Il Barocco
Introduzione
Il Seicento si apre con la celebrazione del giubileo indetto da papa Clemente VIII a cui seguiranno altri giubilei caratterizzati da fasto teatrale quale segno del trionfo della chiesa cattolica. Lo stesso secolo si apre con la condanna di Giordano Bruno, arso sul rogo a Roma. Il Seicento è anche un "secolo di ferro", percorso da guerre in quasi ogni regione (come la guerra dei Trent'anni) che flagellano l'Europa prosciugando le finanze degli stati e portando fame e carestia (>dilagare di violente epidemie di peste).
Eppure in molte zone d'Europa si registrano i cosiddetti "periodi d'oro" in cui la cultura e l'arte eccellono grazie agli artisti. Ancora troppo spesso si fa coincidere il Seicento con il Barocco (stile o movimento che abbraccia ogni forma artistica) che ne caratterizza una buona parte delle espressioni, ma non tutte e non in maniera esclusiva. Siccome è comune dare al termine un'accezione negativa, con significato di esagerato o pesante, anche il secolo viene catalogato di conseguenza.
Indagando le diverse facce del Seicento, spesso in contrasto tra loro, va chiarito cosa si intende oggi per Barocco. "Barocco" è un aggettivo che probabilmente deriva dallo spagnolo barrueco, che nella forma portoghese diviene barroco e indica una perla dalla forma irregolare. Non è una definizione contemporanea: essa compare solo alla fine del secolo successivo designando con sfumatura negativa tutto ciò che è irregolare e bizzarro. Questa connotazione negativa si estende anche all'arte, detta barocca e considerata negativamente poiché si sosteneva che non fosse generata dall'adesione alle regole, ma dal capriccio dell'artista.
In effetti il Barocco si può sintetizzare nell'opposizione ad alcune precise tendenze che avevano caratterizzato l'arte del Rinascimento, in particolare nello sfuggire alle regole ferree delle proporzioni classiche e all'armonia di volumi, luci e colori. Sono le novità artistiche che si delineano grazie all'intervento di Caravaggio che saranno caratteristiche di un'eccezionale ripresa nel Seicento. Grazie all'osservazione della natura e alla restituzione di essa che l'artista fa, si apre la via al naturalismo, che intende osservare e imitare la natura con un'attenzione tale da porre sullo stesso piano ogni elemento del mondo sensibile, per essere più vicini alla mimesis (imitazione della realtà naturale).
Barocco mistico
Verso la fine del 500 si diffonde nei paesi cattolici una spiritualità segnata da un profondo e rinnovato senso religioso, desideroso di valori autentici e permeato da un forte anelito verso il trascendente, che influenzerà le arti figurative per tutto il Seicento. L'arte sembra lo strumento più efficace per trasmettere significati simbolici attraverso un linguaggio capace di coinvolgere emotivamente lo spettatore.
Nel corso del 600 si sviluppa un nuovo linguaggio artistico che ritrova nella rappresentazione delle visioni e delle estasi uno dei suoi nodi centrali e che tenta di risolvere le proprie necessità espressive nella ricerca di soluzioni compositive nuove e audaci. L'arte barocca suscita la meraviglia ponendo sotto gli occhi dello spettatore-fedele la presenza del divino che irrompe nella vita del cristiano, per suscitare un profondo sentimento di devozione e abbandono a Dio. Si crea una corrispondenza fra "gestualità attiva" e gestualità passiva: sono le pose dei santi di Guido Reni, gli "affetti" di Bernini, dei suoi santi come Sebastiano, Lorenzo, tutti raffigurati per trasmettere l'amore di Dio.
Leon Battista Alberti sosteneva che i movimenti dell'animo si possono conoscere da quelli del corpo. Se gli artisti della controriforma sembrano privilegiare i movimenti definiti calmi e a pidelle braccia e delle mani, nei secoli XVII e XVIII ciò che colpisce è la ricchezza delle soluzioni proposte nella rappresentazione del corpo in estasi. Così un medesimo gesto può essere investito di valori e sfumature semantiche diverse.
Roma - Bernini
Con la metà degli anni venti del Seicento e con l'inizio del quarto decennio, le due tendenze che fino a quel momento caratterizzano il panorama artistico pittorico a Roma - il naturalismo caravaggesco e la linea classicista dei bolognesi - lasciano il passo al Barocco propriamente detto. I nuovi assoluti protagonisti delle tre arti sono Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona e Francesco Borromini. Al loro nome si legano le figure dei grandi papi del 600, Urbano VIII Barberini, Innocenzo X Pamphilj e Alessandro VII Chigi.
