IGIENE ED EPIDEMIOLOGIA
1 Epidemiologia generale 12 Notifica malattie infettive
2 Epidemiologia descrittiva 13 Modello epidemiologico malattie infettive
3 Epidemiologia analitica 14 Isolamento, sorveglianza, contumacia
4 Epidemiologia sperimentale 15 Immunoprofilassi
5 Caratteristiche dei disinfettanti 16 Vaccinoprofilassi
6 Disinfezione ospedaliera 17 Caratteristiche dei vaccini
7 Sterilizzazione con mezzi chimici 18 Sieroprofilassi
8 Sterilizzazione con mezzi fisici 19 Chemioprofilassi
9 Classi di rischio 20 Profilassi e infezioni correlate alle pratiche assistenziali
10 Rischio assoluto, relativo, attribuibile 21 Prevenzione
11 Misure del rischio 22 Igiene delle mani
1) EPIDEMIOLOGIA GENERALE
La parola “epidemiologia” deriva dal greco e significa studio sulla popolazione. L'epidemiologia può essere
definita come la disciplina che si occupa dello studio delle malattie, e dei fenomeni a essa correlati attraverso
l'osservazione e la distribuzione e dell'andamento delle patologie della popolazione, l'individuazione dei
fattori di rischio che ne possono condizionare l'insorgenza e la diffusione nonché la programmazione degli
idonei interventi curativi e preventivi.
Gli ambiti di maggior interesse sono: l'epidemiologia ospedaliera che si occupa dell'igiene negli ospedali e
l'epidemiologia dei servizi socio sanitari che analizza le caratteristiche delle prestazioni sanitarie erogate.
Il primo epidemiologo moderno fu John Snow che svolse indagini epidemiologiche sul colera quando
l'agente eziologico risalendo anche alle modalità di contagio. L’indagine epidemiologica
ancora non era noto
non richiede la conoscenza dell’agente eziologico, ma cerca di fornire gli indizi per individuarlo.
Nell’ambito della sanità pubblica l’epidemiologia concorre a far raggiungere alla popolazione una
condizione di salute ottimale definita dall'OMS come uno stato di benessere fisico psichico e sociale, quindi
non soltanto assenza di malattia. L’epidemiologia è diventata una disciplina fondamentale non solo per la
sorveglianza delle malattie e per lo studio dei fattori di rischio, ma anche per la programmazione sanitaria.
Le principali fonti dei dati correnti utilizzabili in epidemiologia sono:
I dati demografici:
il censimento è considerato la maggior fonte di questi dati; è una rilevazione istantanea delle
principali caratteristiche di una popolazione condotto dall’ISTAT ogni 10 anni. In rapporto ai
criteri di raccolta dei dati si possono distinguere due tipi di censimento: il censimento de jure
(considerano l’individui come componenti di una popolazione solo se residenti nel territorio
considerato, cioè la popolazione residente) e il censimento de facto (che enumera le persone
secondo il loro domicilio al momento dell’osservazione, cioè la popolazione presente). Il
genere di informazioni raccolte riguarda dati anagrafici, livello di istruzione, attività
professionale, notizie su abitazione, sulle proprietà etc.
Piramide dell’età:
La distribuzione per età e per genere è rappresentata graficamente con la
piramide delle età, formata da due istogrammi affiancati riguardanti i maschi e le femmine
con una variazione di età di 5 anni; stimano le % di popolazione divisa per sesso nelle varie
fasce di età.
I dati di mortalità: dall’OMS e
I dati sulle cause di morte sono raccolti e analizzati mediante una scheda messa a punto
adattata dall’ISTAT, riportano dati medici e sanitari e suddividono le morti in decessi per cause
naturali o per cause violente; distinguono le morti nel 1° anno di vita (mortalità infantile) da quelle
avvenute oltre il 1° anno, inoltre sono separate per sesso. Dividono per di più le cause di morte in
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Riassunto di Igiene ed Epidemiologia: G. Caria, F. Cherchi, T. Billi.
iniziali, intermedie e terminali. Costituiscono un indicatore per: condizioni di vita, esposizione a
fattori di rischio, efficacia dell’assistenza sanitaria e consentono di valutare l’incidenza e prevenire le
morti evitabili.
