Che materia stai cercando?

Idrogeologia - riassunto completo per il corso Appunti scolastici Premium

Riassunto di 24 pagine per il corso (laurea triennale) di Idrogeologia, Scienze Geologiche. Completo di immagini e formule.
Capitoli:
Definizione e storia dell'idrogeologia
L'acqua in natura
Ciclo idrologico
Precipitazioni
Misure pluviometriche
Rappresentazione dati pluviometrici
Evaporazione
Traspirazione
Evapotraspirazione
Infiltrazione
Deflusso superficiale... Vedi di più

Esame di Idrogeologia docente Prof. C. Paletta

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

infiltrazione dal terreno, quindi valido anche quando non troviamo una falda acquifera con ingenti

quantità di acqua

Pozzo di tipo Norton – costruito nei terreni sabbiosi tramite infissione di tubi a colpi di mazzuolo. Il

 primo tubo è una punta di acciaio forata, quelli successivi vengono assicurati sopra il primo e infissi nel

terreno per una profondità di circa 7/8 m. Il tutto è collegato ad una pompa

Pozzi a percussione o pressione

 Pozzi a rotazione

 Pozzi Ranney – per grosse forniture idriche, in zone vicine a corsi

 d’acqua o laghi. Sono costituiti da un pozzo centrale di 5 m di

depressione, il fondo è sigillato e da esso sono infissi a raggera tubi da

10 a 20 cm di diametro. Sono illegali

Completamento pozzi

Vari passaggi:

1- Messa in opera della colonna – una volta perforato il pozzo e trovata

l’acqua occorre completarlo in modo da renderlo un sistema idoneo alla

produzione. Le modalità di completamento del pozzo variano a seconda del

tipo di scavo, del tipo di roccia e del tipo di falda.

Nei pozzi a percussione le pareti sono sostenute da 1 tubo cieco che

deve essere sostituito tramite alcuni passaggi:

a. Inserimento tubo di produzione all’interno del tubo cieco (D < del

tubo cieco), gli altri elementi si aggiungono mano a mano che la

colonna viene calata. In corrispondenza dei livelli produttivi si

mettono i filtri. Nell’intercapedine cieco-produzione vanno inseriti il

dreno e il cemento (cementazione*), il primo sosterrà le pareti e fa

aumentare la permeabilità intorno al tubo, il cemento fungerà da

tappo dell’acquifero. I tubi utilizzati posso essere in ferro, acciaio o

PVC;

b. Tra il tubo di produzione e il casing* si posiziona della ghiaia, in corrispondenza dell’acquifero,

che farà da dreno. Il dreno viene messo in opera man mano che viene sfilato il casing;

c. Se non vogliamo captare una falda possiamo adoperare materiali argillosi (impermeabili) per

impedirne la filtrazione;

d. I 5-10 m superiori di intercapedine vengono riempiti da cementi fluidi a presa lenta, per impedire

alle acque di superfice di inquinare la falda

Nei pozzi a percussione con infiltrazione idraulica il casing rimane in opera e, dove si suppone esserci

la falda, si operano dei fori con uno speciale strumento dotato di punzoni.

Nei pozzi a rotazione avviene allo stesso modo ma c’è estrazione del casing.

2- Filtri – tratti di tubo fenestrati che vanno posti in corrispondenza degli acquiferi, in quanto permettono il

passaggio dell’acqua all’interno del pozzo. Le dimensioni di queste aperture vanno regolate in relazione

alla granulometria. La superficie di filtrazione deve essere la massima possibile senza però che i granuli

possano entrare. Le fenestrazioni sono svasate verso l’interno (più larghe verso l’esterno) così da

permettere l’ingresso solo di acqua e particelle fine che poi verranno allontanate dal pozzo tramite

spurgo.

3- Dreno – posto tra parete del foro e il tubo di produzione in corrispondenza dei liv acquiferi, e serve per il

sostegno delle pareti del foro e per aumentare la permeabilità vicino ai filtri. Si usa del ghiaietto di natura

quarzosa ben arrotondata con diametro specifico per il tipo di terreno. C’è la possibilità che granuli di

piccole dimensioni si incastrino nel dreno diminuendo la capacità di filtrazione del dreno stesso.