La Roma di papa Urbano VIII Barberini (1623-1644)
Bernini: dagli esordi agli sviluppi negli anni venti
Gian Lorenzo Bernini, nato a Napoli nel 1598, giunge a Roma con la famiglia nel 1605. Con il padre Pietro, scultore fiorentino, inizia la sua prima attività nella chiesa di Santa Maria Maggiore durante i lavori per la cappella di Paolo V e poi con una serie di sculture in collaborazione con lui, come il San Sebastiano, in cui la lettura dell'arte antica e la cultura manierista si presentano con grande libertà espressiva.
L'occasione per farsi conoscere arriva quando Scipione Borghese gli ordina il gruppo di Enea e Anchise (1618). Se la posa dei corpi intrecciati ricorda i precedenti cinquecenteschi, già è manifesta la sua straordinaria capacità di lavorare il marmo con effetti di naturalezza estrema. Le superfici prendono vita grazie all'attenta osservazione del vero, che qui serve per rendere evidenti le tre età dei personaggi attraverso le caratteristiche fisiche dei corpi.
L'artista realizza in scultura le tendenze naturali proposte dal caravaggismo unite alla pastosità e tenerezza della pittura neoveneta e neocorreggesca, proprio allora riscoperte in pittura. Il cardinale Borghese, grande collezionista, promotore delle arti e principale mecenate del giovane Bernini, è colpito dal risultato e chiede un altro gruppo per la propria villa, l'attuale Galleria Borghese.
Il Ratto di Proserpina, scolpito in poco più di un anno, tra la primavera del 1621 e l'estate del 1622, narra il momento culminante quando Plutone, abbracciata con forza la giovane che disperata lo respinge, la sta per trascinare negli Inferi. Un geniale talento permette all'artista di scolpire dettagli finissimi, come le lacrime di Proserpina, i riccioli della barba di Plutone mossi dalla foga dell'atto e i segni che le mani potenti del dio lasciano sulla coscia e il fianco di lei.
Accanto a questo, emerge la grande novità proposta qui da Bernini e portata a piena risoluzione con le opere subito successivo, il Nettuno (1622), David e Apollo e Dafne. Si tratta di una nuova moderna concezione della scultura, che invade lo spazio dello spettatore e lo coinvolge con la forte illusione che il movimento accada lì, in quel preciso momento. Le sculture mostrano il punto culminante di un atto transitorio bloccato nell'eternità, ma insieme sempre replicato; l'emozione delle figure si trasmette nello spazio reale vissuto dallo spettatore. L'opera è concepita non per girarci intorno, ma per una visione frontale.
Il Ratto fu donato da Scipione al cardinale Ludovisi e nel suo palazzo era addossato a una parete, incorniciato da una porta vicino all'ingresso sul giardino. Sul basamento erano incisi alcuni versi di un dialogo tra Proserpina e un'ipotetica persona che si trovava nel giardino. L'anno dopo Scipione commissiona il David (1623). Il soggetto sacro è svolto con un impatto visivo molto forte, perché si ribalta il punto di vista e chi si pone di fronte al giovane - colto nell'attimo di massima tensione prima di lanciare la pietra, come mostra il viso aggrottato e le labbra trattenute - ha il "ruolo" di Golia ed è indotto a credere che il colpo sia diretto verso di lui, con effetto teatrale, illusionistico coinvolgimento. La concezione dell'arte barocca trova piena e perfetta forma.
Su questa linea e con un risultato straordinario dal punto di vista tecnico, è l'Apollo e Dafne (1622-1625): il marmo diventa vivo e subisce la metamorfosi narrata da Ovidio. Le dita e i capelli si fanno alloro, il corpo corteccia e lo stupore degli occhi di Apollo, che col suo tocco causa tutto ciò, diventa stupore di chi assiste alla scena, e il grido di Dafne sembra riecheggiare nel tempo.
Bernini per Urbano VIII: il pieno Barocco
Con la salita al soglio pontificio di Urbano VIII nel 1623, lo scultore diventa l'assoluto protagonista in tutti i campi, prestando il proprio genio a molteplici commissioni che coinvolgono anche la scenografia, la pittura, la scrittura e l'architettura. Si collocano in questo momento una serie di busti-ritratto unici per risultati e "sospirati" da prestigiosi committenti - tra i quali tutti e tre i papi a partire da Urbano VIII - disposti ad attendere pur di averne uno e numerose sono le opere uscite dalla sua bottega nel corso della sua attività, conclusa con la morte il 28 novembre del 1680. Anche in questo caso Bernini riesce a...
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