Sunto del primo libro del capitale critica dell'economia politica
Indice
- Sezione prima: La merce e il denaro
- Capitolo 1: La merce
- Capitolo 2: Il processo di scambio
- Capitolo 3: Il denaro e la circolazione delle merci
- Sezione seconda: La trasformazione del denaro in capitale
- Capitolo 4: La formula generale del capitale
- Sezione terza: La produzione del plusvalore assoluto
- Capitolo 5: Processo lavorativo e processo di valorizzazione
- Capitolo 6: Capitale costante e capitale variabile
- Capitolo 7: Il saggio del plusvalore
- Capitolo 8: La giornata lavorativa
- Capitolo 9: Saggio e massa del plusvalore
- Sezione quarta: La produzione del plusvalore relativo
- Capitolo 10: Concetto del plusvalore relativo
- Capitolo 11: Cooperazione
- Capitolo 12: Divisione del lavoro e manifattura
- Capitolo 13: Macchine e grande industria
- Sezione quinta: La produzione del plusvalore assoluto e relativo
- Capitolo 14: Lavoro produttivo
- Capitolo 15: Variazione di grandezza dei prezzi della forza-lavoro e nel plusvalore
- Capitolo 16: Differenti formule del saggio del plusvalore
- Sesta sezione: Il salario
- Capitolo 17: Trasformazione in salario del valore e del prezzo della forza-lavoro
- Capitolo 18: Salario a tempo
- Capitolo 19: Salario a cottimo
- Capitolo 20: Differenza nazionale dei salari
- Sezione settima: Il processo di accumulazione del capitale
- Capitolo 21: Riproduzione semplice
- Capitolo 22: Trasformazione del plusvalore in capitale
- Capitolo 23: Composizione del capitale
- Capitolo 24: La cosiddetta accumulazione originaria
- Capitolo 25: La teoria moderna della colonizzazione
Sezione prima: La merce e il denaro
Capitolo 1: La merce
I due fattori della merce. Tutto ciò che si produce nella moderna società lo si produce per il mercato. Tanto i prodotti dell'industria quanto quelli dell'agricoltura sono destinati dai loro produttori al mercato. Anche in passato i prodotti del lavoro sono stati destinati, entro certi limiti, al mercato. Ma è soltanto con il capitalismo che tale risultato diventa generale. Qui – in linea di massima – tutti i prodotti assumono la forma di merce. L'analisi del modo capitalistico di produzione non può partire dunque che dall'esame di quest'unità economica elementare che è la merce.
Che cos'è la merce? Merce è qualsiasi cosa esterna prodotta dal lavoro, utile a soddisfare dati bisogni. Essa possiede due caratteristiche e proprietà: a) quella di appagare dati bisogni umani (il pane per esempio nutre); b) quella di scambiarsi con altre merci secondo una certa proporzione (un chilo di pane si scambia per esempio con un litro di vino). Nella prima accezione la merce è un valore d'uso. Nella seconda è un valore di scambio, o più semplicemente un valore. Come valori d'uso le merci differiscono l'una dall'altra secondo le differenti qualità fisiche ed organolettiche. Come valori esse differiscono invece soltanto per la quantità; possono cioè avere più o meno valore.
Qualità essenziale della merce però è di essere un prodotto di lavoro; un prodotto di lavoro in generale, non individuale ma sociale. L'oggetto d’uso acquista valore soltanto se è filtrato dal lavoro, se incorpora lavoro umano. Tuttavia una cosa può essere valore d'uso senza possedere valore. Ciò avviene quando la sua utilità non è ottenuta mediante lavoro (es.: la luce del sole, l'aria, la terra vergine, ecc.).
Sostanza di valore
Si è detto che il valore di scambio è il rapporto quantitativo in cui una merce si scambia con un'altra merce. Ma da che cosa dipende il suo valore di scambio? In che misura una merce si scambia con un'altra merce?
Se facciamo astrazione delle loro differenti caratteristiche fisiche, permane nelle merci una sostanza comune, che le rende uguali l'una all'altra, nonostante l'estrema loro diversità qualitativa. La sostanza comune, che rende le merci confrontabili e convertibili reciprocamente, consiste nel fatto che esse sono prodotto di lavoro umano, materializzazioni di lavoro. Sostanza comune delle merci è dunque il lavoro. Ed il lavoro è la fonte del valore. Il valore di una merce qualsiasi dipende dal lavoro incorporato in essa.