12) NOTIFICA DELLA MALATTIE INFETTIVE:
Un medico che, nell’esercizio della sua professione, venga a contatto con qualunque malattia diffusa
o sospetta di esserlo, deve notificarlo all’autorità sanitaria competente (ASL).
La notifica deve essere correlata da elementi identificativi del paziente, eventuali risultati di esami e
data di comparsa della malattia. L’ASL trasmette le schede alla regione che a sua volta, le trasmette
salute e all’istituto superiore di sanità (IS); i dati vengono poi elaborati e caricati
al ministero della
su internet. Se necessario l’ASL effettua un'inchiesta epidemiologica, anche attraverso le rilevazioni
ambientali, per individuare l’agente causale, le persone infette e quelle rischio e le vie di
contaminazione e trasmissione. Questi processi sono necessari per attuare le misure di prevenzione e
per interrompere l’epidemia. Il sistema di notifica prevede in base alla gravità, 5 classi di malattie
infettive. La segnalazione viene fatta per telefono, telegramma o fax.
Le notifiche vengono registrate nell’archivio dell’IS chiamato SIMI (sistema informatizzato malattie
infettive).
Vengono sorvegliate malattie infettive prevenibili come AIDS, legionellosi, malattie sessualmente
trasmissibili, epatiti virali/acute etc. Viene segnalata alla rete dei medici che monitorano l’andamento
invernale dell’influenza e all’elenco dei pediatri, che controllano: pertosse, morbillo, varicella,
rosolia e parotite epidermica.
Schede di dimissione/accettazione ospedaliera:
Sono una sintesi della cartelle cliniche, raccolgono dati anagrafici, amministrativi e sanitari riferiti al
ricovero (diagnosi principale e alla dimissione).
I dati sono trasferiti all’assessorato della sanità regionale che organizza banche dati.
I dati della SDO (schede di dimissione ospedaliere) riferiscono i casi incidenti per le condizioni
morbose acute, cioè traumi e malattie infettive, riporta in oltre i casi incidenti e prevalenti, i primi
eventi e le recidive per le patologie croniche. Le SDO risentono della frequenza di ospedalizzazione,
che è legata non solo al bisogno ma anche alla domanda.
Registri di patologia:
Sono sistemi informativi per la rilevazione di singole patologie o interi gruppi nosologici in un
intera popolazione.
Sono utili per ottenere un quadro epidemiologico di una malattia sul territorio.
Nonostante prendano in considerazione patologie molto differenti tra loro hanno caratteristiche simili
tra loro:
- Definiscono con precisione la malattia su criteri diagnostici standardizzati;
- Riportano la data di prima diagnosi del caso definito inizio di malattia (incidenza);
- Riportano i dati demografici del soggetto;
- Prendono in considerazione una base di popolazione ben definita.
I registri di patologia hanno un ruolo di:
- Valutare il quadro epidemiologico della malattia, la sua evoluzione storica, tracciare dei
modelli predittivi per il futuro e individuare situazioni di rischio (custer di malattie).
- Fornire dati per ricerca delle cause e per la prevenzione sia primaria che secondaria, per la
diagnosi e per la cura.
Banche dati sanitarie:
In passato erano prevalentemente amministrative (SDO archivio vaccinazioni, CUP, anagrafe
sanitaria); oggi sono usate per fini epidemiologici (SDO prescrizioni farmaceutiche). Le prescrizioni
farmaceutiche permettono di visualizzare i tipi di farmaci prescritti per risalire alla patologia.
L’esenzione dal ticket consente di rilevare i portatori di patologie croniche come diabete, tumori e
HIV. L’insieme di queste informazioni e l’utilizzo dell’anagrafe regionale, consente di risalire ai dati
di ciascun individuo. Questo sistema è chiamato BDA (banca dati assistito).
Archivi relativi al igiene del lavoro e ambiente;
Registrazione delle nascite. Pagina 2
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L’epidemiologia è una scienza quantitativa che utilizza diversi tipi di misure raggruppati in 3 categorie:
frequenza, associazione e impatto.
