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IL PRINCIPATO: Periodo classico; la rivoluzione del principato; struttura socio-economica del principato; il problema della successione; il principato dopo Augusto; l'età degli Antonini; L'età dei Severi; La cognitio extra ordinem; Le fonti del diritto nell'età del principato.

Esame di Storia del diritto romano docente Prof. C. Lanza

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3. Struttura socio-economica del principato

La pax Augusta rassicurata dal principato con la fine delle guerre civili, e con la stessa sostanziale tregua di fronte ai

nemici esterni, l’economia romana conobbe un periodo di ripresa. In particolare, per quanto riguarda l’agricoltura,

essa conobbe un discreto sviluppo. La riduzione degli apporti di schiavi, conseguente alla pace esterna, fu

compensata con un ritorno al bracciantato libero. Infatti, è nell’età del principato che comincia a formarsi il colonato,

ossia una classe di contadini liberi, che prendevano in affitto lotti di terre dai ricchi proprietari dietro il pagamento di

una mercede (era il fenomeno della locatio rei, nel quale il locatore si impegnava ad assicurare al conduttore il

godimento di una cosa mobile od immobile, per un certo periodo di tempo, dietro il pagamento di un corrispettivo

(mèrces). Questo però non vuol dire che il latifondo era scomparso.

Per quanto concerne l’industria, come sappiamo non era mai stata particolarmente sviluppata a Roma, a causa del

suo carattere di capitale parassitaria di un vasto impero, ma in quest’epoca si ebbe una tendenza allo sviluppo non

solo dell’artigianato, ma anche della manifattura (ad esempio, l’industria dei materiali da costruzione), specie per

quanto riguarda l’Oriente, anche col ricorso a nuove tecnologie.

Il commercio era fiorente: la pace assicurata sui mari, anche nei confronti delle spedizioni dei pirati, e una maggiore

disponibilità di capitale finanziario incrementarono decisamente l’attività mercantile e bancaria, a tutto vantaggio

degli equites.

Circa la struttura di classe, al vertice della società vi era pur sempre la nobilitas senatoria, costituita in genere da

ricchi proprietari terrieri e latifondisti, e che avevano conservato gran parte dei privilegi di cui aveva goduto negli

ultimi secoli della repubblica. Questa classe era affiancata da quella dei cavalieri, degli equites, che sin dall’epoca dei

Gracchi aveva costituito l’ago della bilancia della vita politica di Roma. Questa classe fu quella che trasse maggiori

vantaggi dalla pax Augusta e dalla stessa politica augustea, attraverso i commerci, l’attività bancaria con i connessi

prestiti usurari, le speculazioni, il rivestimento degli alti gradi della burocrazia, lo sfruttamento delle province

attraverso la costituzione di compagnie di esattori delle imposte, i cui aggi erano elevatissimi.

L’elemento libero subalterno (accanto agli schiavi) era la plebe: braccianti e coloni nelle campagne, mentre la plebe

urbana era costituita da un proletariato (artigiani, piccoli commercianti, ecc.) e da un sottoproletariato usualmente

definito avido e parassitario, ma spesso privo di occasioni di lavoro. Esso era mantenuto in vita da espedienti, dalle

frumentationes periodiche, e poi da congiaria (distribuzioni di danaro) introdotti in età imperiale.

Un settore particolare della plebe era costituito dai liberti, schiavi manomessi, ora spesso impiegati nei bassi ranghi

della burocrazia imperiale. Al fondo della società vi erano gli schiavi, la vera classe degli sfruttati in campagna, in

città, nelle miniere.

Premesso questo, un impulso all’economia venne anche dalla intensa politica augustea di opere pubbliche, la quale

produsse un notevole disavanzo del bilancio, che dovette combattere il suo successore, Tiberio, perciò passato allo

storia come un imperatore “avaro”.

4. Leggi di diritto privato e leggi di restaurazione

Le riforme di Augusto interessarono anche la sfera sociale e familiare. La propaganda augustea, in particolare,

sosteneva che i mali di Roma derivavano dall’abbandono delle antiche virtù e della decadenza dell’istituto familiare: i

Romani, infatti, tendevano a sposarsi sempre più raramente, il numero delle nascite era in calo continuo, gli adulteri

erano all’ordine del giorno.

Per combattere questi fenomeni, Augusto, tra il 18 e il 9 a.C., fece votare una serie leggi, dette leges Iuliae. Alcune di

esse erano dirette ad incrementare le nascite: infatti, prevedevano l’obbligo sia per gli uomini che per le donne tra i

25 e i 65 anni di sposarsi con persone nei rispettivi limiti di età; forti limitazioni, nei testamenti e nelle eredità, per

chi non aveva figli; premi in denaro per le famiglie numerose; maggiori libertà giuridiche ed economiche per le

donne con più figli. Altre leggi, invece, tentavano di limitare gli adulteri attraverso l’introduzione di nuove pene

pubbliche: l’adulterio non doveva più essere punito dal solo pater familias, ma diventò un crimine da scontare con

l’esilio e la confisca di metà del patrimoni; in alcuni casi l’adultero poteva essere ucciso dal padre della donna,

mentre il marito poteva uccidere solo il complice della donna e solo se apparteneva alle classi sociali più basse. 2

5. L’organizzazione burocratica dell’impero

Per quanto riguarda l’organizzazione burocratica dell’impero, iniziata da Augusto e perseguita dai suoi successori,

riguarda tanto gli apparati centrali quanto quelli periferici.

