Igiene generale e applicata
Capitolo 1: Definizione e contenuti dell'igiene
Definizione di igiene
Igiene deriva da greco Igea, figura mitologica ellenica. È la disciplina che ha come obiettivo il mantenimento e la prevenzione della salute (salute fisica, mentale, sociale e non solamente uno stato di assenza di malattia o infermità) dell'individuo sano, nonché della popolazione sana, piuttosto che essere riferita al malato, alla diagnosi e terapia.
Come viene svolta l'attività di promozione-mantenimento della salute: individuando e promuovendo quei fattori di benessere ("prevenire è meglio che curare"); studiare i meccanismi della malattia, in maniera tale da individuare la causa e correggerla (si agisce sulla malattia ma non sul malato).
Continum salute-malattia: Esiste una continuità nel passaggio dallo stato di salute a malattia. Questa progressione pone le basi per la definizione di gruppi a rischio e apre nuove opportunità per interventi di prevenzione mirati e precoci.
Ruolo preventivo delle attività motorie
La prevenzione è l'obiettivo principale dell'igiene e si classifica in:
- Primaria (eziologica-ambientale)
- Secondaria (patogenetica-clinica)
- Terziaria (riabilitativa-sociale)
Diverse possono essere le attività che operano in specifiche classi di prevenzione. Per quanto riguarda l'attività motoria, essa opera in tutte e tre: consolidate evidenze scientifiche hanno sottolineato il ruolo preventivo dell'attività motoria nei confronti delle diverse patologie multifattoriali.
Capitolo 2: Obiettivi, metodi e strumenti dell'igiene
Metodi e strumenti dell'igiene
L'igiene raggiunge i suoi obiettivi servendosi di strumenti in cui confluiscono competenze diverse (statistiche, scienze, demografiche, ecc). Tra tutte le competenze quella fondamentale è: l'epidemiologia.
2.1 Epidemiologia
Studia lo stato di salute e di malattia della popolazione ed i relativi fattori di rischio (ambientali, comportamentali, genetici) che agiscono sul continum salute-malattia, al fine ultimo della prevenzione.
I diversi utilizzi dell'epidemiologia:
- Osservare e valutare l'andamento di malattie, nonché lo stato di salute-benessere nella popolazione.
- Individuare le cause di malattie (ossia gli agenti eziologici o fattori di rischio) che determinano l'insorgenza della malattia o ne influenzano la progressione.
- Sapere le cause, permette di individuare gli interventi atti a migliorare le condizioni di vita.
- Valutare gli interventi di prevenzione, promozione salute, diagnosi e cura (anche alla luce rapporto costi-benefici).
Nel compiere il suo studio l'epidemiologia si serve di strumenti come:
La demografia: si occupa dell'analisi delle caratteristiche delle popolazioni. È strettamente connessa all'epidemiologia (la quale utilizza demografia come strumento per i suoi studi) ed ha competenze in diversi ambiti (biomedico, statistico, sociologico, geografico, ecc).
Le caratteristiche della popolazione studiate dalla demografia sono:
- Composizione Statica: densità, distribuzione età, sesso
- Composizione Dinamica: mortalità, natalità, immigrazione e emigrazione
Questi studi vengono eseguiti utilizzando indicatori (per esempio la piramide dell'età, la durata vita media, ecc), mentre le rilevazioni vengono effettuate attraverso: censimento – indagini campione. La fonte principale dei dati è rappresentata dall'anagrafe, mentre altre fonti di dati sono i registri di patologia (per esempio il registro dei tumori, i registri delle malattie).
