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Riassunto esame Igiene, prof. Marocco, libro consigliato Igiene mentale, Rossi, Cartelli, Bucca

Sunto per l'esame di Igiene mentale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dalla docente Marocco Muttini, Igiene mentale, Rossi, Cartelli, Bucca. Gli argomenti trattati sono: gli ambienti operativi dell'igiene mentale, i lineamenti di nosologia psichiatrica, i problemi eziopatogenetici (pluralità di fattori).

Esame di Igiene mentale docente Prof. C. Marocco Muttini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Psicosi: indica la forma più grave di disturbo psichico in cui la compromissione della personalità è

elevata (il più grande disturbo della consapevolezza di sé e realtà esterna); sintomi psicotici più

frequenti sono deliri, allucinazioni, confusione, grave compromissione dell’umore, alterazione del

comportamento

Nevrosi: turbe psichiche minori, con assenza di sintomi psicotici e presenza di sintomi più vicini

alla normalità (ansia, paura eccessiva, fobie, astenia). La struttura complessiva della personalità è

meno compromessa.

LA SCHIZOFRENIA

Patologia del pensiero. Concetto che deriva da osservazioni del XIX secolo su malati psichici.

Prima era confusa con isteria e disturbi affettivi.

• Kraeplin (800), osserva in una categoria di alienati la multiformità psicopatologica

(indebolimento psichico), usa il termine demenza precoce (insorgenza giovanile)

• Bleuler: non è una demenza, ma una sconnessione tra le varie funzioni psichiche (perdita

dell’unità della struttura della personalità, disgregazione della personalità). Usa il termine

dissociazione che comprende: disturbi dell’associazione e affettività, tendenza a dare più

importanza alla fantasia che alla realtà, tendenza all’isolamento in un mondo fantastico,

autismo); tra i sintomi fondamentali: associazione compromessa, affettività inadeguata,

ambivalenza, autismo.

• Schneider: propone una possibile diagnosi sulla base di sintomi di primo ordine (allucinazioni

uditive e somatiche, furto, influenzamento e diffusione del pensiero, deliri) e di secondo ordine

(altri tipi di allucinazione, perplessità, disturbi affettivi, depressivi-euforici, appiattimento

affettivo).

Quadri clinici (Bleuler)

• Simplex: rara, possibile confusione, turbe del carattere, stacco emotivo dalle precedenti attività,

impoverimento della vita affettiva e sociale, contenuti del pensiero bizzarri (filosofici,

esistenziali, pseudoscientifici).

• Ebefrenica (15-25 anni): depressione, connotazioni buffonesche, sciocche, bizzarre, apatia e

inerzia, linguaggio inconsueto

• Paranoide (25/40 anni): esordio acuto, imprevedibile, agitato o conclusione di un lungo

percorso, condizione emotiva delirante, condizione relazionale distorta, inesprimibile,

frammentata di cui emergono solo intuizioni e percezioni deliranti.

• Catatonica: deliri bizzarri, allucinazioni, incoerenza dei nessi associativi, comportamento

catatonico, ottundamento dell’affettività

Problemi eziopatogenetici (pluralità di fattori)

- genetica (si eredita la predisposizione ad ammalarsi)

- - biologici (alterazione del sistema cerebrale)

- - psicoanalitica (rapporti familiari, comunicazione doppio legame)

Fattori di rischio: stress materno in gravidanza, separazione materna precoce, celibato/nubilato,

organizzazione economico – sociale, emigrazione, età giovanile.

SINDROMI AFFETTIVE

L’affettività (umori, sentimenti, emozioni) è compromessa dando luogo a forme cliniche (sindromi

depressive e maniacali) distinte in base al prevalere di una polarità affettiva caratterizzata da un

estremo abbassamento del tono dell’umore o gaiezza estrema e esaltazione del tono dell’umore.

Sono quadri monopolari (si ripetono nella stessa persona durante l’arco dell’esistenza con

caratteristiche simili). Nelle forme bipolari i periodi depressivi si alternano a periodi maniacali.

Nelle forme miste si hanno contemporaneamente sintomi depressivi e maniacali.

Il DSM distingue:

- S.A. organiche: causa organica associata al quadro clinico, per es. tumore

- Ricorrenti

- Non comprese nei gruppi precedenti

- Con disturbo di personalità: la personalità fin dall’infanzia è compromessa con tratti pessimistici

o supereuforici

- Da stress e situazionali: i sintomi cessano quando il problema è scomparso

Classificazione che presuppone che in un gruppo siano presenti contemporaneamente e in diverse

proporzioni fattori di origine diversa.

Caratteristiche generali della depressione: condizione di tristezza, abbassamento umore, idee e

sensazioni a contenuto pessimistico, incapacità di svolgere le azioni abituali, anedonia (incapacità di

gioire e partecipare), autolesività (idea ricorrente di suicidio), sintomi somatici (astenia, calo

appetito, disturbi del sonno)

Caratteristiche generali dell’euforia: gaiezza eccessiva, predominio di sentimenti piacevoli,

ottimisti, sensazione di benessere fisico, disinibizione, logorrea, ipervalutazione, scioltezza

nell’ideazione. Il soggetto è inconsapevole del suo stato perché si sente bene.

SINDROMI NEVROTICHE E DISTURBI DELLA PERSONALITà

nevrosi: disturbo funzionale dell’attività del SNC in assenza di lesioni organiche che si manifesta

con disagio e sofferenza soggettiva di fronte ai problemi della vita e della propria realizzazione (non

ci sono sintomi organici). Comporta una ridotta o mancata realizzazione personale in ambito

affettivo, relazionale, sociale e lavorativo.

Problemi eziopatogenetici: diversi modelli interpretativi, oggi si pensa ad una causalità

multifattoriale:

- Teoria psicoanalitica: è una soluzione di compromesso tra il desiderio di soddisfare pulsioni

inaccettabili per il soggetto e le difese contro questi impulsi

- Comportamentista: risultato di apprendimenti erronei

- Biogenetica: predisposizioone psicobiologica

- Psicosociale: effetto negativo di fattori sociali nello sviluppo

Dal punto di vista descrittivo, le nevrosi si dividono in diverse categorie (ossessive, fobiche,

isteriche, nevrastenie, depressione). Per esempio:

Ossessiva: l’aspetto principale è l’ossessione (pensieri, rappresentazioni mentali, azioni che si

 presentano insistentemente e incoercibilmente alla coscienza del soggetto senza una

motivazione comprensibile (pensiero ripetitivo o necessità di compiere azioni compulsive).

Isterica: anche detta di conversione. Il soggetto presenta: mondo cognitivo colorito, eccitante

 ma spesso carente di sostanzialità e fatti, atteggiamento romantico, qualità teatrale, affettività

non integrata, autosuggestionabilità e sintomi somatici (alterazione funzionale del SN come

paralisi, turbe nell’equilibrio e andatura, crisi vertiginose, svenimenti) e psichici (amnesie,

sonnambulismo, deliri, allucinazioni).