*Colonna di rivestimento = tubazione in acciaio che parte dalla superficie e arriva a fondo pozzo ed è

connessa rigidamente alla formazione rocciosa con una malta cementizia, gettata a partire da parte bassa del

foro. Il casing trasforma il pozzo in una struttura stabile e permanente, in grado di ospitare le attrezzature per

la produzione dei fluidi di strato. Esso sostiene le pareti del foro ed evita la migrazione di fluidi dagli strati con

pressione maggiore a quelli con pressione minore. Inoltre, il casing permette di eliminare le perdite di

circolazione, protegge il foro dai danni provocati da urti e sfregamenti della batteria.

*La cementazione è l’operazione di pompaggio di una malta cementizia tra casing e formazione, iniettata

all’interno del casing. Serve a connettere rigidamente il casing con la formazione e a garantire l’isolamento

idraulico delle FM, impedendo la migrazione dei fluidi dagli strati con pressione maggiore verso quelli con

pressione minore.

Sviluppo dei pozzi o spurgo

Una volta completato il pozzo è necessario fare lo spurgo (sviluppo del pozzo), per aumentarne la resa e la

permeabilità nei dintorni del pozzo stesso e la durata nel tempo. Negli acquiferi porosi consiste nell’agitare i

granuli dell’acquifero così da richiamare le particelle più fine all’interno del pozzo. Può avvenire in diversi modi:

1) Pompaggio con portata crescente – si inserisce una pompa all’interno del pozzo e si incomincia a

lavorare con portate crescenti, ovvero aumentando il pompaggio ogni volta che si ottiene acqua

limpida. Procediamo in questa maniera fino a raggiungimento della Q massima del pozzo. È il metodo

migliore per eliminare le particelle fine e può richiedere diversi giorni;

2) Aria compressa – si utilizza un compressore che immette nel fondo del pozzo aria compressa a

pressione verticale, questo permette ai granuli di entrare nel pozzo. L’azione risulta più rapida se

utilizziamo una pompa collegata al compressore. Questo metodo è molto rapido ed utilizzato ma non

garantisce uno spurgo ottimale;

3) Pistonaggio – consiste nel far muovere verticalmente, all’interno del pozzo, un pistone, al di sopra del

livello da spurgare. Quando il pistone scende spinge l’acqua nell’acquifero, quando sale la richiama

all’interno, insieme ai granuli fini.

Con i metodi finora descritti è opportuno poi ripulire il fondo del foro da materiali richiamati sul fondo

del foro (limo e argilla);

4) Metodi chimici – si utilizzano sostanze chimiche per ripulire il pozzo.

Acquifero calcareo acido cloridrico in pressione

Acquifero con argilla tensioattivi (sostanze organiche che abbassano la tensione superficiale di un

liquido e aumentano miscibilità tra liquidi diversi)

Si può utilizzare anche ghiaccio secco (CO2).

IDRODINAMICITA’ DEI POZZI

Livello dinamico di un pozzo

Quando si effettua un pompaggio il livello idrico nel pozzo (che quando non c’è

pompaggio si chiama livello statico) si abbassa e altra acqua si muove dalla

falda verso il pozzo per sostituire quella estratta. La superficie piezometrica nei

dintorni del pozzo si modifica così da creare un cono di depressione (è la

forma assunta dalla superficie piezometrica). In un acquifero ipotetico

(omogeneo, isotropo, di spessore uniforme, con superficie piezometrica

inizialmente orizzontale, senza movimento della falda) le isopieze saranno

delle circonferenze concentriche attorno al pozzo. Le linee di flusso saranno

rettilinee, dirette verso il pozzo.

Se la linea di superficie piezometrica è inizialmente inclinata (caso reale) il cono di

depressione sarà deformato e asimmetrico, disegnando un ellissoide.

Se il pompaggio avviene a Q costante il livello idrico all’inizio si abbassa rapidamente

per poi avere degli incrementi decrescenti.

Se la falda è in grado di fornire la portata estratta, il livello dinamico si stabilizza al di

sotto del livello statico. Questo andamento del livello dinamico dipende dalla portata di

estrazione Q, che all’inizio è molto maggiore della portata della falda q; man mano che

il livello dinamico si abbassa il cono di depressione si approfondisce e la superficie

piezometrica si inclina maggiormente. Per la legge di Darcy, la portata della falda è

direttamente proporzionale al gradiente idraulico, quindi la portata q aumenterà fino ad

equilibrarsi con la portata Q. A questo punto il livello dinamico si stabilizza.