Dagli studi demografici emerge che le caratteristiche della popolazione a livello mondiale sono eterogenee, configurando 2 tipologie di paesi (distinzione non netta):
- Paesi più industrializzati (più sviluppati): come Europa Occidentale, America del Nord, Giappone. Sono caratterizzati da:
- Vita media: molto elevata, quindi ci sarà un'alta percentuale di soggetti in età avanzata
- Natalità: bassa
- Mortalità infantile: bassa, dove le principali cause di morte sono malattie cronico-degenerative in età avanzata
- Paesi più arretrati: sono parte dei paesi africani e asiatici. Sono caratterizzati da:
- Vita media: bassa, quindi con una popolazione anziana ridotta
- Natalità: alta
- Mortalità infantile: alta, in cui le cause maggiori sono rappresentate dalle malattie infettive
Indicatori demografia
Indicano la situazione sanitaria del paese e possono essere diversi. Possiamo distinguere:
- Negativi Diretti: Indicatori per esempio tassi mortalità, malattie, ecc
- Positivi Diretti: Indicatori per esempio indici demografici, piramide età, durata vita media
- Negativi Indiretti: Indicatori che descrivono quelle situazioni indirettamente collegate ad un aumento del rischio di mortalità o insorgenza malattie (per esempio inquinamento atmosferico, sovraffollamento)
- Positivi Indiretti: Indicatori che descrivono quelle situazioni indirettamente collegate ad un aumento speranze di vita (cibo, acqua potabile, ecc).
Piramide dell’età
È l'indicatore che meglio rappresenta la struttura di una popolazione: riporta gli individui della popolazione oggetto dello studio suddivisi per sesso e fasce di età. Essendo diverse le situazioni tra paesi più arretrati e più sviluppati, diverso sarà anche il diagramma che ne uscirà fuori:
- Paese più sviluppato: il diagramma ha una configurazione a bulbo (botte)
- Paese più arretrato: il diagramma ha una configurazione a piramide (pagoda)
Le piramidi dell'età possono assumere anche forme particolari, in seguito a fattori sociali (conflitti bellici) o sanitari (epidemia AIDS).
Indice di mortalità
È un indice molto usato, in quanto i dati della mortalità sono sicuri (poiché le morti vengono registrate) e facili da rilevare. Dall'elaborazione di questi dati è possibile costruire le tavole di mortalità, dalle quali si possono ricavare importanti informazioni di tipo sanitario. Riportando i dati relativi ai numeri dei morti corrispondenti alle diverse età si ottiene la "Curva di Leperis" che mostra per una determinata popolazione l'andamento della mortalità in funzione dell'età.
Analisi curva: se le morti avvenissero per cause fisiologiche (vecchiaia), si dovrebbero distribuire a formare una curva a campana di tipo gaussiano (gaussiana normale), il cui punto più alto oltre a rappresentare l'età in cui si registra il numero maggiore di morti, corrisponde alla vita media di quella popolazione. Nella realtà invece, le curve di mortalità assumono forme asimmetriche, in quanto la mortalità è determinata non solo da cause biologiche ma anche da cause sociali o sanitarie.
Tassi
Si ricavano dal rapporto tra numero elevato (casi) e la popolazione (P) in cui sono generati, moltiplicando per una costante (K). Sono riferiti ad un determinato periodo di tempo (in genere 1 anno). A seconda della tipologia e precisione della misura che si vuole effettuare, i tassi possono essere classificati in:
- Tassi grezzi: fornisce la misura del numero totale di eventi per un determinato fenomeno (per esempio nascite, malattie, morti) avvenuto in un certo periodo di tempo in una popolazione definita
- Tassi specifici: sono riferiti ad uno specifico evento (singola malattia, specifica causa di morte) che si è venuto a creare in una certa fascia di popolazione
- Tassi standardizzati: tassi che sono modificati in seguito alla presenza di alcune variabili che influenzano il tasso in questione (per esempio il tasso di mortalità dei maschi in una popolazione)
Tassi utilizzati in epidemiologia
- Tasso di mortalità, che può essere:
- Tasso di mortalità generale: indica il numero totale delle morti per tutte le cause in una determinata popolazione ed è riferito ad un determinato periodo di tempo (in genere 1 anno). Non è molto utilizzato in quanto non specifica le cause di morte e le variabili della popolazione (età, condizione sociale, sesso, ecc)
- Tasso di mortalità specifico: più utilizzati dei precedenti in quanto si riferiscono ad una specifica causa di morte o a più variabili insieme (età, sesso, attività lavorative ecc.). Esempi sono: tasso mortalità fetale, neonatale, infantile, ecc. Si calcola: Numero morti causa specifica/popolazione interessata
- Tassi di morbosità (malattia): misurano la frequenza e entità della malattia nella popolazione. Le più usate in epidemiologia sono:
- Prevalenza: indica il numero totale dei casi di una determinata malattia presente nella popolazione. Si suddivide in:
- Prevalenza puntuale: prevalenza calcolata in uno determinato momento (T0). Quanti casi di malattia ci sono oggi?