Il lavoro che crea il valore delle merci però, non è il lavoro individuale impiegato dal singolo produttore, bensì il lavoro medio sociale occorrente alla loro produzione.
Grandezza di valore
Se il valore di una merce dipende dal lavoro in essa incorporato, come se ne determina la grandezza? La grandezza si determina mediante la quantità della sostanza "valorificante" (il lavoro) da essa contenuta. Ma la quantità di lavoro si misura a sua volta con la durata temporale, ossia con il tempo di lavoro, calcolato a frazioni di tempo, come ora, giorno, mese ed anno. Quindi la misura della grandezza del valore è data dal tempo di lavoro.
Il tempo di lavoro di una merce è quello occorrente alla sua produzione in condizioni medie sociali. Benché tali condizioni varino di tempo in tempo e di paese in paese, ciononostante, in un'epoca data ed in un paese determinato, questo tempo di lavoro è dato, determinato. Ma che cosa significa specificatamente tempo di lavoro medio sociale? Significa che per merci della stessa natura, prodotte nello stesso periodo di tempo, si considera tempo di lavoro, non quello individuale del singolo produttore, bensì quello medio risultante dalla somma dei lavori oggettivati in quelle merci.
Il tempo di lavoro è una grandezza variabile. Esso varia con il cambiamento della forza produttiva del lavoro, che si verifica in conseguenza di molteplici fattori (sviluppo della tecnica, combinazioni sociali del lavoro, particolari situazioni naturali). La grandezza di valore di una merce varia comunque direttamente con il variare della quantità di lavoro, e inversamente col variare della forza produttiva. A determinare la grandezza del valore resta quindi soltanto il tempo di lavoro socialmente necessario a fornire un dato valore d'uso.
Duplice carattere del lavoro rappresentato nelle merci
La merce si presenta dunque in duplice forma: a) come oggetto d'uso; b) come valore. Ma anche il lavoro contenuto nella merce ha un doppio aspetto: a) quello di creare valore, per la proprietà di essere lavoro umano; b) quello di creare valori d'uso diversi per effetto della diversità dei lavori utili stessi. Il produttore individuale, nell'atto di realizzare un prodotto, da una parte crea un valore, in quanto tale prodotto incorpora una data quantità di lavoro; dall'altra crea un oggetto utile come risultato peculiare del suo particolare e specifico lavoro (lavoro di agricoltore, di fabbro, di calzolaio, di sarto, ecc.).
Perché gli oggetti d'uso possono scambiarsi l'uno con l'altro come merci, occorre che siano differenti (il grano non si scambia con il grano, lo stesso oggetto non si scambia con lo stesso oggetto). Per creare l'insieme degli oggetti d'uso occorrono quindi lavori svariati. Questi lavori quantunque vengano eseguiti da singoli produttori privati, l'uno indipendentemente dall'altro, alla fine risultano costituire parti di un sistema unico di produzione, elementi della divisione sociale del lavoro. Ed in effetti, in una società nella quale domina la forma di merce del prodotto, la differenza qualitativa dei vari lavori utili, eseguiti dai singoli produttori autonomi, dà luogo, e deve dar luogo, ad un sistema pluriarticolato, alla divisione sociale del lavoro.
Il carattere duplice del lavoro contenuto nella merce sta dunque in questo: a) che gli uomini, lavorando gli uni per gli altri, a loro insaputa fanno dei loro lavori individuali un lavoro sociale; b) che inoltre i loro lavori privati, differenti l'uno dall'altro, diventano uguali nel momento dello scambio. Lo scambio, mettendo sul piano di uguaglianza i loro differenti prodotti, stabilisce un rapporto sociale che riporta i valori individuali delle merci al tempo medio sociale occorrente a produrle.
La circostanza che gli oggetti d'uso vengono scambiati fra i produttori, non fa poi mutare il rapporto esistente fra valore d'uso e lavoro. Il lavoro, come generatore d'oggetti d'uso, è sempre necessario in qualsiasi forma della società. Esso è condizione di esistenza dell'uomo, mezzo con il quale si mantiene in vita e si sviluppa. Quindi, mentre la merce è soltanto una forma storica della produzione, il valore d'uso rimane tale in qualsiasi formazione economica della società.