Se aumentassimo drasticamente la portata Q, avremmo un ulteriore abbassamento del livello nel pozzo, con

andamento simile al precedente, e un nuovo livello dinamico stabilizzato a quote inferiori. Se Q>q il livello

d’acqua si abbasserà fino a scoprire la pompa causandone un malfunzionamento e facendo aspirare aria

anziché acqua.

Se il pompaggio cessa, il livello idrico nel pozzo salirà inizialmente in modo rapido poi, man mano che il

gradiente idraulico diminuisce e quindi la portata della falda, salirà sempre più lentamente.

Il tempo per tornare al precedente livello statico è maggiore di quello impiegato per provocare l’abbassamento.

Il tutto dipenderà dalla trasmissività dell’acquifero (T).

[Emungimento= prelievo di acqua]

Sfruttamento deve essere pari o < a 1/3 dell’acquifero.

Nel caso, più realistico, di un acquifero libero, il pompaggio causa uno scorrimento parziale dell’acquifero, che

interessa il volume compreso tra la tavola d’acqua prima del pompaggio e la nuova superficie freatica.

Nel caso di un acquifero confinato si ha solo una diminuzione di pressione che corrisponde all’abbassamento

del livello piezometrico. La diminuzione di P comporta una minore forza di sostegno dei terreni sovrastanti, con

il risultato che l’acquifero viene schiacciato o quindi si riduce di volume. In pratica si comporta come un corpo

elastico.

Il coefficiente di immagazzinamento S

Si chiama coefficiente di immagazzinamento S il rapporto tra il volume di acqua estratta da un acquifero e il

−1 −2

10 ,10

volume del cono di depressione creato dal pompaggio. È adimensionale e vale circa .

In un acquifero libero, S è uguale alla porosità efficacie, in quanto l’acqua considerata è l’acqua gravifica, cosa

che non avviene in un acquifero confinato.

!S è direttamente proporzionale allo spessore dell’acquifero.!

−3 −6

10 ,10

Il valore di S, per gli acquiferi confinati, è molto piccolo ( ).

N.B. Il valore di S si ottiene con le prove di pompaggio e, dato che gli acquiferi liberi e quelli confinati hanno

dei valori nettamente separati, le prove consentono il riconoscimento del tipo di acquifero messo in

produzione.

TEORIE

Regime transitorio e regime permanente

N.B. In sintesi: si ha regime permanente quando l’emungimento è compensato dalla rialimentazione e non si

hanno variazioni piezometriche. Si ha regime transitorio quando l’emungimento non è compensato

dalla rialimentazione e il cono di depressione si estende. Le equazioni fondamentali si devono a:

‐ regime permanente: Dupuit, Thiem, Jacob  teoria dell’equilibrio

‐ regime transitorio: Theis  teoria del non equilibrio

Da sempre si è cercato di stabilire delle leggi che regolassero le modificazioni nel tempo e nello spazio della

superficie piezometrica, in relazione all’entità del problema e alle caratteristiche dell’acquifero. Il punto di

partenza è sempre costituito dalla legge di Darcy; dapprima Dupuit e poi Theis e Jacob hanno contribuito in

maniera fondamentale allo sviluppo della materia giungendo alle formulazioni di teorie complete ed esaurienti.

Attualmente le leggi che regolano l’idrodinamica dei pozzi di pompaggio si rifanno a 2 teorie fondamentali:

1- Teoria dell’equilibrio (di Dupuit)

Postulato:

Siamo in regime PERMANENTE  EQUILIBRIO (DOPO UN PO’ DI TEMPO) TRA EMUNGIMENTO E

ALIMENTAZIONE DELLA FALDA.

Si basa sui seguenti principi:

1- Emungimento a portata costante. Le relazioni matematiche di Dupuit sono valide a equilibrio

raggiunto e in regime permanente

2- L’acquifero è omogeneo e isotropo (caso teorico)

3- L’acquifero ha pressione uniforme

4- Legge di Darcy valida, flusso nel mezzo poroso è laminare

5- L’acqua è incomprimibile

6- Il flusso idrico nell’acquifero è orizzontale, sono trascurabili le componenti verticali della velocità

7- Il livello piezometrico si raccorda in maniera continua con il livello idrico del pozzo

Dupuit sostiene che prelevando l’acqua da un’opera la superficie piezometrica si deprime, ma dopo un certo

tempo si stabilizza e raggiunge situazione di equilibrio (fra l’acqua prelevata e l’alimentazione). Ad equilibrio

raggiunto: isopieze concentriche con al centro il pozzo e raggio

crescente. Portata acquifero = Portata falda.