- Prevalenza periodale: prevalenza calcolata in un determinato periodo di tempo (T1-T0) (mese, anno, ecc). Quanti casi di malattia hanno colpito persone in un determinato periodo di tempo?
- Incidenza: indica il numero dei nuovi casi di malattia che insorgono in un determinato periodo di tempo (mese, anno, ecc) in una popolazione. Permette quindi di prevedere nuova malattia.
- Prevalenza: indica il numero totale dei casi di una determinata malattia presente nella popolazione. Si suddivide in:
- Letalità: indica il grado di gravità di una malattia in quanto fornisce il numero dei morti nel gruppo di persone che si sono ammalate per quella specifica malattia. In altre parole indica la probabilità che una certa patologia conduca alla morte.
Per malattie a breve decorso o ad alto tasso di letalità, prevalenza e incidenza possono essere simili. Si può infatti assistere ad un aumento sia dell'incidenza che della prevalenza, in quanto i nuovi casi che aumentano nel breve periodo, sommandosi tra loro, determinano l'aumento costante del numero totale dei casi in un certo periodo, allo stesso tempo i casi precedenti guariscono se la malattia è curabile o muoiono in caso di malattia ad alto tasso di letalità. In malattie croniche invece si può assistere ad un aumento della prevalenza e ad un abbassamento dell'incidenza (ad esempio con l'AIDS c'è un minor numero di nuovi casi, ma non essendoci una cura, ma terapie in grado di aumentare le speranze di vita, quei pochi nuovi si sommano a quelli già esistenti, determinando l'aumento della prevalenza).
Altri indici che danno però info sulla struttura della popolazione si possono ottenere calcolando l'indice della vecchiaia oppure il rapporto di mascolinità.
2.2 I metodi dell'epidemiologia
In base alle modalità con cui vengono condotti studi epidemiologici e al tipo di info che si desidera ottenere, possiamo distinguere:
- Studi osservazionali: il ricercatore si limita ad osservare i fenomeni in studio, senza poter intervenire direttamente a controllare o modificare le condizioni. Si distingue in:
- Epidemiologia descrittiva: viene studiata la distribuzione del fenomeno salute-malattia, nella popolazione presa in esame, attraverso un approccio descrittivo, cioè va a descrivere una situazione senza interferenze da parte del ricercatore.
Le variabili prese in considerazione sono:
- Persone: prendendo in considerazioni alcune caratteristiche della popolazione (età, sesso, livello scolastico, etnia, livello socio-economico,ecc), vengono fornite indicazioni su cosa hanno in comune le persone affette
- Tempi: fornisce indicazioni su quando insorge la malattia e sulla sua durata, permettendo di individuare se un evento è epidemico, pluriennale o stagionale. Capire il comportamento temporale, permette di restringere il cerchio su quelli che sono i fattori di rischio o agenti eziologici, in maniera tale da programmare interventi di prevenzione e assistenza sanitaria
- Luoghi: fornisce indicazioni sulla distribuzione dei casi in relazione all'area geografica.
Vari studi epidemiologici
- Case reports: forniscono dettagliata descrizione di segni e sintomi relativi ad un caso tipico o gruppo di casi clinici aventi caratteristiche inusuali (potrebbero far pensare a nuova forma di patologia). Questa tipologia deriva da osservazioni sporadiche realizzate durante la normale attività clinica
- Case series: forniscono dettagliata descrizione di segni e sintomi relativi ad un maggior numero di casi clinici aventi caratteristiche inusuali (potrebbero far pensare a nuova forma di patologia). A differenza dei case reports, lo studio viene esteso a un maggior numero di casi clinici, permettendo di avere un quadro più preciso delle caratteristiche cliniche della patologia
- Trasversali: valutano nella popolazione, in un determinato istante, l'esposizione della popolazione ad un possibile fattore di rischio e la presenza della malattia (prevalenza). Attraverso questi studi è possibile ottenere info sulla prevalenza puntuale–diffusione dei fattori di rischio (fumo, alcol, ipertensione, sedentarietà, ecc)
Tra i vantaggi di questi studi abbiamo: la semplicità di esecuzione, l'economicità, la rapidità maggiore rispetto altri studi. Tra gli svantaggi abbiamo invece l'imprecisione su alcune indicazioni relative all'incidenza (nuovi casi), non sono adatti per malattie rare e infine indicano associazioni tra fattore di rischio e malattia, ma non indicano il rapporto della casualità.