Fobiche: sintomo principale à la fobia (timore morboso e immotivato di situazioni o oggetti di

 per sé non pericolosi o solo potenzialmente tali), può essere tanto minacciosa da portare ad un

vero stato ansioso, l’ansia è concentrata sull’oggetto per renderla sopportabile. Il fobico

riconosce l’estraneità e abnormità delle sue paure, mantiene la critica, il giudizio e aderenza alla

realtà.

Post-traumatiche: il disturbo segue due o più eventi di carattere violento (reazione

 psicopatologica ad un trauma), provoca alterazioni dell’umore e comportamento. L’aspetto

tipico è rivivere l’esperienza passata.

Tra le altre: ansiose, attacchi di panico, disadattamento.

Molti tratti del comportamento dei disturbi della personalità si riscontrano anche nella personalità

normale, ma diventano patologici quando producono una significativa compromissione del

funzionamento sociale o lavorativo o causa di grave sofferenza soggettiva.

C.3 ELEMENTI DI PSICOANALISI

Concetti generali

Psicoanalisi: strumento di conoscenza psicologica e di terapia creato da Freud e continuato da un

numero sempre crescente di allievi. Freud la definisce così:

Procedimento per l’indagine di processi psichici a cui sarebbe impossibile accedere altrimenti

 Metodo terapeutico per il trattamento dei disturbi necrotici

 Una serie di conoscenze psicologiche che si assommano e convergono in una nuova disciplina

E’ una definizione che distingue una dimensione teorica e una terapeutica e sottolinea l’esistenza di

una vita psichica inconscia preponderante rispetto a quella conscia e capace di far sentire su di essa

i propri effetti. Essa non è conoscibile per via diretta, ma richiede un’indagine particolare che

permette di dedurre processi di cui il soggetto non è consapevole.

L’inconscio si rivela attraverso:

- sogni: desideri da soddisfare richiamano determinate immagini oniriche

- lapsus: i fenomeni inconsci si dividono in preconsci (facilmente riportabili alla coscienza

attraverso un atto di volontà o avvicinamento al proprio mondo interiore) e inconsci (diventano

accessibili alla coscienza solo dopo particolari trasformazioni, pur se inconsci esercitano

un’influenza rilevante e prolungata sul funzionamento mentale)

il metodo delle associazioni libere: la rimozione è il processo che rende inconscio un contenuto

mentale; la resistenza è la forza che ne impedisce il ritorno alla coscienza. Questo metodo pone il

paziente in uno stato di rilassamento (lettino) perché questa situazione di passività aiuta ad

abbandonare ogni controllo critico o selettivo sulle idee che affiorano nella mente. Il libero decorso

dei pensieri è avviato dall’analista (può essere un sogno, ricordo…9. Le catene di associazioni non

sono slegate, ma conducono agli elementi rimossi. Però ci sono delle regole: rilassamento e

abbandono di ogni critica da parte del soggetto, neutralità dell’analista, sincerità del paziente.

Il transfert: trasferimento sulla persona dell’analista di sentimenti ambivalenti (amore-odio) che il

paziente nutre verso le figure genitoriali o importanti del passato. L’analista deve individuare il

fenomeno soprattutto se positivo perché indica un attaccamento amoroso verso il medico, cioè il

desiderio di guadagnare l’approvazione. Nella fase finale perché avvenga una totale

normalizzazione è necessario sciogliere il soggetto dal rapporto di traslazione senò resta vincolato

allo psicoanalista e incapace di dirigere autonomamente la sua vita.

L’interpretazione dei sogni: la via regia per la conoscenza dell’inconscio perché in nessun altro

fenomeno della vita psichica è rivelata una così grande quantità di processi psichici inconsci.

Bisogna distinguere tra contenuto onirico manifesto (l’esperienza cosciente che il soggetto può

ricordare al risveglio) e latente:

- impressioni sensoriali della mente (stimolano gli organi sensoriali del soggetto, lo svegliano…)

- pensieri e idee connessi alle attività e preoccupazioni che hanno un interesse attuale nella vita

- pensieri e desideri rimossi dall’infanzia

i sogni rappresentano l’appagamento di un desiderio che essendo rimosso è deformato dalle

resistenze che nella veglia lo hanno allontanato dalla coscienza perché incompatibile con esigenze

etiche – estetiche della personalità (processo detto lavoro onirico).

Tra i meccanismi di trasformazione

elaborazione primaria: drammatizzazione, condensazione (unica scena onirica), dispersione

 (ripetizione anche in diversi modi della stessa scena), spostamento (l’elemento principale

sembra inessenziale). Il fattore essenziale è la trascrizione simbolica (oggetti e persone sono

indicati da simboli)

elaborazione secondaria: tentativo di formare il contenuto onirico manifesto con parvenza

 logica e coerenza.

Psicopatologia della vita quotidiana: esamina i contrattempi della vita quotidiana (lapsus verbali,

scrittura, perdita oggetti…) che prima di lui si attribuivano al caso. Determinismo psichico: sono

atti che portano all’espressione di impulsi e intenzioni che devono essere celati alla coscienza e che

possono portare alla scoperta di nuovi contenuti rimossi.

Istinto e sessualità infantile

studio dell’istinto sessuale: insieme di forze e tendenze che sussistono di per sé e prescindono

 da un oggetto e finalità specifiche (libido), si può avviare anche a oggetti e finalità estranei. E’

dotata di scopo (attività che ne permette la soddisfazione), oggetto (strumento con cui la libido

realizza lo scopo), fonte (zona erogena in cui nasce l’eccitazione).

Fase orale: fino a un anno e mezzo Anale: fino a 3 anni circa, la Fallica: attrazione per genitore

circa. La bocca è la principale zona di gratificazione sono del sesso opposto (complesso

fonte di piacere 8suzione), il ano e uretra, controllo

soggetto non distingue io/non io dell’evacuazione, il soggetto

per cui la sua relazione è ora conosce il principio di

autoerotica realtà, prima solo di piacere:

no appagamento immediato

Poi periodo di latenza e fase genitale

Libido oggettuale e narcisistica: il narcisismo è la sopravvalutazione della propria persona sia fisica che psichica e

impossibilità di rivolgere l’interesse erotico su altre persone (la libido si ferma sul soggetto stesso). L’istinto si presenta

come un’unica energia che se rivolta al mondo esterno è detta libido oggettuale (istinto sessuale) se concentrata

sull’individuo stesso come difesa dell’io è detta libido dell’io.