I caso – acquifero confinato (falda artesiana)

• Pozzo emunge con portata Q costante

• Superficie piezometrica inizialmente orizzontale

• Gradiente idraulico i diminuisce allontanandosi dal pozzo e si annulla ad una distanza = raggio

d’azione h h

• Altezza iniziale superficie piezometrica = , diventa in corrispondenza del pozzo

0 w 2πKb∗h −h

0 w

Q= r

( )

A equilibrio raggiunto dalla legge di Darcy otteniamo la portata del pozzo Questa

0

ln r w

formula ci dice che la portata Q è: K

• Direttamente proporzionale alla trasmissività dell’acquifero b

∆=h −h

• Direttamente proporzionale all’abbassamento 0 w

• Inversamente proporzionale al logaritmo naturale del raggio d’azione

• Aumenta all’aumentare del raggio del pozzo

Raggio d’azione

Il raggio d’azione è la distanza dal pozzo fino a dove il liv piezometrico è orizoontale. Il raggio d’azione è un

valore molto complicato da calcolare perché non è possibile capire esattamente fino a dove si estende; per

calcolarlo necessiteremo di numerosi piezometri. Ovviamo a questo utilizzando un valore random (es. 500 m),

che produca piccoli errori nel calcolo della portata.

o II caso – acquifero libero (falda freatica)

In un acquifero libero la sezione di flusso aumenta con la distanza, non solo perché aumenta il raggio del

cilindro rw, ma anche perché aumenta la sua altezza, allo stesso modo dell’altezza piezometrica.

2 2

( )

πK h −h

0 w

Q= ❑

( )

r

La portata Q del pozzo risulta  0

ln ❑

r w

La superficie piezometrica in questo caso cambia di pendenza più rapidamente, con la distanza. Il raggio

d’azione è meno ampio di quello dell’acquifero confinato.

L’ampliamento del cono del cono di depressione corrisponde allo svuotamento parziale dell’acquifero.

Raggio d’azione

Alcuni ricercatori (Sichard e Cambefort) hanno proposto delle formule per il suo calcolo, anche se

l’osservazione diretta indica che il raggio d’azione di un acquifero libero è solitamente tra 50 e 400 m.

Al suo aumentare aumenta anche la portata, ma essendo un dato logaritmico avremo bisogno di aumentare

drasticamente il diametro del pozzo per apprezzare gli aumenti di portata.

Applicazioni del Metodo di Equilibrio

L’applicazione più comune è quella della Prova a Gradini.

Teoria del non equilibrio (di Theis)

Postulato:

N.B. Siamo in REGIME TRANSITORIO

Theis dice che prelevando acqua con un’opera di presa, la superficie piezometrica si deprime in modo

indefinito, non si raggiunge l’equilibrio nel tempo e non c’è compensazione tra l’acqua in uscita e quella in

entrata. Il raggio aumenta all’aumentare del tempo di prelievo. Il cono di depressione, quindi, non si

stabilizza.

In realtà la condizione di Dupuit si ha per bassi valori di portata quella di Theis per alti valori di portata.

∞ −u

Q e du

h 0−h= ¿

Equazione di Theis  l’equazione permette il calcolo di S e T, cioè i parametri

4πT U

0

idrogeologici dell’acquifero, tramite una prova di portata di breve durata (3-6 ore).