- Ecologici: valutano associazione tra esposizione ed effetto, analizzando tale corrispondenza nelle diverse aree geografiche (covarianza spaziale) o intervalli di tempo (covarianza temporale). Sono studi eseguiti in base a dati raccolti da archivi o fonti dati istituzionali.
Epidemiologia analitica (costruttiva o investigativa)
Identifica i fattori che determinano l'insorgenza della malattia e ricostruisce i diversi momenti della storia del processo patologico. Per identificare i fattori, l'epidemiologia analitica studia la correlazione tra l'esposizione al fattore di rischio e il conseguente effetto, valutando se la correlazione è plausibile (o casuale) (per esempio i telefonini aumentano il rischio di tumore al cervello: correlazione non ancora chiarita per insufficiente prove di plausibilità).
L'epidemiologia analitica, fa riferimento a 2 modelli:
- Prospettico (studi coorte): Osserva nel tempo gli effetti di una certa variabile sulla popolazione, partendo da una situazione di soggetti sani: da un iniziale gruppo di soggetti sani aventi tutti caratteristiche comuni (età, sesso, condizione sociale, ecc), avviene una divisione in 2 gruppi: esposti (ad un fattore di rischio) – non esposti. I 2 gruppi vengono seguiti nel tempo e viene valutata la frequenza con la quale si verifica l'insorgenza della malattia (misurata in termini di incidenza). Confrontando il valore dell'incidenza nel gruppo esposti con l'incidenza nel gruppo dei non esposti, si potrà desumere se l'esposizione al fattore, abbia influito sull'incidenza della malattia. Tale valutazione può essere eseguita servendoci del Rischio Relativo (RR):
- se RR=1: il fattore di rischio non influenza la malattia
- se RR>1: il fattore di rischio influenza la malattia
- se RR<1: il fattore di rischio svolge un'azione protettiva.
C'è una suddivisione all'interno degli studi di coorte:
- Studi di coorte prospettici: valutano l'esposizione di soggetti nel presente e pianificano una sorveglianza dei soggetti nel futuro
- Studi di coorte storici: valutano l'esposizione in passato di soggetti e valutano gli effetti che si sono manifestati negli anni.
- Retrospettico (studi caso-controllo): Partendo da una situazione in cui la malattia è già manifesta, si cerca di individuare a ritroso le variabili che hanno contribuito maggiormente a produrre la malattia. Ecco come avviene: si selezionano 2 gruppi di soggetti (gruppo dei casi: soggetti malati – gruppo controllo: stesse caratteristiche del primo (sesso, età, ecc) ma che differiscono per non essere malati). Da questa divisione si dovrà stabilire se in passato il gruppo dei casi (malati) è stato esposto (o meno) agli stessi fattori di rischio, ai quali sono stati esposti i soggetti del gruppo di controllo (sani). Questo confronto permette di individuare i fattori determinanti la malattia e valutare la forza con la quale il fattore di rischio è associato alla malattia. Quest’ultimo obiettivo può essere perseguito stimando il rischio (Odds Ratio). L’odds (termine anglosassone) è il rapporto tra la probabilità di essere malati rispetto alla probabilità di non esserlo e può essere calcolato sia per il gruppo di soggetti esposti al fattore di rischio che per il gruppo dei non esposti. Il rapporto tra i due odds che si ottiene costituirà l’odds ratio.
Studi sperimentali (epidemiologia sperimentale)
Verificare e validare l'associazione causa-effetto tra fattore di rischio e patologia, cioè confermano se il fattore ha avuto un ruolo casuale o meno, in quest’ultimo caso rafforza la plausibilità. Allo stesso tempo si può valutare l'efficacia degli interventi preventivi, terapeutici e riabilitativi. In questi studi il ricercatore interviene direttamente introducendo, eliminando o modificando il fattore oggetto di studio.
Gli studi sperimentali di tipo preventivo possono dividersi in 2 tipologie:
- Comunitari: interventi fatti sulla comunità (per esempio valutare l'efficacia delle campagne sull'educazione sanitaria)
- Campo: diretti a gruppi di soggetti sani ma selezionati
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