Le guerre arabo-israeliane
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, la Francia dichiarò l'indipendenza del Libano e della Siria, che le erano state assegnate al termine della Prima Guerra mondiale. Il 2 marzo del 1945 si costituì la Lega araba, che si prefiggeva la nascita di un nuovo Stato arabo in Palestina, di cui entrarono a far parte Libano, Siria, Iraq, Egitto, Arabia Saudita, Transgiordania e Yemen.
Nel 1947, le Nazioni Unite votarono la spartizione della Palestina (amministrata prima dalla Gran Bretagna) fra Ebrei ed Arabi, ma gli Stati arabi non accettarono tale suddivisione. Nel luglio 1948, l'operazione Dani, mirata a mettere in sicurezza e ad allargare il corridoio fra Gerusalemme e Tel Aviv, si concluse con l'esodo obbligato di circa 50.000 palestinesi dalle città di Lidda e Ramle.
Dopo il ritiro degli inglesi dalla Palestina, gli ebrei, in esecuzione di un deliberato dell'ONU, costituirono la Repubblica d'Israele; iniziarono le cosiddette guerre arabo-israeliane, durante le quali Israele ricevette l'appoggio degli Stati Uniti, i Paesi arabi quello dell'URSS. Il Paese fu retto dal 1948 al 1963 dallo statista David Ben Gurion, considerato il "Padre di Israele". Golda Meir fu Primo Ministro e prima donna a guidare il governo di Israele.
La prima guerra arabo-israeliana
La prima guerra arabo-israeliana si svolse tra il 1948 ed il 1949 e vide contrapposti Israele e Lega araba e terminò con la conquista da parte di Israele di quasi tutta la Palestina, ad eccezione di Gaza (occupata dall'Inghilterra) e della Cisgiordania (sotto il controllo della Giordania).
La seconda guerra arabo-israeliana
La seconda guerra arabo-israeliana, detta anche guerra di Suez, vide contrapposto ad Israele, sostenuto da Francia e Gran Bretagna, l'Egitto. Nasser, a capo dell'Egitto, decise di liberare il suo Paese dall'ingerenza della Gran Bretagna: nel 1956 vi fu la nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez, dove vi erano forti interessi inglesi e francesi e questo causò una crisi internazionale. Ad ottobre Israele attaccò l'Egitto e lo sconfisse, mentre francesi ed inglesi occupavano il canale. L'impresa fu però condannata dagli USA, e l'URSS inviò un ultimatum ad Israele, Francia ed Inghilterra, che furono costretti a ritirarsi.
La terza guerra arabo-israeliana
La terza guerra arabo-israeliana fu la cosiddetta guerra dei Sei giorni, che si svolse tra il 1967 ed il 1970 tra Israele, Egitto, Giordania, Siria e causò circa 75.000 morti (guerra del Golan); terminò con la sconfitta degli Arabi che dovettero cedere tutti i territori occupati. Israele, le cui truppe erano guidate da Moshe Dayan, conquistò la città di Gerusalemme, la Striscia di Gaza e il Sinai.
La quarta guerra arabo-israeliana
La quarta guerra si combatté nel 1973 durante la Festa dello Yom Kippur e questa volta Israele venne colta di sorpresa dalle forze siriane ed egiziane. La nazione israeliana ristabilì poi la situazione preesistente e gli avversari accettarono ancora una volta il cessate il fuoco imposto dall'ONU. Dopo la guerra dello Yom Kippur, i Paesi produttori di petrolio quadruplicarono il prezzo del greggio e ciò si ripercosse sulle economie di tutti i paesi occidentali industrializzati costretti ad importare l'oro nero per coprire il proprio fabbisogno energetico. Alcuni Stati iniziarono ad impiegare il carbone, mentre altri preferirono puntare sull'energia solare, sul nucleare, per altro molto pericoloso in caso di incidenti.
Alla fine degli anni '70 si assistette ad una ripresa delle economie capitalistiche che nel decennio successivo, in concomitanza con il calo dei prezzi del petrolio, iniziarono una nuova fase di espansione. Tra i settori più colpiti dalla crisi petrolifera vi fu quello dell'industria automobilistica. Sotto l'auspicio del Presidente degli USA Jimmy Carter furono firmati gli Accordi di Camp David (1978) con cui fu
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