Le ipotesi di base sono 3:

1- Acquifero omogeneo e isotropo - la relazione dà i migliori risultati in acquiferi a porosità primaria, ma è

applicabile anche ai fratturati

2- Acquifero confinato, a estensione limitata e spessore costante – la relazione è valida per gli acquiferi

confinati

3- Il pozzo interessa l’intero spessore dell’acquifero e il suo diametro è infinitesimo

Questa si fa utilizzando:

- metodo grafico di Theis – funzione generale del pozzo va disegnata in un grafico bilogaritmico in cui

sono riportati i valori di u in ascisse, e i valori di Wu in ordinate  trovo S e T

- metodo di Cooper-Jacob, basato sull’approssimazione logaritmica della formula di Theis e non richiede

le curve standard e consente una interpretazione immediata dei dati sperimentali. Si effettua una prova

a portata costante, ricavando S, T e una formula usata per valutare l’entità degli abbassamenti nel

tempo del liv piezometrico

- metodo senza piezometro – misure effettuate senza l’uso di piezometri, calcolando T ma non S (si

effettua una prova di risalita)

Curva di risalita

Quando cessa il pompaggio il livello idrico di un pozzo risale fino a tornare al livello statico. Essa permette la

valutazione quantitativa della trasmissività T dell’acquifero, tramite una formula che utilizza gli abbassamenti

del livello piezometrico della falda. Tanto minore è il tempo di risalita dell’acqua  tanto maggiore sarà la T. Non

consente il calcolo di S. Si usa negli acquiferi liberi.

PROVE DI EMUNGIMENTO

Per valutare le caratteristiche dell’acquifero e la max potenzialità di sfruttamento del pozzo si utilizza il pozzo

stesso per effettuare prove di emungimento, che consistono nell’estrazione controllata di acqua e coinvolgono

la portata di emungimento, la variazione del livello piezometrico e il tempo. Si dividono in:

Prove di portata con portata crescente e Determino:

(prove Q) continua abbassamenti nel t

Qlim (portata corrispondente al max

abbassamento delta h)

Prove a gradini con portata crescente a Determino:

intervalli costanti Qes (portata di esercizio)

Qc (portata critica)

Curva caratteristica del pozzo

∆ = abbassamento specifico

Q

Q = portata specifica

Efficienza pozzo We

Info su acquifero

Prove a portata Con portata costante Determino:

costante Andamento piezometrica al variare di t e

distanza

T = trasmissività

S = coefficiente di immagazzinamento

Info su limiti acquifero

Prove di risalita Trasmissività T ottenuta da un solo ciclo

effettuato nel pozzo senza l’uso dei

piezometri

Prova di portata

Si effettua pompando acqua dal pozzo con portata crescente misurandone l’abbassamento (delta h) nel tempo

per determinare la portata corrispondente al max abbassamento tollerabile (Qlim in l/sec).

La misura si effettua riempiendo un recipiente tarato (bidone) e cronometrando il tempo. Questo metodo molto

semplice dà problemi in caso di Q molto grandi, perché il getto troppo forte crea turbolenza nel secchio

impedendo una misura precisa dei livelli.

∆ h ¿

La stima degli abbassamenti ( si effettua utilizzando il freatimetro, un misuratore di livello composto da

una matassa di filo elettrico con all’estremità 2 elettrodi che, se vengono a contatto con l’acqua, producono un

segnale luminoso e acustico. Spesso è incamiciato in un tubo di plastica per evitare che possa incastrarsi e

strapparsi. Il cavo è graduato e consente la misura della profondità dell’acqua a partire da un punto di

riferimento (bocca del pozzo).

Quindi inizieremo a misurare gli abbassamenti relativi a determinate portate determinando così la portata

corrispondente al max abbassamento (Qlim).

Prova a gradini (Theis e Jacob)

È una prova che ha lo scopo di determinare la portata max che posso sfruttare vantaggiosamente da un

pozzo, senza incorrere in perdite di carico parassite.

La prova avviene per steps con Q crescente e consiste nell’emungimento, a portata costante e a intervalli fissi,

per un tempo tale da ottenere una sostanziale stabilizzazione del livello del pozzo, al che si aumenta la portata

e così via. Durante la prova si misura il tempo di abbassamento in relazione alla portata. Si creeranno così dei

gradini (nel grafico abbassamento-tempo). In genere si ottengono 4-5 gradini avendo cura di iniziare con una

Q esigua, così da non rovinare la struttura del pozzo con un richiamo di acqua turbolenta.

