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Dal punto di vista economico i secoli altomedievali furono sicuramente caratterizzati da condizioni

di vita difficile: le continue guerre, la perdita di funzione delle città, la riduzione degli spazi

coltivati, le forte diminuzione degli scambi commerciali e della circolazione monetaria.

In situazioni di crisi era intervenuto Carlo Magno che attraverso il "Capitulare de villis" si

preoccupò dell'ordinata gestione delle curtes del fisco regio, denunciando la tendenza di molti

aristocratici del regno ad usarle per i loro fini personali.

Tutti i grandi latifondi altomedievali furono, fino al primo secolo successivo all'anno Mille,

organizzati in curtes (sviluppo delle antiche ville romane) che si basavano sul principio di

conduzione mista delle terre: di una parte si occupava direttamente il grande possessore

(dominicum), un'altra parte era frazionata e affidata a coloni (massaricium). Nel dominicum il

padrone usava prevalentemente il lavoro dei servi: il ricorso a manodopera salariata era molto

raro. I coloni del massaricium pagavano l'affitto con quote di prodotto o con denaro o fornendo un

certo numero di giornate di lavoro sul dominicum (--> corvées). Con questa gestione il dominicum

si poteva permettere di impiegare una forza lavoro esigua, integrandola con le prestazioni

provenienti dai coloni del massaricium. Da qui l'idea che la curtis e quindi il sistema curtense

avesse un'economia chiusa, autosufficiente e fondata sul baratto.

I piccoli proprietari si sentivano in costante pericolo: così crebbe in loro l'interesse di appoggiarsi

ai grandi possessori che avevano milizie private in grado di garantire un minimo di difesa. Molti

allodieri decisero di rinunciare alla piena proprietà in cambio della garanzia di rimanere come

affittuari sulle proprie terre e in cambio di ricevere la protezione del signore e di usufruire delle

strutture difensive. A questo punto le curtes cominciarono a trasformarsi: il dominicum si

restringeva e il massaricium si allargava.

A parte pochi casi, l'idea che le campagne medievali fossero abitate da servi della gleba è

completamente errata. Alcuni erano servi, altri erano coloni liberi: questi erano pertanto inseguiti

da un tribunale non perché erano servi della gleba, ma perché avevano abbandonato il loro

campo e quindi erano perseguiti perché avevano rotto un accordo contrattuale.

In alcune zone d'Europa la curtis finì già nei primi decenni del XI secolo, in altre tra la fine del XI

secolo e l'inizio del XII. Alcuni storici affermano che la nozione di curtis non scomparve ma si

territorializzò, cioè non fu più un'unità aziendale bensì un luogo specifico, una zona circoscritta.

Conclusione: nella curtis non vigeva un'economia chiusa, i mercati c'erano e non si praticava

baratto, la piccola proprietà non scomparve mai, c'era mobilità della forza lavoro e i liberi non

erano stati ridotti nella condizione di servi della gleba.

8. Il medioevo "cristiano".

Durante il Medioevo ci furono più fedi e non soltanto l'esperienza del cristianesimo. Innanzitutto è

bene distinguere l'aggettivo "ecclesiastico" dall'aggettivo "religioso". Ecclesiastico ha a che fare

con l'apparato delle chiese, religioso ha un valore più generico. Ad esempio il monastero non può

essere definito ecclesiastico. Così come i monaci non possono essere definiti chierici (come

invece si possono definire i sacerdoti) e questo perché i monaci sono dei laici che hanno deciso

di condurre una vita di preghiera non in solitudine ma in comunità, obbedendo ad una regola

monastica. Così come gli ordini mendicanti non possono essere definiti monaci, ma frati, in

quanto non obbediscono a regole monastiche ma a nuove regole fondate sull'impegno socio-

religioso nel mondo.

Prima dell'XI secolo si deve parlare di "chiese" e non di chiesa: la chiesa di Roma infatti tendeva

a porsi come la coordinatrice della cristianità, ma con poco successo. Solo con Gregorio VII si

ebbe una riforma della Chiesa che la trasformò in una chiesa accentrata e monarchica, con la

dipendenza da Roma di tutti i vescovi.