Oltre alle misure assolute sono presenti misure relative (rapporti, proporzioni e tassi). Le misure di frequenza
più usate sono la morbosità, cioè il numero dei malati in una popolazione che comprende incidenza e
prevalenza:
L’incidenza esprime il numero di nuovi casi di malattia che insorgono in un periodo di tempo definito, questa
cumulativa e tasso d’incidenza.
a sua volta può differenziarsi in incidenza
La prevalenza è invece la quantità di casi di quella malattia presenti nella popolazione in un determinato
momento. Essa può essere puntuale o periodica.
Altre misure di frequenza sono: la mortalità che esprime un numero di morti in un a popolazione, la letalità
che è il rapporto % fra il numero di morti per una determinata malattia e il numero dei malati della stessa, la
che esprime la % dei vivi dopo un certo tempo dall’inizio degli studi.
sopravvivenza dei principali fenomeni che interessano la vita dell’uomo si usano diversi tipi di tassi:
Per la definizione
grezzi specifici e specializzati.
Esistono diversi tipi di classificazione degli studi epidemiologici. Tra questi possiamo distinguere
l’epidemiologia di osservazione (che si distingue in epidemiologia descrittiva e analitica) e l’epidemiologia
di intervento (basata sull’epidemiologia sperimentale).
2) EPIDEMIOLOGIA DESCRITTIVA
Uno studio descrittivo si propone di descrivere nella popolazione un fenomeno negativo o positivo per la
salute e le caratteristiche delle persone colpite da tali fenomeni in rapporto al luogo e al tempo in quale si
verificano.
I tre aspetti fondamentali degli studi descrittivi sono quindi luogo tempo e persone. Lo studio descrittivo è
generalmente semplice, rapido e poco costoso. I dati oggetto di studi non riguardano i singoli individui ma
intere popolazioni. Tra le fonti da cui traggono informazioni ci sono il censimento, certificati di morte, le
indagini ad hoc, le schede di accettazione, i registri di patologia, le notifiche di malattie infettive, archivi on-
line etc.
L’attendibilità di questi studi dipende soprattutto dall’attendibilità della fonte utilizzata. Di solito forniscono
informazioni generali sulle associazioni di una malattia con alcune caratteristiche di base dell’individuo
come eta, sesso, razza, occupazione e stato sociale. L’età è uno dei fattori più importanti nell’insorgenza
della malattia dato che alcune di esse colpiscono esclusivamente alcune fasce di età (in alcuni casi è utile
eseguire analisi per coorti in cui si rappresentano i dati riguardanti gli eventi sanitari riferiti ad una
popolazione di soggetti nati in un determinato periodo di tempo). Un altro fattore è il sesso dato che
l'insorgenza e il decorso di alcune malattie sono influenzate da fattori ormonali e riproduttivi.
Si possono effettuare 3 tipi di studi descrittivi:
- Gli studi di distribuzione geografica che valutano la distribuzione dei fenomeni morbosi o dei fattori di
rischio o protettivi in un ambito territoriale ben definito; consentono così di confrontare tra loro popolazioni
diverse; che consentono di valutare quale può esser il ruolo dell’ambiente e valutare
- Gli studi su emigranti
reciprocamente quello dalla componente ereditaria (genetica nell’insorgenza di determinate malattie);
- Gli studi di correlazione geografica o temporale o studi ecologici: valutano associazione tra un fattore e/o
condizione e una patologia a livello di popolazione; valutano anche la distribuzione geografica o
l’andamento temporale di un fattore morboso e del fattore in esame.
Questo tipo di studi sono soggetti a due tipi di errori:
- Errore ecologico: quando le associazioni riscontrate a livello di popolazione non sono confermate a livello
individuale; dipende dalla mancanza di dati a livello individuale e l’impossibilità di esaminare più fattori;
- Errore di confondimento.
Gli studi che possono essere utilizzati nell’epidemiologia descrittiva sono gli studi di prevalenza o
trasversali (cross sectional). Gli studi di prevalenza sono quelli in cui un popolazione viene esaminata in un
preciso istante, al fine di determinare lo stato di malattia, disposizione a un particolare fattore o anche la
presenza di qualsiasi altra condizione.