Con i dati ottenuti si costruisce il grafico portata-abbassamenti stabilizzati, cioè un grafico i cui punti

(corrispondenti ciascuno ad un gradino di portata) vanno a delineare la curva caratteristica del pozzo (nel

piano cartesiano Q-abbassamento), che ha un andamento parabolico, con un primo tratto circa rettilineo. Per

ogni Q usiamo il massimo abbassamento misurato a partire dai livelli di recupero. Nel grafico con la curva

caratteristica possiamo individuare il punto critico in corrispondenza del quale la pendenza della curva

aumenta decisamente. In quel punto si ha la portata critica (Qc), oltre la quale aumentare la portata non è più

conveniente. La portata di esercizio Qes dovrebbe essere circa il 90% della portata critica, perché superare la

portata critica significa: aumentare le perdite di carico quadratiche e diminuire il rendimento del pozzo, ma

anche provocare il trasporto verso il pozzo di particelle fini quindi di rischiare l’intasamento dei filtri. Secondo

Dupuit, un acquifero libero ha comunque una curva caratteristica convessa.

La curva caratteristica del pozzo ci fornisce anche altre importanti info: ∆

e può essere arricchita con altre grandezze caratteristiche come l’abbassamento specifico e il suo

Q

Q

inverso, la portata specifica (indice dell’efficienza del pozzo).

∆ 2

∆=BQ Q

+C

L’equazione della curva caratteristica è , dove delta è l’abbassamento registrato.

BQ = perdita di carico lineare

2

Q

C = perdita di carico quadratica, causata dal moto turbolento dell’acqua in corrispondenza del pozzo

Occorre calcolare i parametri B e C del pozzo, per ottenere matematicamente i valori della curva caratteristica,

e si utilizza il grafico dell’abbassamento specifico-portata. C è il coefficiente angolare della retta, B è

l’intercetta della retta con l’asse y.

Tramite la prova a gradini non sono in grado di calcolare il coefficiente di immagazzinamento S, nemmeno il T.

BQ ∗100

Per calcolare l’efficienza del pozzo applico la formula 2

BQ Q

+C

******************************ESERCIZIO 4 – PROVA A GRADINI*********************************

Prova a portata costante (metodo di Cooper-Jacob)

La prova a gradini è utile ma scomoda sul lungo periodo (dura troppo) e dispendiosa e rischiosa per la falda.

Quindi Theis ha ipotizzato un’equazione teoricamente valida, ma inapplicabile.

Cooper-Jacob quindi hanno elaborato un metodo basato sull’approssimazione logaritmica dell’equazione di

Theis.

La prova consiste in un pompaggio a Q costante misurando periodicamente, in un piezometro,

∆;t

l’abbassamento raggiunto al tempo t e ottenendo una tabella di coppie che ci permette di costruire un

grafico con l’evoluzione nel t del livello piezometrico.

Determino inoltre: T, S e info sui limiti acquifero.

Posto il piezometro in prossimità del pozzo, l’emungimento di una portata costante Q provocherò un

abbassamento che varia linearmente con il t (se rappresentato su scala semilogaritmica – logt).

Prova di risalita

Si effettua per ottenere il valore della trasmissività T direttamente dal pozzo, senza usare piezometri. (metodo

senza piezometro)

LEGISLAZIONE

Sito= area geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici ambientali (suolo, sottosuolo,

acque sotterranee) e comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti.

Norme sulle risorse idriche

Gli interventi mirati alla gestione, al controllo e all’uso delle risorse idriche sono regolati da un quadro

normativo riconducibile alla L. n. 36 del 5/1/94 (“Disposizioni in materia di risorse idriche”), nota come legge

Galli. A questa hanno fatto seguito numerosi interventi normativi che complessivamente costituiscono le linee

guida per la corretta pianificazione delle risorse idriche. La norma è stata abrogata nel 2006.

La legge n. 36/94 definisce il “sistema idrico integrato” (S.I.I.) come l’insieme dei servizi pubblici di captazione,

adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. La legge

pone quindi l’attenzione sul “ciclo dell’acqua”, a partire dalla sua captazione, fino alla restituzione ai corpi

ricettori, in condizioni compatibili con la protezione e il rispetto di questi ultimi. L’analisi del ciclo dell’acqua va

organizzato nell’ambito di un territorio omogeneo, definito “Ambito Territoriale Ottimale”. La scelta di una scala

territoriale di ambito ha l’obiettivo di superare la frammentazione della gestione delle risorse idriche.