Riduzione a lavoro semplice dei generi vari di lavoro
Per adattare la materia a sé, ossia per trasformare le materie naturali, occorrono lavori di tipo diverso, di grado e di sviluppo differenti. Facendo astrazione dal suo carattere utile, il lavoro, dal punto di vista esclusivo del valore, si presenta soltanto come dispendio di forza lavorativa umana, che ognuno in media possiede nel proprio organismo fisico. Tale dispendio di forza lavoro, senza sviluppo particolare, istruzione speciale, ecc., è il lavoro semplice. Per contro, tutti gli altri tipi di lavoro, che richiedono un grado maggiore di abilità, un'istruzione particolare, sforzi maggiori, ecc., sono lavoro complesso. Ogni lavoro complesso consiste in una quantità maggiore di lavoro semplice, può considerarsi come lavoro semplice potenziato o moltiplicato, e può quindi ridursi a lavoro semplice. La riduzione del lavoro complesso a lavoro semplice avviene in pratica senza che ce ne accorgiamo, per mezzo degli scambi e della moneta.
La forma di valore
Si è detto che il valore della merce dipende dal tempo di lavoro. Orbene, se il valore nasce dal lavoro, esso si manifesta però nello scambio. Il valore è una realtà sociale. In effetti, senza conversione di una merce in un'altra, non si potrebbe parlare di valore delle merci. Pertanto, mentre il valore origina dal tempo di lavoro, ed è quest'ultimo a reggere gli scambi, i rapporti di scambio; è però soltanto per mezzo degli scambi che esso può esprimersi.
Tutte le merci, in quanto coaguli di lavoro, possono sostituirsi, indifferentemente, l'una nell'altra. Questa conversione onnilaterale delle merci tra di loro, è direttamente connessa alla loro forma di valore. Bisogna ora analizzare tale forma di valore per svelare i misteri inerenti alla natura del valore, fino alle sue espressioni più appariscenti, quale il denaro.
I prodotti del lavoro acquistano la forma di merce in quanto posseggono una duplice forma: a) la forma naturale; b) la forma di valore. Ora, si può voltare e rigirare una merce quanto si vuole, questa non rivelerà nessun atomo di valore. In che cosa consiste allora l'oggettività del valore? Abbiamo visto che le merci sono espressione di lavoro umano. In quanto coaguli di lavoro umano esse oggettivano valore, sono l'oggettivazione del valore, rappresentano l'oggettività del valore. L'oggettività del valore non ha quindi niente di naturale; è puramente sociale, e si può manifestare unicamente nel rapporto sociale fra merce e merce, cioè nello scambio.
Anche se non si sa altro, tutti però sanno che le merci hanno una forma di valore inconfondibile: la forma di denaro; dato che col denaro si compra qualsiasi merce. Poiché il denaro è la forma di valore più sviluppata, più astratta, la forma per eccellenza, quella che abbaglia gli occhi di tutti; si tratta allora di vedere da dove esso origina. Con tale indagine vengono difatti alla luce tutti gli enigmi della forma valore e della sua espressione ultima, il denaro.
Forma semplice di valore
Poniamo la seguente uguaglianza o equazione: 1 quintale di grano = 1 paio di scarpe. Qui le due merci di genere differente sono messe a raffronto l'una con l'altra. La prima, il grano, esprime il suo valore nel valore d'uso della seconda, le scarpe. Si trova pertanto in posizione relativa di valore. Le scarpe, che sono la merce che fa da specchio al grano, si trovano invece in posizione di equivalente. Tanto la forma relativa di valore quanto quella di equivalente, sono momenti inseparabili, ma polari, opposti l'uno all'altro, dell'espressione di valore. Benché si possano invertire indifferentemente le parti e mettere al posto del grano le scarpe, la stessa merce non può contemporaneamente stare nelle due forme specificate. O si trova in posizione relativa, o si trova in posizione di equivalente.
Quando diciamo che la merce come valore è cristallizzazione di lavoro umano, con ciò ci fermiamo all'astrazione valore, ma non diamo ancora alcuna forma al valore. La forma di valore appare (e può soltanto apparire) nel momento della relazione di una merce con un'altra merce. Nell'esempio le scarpe rappresentano per l'appunto la forma di valore del grano. Il grano può esprimere il proprio valore in quanto ed esclusivamente perché il valore d'uso delle scarpe gli fa da equivalente. Così, mediante il rapporto di valore, il corpo materiale di una merce diventa forma di valore di un'altra merce. Evidentemente la forma di valore non esprime soltanto valore in generale. Esprime anche una grandezza determinata di valore; per cui, ad ogni variazione di valore che si verifica nelle due merci messe a raffronto, se ne modifica il rapporto relativo.
