Igiene e salute
Definizione pag. 2
Promozione della salute
Pag. 3
Educazione alla salute
Pag. 4
Prevenzione
Pag. 5
Screening
Pag. 8
Sorveglianza epidemiologica
Pag. 10
Sorveglianza in sanità pubblica
Pag. 11
Notifica di malattie infettive
Pag. 13
Malattie infettive e vaccinazioni
Trasmissione pag. 14
Programma di vaccinazione e obiettivi pag. 15-16
Tipi di vaccini – somministrazione – controindicazioni
Pag. 17-20
Calendario vaccinale
Pag. 21-22
Papilloma, HIV + vaccino
Pag. 23
Morbillo – parotite – rosolia – varicella + vaccino
Pag. 23-24
Meningite – meningococco ACYW135 + vaccino
Pag. 24
Difterite – tetano – pertosse – polio + vaccino
Pag. 24-25
Calendario vaccinale in Puglia
Pag. 26-27
Meningite meningococcica
Pag. 28-29
Piano nazionale vaccinale 2017 – 2019
Pag. 29
Vaccini per condizioni a rischio
Pag. 32
Dm 90 malattie infettive
Pag. 32
Igiene degli alimenti
Pag. 35-36
Salmonella
Pag. 37
Febbre tifoide
Pag. 38
Genere vibrio
Pag. 39
Gastroenteriti + listeriosi + brucellosi
Pag. 40
Clostridium
Pag. 42
Bacillus cereus
Pag. 42
Diarrea del viaggiatore
Pag. 43-44
Coronavirus + vaccini
Pag. 45-50
Sterilizzazione + autoclave
Pag. 51-52
Disinfezione
Pag. 52-53
Asepsi
Pag. 54
Disinfestazione
Pag. 54
Infezioni correlate all'assistenza
Pag. 55
Resistenza agli antibiotici
Pag. 55
Enterobatteri resistenti ai carbapenemi
Pag. 58-60
Concetto di salute
È un concetto dai molteplici significati e che si è evoluto negli anni. Fino a 60 anni fa era ritenuta “assenza di malattia” e la prima definizione è stata “è lo stato completo di benessere fisico, mentale
formulata dall’OMS nel 1948
e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia e infermità”. Dopo circa 20 anni Seppilli ha una lettura dinamica di questo concetto e la “una condizione di armonico equilibrio fisico e psichico
definisce come
dell’individuo, dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale”; lo stesso ONU afferma che “ogni individuo ha diritto ad un livello di vita sufficiente ad assicurare la sua salute, sia sul piano fisico che intellettuale, morale, spirituale, sociale, in condizione di libertà e dignità”; da questo concetto nascono quelli che sono i diritti dell’uomo e la Costituzione Italiana “la salute è considerata fondamentale diritto dell’individuo
nell’art.32 sancisce
e interesse della collettività”. Nel 1997, durante la 4° conferenza Mondiale per la promozione della Salute, viene emanata la Dichiarazione di Jakarta dove si riafferma che la salute, quale condizione di completo benessere, è un diritto fondamentale e si sostiene che essa è essenziale per lo sviluppo sociale ed economico.
- chiaramente una popolazione prevalentemente giovane e in buona salute fisica e mentale, questo contribuisce molto più di una popolazione più anziana e in cattiva salute allo sviluppo sociale ed economico, poiché anche i settori del fisco e dell’economia sono strettamente legati alla sanità. Il settore della sanità dovrà integrarsi con gli altri settori per garantire una migliore efficienza, come quello economico e tutte le politiche in merito all’implemento di posti di lavoro, riducendo così il gap tra la gente benestante e quella povera che si trova in uno stato di indigenza con un limitato accesso alla sanità e problemi annessi -
Nel 2005 viene emanata la Carta di Bangkok per la promozione della salute in un mondo globalizzato: si ribadisce la definizione di salute e il concetto che è un diritto umano fondamentale. Si afferma che il raggiungimento del più elevato livello di salute costituisce un obiettivo sociale di rilevante importanza, la cui realizzazione richiede l’azione di molte professioni.