Si tratta di indagini svolte in un tempo teoricamente istantaneo (fotografia), e per questo l'indagine viene
considerata trasversale rispetto al tempo. I dati vengono rilevati attraverso un censimento. Pagina 3
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Gli obbiettivi più comuni degli studi trasversali sono la prevalenza dei fenomeni morbosi, di fattori e/o
condizioni di rischio, l’associazione tra fattori di rischio o protettivi e condizioni di salute o malattia.
Per la rapidità di esecuzione, i costi relativamente bassi e l’immediatezza dei risultati questi studi sono
spesso utilizzati nella pratica. Oltre al censimento un altro metodo per ricavare i dati utili per le indagini di
prevalenza è lo screening (strumento fondamentale della prevenzione secondaria). Gli studi trasversali non
trovano applicazione allo studio di patologie rare o di breve durata in quanto sarebbe necessario esaminare
un campione molto vasto per reperire un sufficiente numero di ammalati. Al contrario gli studi trasversali
possono risultare molto utili per il calcolo della prevalenza delle malattie croniche con elevata frequenza.
Le conclusioni di questi studi sono quindi incerte pertanto necessitano di studi osservazionali analitici e/o
sperimentali. I risultati degli studi descrittivi devono esser presi con prudenza per il modesto livello di
completezza e accuratezza dei dati.
Gli studi sull'andamento temporale esaminano le variazioni che si verificano nel tempo, di fenomeni
morbosi e fattori di rischio consentendo di mettere a confronto eventi svoltisi in tempi diversi come ad
esempio i cambiamenti della frequenza delle malattie croniche che si presentano in tempi lunghi possono
esser il risultato di: periodo di calendario (per il verificarsi di situazioni/eventi acuti come guerre catastrofi
naturali etc. che aumentano o diminuiscono il rischio di malattia), le coorte di nascita (cambiamento di
abitudini di vita di soggetti nati nello stesso periodo [fedali] che hanno acquisito simili abitudini come fumo
o abuso di alcool). esempio l’invecchiamento della
-età (per il cambiamento della struttura per età della popolazione) per
popolazione.
3) EPIDEMIOLOGIA ANALITICA
Lo scopo dell’epidemiologia analitica, detta anche investigativa, è quello individuare la causa delle malattie
o ne ostacolano l’insorgenza e la diffusione.
ed i fattori che ne favoriscono Gli studi analitici sulla base della
direzione dell’osservazione, possono essere quando il ricercatore accerta l’esposizione e la
retrospettivi osserva la popolazione secondo l’ordine
malattia dopo la loro comparsa, o prospettici quando il ricercatore
naturale degli eventi nel tempo.
Esistono due tipi fondamentali di studi analitici: gli studi di coorte e gli studi caso-controllo. In certi casi
possono essere utili anche gli studi di prevalenza o trasversali (che vengono classificati da alcuni tra gli studi
descrittivi e da altri tra quelli analitici, perché possono avere entrambe le finalità).
Studi di coorte: si definiscono coorte un gruppo di soggetti che hanno in comune una o più caratteristiche
(stessa classe sociale, età, sesso). Sono gli studi più adatti alle misure epidemiologiche che in includano il
tempo come variabile essenziale. La scelta della coorte da sottoporre all’indagine epidemiologica va
effettuata in rapporto all’ipotesi che si vuole verificare.
Uno studio di coorte può essere prospettico (se si segue nel tempo la popolazione in studio secondo il
naturale ordine di comparsa degli eventi; esposizione-> malattia-> morte) o storico/retrospettivo (se sia la
misura dell’esposizione che la registrazione dei casi di malattia si riferiscono al passato). La coorte in inoltre
a seconda della popolazione che entra nello studio può essere definita come coorte fissa (quando tutti i
soggetti entrano nello studio nello stesso momento o in tempi ravvicinati) oppure coorte dinamica (se il
reclutamento dei soggetti avviene progressivamente in tempi relativamente lunghi).
All’interno della coorte si opererà una suddivisione in rapporto all’esposizione o meno al fattore indagato e
si registrerà l’incidenza della malattia nei sottogruppi. Se l’incidenza de