Massimo investimento libidico su oggetto Si ha una concentrazione della libido sull’io

esterno è nell’innamoramento: dimenticanza di quando la libido è ritirata dagli oggetti per

sé, sopravvalutazione al di fuori di ogni critica concentrarsi solo sull’io. Per es. l’ammalato che

dell’oggetto amato. Se il soggetto incontra una è tutto concentrato su di sé perché il dolore

realtà dolorosa la carica libidica è ritirata dalla fisico richiama tutte le energie psichiche sulla

realtà e spostata su oggetti interni in un mondo persona stessa, per esigenza di difesa

di fantasia in cui i desideri si possono dell’organismo. Si distingue il narcisismo

realizzare: nevrosi (rimozione della pulsione primario (del bimbo piccolo che prende proprio

per il dolore di non poterla soddisfare) o corpo come oggetto d’amore, è uno stato

psicosi (il mondo esterno scompare e diventa I

topica: modello dinamico e modello economico: nella prima topica distinzione tra preconscio –

conscio – inconscio. Nella seconda distinzione tra:

ES: polo pulsionale, la forza impersonale e caotica, un calderone di impulsi ribollenti che

 costituisce la matrice originaria della psiche, è amorale, obbedisce solo al principio del piacere,

ignora le leggi spaziotemporali e la logica

IO: parte organizzata della personalità, sotto l’influenza del mondo esterno si forma dall’es.

 deve equilibrare le pressioni di es, superio e mondo esterno; da questo normalità scaturisce

nevrosi (esigenze eccessive dell’es e superio troppo debole) o normalità (l’io permette parziali

soddisfazioni all’es e non viola clamorosamente il superio).

SUPER-IO: insieme delle proibizioni e regole che sono state imposte al bambino nei primi anni;

 è la coscienza morale che osserva e critica l’io, l’agente del senso di colpa inconscio, nasce con

la risoluzione edipica e identificazione col genitore.

I meccanismi di difesa dell’io: sono il risultato dell’opposizione dell’io al conflitto nato da impulsi

dell’es, superio o mondo esterno

Meccanismi propri delle nevrosi: Meccanismi propri delle psicosi:

Rimozione : l’io dimentica attivamente un’idea Proiezione : il soggetto attribuisce ad altri

 

penosa o pericolosa sentimenti, desideri appartenenti alla propria

Formazione reattiva : trasferimento di un personalità che non riconosce come propri

 investimento pulsionale da una Introiezione : desiderio di appropriarsi degli

rappresentazione psichica ad un’altra meno aspetti positivi di un oggetto

investita affettivamente Diniego : il soggetto non riconosce la realtà di

 una percezione perché provocherebbe dolore e

Isolamento : l’io separa una motivazione, un

 angoscia (per es. stati maniacali)

atto…dal suo contesto

 

Contributi di Melanie Klein: psicoanalisi della madre (sposta l’interesse su fasi di sviluppo pre-

edipiche). Il punto di partenza è la classificazione di Freud tra pulsioni di vita /morte. Il bambino fin

dalla nascita è animato da violente pulsioni distruttive, inizia la vita con queste pulsioni, nasce con

una distruttività rivolta verso il seno materno e di tutto ciò che la madre gli fornisce. La

manifestazione è l’invidia per il seno ritenuto depositario di tutte le ricchezze di cui è privo e al

desiderio di distruggere il seno si associa la paura di essere fatto a pezzi dalla madre. Ogni forma di

psicopatologia deriva dal rapporto con madre.

Meriti: valutazione delle prime manifestazioni di vita che Freud aveva trascurato0 e applicazione

della psicoanalisi nei bimbi piccoli

Limiti: istinto di aggressività e morte senza evidenza empirica (all’inizio scissione in seno buono e

cattivo, poi integra le parti scisse, angoscia per l’oggetto intero)

C.4 IGIENE MENTALE E BIOETICA

Il concetto di bioetica

Stretta relazione tra igiene mentale e bioetica. La bioetica è lo studio sistematico della condotta

umana nell’area delle scienze della vita e della cura della salute in quanto tale condotta è esaminata

alla luce di valori e principi morali. Pur collocandosi nella filosofia morale come riflessione critica

sulla scienza e tecnologia biomediche la bioetica deve affrancarsi il più possibile dall’ideologia per

accostarsi alla scienza. Non è un’etica sulla scienza ma della scienza. La riflessione morale non si

pone all’esterno della scienza ma nasce all’interno della scienza stessa come suo problema in

eludibile; si assume il postulato kantiano dell’uomo come fine (ogni norma regolativa sulla condotta

umana è dedotta da un sistema di valori, in particolare al principio di valore assoluto dell’uomo);

proteggere l’uomo dai rischi dell’oggettivizzazione e strumentalizzazione (caduta della persona

umana da fine a mezzo).

Principi che costituiscono un quadro comune di riferimento normativo (punti comuni tra igiene

mentale e bioetica):

Principio di autonomia: valore della libertà del paziente senza ledere l’autonomia del medico

 Di beneficialità: legge primaria del comportamento medico è la ricerca del bene del paziente e

 ostensione di qualsiasi occasione nuova

Di giustizia: obbligo etico per il medico di valutare le ricadute sociali del trattamento

 rispettando l’uguaglianza di tutti i pazienti in riferimento ai valori di vita e di salute

Riflessioni sullo statuto epistemiologico dell’igiene mentale

All’inizio: esigenza di fondo è umanizzazione del trattamento del malato mentale (periodo in cui

erano scarse le risorse terapeutiche e in cui dominava il bisogno di nascondere il folle per la sua

pericolosità e per la sua immagine ricca di elementi fobici e scandalistici); la finalità primaria

dell’igiene mentale è di natura filantropica, etica e sociale. Si aggiungono obiettivi di

riduzione/eliminazione delle cause del disturbo psichico, ma questo guadagno in scientifivit6à non

annulla le esigenze filantropiche.

Finalità di migliorare la condizione umana sotto il profilo di salute mentale che si avvale di teorie e

tecniche attinte da più fonti, sia biomediche che psicosociali.

La natura etica della prevenzione

Oggi nella medicina è diffusa un orientamento che tende a privilegiare la prevenzione sulla base di criteri economici,

sociali, clinici ed etici.

Minor costo degli interventi Il disturbo psichico è La malattia mentale è

Per es. disturbi di

preventivi rispetto a quelli fortemente perturbante con contraddistinta dalla sofferenza

personalità che se

clinici/terapeutici, tenendo gravi conseguenze per di chi soffre e di chi gli è vicino

tempestivamente

conto inoltre delle disparità l’equilibrio e l’efficienza (spesso indifferenza e do9lore),

affrontati in ambito

tra mezzi a disposizione e del tessuto sociale: la rischio di deterioramento della

preventivo

domanda di utilizzo; tutela prevenzione ha effetti personalità; fare della

consentono un

meglio il diritto alla salute. positivi prevenzione a tutela della salute

mentale vuol dire eliminare il

ottimo presidio del dolore, elevare la qualità della

rischio di vita.

aggravamento e

cronicizzazione:

necessità di interventi anche a livello politico: un

profondo rinnovamento dei servizi e istituzioni per garantire un progetto concreto e realizzabile di

politica della salute. ciò comporta interventi su:

Famiglia: responsabilizzare la sua funzione educativa (possesso e conoscenza informativa

 nell’ambito dell’educazione sanitaria, però non accedere con messaggi che non possono essere

percepiti in assenza di una cultura medica di base perché c’è il rischio delle divulgazione dei

massmedia; no divulgazione di un sapere teorico-nozionistico, ma pratico-applicativo

finalizzato più a modificazioni dei comportamenti che ad accrescere il patrimonio culturale).