- la promozione della salute non è astratta ma deve essere concreta, in primis promossa dagli operatori sanitari e integrata con le politiche sociali adottate dai paesi, ancor più efficaci su regioni non densamente popolate, dove si riesce a garantire maggior benessere. Ricordiamo infatti che nel 1978 in Italia è stato introdotto il SSN, ancora oggi attivo, che si preoccupa di questi principi di interesse collettivo e di riduzione delle disuguaglianze tra i vari settori e ambiti. Rispetto alla sanità privata in quella pubblica non tutti i servizi vengono garantiti a tutti, rendendoli di difficile accesso per i meno abbienti. Dunque educare alla salute può contribuire a ridurre tali situazioni -
Un concetto cardine è quello di equità, cercando di ridurre le differenze nello stato di salute attuale e assicurare pari opportunità e risorse. Pag. 2
Parallelamente al concetto di salute, si sviluppa quello di qualità di vita che comprende benessere, soddisfazione, felicità. L’essere in buona salute è una risorsa sociale ed economica, sia generale che personale. In più di 60 anni si è passati da un approccio biomedico, incentrato solo sull’individuo e sulla malattia e le relazioni, ambiente di vita, lavoro e condizioni socio-economiche ricoprivano un ruolo marginale, ad un approccio di sanità pubblica incentrato in particolar modo sull’individuo e sugli stili di vita. Vi è poi anche un approccio umanista centrato sul paziente, dove l’individuo è integrato nel suo stile di vita, nelle relazioni.
Promozione della salute
La promozione della salute è il processo che consente alle persone di acquisire un maggior controllo della propria salute e migliorarla (C. Ottawa). La carta di Ottawa si fonda su 5 principi:
- Costruire politiche per la salute
- Creare ambienti favorevoli per la salute
- Rafforzare l’azione della comunità per la salute
- Sviluppare capacità individuali
- Ri-orientare i servizi sanitari
Possiamo quindi definire la promozione della salute come un processo sociale e politico diretto non solo a rafforzare le abilità e le capacità dell’individuo ma è anche azione sociale diretta al cambiamento sociale, ambientale ed economico. Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale (e quindi la salute) un individuo o gruppo deve essere capace di:
- Identificare e realizzare le proprie aspirazioni
- Soddisfare i propri bisogni
- Cambiare l’ambiente circostante
I prerequisiti, ovvero le risorse fondamentali per la salute sono:
- La pace
- L’abitazione (salubre)
- Istruzione
- Cibo
- Ecosistema stabile
- Risorse sostenibili
- Giustizia sociale
- Equità
L’OMS definisce i determinanti della salute come tutti quei fattori personali, socio-economici e ambientali che determinano lo stato di salute delle singole persone e delle popolazioni. In uno schema circolare del 1991 abbiamo al centro le variabili non modificabili (età, sesso) e allontanandoci verso l’esterno quelle modificabili (stili di vita, reti sociali, condizioni di vita e lavoro). Le nostre società sono complesse e interdipendenti e non è possibile separare la salute da altri obiettivi quali:
L’ottica di sanità pubblica determina la creazione ambienti favorevoli alla salute al fine di:
- Conservare le risorse naturali
- Determinare cambiamenti di modelli di vita, di lavoro e di tempo libero che dovrebbero essere fonte di salute per le persone
- Determinare una diversa organizzazione del lavoro (ad esempio lo smart working, di cui ancora non si capiscono le reali conseguenze)
La carta di Ottawa riassume tutto quanto dicendo “la salute si costituisce dove la gente vive, lavora, ama, gioca …”. La Carta di Ottawa è quindi, prima di tutto, impegno politico e tutti i governi hanno la responsabilità di agire in modo appropriato per favorire la salute delle comunità e vede la necessità di una cooperazione intersettoriale e interistituzionale e dunque la formazione di ambienti organizzativi. La collaborazione, tra i settori della società che si occupano di educazione e salute e tra i decisori politici locali, nazionali è un prerequisito importante per rendere più solide le condizioni in cui lavorare per accrescere la salute degli individui e della comunità. Un partenariato per la promozione della salute consiste in un accordo volontario tra due o più parti che si impegnano a collaborare per il raggiungimento di una serie di risultati condivisi sulla salute.
