1. Le piene dei corsi d’acqua.
1. Premessa
Il desiderio primario del tecnico che debba provvedere alla progettazione di opere per la mitigazione
del rischio idraulico è sempre stato quello di conoscere il valore, nella sezione d’interesse, della “mas-
sima” piena da cui difendersi (1). Purtroppo l’esperienza mostra che detta conoscenza è impossibile
poiché non vi è valore, comunque determinato, che non abbia una probabilità di essere oltrepassato;
unica certezza è che quanto più è alto detto valore, tanto più difficilmente verrà superato (2).
Di conseguenza, la strada da seguire è quella di fare una analisi statistica di tutti i possibili valori che si
potranno verificare nella sezione, assegnando a ciascuno di questi la probabilità che un generico evento
abbia valore minore od eguale a quello assunto; occorrerà cioè determinare la distribuzione di proba-
bilità cumulata Ф(Q) delle piene nella specifica sezione. Ovviamente il valore di Ф(Q), rappresen-
tando la probabilità che un generico evento assuma valore q ≤ Q, varierà tra 0 ed 1,00, rappresentando
quest’ultimo la certezza, e la funzione Ф(Q) sarà una funzione monotona crescente, con asintoto ad
1,00, per Q tendente all’infinito.
In questa maniera sarà possibile progettare l’opera non per la “massima piena” ma per una portata Q a
cui corrisponde un alta probabilità Ф(Q) e quindi un rischio R=1-Ф(Q), molto basso, che si verifichi
l’evento con valore q > Q.
Pertanto tra le principali finalità dell’idrologia vi sono quelle di:
1. determinare la distribuzione di probabilità cumulata delle piene e delle piogge, li dove sono pre-
senti dati registrati per il passato;
2. stimare la stessa distribuzione di probabilità cumulata delle piene e delle piogge, li dove man-
cano dati registrati per il passato.
Cominciamo con considerare la circostanza che, nella nostra sezione d’interesse, vi siano i dati delle
piene verificatesi nel passato. In questo caso l’analisi statistica dei valori di piena registrati ci permette-
rà di stimare la distribuzione di probabilità cumulata di queste e la considerazione che quest’ultima non
cambierà nel successivo periodo, ci permetterà di determinare il valore che si potrà verificare, nel futu-
ro, con una assegnata probabilità di superamento.
Perché si possa effettuare questa analisi statistica (3) occorre che i dati registrati possano essere consi-
derati come variabili tratte casualmente dalla popolazione di tutti i possibili valori (ipotesi
e che quest’ultima sia invariante nel tempo (ipotesi
d’indipendenza) di stazionarietà).
Poiché è evidente che le portare che si verificano in una determinata sezione di un corso d’acqua, gior-
no dopo giorno, sono strettamente dipendenti tra loro per moltissime ragioni: perché l’evento meteorico
che le ha determinate è lo stesso, perché le piogge dei giorni prima hanno influenzato la permeabilità
del bacino, poiché parte della portata che si registra in un qualsiasi giorno è determinata dal deflusso,
ritardato, delle piogge che si sono verificate nei giorni precedenti, ecc., gli idrologi si sono orientati a
studiare la popolazione dei massimi annuali delle piene, in modo da considerare una popolazione di da-
ti praticamente indipendenti (4).
Per quanto riguarda la stazionarietà di questa popolazione, è evidente che questa si verifica se le condi-
zioni climatiche risultano costanti, se la morfologia del bacino rimane la stessa e se il deflusso idrico
non viene modificato da interventi antropici. Mentre i due ultimi aspetti sono facilmente verificabili, il
primo sicuramente non è vero su periodi molto lunghi, ma tenuto conto che abitualmente i dati disponi-
bili si riferiscono ad un periodo che non si sviluppa, all’indietro, per più di un secolo e che, normal-
mente le nostre previsioni non si sviluppano, in avanti, per un periodo maggiore, possiamo considerare
che per un periodo tutto sommato breve, l’ipotesi di stazionarietà sia plausibile (4). Pertanto è su questa
popolazione che noi applicheremo i metodi di analisi sviluppati dalla statistica.
2. I massimi annuali delle portate al colmo di piena.
L’analisi dei massimi annuali delle piene in una sezione è possibile se i dati registrati nel passato sono
disponibili. Nel caso dell’Italia la fonte maggiore d’informazione sui dati idrologici registrati sul terri-
torio nazionale, nel passato, è stato il Servizio Idrografico Nazionale. Questo organismo fu istituito, alla
fine del 1917, col compito specifico di osservare e studiare, su tutto il territorio nazionale, le acque na-
turali di qualunque specie: superficiali, come i fiumi, i torrenti, i laghi, o sotterranee, come le falde
freatiche ed artesiane, e di indagare i fenomeni che più direttamente ne determinano le vicende, come le
precipitazioni atmosferiche e la temperatura dell'aria, sulla spinta della possibilità che si andava presen-
tando di sopperire al fabbisogno di energia con le risorse idrauliche mediante la produzione idroelettri-
ca (5). Di conseguenza, a partire dai primi mesi del 1918, le osservazioni e le indagini idrografiche
vennero estese a tutto il territorio italiano che venne suddiviso in 14 grandi compartimenti delimitati
con criteri puramente idrografici in modo che ognuno di essi fosse racchiuso da linee spartiacque e
comprendesse solo bacini interi, indipendentemente da suddivisioni provinciali e regionali. I compar-
timenti vennero affidati ad altrettante Sezioni Autonome del Genio Civile, nell'ambito del Ministero dei
Lavori Pubblici, e sostanzialmente questa suddivisione è stata operativa fino a pochi anni fa.
Dopo oltre ottant'anni di attività ininterrotta, a meno di alcuni anni nel corso della Seconda Guerra
Mondiale, a seguito del DPCM 24/07/2002 "Trasferimento alle Regioni degli Uffici periferici del Di-
i servizi vennero tra-
partimento dei Servizi Tecnici Nazionali - Servizio Idrografico e Mareografico",
sferiti alle regioni. Questo ha comportato che le competenze del Servizio Idrografico sono state affidate
ad enti regionali (agenzie ARPA, oppure servizi tecnici regionali, oppure singoli Dipartimenti di Prote-
zione Civile ecc.), e i precedenti Compartimenti, che erano molto spesso sovra regionali, sono stati
smembrati sotto enti aventi estensione regionale.
Il Servizio Idrografico e Mareografico Italiano ha proceduto, fino alla sua dismissione, alla pubblica-
zione dei cosiddetti Annali idrologici, relativi ai vari compartimenti in cui era stato diviso il territorio.
La pubblicazione degli Annali, dal passaggio delle competenze alle regioni, non è più stata effettuata e
ogni struttura regionale si è incaricata di pubblicare i dati di sua competenza.
Per quanto riguarda i massimi annuali delle portate al colmo di piena, questi venivano riportati, relati-
vamente ad ogni sezione di misura (stazione nella Pubblicazione n° 17 del Servizio e nel-
idrometrica),
la fig. 1 è riportata, a titolo d’esempio, la pagina relativa al decennio 1951/1960 della stazione del Calo-
re Irpino a Montella (ponte S. Francesco).
Fi
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