Nell'equazione, il ruolo attivo è svolto dalla merce che si trova nella posizione relativa di valore. Per quanto riguarda partitamente la forma di equivalente, si debbono mettere in rilievo le seguenti particolarità: a) il valore d'uso della merce, che si trova in posizione di equivalente diventa la forma del valore, ossia il corpo dell'oggetto funge, entro la relazione di scambio, da forma del valore; b) il lavoro concreto, specifico, utile, contenuto nella merce, diventa espressione di lavoro astratto; c) il lavoro privato diventa lavoro in forma immediatamente sociale.
Forma dispiegata di valore
La forma semplice di valore trapassa ben tosto in una forma più sviluppata. Se mettiamo a raffronto il quintale di grano, oltre che col paio di scarpe anche con altre merci, quali un ettolitro di vino, una zappa, un pantalone, ecc., otteniamo differenti espressioni di valore. Tante quante sono le merci con le quali il grano si specchia. In questo caso il valore del grano si presenta in una serie di corpi materiali di merci, oppure, il che è la stessa cosa, esso si presenta come lavoro indifferenziato che equivale ad ogni altro lavoro. La merce grano non sta più ormai in relazione con una sola merce (forma semplice di valore), bensì con più merci, col mondo delle merci (forma dispiegata di valore).
Forma generale di valore
Così come abbiamo espresso il valore del grano in rapporto a tutte le altre merci, possiamo altrettanto, rovesciando i termini dell'eguaglianza, vale a dire mettendo al posto del grano l'ettolitro di vino, il paio di scarpe, la zappa, il pantalone, esprimere il valore di tutte queste altre merci in relazione al grano. Con questo rovesciamento di posizione il grano, da merce che esprimeva il suo valore in una serie di merci differenti, funge da forma di valore delle altre merci. Esso diventa in tal modo la forma generale di valore.
Volendo riscontrare sul terreno storico la forma dispiegata di valore, ci accorgiamo che essa sorge allorquando un prodotto di lavoro, per esempio il bestiame, viene scambiato con merci differenti, non più in modo sporadico, ma in forma abituale.
La forma generale del valore sorge come opera comune del mondo delle merci, in quanto essa sola mette tutte le merci in reciproco rapporto fra loro, quali valori di scambio. Nell'esempio, la forma corporea del grano diventa l'incarnazione sociale palpabile di ogni lavoro umano: è la forma generale di equivalente.
Forma di denaro
Il passaggio dalla forma generale del valore, in cui qualsiasi merce può fungere da equivalente, alla forma di denaro del valore, non è che immediato. La merce che a mano a mano è venuta ad assumere socialmente la forma di equivalente, è diventata merce denaro, moneta. Prima che la merce oro acquistasse questo posto di privilegio altre merci (bestiame, sale, metalli, ecc.) hanno ricoperto tale ruolo.
L'arcano e il carattere di feticcio della merce
La merce, considerata quale oggetto d'uso, è una cosa molto semplice che non dà luogo a nessun problema particolare. È un prodotto del lavoro umano, un risultato dell'opera dell'uomo rivolta ad adattare la natura a sé; e tale resta. Tutt'altra cosa diventa invece quando la si considera come valore di scambio, ossia come valore. In quest'ultimo aspetto, la merce diventa una cosa imbrogliatissima e misteriosa.
Da che cosa dipende questo carattere misterioso del prodotto del lavoro appena assume la forma di merce? Dipende esattamente da tale forma; dalla forma di merce. La forma valore, come si è potuto constatare, dà una falsa idea dei rapporti che intercorrono tra i produttori. Il valore di scambio, che non è altro che un modo di misurare il tempo impiegato nel produrre una merce, si trova così profondamente compenetrato nella merce che sembra una proprietà naturale degli stessi prodotti del lavoro.
Gli oggetti d'uso diventano merci in quanto sono prodotti di lavori privati, eseguiti l'uno indipendentemente dall'altro. L'insieme di questi lavori privati costituisce il lavoro sociale complessivo. I produttori di queste merci entrano in rapporti reciproci mediante lo scambio di esse. È nello scambio che i lavori privati rivelano la loro natura sociale, la qualità di essere articolazioni del lavoro sociale complessivo.
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