All'interno dell'idea di medioevo anche sui monasteri si trova una buona dose di luoghi comuni.

La maggiore espressione del monachesimo fu l'abbazia francese di Cluny, la quale manteneva

una sorta di superiore controllo disciplinare e organizzativo. I monasteri più prestigiosi non erano

soltanto mediatori, ma erano titolari di poteri signorili. Nel corso del XII secolo i monasteri

tradizionali cominciarono a subire critiche per la loro potenza signorile e il loro atteggiamento

aristocratico. Si cominciò quindi a chiederne un maggiore impegno assistenziale e una maggiore

astensione dalla ricchezza e dal potere.

9. Il medioevo comunale tra mito e realtà.

La pace che Federico Barbarossa stipulò con i comuni italiani serve a correggere l'idea che l'età

comunale fosse il superamento dell'età feudale: l'imperatore acconsentì che i comuni della Lega

Lombarda continuassero a riscuotere le regalìe (imposte di competenza pubbliche) in cambio del

giuramento con cui essi si riconoscevano vassalli collettivi del re. Per tutta l'Europa si può parlare

di comuni, ma solo per l'Italia, e in parte anche per la Francia si può parlare di città-Stato.

La dialettica politica interna ai comuni fu molto dura e vide contrapporsi sia ceti sociali diversi sia

gruppi familiari diversi. Questo però non mise in discussione alcuni principi cardine:

- il carattere pubblico del comune;

- il diritto del comune a proporsi come forza egemone rispetto alle campagne.

I conflitti condussero piuttosto a mutare gli assetti interni di governo. Tra il XII e il XIII si avvertì

l'esigenza di sostituire il potere collegiale dei consoli in un potere esecutivo concentrato nelle

mani di una sola persona, che era il podestà. Nella prima fase il podestà era un cittadino dello

stesso comune, nella fase di assestamento del nuovo istituto era un forestiero.

Il XIII secolo fu una stagione di cambiamenti: singoli individui o famiglie si impadronirono via via

del potere nei maggiori comuni italiani, aprendo la stagione delle "signorie cittadine".

C'erano due grosse differenze tra i comuni europei e quelli italiani:

- i comuni europei puntavano al massimo autogoverno all'interno delle proprie mura e non

avevano l'ambizione di costruire un dominio territoriale;

- nei comuni europei non ci furono mutamenti nel Duecento, anzi ognuno di quei comuni si

sviluppò gradualmente, fortemente condizionato dalle sue origini.

10. L'immagine buia del medioevo che finisce.

Si può dire con certezza che gli ultimi due secoli del Medioevo sono stati decisivi nel determinare

l'idea generale che si ha del Medioevo.

In realtà il Trecento conobbe terribili pestilenze, eppure non si fermò il commercio a lunga

distanza; le guerre furono numerose e tragiche, eppure diminuì il bellicismo endemico; erano

ormai numerose le aperture verso nuovi mondi, la cultura era in espansione, eppure

sopravvissero tutte le superstizioni religiose e si fecero più dure le persecuzioni religiose.

Quasi tutti i potenti locali decisero di mettersi sotto l'ala di un re o di un principe ricorrendo alla

tecnica del "feudo oblato", cioè donando i propri territori per vederseli restituire come feusi

ereditari.

Il passaggio dall'età medievale all'età moderna vede il passaggio dalla microconflittualità fra gli

uomini alla macroconflittualità tra gli stati.

11. L'età della sperimentazione.

Il medioevo è l'età della sperimentazione politico-sociale: è una lunga fase storica in cui non si

crede né fideisticamente nella ragione ma neppure esclusivamente nel magico.

La sperimentalità si era manifestata nell'incontro latino-germanico.

La sperimentalità si era notata nella costruzione carolingia di un sistema misto di governatori di

province di tipo romano e di capi militari fedeli del re.

La sperimentalità era stata la costruzione dal basso di forme di potere locale: le signorie rurali,


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleblonde93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Ronzani Mauro.

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