L'idea di medioevo (fra storia e senso comune)
Il problema
Quella di medioevo è una convenzione cronologica che si è andata consolidando nella cultura comune dell'età moderna e contemporanea. La tendenza di molti intellettuali è quella di dare un'immagine "buia" di tutto il medioevo, e questo proprio per ricordare la durezza degli anni da cui erano appena usciti. Nel 700 i borghesi rivoluzionari definirono in modo dispregiativo il feudalesimo come un "residuo medievale".
Ai nostri giorni il medioevo funziona come un "altrove" (negativo o positivo). Nell'altrove negativo ci sono fame, povertà, pestilenze, disordine politico, sporcherie dei latifondisti sui contadini, corruzione del clero. Nell'altrove positivo ci sono i tornei, la vita di corte, elfi e fate, cavalieri fedeli e principi magnanimi. Il medioevo dell'odierna cultura risponde poco alle ricerche degli storici, quanto piuttosto ad esigenze della psicologia collettiva, confermate e alimentate dalla grande informazione.
Medioevo: definizione e limiti cronologici
Dopo la metà del 400 intellettuali di diversi ambienti culturali cominciarono a far ricorso alle definizioni di "media aetas", "media tempora", "media tempestas"; nel 600 si arrivò all'uso di "medium aevum".
In realtà oggi gli storici ricordano che il medioevo è durato ben 1000 anni e non è possibile che questi anni siano stati tutti uguali. I limiti cronologici del medioevo più consueti sono il 476 (deposizione di Romolo Augustolo, ufficialmente ultimo imperatore romano d'Occidente) e il 1492 (scoperta dell'America). Altri storici identificano altre date: 410 (saccheggio di Roma da parte dei Visigoti) e il 1453 (conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi).
In Italia si distingue tra "Alto medioevo" (dal secolo V all'anno 1000) e "Basso Medioevo" (dal 1000 al secolo XV).
Formazione e sviluppo di un concetto storiografico
Il concetto di medioevo, fin dalla sua formulazione, ebbe immediatamente una connotazione negativa. Infatti veniva descritto come un "disordine" nato dall'incontro etnico tra latini e germani. Sul piano culturale c'è disinteresse e disprezzo per le espressioni originali del medioevo, che non veniva accusato di non aver prodotto, quanto di essersi permesso di produrre.
Si riteneva che i villaggi germanici precedenti l'incontro con i Romani fossero organizzati secondo una sorta di comunismo primitivo e che il mondo romano, pur essendo sconfitto, avrebbe condizionato profondamente lo spirito egualitario dei primi germani con la tentazione del possesso fondiario. Le diverse popolazioni germaniche, abituate a spartirsi il bottino, nel contatto col mondo romano avrebbero cominciato a prevedere quote maggiori per i capi tribù.
Secoli non solo germanici né solo romani
I primi secoli del medioevo non erano dunque stati né puri trasmettitori di valori dell'antichità classica né campi di affermazione dei nuovi valori germanici, ma terreno di integrazione di tradizioni diverse. L'integrazione più completa era stata realizzata dai Franchi. Dopo l'arrivo dei Franchi in Gallia meridionale si cominciò invece a celebrare qualche matrimonio misto tra aristocrazia gallo-romana e aristocrazia germanica.
Tutti i popoli germanici, inserendosi progressivamente in varie regioni dell'Europa meridionale, avevano incontrato situazioni in gran parte nuove rispetto alle loro abitudini. In un primo tempo i loro villaggi erano centri provvisori di sfruttamento agricolo e rifugi dopo le spedizioni di razzia. In seguito introdussero il latifondo e le città. Inoltre esponenti delle maggiori famiglie gallo-romane erano stati introdotti a corte nei diversi Regni della Gallia. Con la dinastia carolingia riuscì perfettamente l'incontro tra cultura germana e latina. Uno stato di ispirazione romana ma con al proprio interno moltissimi elementi della società germanica è il segno dominante del Regno Carolingio. Si parla di "regno" e non di "impero" in quanto la definizione "impero" rappresentava un'eredità romana che i Carolingi trasmisero alle età.
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