La burocrazia imperiale finì gradualmente per relegare in ruoli sempre più marginali le vecchie magistrature

repubblicane, o sottraendo loro competenze, o anche occupandosi situazioni e rapporti nuovi, che la vecchia

organizzazione della città-Stato non conosceva.

Le nuove cariche non erano annuali, come le magistrature repubblicane, ma di regola avevano una lunga durata;

esse inoltre erano retribuite, e non gratuite come le magistrature, e negli alti livelli gli stipendi potevano essere

anche molo elevati. Questo perché Augusto il vecchio aerarium populi Romani (la cassa dello Stato) era stato

affiancato dal fiscus Caesaris, ossia da una seconda cassa alla quale l’imperatore poteva attingere come a una cassa

privata.

Abbiamo già visto che le più alte cariche burocratiche divennero appannaggio degli equites, mentre gli uffici minori

spesso erano ricoperti da liberti. Però alcune cariche vennero riservate a funzionari di rango senatorio.

E’ il caso delle curae, ma prima ancora della praefectura urbis.

La praefectura urbi esisteva sin dall’età monarchica, e la sua competenza si aveva nel caso di assenza da Roma del

rex, e poi dei supremi magistrati. Il praefectus urbi augusteo invece entrava e rimaneva in carica nonostante la

contemporanea presenza in Roma dei consoli. Egli aveva poteri di polizia e sovrintendeva in genere all’ordine

pubblico, avendo sotto di sé quattro corti ausiliari, e svolgeva anche funzioni giurisdizionali.

Le altre prefetture appartenevano invece alla carriera equestre: al primo posto c’era Il Prefetto d'Egitto (titolo

ufficiale praefectus Alexandreae et Aegypti), che era il titolo assegnato al governatore della provincia romana

d'Egitto a partire dal 29 a.C., quando Augusto scelse per tale carica Gaio Cornelio Gallo.

Di rango equestre, il prefetto era scelto direttamente dall'imperatore, a cui solo rendeva conto. La ricchezza e

l'estensione dell'Egitto ne faceva una delle province più importanti e al tempo stesso pericolose per la stabilità

dell'impero, tanto da essere affidata a un funzionario di stretta fiducia del Principe, esterno al ceto aristocratico

senatorio (i senatori avevano financo il divieto assoluto di recarvisi) e ridotto nel rango e nell'autorevolezza.

Al secondo posto vi era il praefectus praetorio, istituito nel 2 a.C. Erano comandanti (generalmente due o tre) della

guardia del corpo dell’imperatore, i quali assunsero un’importanza politica notevolissima nell’ambito

dell’amministrazione imperiale disponendo del comando di tutte le truppe stanziate sul suolo italico.

Tra gli altri prefetti meritano una particolare menzione: il præfectus annònæ (sovrintendente

all’approvvigionamento del grano); il præfectus vìgilum (capo della polizia urbana della città di Roma); il præfectus

vehiculòrum (direttore generale dell’amministrazione postale); e i praefectus æràrii (deputati alla gestione della

cassa pubblica).

I curatores, erano di rango senatorio: in questo periodo, il curator aquarum era una delle più alte cariche dello

Stato, affidata a senatori di rango consolare, e conferiva al detentore il controllo assoluto sull’approvvigionamento

idrico della città e sulla gestione degli acquedotti.

La burocrazia in senso stretto, che si occupava dell’attività della corte imperiale, era costituita per lo più da liberti,

organizzati in vari uffici: l’ufficio a rationibus (ragioneria del princeps), che col trascorrere del tempo si trasformò in

una sorta di ministero delle finanze dell’impero; per la corrispondenza del princeps (anche in relazione alle petitiones

presentate dai privati) furono istituiti due uffici: l’ufficio ab epistulis (il segretario generale competente nei rapporti

con i vari uffici) e l’ufficio a libellis (rapporti con i privati), con distinte competenze sul piano formale.

L’ufficio a cognitionibus di occupò dell’istruttoria dei processi che si venivano a svolgere extra ordinem innanzi al

princeps.

Altro settore della burocrazia fu quello dei procuratores, che si occupavano prevalentemente dell’attività privata del

princeps; si trattava per lo più di liberti vincolati dal princeps da rapporto di patronato.

