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Il periodo fra le due guerre

La pace aprì un periodo di tensione in Europa, che si estenderà per tutti gli anni tra le due guerre tanto che alcuni storici hanno parlato di una guerra dei 30 anni, dal 1914 al 1945. Nelle tensioni che attraversarono l’Europa, ci fu un’istanza di cambiamento, dovuto anche al fatto che la guerra era stata di massa, di mobilitazione di milioni di uomini; ci furono richieste di trasformazione rivoluzionaria, di cambiamento del modello ottocentesco liberale, percepito come non più adatto a una società di massa. C’era una situazione tendenzialmente rivoluzionaria che preoccupò le classi dirigenti europee. La rivoluzione d’ottobre fomentò il mito rivoluzionario di Lenin. Il modello comunista divenne uno dei modelli di trasformazione della società e dello Stato.

Anche il re d’Italia, con il suo sostanziale sostegno iniziale al fascismo, temeva una situazione rivoluzionaria nella Penisola. Anche in Germania c’era stata una rivoluzione di trasformazione degli assetti politici dello Stato. I nuovi Paesi dell’Europa orientale che si formarono a Versailles furono attraversati da grandi tensioni legate alla difficoltà di costruire lo Stato (processo lungo e difficile).

Il biennio rosso

Con il termine biennio rosso si indicano i due anni dopo la Prima guerra (1919-20), un periodo in cui l’Europa fu attraversata da proteste sociali, occupazioni delle fabbriche, rivolte operaie, che ebbero esiti diversi a seconda delle singole nazioni (furono molto pronunciate in Italia, ma tutti i Paesi ne furono attraversati). Si trattò di un biennio con un potenziale rivoluzionario radicale. L’esperienza di massa della guerra, unita alle proteste del dopoguerra, sollevò anche il problema dei reduci che, tornati in patria, trovarono l’economia da ricostruire e rimasero disoccupati. A queste tensioni non resse l’Italia, dove crollò lo stato liberale e si affermò il fascismo (primo modello autoritario di destra instaurato nell’Europa dei primi del Novecento).

Il dopoguerra in Italia

Ci sono varie interpretazioni su che cosa sia stato il fascismo:

  • Benedetto Croce, grande filosofo e intellettuale italiano degli anni Trenta, membro della Costituente nel Partito Liberale, in sede di Costituente tenne alcuni noti discorsi fra i quali uno in cui disse: “E cosa affatto estranea alla sua tradizione è stata la parentesi fascistica, che ebbe origine dalla guerra del 1914, non da lei voluta, ma da competizioni di altre potenze, la quale, tuttoché essa ne uscisse vittoriosa, nel collasso che seguì dappertutto, la sconvolse a segno da aprire la strada in lei all’imitazione dei nazionalismi e totalitarismi altrui.”
  • A Croce rispose, sempre in sede di Costituente, Ferruccio Parri, capo della resistenza italiana, sostenendo che il fascismo non sia stata una parentesi della storia d’Italia, ma che sia dentro la storia d’Italia, se ne vanno comprese le sue radici di lungo periodo nella storia d’Italia, per capirne il suo esito e il suo ruolo nella storia italiana. È da un’analisi della storia italiana che si può partire per capire cosa sia stato il fascismo e costruire l’Italia nuova del dopoguerra. Secondo Parri e altri storici, il fascismo andava compreso come una sorta di esito di lungo periodo delle contraddizioni dello Stato liberale italiano. È dal fatto che lo Stato liberale non è stato abbastanza forte da reggere l’urto delle tensioni del primo dopoguerra che è nato il fascismo. Questa tesi riprende in parte l’analisi fatta all’epoca, negli anni 20 e 30 da Gobetti e Gramsci, alcuni grandi intellettuali italiani che avevano visto nell’ascesa di Mussolini l’esito delle contraddizioni dell’Italia liberale, avviando una sorta di processo al Risorgimento. È nella mancata democratizzazione dello Stato, della cesura tra Nord e Sud, che si devono cercare le contraddizioni, le fragilità di questo Stato. C’è un senso di un’incompiutezza della natura dello Stato liberale italiano, qualcosa di incompiuto. Tutta una stagione storiografica ha cercato e ha studiato l’Italia liberale come una precondizione del fascismo (per la Germania è stato così a lungo: tutta la storiografia è stata condizionata da questo approccio intellettuale, che ha guardato alla Germania guglielmina come precondizione dell’ascesa del nazismo. Lo storico è condizionato dalle vicende successive, ma si è poi cercato di riprendere in questi anni uno studio meno condizionato dagli esiti).
  • Un’altra interpretazione diffusa negli anni 60/70 si deve a Barrington Moore, uno storico inglese, che studiò le grandi dittature del Novecento come un esito delle difficoltà di modernizzazione di alcune società. Il fascismo e il nazismo sono il prezzo pagato a una rapida modernizzazione, a un cambiamento politico di massa, da società relativamente arretrate. Il fascismo è visto come una sorta di pedaggio da pagare alla modernizzazione, il passaggio da una società premoderna a una moderna società industriale. La difficoltà di modernizzazione politica di alcuni Paesi decolonizzati negli anni 50 e 60 determinò l’ascesa di queste interpretazioni. Il fascismo sarebbe un elemento, un aspetto della modernizzazione, ovvero: bisogna guardare al fascismo e poi al nazismo come a moderni autoritarismi di massa, basati non solo su modelli coercitivi, portati avanti con mezzi autoritari, ma anche su un diffuso consenso, più o meno di massa, a questo tipo di regimi. Per governare una società di massa, occorre un consenso, di cui il fascismo effettivamente godette.
  • Renzo De Felice, tutta una storiografia, inaugurata in Italia da lui, ha studiato il fascismo come regime di consenso di massa. Il consenso al fascismo viene da un sostanziale consenso popolare a questa forma di regime. Secondo De Felice, probabilmente, se non ci fosse stata la Seconda guerra mondiale, forse il fascismo non sarebbe finito, sarebbe potuto divenire un lungo autoritarismo di massa come quello franchista, fino al 1975. Come in Spagna, in Italia ci fu un grosso ruolo della Chiesa e della Corona. De Felice dunque sostiene che si è all’interno di consenso, non solo di coercizione. La Spagna nel 1939 rimane neutrale, non entra nella Seconda guerra mondiale e il franchismo sopravvive. Ci fu un uso sapiente dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, come il cinema e la radio, il partito di massa.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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