Spesso carattere patogenetico dell’ambiente familiare (fattore stressante), quindi influire sulle

situazioni che operano nell’ambiente familiare a carico del soggetto in età evolutiva,

promuovendo comportamenti e dinamiche relazionali che favoriscono la salute mentale

Scuola: riformare e potenziare il servizio di medicina scolastica (evitare eccessiva

 medicalizzazione e potenziare gli interventi psicosociologici), stimolare analisi scientifiche nella

scuola

Rapporto tra pedagogia e igiene mentale: promuovere la diffusione dell’educazione sanitaria tra

alunni, docenti e famiglie non limitandosi a fornire informazioni, ma mirando alla costruzione di

una vera coscienza della salute mentale; evitare il disagio psichico eliminando o attenuando i

condizionamenti negativi dalla vita e dalle relazioni sociali; pilotare le dinamiche interpersonali

tenendo conto della vulnerabilità dei soggetti in età evolutiva; razionale strategia d’intervento su

svantaggiati e disabili per una maggiore integrazione. La finalità di miglioramento sociale è un

punto di incontro con bioetica: hanno in comune l’umanizzazione della medicina e della società con

l’elevazione della qualità della vita e del benessere psicofisico.

I principi della bioetica e l’igiene mentale

Principio di autonomia: rifiuto del comportamento autoritario/paternalistico del medico perché il

 paziente subirebbe passivamente e inconsciamente scelte di provenienza esterna che riguardano

direttamente la sua vita; però non bisogna snaturare il concetto di libertà, in senso di possibile

scelta tra alternative razionali possibili e non il senso di scelta indiscriminata e incontrollata

(arbitrio); è un concetto che può capovolgersi in un radicale degradazione di ciò che è umano. In

caso di manifesta incapacità del paziente a fruire in modo ragionevole del concetto di autonomia

il medico dovrà ricorrere ad interventi autoritari (per es. malattia mentale: diminuzione delle

capacità decisionali). Il punto di incontro con la bioetica è la liberazione dall’arbitrio irrazionale

come libera scelta consapevole e responsabile (l’igiene mentale rende più realizzabile

l’umanizzazione dell’ambiente sociale elevando le qualità della vita e favorendo nel malato un

comportamento responsabile).

C.5 PREVENZIONE PRIMARIA

Prevenzione dell’incidenza di specifiche malattie e la promozione in generale della salute (l’incidenza è il numero di

nuovi casi di una patologia che si presentano entro un dato periodo). Tale obiettivo si raggiunge eliminando i fattori

causali implicati, riducendo il rischio di malattia, innalzando la soglia di resistenza. Trattando di disturbi psichici, la

prevenzione è più difficile perché i fattori eziologici spesso sono solo ipotizzabili alla luce dei diversi orientamenti.

Disturbi organici: causa nota che consente un

Disturbi funzionali: la maggior parte delle intervento di prevenzione

patologie psichiche derivano da una causa

esterna ipotizzabile cui il soggetto dà una Necessità di un’educazione alla salute psichica:

finora risultati modesti perché richiede il possesso di attitudini personali che rendano capace il

soggetto di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente in modo costruttivo e sfruttare al meglio le sue

possibilità.

Diverse individualità e strutture che si occupano di prevenzione primaria:

medico di medicina generale (il suo intervento si richiede in presenza di disturbi di diverso

tipo anche situazioni di disagio che non corrispondono ad un quadro clinico preciso; però

statisticamente il medico di famiglia di fronte a disturbi psichici assume un atteggiamento

astensionista che si concretizza nella semplice prescrizione farmacologica o affidamento del

paziente allo psichiatra, si sente impreparato, necessità di corsi di aggiornamento).

Strutture psichiatriche pubbliche: ambiti della psichiatria di comunità; il riferimento

territoriale sono le ASL. In questo contesto è necessaria una prospettiva più ampia di quella

tradizionale attribuita che comprende fattori di ordine ambientale, sociale che possono svolgere

un ruolo determinante nel mantenere la salute psichica o portare una patologia (per es. interesse

per problemi come disoccupazione, educazione, industrializzazione, urbanizzazione: stabilire

quali condizioni siano ottimali per garantire la salute mentale della popolazione). Lo spazio

prioritario d’intervento sarà la consulenza. Diversi indirizzi su cui può orientarsi l’attività dei

centri: aumentare la capacità di adattamento a eventi stressanti, informare la comunità locale

sui servizi disponibili, maggior coinvolgimento delle collettività).

Il livello di intervento statale e regionale si identifica soprattutto con l’attività legislativa e

campagne di promozione della salute mentale mediante l’informazione. E’ necessaria l’attività

di operatori di prevenzione (portavoce e interpreti di programmi di prevenzione) in

collaborazione con le collettività (insegnanti, operatori di sanità pubblica…)

Difficoltà incontrate: problemi legati alle scarse conoscenze eziopatogenetiche dei disturbi psichici;

difficoltà metodologiche e scarsi mezzi finanziari a disposizione; scetticismo dell’opinione pubblica

sui risultati conseguibili con la prevenzione delle malattie mentali.

Per es: intervento nella crisi: esistono diversi momenti dell’esistenza in cui il soggetto è sottoposto

a cambiamenti; possono favorire la crescita individuale o ostacolarla creando una situazione di

scompenso che richiede un intervento preventivo primario per evitare l’insorgere del disturbo

mentale.

C.6 PREVENZIONE SECONDARIA. Le strutture istituzionali: i centri d’igiene mentale

Interventi per evitare che un disturbo già insorto diventi cronico.

Anni 60/70: grandi cambiamenti ideologici e legislativi che hanno modificato radicalmente le

prospettive e obiettivi dell’assistenza al malato psichico.

La prevenzione secondaria della malattia mentale era stata garantita finora all’interno dell’ospedale

psichiatrico (manicomi) che isolava il malato dal mondo esterno a causa della presunta pericolosità.

Legge 180 del 1978:

Passaggio dall’assistenza dalla province alle unità sanitarie locali

 Blocco per fcostruzione di nuovi istituti, è riconosciuta la patogenicità del manicomio

 Istituzione di servizi psichiatrici all’interno degli ospedali civili

 Creazione di servizi di salute mentale

 Consenso del paziente al trattamento

Ha permesso la diffusione dell’idea che il paziente psichiatrico abbia diritto ad una cura come

qualsiasi altro malato e di assistenza sanitaria strutturata secondo una logica territoriale. La

psichiatria è parte integrante della sanità pubblica e medicina. Il centro di salute mentale diventa il

fulcro.