Il principato vide la nascita e il rafforzamento di un controllo burocratico sulle province, e soprattutto sul sistema

degli appalti. Circa l’amministrazione delle province, le principali di esse (ad eccezione dell’Egitto) venivano gestite,

in qualità di governatori, da appartenenti all’ordine senatorio, mentre le rimanenti erano destinate a governatori di

rango equestre. 3

7. Il problema della successione

Con la morte di Augusto si apre il problema della successione. Molti storici affermano che non si trattò di un potere

monarchico perché non ci fu trasmissione ereditaria. Ma in realtà Augusto fece di tutto per rendere ereditaria la sua

carica. Ebbe infatti tre mogli ma non una discendenza diretta maschile. Augusto pensò ai figli che Giulia – sua figlia

con la moglie Scribonia – aveva avuto da Agrippa (uno dei tre mariti di costei): però due morirono giovani e uno fu

esiliato.

Non restava che il figliastro Tiberio (già relegato a Rodi), per cui nel 13 d.C. Augusto fu costretto ad adottarlo.

Nel 9 a.C. lo investì dell’imperium proconsulare e nel 6 d.C. della tribunicia potestas. L’anno dopo (14 d.C.) Augusto

moriva, lasciando come suo naturale erede Tiberio, che assunse in poco tempo tutti i poteri di princeps.

Ad un anno dalla morte di Augusto, il 15 d.C., egli già era sostanzialmente l’imperatore.

8. Il principato dopo Augusto. L’età degli Antonini

Nella sua prima fase il principato, dopo la morte di Augusto, e fino all’età dei Flavi, non vide trasformazioni radicali

sotto il profilo della costituzione formale. La dialettica princeps-senatus conobbe vicende alterne (ad esempio, con

netta prevalenza del princeps sotto Domiziano). E’ inutile, ai nostri fini, riferire le politiche di una lunga serie di

imperatori, con le loro sfumature formali e di sostanza.

Per quanto concerne l’economia non era gran mutata rispetto a quella della fine della repubblica. In quest’epoca

essa venne afflitta da crisi cicliche, alternate a momenti di maggiore floridezza. L’industria rimaneva di modeste

proporzioni ed estensione, mentre un buon andamento avevano l’artigianato e i commerci.

In questo contesto, l’età degli Antonini (dalla metà del II secolo alla fine dello stesso) si caratterizza come la fase del

culmine, dell’apogeo dell’impero romano, sotto vari aspetti: l’impero raggiunge la sua massima estensione,

l’economia è florida, la politica illuminata di sovrani come Antonino Pio e Marco Aurelio favorisce lo sviluppo della

cultura e dell’arte.

La cosiddetta età Antonina rappresentò, nell'ambito dell'intera storia romana, uno dei momenti migliori, forse

l'ultimo, dei due “secoli d'oro” dell'Impero romano.

9. L’età dei Severi

L’età successiva ha inizio col colpo di Stato militare di Settimio Severo nel 211 d.C., che associa al potere Caracalla

(come farà questo l’anno dopo col fratello Geta).

Il governo dei Severi si appoggia più sulle province che non su Roma e l’Italia, e si comincia così a vedere

l’imbarbarimento della cultura latina.

Nel 212 d.C. Antonino Caracalla emana la famosa constitutio Antoniana, che sancisce la concessione della

cittadinanza ai provinciali, come momento finale di un fenomeno di equiparazione in atto da tempo.

La concessione della cittadinanza, però, se comportava degli indubbi vantaggi, poneva altri problemi, come, ad

esempio, il rapporto tra il diritto romano, che formalmente era uniforme per tutti, in quanto cives Romani, ed i diritti

e le consuetudini locali, spesso assai lontani da quelli della madre patria. Il conflitto appare particolarmente acuto in

materia di matrimoniale, in quanto i cittadini delle province orientali non potevano essere di colpo sradicati dalle

loro consuetudini endogamiche, poligamiche o addirittura tuttora ancorate a forme matrimoniali collettive, per

convertirsi alla rigida esogamia e monogamia del matrimonio romano.

Fatta questa digressione, l’età sei Severi vede accentuarsi la burocratizzazione dell’impero sotto i vari profili:

economico, amministrativo, culturale. Gli organi repubblicani sono ormai solo cariche onorifiche, mentre si accentua

il conflitto del princeps con l’aristocrazia senatoria.

Infatti, l'imperatore, a differenza di quanto era accaduto durante il Principato, utilizzò l'appellativo di dominus, che

rimandava alla parola Deus, dio, divinità. Tale forma di governo si presentava in forma dispotica, tirannica,

antidemocratica, nella quale l'imperatore, non più contrastato dai residui delle antiche istituzioni della Repubblica

romana, poteva disporre da padrone dell'Impero, cioè nella qualità di dominus, da cui la definizione di dominatus.

La monetazione dell'epoca ritraeva molti sovrani che portavano attorno al capo una corona di raggi del dio solare, a

testimonianza di questa nuova forma di governo. 4


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicoladigrazia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Lanza Carlo.

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