Educazione alla salute
“Intervento sociale che tende a modificare consapevolmente e durevolmente il comportamento nei confronti dei problemi della salute” (Seppilli, 1958). Si può fare sui banchi di scuola con interventi mirati da parte dei docenti di educazione sanitaria, può essere fatta nello studio del medico di medicina generale o anche in tutti gli ambiti territoriali ospedalieri da parte degli operatori sanitari. La finalità è modificare consapevolmente e durevolmente stili di vita non positivi.
Fondamentale per incrementare la salute ed eliminare i fattori di rischio e a prevenire le malattie è anche la comunicazione. Parlando di modelli educativi, l’obiettivo non è solo fornire contenuti, come l’approccio tradizionale ma sviluppare nell’individuo delle abilità (skills) e atteggiamenti che lo mettano in grado di fare scelte di salute sane. Pag. 4
Con il termine skills l’OMS indica tutte quelle abilità e competenze che è necessario apprendere per mettersi in relazione con gli altri e per affrontare i problemi, le pressioni e gli stress della vita quotidiana. La mancanza di skills socio-emotive può causare, in particolare nei giovani, l’instaurarsi di comportamenti negativi e a rischio, in risposta agli stress…”
Le skills individuate sono:
- Capacità di prendere decisioni (decision making)
- Capacità di risolvere problemi (problem solving)
- Capacità per le relazioni interpersonali
- Comunicazione efficace
- Senso critico
- Autocoscienza
- Empatia
- Gestione delle emozioni
- Gestione dello stress
Si è passati dall’insegnamento tradizionale, strutturato dall’alto verso il basso, a modelli educativi moderni, nei quali gli individui sono partecipanti attivi e il lavoro è centrato sui fattori che influenzano il comportamento più che sui comportamenti di salute stessi. I modelli educativi innovativi sono i programmi sull’influenza sociale che hanno l’obiettivo di sviluppare le capacità necessarie alle situazioni concrete. Nella scuola, ad esempio, tali programmi, comprendenti sia interventi di educazione sanitaria tradizionale in classe e lo sviluppo delle conoscenze, sia la formazione di skills, aprono alla partecipazione alla programmazione e agli interventi alla famiglia e ai membri della comunità allargata. Questo quando la promozione era presente in tutte le scuole in un catalogo di “promozione” che integrasse ragazzi, docenti e famiglie assieme alla sanità.
L’educazione sanitaria è lo sforzo continuo e in progress deve essere quello di “costruire” interventi di impatto sugli aspetti cognitivi, comportamentali, attraverso metodi e strumenti propri della educazione alla salute. Per questo bisogna:
- Identificazione del problema di salute
- Formazione del gruppo di lavoro
- Analisi della situazione di avvio
- Definizione del target
- Definizione degli obbiettivi di: salute, comportamentali, conoscitivi
- Contenuti, metodi, strumenti
- Valutazione
La prevenzione
L’OMS, a partire dal 1978 con la Dichiarazione di Alma Ata, ha dato inizio ad una nuova prospettiva di sanità pubblica, richiamando l’attenzione sull’importanza della prevenzione nell’ambito delle politiche sanitarie nazionali e internazionali, così come all’interno dei sistemi nazionali. Per prevenzione s’intende dunque l’insieme degli interventi fatti a monte, in anticipo che possono evitare l’insorgere di una patologia o il suo aggravarsi e rappresenta quindi un mezzo per lo sviluppo sociale ed economico, capace di:
- Impedire l’insorgenza di malattie
- Impedire la progressione delle malattie
- Ridurre la mortalità
- Allungare la sopravvivenza
- Migliorare la qualità della vita
Distinguiamo 3 livelli di prevenzione:
- Primaria
- Secondaria
- Terziaria
La prevenzione primaria agisce a livello eziologico quindi sui determinanti della salute per evitare o diminuire l’esposizione o la probabilità di esposizione ai fattori di malattia. Si attua a livello del singolo e della comunità.