La moderna assistenza psichiatrica presenta:

È diretta al paziente e al suo contesto familiare e sociale, non più emarginazione

 È interdisciplinare

 Ricerca il consenso del paziente e sua famiglia

 Ha come fine l’assunzione di responsabilità riguardo al benessere psichico del soggetto (tener

 conto delle risorse interne del soggetto)

Mira a continuità terapeutica (assistenza nel tempo del paziente cronico), collegamento

 operativo tra i diversi luoghi di trattamento

Incentrata su metodi del lavoro d’équipe, formata da operatori di formazione diversa che devono

 coordinare l’azione terapeutica

Accanto all’intervento farmacologico, trattamenti psicosociali

I luoghi dell’assistenza psichiatrica

SSM (servizio di salute mentale territoriale): svolge tutte le funzioni di assistenza sul

 territorio: attività ambulatoriali (colloqui psichici, farmacoterapia, counseling, terapie di

gruppo), attività domiciliari (visite a domicilio, momento fondamentale della terapia per

recuperare le abilità della vita quotidiana, sostenere il paziente e sua famiglia nelle relazioni

reciproche, prendere contatto con l’ambiente di vita), attività di urgenza psichiatrica,

organizzazione e gestione delle strutture intermedie (a metà tra ospedali e servizi sul territorio,

per pazienti gravi), attività di consulenza nell’ospedale o altre strutture di ricovero, attività

socioassistenziali e integrazione sociale (prestazioni economiche dirette/indirette per assistere il

paziente nella vita quotidiana)

SPDC (servizio psichiatrico di diagnosi): funzioni ospedaliere; reparti ospedalieri deputati al

 ricovero dei pazienti che necessitano di cure ospedaliere. Sono dislocati all’interno

dell’ospedale e hanno per legge un numero limitato di posti letto. I ricoverati sono normalmente

volontari, ma in casi particolari possono avvenire in regime di trattamento sanitario

obbligatorio; i ricoveri sono brevi e destinati a patologie acute; necessità di collaborazione con i

servizi territoriali per costruire un progetto terapeutico per il paziente dopo le dimissioni;

cogestione dei reparti psichiatrici a causa della modesta capienza.

I servizi di urgenza psichiatrica: non molto attivati in Italia, ma di indubbio valore per la

 famiglia del paziente; l’assetto organizzativo di questo servizio deve essere calibrato su

caratteristiche del bacino d’utenza (popolazione, estensione del territorio). Necessità di spazi per

gestire crisi e urgenze, di collegamento con altri servizi, di continuità terapeutica.

C.7 PREVENZIONE TERZIARIA. Cronicità, riabilitazione, reinserimento.

Indirizzata a ridurre la prevalenza dell’infermità causata da una malattia o da un disturbo mentale ad

andamento cronico (prevalenza = il totale dei casi di un determinata patologia verificatasi in un’area

e in un determinato lasso di tempo). Programma di riabilitazione: insieme delle modalità che

permettono al paziente di vivere al di fuori dell’ambiente medico e raggiungere un rendimento

occupazionale e sociale come i suoi simili.

Cammino storico della riabilitazione:

Provvedimenti di Pinel (1700/800) per rendere più umane le condizioni del paziente

 psichiatrico, elabora il concetto di psichiatria come istituzione morale (osserva miglioramenti

dei malati ritenuti incurabili con trattamenti più umani)

Freud: malattia mentale in cui i sintomi sono il risultato di una rappresentazione simbolica dei

 conflitti inconsci su cui può intervenire la psicoanalisi

Psichiatria sociale (USA anni 50): sottolinea gli aspetti negativi dell’isolamento del paziente

 psichiatrico (perdita delle capacità sociali e interpersonali indispensabili)

Si realizza con interventi di risocializzazione, inserimento lavorativo, ridotta dipendenza dalle

istituzioni per far raggiungere o riacquistare le capacità necessarie per la vita e socializzazione,

insegnare come fronteggiare le proprie menomazioni, assistere il soggetto nello sviluppo dei

contatti sociali, attività di tempo libero, interessi che danno un senso di partecipazione e valore

alla persona.

Ci sono stati riscontri positivi grazie al potenziale dell’ambiente circostante (maggior autostima e

ottimismo). Ma la presa in carico del paziente da parte delle strutture non è sufficiente a ridurre il

numero delle successive riospedalizzazioni. Per es. perdita della casa, legato alla difficoltà del

soggetto a confrontarsi con la realtà esterna.

Inoltre: comunità terapeutiche per limitare le ricadute o l’aggravarsi del quadro psicopatologico.

Altro problema della prevenzione terziaria: portatori di handicap (necessità di rispettare: diritto

del soggetto ad appartenere alla comunità per costruire relazioni valide, diritto di scelta nelle

questioni di vita quotidiana, diritto a sviluppare competenze, diritto al rispetto) e psicosi organiche

croniche (trattamento che riduca al minimo l’ospedalizzazione)

E’ necessario il sostegno delle famiglie con componenti affetti da disturbi psichici.

C.8 IGIENE MENTALE E OPERATORI DELLA SANITA’ PUBBLICA

Applicazione dell’igiene mentale nell’area della sanità pubblica (quadro del servizio sanitario

nazionale: complesso normativo definito da L. del 1978): protezione, e sviluppo della sanità

mentale di base di una popolazione nell’ambito della promozione complessiva del diritto alla salute.

Salute mentale e assistenza sanitaria di base

Termine che indica diversi mutamenti realizzati in questi anni:

Passaggio da terapia a prevenzione

 Prassi psichica non più solo come lavoro sulla malattia ma anche sulle limitazioni, rischio,

 sofferenza

Trasformazione da attività nelle istituzioni ospedaliere a quella del territorio

Ciò non vuol dire abbandonare i problemi del malato e al dimensione clinica per dedicarsi

esclusivamente alla prevenzione, ma che la sofferenza psichica diventa il caso particolare di una

condizione umana molto più vasta. La salute mentale è il punto d’arrivo di una serie di discipline,

istituzioni, pratiche che collegano l’assistenza psichiatrica all’intervento sui gruppi e comunità e

allo sviluppo di modelli e culture che favoriscono l’integrazione e il benessere psicosociale

collettivo, rinforzando i fattori di protezione e limitando quelli di rischio. Perdita della centralità

della disciplina psichiatrica per la costruzione di un sapere interdisciplinare complesso. Diventa

fondamentale l’approccio di salute mentale comunitaria o di base: prevenire e curare il disagio, la

sofferenza psicologica e la patologia delle persone in quanto membri di una specifica comunità

locale con una storia, cultura, realtà economica e politica propria.

Interventi centrati più sull’azione comunitaria e preventiva che trattamento curativo individuale:

abbandonare il mito della terapia per tutti avviando politiche e interventi preventivi su scala locale,

riservando al trattamento specialistico psichiatrico solo i casi più gravi per psicopatologia,

cronicizzazione…

Occuparsi delle condizioni di una comunità o gruppo, favorire il miglioramento qualitativo delle

risorse umane, esame di rapporti interpersonali per favorire la capacità d’interazione.

Caratteristiche dell’approccio di salute mentale:

È centrato sulla comunità e gruppi e sulle relazioni tra vita psichica e realtà economica, sociale,

 politica, culturale, naturale, istituzionale (ricerca di tecnica appropriate al contesto)

Si occupa di malattia di base (diffuse e comuni a tante persone)

 Formula una diagnosi situazionale comunitaria e stabilisce il programma d’azione con gli

 interessati

Interviene con metodi attivi che sviluppino il potenziale terapeutico della comunità

 Si occupa essenzialmente di stati di sofferenza che si possono prevenire

Campi d’intervento: interventi sulla popolazione in caso di emergenza per diversa natura, per

favorire la partecipazione dei soggetti alla vita sociale, per rafforzare le capacità di negoziare dei

gruppi vulnerabili, favorire l’inserimento sociale, diminuire tensioni e violenza sociale.