Difesa del suolo

Norma di riferimento: L. 183 del 18/5/1989 (“Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del

suolo”). Oggetto della norma: difesa del suolo, risanamento delle acque, fruizione e gestione del patrimonio

idrico, tutela degli aspetti ambientali. La legge prevede la suddivisione dell’intero territorio regionale in “bacini

idrografici”, di interesse nazionale, interregionale e regionale, all’interno di ciascuno dei quali le attività

pertinenti l’uso del suolo e la gestione delle risorse idriche vengono sovrintese dall’”Autorità di Bacino”. Tale

impostazione ha lo scopo di superare la storica frammentazione di competenze fra Stato, Regione ed Enti

locali. 11 bacini di rilievo nazionale, di cui 7 nel versante adriatico (Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave,

Brenta-Bacchiglione, Adige, Po) e 4 nel versante tirrenico (Arno, Tevere, Liri-Garigliano, Volturno). 18 bacini di

rilievo interregionale, di cui 11 nel versante adriatico, 2 in quello ionico e 5 in quello tirrenico. Per il

raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge, questa prevede la redazione di “Piani di bacino”, che

vengono adottati dalle Autorità di bacino, per i bacini di interesse nazionale, e dalle Regioni, per gli altri bacini.

I Piani di bacino costituiscono il piano territoriale di settore, nel quale sono pianificate e programmate le norme

e le azioni finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo e alla corretta utilizzazione

delle acque.

Rischio idrogeologico

Atto fondamentale in tale settore è il D.L. n.180 dell’11/6/1998, convertito in legge, contenente “misure urgenti

per la prevenzione dal rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella Regione

Campania”. La legge nasce quindi dall’esigenza contingente di intervenire a seguito di un ben preciso evento

calamitoso, ma finisce per regolare la problematica della prevenzione dal rischio idrogeologico sull’intero

territorio nazionale. Strumento previsto: “Piani di assetto idrogeologico”.

Tutela corpi idrici dall’inquinamento

D.lgs. 152/1999 e il D.lgs 152/2006. Oggetto dei Decreti: protezione e il risanamento dei corpi idrici e

regolamentazione delle reti fognarie e dei sistemi depurativi. Principio di base dei Decreti: i limiti degli scarichi,

e quindi i livelli di trattamento, vanno fissati con l’obiettivo di garantire voluti obiettivi di qualità per il corpo

idrico, nell’ambito di un bilancio globale di tutti gli apporti, naturali e antropici, che ad esso pervengono e che

contribuiscono a formarne lo stato di salute; vanno tuttavia rispettati i limiti minimi inderogabili riportati nel

D.lgs. 152/06 (art.101, D.lgs. 52/06); per reflui industriali i limiti inderogabili sono quelli per le sostanze

pericolose. Le fasi attraverso cui si sviluppano le attività di risanamento dei corpi idrici sono: definizione di

obiettivi di qualità per specifica destinazione d’uso (potabile, balneare, etc.) e ambientale, che si vogliono

garantire per il corpo idrico; monitoraggio delle caratteristiche dei corpi idrici e delle possibili fonti di


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

22

PESO

1.94 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto di 24 pagine per il corso (laurea triennale) di Idrogeologia, Scienze Geologiche. Completo di immagini e formule.
Capitoli:
Definizione e storia dell'idrogeologia
L'acqua in natura
Ciclo idrologico
Precipitazioni
Misure pluviometriche
Rappresentazione dati pluviometrici
Evaporazione
Traspirazione
Evapotraspirazione
Infiltrazione
Deflusso superficiale e ruscellamento
Idrologia fluviale
Portata corsi d'acqua
Idrogrammi
Sistema terreno-acqua-aria
Acquifero e falda
Legge di Darcy
Piezometria e calcoli idrologici
Perforazioni e pozzi
Idrodinamicità dei pozzi
Teoria dell'equilibrio e del non equilibrio
Prove di emungimento:
Prova di portata
Prova a gradini
Prova di risalita
Prova a portata costante
Accenni di legislazione in materia di acque e bonifica di siti contaminati


DETTAGLI
Esame: Idrogeologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze geologiche e gestione del territorio
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mbruscolini1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Idrogeologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Paletta Carmela.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze geologiche e gestione del territorio

Indagini e prove in sito - riassunto dettagliato per il corso
Appunto
Paleontologia - riassunto sintetico per il corso
Appunto
Indagini e prove in situ
Appunto
Geochimica - riassunto completo per il corso
Appunto