Malattie Incidenti Malattie croniche e infortuni infettive
Educazione alimentare Limiti di velocità Vaccinazioni
Norme Cinture di sicurezza Disinfezione antinquinamento Uso del casco Sterilizzazione
Lotta alla droga Norme antincendio Notificazioni casi Campagne contro il Protezione dei Controlli alimenti fumo lavoratori Controlli acque potabili Limitazioni all’uso di Educazione stradale alcol
Pag. 6
Barriere anti-rumore
La prevenzione secondaria agisce a livello patogenetico cioè agisce per limitare o evitare la progressione della malattia. Si attua a livello del singolo. La prevenzione terziaria agisce a livello clinico-riabilitativo-sociale e viene attuata quando non sono effettuate le due precedenti. Interviene per:
- Evitare complicanze, recidive, invalidità derivate da una malattia già conclamata e limitare gli esiti infausti
- Far acquisire funzioni perdute
- Reinserire i soggetti nella società (famiglia, lavoro …)
Il passaggio dallo stato di benessere (salute) a quello di malattia avviene attraverso diversi stadi e in ciascuno di questi è possibile non solo arrestare o contenere il processo di danno, ma anche ricostruire le condizioni di benessere.
Da un lato abbiamo le malattie infettive, un tempo causa di morte, dall’altro lato vi sono malattie non infettive o cronico-degenerative, non trasmissibili su cui si hanno dei programmi di prevenzione che mirano a ridurre l’impatto sulla comunità; rappresentano la parte prevalente della patologia Pag. 7 esistente ad oggi nella nostra popolazione. Ne fanno parte tumori, malattie cardiovascolari, broncopatie ostruttive, malattia metaboliche (glicemia, colesterolo). La lotta alle malattie croniche è una priorità per la sanità pubblica anche se il loro peso sull’economia e i sistemi sanitari aumenta continuamente.
Nella storia naturale delle malattie infettive si comprende come agisce la prevenzione. Nella fase libera, ovvero scevra dall’agente patogeno abbiamo la prevenzione primaria in cui l’esposizione all’agente patogeno mediante il vaccino permette di essere protetti dall’insorgenza della malattia.
Nella fase di incubazione, lasso di tempo che va da poche ore a diversi mesi adottiamo la prevenzione secondaria. Con la malattia conclamata adottiamo la prevenzione terziaria, la quale agisce fornendo una terapia per prevenire le complicanze oltre che la morte. È il caso dell’HIV sul quale non esistono vaccini ma solo terapie di contenimento della malattia.
Per quanto riguarda invece la storia naturale delle malattie cronico-degenerative:
- La fase libera, in cui evitare le esposizioni ai fattori di rischio evita l’insorgere della malattia. Qui la prevenzione primaria si opera modificando lo stile di vita.
- La fase pre-clinica prevede delle diagnosi precoci, che effettuiamo tramite test di screening con possibilità di guarigione. (Prevenzione secondaria)
- La malattia clinica prevede la diagnosi consueta e la prevenzione delle complicanze. (Prevenzione terziaria)
Nuove vaccinazioni per l'adolescente
(Infezioni da Papilloma virus HPV)
Le vaccinazioni sono partite dalle donne nate tra il 1995 e il 2001 e allargate ad entrambi i sessi dopo la campagna vaccinale del 2003. Si diffonde principalmente per via sessuale determinando infezioni di tipo asintomatico nelle donne, che se persiste determina l’insorgenza di cellule tumorali a livello del collo dell’utero e le zone genitali vicine. Oltre ai vaccini, fa parte della prevenzione primaria in questo caso l’uso del profilattico.
Il Pap-test è un esempio di screening, rappresenta una prevenzione secondaria, effettuata gratuitamente alle donne tra i 25 e i 64 anni, ogni 3 anni. Rileva delle lezioni nel collo dell’utero raccogliendo delle cellule, tramite una spatolina, per verificare che siano normali oppure abbiano un’alterazione, in genere provocata dall’HPV. Se il test è positivo si effettuano la colposcopia e HPV test per avere conferma della presenza del virus. Sopra i 30 anni è consigliabile fare l’HPV test ogni 5 anni, più moderno ed è una tecnica di biologia molecolare.
Le malattie provocate dal Papillomavirus si manifestano negli adulti, ma il primo contatto con il virus si ha nell’adolescenza o all’inizio dell’età adulta. Il rischio di infezione è più elevato tra i 20 e i 30 anni in cui la vita sessuale delle donne è più attiva, mentre l’incidenza del carcinoma del collo dell’utero Pag. 8 avviene tra i 30-40 anni. La vaccinazione è un metodo efficace di prevenzione, per lo meno per la maggior parte dei ceppi virali esistenti.
L’età consigliata per vaccinarsi è tra i 12 e 18 anni e ci si può vaccinare anche quando si è adulti.
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