Differenza tra l’approccio della salute mentale e assistenza psichiatrica: la prima si occupa del

gruppo/comunità cercando soluzioni flessibili, la seconda di occupa del soggetto malato e persegue

la cura con organizzazione di servizi specialistici. La psichiatria sociale è il ponte.

Servizi pubblici e operatori sociosanitari

Il servizio pubblico è luogo e strumento specifico per interventi di salute mentale; è incompatibile

con la logica dell’intervento privato: introduce il principio per cui l’utenza partecipi alle scelte

operative (solo lo stato può porsi come fine l’interesse e il benessere collettivo).

Gli operatori sociosanitari: gruppo eterogeneo di figure professionali diverse (assistenti sociali,

educatori, pedagogisti, psicologi…) di diversi campi disciplinari. Si definiscono in base al rapporto

lavorativi con le istituzioni pubbliche (enti locali, comuni, asl), qualificazione professionale,

adesione a concezioni di servizi sociosanitari nel senso di partecipazione dell’utenza. Il lavoro

d’équipe è fondamentale per garantire la non settorialità dell’intervento e il carattere

interdisciplinare per evitare rigide gerarchizzazioni professionali.

Capacità di tener sotto controllo contemporaneamente molteplici elementi per via

dell’interdipendenza tra fattori personali, familiari, sociali, sdanitari, economici, essere pronti a

modificare la linea d’intervento a seconda delle risposte dell’utenza, sforzo di umanizzare il

rapporto con il paziente d intensificare la relazione affettiva con esso, conoscere non solo la malattia

del soggetto ma anche la sua vita, i suoi problemi familiari-relazionali, il suo contesto sociale-

lavorativo intervenendo con consigli per migliorare la convivenza del soggetto con la malattia

(polifattorialità), ottenere il riconoscimento della soggettività del paziente e del suo diritto

all’informazione o consenso alla terapia. La cura deve collocarsi nella vita del paziente.

Rischi e difficoltà: dimensione tecnologica (scelte di natura tecnica finalizzate all’intervento),

strategica 8scelte riguardo al rapporto tra il singolo servizio e il complesso di servizi operanti nel

territorio, logica della rete), organizzativa (per es. lavoro d’equipe), rischio di burn-out (incidenza di

disturbi psicosomatici, depressivi, caduta motivazione, impoverimento relazionale).

Relazione d’aiuto e tecniche partecipative

Anche l’oggetto d’intervento cambia connotazione: da utente (colui che usa) a cliente (che

stabilisce una relazione con il servizio); si stabilisce un rapporto più paritario: diventa un fattore

fondamentale per la scelta dell’intervento la visione soggettiva del paziente, necessità di

partecipazione attiva del soggetto). La prospettiva dell’igiene mentale ha consentito di sostituire

l’attenzione alle parti malate con la ricerca delle potenzialità, risorse e valenze positive del paziente,

senza sottovalutare la sofferenza.

Relazione d’aiuto: è complementare e non sostitutiva della relazione terapeutica; è possibile

l’incontro con il paziente per stabilire un rapporto fiduciario, emotivamente significativo e duraturo,

è una relazione che accompagna il soggetto nel territorio (spazio fisico, mentale, geografico della

mente e delle sue relazioni significative) perché la persona è espressione della comunità reale cui

appartiene. Perciò necessità di tecniche centrate sull’individuo e interventi di gruppo e comunità,

partecipazione utenza. La relazione duale (operatore-paziente) diventa triadica (operatore-paziente-

contesto). Si riconosce all’utente il diritto di negoziazione (accettazione o rifiuto degli interventi) e

mira a ottenere il suo consenso al progetto terapeutico.

Il consultorio familiare

Servizio di base a contatto con il tessuto sociale e con i suoi bisogni primari colti nella loro

quotidianità e normalità, oltre che nelle disfunzioni e patologie; opera attraverso una presa in carico

dei problemi, interpretando le domande delle persone, accompagnandole nell’impostazione e

soluzione dei problemi. Interventi pluridisciplinari tramite diverse figure professionali (psicologo,

ginecologo, pediatra) per intervenire sui fenomeni disfunzionali della popolazione in particolare dei

gruppi sociali a più alto rischio come famiglie deboli e minori).

Compiti: assistenza psicologica e sociale per preparazione a maternità/paternità respoinsabile,

problemi di coppia e familiari

Somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte da coppie in

ordine di procreazione responsabile, tutela della salute della donna e bambino, divulgazione di

informazioni idonee per promuovere e prevenire la gravidanza: si rivolge non solo al singolo

individuo ma a persone relazione all’interno di una coppia, nucleo familiare o gruppo sociale.

Perciò il campo d’intervento si amplia: l’età evolutiva richiede sostegni nei confronti della famiglia

(affidamento, comunità alloggio), minori a rischio. Altro ambito privilegiato è la scuola: possono

modificare i programmi scolastici, modalità d’insegnamento inserendo argomenti relativi

all’educazione alla salute, sessuale, inserimento handicap.

Igiene mentale dell’operatore

Il lavoro degli operatori sociosanitari è complesso (essere in relazione con persone, cercare di

modificarne gli stati d’animo o influenzarne lo sviluppo delle condizioni di vita); è richiesto un

continuo investimento emotivo che alimenta forti aspettative di cambiamento; se queste sono deluse

sono esposti al rischio di esaurimento, insorgere di sentimenti di insoddisfazione e inadeguatezza,

atteggiamenti cinici e spersonalizzati (burn-out). Esso si presenta quando c’è sproporzione tra

risorse/richieste: per es., richiesta di competenza e prestazioni efficienti e risolutive. Ogni elemento

contrasta lo sforzo dell’operatore di assolvere efficacemente i propri compiti sarà causa di stress

lavorativo, tensione nervosa e burn-out. L’identità e l’autostima dell’operatore sono legati ai

risultati raggiunti nel lavoro. Sono professioni che richiedono particolari attitudini e capacità che

vanno sviluppate a livello individuale (processo di maturazione personale) che gruppi di lavoro.

Importanza fondamentale della formazione degli operatori: non è un adattamento a modelli

professionali strati ma un percorso di verifica delle difficoltà, limite, inadeguatezza (verificare le

proprie motivazioni).

C. 9 LA PREVENZIONE NELL’ABUSO DI SOSTANZE

Fin dall’antichità l’uomo ha utilizzato le droghe (come medicina per scacciare il dolore fisico-

psichico, per raggiungere uno stato d’euforia, oblio, estasi, come via di fuga da una situazione

spiacevole). Alcune sostanza in virtù dei loro effetti (per es. benzedrina, morfina, caffeina) sono

diventate farmaci o considerate sacre in certe culture e inserite nei rituali religiosi.

