniamo” per comodità dei nostri rapporti umani, e il mondo del sogno, invece, è un mondo datoci all’interno, è realmente comune a tutti noi, perché tutti vi partecipiamo, o perché in esso partecipiamo alla realtà universale.

“Romanticismo” e “romantico”

Non rimane dunque altro che stabilire innanzi tutto con precisione quale accezione attribuire ai due concetti di romanticismo e romantico. Nel contesto di una storia della letteratura tedesca appare sicuramente più opportuno attenersi per la definizione di romanticismo (in quanto corrente della letteratura tedesca) alla periodizzazione comunemente adottata, vale a dire all’arco di tempo compreso tra il 1798 e il 1848, considerando però che il romanticismo europeo si sviluppa su un arco di tempo più lungo.

Diversa è la questione se si vuole applicare la stessa restrizione all’aggettivo: già all’interno del periodo classico-romantico tedesco, con il termine “romantico” non si indicava per nulla l’appartenenza al romanticismo come tendenza letteraria. Infatti già nel 1780 Wieland diceva scherzosamente che sarebbe salito sul suo cavallo alato “per una cavalcata verso il vecchio paese romantico. Bisogna quindi stabilire cosa intendessero i vari autori quando parlavano di opere romantiche o “paesi romantici”: Wieland e Schiller impiegarono queste definizioni ancora nel senso corrente all’epoca di “romanzesco” e “avventuroso” o anche semplicemente “medievale”. Fu proprio questo il significato che riprese la giovane avanguardia letteraria raccoltasi intorno al 1800 a Jena – a una distanza di circa 20 chilometri da Weimar e dal suo alto classicismo – per chiarire la sua nuova concezione poetica: il modello su cui orientarsi non era più l’antichità greca, ma il Medioevo cristiano.

Come i romantici intendevano il Medioevo?

Così come l’Ifigenia di Goethe prende esprime le idee del classicismo tedesco, e poco ha a che fare con il pensiero mitico dell’antica Grecia, allo stesso modo Novalis creò all’interno del suo romanzo Heinrich von Ofterdingen l’immagine del “fiore azzurro”, il simbolo per eccellenza del romanticismo tedesco, ma non diede certo un’immagine attendibile del Medioevo. Lo spostamento dell’interesse da un’antichità classica sentita come eterna e immutabile al Medioevo partì inizialmente dall’Inghilterra. Il romanticismo di Jena raccolse subito questo messaggio e proclamò il romanzo come il vero genere poetico dell’avanguardia romantica.

Il genere del romanticismo

Friedrich Schlegel, che assieme al fratello August è stato il primo teorico del romanticismo, cercò di elaborare addirittura una teoria del romanzo, dichiarandolo il genere più adatto a realizzare il ritorno all’incondizionato predominio della fantasia e della libertà creativa, sottoposta solo al piacere estetico senza alcuna implicazione di insegnamenti morali. Secondo i romantici il romanzo riesce a creare la fusione di arte e vita. Viene spesso utilizzato il romanzo storico, in quanto esso permette di “poetizzare la realtà” (come sosteneva Novalis), inserendo poesie all’interno della prosa (arte nella realtà).

“Gespräch über die Poesie”, redatto da Schlegel, fa parte del convegno tenutosi a Jena nel 1799 ed è formato da 4 dialoghi. Il principale protagonista di questo convegno fu Schelling, un filosofo secondo il quale l’arte è l’organo supremo della filosofia, in quanto essa è in grado, più di qualsiasi altro genere di scienza dell’uomo, di...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher liberatrottalive di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e letteratura tedesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Padularosa Daniela.
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