Necessità di distinguere:

consumo: è un’abitudine, consumo ripetuto di una sostanza caratterizzata da desiderio (non

 obbligo) di assumerla per il senso di benessere che produce, non c’è tendenza ad aumentare le

dosi, è limitato alla dipendenza psichica e assenza di dipendenza fisica; effetti nocivi limitati

all’individuo

abuso: porta alla tossicodipendenza, cioè stato di intossicazione periodico o cronico prodotto

 dal consumo ripetuto di una droga caratterizzato da desiderio invincibile (obbligo) di

continuare ad assumerla, tendenza ad aumentare le dosi (tolleranza), dipendenza psichico-fisica

(assuefazione), effetti nocivi su individuo e società, condizione di astinenza (un insieme di

sintomi determinati da sospensione della sostanza)

diversi tentavi compiuti per individuare le cause (interconnessione di componenti di ordine

psicologico-individuale, relazionale, socioambientale), non è possibile definire una tipologia del

tossicodipendente, una struttura uniforme di personalità precedente all’abuso e che predispone alla

dipendenza. Si osserva però una prevalenza della tonalità depressiva, sintomi fobico-ansiosi,

maladattamento personale e antisociale.

Le diverse teorie:

biologica: predisposizione genetica

• psicoanalisi: fissazione a fase orale, tratti di personalità caratterizzati da immaturità, incapacità a

• tollerare le frustrazioni, fragile struttura dell’io

comportamentismo: apprendimento di comportamenti devianti influenzati dal condizionamento

• operante e dall’apprendimento per imitazione (per es. famiglie con tendenze tossicofiliche,

figure parentali inadeguate e incapaci di fornire modelli validi)

considerare gli aspetti socioculturali ed economici della moderna società dei consumi:

incoraggia la tendenza edonistica, il raggiungimento immediato di soddisfazioni; il progresso

teconologico sottopone il soggetto a pressioni crescenti e contraddittorie per non essere emarginato

senza proporre nuovi modelli identificatori. La società invia al giovane messaggi ambivalenti: da

un lato esaltazione delle potenzialità fisiche,intellettuali, culturali, dall’altra proposta di bisogni

irrealizzabili che determinano insicurezza, angoscia, delusione, disadattamento.

Motivazioni: ricerca di nuovi stimoli ed eccitazioni, disperazione, curiosità,

frustrazione, noia, spirito di ribellione, desiderio di uniformarsi ad un gruppo di pari.

Una volta sperimentata la sostanza, il soggetto può subire una serie di rinforzi sociali

(sfida, rottura con la cultura dominante) o raggiungere uno stato di soddisfazione e

sollievo dalla tensioni.

Si individuano diverse fasi: avvicinamento, iniziazione, continuazione. Nei giovanissimi c’è il

desiderio di trasgressione verso la famiglia e l’assoggettarsi alla regole del gruppo. Il pensiero

dominante del tossicomane diventa la sostanza e la sua ricerca a cui segue l’emarginazione e

difficoltà di reinserimento sociale, oltre a conseguenze psicologiche (alterazioni cognitive,

affettive, nascita psicosi).

La disintossicazione: con il metadone che induce ad una dipendenza sintetica a basso costo; si

somministra per bocca (sciroppo) ed elimina il buco riducendo il rischio di infezioni, per circa 7-8

mesi; ci sono casi di svezzamento rapido tramite narcosi (anestesia).

Conclusa la disintossicazione, si avvia in comunità. Non si può fare solo psicoterapia individuale

perché il soggetto è troppo fragile (trattamento in rete con operatori diversi). Il percorso in

comunità prevede:

accoglienza: interventi di terapia individuale o di gruppo e di tipi educativo attraverso varie

• attività

di stato: in cui si avvia il percorso di terapia, per es. riattivare gli studi e lavoro precedenti,

• insegnare non solo contenuti ma comportamenti che il lavoro comporta

l’autonomizzazione: fase più delicata in cui avvengono i maggiori insuccessi. Il paziente ritorna

• in famiglia: se non si sente seguito o accettato trova insuccesso e facilmente ricerca i contatti

con l’ambiente precedente.

Epidemiologia: popolazione colpita è soprattutto maschile. Le donne arrivano alla

tossicodipendenza per lo più no come induzione dal gruppo ma dal partner.

Diversi tipi di sostanze:

nell’800 s usava il laudano nelle terapie (oppiaceo che provoca dipendenza)

• morfina come antidolorifico se usata in chirurgia, ma se usata sistematicamente produce

• dipendenza

cocaina porta ad uno stato di eccitazione

• hashish e marijuana

• sostanze simpatico-mimetiche: aumento della resistenza fisica

• simpamina

• benzodiazepina

• psicofarmaci

prevenzione: accanto ai provvedimenti terapeutici e di riabilitazione che spesso hanno fornito

risultati poco confortanti, è necessario una politica di prevenzione primaria che si proponga di

intervenire sulle cause principali. Programmi strutturati e continuativi e aggiornamento e non

campagne estemporanee che coinvolgano tutta la collettività: devono informare sui possibili fattori

causali. Sensibilizzazione attraverso i massmedia (hanno grande potenza d’impatto e possibile

diffusione capillare). Accurata informazione per tutti coloro che si occupano di educazione ai

giovani:

famiglia: stimolare i genitori ad evitare comportamenti iperprotettivi, incoerenti, imitare

• l’insorgere di insicurezze. Gli adulti hanno un’influenza decisiva sui comportamenti dei giovani

(per es. adulti che eccedono in alcolici, pillole tranquillanti, tendono a comportamenti

tossicofilici). Un’educazione indirizzata allo sviluppo dell’indipendenza, fiducia in sé,

resistenza alla frustrazione, iniziativa,a attività. Genitori informati sul consumo delle droghe

per sostenere con figli discussioni obiettive sull’argomento.

Scuola: raggiunge tutta la popolazione giovanile, tempestiva e accurata istruzione sui tipo di

• sostanze, effetti, conseguenze, affinché lo studente si crei un’idea precisa della droga, magari

proprio ne momento di maggior rischio.

L’ALCOLISMO

Non si discosta molto dalle tossicodipendenze, ma si differenzia molto sul piano sociale (ha effetti più

disgreganti). Per il mondo occidentale è una droga legale: facilita la diffusione rendendolo un fenomeno di

massa, ne ostacola la repressione, minimizza i pericoli. L’alcol è disponibile a tutti, economicamente

accessibile e svincolato da limitazioni sociali e morali. Il bere è una consuetudine recepita generalmente in

modo positivo dalla nostra società, è un elemento di aggregazione rispetto alle norme del gruppo, è veicolo

d’incontro e socializzazione. Invece provoca danni seri (disgregazione nucleo familiare, deterioramento

rapporti sociali, assenteismo sul lavoro, incidenti stradali). È un problema soprattutto dell’età adulta, provoca

dipendenza psichica ma non fisica. Si distingue l’alcolismo:

• Acuto: stato di ebbrezza con effetti disinibenti a cui segue inibizione (euforia o tristezza, sonno) non è

una situazione rilevante per la psichiatria. In alcuni casi l’ebbrezza mette in luce caratteristiche di

personalità patologiche come aggressività e violenza, comportamenti criminosi:il medico deve stabilire

se è aggravante (aveva intenzione di compiere l’atto e ha bevuto per facilitarlo) o attenuante (esiti non

previsti)

• Cronico: eccesso di alcol che viene abitualmente consumato, il soggetto non arriva all’ubriachezza, non

ha bisogno di aumentare la dose perché col tempo l’alcol passa più velocemente attraverso la mucosa

dello stomaco

Motivazioni: per ottenere l’effetto di disinibizione, provvisoria euforia, facilitare la socializzazione.

Classificazione di IELLENET secondo le lettere greche:

α: bevono solo in particolari periodi di difficoltà per farsi coraggio, possono smettere quando vogliono

β: forti bevitori

γ: persone che hanno iniziato per il bisogno di ottenere l’effetto dell’alcol o perché abituati a bere in quantità

eccessiva (bevono in modo cronico con danni epatici e cerebrali)

δ: cronici, non riescono a smettere, danni permanenti

ε: bevono qualsiasi cosa, anche acqua di colonia

effetti: sull’apparato digerente eccesso di acidità che può portare all’ulcera, cirrosi epatica, cancro,

alterazioni metaboliche dell’organismo fino alla morte, danni cerebrali, invecchiamento precoce (demenza

senile), con disturbi a livello affettivo-cognitivo (alterazioni memoria, ragionamento, deliri, allucinazioni,

euforia, depressione), diminuzione dell’efficienza della persona sul lavoro, vita di relazione e quotidiana,

aggressività, violenza.

Tra le forme tipiche di delirio: gelosia (diminuisce l’efficienza sessuale, trascuratezza personale), delirium

tremens (stato confusionale in cui perde senso di orientamento, del tempo-spazio, febbre, tremori,

allucinazioni microzootiche). Al delirio può seguire morte o patologia cronica detta psicosi di Korsarow

caratterizzata da tre sintomi fondamentali: amnesie, confabulazioni, falsi riconoscimenti.

Prevenzione:

• Primaria: informazione, sensibilizzazione giovani, educazione alla salute

• Secondaria: nei sistemi sanitari e medico curante

• Terziaria: riabilitazione a livello sciale, reinserimento nel gruppo alcolisti anonimi e i CAT)

C.9 LA PREVENZIONE DEI SUICIDIO

Il suicidio è un fenomeno presente in ogni cultura e società; molte difficoltà nel valutarlo, per es.

distinguerlo dagli “equivalentyi del suicidio” (alcolismo, tossicomania) e dal suicidio

subintenzionale (il rischio di morte è ricercato inconsapevolmente tramite dinamiche inconsce:

omissione cure, lavori a rischio…). Difficoltà nel classificare alcuni casi di morte violenta come

annegamento, precipitazioni.

Statistiche: tassi ridotti nei paesi arabi e latino-americani, maggiori in USA e paesi occidentali;

grande incidenza tra soggetti affetti da disturbi psichiatrici, adolescenti, anziani.

Gruppi a rischio: adolescenti, anziani che vivono soli, carcerati, malati cronici, alcolisti, parenti

di soggetti suicidi.

Altri fattori di rischio: perdita genitori in età infantile, lutto recente, instabilità familiare,

comportamenti ad alta emotività o inibizione, disoccupazione, scarsa integrazione sociale,

deprivazione economica, migrazione, malattie fisiche e psichiche.

Rapporto col disturbo mentale: maggior rischio autolesivo; soprattutto schizofrenici, depressione

(pazienti che manifestano sdegni di inadeguatezza, perdita di speranza, solitudine, isolamento).

Soprattutto nel momento del reinserimento sociale, fallimenti nella riabilitazione, ricadute

(consapevolezza del divario tra esigenze esterne e proprie capacità di risposta).

Diverse teorie:

Psicoanalisi: perdita e introiezione dell’oggetto amato verso cui si rivolgono le cariche

libidiche e aggressive, compromissione del sé, incapacità di tollerare le frustrazioni connesse

alla perdita e abbandono. La morte è il tentativo estremo di costruire l’unità perduta, di

ristabilire l’equilibrio narcisistico primario: l’oggetto amato è rappresentato da qualsiasi

perdita (decadimento fisico, fallimento dei proprio progetti, ruolo sociale); ripropongono la

separazione dall’oggetto amato perché l’autostima e integrità del sè dipendono

dall’attaccamento ad un oggetto.

Teoria psicosociale: Durkheim. L’incidenza del suicidio in una popolazione è inversamente

proprorzionale al grado di coesione sociale er integrazione dell’individuo in essa; la

disgregazione (anomia) che si presenta in momenti di crisi o floridezza economica rappresenta

la rottura di equilibri, mutamenti dell’ordine collettivo in cui la società non è in grado di

esercitare un’azione di controllo sulle aspirazioni dei singoli individui.

Biologica: in relazione al metabolismo della serotonina

Prevenzione: è attuabile solo la prevenzione secondaria, per es. nella valutazione clinica: il medico

dovrà essere in grado di valutare le idee di elaborazione del suicidio (carattere ossessivo, impulsivo,

organizzato) e ripercussione sulla vita relazionale, sociale, professionale.

Centri di prevenzione al suicidio: per tutti i soggetti a rischio, con operatori addestrati

all’individuazione del rischio, con conoscenze sul fenomeno, sui sintomi depressivi…

Per es: adolescenti programmi di prevenzione con scuole e servizi di salute mentale

Anziani soli programmi di socializzazione e prevenzione della depressione

Carcerati adeguato training nelle prigioni

C.11 PREVENZIONE E HANDICAP PSICHICO

Il ritardo mentale (oligofrenia) è un disturbo dello sviluppo psichico che si verifica

nell’infanzia/adolescenza. Deficit intellettivo che compromette l’adattamento nel contesto

ambientale e una normale esistenza.

Caratteristiche: insorgenza prima dei 18 anni, QI < 70, compromissione del comportamento adattivo

valutata in riferimento alla capacità di incontrare gli standard per età, livello culturale, in aree come

le attività sociali, senso di responsabvilità, indipendenza, autosufficienza, comunicazione, vita

quotidiana.

L’insufficienza mentale può presentare diverse limitazioni e incapacità di svolgere compiti anche

semplici, ma se il deficit è lieve può consentire un’esistenza adeguata.

Caratteristiche comuni: immaturità, infantilismo, egocentrismo, insicurezza, vulnerabilità, crisi

depressive, impulsività, aggressività.

Eziologia:

Cause genetiche: anomalie cromosomiche, disturbi metabolici, anomalie encefaliche,

 malformazione cranio

Danni prenatali dovuti a infezioni, intossicazioni, danni fisici, disfunzioni placentari, disturbi

 endocrini

Cause socioambientali: malnutrizione, povertà, ambiente familiare instabile

Prevenzione:


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Ankh79

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione (SAVIGLIANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene mentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Marocco Muttini Chiara.

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